Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/05/2024

L’ultima trincea filo-sionista: “attenti agli infiltrati nelle proteste”

C’è una linea comune che affratella tutti i governi dell’Occidente neoliberista, in piena guerra con il resto del mondo: qualsiasi protesta al proprio interno va presentata come “opera di infiltrati”.

Del resto, se “noi” – occidentali, quasi tutti bianchi (Vannacci style...), culturalmente e geneticamente “superiori” ad ogni altra etnia, ecc. – viviamo in un “giardino” che deve costruire solidi muri per non esser travolto dai coloured della “giungla” là fuori, perché mai qualcuno dovrebbe protestare in buona fede?

Stiamo tutti nel regno di bengodi, no? Salari altissimi, pensioni che consentono mille vizi, una sanità che cura tutti gratis, scuola gratuita e università con ricche borse di studio...

Dunque che vogliono mai questi studenti che in tutto il mondo, e scandalosamente anche qui nel “libero Occidente”, si indignano per le “un piccolo massacro” in quel di Gaza?

Com’è possibile che ragazzi di buona famiglia – andare all’università è diventato un lusso anche per la fascia alta del ceto medio, ormai – non si crogiolino nel loro quarto d’ora di giovinezza aurea accettando la fetenzia del mondo per quello che è?

Chiaro che se protestano è perché c’è qualche “avvelenatore di menti” che lavora nell’ombra, nelle retrovie, magari sopravvissuto alla stagione che ogni buon borghese rimembra con orrore (“gli anni ‘70, oh my god!”).

Si vede che gli inventori di questa narrazione sono gente che studia poco. Basterebbe un commesso di libreria per spiegar loro che i “cattivi maestri” stanno in pratica in ogni libro, perché stimolare il pensiero autonomo di ogni persona significa – inevitabilmente – mettere in moto i neuroni, cambiare lo sguardo che esamina il reale, vedere cose che prima sfuggivano, stabilire connessioni di causa ed effetto tra fenomeni che sembravano estranei, scoprire che ogni “fatto” è il risultato di una storia e la premessa di altri eventi.

Un esempio tra tanti, e tra i meno “sovversivi”: durante un’occupazione della New School da parte degli studenti contro la guerra in Vietnam, negli anni Sessanta, il corpo docente si interrogava sul “che fare?” rispetto alla protesta. La professoressa Hannah Arendt, ebrea in esilio sfuggita al nazismo, propose semplicemente: «In ogni caso, mai chiamare la polizia».

Ecco, dappertutto o quasi sta avvenendo il contrario. E la polizia assume il controllo dell’università, quindi anche – in parte – quello della formazione della classe dirigente del prossimo futuro.

Naturalmente questo abbassa di molto il livello della futura classe dirigente (già ora ridotta a feccia militarista succube della finanza) e non lascia speranze di sorta all’Occidente neoliberista. Ma non c’è demone peggiore di quello annidato nelle soluzioni semplici, che siano militari o poliziesche.

Ultimo nella lista dei ministeri di polizia occidentali, anche il Viminale è arrivato ad assumere la stessa tesi “esplicativa” rispetto alle proteste: “prestare particolare attenzione” per “impedire che soggetti estranei al mondo universitario possano infiltrarsi nelle manifestazioni al solo scopo di strumentalizzare il dissenso, alimentando forme di violenza che, per loro natura, sono incompatibili con la libera manifestazione del pensiero”.

La lista non è infinita, ma resta vaga, così da poter decidere di volta in volta come meglio aggrada. In generale, potremmo dire, si “monitoreranno” gli attivisti non più in età universitaria (immancabili “gli anarchici” o i “centri sociali”) e i membri della comunità palestinese.

Tutto comprensibile, dentro un contesto di guerra mondiale, un po’ meno secondo la logica.

Se un ministro dell’interno fosse davvero preoccupato della possibilità che si producano atti di violenza, dovrebbe mettere nel mirino le “Squadre d’allerta” organizzate direttamente dall’esercito israeliano (un Stato straniero in guerra) in tutti i paesi in cui è presente una forte “ala sionista” all’interno delle comunità ebraiche.

E un ministro dell’interno serio, supportato da un’intelligence altrettanto seria, dovrebbe aver registrato l’ormai lunga serie di aggressioni contro gli studenti attendati o meno nelle università statunitensi (Los Angeles, New York, ecc), francesi (Scienze Po a Parigi), o contro gli antifascisti di tutte le età il 25 aprile a Roma (di sua diretta competenza).

Sapere che “sul nostro territorio” operano squadre armate (1.400 cittadini italiani sono o sono stati impiegati nell’esercito israeliano negli ultimi sette mesi); che queste squadre obbediscono a un governo straniero (in virtù della “doppia cittadinanza”); che hanno come “nemico” da colpire (schedare, intimidire, ecc.) una parte specifica della popolazione italiana (quanti solidarizzano con i palestinesi massacrati)... questo dovrebbe essere per lui un incubo tale da farlo attivare immediatamente per fermarli.

E invece che fa?

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28/02/2024

La campagna de “Il Giornale” contro la sinistra scrive quello che pensano al Viminale?

È ormai da almeno una settimana che uno dei giornali più trash della destra – Il Giornale – dedica ripetutamente articoli contro gli studenti di Cambiare Rotta e Osa e contro organizzazioni politiche come Potere al Popolo e Rete dei Comunisti.

A parte le “eccedenze” e le “fantasie” (per usare un eufemismo) alle quali Il Giornale ci ha abituato da decenni, si ha l’impressione che il principale quotidiano della destra scriva quello che al Viminale o nei Servizi di Sicurezza circoli come “chiave di lettura” sulle organizzazioni dell’opposizione politica e sociale in Italia.

Ultimo in ordine di tempo è un articolo del 26 febbraio relativo alle ripercussioni delle cariche della polizia contro gli studenti a Pisa, in cui indaga quelli che definisce “I tam tam dell’odio sul web”, individuandone gli ispiratori politici in Potere al Popolo e in altre realtà politiche.

Secondo Il Giornale “Il tam tam si muove a diversi livelli e «Potere al popolo» può essere considerato il «maestro» degli studenti comunisti di «Osa» e di «Cambiare rotta», che erano lì in prima fila a Pisa a spintonare gli agenti. Ma che sono presenti un po’ ovunque ci sia una manifestazione che, non per caso, finisce con degli scontri.
Mentre la prima è una organizzazione politica adulta, le altre due sono formate da studenti (anche se fuori corso) universitari con infiltrazioni anche nei licei di tutta Italia. E come se fossero vasi comunicanti, i messaggi che vengono mandati sono sempre molto simili ma raggiungono un pubblico molto diverso.
Nel caso di «Osa» e «Cambiare rotta» è composto soprattutto da giovanissimi, come quelli che si stanno organizzando per occupare un liceo per due giorni, perché «un punto molto importante e più attuale di tutti è lo stop ai manganelli dopo Pisa e Firenze. Su quello possiamo fare moltissima leva e giustifica l’occupazione anche ai più ciechi”.

Il Giornale se la prende poi con “il sedicente «Osservatorio repressione», faro per i centri sociali e gli anarchici italiani, che invoca l’abolizione delle forze dell’ordine, cerca ragionamenti per «andare oltre la semplice critica della polizia per porvi finalmente fine».

E si arriva dalle parti di «Potere al popolo», che crea una connessione tra le istituzioni e la polizia, lasciando intendere che sugli scontri di Pisa ci sia stata la mano lunga dei «piani alti» che ha ordinato quella che definiscono “repressione”.

In un altro articolo del 24 febbraio Il Giornale fa le pulci ai video delle cariche a Pisa, anche qui per indicare e criminalizzare Cambiare Rotta e per dare spazio alle dichiarazioni di un poliziotto-sindacalista che sembrano quelle del dirigente di polizia interpretato da Gian Maria Volontè nel film “Un cittadino al di sopra di ogni sospetto”.

Il Giornale sulle cariche a Pisa scrive che: “Dalle immagini si vede una bandiera di Cambiare rotta, il collettivo comunista che da anni è presente in tutte le manifestazioni che terminano con uno scontro con la polizia. I video che rivelano un’altra verità dietro gli scontri sono stati ignorati dalla sinistra, che ora grida alla repressione.
“Basta con la solita strategia dei provocatori finti furbi che mandano al massacro gli studenti in prima linea come agnelli sacrificali utili in questo caso solo per fare notizia“, ha dichiarato Luca Pantanella, segretario generale provinciale torinese di FSP Polizia di Stato.
Questa, prosegue, è solo “la solita prassi che questi professionisti del disordine utilizzano anche a Torino per far apparire le forze dell’ordine capro espiatorio di tutto. La Polizia è il baluardo democratico contro l’anarchia”
.

In un precedente articolo del 20 febbraio Il Giornale si occupa invece delle università milanesi e delle iniziative di informazione sulla Palestina, ed appare particolarmente preoccupato della presentazione di un opuscolo di documentazione storica sulla questione palestinese.

“Mercoledì 21 febbraio, Cambiare rotta ha organizzato la presentazione del libro “La resistenza del popolo palestinese in una prospettiva storica”, un volume a cura della Rete dei Comunisti, con i quali il collettivo opera da tempo. L’evento si terrà all’interno degli spazi dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, in un’aula della stessa, con la presenza di Davide Bonfante, della Rete dei Comunisti.
Quello che verrà presentato, come spiega la stessa RdC in un comunicato diffuso in rete, non è tanto un libro ma è un dossier “rivolto in particolare a quelle nuove generazioni che stanno animando oggi le piazze e le iniziative a fianco della Resistenza palestinese”. Nient’altro che pura propaganda comunista, che vuole istruire in qualche modo sui precetti del “Lungo ‘68 italiano”.
Nel dossier, l’operazione “Diluvio” condotta da Hamas contro Israele il 7 ottobre, “ha reso evidente che non ci può essere la pace in Medio-Oriente senza il soddisfacimento delle storiche rivendicazioni palestinesi ed ha messo a nudo la natura dello Stato sionista”
.

