Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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24/07/2026

VVF muore d’infarto: a 59 anni in prima linea per ore davanti alle fiamme

Alessandro Marchì, 59 anni, Vigile del fuoco del Comando provinciale di Caltanissetta, ha trovato la morte mentre era impegnato nelle operazioni di spegnimento di un vasto incendio divampato ieri mercoledì 22 luglio in contrada Mimiani, nel territorio di San Cataldo.

Un Vigile del fuoco, a 59 anni, può rimanere per tante ore davanti alle fiamme di un violento e disteso incendio?

Le prime informazioni indicano la causa della morte di Marchì in un infarto, ma saranno gli accertamenti sanitari a chiarire con esattezza le cause del decesso.

Un altro Vigile del fuoco, nel corso delle stesse operazioni di spegnimento,  ha accusato un malore ed è stato trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Caltanissetta.

Sull’ennesima morte per causa di servizio di un Vvf l’intervento del sindacalista catanese Carmelo Barbagallo, segretario nazionale FISI-Vigili del fuoco:

“Una tragedia enorme che spezza il cuore e, al tempo stesso, fa montare la rabbia nel sangue. Ma al dolore si unisce una rabbia incontrollabile.
L’ho detto, l’ho gridato e l’ho denunciato più e più volte: le condizioni in cui siamo costretti a operare non sono più sostenibili!
Oggi (ieri, ndr) la tragedia si è compiuta puntualmente, esattamente come avevamo paventato.
Non si può mandare il personale al macello sotto un caldo torrido, con carichi di lavoro massacranti, turni estenuanti, carenze d’organico strutturali e mezzi spesso inadeguati. Quello che è successo nel Nisseno non è solo una fatalità: è la conseguenza diretta di un sistema che ignora le grida d’allarme di chi sta in prima linea ogni giorno a proteggere la vita altrui, mettendo a rischio la propria.
Servono tutele, servono risorse, serve rispetto per la salute e la vita dei Vigili del Fuoco.
Non possiamo e non vogliamo più piangere i nostri fratelli mentre fanno semplicemente il proprio dovere.
Adesso basta con le parole di circostanza.
Pretendiamo risposte immediate.
Ciao Alessandro. Che la terra ti sia lieve”.
Fonte

28/08/2023

La linea del fuoco \ 1

Da più di quattro mesi il Canada brucia, ininterrottamente.

Bruciano i territori del sud, nella British Columbia, dove le fiamme divampano dentro e intorno alla città di Kelowna, un’area metropolitana di 200.000 abitanti (1).

Bruciano i Territori del Nord-Ovest, dove le grandi distese forestali che circondano il Great Slave Lake sono inghiottite da oltre 230 incendi (2).

Bruciano le province dello Yukon, Alberta, Saskatchewan, Manitoba, Ontario, Quebec.

Per l’intero Paese il 2023 emerge come l’annata peggiore per gli incendi degli ultimi 40 anni, con 14 milioni di ettari bruciati dall’inizio di aprile al 20 agosto (3), decine di migliaia di sfollati in tutto il paese e dense coltri di fumo nocivo che hanno avvelenato l’aria e oscurato il sole da Toronto ad Ottawa a New York (4).

Sicuramente alla base del disastro ci sono le condizioni di aridità e di calore in quelli che sono stati i mesi di giugno e luglio più caldi della storia del pianeta (dal 1850 in poi) (5).

Ma in Canada, come nel resto del mondo, la crescita delle temperature medie annuali non è una questione contingente.

Il Dipartimento federale per l’ambiente e le risorse naturali ne stima l’aumento ad 1,9 °C (6) tra il 1948 e il 2022, fatto ancor più preoccupante tenendo conto che gran parte del Paese si estende su regioni subartiche.

La terra e la vegetazione hanno subito l’aumento delle temperature anno dopo anno, con l’aumento delle fitopatologie e dei parassiti, a cui va addebitata, solo nel 2020, la distruzione di quasi 18 milioni di ettari di foreste, che hanno lasciato sul terreno più combustibile per gli incendi.

Sono aumentate nel tempo le precipitazioni annuali, ma si alternano alluvioni con periodi siccitosi, in territori che storicamente non ne soffrivano.

Dal marzo 2023 vaste zone del paese hanno subito una grave siccità, con condizioni meteorologiche “senza precedenti” (7), dove l’arsura e il vento caldo hanno creato i presupposti ottimali per il fuoco.

“La Canadian Wildland Fire Strategy avverte che le cose rischiano di peggiorare. “Si prevede che gli incendi boschivi causati da fulmini e umani aumenteranno del 18% entro il 2050 e del 50% entro il 2100”, avverte. “La crescita dell’interfaccia selvaggia-urbana, l’espansione dello sviluppo industriale e i conseguenti risultati del cambiamento climatico sono fattori aggravanti di questa proiezione” (8).

Aggravanti che il governo canadese non cessa di peggiorare, fornendo un apporto consistente al riscaldamento globale a colpi di fracking, estrazione dalle sabbie bituminose, costruzione di gasdotti e impianti per il GNL.

Un vero autogol visto che, come spiega uno studio dell’Union of Concerned Scientists, gran parte degli incendi canadesi può essere ricondotta alle emissioni di carbonio delle imprese dei combustibili fossili (9).

Le previsioni della Canadian Wildland Fire Strategy rimandano ad una domanda: come si spiega, a fronte di queste prospettive funesta, lo smantellamento delle strutture preposte alla prevenzione incendi e gestione dell’emergenza?

Quest’anno la lunga stagione del fuoco è iniziata nella British Columbia, a cavallo tra la prima e la seconda metà di aprile, per poi estendersi alle province confinanti dell’Alberta e del Saskatchewan.

Ai primi di maggio nella provincia dell’Alberta più di 100 incendi sono divampati in pochi giorni nella foresta boreale. Le vedette delle torri antincendio li hanno avvistati e osservati impotenti, perché all’Alberta Wildfire – l’unità di prevenzione degli incendi boschivi e di gestione dell’emergenza – mancavano uomini e mezzi.

Un risultato annunciato da tempo, visto che è dal 2019 che il governo della provincia guidato dal Partito Conservatore Unito (UCP) si adopera per smantellare e definanziare l’organizzazione del Vigili del Fuoco dell’Alberta, distruggendo quella che era un’eccellenza a livello nazionale e internazionale.
“Poco dopo essere stato eletto in carica nel 2019, il governo UCP ha chiuso 26 torri antincendio attive in tutta l’Alberta, oltre un quinto della copertura di rilevamento nella provincia. Le vedette sono responsabili di un raggio di 40 chilometri di foresta. Il rilevamento precoce e l’indagine degli incendi boschivi consentono ai vigili del fuoco di mettere in atto piani di soppressione prima che gli incendi si trasformino in catastrofi su larga scala...

Secondo una vedetta, anche le pattuglie aeree per rilevare incendi boschivi che bruciano fuori controllo sono meno frequenti...

Nel novembre 2019, l’UCP ha tagliato i finanziamenti per il Rappel Attack Program (RAP), un programma antincendio in Alberta che ha funzionato per quasi quarant’anni, addestrando le squadre a scendere in corda doppia dagli elicotteri in luoghi inaccessibili per combattere gli incendi.

Nel 2021, ulteriori tagli all’Alberta Wildfire hanno costretto i funzionari a licenziare personale permanente a livello distrettuale, compresi i ranger antincendio e gli addetti alle informazioni, che erano responsabili dell’educazione e dell’informazione delle comunità regionali sui rischi e le minacce degli incendi”. (10)
Nel 2022 l’Alberta Wildfire ha subito un taglio del 10% del personale stagionale, con la riduzione dei periodi di assunzione. L’aumento della precarietà, in aggiunta alla mancanza di copertura pensionistica e per malattia, ha provocato un esodo di vigili del fuoco esperti, rendendo le squadre antincendio più deboli in termini di efficacia e più vulnerabili per la propria sicurezza.

Allo stesso modo, il governo della Provincia dell’Ontario, anch’esso a guida UCP, ha tagliato nel 2019 il 67% dei fondi di emergenza per la lotta agli incendi boschivi (11).

Nel maggio scorso le fiamme hanno cominciato a dilagare anche nella provincia del Saskatchewan. Colpite le foreste boreali attorno al Kazan Lake, compresa la zona della Sakitawak Conservation Area, un’area indigena protetta in via di costituzione.

Le foreste del Saskatchewan sono capaci di immagazzinare 839 milioni di tonnellate di carbonio, ospitano specie minacciate di estinzione come i caribù dei boschi ed i pivieri, oltre agli aironi azzurri, alci e orsi. Sono il cuore della cultura nativa, della sua medicina, del cibo e del rifugio.

Gli abitanti dell’Île-à-la-Crosse le hanno viste bruciare per cinque giorni, prima che la Provincia – guidata da un’amministrazione di centro destra – si degnasse di intervenire.

A Île-à-la-Crosse, gli addetti antincendio erano pronti da subito, ma gli hanno detto di non muoversi perché il fuoco era al di fuori della zona di rischio.

Di conseguenza, un incendio che il 15 maggio copriva 25.000 ettari, un mese dopo ne stava devastando 186.000. Interpellata in merito dalla rivista The Narwhal, l’Agenzia per la sicurezza pubblica del Saskatchewan si è giustificata così:

“Le foreste, comprese quelle protette o conservate, hanno una priorità inferiore rispetto al legname commerciale nella gestione della risposta agli incendi della provincia… Inoltre, viene preso in considerazione il fatto di consentire agli incendi boschivi di svolgere il loro ruolo naturale e benefico sul paesaggio, anche quando si reagisce agli incendi che colpiscono le aree protette“.(12)

Come si evince dal sito del Dipartimento federale delle risorse naturali, si tratta di un orientamento generale: “le aree ad alta priorità per la protezione includono aree residenziali, foreste commerciali di alto valore e siti ricreativi. I siti a bassa priorità sono generalmente parchi naturali e foreste remote di valore economico limitato, sebbene la protezione di habitat rari, aree culturalmente significative e valori simili influenzerà le decisioni di soppressione [degli incendi]”. (13)

Una scelta politica legata a doppio filo con una gestione del territorio che pone esplicitamente lo sfruttamento del legname al di sopra della tutela dei territori naturali.

“Decenni di silvicoltura e gestione forestale hanno alterato i cicli naturali e la crescita naturale. Un’analisi dei dati annuali del governo federale mostra che oltre 930.000 ettari di foresta sono stati tagliati in media all’anno in Canada tra il 1990 e il 2020, poco più di 1,5 volte della [superficie della] Greater Toronto Area... Il valore commerciale degli alberi per il legname ha cambiato le priorità”. (14)

Oltre alla diversa importanza assegnata alla protezione dal fuoco del legname commerciale, la politica del taglio comporta conseguenze sulla maggiore vulnerabilità agli incendi.

“I sostenitori del disboscamento, sostengono che la pratica mira a imitare la spazzata di un incendio, ripulendo la terra per aiutarla a ringiovanire, ma quelle pratiche non raggiungono necessariamente i loro scopi ... Una ricerca ha suggerito che le aree disboscate della foresta boreale sono più suscettibili agli incendi nel decennio successivo al taglio, rispetto alle aree bruciate”. (15)

La riflessione che si può trarre davanti a questo ennesimo disastro epocale è che, ancora una volta, nel fronteggiare una delle varie e gravi emergenze create dall’impatto sul clima del capitalismo fossile, la risposta alla crisi è minata alla base dalle politiche neoliberiste di smantellamento delle utilità pubbliche e dalla gestione estrattiva dei territori.

Sulla linea del fuoco il nemico principale non è detto che sia l’incendio, e non solamente in Canada.

(1. Continua)

Note (consigliabile la visione dei video):

(1) Canada wildfires: At least 30,000 households in British Columbia told to evacuate, BBC, 20 agosto 2023.

