Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Sgombero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sgombero. Mostra tutti i post

10/10/2026

Spagna - L’11 novembre sarà sciopero generale

Lo sciopero generale chiesto a gran voce dalle organizzazioni sindacali degli inquilini, appoggiato in un primo momento dalla libertaria CGT e sostenuto poi dalle due maggiori centrali sindacali spagnole CC.OO e UGT, si svolgerà l’11 novembre con la partecipazione di importanti realtà sindacali “regionali”, come la CIG gallega e le due organizzazioni sindacali basche ELA e LAB, oltre ai CO.BAS e Solidaridad Obrera.

Il Paro general per il diritto all’abitare e contro lo strapotere della rendita, è il risultato della costante pressione popolare che dal giorno dello sgombero di Maricarmen ha imposto all’agenda politico-sindacale le proprie istanze, riuscendo tra l’altro a far approvare all’interno dell’organismo di governo che sostituisce il parlamento sciolto, i due decreti che erano stati bocciati dalle Cortes a causa al voto congiunto della destra (PP e VOX) e degli autonomisti di Junts.

A poche ore dalla notizia, colei che è diventata il simbolo per il diritto all’abitare, la combattiva 87enne Maricarmen è deceduta, o meglio come sostiene legittimamente il movimento per il diritto all’abitare e la sinistra radicale “è stata assassinata”.

Maricarmen Abscal, è stata una dei più di 24 mila sfratti che annualmente si compiono in Spagna, più di 425 mila negli ultimi dieci anni a causa dell’emergenza prodotta dalla rendita immobiliare che ha fagocitato il patrimonio abitativo, rendendo la casa un veicolo di investimento per la speculazione e la fiorente industria turistica che ha cambiato il volto delle città, non solo spagnole.

Nonostante la sua grave infermità, Maricarmen Abascal è stata sfrattata il 23 settembre e da allora era ricoverata all’ospedale; è poi deceduta al Gregorio Marañon di Madrid.

Il suo violento sgombero è stata la scintilla che ha fatto saltare la polveriera iberica, agendo da detonatore per un movimento popolare in ascesa, che ha costretto il governo a fare quello che gli era riuscito in 8 anni per tamponare l’urgenza abitativa, finendo poi per convocare nuove elezioni il 29 novembre.

Un movimento organizzato di massa che ha imposto uno sciopero generale a cui aderiranno praticamente tutte le organizzazioni sindacali, costringendo la destra a mostrare il proprio volto ferocemente anti-popolare a discapito dei sentimenti di una parte del suo stesso bacino elettorale.

Contro il primo sciopero generale da 14 anni a questa parte si è alzato un coro unico delle organizzazioni padronali, dei sindacati corporativi e delle formazioni della destra che vorrebbe discreditare le ragioni delle rivendicazioni come “non attinenti al mondo del lavoro”!

Pepa Millán di Vox, ha detto con sommo sprezzo del ridicolo che le organizzazioni sindacali che l’hanno convocato “non rappresentano i veri lavoratori della Spagna”, mentre sui social dilagano i post pagati dalla destra per denigrare i sindacati e sabotare lo sciopero.

Eppure l’ultimo sciopero generale, è stato appunto il 12 novembre del 2012.

Non sono stati infatti molti gli scioperi generali nella Spagna “post-franchista” sostenuti dalle due più che moderate centrali sindacali maggiormente rappresentative in termini di adesioni: 14 dicembre del 1988 durante il governo socialista di Felipe González, il 28 maggio del 1992, il 24 gennaio del 1994, il 20 giugno del 2002, il 29 settembre del 2010.

Si tratterà, quindi di una giornata storica, ad appena due settimane e mezza dalle elezioni, tenuto conto del fatto che le stesse centrali sindacali (CC.OO e UGT) non avevano aderito allo sciopero generale del 15 ottobre scorso contro il genocidio a Gaza ed in appoggio alla Global Sumud Flotilla, promuovendo solo astensioni parziali.

Sul fronte elettorale, per ciò che concerne le formazioni alla sinistra del PSOE, formate per la maggioranza dal ribattezzato Frente Amplio – composto dalle organizzazioni che hanno appoggiato l’ultimo governo socialista entrando organicamente nell’esecutivo e da Podemos che aveva co-governato “imponendo” un accordo di programma in quello precedente – è possibile che venga raggiunto un accordo su una candidatura unica.