Lo stile della narrazione degli articoli de Il Giornale e le chiavi di lettura che avanza, a ben guardare sembrano decisamente ispirate dalle veline dei Servizi di Sicurezza più che al lavoro giornalistico. Anzi danno l’idea di una simbiosi.

Secondo il modello Claire Sterling (1), magari la prossima relazione dei servizi di Sicurezza al Parlamento utilizzerà tra le fonti proprio gli articoli de Il Giornale, a loro volta ispirati dai Servizi per criminalizzare organizzazioni politiche e sociali della sinistra alternativa.

Se la suonano e se la cantano, insomma...

Note

(1) Claire Sterling, durante la Guerra Fredda, era una giornalista statunitense legata alla Cia per la quale scriveva articoli di larga diffusione riprendendone le informazioni riservate. A loro volta i rapporti della Cia al Congresso o alle Commissioni del Congresso USA usavano come fonti proprio gli articoli di Claire Sterling.

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16/07/2020

Gabrielli, parole leggere come pietre

L’emergenza Covid e le conseguenze del lockdown sul mondo del lavoro avranno “inevitabilmente una ricaduta in termini di tensioni sociali”. Dopo la ministra degli Interni Lamorgese, a lanciare l’allarme sull’autunno è stato il Capo della polizia Franco Gabrielli, a margine di un evento a Napoli.

“Temo che queste tensioni possano avere degli sbocchi di piazza non sempre ragionevoli. Passato il periodo estivo, tutta quella componente di società che faceva grande affidamento sul turismo uscirà veramente con situazioni disperate“, ha aggiunto Gabrielli, commentando le parole della ministra dell’Interno sul rischio che a settembre si possa aprire un “autunno caldo”.

A suo parere, quindi, disperazione e tensioni dovute al calo dell’occupazione potrebbero portare in autunno a proteste sociali nelle piazze. Ma, per affrontarle, gli agenti dovrebbero mettere da parte gli “esercizi muscolari” e scegliere la strada “del dialogo“.

Atteggiamento che ci piacerebbe veder concretizzato nelle piazze, ma purtroppo abbiamo negli occhi la “battaglia navale” scatenata dalle motovedette contro quelle dei manifestanti a Venezia, pochi giorni fa, all’inaugurazione del Mose.

Insomma, vien difficile crederci.

Un dettaglio interessante emerge quando il Capo della polizia, commentando le parole della Lamorgese qualche giorno fa, ci fa sapere che la Ministra “ha semplicemente ribadito concetti abbastanza ricorrenti, almeno nelle stanze del Viminale e delle forze di polizia”. Insomma questo è il clima nelle stanze e nei corridoi del Ministero degli Interni.

Le indicazioni del Capo della polizia – alto dirigente di lunga esperienza, per anni alla guida sia dei servizi di intelligence sia dell’ordine pubblico e dotato di una visione politica del proprio ruolo istituzionale – sono essenziali eppure descrivono un mondo: quello che ci attende dall’autunno in poi.

Forti tensioni sociali sono probabili. Anzi, attese. E con la sottolineatura degli effetti della stagione turistica estiva che sta andando in malora in moltissimi territori. Il che rivela un monitoraggio niente affatto superficiale sulle dinamiche economico-sociali in corso e sugli scenari possibili.

Non solo. C’è anche l’indicazione formale: mettere da parte gli approcci muscolari (manganellate, lacrimogeni, idranti per intendersi) da parte delle forze di polizia nella gestione dell’ordine pubblico e cercare il dialogo.

Le affermazioni del dott. Gabrielli appaiono dunque piene di buonsenso, un fattore troppo spesso assente nelle decisioni e nella gestione delle emergenze in questi anni. E non stiamo parlando della consueta distanza tra il buon dire e il cattivo fare...

Ma sono dichiarazioni che mettono un po’ tutti di fronte a due domande che rappresentano alternative molto diverse nella soluzione delle emergenze sociali.

Dato come assodato che il malessere sociale non può che aumentare ed agire nella realtà del paese nei prossimi mesi, il sistema di potere che Gabrielli rappresenta e difende militarmente, è intenzionato a procedere ammortizzando complessivamente i problemi (sia sul piano economico sia su quello dell’ordine pubblico); oppure, di fronte all’incapacità del “sistema” di dare risposte adeguate ai bisogni sociali, si agirà sul fronte di quella che è sempre stata definita come “repressione preventiva”?

In sostanza, per evitare di alzare e calare i manganelli nelle piazze, si metteranno all’opera tutti gli strumenti tipici dello “stato di emergenza”?

Il corso degli ultimi anni, nelle piazze, nei picchetti operai, nelle occupazioni abitative e nelle valli della Resistenza alle peggiori ingiustizie, mostra quanto sia largo il fossato tra il “buon dire” e il “pessimo fare” delle varie polizie.

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15/08/2019

Open Arms. Ministri in conflitto sullo sbarco a Lampedusa

L’Ong spagnola Open Arms ferma da 13 giorni davanti a Lampedusa con 147 migranti naufragati a bordo, nei giorni scorsi aveva presentato un ricorso al Tar contro il divieto di sbarco nel porto italiano. “A seguito del ricorso presentato dai nostri legali presso il Tar del Lazio in data 13 agosto 2019 nel quale facevamo presente la violazione delle norme di Diritto Internazionale del mare in materia di soccorso presenti all’interno del Decreto Sicurezza Bis, lo stesso oggi risponde riconoscendo la suddetta violazione nonché la situazione di eccezionale gravità ed urgenza dovuta alla permanenza protratta in mare dei naufraghi a bordo della nostra nave”. A rendere nota la sentenza del Tar è la stessa la ong spagnola annunciando che si dirigerà ora verso “il porto sicuro più vicino” e che non può che essere Lampedusa.

Immediata la reazione del ministro dell’Interno Matteo Salvini, il quale ha annunciato in una diretta Facebook che firmerà subito un provvedimento per impedire lo sbarco della nave. “Pensate in che Paese strano viviamo, un avvocato del Tribunale amministrativo del Lazio vuole dare il permesso di sbarcare a una nave straniera piena di immigrati".

Di avviso completamente diverso da Salvini è però il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, la quale non ha firmato il divieto all’ingresso nelle acque territoriali per la Open Arms come chiesto ministro dell’Interno. Lo si apprende da fonti del Viminale, secondo cui “la scelta non sorprende, visto che la titolare della Difesa ha ordinato alle navi della Marina Militare di scortare verso il nostro Paese l’imbarcazione spagnola”.

Infatti due navi della Marina Militare stanno scortando a distanza verso le acque territoriali italiane la Open Arms, che attualmente naviga a tre nodi in direzione di Lampedusa.

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28/07/2019

Minculpop 2.0 - Il giornalismo secondo il Viminale

Torniamo sulla vicenda dell’uso politico di un omicidio – il carabiniere Mario Cerciello Rega – cercando di contenere lo schifo che la vicenda ci suscita.

Oggi tutti i media provano a “correggere il tiro”, a seconda dell’interesse immediato del capetto politico e imprenditoriale di riferimento. I giornalacci fascisti lo fanno a modo loro, più schifoso della media. Volete una breve lista di titoli? Eccovela:

– “Carabiniere ucciso, ecco cosa non torna. Il giallo della chat”, Il Giornale, che “sobriamente” fa un titolo a tutta pagina – “Tutti i trucchi delle Ong” – per NON parlare della nave militare italiana bloccata a largo del porto di Catania dal solito ukaze di Salvini;

– “Perché il carabiniere non ha sparato”; catenaccio: “I militari erano armati ma le leggi tutelano i delinquenti più di loro”, il che supera anche la fantasia più macabra, dopo ben due “decreti sicurezza” in pochi mesi che consentono alle guardie, in pratica, di ammazzare chi vogliono.

I giornali “seri”, invece, provano a giocare fuori tempo massimo il ruolo che avrebbero dovuto coprire fin dal primo minuto: cosa non quadra nella storia. “Un morto, troppe ombre” titola Repubblica, forse consapevole di aver fatto nell’immediato un altro immenso regalo a Salvini. Sulla stessa falsariga La Stampa, il Corriere, ecc.

Il presidente della Federazione della stampa, Beppe Giulietti, ex parlamentare democratico, si straccia le vesti a nome di tutta la categoria: «La caccia all’immigrato di venerdì sera non può essere archiviata senza una discussione autocritica anche al nostro interno».

Ma la situazione appare ormai irrecuperabile, anche ai suoi occhi, perché “venerdì da alcuni siti, attribuiti anche a persone delle forze dell’ordine, parte la notizia che l’omicidio è stato compiuta da «immigrati nordafricani». Da questo, a prescindere da qualsiasi verifica, in rete si scatena un meccanismo da ku klux klan. Si somma una serie di nodi. Il primo è lo spirito dei tempi: giornali, nelle testate online, giornalisti e singoli cittadini, partono. Il vicepremier Salvini parla di ‘bastardi’ da ‘buttare in galera’, ‘ai lavori forzati’”.

Un sistema informativo, insomma, fuori controllo, quanto a professionalità (zero). Anzi: sotto il pieno controllo di chi gestisce l’origine di ogni informazione di “cronaca nera”: le forze di polizia (carabinieri e finanzieri compresi). Quindi, di questi tempi, al servizio di Salvini, che li ha contraccambiate con “decreti” che garantiscono piena discrezionalità operativa e assoluta impunibilità.

Senza che nessun giornalista di grido sollevasse almeno un sopracciglio...

Di cose che non tornano, comunque, in questa vicenda ce ne sono molte. Si era parlato di una signora scippata (ne avevamo parlato inizialmente anche noi, non disponendo di fonti alternative) ed invece si tratta di un pusher che aveva tirato una “sòla” ai due ragazzini americani, dandogli aspirina tritata invece che cocaina.