(2) Karan Saxena, A glance up North, engulfed in flames, The Narwhal, 17 agosto 2023.

(3) Canadian Interagency Forest Fire Centre, Fire Statistics.

(4) Elaine Anselmi, Where there is smoke but not fire: why southern Ontario has the worst air quality in Canada this week, The Narwhal, 7 giugno 2023.

(5) Il 3 luglio è stato il giorno più caldo del mondo dall’inizio delle registrazioni delle temperature (VIDEO), greenreport, 5 luglio 2023.

«Luglio 2023 è il mese più caldo di sempre»: il “bicchiere” della Nasa per mostrare il riscaldamento del pianeta – Il video, OPEN, 16 agosto 2023.

(6) Government of Canada, Environment and Natural Resources Department, Temperature change in Canada.

(7) Rachel Ramirez, Canada’s wildfire season is off to an ‘unprecedented’ start. Here’s what it could mean for the US, CNN, 10 giugno 2023.

(8) Drew Anderson, What causes wildfires? Lightning, people, climate change … and obsessively putting them out, The Narwhal, 27 giugno 2023.

(9) Union of Concerned Scientists, I combustibili fossili dietro gli incendi delle foreste. Quantificare il contributo dei principali produttori di carbonio all’aumento del rischio di incendi boschivi nel Nord America occidentale, Ecor.Network, 10 giugno 2023.

(10) Trina Moyles, ‘We are a skeleton crew out here’: UCP cuts led to disastrous Alberta wildfire situation, The Narwhal, 10 maggio 2023.

(11) Drew Anderson and Fatima Syed , It isn’t arson: untangling climate misinformation around Canada’s raging wildfires, The Narwhal, 14 giugno 2023.

(12) Michelle Cyca, ‘Why didn’t they stop this fire?’ Métis community reeling after planned protected area goes up in flames, The Narwhal, 13 giugno 2023.

(13) Government of Canada, Environment and Natural Resources Department, Fire-management.

(14) Drew Anderson, op. cit.

(15) Ibidem.

Fonte

28/07/2023

Valori rovesciati

Quando l’Italia subisce incendi, cicloni, crolli, pandemie, quando la natura violata presenta i conti per le azioni sbagliate, omesse, criminali, del sistema guidato dal profitto capitalista, ecco che tocca a loro.

Infermieri, medici, operai, insegnanti, commessi, impiegati, donne e uomini che lavorano nel normale disinteresse pubblico, diventano indispensabili, dalle corsie, alle strade, alle case di riposo, ai supermercati, alle scuole, agli uffici.

E alla fine tocca la massima fatica ai vigili del fuoco, che ora in Sicilia si devono accasciare stremati dalla lotta contro gli incendi.

In questi momenti il palazzo ed i suoi mass media chiamano ‘eroi’ questi lavoratori.

Poi finita l’emergenza, e in attesa di un’altra, questi eroi vengono derubricati a ‘servizio da ridurre’ perché non ci sono i soldi. Che si trovano sempre per le armi e le opere inutili.

E tutti coloro che si sacrificano per far funzionare, rendere dignitose, salvare le nostre vite, ridiventano lavoratori sottopagati e con sempre meno diritti.

Durante i disastri scopriamo il valore vero dei lavori, poi nella cosiddetta normalità questi valori vengono completamente rovesciati.

Ai vertici dei redditi sta la casta politica burocratica manageriale, che nelle crisi scompare, quando non fa danni. E dietro e sopra la casta i ricchi ed i super ricchi, che in pochi minuti incassano quello che un vigile del fuoco prende in un anno.

E poi ci sono i pifferai ideologici che esaltano questa società a rovescio. Come Tito Boeri, che si scandalizza se una badante dovesse prendere 9 euro all’ora, ma tace sulla sproporzione tra quello che incassa lui e chi fa un lavoro oggi indispensabile.

Un abbraccio ai vigili del fuoco e a tutti i lavoratori che salvano dai disastri una società dai valori rovesciati, che deve essere rovesciata.

Fonte

28/10/2022

Due morti sul Canadair in appalto

USB Vigili del Fuoco: basta con gli eroi a tutti i costi

Non erano vigili del fuoco, ma lavoravano per i vigili del fuoco, i due piloti morti nel pomeriggio di ieri schiantandosi con il loro Canadair alle pendici dell’Etna, nel territorio del comune di Linguaglossa.

Piangiamo così altre due vittime, le ennesime, delle lotte che quotidianamente il Corpo nazionale conduce in Italia tra mille problemi causati dalle dissennate politiche di risparmio che hanno fatto letteralmente a pezzi il dispositivo nazionale del soccorso civile.

L’aereo, partito da Lamezia Terme, era gestito dalla multinazionale Babcock International attraverso la filiale Babcock MCS Italia, che il 1° maggio di quest’anno si era vista rinnovare dal Ministero dell’Interno il contratto fino a tutto il 2024.

Mezzi e piloti esternalizzati, dunque, ma agli ordini del COAU, il Centro operativo aereo unificato nel quale figurano anche i vigili del fuoco: è il pubblico che amministra il privato, dunque, uno dei tanti paradossi italiani.

Uno spezzettamento del soccorso tra tanti enti e tra pubblico e privato; un frazionamento che sicuramente non aiuta nelle catastrofi che si acuiscono in tutto lo Stivale anche per effetto del cambiamento climatico. Da sempre USB dei Vigili del Fuoco ha ritenuto non rimandabile la creazione di una unica forza nazionale di soccorso che senza sprechi sia d’aiuto in ogni piccola calamità.

Il coordinamento nazionale Vigili del Fuoco USB esprime dolore e vicinanza alle famiglie e ai colleghi dei piloti uccisi e torna a chiedere a gran voce che il governo si occupi del Corpo nazionale restituendogli la piena operatività ed efficienza.

Tradotto in termini pratici, vuol dire assunzioni per un organico gravemente falcidiato e per il ringiovanimento di ranghi ormai affollati da cinquantenni, che si sono visti spostare l’età pensionistica, la stabilizzazione dei vigili del fuoco precari, dotazioni di mezzi funzionanti invece dei tanti, decrepiti rottami fermi per le continue manutenzioni nelle sedi di tutta Italia, miglioramento delle condizioni economiche e normative di migliaia di lavoratori che vorrebbero smetterla di essere eroi a tutti i costi per poter fare semplicemente il loro mestiere: il soccorso pubblico.

Fonte

23/05/2022

Aeroporto di Genova, l’Unione Sindacale di Base piange Sergei Robbiano

Militante USB morto ieri notte in un incidente sul lavoro. Fare chiarezza sulla sicurezza e sui soccorsi

L’Unione Sindacale di Base piange la scomparsa di Sergei Robbiano, 50 anni, dipendente dell’aeroporto Cristoforo Colombo di Genova, che ha tragicamente perso la vita ieri notte precipitando in mare con l’auto di servizio durante i controlli di routine nello scalo.

Sergei era uno storico militante di USB, attivo da sempre nel settore del trasporto aereo. Il 22 aprile scorso era sceso in piazza con noi a Roma per la manifestazione nazionale operaia indetta dall’Unione Sindacale di Base. Iscritto a USB è anche uno dei due figli del nostro compagno.

Ieri notte Sergei era impegnato nei controlli lungo il perimetro dell’aeroporto, dal momento che di recente era passato dal magazzino merci alla Bird Control Unit, il gruppo che si occupa di tenere gli uccelli lontani dalle piste prima degli atterraggi e dei decolli.

Intorno all’una la vettura è caduta in mare per motivi ancora oggetto di indagine, sfondando le recinzioni aeroportuali. Il corpo di Sergei è stato recuperato intorno alle 5 dai sommozzatori dei vigili del fuoco. La vettura sarà recuperata nei prossimi giorni.

USB si stringe commossa alla famiglia di Sergei e chiede che venga fatta luce sulla scomparsa del nostro compagno, in particolare sulle misure di sicurezza aeroportuali e sull’organizzazione dei soccorsi.

Unione Sindacale di Base

*****

Aeroporto di Genova, i sommozzatori dei vigili del fuoco sono dovuti arrivare da Torino! USB VVF proclama lo sciopero: turni scoperti, denunce inascoltate, ripristinare gli organici

Ieri notte sabato 21 maggio, intorno alla mezzanotte, un tragico incidente ha portato alla morte di un lavoratore dell’aeroporto di Genova. La vettura pick-up che conduceva è finita in mare per cause ancora non chiare.

Quello che invece è molto chiaro è l’assenza sconcertante dei sommozzatori di Genova, città capoluogo di una regione che si affaccia sul Mediterraneo con infrastrutture portuali e aeroportuali che insistono sullo specchio acqueo, cui si aggiungono fabbriche come le acciaierie prospicienti l’aeroporto e un aumento considerevole di presenze turistiche con oltre 11 milioni nel 2021.

La causa ben nota e prevedibile è denunciata da anni da USB, vale a dire la carenza cronica di personale. Ieri notte per svolgere un servizio tecnico urgente è dovuta intervenire una squadra proveniente da Torino, con tempi di attesa legati a 200 km da percorrere senza l’ausilio dell’elicottero, perché sprovvisti di mezzi per il volo notturno.

Ancora una volta è un lavoratore a perdere la vita e questo consegna un peso insormontabile ai cicalecci governativi, istituzionali con la complicità della dirigenza del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, che non garantiscono le fondamentali tutele alla popolazione, come sanità, scuola e soccorso dei vigili del fuoco.

USB chiede assunzioni per garantire la necessaria copertura h24 dei sommozzatori nelle sedi di Genova e La Spezia. Oggi per tutta la costa ligure abbiamo a disposizione solo 2 turni di vigili del fuoco su 4 per la sede genovese ed 1 su 4 in quella spezzina.

Il coordinamento USB VVF Liguria proclama una giornata di sciopero per la condizione inaccettabile ed insostenibile che può essere risolta solo con un piano urgente di assunzioni.

USB VVF Liguria

Fonte

04/07/2020

Genova. Vigili del Fuoco, cioé soccorritori e antifascisti


Una squadra di Vigili del fuoco di Genova chiamata dalla Polizia municipale si è rifiutata di togliere lo striscione ‘Nessuna strada sarà intitolata ai fascisti‘ appeso da un gruppo di manifestanti sulla facciata del palazzo dell’Inps in piazza della Vittoria in occasione della manifestazione in ricordo della rivolta di Genova del 30 giugno 1960.

Lo rimarca il sindacato Usb in una nota stigmatizzando la richiesta di intervento della civica amministrazione genovese. “Cari amministratori di Genova duole ricordare per l’ennesima volta i compiti istituzionali dei Vigili del fuoco. – commenta l’Usb – Questa notte la Polizia Municipale ha chiamato i Pompieri per togliere alcuni striscioni che ieri sono stati appesi in alcune facciate della città. La squadra intervenuta ha, giustamente, rilevato che il suddetto striscione non arrecava nessun pericolo per la Pubblica Incolumità e ha ritenuto che l’intervento non era necessario“.

Successivamente la macchina comunale si è attivata autonomamente per eliminare gli striscioni. “I Vigili del fuoco svolgono interventi tecnici di soccorso e il sindaco Bucci deve avere ben chiaro questo concetto. – interviene il gruppo M5S in Consiglio comunale – Lo striscione peraltro non danneggiava l’edificio e non era certo pericolante. Forse infastidiva chi desidera rievocare invece periodi cupi della nostra storia, sfregiando dunque la memoria antifascista del Paese e della nostra città, medaglia d’oro alla Resistenza“.

Fonte

07/01/2019

I vigili del fuoco Usb denunciano Salvini: “uso improprio della divisa”

Dice l’articolo 498 del Codice Penale che “chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 497-ter, abusivamente porta in pubblico la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929”.