Mentre Podemos propone le primarie per il 13-14 ottobre per eleggere il o la leader della coalizione, si è ufficializzata da parte di Más Madrid la proposta della candidatura della ex sindaca di Barcellona, Ada Colau, che si è detta gratificata della proposta.

Se la rappresentanza politica della sinistra radicale non è ancora riuscita a “trovare” una quadra e sembra più impegnata a focalizzarsi su una comunque difficile prova elettorale, considerando i forti limiti dell’azione dei due governi socialisti degli ultimi otto anni e quella che sembrava l’ascesa impetuosa della destra, il movimento sociale che ha preso forma grazie alla costanza e caparbietà delle organizzazioni sociali e politiche attive, naviga col vento in poppa.

Fonte

26/06/2026

L’armadio pieno di voci

C’è un materasso, dietro al portone. Cartoni piegati a fare parete, un giaciglio per chi di notte si appoggia al legno di via di Sant’Ambrogio 4. Il senza fissa dimora dorme dove un tempo si accordavano gli organetti. È l’unico inquilino rimasto, in nove anni, all’ex convento del Ghetto. Tutto il resto è polvere, stucchi che si staccano, soffitti del Cinquecento che marciscono sotto il linoleum.

Dentro quelle mura, fino al 2017, c’era una cosa che non si vede più in città. Il Circolo Gianni Bosio, fondato nel 1972 a casa di Giovanna Marini, con Giovanni Pietrangeli e il primo Canzoniere del Lazio. Una biblioteca, un centro di documentazione, una scuola di musica. E soprattutto un armadio. Un armadio pieno di voci. È la metafora che loro stessi usano da anni per raccontarsi: l’archivio è un armadio pieno di voci che spingono per uscire e tornare a essere vita.

Poi il lucchetto. Febbraio 2017, vigili all’alba, catena al portone. E quelle voci sono rimaste chiuse dentro, o disperse, per quasi un decennio.

Conviene dire subito cosa significa, perché qui la differenza tra ciò che è morto e ciò che è solo stato imbavagliato è tutta la storia.

C’è quello che è andato distrutto, e non torna. Lo dice Portelli senza giri di parole: durante lo sgombero andò perduta gran parte del patrimonio librario, le riviste, i mobili, le suppellettili. Cioè la biblioteca. Mezzo secolo di libri di etnomusicologia e storia orale, molti fuori catalogo, introvabili, accumulati uno a uno. Le collezioni di riviste. I Giorni Cantati, la rivista di culto del Circolo, quella che documentava i cartai di Isola Liri e i mondi che nessun altro guardava. Quella roba lì non si digitalizza dopo. Non esiste più. Si è semplicemente smaterializzata in un trasloco fatto con la forza, dove gli scatoloni li impacchetta chi sgombera, non chi sa cosa tiene in mano.

E poi c’è quello che si è salvato, ed è giusto non drammatizzarlo oltre il vero. L’Archivio Sonoro Franco Coggiola – oltre tremila registrazioni, dalle bobine Uher degli anni Sessanta ai Minidisk degli anni Novanta – dal 2006 era già fisicamente ospitato alla Casa della Memoria e della Storia. Al momento dello sgombero i nastri originali stavano altrove, al sicuro. La Soprintendenza Archivistica del Lazio lo aveva riconosciuto, già nel 2000, archivio di notevole interesse storico per la sua particolarità di fonte orale. Per fortuna. Quello non si è perso.

Ma un archivio non è un magazzino. È un organismo. Vive se c’è una comunità che lo interroga, lo cataloga, lo digitalizza, ci fa ricerca, ne tira fuori spettacoli e dischi e tesi di laurea. Quella comunità era il Circolo. E il Circolo, sgomberato, è rimasto senza casa per anni – lo è ancora. Così l’armadio è restato chiuso. Le voci dentro, sì, ma mute. Bloccate.

E che voci sono, va detto, perché è il punto.

Sono i ricercatori che dalla fine degli anni Sessanta hanno percorso l’Italia raccogliendo le storie orali e la musica di un mondo popolare colto nell’attimo esatto della sua scomparsa – il passaggio dalla tradizione all’omologazione del consumo di massa. Le borgate romane del dopoguerra. La lotta per la casa. La riscoperta dell’organetto. I cantori della Valnerina, le tabacchine del Salento, le occupazioni delle terre in Calabria, i minatori italiani del Kentucky, le acciaierie di Terni, la pizzica, il saltarello, la pasquella di Velletri.