Da qui la sequela di “stranezze”. Lo spacciatore è anche un informatore delle “forze dell’ordine”, come tutti i suoi “colleghi”, che altrimenti non riuscirebbero ad esercitare il loro infame mestiere (vi pare logico che gli spacciatori siano quotidianamente rintracciabili dai tossici e mai dalle guardie?).

I due carabinieri in borghese si presentano all’appuntamento fissato dagli “scippatori” col pusher, altre macchine dell’Arma sarebbero state in zona (a pochi metri dal luogo del delitto – in via Pietro Cossa – c’è il Comando della stazione Prati e San Pietro). Il contesto descritto è quello classico di una trappola. Che però non scatta.

I due carabinieri sono armati, vengono presi di sorpresa e non sparano. I loro colleghi non si muovono in tempo per fermare i due ragazzi yankee, peraltro due “assassini per caso”, non certo dei professionisti del crimine. Che fuggono... rientrando nell’albergo, anch’esso a pochi metri dal teatro del delitto.

Il resto è ancora più stupefacente. I due carabinieri colpiti dalle coltellate vengono soccorsi, quello ferito solo lievemente descrive gli aggressori, ne comunica anche la probabile nazionalità (americani o inglesi, certamente bianchi)... ma esce fuori la “voce” che si tratterebbe invece di “nordafricani”.

Uno dei pochi giornalisti che si è mosso professionalmente già nelle prime ore, Simone Fontana di Wired, ricostruisce con precisione l’origine del depistaggio; “La falsa notizia della cattura di quattro nordafricani in relazione all’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega è stata pubblicata da un collega della vittima e diffusa da un agente della Guardia di Finanza, che ha esposto le foto dei presunti colpevoli sulla sua pagina Facebook da oltre 6mila follower, incitando i suoi seguaci al linciaggio”.

Tutto alla luce del sole, senza alcuna maschera. Ma nessun “professionista” sembra accorgersene, presi come sono dal rincorrersi a vicenda nello sparare la stessa falsa notizia, senza neanche chiedersi se sia vera o provare a fare la classica “verifica”. “La pagina Facebook Puntato, L’App degli Operatori di Polizia annuncia la cattura di quattro nordafricani, ‘tre cittadini di origini marocchine e uno di origini algerine’, con tanto di foto segnaletiche e occhi coperti per tutelarne la privacy. Si tratta naturalmente di una bufala, che resta online per un lasso limitato di tempo, ma tanto basta a scatenare il web.”

Perché nessuno si fa domande? “La pagina di Puntato è ritenuta una fonte piuttosto affidabile, non solo perché è l’account ufficiale di una app privata ma agganciata al sito della Polizia e dunque utilizzata dalle forze dell’ordine per, citando il sito web ufficiale dell’azienda, ‘fare controlli speditivi del veicolo e redigere verbali’, ma soprattutto perché è amministrata da due carabinieri attualmente in servizio.”

È il punto centrale. I carabinieri sono quelli che certamente sanno chi debbono cercare, perché il loro collega leggermente ferito ha descritto gli aggressori (due bianchi, non quattro magrebini). Eppure è un loro megafono mediatico considerato “affidabile” a metter in giro la “pista nordafricana”. Sono loro, o agenti di polizia, incredibilmente, a dimostrare zero rispetto per il loro collega ucciso, usandolo come uno straccio da agitare per una caccia all’uomo razzista.

Non ci interessa la dietrologia e quindi non ci mettiamo a fantasticare sui “perché?”. Sappiamo per esperienza e conoscenza che numerosi “tutori dell’ordine” sono di formazione politica apertamente fascista – non si contano più le segnalazioni di uffici delle “forze dell’ordine” in cui campeggiano foto o busti del Duce o bandiere nazifasciste – e abbiamo visto anche noi, su molte pagine Fb, guardie esaltate dall’arrivo di Matteo Salvini (“uno di noi”) al Viminale. Senza che nessun superiore prendesse mai “provvedimenti amministrativi” (accade solo per qualche insegnante, pare).

Ma noi siamo comunisti pieni di pregiudizi... I “professionisti dell’informazione”, invece, avrebbero dovuto farsela, qualche domanda, almeno dopo che sono passate più di 48 ore da quando la bufala è stata sputtanata. E invece no.

Ecco. Quello che a noi pare davvero pericoloso è il “meccanismo di trasmissione delle informazioni” che questa vicenda rivela.

Nelle faccende di cronaca nera c’è una sola fonte di informazione: le varie polizie.

I cronisti della “nera” sono vincolati a questa unica fonte in molti modi, a partire dal fatto che se non riportano esattamente quel che riportano le veline di questura (o le “indiscrezioni di siti affidabili gestiti da guardie”) non avranno in futuro accesso ad altre informazioni in tempo utile (i media mainstream si fanno concorrenza sulla velocità, non sui contenuti).

Peggio ancora. La quotidiana frequentazione di questa unica “fonte” crea una sorta di “economia circolare” per cui alcuni giornalisti si prestano a loro volta a fare da “informatori” per le “forze dell’ordine”.

Altro che “verifica della notizia” come presupposto minimo della “professionalità” di cui parla Giulietti!

Viviamo in un regime di monopolio dell’informazione su quasi tutti i temi rilevanti (provate ad indicare qualcuno che dice una cosa dissonante in politica estera...). E, per quanto riguarda i casi di “nera”, l’imprinting politico è dato dal ministro dell’interno. Che ha così resuscitato un Minculpop 2.0. In cui non è necessario sottoporre a censura gli articoli dei giornalisti. Basta dettarglieli.

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21/07/2019

La guerra ai poveri, l’unica che Salvini vuole fare davvero

Dopo lo sgombero del 14 luglio a Primavalle delle famiglie che abitavano da oltre 10 anni in via Cardinal Capranica, in un ex scuola di proprietà del comune Roma, riportiamo un articolo di Francesco Pallante pubblicato da il manifesto il 06.09.2018 sul rapporto tra diritto alla casa e la Costituzione italiana.

Il senso del rovesciamento del dettato costituzionale è perfettamente restituito dal documento del ministero dell’interno, reso noto ieri, che elenca le occupazioni abitative che saranno sgomberate nel 2020. Salta agli occhi immediatamente che dal ministero dell’interno “il nemico” è individuato nei poveri e nelle occupazioni realizzate da varie soggettività del movimento antagonista o comunque della “sinistra sociale”.

Naturalmente nell’elenco non c’è CasaPound, e non ce ne stupiamo, visto il ruolo di “servizio d’ordine” di Matteo Salvini ricoperto quando il leghista scendeva a Roma come in “territorio nemico”. Poi sono venuti gli accordi con i classici “poteri forti” romani, a cominciare dai palazzinari, e i picchiatori del terzo millennio sono finiti più sullo sfondo, o direttamente nella Lega.

Ma anche se nell’elenco ci fosse stato l’indirizzo di via Napoleone III, non sarebbe cambiato niente. Le occupazioni abitative sono la risposta a un bisogno sociale ignorato dallo Stato, contravvenendo appunto al dettato costituzionale; e quella di CasaPound non lo è affatto. Raccoglie il gruppo dirigente di una formazione che andrebbe sciolta ai sensi della “legge Mancino”, per ricostituzione del partito fascista.

Tutt’altra cosa sono invece le occupazioni che forniscono un tetto, magari non perfettamente “a norma”, ma fondamentale, a famiglie troppo povere per potersi permettere un affitto o addirittura un mutuo (senza garanzie patrimoniali e reddituali, chi te lo dà?).

L’infamia di questo governo traspare prepotentemente da questo elenco, che pubblichiamo dopo l’articolo di Francesco Pallante.

*****

Benché la Costituzione non proclami espressamente il diritto alla casa, dottrina e giurisprudenza non dubitano che dal complesso della Carta fondamentale emergano sicure indicazioni sull’esistenza di tale diritto.

La riflessione degli studiosi è articolata nel merito, ma che l’esigenza di avere un’abitazione sia coperta dal dettato costituzionale è oggetto di unanime riconoscimento. Valgano per tutti le esemplari considerazioni di Temistocle Martines: «L’abitazione costituisce punto di riferimento di un complesso sistema di garanzie costituzionali, e si specifica quale componente essenziale (oltre che presupposto logico) di una serie di “valori” strettamente legati a quel pieno sviluppo della persona umana che la Costituzione pone a base della democrazia sostanziale». Tali valori – precisa ancora l’Autore – sono la famiglia, la scuola, la salute e il lavoro: nessuno di questi sarebbe pensabile se mancasse il presupposto di una casa in cui vivere.

Per la giurisprudenza, punto di riferimento sono le sentenze della Corte costituzionale numero 49 del 1987, numero 217 e numero 404 del 1988, nelle quali si trova proclamata l’esistenza di un «dovere collettivo di impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione». La Corte precisa che tale dovere assume una duplice valenza: da un lato, «connota la forma costituzionale di Stato sociale»; dall’altro lato, «riconosce un diritto sociale all’abitazione collocabile fra i diritti inviolabili dell’uomo di cui all’art. 2 della Costituzione». La conclusione è inequivocabile: tra i «compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso», al fine di «creare le condizioni minime di uno Stato sociale», rientra quello di «concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione», così contribuendo «a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana».

Ciononostante, lo Stato ha abdicato, eccome, al dovere di garantire a tutti i cittadini il fondamentale diritto sociale all’abitazione. Le risorse impiegate in materia, pari dal 26% degli investimenti pubblici totali negli anni Cinquanta, sono crollate a meno dell’1% negli anni Duemila, per scendere ulteriormente – secondo una ricerca dell’Università Bocconi – ad appena lo 0,09% delle spese per il welfare (contro l’1,19% del Regno Unito, il 2,05% della Germania e il 2,62% della Francia). Le sole politiche degli ultimi anni in materia sono state quelle rivolte a reprimere i comportamenti privati di reazione al disagio abitativo, di cui la recente circolare sugli sgomberi voluta dal ministro degli Interni (della quale in queste ore si cominciano a vedere gli effetti pratici) non è che l’estremizzazione, posto che la sua base legislativa resta il cosiddetto «decreto sicurezza Minniti-Orlando» (convertito nella legge numero 48 del 2017).