Abbastanza chiaro, no? Facciamo ancora più chiarezza: è vietato indossare divise complete di gradi e mostrine che possano generare confusione e far sembrare che ci si trovi davvero davanti a un poliziotto o a un carabiniere o a un finanziere o corpi equiparati. Indossare semplicemente una maglietta senza gradi né stellette non è invece reato.

Il ministro Salvini ha risolto il problema alla sua maniera: lui li ha indossati tutti, i giacconi, i giubbotti e le magliette che fanno tanto “sicurezza” nonché materiale di propaganda social. Nel bailamme di divise gli capita di confondersi e, per mostrarsi in pubblico con la figlioletta, invece dei panni del papà indossa comunque quelli del poliziotto.

Qualcuno sulla scia di questa moda securitaria si è spinto oltre, come quel sindacalista amante della Benemerita, che per salutare il ministro dell’Interno durante la celebrazione di Santa Barbara, è arrivato in chiesa armato! Ce ne sarebbe abbastanza per accompagnarlo subito alla porta d’uscita dal corpo.

Nulla di tutto questo accadrà mai. Il ministro continuerà tranquillamente a fregiarsi abusivamente degli abiti dei vari corpi e i pistoleri potranno continuare a mettere a repentaglio l’incolumità di qualche sacrestano senza che nessuno prefetto si indigni più di tanto. Ci chiediamo: “Perché tanta voglia di indossare divise se poi non le si onorano con atti tangibili?”.

È sotto gli occhi di tutti che soprattutto noi vigili del fuoco, amati da tutti, usciamo dall’ultima Finanziaria senza l’ombra di un soldino in tasca e rimaniamo con l’ultimo contratto che non ha nulla di normativo.

Niente Inail, stipendi da fame, previdenza disastrosa, mezzi circolanti da rottamare, attrezzatura più che scaduta, carichi di lavoro che aumentano, così come le emergenze che ci vedono coinvolti. Insomma, immagine per loro tanta, sostanza per noi zero.

Un’idea ci sarebbe, per risolvere il problema dei fondi: moltiplichiamo le apparizioni abusive di Salvini in divisa per il massimo della sanzione pecuniaria prevista dall’articolo 498 CP. Ce ne sarebbe per tutto il comparto e avanzerebbe anche qualcosa per iniziare a rimborsare il popolo italiano dei 49 milioni fatti sparire dalla Lega.

A proposito, ministro Salvini: come mai nessuna apparizione con la divisa della Guardia di Finanza?

Fonte

08/11/2018

Vttoria dei Vigili del Fuoco USB: arriva la stabilizzazione senza limiti di età


Ieri è stata una grande giornata di lotta per i Vigili del Fuoco. Il Viminale era blindato più che mai ma non ha fermato l’Unione Sindacale di Base nella rivendicazione di assunzioni e di una paga dignitosa oltre al rispetto della categoria, l’unica senza copertura INAIL.

Ieri in conseguenza dell’occupazione della piazza del Viminale siamo stati ricevuti dal sottosegretario di Stato con delega ai Vigili del Fuoco, il senatore Stefano Candiani, il quale insieme al Capo Dipartimento, il prefetto Bruno Frattasi, ci ha comunicato che la stabilizzazione è stata firmata ed è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Entro la metà del mese di dicembre comincerà fattivamente il processo di assunzioni mediante prova fisica (che avrà la sola valutazione di “idoneo/non idoneo”).

La relativa graduatoria farà capo, come elementi di costruzione del punteggio, unicamente ai vari titoli professionali e terrà conto della maggiore anzianità di iscrizione al ruolo dei Vigili del Fuoco volontari/discontinui.

La stabilizzazione NON HA LIMITI DI ETÀ, come stabilito dalla legge di stabilità del dicembre 2017.

Come USB conosciamo bene questo processo, frutto delle nostre battaglie che risalgono al 1 gennaio 2016. Anno in cui dall’allora legge Cozzolino si è passati alla successiva “Risoluzione Fiano” e poi a dicembre del 2017 alla legge di bilancio.

Oggi è l’attuale ministro dell’Interno in carica a firmarla, sciogliendo le innumerevoli dicerie che aleggiavano nell’aria e messe in moto da chi aveva creduto di riuscire a gettare fango sulla “creatura” di USB.

Il diritto al lavoro è un diritto costituzionale e USB lo difenderà sempre.

Fonte

18/08/2018

Genova - “Non è stato il fato ma lo Stato”. Oggi i funerali della rabbia. Parte la lettera di revoca della concessione.

Mentre il bilancio provvisorio delle vittime è salito a 41, questa notte all’esterno del casello di Torre del Greco è stato affisso uno striscione (poi rimosso) nel quale si leggeva ”Antonio, Matteo, Giovanni e Gerardo... non è stato il fato ma lo Stato!”. A Torre del Greco oggi si celebrano i funerali di Giovanni Battiloro, Matteo Bertonati, Gerardo Esposito e Antonio Stanzione, i quattro ragazzi morti nel crollo del Ponte Morandi a Genova i cui familiari hanno rifiutato i funerali di stato. Una scelta condivisa dalla maggioranza delle famiglie delle persone rimaste uccise nel crollo del viadotto lo scorso 14 agosto.

Sono dure le parole di Roberto Battiloro, il padre di uno dei quattro ragazzi di Torre del Greco morti a Genova: “Lo Stato non ha tutelato i suoi cittadini. Da domani quella legata alla morte di mio figlio sarà una battaglia per trovare i colpevoli della morte di Giovanni, dei suoi amici e di tutti i morti che non possono essere solo un numero”.

A Genova invece si sono svolti i funerali di stato per 18 delle 41 vittime. Presenti il presidente della Repubblica Mattarella, i presidenti di Camera e Senato Fico e Casellati. Ai margini della funzione ci sono stati fischi per alcuni esponenti locali e nazionali del Pd, mentre ci sono stati applausi per i rappresentanti del governo Conte, Di Maio, Salvini. Ma l’applauso più lungo è stato quello dedicato ai Vigili del Fuoco.

Intanto la lettera del governo che avvia la procedura della revoca della concessione alla società Autostrade (azionista di riferimento è il gruppo Benetton, ndr) è partita e il premier Giuseppe Conte lo ha annunciato con un comunicato dai toni durissimi. “Il disastro è un fatto oggettivo e inoppugnabile e l’onere di prevenirlo era in capo al concessionario su cui gravavano gli obblighi di manutenzione e di custodia”. Ora l’azienda controllata dai Benetton avrà 15 giorni per le controdeduzioni.

Fonte

08/08/2018

Le strade bruciano, la gente muore, ma i vigili del fuoco sono lontani per “superiori esigenze di bilancio”

Bologna e Lesina rappresentano due diverse tragedie, avvenute sulle strade italiane, che devono fare riflettere anche sull’importanza del soccorso pubblico. Il bilancio è stato terribile e i vigili del fuoco che hanno operato non si sono risparmiati in nulla. Né gli è stato risparmiato nulla: non un fotogramma dell’orrore è sfuggito ai loro occhi, velati dal sudore per le infernali condizioni di intervento e dalla commozione perché, per quanto si possa aver fatto l’abitudine a certi scenari, la morte e il dolore ti scuotono da dentro.

Sembrerebbe cinico rivendicare oggi attenzione, farlo in occasioni come queste, ma i riflettori su noi vigili del fuoco si accendono soltanto quando avviene una tragedia. Restano invece spenti quando siamo vicini alla gente nell’ordinaria quotidianità, assistendo tutti e tutto con un’opera incessante che è anche di salvaguardia del territorio.

Purtroppo siamo nell’anno del pareggio di bilancio e proprio nel soccorso pubblico questo si traduce con 301 mila chilometri quadrati di territorio praticamente inaccessibili a tempestivi interventi dei vigili del fuoco. Per salvare una vita bastano meno di dieci minuti, ma per raggiungere certi luoghi di questa Italia i dieci minuti spesso raddoppiano, triplicano, quadruplicano, per quanti salti mortali si facciano per prestare soccorso a chi chiede aiuto.

Bologna è la punta dell’iceberg. Lesina la sua parte sommersa, invisibile. E noi? Noi vigili del fuoco siamo sopra o sotto la linea di galleggiamento dell’iceberg?
Al governo che si dice del cambiamento chiediamo di cambiare in meglio il trattamento dei vigili del fuoco, che sono una risorsa sociale e un modo diretto di dimostrare attenzione verso la popolazione. “Trattamento” non significa solo stipendio, ma anche dotazioni, mezzi, infrastrutture.

Deve cambiare anche la politica verso tutto il mondo del lavoro, perché di lavoro si muore sempre di più. Si muore per tornare dai luoghi di sfruttamento del lavoro nero e si muore per un trasporto pericoloso. Ma si rischia la vita perché la prevenzione, la salvaguardia e quindi i presidi dei vigili del fuoco non sono messi in grado, spesso, di operare al massimo delle proprie possibilità.

L’Unione Sindacale di Base è impegnata in una trattativa con il governo per migliorare le condizioni generali dei vigili del fuoco, che significa migliorare anche le condizioni generali del paese. Ma spesso abbiamo l’impressione che la politica sia distratta.

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25/07/2018

Grecia 2018, di austerità (e di Ue) si muore

Mentre ancora non si ferma la conta tristissima delle vittime, tra cui figurano tantissimi bambini, inizia ad emergere la responsabilità umana di una strage, come sempre, evitabile. E non ci riferiamo soltanto alla natura presuntamente dolosa degli incendi che hanno devastato la Grecia, ma a responsabilità politiche ben precise che partono da Atene per arrivare fino a Bruxelles e nelle principali capitali europee. Questa mattina le pagine dei quotidiani collegano inevitabilmente quasi tutte la tragedia di queste ore con quanto accadrà invece a fine agosto, ovvero l’uscita della Grecia dal terzo bailout (il “salvataggio” dalla bancarotta per mano dei Paesi dell’Eurozona) e il suo ritorno sui mercati internazionali. Il giorno in cui il “compagno” Tsipras tornerà finalmente ad indossare la cravatta.

Fra gli unioneuropeisti entusiasti non poteva mancare (ovviamente) la Repubblica, che a tal proposito ospita sulle sue pagine un editoriale delirante e discretamente cinico di Ettore Livini. Secondo il giornalista “nessuna scenografia scritta a tavolino avrebbe potuto inventare  un copione migliore di questo per resuscitare, almeno per 24 ore, lo spirito di solidarietà su cui è stata costruita l’Unione. (...) Gli incendi di Atene, al di là del tragico bilancio in vite umane, potrebbero ora convincere anche i greci che la Ue non è soltanto un club di contabili”. E questo perchè “la Ue ha risposto a tempo di record: l’Italia ha inviato due Canadair. Altri aerei cisterna sono stati messi a disposizione da Croazia, Francia, Spagna, Cipro e Portogallo. La Germania – che per molti sotto il Partenone è ancora l’anima nera della Troika – ha mobilitato i suoi elicotteri, come Lituania e Norvegia. (...) Il Vecchio Continente ha messo in campo il cuore, recuperando un pezzo della sua anima. Dimostrando che essere europei, una boccata d’ossigeno in questa era di sovranismi, è qualcosa di più che far quadrare i conti e centrare gli obiettivi di Maastricht”. Sembra quasi di intuire che per Repubblica questa potrebbe essere addirittura l’occasione per i greci di superare tutti i loro pregiudizi nei confronti dei nordeuropei.

Ormai siamo al completo ribaltamento tra soggetto e oggetto, oltre che alla rimozione dolosa del rapporto di causa/effetto. Eh già, perché questa strage, cosi come i tanti disastri che ripetutamente si abbattono sui nostri paesi, come scrivevamo all’inizio, era evitabile. Basterebbe poter investire nella cura del territorio, basterebbe poter destinare risorse alla prevenzione, basterebbe poter porre un freno al consumo di suolo, tutte cose, però, che le regole economiche imposte proprio dall’Unione Europea impediscono di fare. E per ribadirlo questa volta non usiamo ragionamenti estratti dal testo di qualche economista eterodosso o in odore di marxismo, o da un volantino distribuito in piazza, ma un articolo pubblicato (stranamente) questa mattina sul Corriere della Sera. Insomma, non propriamente un foglio di lotta.