E le Fosse Ardeatine. Da quel lavoro di storia orale è nato L’ordine è già stato eseguito, il libro di Portelli che è ormai un classico mondiale del genere. Lì dentro ci sono le voci di chi quei giorni li ha attraversati, registrate quando ancora c’erano. Oggi quasi tutti morti. Questo è patrimonio immateriale nel senso più nudo della parola: la testimonianza che, se non la incidi, se ne va col corpo che la pronuncia.

C’è poi il filone più vicino a noi, Roma Forestiera. La musica dei migranti che riportavano per le strade della capitale la musica popolare che si credeva estinta – romeni, senegalesi, nigeriani, curdi, bengalesi. Il più grande archivio sonoro di musica migrante d’Europa, costruito proprio negli anni in cui il Circolo stava al Ghetto, a due passi dalle sinagoghe e dai forni del quartiere ebraico. Una città intera che canta in venti lingue, schedata nastro per nastro.

E infine la perdita che non è né l’oggetto bruciato né il nastro salvato. La trasmissione. La Scuola di Musiche e Culture Popolari non era un deposito, era una catena viva: gran parte dei musicisti che in Italia oggi suonano strumenti tradizionali si è formata lì. Organetto, chitarra battente, zampogna, canto. Quel passaggio di mano in mano, di voce in voce, di corpo in corpo – quello non lo conservi chiudendolo. Lo uccidi. Nove anni di scuola spenta sono una generazione di suonatori che non si è fatta in quel modo. E non c’è bobina che la recuperi.

Questa è la posta. Adesso la cronaca, esatta, perché la denuncia regge solo se i fatti sono solidi.

Lo spazio fu chiuso una prima volta nel 2009, riaprì come circolo Arci nel 2014, e fu sgomberato definitivamente nel 2017 sotto la gestione commissariale del prefetto Francesco Paolo Tronca. Ma la macchina l’aveva avviata la delibera 140 della giunta Marino, e a spingere c’era la Corte dei Conti che intimava al Comune di riprendersi i beni. Non multe milionarie, come a volte si racconta: canoni arretrati per centinaia di migliaia di euro. Che è già abbastanza per soffocare un’associazione di volontari che quel palazzo l’aveva rimesso a nuovo a spese proprie, quando lo Stato l’aveva lasciato marcire.

Alle realtà cacciate fu detto, allora, che l’edificio sarebbe servito alla Sovrintendenza: uffici, un polo unico accanto a Palazzo Lovatelli. Un uso pubblico per un bene pubblico. Come ti opponi a questo? Ti tolgono lo spazio in nome di un altro pezzo di Stato, e ti senti pure in torto a protestare.

Poi, novembre 2024. Il colpo di scena.

La giunta Gualtieri delibera la concessione dell’ex convento alla Comunità Ebraica di Roma. Trent’anni, rinnovabili. Gratis. Niente Sovrintendenza: ci andrà il liceo ebraico “Renzo Levi”, scuola privata paritaria. La Comunità si impegna a ristrutturare con otto milioni e mezzo di fondi privati. L’assessore al Patrimonio che firma la proposta si chiama Tobia Zevi. Nipote di Tullia Zevi, che dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane fu presidente per quindici anni. Lui stesso presidente di un’associazione di cultura ebraica.

Non serve gridare al complotto per vedere il problema. Lo vede il diritto amministrativo, che è materia noiosa e per questo onesta. Per assegnare un immobile comunale ci vuole un bando pubblico e un canone, lo dice la delibera 104 del 2022 – quella con cui altri centri sociali stanno facendo i conti adesso.

Qui invece l’assegnazione è diretta. Gratuita. Senza bando, senza percorso partecipativo, senza chiedersi se in quella zona del centro serva proprio un liceo o qualcos’altro. Hanno usato una norma speciale, l’articolo 13, pensata per gli “enti pubblici ecclesiastici”, e ci hanno fatto entrare la Comunità per assimilazione.

Sono le stesse censure che hanno portato Arci, il sindacato inquilini Asia-Usb, Attac e altri davanti al TAR del Lazio, dove la cosa si è discussa a febbraio. Le stesse obiezioni che, dentro la maggioranza stessa, hanno fatto astenere Roma Futura, criticando un percorso non inclusivo e non aperto.