È il ribaltamento dell’impostazione costituzionale: anziché dare attuazione al diritto all’abitazione previsto nella Carta fondamentale, in modo da soddisfare le esigenze materiali a esso sottostanti, il legislatore interviene esclusivamente per impedire che tali esigenze possano sfociare in azioni volte a farvi autonomamente fronte. Con il risultato che comportamenti – come l’occupazione di immobili abbandonati – mossi dall’intento di dare soddisfazione a un bisogno riconosciuto come diritto costituzionale provocano la reazione delle autorità pubbliche sulla base di previsioni normative di rango legislativo. Un vero e proprio cortocircuito logico-giuridico.

La situazione è andata aggravandosi al punto che, secondo Federcasa, l’edilizia residenziale pubblica è attualmente in grado, sul territorio nazionale, di far fronte alle esigenze abitative di 700 mila famiglie, pari ad appena un terzo di quelle che avrebbero realmente necessità di un alloggio e non sono in condizione di procurarselo attraverso i meccanismi del mercato. Nel contempo – come riportato su questo giornale il 28 gennaio dell’anno in corso – dei circa 31 milioni di appartamenti esistenti in Italia, 7 milioni sono vuoti e 1,5 milioni sottoutilizzati: uno su quattro. Di fatto, l’offerta potenziale di abitazioni supera di sei volte la domanda, inclusa quella proveniente dall’utenza non italiana.

Non si tratta, dunque, necessariamente di costruire nuove case popolari, incrementando il già elevatissimo consumo di suolo, ma di intervenire sugli assetti proprietari esistenti, a partire dai patrimoni improduttivi dei grandi possidenti (società commerciali o singole persone fisiche). L’art. 42 Cost. delinea chiaramente il quadro normativo in cui muoversi, sancendo che la proprietà privata – oltre che riconosciuta e garantita nei limiti in cui ne sia assicurata la funzione sociale e sia resa accessibile a tutti: altro che sacra... – «può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale». Tra i quali non si può negare rientri quello far fronte all’emergenza abitativa che grava su una parte sempre più ampia della popolazione.

*****

Il Prefetto della Provincia di Roma

Prot . N.280617/Gab. del 18.07.2019

PREMESSO che

– Il fenomeno delle occupazioni arbitrarie di immobili è particolarmente diffuso nel territorio della città di Roma; allo stato infatti si contano 82 stabili occupati arbitrariamente per l’intera superficie, la maggior parte dei quali utilizzati per finalità abitative, al cui interno – secondo l’ultima stima risalente al 2017, fondata sulle presenze all’atto dell’occupazione o nel corso di successivi controlli delle forze di polizia – si sono stabilite oltre 11.000 persone della più varia nazionalità;

– per far fronte alla problematica, a partire dal 2014 è stata posta in essere una articolata strategia di contrasto, concordata anche in diverse riunioni del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, che prevede per i tentativi di nuova occupazione, l’intervento immediato delle Forze di polizia al fine di evitare il consolidarsi della situazione, mentre per quelle già in essere l’individuazione di un ordine di priorità negli sgomberi, al fine di cadenzare i singoli interventi in tempi tali da consentire a Roma Capitale di predisporre i necessari interventi assistenziali in favore di eventuali situazioni di fragilità. In coerenza con la suddetta strategia dal 2017 è stato avviato in Prefettura un percorso interistituzionale con Roma Capitale e la Regione Lazio, che ha condotto a definire nel 2018 una prima programmazione di sgomberi, condivisa anche con la locale Procura della Repubblica, per la liberazione di n. 4 immobili occupati, di cui 3 in acclarate condizioni di precarietà strutturale ed 1 gravato da sentenza di condanna al risarcimento del danno. Tale piano, tuttora in corso di attuazione, ha visto al momento la liberazione di 3 dei quattro immobili interessati;

– con l’entrata in vigore del D.L. 14/2017 e del D.L. 113/2018 è stato promosso un approfondimento sugli adempimenti da porre in essere per fronteggiare il fenomeno delle occupazioni arbitrarie, alla luce delle competenze attribuite al Prefetto dai richiamati atti normativi in materia di pianificazione degli interventi di sgombero; in particolare, nella seduta del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica tenutasi il 18.01.2019, allargato alla partecipazione, oltreché della Sindaca di Roma Capitale, dell’Assessore Regionale alle Politiche abitative, degli Assessori comunali al Patrimonio ed alle politiche Sociali nonché dell’Avvocatura Generale dello Stato, è stato chiarito l’ambito applicativo delle nuove disposizioni, che, come poi formalizzato dal predetto Organo legale con la successiva nota del 28 febbraio 2019, deve essere limitato alle sole fattispecie ab origine ricadenti nel perimetro dell’art. 633 c.p., sempreché assistite da un provvedimento dell’A.G. penale (decreto di sequestro preventivo) o civile (sentenza e/o ordinanza di rilascio);

– nell’ambito di un Tavolo di lavoro prefettizio, appositamente istituito in composizione estesa alla Regione Lazio e Roma Capitale, a partire dall’11 febbraio 2019 è stata avviata l’attività istruttoria per verificare, anche per il tramite della locale Questura, la complessiva situazione di ogni singola occupazione. In tale contesto sono state individuate le occupazioni caratterizzate dai requisiti indicati dall’Avvocatura Generale dello Stato ed è stata condivisa l’opportunità di valutare con particolare attenzione : le situazioni ove la mancata esecuzione del decreto penale di sequestro è stata sanzionata in sede civile con sentenza di condanna al risarcimento del danno; le occupazioni gravate anche da ordinanza di rilascio emessa dall’A.G. civile ed amministrativa, ed infine quelle gravate da decreto di sequestro preventivo, per le quali, replicando il modello già sperimentato in precedenza, vanno promosse preventive intese con l’Autorità Giudiziaria procedente.

Specificamente il tavolo tecnico ha poi ritenuto di tener conto, quale ordine di priorità, dei seguenti elementi indicati dall’art. 31 ter del D.L. 113/2018: le esigenze di tutela dell’incolumità pubblica e privata anche in ragione delle condizioni strutturali e di salubrità dell’immobile; la presenza di accertate criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica; la garanzia dei diritti riconosciuti ai proprietari, seguendo l’ordine cronologico dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria; la capacità assistenziale del Comune rapportata alla rilevanza del bisogno abitativo della Capitale.

CONSIDERATO che le risultanze del lavoro svolto dal tavolo tecnico sono state oggetto di approfondita analisi, nella riunione tenutasi il 9.7.2019, da parte del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, cui hanno partecipato – oltre ai vertici delle Forze dell’Ordine, al Direttore della Polizia locale della Città Metropolitana ed al Comandante della Polizia di Roma Capitale -l’Assessore alle Politiche Abitative, Urbanistiche, ciclo dei rifiuti ed impianti di trattamento, smaltimento e recupero della Regione Lazio, assistito dai dirigenti della Direzione Politiche Abitative; l’Assessore alla Persona, Scuola, e Comunità Solidale di Roma Capitale; l’Assessore al Patrimonio ed alle Politiche abitative di Roma Capitale ed il Capo di Gabinetto di Roma Capitale.

VISTO il verbale della predetta riunione di Comitato dal quale emerge che l’Organo collegiale, dopo ampia ed analitica riflessione sulle prospettazioni rese dal tavolo tecnico, ha definito le condizioni di attenzione, sulla cui base predisporre il programma degli interventi di sgombero:

1. Occupazioni ove la mancata esecuzione del decreto penale di sequestro è stata ulteriormente sanzionata in sede civile con sentenza di condanna al risarcimento del danno;

2. Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza;

3. Occupazioni gravate dal sequestro preventivo.

Nell’ambito delle indicate condizioni di attenzione ha individuato i criteri di priorità delle singole posizioni, dando precedenza, nell’ordine:

1) alle esigenze di tutela dell’incolumità pubblica e privata, anche in ragione delle condizioni strutturali e di salubrità dell’immobile, nella considerazione che il diritto alla vita ed all’incolumità della persona umana deve necessariamente prevalere rispetto a qualsiasi altra situazione giuridicamente rilevante;

2) alla presenza di accertate criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, soprattutto tenendo conto dell’eventuale impatto sul contesto ambientale derivante dalla stessa occupazione (ad es. incremento della delittuosità, presenza dei fenomeni di spaccio, prostituzione etc.);

3) alla garanzia dei diritti riconosciuti ai proprietari, seguendo l’ordine cronologico dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria.

In relazione poi alla capacità di risposta assistenziale degli Enti locali e della Regione, tenuto conto delle caratteristiche della realtà capitolina sintetizzate in premessa e della conseguente insufficienza del sistema del welfare pubblico, ha condiviso l’esigenza di distribuire in un arco pluriennale gli interventi di sgombero, prevedendo un intervallo tra ciascuno di essi non inferiore a tre mesi, così da consentire a Roma Capitale di fruire di un lasso di tempo per predisporre i necessari interventi assistenziali in favore degli occupanti in condizione di fragilità, e valorizzando altresì, sulla scorta di positive esperienze già testate su questo territorio, anche le eventuali iniziative provenienti dagli stessi proprietari degli immobili occupati, in grado di ampliare la ridotta offerta assistenziale del sistema pubblico.