Scrive infatti il più avveduto Fubini: “Di fronte a catastrofi come quella di ieri in Attica, affrettarsi a dare giudizi e sentenze di colpevolezza non ha senso. Però, quando il fumo si sarà dissipato, i fatti conosciuti probabilmente susciteranno alcune domande. L’ultimo taglio al ministero della Protezione civile, dal quale dipendono i vigili del fuoco in Grecia, è arrivato con il quattordicesimo pacchetto di austerità a primavera dell’anno scorso. L’area della sorveglianza antincendio ha perso allora 34 milioni di euro, distribuiti fra il personale e i mezzi. E’ difficile dire se questa ennesima sforbiciata su un’infrastruttura civile del paese spieghi, almeno in parte, ciò che riferiscono alcuni testimoni dell’area più colpita dalle fiamme: a lungo  non si è visto nessun intervento, niente elicotteri o aerei antincendio, nessun piano di evacuazione. I vigili del fuoco sono arrivati molto dopo. A migliaia tra loro a febbraio del 2017 avevano manifestato ad Atene perché la fine dei contratti a termine stava riducendo il loro numero da 12 mila a 8 mila. Da allora sono stati riassunti circa la metà di coloro che sono stati fatti scadere. Ma quella di ieri è solo la più grave, non è la prima volta che le squadre si trovano senza mezzi né preparazione per gestire l’aggressione del fuoco intorno ad Atene. Era già successo nel luglio del 2015 e di nuovo 11 mesi fa. Proprio in quel momento tre ricercatori greci, guidati da Fotis Chaztzitheodoris, stavano pubblicando uno studio sui pompieri del loro Paese in una rivista internazionale di nutrizione. Risultati: il 79% fra gli addetti delle squadre antincendio risultava sovrappeso o obeso, due su tre confessavano di essere passati ad alimenti meno sani a causa dei tagli ai salari.”

Ecco, prima di vedere in questa tragedia un’occasione per magnificare il buon cuore dell’Ue, ci penseremmo bene. Soprattutto se si sta parlando di una Paese in cui la “cura” imposta dalla Troika ha bruciato un quarto dl Pil e ridotto in estrema povertà il 21% della popolazione.

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10/04/2018

Genova - Tragedia in Via XX Settembre


Intorno alle 11: un uomo 34enne, francese, di origini algerine si è buttato dal ponte Monumentale.
La falsa “spending review” tanto decantata dalla peggior politica della seconda repubblica danneggia quotidianamente il diritto alla vita.

Non è stata ascoltata la nostra richiesta del 28 giugno 2016 dove si evidenziava la carenza di materiale idoneo per il soccorso alienato e le conseguenze sono catastrofiche.

La domanda sorge spontanea: si poteva evitare la morte dell’uomo suicida del 09 Aprile 2018?

Forse con le attrezzature idonee si alzavano notevolmente le percentuali di riuscita e non si doveva attendere il personale di Savona, partito immediatamente, in supporto al comando di Genova perché sprovvisto di cuscino di soccorso.

La prevenzione e la tempistica di intervento sono una componente fondamentale per la protezione del cittadino.

La situazione del soccorso genovese è al collasso e la morte di ieri deve fare riflettere i cittadini costretti a subire le continue inadempienze della pubblica amministrazione mettendo in discussione il sistema di soccorso.

Come si può affrontare un soccorso degno della sesta città d’Italia se i rapporti cittadino-soccorritore sono di 1:15.000 abitanti, con una densità in Liguria di un distaccamento ogni 300Kmq, con una età media di 50 anni, con mezzi vetusti di oltre 25 anni, con una età pensionabile oltre i 60 anni, con la mancanza di attrezzature idonee, con un continuo aumento di lavoro straordinario per tamponare l’emorragia della carenza personale?

L’assenza della INAIL mette in evidenza come l’amministrazione ed i governi sono totalmente lontani dal concetto di tutela del lavoratore e di protezione civile per i vigili del fuoco e per il cittadino.

I Vigili del Fuoco sono una risorsa e non un costo e quando li vedete in difficoltà come ieri le cause sono oggettive e non soggettive, da ricercare nella scellerata politica che i vertici del corpo continuano a perseguire.

ITALIA PAESE DELLE CATASTROFI ANNUNCIATE.

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08/04/2018

Morire da Vigile del Fuoco volontario, per 10 euro lordi l’ora

È inarrestabile la catena di morti sul lavoro che colpisce i vigili del fuoco. Fabbriche, cantieri, capannoni sono luoghi dove la morte è in agguato, non solo per chi li frequenta quotidianamente ma anche per quanti sono chiamati a intervenire in emergenza. Questo dice molto sia sullo stato della sicurezza nei posti di lavoro che sulle dotazioni, l’organizzazione e le procedure che dovrebbero garantire l’incolumità dei soccorritori.

Grande è la rabbia per la tragedia avvenuta ieri notte alla Rykem di San Donato Milanese, dove ha perso la vita il vigile del fuoco volontario Pinuccio La Vigna, 49 anni, dipendente dell’Agenzia delle Entrate, intervenuto tra i primi con il distaccamento di Pieve Emanuele, un paese dove anche il sindaco è pompiere volontario. “Volontario”, la parolina miracolosa che al tempo della crisi, del precariato, delle manovre, fa sorridere la pubblica amministrazione, segnatamente il Corpo Nazionale e il ministero.

Sei un “volontario”, mi risolvi un sacco di grane che non potrei affrontare per mancanza di personale e mezzi, ti pago due spiccioli (10 euro l’ora, lordi) solo in caso di intervento operativo, hai gli stessi obblighi di un effettivo, sei sempre a disposizione e per ringraziarti ho persino ampliato la fascia d’età. Fino al 2004 non si poteva essere vigili del fuoco volontari superati i 45 anni. Poi arrivò il Dpr 76 e voilà, tutti volontari fino ai 57 anni.

Non è un paese normale, quello in cui la pubblica incolumità poggia le basi sui piedi fragili del volontario e del discontinuo e che maltratta i “permanenti” negando loro persino l’assicurazione Inail. Perché, si sa, quello del vigile del fuoco è un mestiere per eroi disinteressati, che non hanno famiglia e vivono di aria e di gloria. Intanto lo Stato risparmia e se qualcuno ci rimette la pelle, pazienza, lo ha fatto in nome del superiore pubblico interesse. Una bella medaglietta e via, avanti il prossimo.

Ma adesso basta! Il silenzio lo lasciamo ai responsabili. NOI vigili del fuoco proviamo solo rabbia per l’ennesimo “omicidio” sul posto di lavoro, a pochi giorni di distanza dalla morte dei due colleghi di Catania, scomparsi nel silenzio generale e in quello colpevole dei vertici del Corpo nazionale e della politica. Tradurremo la nostra rabbia in azione.

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Morire per salvare vite umane: in memoria di Pinuccio La Vigna.

L’Unione sindacale di base esprime la massima solidarietà alla famiglia, alle colleghe e ai colleghi, agli affetti di Pinuccio La Vigna, lavoratore dell’Agenzia delle Entrate a Milano e volontario dei vigili del Fuoco del corpo di Pieve Emanuele.

Pinuccio era una persona sempre sorridente, disponibile, amante della bellezza e della musica lirica. Aveva una passione: quella di salvare le vite come vigile del fuoco. E ‘morto da volontario sotto un tetto crollato durante l’ intervento per un incendio scoppiato alla Rykem, fabbrica di detersivi a San Donato Milanese.

L’ennesimo omicidio sul lavoro che nel caso della morte di Pinuccio va oltre le normale dinamiche e riguarda il prezzo che pagano quelli che rappresentano la parte migliore di questo Paese: i volontari.

Il prezzo di chi colma le lacune dello Stato Sociale in progressiva erosione.

Volontario”, la parolina miracolosa che al tempo della crisi, del precariato, delle manovre, fa sorridere la pubblica amministrazione, segnatamente il Corpo Nazionale e il ministero. Sei un “volontario” e mi risolvi un sacco di grane che non potrei affrontare per mancanza di personale e mezzi per poi finire nel dimenticatoio.

Non è un Paese normale, quello in cui la pubblica incolumità poggia le basi sui piedi fragili del volontario e del discontinuo e che maltratta i “permanenti” negando loro persino l’assicurazione Inail. Perché, si sa, quello del vigile del fuoco è un mestiere per eroi disinteressati, che non hanno famiglia e vivono di aria e di gloria. Intanto lo Stato risparmia e se qualcuno ci rimette la pelle, pazienza, lo ha fatto in nome del superiore pubblico interesse.

Denunceremo senza sosta ogni abbassamento delle tutele, ogni negazione dei diritti, ogni sottovalutazione dei rischi, ogni norma che allenta i controlli e le responsabilità Porteremo il ricordo di quest’uomo generoso, viva dimostrazione che nessuna mistificazione mediatica sui lavoratori pubblici può cancellare il valore più grande: l’umanità.

Nel fare tutto questo ricuciremo ciò che anni e anni di smantellamento di diritto del lavoro e Stato sociale hanno separato: i lavoratori, respingendo al mittente sia ogni guerra tra poveri che ogni costruzione di mostri dentro la Pubblica Amministrazione.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare ai funerali di Pinuccio e a sostenere ogni iniziativa che verrà presa per tenere alta la memoria di questo grande uomo generoso.

Esecutivo Agenzie Fiscali Lombardia e Coordinamento Nazionale USB Vigili del Fuoco

Grazie sempre

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22/03/2018

Sapete quanto spetta alle famiglie dei pompieri deceduti a Catania?

Usb: i vigili del fuoco morti a Catania non avevano assicurazione INAIL, come tutti i pompieri. Ora basta

Catania, 21/03/2018

Sgomento, rabbia, amarezza questi sono i sentimenti che si sono mescolati durante tutta una notte passata tra le macerie di una esplosione e i telefoni che impazzivano.

Due colleghi distesi per terra e due portati di corsa in ospedale. Siamo rimasti tutti senza respiro!

Sono uscite foto, tra le nostre chat, frammenti di corsi ed emergenze passate dove ognuno di noi ricordava Dario e Giorgio nella propria esperienza personale. Questa mattina tutti abbiamo aperto subito il sito ufficiale del corpo nazionale: nessuna notizia ancora!

Poi sale la rabbia: siamo gli unici lavoratori senza copertura INAIL!

Come Unione Sindacale di Base chiediamo da tempo, troppo, di godere di questa copertura. Ma il governo – i governi – hanno altro da fare e un nostro diritto sacrosanto rimane negato, nonostante in questi momenti, in tutti i momenti della giornata di lavoro, ci vorrebbe quella tutela necessaria a chi come noi di mestiere “salva le vite”.

È necessario, è indispensabile che anche i vigili del fuoco abbiano la copertura INAIL. Non possiamo più accettare di essere l’unica categoria non tutelata quando ci facciamo male o, come nel caso di Catania, piangiamo un dolore estremo!

Noi, vigili del fuoco, con un solo secondo di lavoro guadagniamo una intera vita di stipendio. Ma oggi non vogliamo fare polemica sul salario, 1350€ non giustificheranno mai la vita che facciamo. La copertura INAIL però la pretendiamo per rispetto verso tutti i vigili del fuoco che ogni giorno rischiano la propria vita senza chiedere mai nulla in cambio. Il telefono squilla e noi partiamo ma poi cosa succede?

Come Usb chiediamo che il governo convochi urgentemente le parti affinché si lavori immediatamente sull’acquisizione del diritto INAIL per tutti i vigili del fuoco. Chiediamo ai cittadini di unirsi al nostro dolore ma anche di sostenerci in questa battaglia affinché la perdita di due nostri colleghi non rimanga un freddo articolo di cronaca.