E una domanda corre sotto tutte le altre, e l’ha posta per primo Il Fatto Quotidiano: quegli otto milioni e mezzo, da chi arrivano davvero? Si parla di fondazioni filantropiche internazionali, di donatori locali. Ma la congruità di quei fondi nessuno l’ha verificata. È la cifra che apre lo spazio della concessione, ed è l’unica cosa che nessuno ha controllato. Se domani si presentasse al Campidoglio un imam con dieci milioni di un fondo del Golfo a chiedere una scuola coranica in centro, gli si direbbe lo stesso sì, senza bando?

La domanda non è retorica. È la prova del nove di un principio. O il patrimonio pubblico si assegna con regole uguali per tutti, oppure la regola la fa chi siede più vicino al tavolo giusto.

Resta il materasso, dietro al portone. Resta una scuola di musica popolare senza un muro su cui appoggiare gli strumenti, da nove anni. Resta una biblioteca che non c’è più e un archivio di tremila voci che ha passato un decennio a parlare nel vuoto. Resta un edificio tolto a chi lo curava gratis, in nome di un uso pubblico mai arrivato, per essere dato gratis a qualcun altro senza che nessuno potesse dire la sua.

Il giorno del funerale di Giovanna Marini, nel 2024, le voci del coro – di quel che resta del coro – sono andate al portone della sede storica. C’era ancora il lucchetto di otto anni prima.

La chiave, intanto, ce l’ha sempre il Comune. Decide lui chi entra. È solo che, certe volte, decide senza nemmeno aprire la porta a chi vorrebbe almeno bussare.

Fonte

21/12/2025

Manifestazione per Askatasuna. Un fiume di solidali non ha ceduto alla repressione

Ieri migliaia e migliaia di persone sono scese in piazza in solidarietà con il centro sociale Askatasuna, sgomberato giovedì 18 dicembre, dopo 30 anni di attività sul territorio, fianco a fianco delle fasce marginalizzate della popolazione, dimenticate dalle istituzioni. La città di Torino non se n’è dimenticata, e il sostegno del quartiere e della cittadinanza intera è stato massiccio.

Lo sgombero è avvenuto in maniera pretestuosa, e all’interno dell’edificio salvato dall’abbandono non è stato trovato nulla che potesse giustificare un dispiegamento militare come quello di giovedì scorso. Soprattutto, nulla che potesse far stracciare il patto che il Comune stava portando avanti con un comitato di garanti per la realizzazione di un progetto sui beni comuni che coinvolgeva lo stabile.

Il paradosso della guerra portata in casa, è stato rotto da una fiume di gente che si è invece esposta in solidarietà di Askatasuna. Un massa di persone che ha rotto la narrazione che quasi tutti i media hanno provato a raccontare, ovvero quello di un “centro di criminalità” che era un pericolo per la cittadinanza.

Davanti alle famiglie e ai bambini del quartiere in prima fila, il campo largo, schieratosi apertamente per la repressione poliziesca, è andato in panne. Il sindaco Lo Russo, che si era affrettato a dichiarare il patto col comitato dei garanti decaduto, si è trovato costretto a tornare frettolosamente e goffamente sui suoi passi, affermando: “crediamo ancora oggi nel percorso del patto per Askatasuna”.

Nel frattempo, però, ha lasciato campo libero alla trasformazione della sua città in un campo di battaglia contro la popolazione in protesta. Ormai Piantedosi e il ministero dell’Interno aveva deciso che Askatasuna doveva diventare un modello repressivo per ogni manifestazione di dissenso, e non poteva fare un passo indietro, a differenza del sindaco.

Le autorità hanno alzato la tensione quando hanno deciso di bloccare i manifestanti per impedire loro di avvicinarsi allo stabile sgomberato, e lo hanno fatto con cariche, idranti e alcuni lacrimogeni sparati ad altezza uomo, contro ogni indicazione dei manuali di gestione dell’ordine pubblico. La manifestazione ha reagito senza farsi intimidire, nonostante l’intento evidente della violenza poliziesca, contro ogni legge, fosse quello di ferire, cosa che la marea di gente non ha permesso accadesse.