Il Collegio ha altresì considerato che è attualmente in corso di preparazione l’ultimo intervento correlato alla pregressa pianificazione concordata con la Procura della Repubblica di Roma, riferita all’immobile sito in via del Caravaggio 105/107, nonché l’intervenuto insediamento del Prefetto di Roma quale Commissario ad acta per la liberazione dell’immobile sito in via A. Tempesta 262. In ragione di ciò ha fissato entro il 31 marzo 2020 l’avvio degli sgomberi riferiti alla presente pianificazione.

RITENUTO di condividere le valutazioni formulate dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica in ordine alle situazioni da attenzionare ed alle priorità, sia con riferimento alle occupazioni per le quali l’inadempimento al provvedimento del giudice penale è stato ulteriormente sanzionato in sede civile o innanzi alla Corte Europea con sentenza di condanna al risarcimento danni, e si accompagna a criticità strutturali o di ordine pubblico, sia con riferimento a quelle caratterizzate dalla mancata esecuzione all’ordine di rilascio o alla misura cautelare adottata in sede penale, per le quali in particolare verranno attivate specifiche intese con l’Autorità giudiziaria competente;

RAVVISATA pertanto, in relazione ai requisiti enucleati dall’Avvocatura Generale dello Stato ed all’attività istruttoria svolta, una pluralità di interventi di sgombero, relativi ad immobili occupati arbitrariamente dalla cui esecuzione potrebbero derivare pericoli di turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica e la conseguente necessità di predisporre un programma di interventi;

ESAMINATA la documentazione agli atti d’ufficio dalla quale si evince che n. 23 stabili arbitrariamente occupati ricadono nelle condizioni sopra indicate;

RITENUTO, quindi, alla luce di quanto sopra di predisporre il programma degli interventi di sgombero secondo i criteri di priorità sopra esposti, al fine di portare ad esecuzione i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria e ripristinare una condizione di legalità nel tessuto urbano compromessa fortemente anche dalla presenza delle occupazioni arbitrarie;

VISTI il D.L. l4/2017, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n.48, il D.L. 113/2018 convertito in L. 1 dicembre 2018 n. 132; l’art.633 c.p.

APPROVA

il Piano degli interventi di sgombero relativamente ai 23 immobili sottoelencati, in base ai criteri sopra specificati, meglio dettagliati per ciascuno stabile nelle schede allegate:

N. 1 Immobile sito in Via Prenestina 913 (Mun. V) di proprietà “Ca.Sa. SrL” occupato il 27 marzo 2009 – Decreto di sequestro preventivo del 14/7/2009 – Emessa sentenza n.13719/2018 Trib. RM II Sez. Civ.le di condanna al risarcimento danni a carico dello Stato Italiano e del Ministero Interno

N.2 Immobile sito in Via Torrevecchia 158 (Mun. XIV) di proprietà “Casa di cura Valle Fiorita SrL” occupato il 6 dicembre 2012 – Decreto di sequestro preventivo del 9/8/2013 – Emessa sentenza del

13.12.2018 CEDU di condanna al risarcimento danni morali a carico dello Stato Italiano

N.3 Immobile sito in Viale delle Province 196/198 (Mun. II) di proprietà “Investire Immobiliare SGR SpA” occupato il 6 dicembre 2012 – Decreto sequestro preventivo 23/06/2014. Ordinanza TAR Lazio di accoglimento domanda cautelare con ordine di sgombero n.4889/2019

N.4 Immobile sito in Via Prenestina 944 (Mun. V) di proprietà Unicredit Leasing s.p.a. occupato il 6 dicembre 2012 – Ordinanza TAR Lazio di accoglimento domanda cautelare con ordine di sgombero n.1254/2019 e successiva ordinanza n.09290/2019 per l’ottemperanza.

N.5 Immobile sito in Via Collatina 385 (Mun. V) di proprietà “IDEA FIMIT SGR SpA” occupato 12 ottobre 2004 – Ordine di rilascio del Tribunale ordinario del 10/10/2013.

N. 6 Immobile sito in Via Umberto Partini 21 (Mun. IV) di proprietà della RCS Pubblicità di Parma occupato 18 ottobre 2002. Decreto sequestro preventivo 27/05/2003. Ordine di liberazione dell’immobile emesso dal Tribunale di Lecco – I Sez. Civ. Fall. del11/6/2018.

N. 7 Immobile sito in Via Tiburtina 1099 (Mun. IV) di proprietà “BAMI SrL” occupato il 12 ottobre 2013 – Sequestro preventivo del 14/05/2018. Ordinanza di sgombero del Tribunale di Roma del 15/09/2014

N.8 in via Roccagiovine 267 (Mun. IV ) in curatela fallimentare per conto della società Lanciostory occupato il 28 giugno 2013 – Ordine di rilascio del Tribunale ordinario di Roma del 26/9/2013.

N.9 Immobile sito in Piazza dei Sanniti 9/a (Mun. II) di proprietà “Area Domus SrL” affittato alla “Camene SpA” occupato 15 aprile 2011. Decreto di sequestro preventivo del 24/11/2011. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.10 Immobile sito in Via del Policlinico 137 (Mun. II) di proprietà “Cammeo Azzurro SrL” occupato il 4 dicembre 2009. Decreto sequestro preventivo 17/04/2012. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.11 Immobile sito in Via Mattia Battistini 113/117 (Mun. XIV) di proprietà “Enasarco” occupato il 28 giugno 2013. Decreto sequestro preventivo del 30/06/2016. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.12 Immobile sito in Via dei Castani 42-44-46 (Mun. V) di proprietà Eredi di Attili Roberto occupato il 25 settembre 2008. Decreto sequestro preventivo 19/02/2009. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.13 Immobile sito in via Tiburtina 1064 (Mun. IV) di proprietà ICMT SrL occupato il 6 aprile 2013. Decreto sequestro preventivo 5/05/2017. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.14 Immobile ex cinodromo sito in Via della Vasca Navale 6 (Mun. VIII) di proprietà Comune di Roma occupato 20 novembre 2002. Decreto sequestro preventivo 8/05/2003. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.15 Immobile sito in Via delle Sette Chiese 186 (Mun. VIII) di proprietà “Daunia srl” occupato il 30 ottobre 2003. Decreto sequestro preventivo 1/12/2004. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.16 Immobile sito in Piazza Santa Maria della Pietà 5 pad. 25 e 31 (Mun. XV) di proprietà ASL RM E occupato 15 ottobre 2004. Decreto sequestro preventivo 5/12/2004. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.17 Immobile sito in Via Gian Maria Volonté (Mun. III) di proprietà Cooperativa Sociale “Urania 2000” occupato il 3 novembre 2007. Decreto sequestro preventivo 22/12/2007. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.18 Immobile sito in Via Lucio Sestio 10 (Mun. VII) di proprietà Società ATAC occupato 8 marzo 2008. Decreto sequestro preventivo 1/07/2008. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.19 Immobile sito in Via Vittorio Amedeo II 16 (Mun. I) di proprietà “INPS” occupato il 9 novembre 2008. Decreto sequestro preventivo 22/05/2009. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.20 Immobile sito in Via dei Radiotelegrafisti 44 (Mun. IX) di proprietà “COTRAL SpA” occupato il 27 novembre 2008. Decreto sequestro preventivo 5/05/2010. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.21 Locali commerciali siti al piano terra dell’immobile sito in Via Aldo Capitini 57(Mun. VI) di proprietà “Gestim SrL” occupati il 5 dicembre 2013. Decreto sequestro preventivo 16/08/2014. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.22 Immobile sito in Via Tor de Schiavi 101 (Mun. V) di proprietà “ACEA Distribuzione” occupato il 26 ottobre 2013. Decreto sequestro preventivo comunicato in data 23/12/2015. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.23 Immobile sito in Corso d’Italia 108 (Mun. II) di proprietà INPS ex INPDAP occupato il 16 febbraio 2007. Decreto sequestro preventivo 13/10/2017. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

Impregiudicato ogni intervento derivante da situazioni emergenziali, il presente elenco potrà essere aggiornato, in relazione al sopravvenire di ulteriori provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria o di eventi in grado di incidere sull’incolumità pubblica e la sicurezza ovvero in presenza di formali offerte da parte dei proprietari di adeguate soluzioni alloggiative, in grado di supportare l’attivitàassistenziale di Roma Capitale.

Il presente provvedimento, pubblicato sul sito della Prefettura di Roma sarà comunicato all’Autorità Giudiziaria, alla Regione Lazio, a Roma Capitale e alla Questura di Roma che provvederà alla notifica ai singoli proprietari.

F. to IL PREFETTO

(Pantalone)

N.B. : Avverso i l presente provvedimento è ammesso ricorso al T.A.R. del Lazio oppure al Presidente della Repubblica rispettivamente entro 60 giorni il primo e 120 giorni il secondo, a decorrere dalla data della notifica.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 1/23

Occupazioni gravate da sentenze di risarcimento danni per la mancata esecuzione del provvedimento dell’A.G penale Immobile sito in Via Prenestina 913 (Mun. V) di proprietà “Ca.Sa. SrL” occupato arbitrariamente il 27 marzo 2009 – Presenti circa 200 persone di varie etnie tra cui minori.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Diffida dei VV.FF. in data 17.2.2010 per la messa in sicurezza di parte del muro perimetrale interessato da smottamento a causa di infiltrazioni d’acqua e per la verifica di tutto il muro con interdizione passaggio veicolare.

Non risultano documenti inerenti successivi interventi di messa in sicurezza dell’immobile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste: La Questura di Roma segnala situazione di degrado nelle zone circostanti l’occupazione.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 25076/09 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 14/7/2009. Il Tribunale Civile di Roma, con sentenza n. 13719/2018 ha condannato in solido la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Interno al pagamento di euro 27.914.635,84 a titolo di risarcimento danni per la mancata esecuzione del sequestro preventivo.