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21/03/2018

Due vigili del fuoco morti a Catania, Usb: rispetto per chi lavora in condizioni infami



Due vigili del fuoco morti, uno in gravi condizioni per un’esplosione di gas a Catania. Sarebbe il momento del silenzio per le vite stroncate di lavoratori che la morte la guardano in faccia ogni giorno. Silenzio oggi, poi faremo sentire la nostra voce per urlare la nostra rabbia, per le condizioni infami in cui siamo costretti a operare.

Ma ci stanno togliendo, oggi, anche il diritto al silenzio. Perché non è possibile ascoltare dai Tg e leggere sui siti che proprio le due vittime sarebbero state la causa della loro morte.

Non è tollerabile leggere o ascoltare che una squadra di vigili del fuoco chiamata per una fuga di gas sia intervenuta con mototroncatrici (motoseghe) e cesoie per aprire una porta in una situazione di pericolo. Lo capirebbe il più sprovveduto degli sprovveduti, sarebbe come calarsi in un serbatoio di gas con la sigaretta accesa.

Chiediamo rispetto per i colleghi morti di lavoro, chiediamo rispetto per l’opera di quelli che chiamate sempre “eroi”, chiediamo rispetto per il vostro stesso lavoro di “professionisti” dell’informazione che così fanno solo disinformazione.

Nessun vigile del fuoco, mai, interverrebbe con quei mezzi in una situazione di pericolo da gas. Il solo pensarlo è offensivo. Scriverlo è delittuoso.

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12/09/2017

A Genova: nel più bel sobborgo di Milano...

Ho posto alcune domande a Stefano Giordano, Vigile del Fuoco e militante sindacale dell’USB eletto nelle scorse elezioni amministrative genovesi come consigliere comunale tra le file del Movimento 5 Stelle.

I quesiti riguardano alcuni punti relativi all’operato della giunta di centro-destra che governa la città e alcune significative battaglie che sono state condotte – dentro e fuori le sale di Tursi – su diverse questioni.

Il sindaco Bucci con piglio manageriale e fare decisionista ha posto per ora una pietra tombale sulla vendita dell’azienda partecipata che gestisce la raccolta ed il ciclo dei rifiuti Amiu. Il tentativo di privatizzarla, svendendola ad Iren era stata l’ultima pervicace battaglia persa della precedente giunta di centro-sinistra. Una ipotesi che si era scontrata contro la mobilitazione dei lavoratori e una efficace opposizione all’interno del consiglio comunale. Il quadro catastrofico che aveva ipotizzato la precedente giunta Doria per questa azienda municipalizzata non si è quindi realizzato, puoi farci una sintesi del comportamento dell’attuale giunta su Amiu?

Il comportamento dell’attuale giunta è stato quello di proporre-imporre un’unica soluzione per risanare il debito che il Comune ha con Amiu spalmando in dieci anni senza avere un piano di rientro, con un finanziamento a medio termine, dando un po’ di ossigeno immediato con 12 milioni di euro.

Sinceramente ho vissuto prima una giunta Doria blindata da poliziotti e celerini a Tursi nella votazione della delibera Iren Amiu dove si voleva far entrare un soggetto “privato” definitivamente nel business della “rumenta”, oramai trasformata in monete quotate, poi una giunta Bucci che impone scelte vincenti agli occhi del cittadino con il mantenimento del pubblico, ma alle porte ci sono forti dubbi sulla privatizzazione di alcuni rami di Amiu sotto la copertura di “investimenti privati”.

Mi sarei aspettato un rilancio della differenziata con un piano industriale serio che riporti dignità alla nostra amata “Superba”, invece – per ora – ho solo visto un debito nel debito grigio che colora tutti i giorni l’aula rossa.

Inoltre l’aver “regalato” ai cittadini una marchetta con l’abbassamento della quota oraria parcheggi “blu”, una azione di “pubblicità e regresso” che non guarda al futuro con un progetto di trasporto pubblico innovativo che migliori le condizioni di vivibilità è un segnale politico che evidenzia le volontà di una giunta che antepone l’immagine alla sostanza.

Il 31 agosto prima della sospensione del consiglio comunale il Movimento 5 stelle ha presentato un ordine del giorno, votato da tutti i capi gruppo e poi approvato dal consiglio stesso, con li quale è stato impegnato il sindaco ad attivare una serie di misure riguardo alla prevenzione e alla gestione di micro e macro calamità naturali sul territorio. Una delle questioni principale è la proporzione tra Vigili del Fuoco ed abitanti che a Genova sono 1 ogni 14000 abitanti contro una media europea di 1 ogni 1000, la situazione di mancanza di una struttura nel levante genovese, la rete degli idranti anti-incendio e così via... Puoi farci una panoramica di questo delicato aspetto legato alla sicurezza dei cittadini a Genova e le proposte contenute nell’ordine del giorno?

Il tema delicato del soccorso genovese ha avuto la degna attenzione in aula e la nostra proposta con un odg è stata approvata all’unanimità. Ritengo fondamentale l’istituzione di un tavolo tecnico-commissione grandi rischi con lo scopo di analizzare le emergenze e le economie spese, cercando di creare un gruppo di protezione civile che lavori in sinergia con tutte le forze presenti, eliminando competizioni che danneggiano il soccorso. La mia preoccupazione è che quando si consolidano economie sulle emergenze difficilmente si possono poi tramutare in prevenzione e salvaguardia. Oltre a questo punto la giunta si è impegnata ad investire sulla capillarizzazione della rete idranti antincendio con manutenzione programmata e certificata in quanto la situazione attuale è in stato di abbandono. Per quanto riguarda la struttura del corpo nazionale bisogna che sindaci e presidenti di ogni regione inizino a valorizzare la figura dei vvf all’interno della protezione civile, chiedendo più numeri sul territorio ora più che mai visto che gli incendi boschivi sono passati di competenza dal 1 gennaio dopo la soppressione del cfs, atto di “omicidio politico” che la riforma Madia ha inflitto alla popolazione italiana. Il dato oggettivo dell’insufficienza dei vvf sul territorio sono i numeri: 1 soccorritore ogni 14000 abitanti in un territorio che secondo i dati ISPRA risulta essere nei primi posti di indice mortalità in caso di frane e alluvioni, è impensabile tamponare la situazione di fallimento mediante convenzioni regionali che obbligano i pompieri ultracinquantenni a lavorare continuamente in straordinario, ricattati da un salario vergognoso e una paga oraria straordinaria di €7 all’ora.

Altro punto l’istituzione di un distaccamento nel levante genovese, zona assolutamente sguarnita che costringe i cittadini a sentirsi più deboli nella risposta del soccorso rispetto alle altre zone cittadine. Ultima questione non meno importante l’impegno di una azione politica che non permetta la chiusura delle mense, una delle continue riorganizzazioni infami che il ministero impone ai pompieri, che obbliga la loro cessazione dove le unità presenti sono inferiori alle 15 unità. È un atto che non tiene assolutamente in considerazione il lavoro atipico del pompiere, licenzia le cuoche con una abilità incredibile, giustificando il risparmio in un giro conto sul riordino delle carriere dove arrivano quattrini soprattutto alla classe dirigenziale che non necessita di mense in quanto basterebbe un gel energetico per un lavoro quotidiano molto sedentario a differenza di chi posa il sedere sui camion rossi. Inoltre siccome le sedi vvf sono a tutti gli effetti di protezione civile in caso di calamità non si possono permettere di non avere una mensa disponibile H24.

Per ultimo, la pulizia delle zone limitrofe delle caserme oramai assaltate dai topi che trovano accogliente dimora in edifici fatiscenti che nella maggior parte dei casi presentano porte non funzionanti nelle zone di entrata, quindi di facile accesso nelle mense e cucine, e una maggiore sensibilità su divieti di sosta perimetrali in quanto punti sensibili.

Tu personalmente come consigliere comunale durante il question time hai esposto il caso di Tullio Rossi, ponendo la questione sul controllo capillare esercitato dalla dirigenza dell’amministrazione Galliera sulle opinioni professate da Tullio sui social network e la rappresaglia nei suoi confronti per il suo puntuale ruolo di denuncia come militante sindacale e attivista del Movimento 5 Stelle. Tullio, che è un militante sindacale dell’USB, ha ricevuto tre contestazioni in un mese e mezzo. Il primo sul microchip estratto dalla camicia che ha portato all’emersione di un probabile controllo capillare dei circa 22.000 lavoratori della sanità interessati, la seconda sul commento al Cardinale Bagnasco e la terza sempre su un commento a Tettamanzi. Puoi spiegarci come hai posto il caso in comune e qual è stata la risposta alle tue richieste di presa di posizione?

Il problema portato con il question time in aula ha causato reazioni naturali in un ambiente dove le questioni lavorative vengono solo affrontate quando è già in atto un licenziamento.

Mi è stato contestato in aula che è una questione sindacale, sinceramente respingo al mittente la contestazione in quanto non parlo la lingua di quella politica che ha prodotto le condizioni affinché ci sia oggi la possibilità di un licenziamento libero senza giusta causa.

La questione Tullio Rossi invece deve essere discussa dalla politica perché merita un dibatto serio.

L’articolo 21 della Costituzione garantisce la libertà di espressione, non compare nessun articolo a mio avviso nella costituzione che autorizzi organi di polizia aziendali che controllino i suoi dipendenti sulle affermazioni nei social network. Il pretesto di una frase colorata sul cardinal Bagnasco o Tettamanzi sono una scusa per colpire chi ha denunciato uno sperpero di soldi a causa di una privatizzazione selvaggia della sanità pubblica, un progetto demenziale del “nuovo Galliera” che fonde concetti diametralmente opposti come la nascita di appartamenti residenziali con il “nuovo” ospedale che riduce posti letto, distruggendo un edificio storico che la duchessa di Galliera aveva donato ai genovesi.

Oggi molti delegati che dicono verità fastidiose sull’economia malata odierna vengono colpiti nel punto debole: la sopravvivenza economica salariale.

La non risposta dell’assessore Fassio rappresenta l’immobilismo politico di fronte alla repressione che tutto il mondo del lavoro subisce.

Un’altra battaglia importante è stata quella contro lo smantellamento della squadra notturna di pronto intervento per ciò che riguarda la manutenzione della rete di distribuzione del gas in mano alla multi-utility Iren. Una questione che intreccia anche in questo caso una vertenza portata avanti dai lavoratori per la tutela delle proprie garanzie e la sicurezza dei cittadini genovesi. Puoi riassumerci la vicenda e dirci cosa è stato fatto in consiglio comunale a riguardo?

La questione della squadra notturna è un braccio di ferro imposto dalla nostra mozione che votata all’unanimità ha posto un problema: il comune ha voce in una azienda partecipata come IREN?

E’ in corso un dibattito dove da una parte l’azienda continua la sua razionalizzazione a discapito dei cittadini che dovranno aspettare insieme ai pompieri in caso di fughe gas ore per l’arrivo dei reperibili.

I continui tagli che dobbiamo subire nella salvaguardia portano solo morte e disperazione e se pensano di zittire il gruppo di opposizione del movimento 5 stelle hanno sbagliato. Siamo pronti a denunciare alle autorità competenti se elimineranno la squadra di pronto intervento, poiché la nostra città ha una conformazione unica e una distribuzione gas particolare e non può permettersi una riorganizzazione che indebolisce il diritto alla vita. Vedremo se il sindaco Bucci insieme all’assessore Campora dimostreranno i concetti di indipendenza decantati durante la campagna elettorale.