La discrepanza tra il racconto del “pericolo” Askatasuna e la solidarietà di massa che ha ricevuto il centro sociale, la mancanza di misura e di proporzionalità tra il dispiegamento e l’azione poliziesca da una parte e il carattere popolare della protesta dall’altra esprimono una faglia che non è passata inosservata al sindaco, e potrebbe mettere in difficoltà anche la tranquillità con cui il governo sperava di far passare la guerra interna contro i lavoratori e ogni esperienza di socialità e politica non allineata con la deriva autoritaria e bellicista della UE.

Ora, la solidarietà ai manifestanti colpiti dalla repressione non può mancare, e la resistenza, così come lo sviluppo di un percorso di lotta e di opposizione che colga i segnali della piazza di ieri, devono essere rafforzati, a Torino come nell’intero paese.

Fonte

19/12/2025

Torino, laboratorio di un modello repressivo che il governo vorrebbe generalizzare

Alla fine dentro Askatasuna sgomberato ieri c’erano ben sei attivisti e due gatti. Tanto è bastato come pretesto alla polizia per sgomberare e murare lo storico centro sociale di Torino. Il ministro degli Interni Piantedosi e tutta la destra esultano per lo sgombero e lo rivendicano come modello da replicare in tutto il paese, mentre il Comune si è reso complice mettendo fine al percorso di regolarizzazione dello spazio sociale.

Il fatto che dentro Askatasuna dormissero sei persone in una parte definita inagibile del palazzo, è stato il pretesto che ha fatto saltare il patto del Comune con un comitato di garanti per un progetto sui beni comuni.

Proprio uno dei garanti, Giorgio Cremaschi, così ha commentato: “Lo sgombero del centro sociale, di cui sono orgoglioso di essere garante, è espressione della politica di guerra e di sostegno a Netanyahu del governo, della UE e della NATO. Il fascismo di Stato viene alimentato e rafforzato da queste politiche violente e reazionarie che si diffondono in tutto l’Occidente e che colpiscono prima di tutto il movimento per la Palestina e la lotta contro il riarmo e la guerra”. 

Cremaschi non risparmia critiche al Comune di Torino: “Ad agevolare l’operazione ci ha pensato la giunta comunale del sindaco Lo Russo (PD), il quale, appena è partita l’operazione, ha trovato un pretesto per ritirare il patto per il bene comune, un vero e proprio atto di viltà istituzionale”.

È lo stesso comunicato diffuso dalla Questura di Torino ad ammettere che la gigantesca operazione di polizia ha portato al ritrovamento di ben poca cosa dentro il centro sociale. “Le perquisizioni, finalizzate all’acquisizione di elementi utili all’accertamento delle responsabilità in ordine ai reati ipotizzati (violenza privata, lesioni personali aggravate, interruzione di pubblico servizio, danneggiamento aggravato, violenza e resistenza a p.u. aggravata, blocco stradale in concorso), eseguite nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento, hanno consentito di sequestrare dispositivi elettronici, capi d’abbigliamento utilizzati durante le azioni violente, fumogeni”.

Insomma hanno trovato qualche computer, qualche fumogeno e capi di abbigliamento, come noto tutti strumenti di “altissima pericolosità sociale”.

“È importantissimo difendere l’Askasatuna ma non è il centro di tutto, come spacciano i politicanti di destra. Ormai c’è un’articolazione anche nelle università, nelle scuole, nei territori e nel sociale, che spinge a livelli di mobilitazione che vanno ben oltre le quattro mura del centro sociale Askasatuna, che oggi viene messo sotto attacco” – ha commentato ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Giorgio Rossetto, storico compagno torinese dell’Askatasuna e del movimento No Tav – “Spero che la risposta sia adeguata e mi sembra che la scelta della questura di fare prima delle feste natalizie questa operazione sia un po’ avventata; c’è la possibilità di tenere il fiato sul collo, in modo che sia lo stesso fiato sul collo che si tiene sulle montagne della Val Susa, ai cantieri, e penso che ci siano i margini anche nella zona di Vanchiglia, la zona dell’Askasatuna, per poter lavorare ad un logoramento dello schieramento avversario”.

Nel pomeriggio di ieri migliaia di persone sono arrivate in corso Regina Margherita da tutta Torino per solidarizzare con il centro sociale Askatasuna e protestare contro lo sgombero. Così come nella mattinata la polizia è nuovamente intervenuta con due camion con gli idranti contro il corteo.