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 2/23

Occupazioni gravate da sentenze di risarcimento danni per la mancata esecuzione del provvedimento dell’A.G penale

Immobile sito in Via Torrevecchia 158 (Mun. XIV) di proprietà “Casa di cura Valle Fiorita SrL” occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – presenti circa 300 persone in prevalenza nord africani con minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati: non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste: La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti e vendita di merce contraffatta cui sono dediti alcuni occupanti

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 22185813 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 9/8/2013.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 13/12/2018 sul ricorso n. 67944/2013, ha condannato lo Stato italiano al pagamento in favore della società proprietaria di euro 20.000 per il risarcimento del danno morale, rinviando all’autorità giudiziaria italiana la quantificazione del danno materiale, per la quale risulta già promossa azione.

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 3/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Viale delle Province 196/198 (Mun. II) di proprietà “Investire Immobiliare SGR SpA” occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – Presenti circa 150 persone tra cui minori e anziani –

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Diffida dei VV.FF. in data 21.1.2019 a seguito di incendio, per il ripristino delle condizioni di sicurezza dell’impianto elettrico posto al piano V del fabbricato

Diffida della Polizia di Roma Capitale in data 13.2.2019 all’esecuzione di adempimenti per la salvaguardia della pubblica incolumità delle persone e per la preservazione dei beni.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate a diversi episodi delittuosi tra cui uno stupro, aggressioni, liti tra occupanti, presenza di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’occupazione svolge altresì un ruolo propulsivo all’interno del circuito antagonista.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale n.18083/2013 e adottato decreto di sequestro preventivo in data 23/06/2014 – Ordinanza n. 4889/2019 del TAR Lazio che subordina all’esecuzione dello sgombero l’efficacia della predetta diffida della Polizia di Roma Capitale a porre in essere interventi per la salvaguardia della pubblica incolumità in data 13.2.2019.

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 4/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in via Prenestina n.944 (Municipio V), di proprietà Unicredit leasing; occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – presenti oltre 600 persone, tra cui molti minori anche in tenera età, aderenti a Blocchi Precari Metropolitani.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

 verbale di intervento dei Vigili del Fuoco in data 10.11.2018 a seguito di incendio verificatosi nella stessa data; dal medesimo risulta la temporanea completa evacuazione degli occupanti e la dichiarazione di inagibilità dell’intero complesso sino al verificato ripristino delle condizioni di sicurezza da parte delle autorità competenti.

 D.D. del 12.11.2018 con la quale il Dipartimento Sicurezza e Protezione Civile di Roma Capitale ha intimato alla proprietà di ripristinare le condizioni di sicurezza del cespite a seguito dell’incendio. La proprietà ha comunicato l’impossibilità di accedere in sicurezza nello stabile per effettuare gli interventi richiesti sia Vigili del Fuoco che da Roma Capitale.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni sulla sicurezza delle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

A seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale n.7557/2013; in data 14 marzo 2019 la Società UniCredit Leasing SpA, ha trasmesso l’Ordinanza del T.A.R. Lazio n. 1254/2019 che subordina l’efficacia della predetta determina dirigenziale del 12.11.2018, all’esecuzione dello sgombero. Ad essa ha fatto seguito l’ulteriore ordinanza n. 09290 del TAR Lazio in data 12/7/2019 per

l’ottemperanza alla precedente ordinanza cautelare.

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 5/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Collatina 385 (Mun. V) di proprietà “IDEA FIMIT SGR SpA” occupato arbitrariamente il 13 ottobre 2004 – Presenti circa 350/400 persone tra cui minori, di nazionalità eritrea, somala ed etiope.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

La Questura di Roma riferisce che a seguito di denuncia presentata dalla proprietà sono stati aperti i procedimenti penali n. 48208/2004 e n.48461/2013 ed in data 10.10.2013 emesso Ordine del Tribunale Ordinario di liberazione dell’immobile. Pende azione di risarcimento danni intentata dalla proprietà

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

diffida dei VV.FF, a seguito di incendio del 15 settembre 2009, indirizzata a Roma Capitale per individuare e far eseguire urgenti interventi di messa in sicurezza del sito. Non si rinvengono ulteriori provvedimenti inerenti la messa in sicurezza dell’immobile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma oltre ad una generale situazione di degrado nelle zone circostanti l’occupazione, dovuta ad accumuli di rifiuti, segnala attività di spaccio di sostanze stupefacenti, furti, lesioni e prostituzione. Tra il 2006 e il 2008 sono stati segnalati 8 casi di TBC dalla ASL competente.

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 6/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Umberto Partini 21 (Mun. IV) di proprietà della RCS Pubblicità di Parma occupato arbitrariamente 18 ottobre 2002 – sede del centro sociale “Strikers” al momento non risultano presenze stabili

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 3757/03 e, come comunicato dal Comando Provinciale Carabinieri di Roma in data 19/6/2003, è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 27/5/2003; in data 11/6/2018 emesso ordine di liberazione dell’immobile dal Tribunale di Lecco – Sezione

Prima Civile Fallimentare

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 7/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Tiburtina 1099 (Mun. IV) di proprietà “BAMI SrL” occupato arbitrariamente il 12 ottobre 2013 – presenti circa 100 persone tra cui minori

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

Come comunicato dalla Questura di Roma l’11/6/2018, a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale 188312/2018 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 14/5/2018. Emessa dal Tribunale Ordinario di Roma ordinanza di sgombero n. 38370/2014 in data 15/9/2014

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati: non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala un episodio di aggressione all’interno dello stabile nel mese di

dicembre 2018; segnalate inoltre possibili ripercussioni sull’ordine pubblico anche a causa

della vicinanza con altre occupazioni abusive (via Tiburtina 1064, via Sambuci 3 e via

Roccagiovine 297)

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 8/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare

ottemperanza


Immobile sito in via Roccagiovine 267 (Mun. IV) di proprietà “Lancio srl” dichiarata fallita

e a disposizione del Curatore Fallimentare; occupato il 28 giugno 2013 – presenti circa 70

persone tra cui 20 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali

degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che possibili criticità potrebbero derivare dalla vicinanza con altre occupazioni abusive presenti sul territorio di Roma est.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

Aperta procedura di esecuzione immobiliare RGE 924/2006 nei confronti della “Lancio srl” dichiarata fallita con sentenza n.12/2012 del Tribunale di Paola; a seguito di denuncia del Custode giudiziario aperto procedimento penale n. 42613/13 e, come comunicato dalla Questura di Roma in data 29/4/2017, emesso Ordine di rilascio del Tribunale Ordinario di Roma Sez. IV Civile del 26.09.2013.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 9/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Piazza dei Sanniti 9/a (Mun. II) di proprietà “Area Domus SrL” affittato alla “Camene SpA” occupato arbitrariamente 15 aprile 2011- sede del Centro sociale “Spazio 32”.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

– Rapporto del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco in data 8.9.2011 all’esito del sopralluogo svolto in tale data, che ha evidenziato lavori di ristrutturazione non completati e la permanenza nell’immobile di strutture di cantiere nonché presenza di copertura in pannelli in fibro cemento;

– Segnalazione della Polizia Municipale in data 10.11.2011 di opere effettuate all”interno della struttura concernenti anche parti in eternit per le quali si rimandava a valutazioni da parte della ASL territorialmente competente.

Non risultano notizie su successivi interventi di messa in sicurezza

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti. Nell’immobile ha sede il Centro sociale “Spazio 32”, all’interno vi si svolgono riunioni ed assemblee tra esponenti di diverse realtà antagoniste provenienti anche da altre Province.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato emesso decreto di sequestro preventivo, come comunicato dalla Polizia Locale Roma Capitale in data 14/12/2011; pende istanza stragiudiziale di risarcimento danni intentata dalla proprietà.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 10/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via del Policlinico 137 (Mun. II) di proprietà “Cammeo Azzurro SrL” occupato arbitrariamente il 4 dicembre 2009 – presenti 117 persone come da censimento svolto dalla P.L. nel mese di agosto 2018

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 17/4/2012. Pende azione di risarcimento danni intentata dalla Proprietà

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Con verbale n. 23 del 9/11/2017 la Commissione Comunale per l’accertamento della sicurezza statica degli edifici privati ha prescritto l’adeguamento dell’impianto elettrico non a norma.

Inoltre, a seguito di silenzio serbato dal Comune di Roma nei confronti dell’istanza di adozione di ordinanza ai sensi art. 54 TUEL, il TAR del Lazio con sentenza n. 8896/17 fissava l’obbligo del Comune ed in via sostitutiva del Prefetto, di pronunciarsi nel termine prescritto di 120 giorni pena la nomina di un Commissario ad acta. A seguito degli accertamenti svolti il 9/11/2017 dalla predetta Commissione comunale, che, confermando le problematiche all’impianto elettrico, escludevano criticità sotto il profilo statico, Roma Capitale ha assunto provvedimento negativo rispetto all’istanza predetta.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti.