Un ultima domanda sull’esito negativo che ha avuto, per mancanza di numero legale, la proposta di intitolare una via a Fabrizio Quattrocchi, operatore di una impresa militare privata della sicurezza in Iraq ed ucciso nel Paese del Medio-Oriente successivamente al suo rapimento il 13 aprile 2004. È da tempo un cavallo di battaglia della destra cittadina, in particolare dei Fratelli d’Italia che attualmente esprimono il vice-sindaco e tre consiglieri comunali. Bisogna ricordare che successivamente alla sua morte, una operazione di ascolto telefonico all’interno di una indagine per comprendere quali canali e quali trafile di interessi avesse portato i 4 body-guard rapiti in Iraq, aveva portato alla scoperta di una sorta di polizia parallela, la Dssa (Dipartimento di studi Streategici Antiterrorismo), a capo del quale c’era Gaetano Saya, fondatore del nuovo MSI. Un personaggio inquietante, all’interno di una vicenda dai tratti poco chiari che l’allora Ministro degli Interni Pisanu stigmatizzò in maniera caricaturale definendo coloro che ne erano implicati un “banda di pataccari”. In realtà il grado di libertà e copertura degli “agenti” del Dssa, tra gli apparati dello stato era quanto meno allarmante così come il loro reclutamento di personale, specialmente tra i Gruppi Operativi Mobili della polizia penitenziaria. Secondo quanto riporta Camillo Arcuri, in Sragione di Stato, un giovane agente inquisito avrebbe così risposto: Mi vuole dire come facevamo a dubitare di queste persone che vedevamo accolte con tutti i riguardi nei nostri capi? In consiglio comunale ha mai parlato di questa oscura vicenda, che non si è potuta chiarire in ambito processuale perché sembra essere stata archiviata...

Le piazze appartengono al popolo e la loro intitolazione spetta a chi ha combattuto per la libertà del Paese. L’Italia ripudia la guerra ma spende 80 milioni di euro al giorno per portare la pace armata nei paesi ricchi di giacimenti, producendo una migrazione continua di disperati in cerca di un tetto per la loro famiglia.

In questo contesto dove il problema è l’immigrato e non la politica internazionale non mi meraviglio che qualche consigliere di destra proponesse l’intitolazione di una piazza a un mercenario. Di fronte alla sua morte si deve comunque portare rispetto ma mi spiace contraddire la proposta, le piazze devono portare nomi di chi ha costruito il paese tramite progresso e prosperità senza intaccare i valori della pace.

Sulla questione porteremo chiarezza in aula per dare quella trasparenza su una vicenda che ancor oggi riporta lati oscuri.

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31/08/2017

Incendi. I danni della riforma Madia e il gioco delle tre carte

Appena insediato sul trono del Dipartimento di Protezione civile, Angelo Borrelli, laureato in Economia e Commercio, revisore contabile e dottore commercialista, sigla un accordo con il generalissimo Tullio Del Sette mentre i vertici del Dipartimento dei Vigili del fuoco, del soccorso tecnico e della difesa civile sicuramente giocavano con il loro nuovo aquilone.

“Gli ex Forestali torneranno in campo”, ecco l’affermazione del generalissimo che di fatto smentisce quanto contenuto nella riforma Madia, cioè la soppressione del Corpo Forestale e l’assorbimento del grosso tra le fila dell’Arma. Ormai è un dato di fatto: gli incendi verranno arrestati. E se anche esiste un legge, la n°225/92, ai vigili del fuoco spettano le briciole.

È il Morrone che imperterrito brucia da 12 giorni 12 a far dire al procuratore di Sulmona, Giuseppe Bellelli, che è tutto colpa dell’impoverimento dell’azione di protezione civile causato da una riforma che ha tolto dal campo i maggiori esperti della montagna, dei sentieri e delle tecniche di spegnimento in quota. Povera ministra Madia sono tutti contro di lei.

Per fortuna a salvare la Marianna nazionale rimane il protocollo firmato il 9 aprile del 2014 che, con il bacetto in fronte di tutti i sindacati di categoria ad esclusione della sola USB, imbriglia il corpo nazionale dei vigili del fuoco e ci fa diventare il fanalino di coda del soccorso. Con grande merito del nostro sottosegretario di stato, Giampiero Bocci, che malgrado terremoti, incendi e catastrofi di ogni genere si nasconde dietro un silenzio assordante. Per lui il corpo nazionale è solo Umbria.

E mentre i protocolli si firmano arriva il grido di incomprensione degli ex forestali transitati nei vigili del fuoco i quali si ritrovano ad essere dimenticati da tutto e tutti.

Un paio di evidenze, tra le tante: a inizio giugno, l’allora capo della Protezione civile nazionale Fabrizio Curcio denunciava che alcune Regioni – l’Abruzzo oltre a Basilicata, Molise, Marche e Umbria – avevano dichiarato di non avere a disposizione alcun mezzo aereo per intervenire in caso d’incendi boschivi impegnativi. E il governatore Luciano D’Alfonso dichiarava però che non era affatto vero che la Regione non si era attivata per prevenire gli incendi e spiegava che “fin dai primi giorni di maggio” era stato istituito un “tavolo tecnico con i Vigili del Fuoco; nei prossimi giorni sarà firmata la convenzione definitiva, così da garantire il servizio a partire dal 1° di luglio”. Evidentemente qualcosa non ha funzionato.

La verità: la regione Abruzzo è in forte ritardo nel varare il piano antincendio boschivo (L. 353/2000) di tutte le sue aree protette. E il Morrone checchè ne dicano brucia ed ad appiccare i focolai è proprio la riforma Madia che si è rivelata una vera e propria sciagura, in particolare per la decisione di sopprimere il Corpo Forestale dello Stato in nome di una semplificazione che, tuttavia, come già accaduto con le Province, non ha tenuto in alcun conto le prevedibili complicazioni che si sarebbero verificate. Oppure era tutto preventivato?

Le teorie complottiste, a noi di USB, non piacciono ma è pur vero che i fatti parlano da sé. Vesuvio docet.

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12/08/2017

Un call center al posto del 115: addio soccorsi tempestivi

Certo che in questo paese non ci si annoia mai. Neanche il tempo di fare un po’ di sano sciacallaggio sui pompieri volontari, piromani che appiccano incendi contro il logorio della vita moderna ed ecco che possiamo parlare del NUE, il Numero unico di emergenza europeo 112, nato nella Ue per gestire dal gattino sull’albero alla richiesta di difesa da un crimine efferato. Poi, come tradizione europea, ognuno va per la sua strada. In Italia, per esempio, ogni regione si organizza come crede per gestire il traffico telefonico indirizzato ai vecchi 112, 113, 115, 118 (chissà perché 117 no...).

Si può anche decidere di affidare tutto a un semplice call center cosiddetto “laico”. Sì, un semplice call center. Lo stesso che usiamo per fare le rimostranze per la bolletta salata o amenità simili. Praticamente si usa per il soccorso e la sicurezza un sistema che sappiamo già non funzionare nei normali servizi, figurarsi in caso di emergenza.

Questo nuovo modello, europeo naturalmente, è il riflesso della strategia politica nazionale della privatizzazione della macchina pubblica. E nel nostro caso del soccorso.

Il NUE 112 a Roma e nel Lazio è gia attivo. La Regione Lazio si è presa l’onere di gestire direttamente la centrale NUE 112, ed ha scelto di farlo tramite un call center cosiddetto laico, cioè senza vigili del fuoco, medici o forze dell’ordine.

Qui operatori senza una reale esperienza in fatto di gestione di eventi critici, entro un lasso di tempo limitatissimo (un minuto) dovrebbero in base alla domanda di soccorso scegliere l’ente che dovrebbe intervenire. Vista la sua laicità non possiamo neanche rivolgerci ai “santi” se le cose non dovessero andare per il verso giusto.

Ma dal 2015 sono molteplici i casi di ritardo nei soccorsi. Forse perché questi centralini dovrebbero essere composti da operatori degli enti interessati e non da “laici”? Forse perché non si vuole sviluppare dopo congruo rodaggio una centrale unica del soccorso VERA per sostituire il passaggio attraverso le molteplici sale operative esistenti (solo a Roma si parlerebbe di più di trenta...)?

A noi non è dato sapere se nello stesso intervento l’utente abbia bisogno di più enti insieme (ad esempio vigili del fuoco insieme a 118 o insieme alle forze dell’ordine). L’operatore laico può indirizzare simultaneamente a più soggetti la richiesta. E pare che così non funzioni. Chissà come mai?

Vi possiamo raccontare il caso di una donna che in un sottopasso di corso Italia, a Roma, si è trovata una vettura ferma in corsia di sorpasso con il conducente riverso sul volante. Scatta immediatamente la chiamata al 112, ma la risposta arriva dopo 20 minuti di attesa. Forse il call center era impegnato in qualche televendita?

La signora infuriata fa appena in tempo a segnalare la cosa. Dall’altra parte chiudono la comunicazione.

Dopo quasi due ore viene di nuovo contattata da un operatore 112 che le chiede di ribadire la posizione esatta dell’intervento, specificando che per una richiesta di intervento inventata sarebbe scattata la denuncia per procurato allarme! Era accaduto che l’ambulanza arrivata sul posto non aveva trovato nessuna vettura ferma ed era rientrata in sede. Morale della favola: aspetti venti minuti per parlare con qualcuno, ti chiudono la comunicazione in faccia, i soccorsi vengono inviati dopo due ore e invece di chiedere scusa per il ritardo minacciano denunce.

Qualcuno si chiederà che fine avesse fatto l’uomo colto da un malore. Semplice: era stato trasportato in ospedale dalla stessa persona che aveva chiamato il 112, visto che il tempo passava inutilmente. E tutto è finito bene. Certo, se l’uomo colto da malore fosse morto nel tragitto su un’auto privata sicuramente il call center avrebbe denunciato il richiedente per omicidio colposo. Almeno per coerenza. Sì, coerente follia.

Dalla Regione Lazio per adesso è tutto, ci risentiamo alla prossima chiamata.

Fonte

18/07/2017

Incendi ovunque. L’ombra del business dello spegnimento privatizzato

Non ci sarà una regia unica, ma una convergenza di interessi criminali certamente sì. L’impressionante sequenza di incendi che stanno distruggendo il patrimonio boschivo italiano ha facile esca nella siccità eccezionale di questi mesi, ma anche se non fossero stati trovati alcuni incendiari in azione, oltre che numerosi “inneschi” nelle aree distrutte, la concentrazione dei fuochi è altamente sospetta. Nel caso del Vesuvio, all’evidenza, addirittura pianificata.


Senza alcuna pretesa di trovare i “colpevoli” per via di deduzione logica, alcuni elementi sono comunque da sottolineare.

Storicamente, gli incendi sono stati appiccati soprattutto in aree appetibili alla speculazione edilizia. Un terreno boschivo demaniale e protetto dalla legislazione, una volta distrutto, può essere più facilmente sottoposto a revisione della destinazione d’uso da parte di amministrazioni locali “permeabili” alle pressioni affaristiche private. Quindi venduto (“privatizzato”) a prezzi da “terreno agricolo” e rapidamente trasformato in “edificabile”.

Questo è un business classico nel miserabile capitalismo all’italiana, immortalato in inchieste giudiziarie, libri, film (“Le mani sulla città”, in primo luogo). Gli incendi, in questo quadro, sono una innovazione relativa, minima, facile, poco costosa, quasi sicura (l’intermediario tra il il palazzinaro committente e l’idiota mandato a dar fuoco è generalmente un malavitoso che sa di non rischiare granché, penalmente).

Una notizia – pubblicata da Globalist – mette in campo un secondo filone di business incendiario. Anche questo non troppo originale, che porta dritto alle società che si accaparrano gli appalti (con finanziamenti pubblici) per lo spegnimento degli incendi. Società private che agiscono come un consorzio monopolistico e incassano cifre folli per ogni ora di intervento: 15.000 euro l’ora per un Canadair, 5.000 per un elicottero.

L’unica inchiesta aperta per ora su queste società è opera dell’autorità Antitrust, in base alla denuncia di un elicotterista. La magistratura sta intanto indagando sui singoli incendi (com’è del resto reso obbligatorio dalla legislazione corrente), e dunque potrebbe arrivare ad “attenzionare” le società private solo se dagli incendiari colti sul fatto si potrà risalire ad intermediari e mandanti. L’antitrust, infatti, potrà al massimo scoprire e sanzionare “pratiche di cartello” messe in atto per far salire alle stelle i costo orario di ogni intervento.

Certo, però, che è del tutto legittimo sospettare un business dello spegnimento incendi, quasi completamente privatizzato e sottratto alla gestione pubblica (ultimo episodio lo scioglimento del corpo forestale, che raddoppia i danni dei “risparmi” operati nei confronti dei Vigili del Fuoco, come segnalato anche da Contropiano in più occasioni, qui e qui). Non avrebbe senso, infatti, aprire e tenere in piedi una società privata con a disposizione Canadair – aerei che possono fare soltanto una cosa: caricare acqua sfiorando la superficie del mare e poi scaricarla altrove – se non ci fosse la ragionevole certezza di un congruo numero di incendi annuo. Quindi una certezza di entrate in grado di garantire manutenzione dei mezzi, pagamento degli stipendi (alti, nel caso di piloti e meccanici specializzati) e ovviamente profitto per i titolari. Da questo punto di vista, insomma, gli incendi ci devono essere. Sennò si chiude...

Lo schema “economico” di questo business, al pari della speculazione edilizia, dà la misura dell’impazzimento dell’“imprenditoria” di questo paese: distruggere territorio per guadagnarci qualcosa, senza produrre assolutamente nulla. Un guadagno facile, foraggiato con soldi pubblici (nessun “privato” pagherebbe per spegnere incendi su terreni non suoi), moltiplicato dalla riduzione veloce della presenza dello Stato in questo campo.


I “grandi colpevoli” indicati in queste ore dai media mainstream (cumuli di immondizie non raccolte, sterpaglie non falciate, comportamenti individuali fuori di testa, ecc.) sono tutte concause che contribuiscono ad estendere fino all’incontrollabilità ogni singolo incendio. Ma non ne sono mai all’origine. Al pari della sempre inventata “autocombustione”.

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Le stranezze sugli appalti per i Canadair: ecco la decisione del Garante della Concorrenza

Tutto è partito dalla segnalazione di possibili illeciti fatti da un pilota di elicotteri che opera nel settore e “legge” dal di dentro, le stranezze delle partecipazioni alle gare d’appalto.

Quindicimila euro l’ora per l’intervento di un canadair, 5000 l’ora per quello di un elicottero. Alla vigilia di questa estate di fuoco, l’Autorità Garante della Concorrenza ha iniziato ad occuparsi del business dello spegnimento degli incendi legato alla flotta dei Canadair. Di seguito, integrale, il documento con il quale il Garante ha deciso di aprire un’istruttoria. Tutto parte dalla denuncia di un pilota che ben conosce l’ambiente e chi si muove in questa ricca fetta di mercato. Fase istruttoria che si dovrà chiudere entro l’ottobre del 2018. Questo per quel che riguarda il Garante, se nel frattempo non intervenisse la magistratura ordinaria, adesso impegnata, in diverse Procure a fare luce sulle responsabilità e sulla regia degli incendi. Ricordiamo che in Italia, la flotta di 19 Canadair, cosi come la maggior parte della flotta di elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi, è privata. Il Garante si muove ed apre una istruttoria – come detto – dopo la denuncia di un pilota che parla degli attori di questo business. Mercato che apparirebbe segnato da accordi che non sono proprio sul binario del rispetto della concorrenza.

I contratti se li aggiudicano sempre le stesse ditte. A ricordarlo, nella sua pagina Facebook, in questi giorni è anche Gherardo Chirici, professore associato di inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze.

Il passato dell’affaire Canadair è travagliato e segnato da qualche “stranezza”. Non solo nel passato, visto che il Garante dopo aver osservato un campione di 18 gare d’appalto, ha ritenuto “che le condotte poste in essere dalle società Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A.), Airgreen S.r.l., Elifriulia S.r.l., Heliwest S.r.l., Eliossola S.r.l., Elitellina S.r.l., Star Work Sky S.a.s. e dall’Associazione Elicotteristica Italiana sono suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del Tfue.”.

Ma andiamo a leggere l’integrale del Garante per la Concorrenza: “In data 13 maggio 2016 è pervenuta una segnalazione volta a denunciare asserite condotte illecite, anche di natura anticoncorrenziale, perpetrate in relazione all’affidamento e all’esecuzione di appalti pubblici aventi ad oggetto la prestazione di servizi di antincendio boschivo e di elisoccorso. Tale segnalazione è stata integrata con ulteriore documentazione prodotta in data 30 maggio 2016. La segnalazione proviene da un operatore del mercato interessato, quale pilota di elicotteri e titolare di un’impresa con sede in Piemonte, che lamenta condotte di condizionamento e turbativa di numerose gare pubbliche bandite a livello regionale – per una complessiva ampiezza nazionale del fenomeno denunciato – e riconducibili a sette operatori del settore appartenenti all’Associazione Elicotteristica Italiana (AEI) nel cui ambito si sarebbe realizzata la contestata spartizione degli appalti pubblici.

Le parti – Il segnalante è un pilota professionista di elicotteri, titolare di qualifiche riconosciute dall’ENAC ed EASA di dirigente e responsabile di attività di trasporto aeronautico ed opera da svariati anni, anche come titolare di imprese, nel settore del trasporto aereo e di antincendio ed elisoccorso. – I partecipanti all’intesa: Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A., di seguito, in breve, “Babcock MCS” già “Inaer”) è una società con sede legale a Milano e sede operativa in provincia di Lecco ed attiva nel settore del trasporto aereo di passeggeri e merci e dei servizi di soccorso aereo ed antincendio. Il capitale sociale è interamente posseduto da una società di diritto spagnolo. Il valore di fatturato dell’esercizio 2015 è pari a circa duecento milioni di euro. Nel marzo 2017 la società ha mutato la precedente denominazione sociale Inaer Aviation Italia S.p.A. in Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. Airgreen S.r.l. (di seguito, in breve, “Airgreen”) è una società con sede legale in provincia di Torino ed attiva nel settore del trasporto aereo non di linea e dei servizi di soccorso aereo ed antincendio. Il valore di fatturato dell’esercizio 2015 è pari a circa venti milioni di euro. Elifriulia S.r.l. (di seguito, in breve, “Elifriulia”) è una società con sede legale in provincia di Gorizia ed attiva nel settore del trasporto aereo non di linea e dei servizi di soccorso aereo ed antincendio. Il valore di fatturato dell’esercizio 2015 è pari a circa dieci milioni di euro. 7. Heliwest S.r.l. (di seguito, in breve, “Heliwest”) è una società con sede legale in provincia di Asti ed attiva nel settore del trasporto aereo non di linea e dei servizi di soccorso aereo ed antincendio. Il valore di fatturato dell’esercizio 2015 è pari a circa nove milioni di euro. Eliossola S.r.l. (di seguito, in breve, “Eliossola”) è una società con sede legale in provincia di Verbania ed attiva nel settore del trasporto aereo non di linea e dei servizi di soccorso aereo ed antincendio. Il valore di fatturato dell’esercizio 2015 è pari a circa cinque milioni di euro. Elitellina S.r.l. (di seguito, in breve, “Elitellina”) è una società con sede legale in provincia di Sondrio ed attiva nel settore del trasporto aereo non di linea e dei servizi di soccorso aereo ed antincendio. Il valore di fatturato dell’esercizio 2015 è pari a circa dieci milioni di euro. Star Work Sky S.a.s. di Giovanni Subrero & C. (di seguito, in breve, “Star Work”) è una società in accomandita semplice con sede legale in provincia di Alessandria ed attiva nel settore del trasporto aereo non di linea e dei servizi di soccorso aereo ed antincendio. Associazione Elicotteristica Italiana (di seguito, in breve, “AEI”) è un’associazione senza fini di lucro finalizzata ad individuare le esigenze presenti e future dell’elicottero, promuoverne l’impiego presso gli enti governativi, le amministrazioni regionali e locali, le aziende private e il pubblico in genere. Allo stato AEI è composta da soci manutentori /venditori di aeromobili e operatori aerei. In particolare, dei 15 attuali soci di AEI, sette (le Parti sopra riportate) sono operatori aerei titolati a svolgere attività di trasporto e lavoro aereo commerciale, gli altri soci sono imprese che si occupano di manutenzione e/o vendita di aeromobili. La presidenza e gli organi direttivi dell’associazione sono composti da esponenti e rappresentanti delle imprese socie.

Il fatto – Le vicende oggetto di segnalazione concernono ipotesi di condotte anticompetitive volte a condizionare lo svolgimento e l’esito di svariate gare pubbliche concernenti l’affidamento di servizi di elisoccorso (HEMS, Helicopters Emergency Medical Service, secondo un acronimo anglosassone) ed anti-incendio boschivo (fire-fighting o AIB). 13. Nel dettaglio, il segnalante delinea uno scenario fattuale in cui le Parti si sarebbero spartite a livello nazionale il mercato relativo ai riferiti servizi, secondo meccanismi di turbativa d’asta realizzati, per quanto rileva sotto il profilo antitrust, combinando in modo sistematico i seguenti ordini di condotte illecite di coordinamento nelle strategie partecipative: – partecipazione alle gare singolarmente o in raggruppamenti variabili tra le medesime imprese in modo che per ciascuna gara figuri un solo offerente (in forma singola o associata) che riesce ad aggiudicarsi l’appalto senza ribasso o con ribassi risibili (sovente inferiori all’1%); – mancata partecipazione alle gare sì da farle andare deserte e indurre la stazione appaltante a riaffidare in trattativa privata la commessa al precedente assegnatario. Il segnalante dichiara che tali condotte sono state poste in essere in modo sistematico e da svariati anni (sin dai primi anni del 2000) su gran parte delle gare bandite, a livello regionale, dalle amministrazioni competenti per l’affidamento dei due servizi menzionati, oltreché, per l’appalto AIB – flotta aerea della protezione civile, a livello nazionale e ha prodotto una tavola riepilogativa in cui individua per ciascuna regione e servizio i vari aggiudicatari (singolo o in ATI), secondo una mappatura ripartitoria in cui figurano quasi esclusivamente i sette operatori facenti parte dell’AEI individuati quali parti del presente procedimento. In particolare, la tavola riepilogativa riporta un totale di 32 affidamenti – che il segnalante definisce “contratti” – in essere tra le stazioni appaltanti e i suddetti operatori, distinti tra servizi AIB (16 contratti) e servizi HEMS (16 contratti). Il segnalante sostiene che la condotta collusiva contestata avrebbe condizionato anche più gare d’appalto (cronologicamente consecutive) per ciascun affidamento elencato nella tavola riepilogativa. Secondo la ricostruzione resa dal segnalante, la ripartizione del mercato nei descritti termini sarebbe avvenuta tra le Parti anche nell’ambito dell’Associazione AEI, alcuni dei cui esponenti risultano riconducibili alle società partecipanti all’intesa qui ipotizzata. In esito ad un preliminare vaglio preistruttorio, dalla documentazione prodotta in sede di segnalazione e dagli ulteriori dati acquisiti dall’ANAC3 e trasmessi dal Nucleo Speciale Antitrust della Guardia di Finanza, si sono ricostruite le dinamiche partecipative di un campione esemplificativo di diciotto procedure ad evidenza pubblica sopra soglia (intendendosi per tali sia singole gare che lotti autonomi di una medesima gara) bandite da dieci amministrazioni regionali e, a livello nazionale, dalla protezione civile, in un arco temporale che va dal 2009 al 2016. Dall’analisi delle procedure di gara sin qui ricostruite emergono, prima facie, elementi di conferma delle modalità partecipative segnalate con riferimento sia a servizi AIB che HEMS.