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 11/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Mattia Battistini 113/117 (Mun. XIV) di proprietà “Enasarco” occupato arbitrariamente il 28 giugno 2013 – presenti circa 400 persone varie etnie con minori

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 40727/13 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 26/1/2018, è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 30 giugno 2016

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:


non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla vendita di merce contraffatta e attività di piccolo spaccio. Segnalata inoltre situazione di degrado, ed occasionali accessi abusivi a giardini privati dei condomini adiacenti

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 12/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via dei Castani 42-44-46 (Mun. V) di proprietà Eredi di Attili Roberto occupato arbitrariamente il 25 settembre 2008 – sede del Centro sociale B.A.M. (Biblioteca Abusiva Metropolitana) presenti 10 esponenti di area anarchica

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Su richiesta della Prefettura, sono stati acquisiti pregressi rapporti dei Vigili del Fuoco poi trasmessi all’Ufficio Extra-dipartimentale Politiche della Sicurezza e Protezione Civile di Roma Capitale. Quest’ultimo con nota del 2.2.2018 ha rappresentato che dall’analisi dei predetti rapporti non sono state rilevate problematiche di natura statica, ma una serie di carenze dovute a vetustà e mancanza di manutenzione, rinviando al Servizio Tecnico Municipale competente per il territorio per ulteriori notizie ed eventuali valutazioni

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 49177/08 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 31/3/2009 ed il 23/3/2019, è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 19/2/2009

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 13/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Tiburtina 1064 (Mun. IV) di proprietà “della ICMT Srl, occupato il 06.04.2013 prevalentemente da cittadini italiani aderenti ad ASIA -USB.-presenti 150 persone con 30 minori.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Nel mese di gennaio 2017 su richiesta della Prefettura è stato effettuato un sopralluogo presso lo stabile, a cura dei Vigili del Fuoco per valutarne le condizioni di sicurezza; in esito al predetto accertamento non sono state rilevate problematiche di staticità dell’immobile, ma solo alcune difformità in materia di prevenzione incendi.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

A seguito di denuncia della proprietà sono stati aperti i procedimenti penali n. 60840/2013 e n. 23287/2014; emesso decreto di sequestro preventivo in data 5/5/2017. Con sentenza n.1868/2019 del 25/1/2019 il Tribunale Civile di Roma ha respinto la domanda risarcitoria avanzata dalla società ICMT, ed attualmente pende appello proposto dalla proprietà avverso la citata sentenza.

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 14/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile ex cinodromo sito in Via della Vasca Navale 6 (Mun. VIII) di proprietà Comune di Roma occupato arbitrariamente il 20 novembre 2002 – sede del centro sociale Acrobax Project presenti circa 50 persone stabili

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate al disturbo della quiete pubblica in occasione di feste ed altri eventi organizzati nello stabile; inoltre l’occupazione svolge un ruolo propulsivo all’interno del circuito antagonista

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 53484/02 e, come comunicato dal Comando Provinciale Carabinieri di Roma con nota del 23/2/2005, è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 8/5/2003.

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 15/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via delle Sette Chiese 186 (Mun. VIII) di proprietà “Daunia srl” occupato arbitrariamente il 29 ottobre 2003 – presenti 10 persone di cui 3 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala la vicinanza al Centro Sociale La Strada e condizioni di degrado delle zone circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 2989/03 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 1/12/2004

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 16/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Piazza Santa Maria della Pietà 5 pad. 25 e 31 (Mun. XIV) di proprietà ASL RM E occupato arbitrariamente il 15 ottobre 2004 – nel Pad. 31 sede associazione antagonista “Ex Lavanderia”; nel Pad. 25 presenti 7 nuclei familiari

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

Non vengono segnalate dalla Questura di Roma situazioni di criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto l’occupazione è ubicata all’interno dell’area dell’ex ospedale psichiatrico

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 48459/04 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 2/12/2004;

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 17/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Gian Maria Volonté (Mun. III) di proprietà Cooperativa Sociale “Urania 2000” occupato arbitrariamente il 3 novembre 2007 – presenti 69 persone di cui 20 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti e che all’interno dimorano alcuni leaders del movimento Blocchi Precari Metropolitani

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà sono stati aperti due procedimenti penali, 81975/2007 e 32124/2012 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 22/12/2007

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 18/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Lucio Sestio 10 (Mun. VII) di proprietà Società ATAC occupato arbitrariamente l’ 8 marzo 2008 – sede del centro sociale “Casa delle donne Lucha Y Siesta”- presenti circa 10 donne

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

Non vengono segnalate dalla Questura di Roma situazioni di criticità

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale 13336/08 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 1/7/2008

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 19/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Vittorio Amedeo II 16 (Mun. I) di proprietà “INPS” occupato arbitrariamente il 9 novembre 2008 – presenti 27 persone di cui 7 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che l’occupazione non ha mai procurato allarme sociale


3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 1800/09 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 22/5/2009

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 20/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via dei Radiotelegrafisti 42 – 44 (Mun. IX) di proprietà “COTRAL Patrimonio SpA” occupato arbitrariamente il 27 novembre 2008 – presenti circa 100 persone di cui 35 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 48399/2009 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 5/5/2010

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 21/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Locali commerciali siti al piano terra dell’immobile in Via Aldo Capitini 57 (Mun. VI) di proprietà “Gestim SrL” occupati arbitrariamente il 5 dicembre 2013 – presenti 14 persone di cui 7 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 35105/2014 e n. 18563/2014 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 16/8/2014

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 22/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Tor de’ Schiavi 101 (Mun. V) di proprietà “ACEA

Distribuzione” occupato arbitrariamente il 26 ottobre 2013 – presenti circa 50 persone tra cui minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 59495/2013 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 23/12/2015, è stato emesso decreto di sequestro preventivo.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 23/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Corso d’Italia 108 (Mun. II) di proprietà “INPS ex INPDAP” occupato il 16 febbraio 2007 – presenti circa 100 persone tra cui minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che non risultano particolari ripercussioni sulle aree circostanti l’immobile né lamentele da parte degli abitanti e dei commercianti della zona

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 20809/2017 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 12/09/2017

Fonte

06/06/2019

Salvini “manganella” anche i magistrati

La notizia è di quelle pesanti: il Ministero degli Interni ha avviato una attività di dossieraggio e ricorsi su alcuni magistrati che avevano prodotto sentenze, o comunque decisioni, diverse o contrarie ai diktat ministeriali.

In particolare, a far infuriare Salvini (e i sindaci e i prefetti che si erano subito adeguati alle nuove circolari degli Interni), sono stati alcuni stop dei giudici amministrativi della Toscana sulle “zone rosse” a Firenze – ritenute dai magistrati apertamente anticostituzionali – e le decisioni dei tribunali civili di Firenze, di Bologna e di Genova, che in base alle leggi oggi in vigore hanno autorizzato i richiedenti asilo ad essere iscritti all’anagrafe.

Salvini, per tutta risposta, ha annunciato il ricorso al Consiglio di Stato contro il provvedimento del Tar di Firenze sulle “zone rosse urbane”. E ne annuncia anche altri sulle sentenze chehanno permesso l’iscrizione all’anagrafe dei migranti.

Ma la notizia più grave è soprattutto il ricorso all’Avvocatura dello Stato “per valutare se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi, lasciando il fascicolo ad altri, per l’assunzione di posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini”.

In pratica il ministro degli Interni ritiene che i magistrati dovrebbero passare le carte ad altri qualora ritenessero di doversi pronunciare in “contrasto con le politiche del governo”.

Un vero e proprio orrore istituzionale e costituzionale su almeno tre aspetti:

- la violazione dell’autonomia del potere giudiziario dal potere esecutivo;

- il venir meno dell’obbligo dell’azione penale da parte dei magistrati davanti ai fascicoli aperti;

- infine – ma non certo per importanza – una vera e propria intimidazione da parte del governo contro i giudici che ravvedono nei provvedimenti adottati elementi di incostituzionalità.

Il Viminale, per conto del suo responsabile temporaneo (perché questo è un ministro), dovrebbe così monitorare le uscite pubbliche dei magistrati firmatari delle sentenze, e i loro rapporti di “vicinanza e collaborazione con chi difende gli immigrati contro il Viminale”. In pratica, una “inchiesta” sulla massa dei magistrati per registrarne le opinioni – giuridiche e/o politiche – e il grado di discrepanza con gli orientamenti del ministro di polizia.

La gravissima iniziativa del ministro degli Interni e leader della Lega, forse niente affatto casualmente, ha scelto un momento assai rognoso per dispiegarsi. Sono i giorni in cui dentro l’Associazione Nazionale Magistrati e lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura è in corso una velenosa resa dei conti. L’Anm ha reagito con un documento approvato all’unanimità, nel quale chiede “che il Csm effettui tutti i passaggi necessari a tutela della collega Luciana Breggia (una dei magistrati “dossierati” dal Viminale, ndr), presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione del Tribunale di Firenze, e dell’autonomia e indipendenza della giurisdizione”.

L’Anm nel documento denuncia che: “In seguito a un provvedimento collegiale che ha dichiarato inammissibile il reclamo del ministero dell’Interno, si è ipotizzato l’intento ‘politico’ del giudice diretto a disapplicare norme di legge, a fronte di un provvedimento sgradito. La critica non si è rivolta quindi al contenuto del provvedimento, ampiamente motivato, ma alle supposte ‘idee politiche del giudice’ e alla sua partecipazione a convegni, peraltro di carattere scientifico, in ragione dei partecipanti e dei relatori evidentemente loro sgraditi”.

Il documento dell’Anm richiama infine il caso di un post pubblicato su facebook dallo stesso Salvini, che “riportando un articolo de ‘Il Giornale’ nel quale sono contenuti i medesimi attacchi alla persona del giudice, è stato seguito da commenti contenenti insulti e minacce che non risultano essere stati rimossi”.

La dott.ssa Luciana Breggia, in una intervista a Famiglia Cristiana, aveva affermato che i Centri di accoglienza straordinaria sono un “limbo di insicurezza”, e che “le leggi che costituiscono il diritto non sempre vanno nella direzione della giustizia”, ricordando le leggi razziali.

Un accostamento sgradito che, come noto, era già costato una sanzione (poi revocata) all’insegnante di Palermo per non aver stroncato l’accostamento fatto da uno studente e che giungeva alle medesime conclusioni. Inoltre la giudice viene accusata di aver partecipato alla presentazione del libro “’L’attualità del male, la Libia dei lager è verità processuale”, un volume scritto dall’avvocato Maurizio Veglio, presentato insieme ad Alessandra Sciurba, portavoce della Ong Mediterranea.

Relativamente allo stop del Tar della Toscana alle “zone rosse” nel centro di Firenze, per esempio, c’era stata una sentenza favorevole al ricorso presentato dall’Aduc (una associazione di consumatori, ndr) sulla vicenda di Matteo Innocenti, attivista di Potere al Popolo denunciato per possesso di cannabis e per questo considerato “pericoloso”.