Si riporta, di seguito, la sintesi del preliminare screening condotta su alcune delle gare oggetto di segnalazione, recante l’evidenza degli elementi informativi utili a dare contezza delle condotte partecipative contestate, ricostruiti sulla base della documentazione disponibile. L’anno indicato è quello di aggiudicazione dell’affidamento, ciascuno dei quali ha durata pluriennale.

Committenza anno ribasso aggiudicatario Piemonte Eliossola (unica offerta e operatore uscente del precedente appalto) Lotto 2 Airgreen (operatore uscente del precedente appalto – due offerte) AIB. Lotto 3 Star Work (due offerte. L’altra è stata presentata da Heliwest, operatore uscente del precedente appalto) AIB 2012 1,2% ATI Airgreen/Inaer (ora Babcock MCS, unica offerta)Hems

Sardegna 2015 0,04% ATI Airgreen/Eliossola/Elifriulia/Star Work/Elitellina (unica offerta) AIB 2012 0,01% ATI Airgreen/Eliossola/Elifriulia/Star Work/Elitellina (unica offerta) AIB Liguria 2015 – Heliwest (procedura negoziata, riaffidamento al precedente aggiudicatario) AIB 2012 0,5% Heliwest (due offerte. L’altra è stata presentata da Star Work) AIB Lazio 2016 0,86% Eliossola (unico offerente) AIB 2012 0,75% ATI Eliwest/Eliossola (unico offerente) AIB Veneto 2013 0,01% ATI con mandataria Elifriulia AIB Valle d’Aosta 2014 0,43% Airgreen (unico offerente) HEMS 2009 0,16% Airgreen (unico offerente) HEMS Friuli Venezia Giulia 2015 25% Elifriulia (unico offerente. In precedenza vi era stata una gara andata deserta) AIB Campania 2012 0,25% ATI Heliwest/Eliossola/Elifriulia (unico offerente) AIB Toscana 2011 0,7% ATI Elifriulia/Eliossola (unico offerente) AIB Sicilia 2011 0,84% ATI Heliwest/Elitellina/Elifriulia (unico offerente. Nella precedente gara i tre operatori avevano partecipato in due raggruppamenti concorrenti) AIB Protezione Civile Nazionale 2011 0,02% Inaer (ora Babcock MCS, unico offerente) AIB

Invero, lo scrutinio di tali gare restituisce un pattern partecipativo connotato da aggiudicazioni all’unico offerente in gara (in forma singola o associata) con ribassi sovente prossimi allo zero o comunque di entità ridottissima che potrebbe essere stato applicato anche ad altre procedure ad evidenza pubblica oggetto di segnalazione. Gli aggiudicatari coincidono con le parti del procedimento, che si alternano nelle varie gare, singolarmente o in compagini collettive, distribuendosi in misura abbastanza omogenea nelle varie regioni italiane (anche a distanza rispetto la loro localizzazione aziendale) e tendendo, per quanto è possibile osservare dai dati in possesso, a mantenere, anche sotto il profilo diacronico, il pregresso bacino di dominanza o ad alternarsi per conservare la propria quota di mercato. La documentazione agli atti offre, altresì, talune evidenze concernenti fattispecie partecipative delle Parti di analogo segno a quelle sopra riportate anche in relazione a procedure di gara concernenti altri servizi di trasporto aereo o altri servizi aerei vari, bandite da amministrazioni o soggetti aggiudicatori differenti dagli enti o organi della protezione civile. Da ultimo, il segnalante rimarca come la costituzione dei raggruppamenti temporanei in cui risultano talvolta figurare le Parti nelle gare censite non risulterebbe giustificata “da un’ipotetica carenza di aziende qualificate e/o di dimensioni sufficienti a concorrere singolarmente, perché praticamente tutte le sette aziende appartenenti ad AEI hanno il potenziale ed il numero di elicotteri sufficiente per concorrere singolarmente alla quasi totalità delle gare d’appalto”.

Valutazioni – Le condotte oggetto del presente procedimento interessano il settore dei servizi di elisoccorso (HEMS) e anti-incendio boschivo (AIB). I servizi HEMS si caratterizzano per attività di soccorso sanitario effettuate mediante l’impiego di elicotteri dedicati, svolte in favore di pazienti che versano in situazioni critiche e necessitano di assistenza medica in tempi rapidi e in tutte le circostanze in cui una normale ambulanza non è in grado di operare. Per altro verso i servizi anti-incendio (fire-fighting o AIB) possono essere svolti sia mediante l’utilizzo di elicotteri che attraverso altre tipologie di aeromobili. Dalla segnalazione pervenuta emerge che gran parte delle imprese operanti nel settore svolge entrambi i servizi di elisoccorso e anti-incendio. Per contro, risulta che solo una delle società attenzionate (Inaer, ora Babcock MCS) si sia aggiudicata un appalto AIB da espletarsi mediante utilizzo di aerei (di proprietà della Protezione civile nazionale), mentre tutte le altre società risultano affidatarie di contratti da eseguirsi con l’utilizzo di elicotteri. La domanda dei descritti servizi viene espressa tramite gare pubbliche d’appalto, distinte per tipologia di servizio (AIB o HEMS), bandite di regola a livello regionale dai dipartimenti locali della protezione civile. Solo la gara concernente l’AIB da effettuarsi con la flotta aerea della protezione civile è stata disposta su base nazionale. Da una prima disamina di taluni capitolati di gara predisposti dalla committenza regionale per l’affidamento dei descritti servizi, le procedure a evidenza pubblica vengono aggiudicate con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa o con il criterio del prezzo più basso, e tra i requisiti di partecipazione viene richiesto, oltre a dati di fatturato generale e specifico per servizi analoghi, la disponibilità, sia a titolo di proprietà che in leasing, di un certo numero di elicotteri caratterizzati da puntuali caratteristiche tecniche e determinato equipaggiamento. Secondo costante orientamento giurisprudenziale, in materia di intese, la definizione del mercato rilevante è essenzialmente volta a individuare le caratteristiche del contesto economico e giuridico nel quale si colloca l’accordo o la pratica concordata tra imprese. Tale definizione è dunque funzionale alla delimitazione dell’ambito nel quale l’intesa può restringere o falsare il meccanismo concorrenziale e alla decifrazione del suo grado di offensività. Nel caso in esame, in via di prima approssimazione, il mercato può circoscriversi nell’ambito geografico e merceologico delle gare condizionate mediante l’ipotizzata intesa di ripartizione del mercato. Tali gare, in particolare, afferiscono ad affidamenti pubblici, disposti a livello nazionale, regionale e locale, di servizi HEMS e AIB. Non si esclude, inoltre, che la concertazione possa avere un perimetro più ampio ed estendersi anche a gare pubbliche aventi ad oggetto l’affidamento di altri servizi di trasporto aereo o altri servizi aerei vari. La qualificazione dell’intesa. Il complesso degli elementi sopra descritti consente di ipotizzare un coordinamento tra le Parti, che potrebbe risalire al 2000, al fine di limitare il reciproco confronto concorrenziale nelle procedure pubbliche di affidamento dei servizi HEMS e AIB attraverso un’intesa, nella forma di un accordo e/o di una pratica concordata, avente ad oggetto la ripartizione del mercato finalizzata all’aggiudicazione degli appalti oggetto di concertazione con ribassi di ridotta entità, sovente prossima allo zero. Tale condotta collusiva e spartitoria sarebbe stata posta in essere anche nell’ambito e per il tramite dell’AEI, di cui tutti gli operatori Parti del presente procedimento risultano essere soci. Invero, la documentazione agli atti restituisce elementi segnaletici di possibili condotte concertative aventi ad oggetto il condizionamento in senso anticompetitivo delle procedure ad evidenza pubblica. Il pattern partecipativo che pare emergere, coerente a quanto prefigurato dal segnalante, risulta caratterizzato da assenza di sovrapposizione e sincronismo partecipativo delle Parti da cogliersi trasversalmente su un’ampia gamma di gare ed affidamenti pubblici (che pare includere tutte le procedure ad evidenza pubblica poste in essere a livello nazionale e regionale o locale per affidare servizi AIB ed HEMS).

Infatti, le anomalie partecipative sintomatiche di coordinamento nella presentazione dell’offerta per spuntare ribassi esigui, a volte prossimi allo zero, risultano investire svariate procedure di gara su una dimensione cronologica e geografica vasta. Le evidenze fattuali paiono tratteggiare un’ipotesi di intesa anticoncorrenziale idonea a neutralizzare i rischi di un effettivo confronto competitivo tra le Parti teso a stabilizzare artificiosamente le rispettive quote di mercato. La descritta, ipotizzata, condotta anticompetitiva pare essersi realizzata anche attraverso l’uso distorto dei raggruppamenti temporanei di imprese, impiegati dalle Parti al fine precipuo di spartirsi le commesse disinnescando il meccanismo competitivo tipico di una gara pubblica. Attraverso siffatta, ipotizzata, condotta concertata, le Parti potrebbero aver alterato sensibilmente la libera formazione dei prezzi nell’ambito delle gare pubbliche in esame, riducendo al minimo i ribassi offerti e determinando così un innaturale innalzamento del valore economico delle commesse. Le evidenze, anche documentali, prodotte dal segnalante e gli ulteriori elementi agli atti consentono di ipotizzare un’ampia latitudine delle possibili condotte concertative, tale da eventualmente ricomprendere tutte le gare bandite da qualunque stazione appaltante ed aventi ad oggetto non solo i servizi HEMS e AIB ma anche altri servizi di trasporto aereo o altri servizi aerei vari. In tal senso, il presente procedimento è volto a verificare ed eventualmente acclarare ipotesi di collusione anche in siffatto, più esteso, ambito operativo. In considerazione della rilevanza comunitaria delle procedure di gara in questione e del fatto che i servizi oggetto delle medesime interessano l’intero territorio nazionale, l’intesa ipotizzata appare idonea, laddove accertata, a pregiudicare il commercio tra Stati membri. Di conseguenza, la fattispecie oggetto del presente procedimento verrà valutata ai sensi dell’articolo 101 del TFUE.

Ritenuto, pertanto, che le condotte sopra descritte poste in essere dalle società Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A.), Airgreen S.r.l., Elifriulia S.r.l., Heliwest S.r.l., Eliossola S.r.l., Elitellina S.r.l., Star Work Sky S.a.s. e dall’Associazione Elicotteristica Italiana sono suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del TFUE;

Delibera.

a) l’avvio dell’istruttoria ai sensi dell’articolo 14, della legge n. 287/90, nei confronti delle società Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A.), Airgreen S.r.l., Elifriulia S.r.l., Heliwest S.r.l., Eliossola S.r.l., Elitellina S.r.l., Star Work Sky S.a.s. e dell’Associazione Elicotteristica Italiana per accertare l’esistenza di violazioni dell’articolo 101 del TFUE;

b) la fissazione del termine di giorni sessanta decorrente dalla notificazione del presente provvedimento per l’esercizio da parte dei legali rappresentanti delle Parti, o di persone da essi delegate, del diritto di essere sentiti, precisando che la richiesta di audizione dovrà pervenire alla Direzione “Manifatturiero e Servizi” di questa Autorità almeno quindici giorni prima della scadenza del termine sopra indicato;

c) che il responsabile del procedimento è il dott. Massimo Lupi;

d) che gli atti del procedimento possono essere presi in visione presso la Direzione “Manifatturiero e Servizi” di questa Autorità dai rappresentanti legali delle Parti, nonché da persone da essi delegate;

e) che il procedimento deve concludersi entro il 31 ottobre 2018. Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato 10 Il presente provvedimento sarà notificato ai soggetti interessati e pubblicato nel Bollettino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Il segretario generale Roberto Chieppa

Il presidente Giovanni Pitruzzella

Fonte