Dov’è il fattore davvero insidiosissimo in questo vero e proprio strumento di intimidazione del ministero degli Interni contro alcuni magistrati?

Nel fatto che che una volta avviato il meccanismo, in assenza di contrasto o altolà istituzionali, questo diventi una “prassi normale”. Il ministro può cambiare, ma intanto viene messa a sistema la schedatura dei magistrati per impedire che determinati fascicoli arrivino a “quelli sbagliati” (nell’opinione del ministro dell’interno).

Sarebbe interessante sapere, sul punto, cosa ne pensi ad esempio il Capo della Polizia, Gabrielli il quale, in una intervista al Corriere della Sera alcune settimane fa, ci aveva tenuto a precisare che il corpo da lui diretto “era al servizio dello Stato, nell’interesse di tutti i cittadini”.

Ma se le disposizioni di un ministro diventano diktat svincolati dal rispetto della Costituzione e dal vaglio della magistratura, quale mostro giuridico si va a produrre?

Come diciamo spesso, è sempre meglio evitare che un orrore diventi un fatto, perché poi recedere da un fatto compiuto diventa enormemente più difficile. E doloroso.

Fonte

08/11/2018

Vttoria dei Vigili del Fuoco USB: arriva la stabilizzazione senza limiti di età


Ieri è stata una grande giornata di lotta per i Vigili del Fuoco. Il Viminale era blindato più che mai ma non ha fermato l’Unione Sindacale di Base nella rivendicazione di assunzioni e di una paga dignitosa oltre al rispetto della categoria, l’unica senza copertura INAIL.

Ieri in conseguenza dell’occupazione della piazza del Viminale siamo stati ricevuti dal sottosegretario di Stato con delega ai Vigili del Fuoco, il senatore Stefano Candiani, il quale insieme al Capo Dipartimento, il prefetto Bruno Frattasi, ci ha comunicato che la stabilizzazione è stata firmata ed è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Entro la metà del mese di dicembre comincerà fattivamente il processo di assunzioni mediante prova fisica (che avrà la sola valutazione di “idoneo/non idoneo”).

La relativa graduatoria farà capo, come elementi di costruzione del punteggio, unicamente ai vari titoli professionali e terrà conto della maggiore anzianità di iscrizione al ruolo dei Vigili del Fuoco volontari/discontinui.

La stabilizzazione NON HA LIMITI DI ETÀ, come stabilito dalla legge di stabilità del dicembre 2017.

Come USB conosciamo bene questo processo, frutto delle nostre battaglie che risalgono al 1 gennaio 2016. Anno in cui dall’allora legge Cozzolino si è passati alla successiva “Risoluzione Fiano” e poi a dicembre del 2017 alla legge di bilancio.

Oggi è l’attuale ministro dell’Interno in carica a firmarla, sciogliendo le innumerevoli dicerie che aleggiavano nell’aria e messe in moto da chi aveva creduto di riuscire a gettare fango sulla “creatura” di USB.

Il diritto al lavoro è un diritto costituzionale e USB lo difenderà sempre.

Fonte

14/10/2018

La vendetta di Salvini: deportare i migranti di Riace

Un misto di cavilli burocratici e iattanza militare al servizio di un ministro che riversa le sue antipatie personali in atti di Stato. Il risultato è uno solo: distruggere quello che funziona. E che funziona persino bene.

Dopo l’arresto del sindaco Mimmo Lucano, il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno (la similitudine con il linguaggio orwelliano è ormai esplicita: il nome significa l’opposto di quello che viene fatto davvero) ha deciso il trasferimento dei migranti ancora ospiti nello Sprar gestito dal comune calabrese.

La “base giuridica” è stata individuata in una folla di microscopiche “anomalie nella gestione”, sollevate nei mesi scorsi dallo stesso ministero (l’attacco al “modello Riace” è cominciato con il ministro “democratico” Marco Minniti, quello che “non possiamo lasciare il fascismo ai fascisti”, direbbe Crozza).

La circolare impone infatti di “Rendicontare spese fino a chiusura Sprar”, visto che i rilievi sollevati riguardano “soprattutto ad aspetti gestionali e organizzativi che prescindono dalla disponibilità delle risorse finanziarie“. Addirittura 34 punti di penalità vengono contestati al Comune calabrese, che vanno dal “mancato aggiornamento della banca dati” gestita dal Servizio centrale, alla “mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati e/o mancata applicazione di quanto previsto dalle linee guida”, fino alla riscontrata “erogazione dei servizi finanziati dal Fondo a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza” e alla “mancata presentazione della rendicontazione”.

Tutte contestazioni che dovrebbero essere affrontate mediante una verifica tra le parti, con l’amministrazione comunale messa in grado di controbattere e “difendersi”. Ma il ministero non vuol correre questi rischi, e dunque agisce saltando a pie’ pari la fase del “confronto amministrativo”.

E’ solare il fatto che sarebbero bastata anche la “scarsa pulizia” di alcuni locali pur di mettere sotto botta un “modello” che viene studiato nel mondo, ma aborrito dalle bestie della Lega. E infatti tra le microcontestazioni ci sono anche queste! Un’ispezione del maggio scorso – quando c’era ancora Minniti! – “trovava” abitazioni “non adeguate agli standard Sprar“ (notoriamente “alberghi 5 stelle”, nella fantasia piddin-leghista); “gli alloggi risultano essere in condizioni igieniche e di arredamenti precarie tanto da costringere le persone che vi dimorano a soluzioni di fortuna in condizioni degradanti di grave abbandono tra animali, insetti, cumuli di bottiglie... si riscontra anche una grave situazione di sporcizia nell’angolo cottura e bagno”.

Il tutto in un “sistema nazionale dell’accoglienza” che – condizioni igieniche infernali a parte – vede protagonisti quasi sempre personaggi poco chiari legati ai partiti momentaneamente al governo (ci sono “cooperative” che cambiano referenti nell’arco di una notte, normalmente quella dopo un’elezione), mafiosi di vario ordine e cosca, albergatori pigri e uno stuolo di “consulenti” con attività reali pari a zero. Ma il problema è far fuori Riace, mica realizzare un sistema che funziona...

E così Salvini ha dato ordine ai suoi solerti funzionari di elaborare una circolare che disponesse la deportazione immediata di tutti gli immigrati integrati nel comune di Riace – dove vivono in case vuote messe a disposizione con il consenso dei proprietari, a loro volta emigrati da anni o decenni – verso destinazione ignota, ovvero strutture sotto un controllo meno “dissonante” con l’indirizzo razzista del ministro.

L’attacco viene dopo che il 2 ottobre Mimmo Lucano era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento del servizio di raccolta differenziata”. Ed è veramente difficile non vedere il collegamento operativo tra un magistrato che – a Locri! – non trova di meglio da fare che ipotizzare 15 fattispecie di reato (14 delle quali che non reggono nemmeno il primo sommario esame del Gip) per l’unica cosa decente che sopravvive in quel territorio, e un ministro impegnato nel dimostrare che nulla e nessuno può smentire (tantomeno nei fatti) gli assiomi ideologici razzisti che gli servono per distrarre la popolazione dai problemi reali.

La macchina militare di polizia è stata messa immediatamente in moto per bypassare anche ogni possibile ricorso (per esempio al Tar), con il chiaro intento di creare una situazione irreversibile. Una volta portati via da Riace, quei migranti fin qui “fortunati” diventeranno pulviscolo nella massa che già viene detenuta in prigioni chiamate con altro nome (“altri centri”, dice sommariamente la circolare stessa).

Salvini vorrebbe infatti che il tutto avvenisse nel giro di una settimana, ma la formulazione della circolare – e le leggi esistenti, evidentemente poco conosciute dagli stessi estensori – concede più tempo, entro il quale i ricorsi potrebbero essere attivati e soprattutto ammessi dagli organi competenti.

“Il Viminale ha stabilito un termine indicativo di sessanta giorni per la chiusura del progetto Sprar a Riace e per il trasferimento dei migranti, che non può essere dunque immediato. Le persone non sono pacchi postali e stanno seguendo a Riace un percorso d’integrazione e di formazione che deve essere completato per non danneggiarle”, spiega il giurista Gianfranco Schiavone, che opera da consulente a titolo gratuito del comune di Riace insieme all’avvocato Lorenzo Trucco.

Il “sindaco detenuto in casa” ha sintetizzato in poche parole il profluvio di microcontestazioni mosse alla sua gestione: “Vogliono soltanto distruggerci. Nei nostri confronti è in atto ormai un vero e proprio tiro incrociato. I nostri legali, comunque, stanno già predisponendo un ricorso al Tar contro la decisione del Viminale. Io mi chiedo come sia possibile pensare di distruggere in questo modo il ‘modello Riace’, descritto da innumerevoli personalità, politici, intellettuali, artisti, come un’esperienza straordinaria. Non si può cancellare una storia semplicemente straordinaria e che ha suscitato l’interesse e l’apprezzamento di tutto il mondo. Lo Stato continua incredibilmente a darci addosso. La mia amarezza è immensa. La persecuzione nei nostri confronti è cominciata già da qualche anno. Ci sono state due relazioni della Prefettura di Reggio Calabria che si sono contraddette l’una con l’altra, una positiva e un’altra negativa. Prima ci hanno elogiati e poi criticato. Tutto questo è assurdo“.

Solidale con Lucano è anche il governatore della Calabria, Mario Oliverio. “È una decisione assurda ed ingiustificata. Mi auguro che dietro tale decisione non si celi l’obiettivo di cancellare una esperienza di accoglienza, estremamente positiva, il cui riconoscimento ed apprezzamento è largamente riconosciuto anche a livello internazionale. Chiedo al Ministro dell’Interno di rivedere questa decisione”.

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