Per sabato pomeriggio alle 14:30 è stato convocato un corteo cittadino che partirà da Palazzo Nuovo in solidarietà con l’Askatasuna, si prevede anche qui la partecipazione di migliaia di persone.

Torino da tempo è diventata il laboratorio delle politiche repressive statali, un modello che potremmo definire più sabaudo-bonapartista che fascista. Perfettamente funzionale alla fase storica che stiamo attraversando.

A Torino si muovono di concerto una Procura che da sempre si accanisce con sistematicità – e con forzature giudiziarie ampiamente documentate – contro gli attivisti, un nuovo questore appena arrivato ma con indicazioni dall’alto ben precise, una convergenza politica bipartisan tra destra e Pd che non è mai venuta meno, una scorta mediatica a tutto questo – di cui La Stampa è sempre stata uno strumento decisivo – ma che si è scontrata negli anni con una conflittualità sociale diffusa e ripetuta che ha fatto di questa città una delle piazze più movimentate del paese.

Del resto anche l’Autunno Caldo operaio del ‘69 ebbe la sua anticipazione proprio a Torino, nel 1962 a Piazza Statuto. Forse sono proprio questi i fantasmi che gli apparati di potere intendono esorcizzare con la repressione più stupida e brutale.

Fonte

22/10/2025

Troppi gli interrogativi sulla strage di carabinieri a Castel D’Azzano

di Antonio Camuso

Premessa utile è l’esprimere il mio cordoglio e la vicinanza alle vittime, e ai loro famigliari, di questa tragedia che ha colpito uomini in divisa chiamati a fare il loro dovere.

Ricordo i loro nomi: il brigadiere capo Valerio Daprà, il carabiniere scelto Davide Bernardello e il luogotenente Marco Piffari cui si aggiunge una lunga lista di feriti. Il solo numero di vittime tra personale esperto e percentualmente elevato rispetto ai presenti di quel blitz è già una prima conferma delle troppe anomalie in quella che, a denti stretti, si è confessato ai giornalisti, esser stata un’operazione in cui “qualcosa è andata storto”.

La Marina Militare considerava mio padre tra i migliori artificieri che avesse in Puglia ed io, sin da bambino, ho ascoltato i suoi racconti sulle operazioni di sminamento, ricerca esplosivi e di antiterrorismo da lui condotte per un periodo che va dalla seconda guerra mondiale sino all’omicidio di Aldo Moro, nel 1978, anno in cui andò in pensione.

Di quei resoconti ne ho fatto tesoro e l’aver lavorato, a mia volta, nel campo della Sicurezza al Volo, e l’aver condotto alcune inchieste giornalistiche su quell’argomento, fa sì che ritengo di avere il diritto di porre qualche domanda in merito.

In pieno svolgimento dei funerali di Stato ai caduti, i Media non cessano di dipingere i presunti autori o complici della strage, i tre fratelli, come disadattati, aspiranti terroristi e potenziali nemici della quiete e della sicurezza pubblica, in sostanza dei mostri, al fine di giustificare l’intera conduzione di quel blitz notturno, addossando unicamente ai tre fratelli l’intera responsabilità dei fatti.

Grande risalto si sta dando nel dipingere Maria Luisa, la donna rimasta anch’essa gravemente ustionata, al ruolo di matriarca, di plagiatrice dei fratelli, in pratica una strega e forse, tra le righe, c’è più di uno, in questo clima di caccia alle streghe, che rimpiange che non sia deceduta in quella pira funeraria.

Più di un cronista ha affermato che, nonostante fosse gravemente ustionata, non gridasse dal dolore ma si lanciasse in lamentose e incomprensibili cantilene, quasi un racconto medioevale su streghe avvolte dal fuoco, che dal rogo lanciano anatemi e maledizioni.

E in clima di caccia alle streghe s’inserisce la pesante polemica che ha coinvolto la Salis e la Destra. L’europarlamentare ha cercato di spiegare quanto il disagio abitativo e sociale attraversi e coinvolga l’intero territorio nazionale e crei in soggetti particolarmente vulnerabili l’impulso a gesti disperati, ma lei stessa è stata accusata di essere la nuova cattiva maestra di una prossima generazione di aspiranti terroristi kamikaze, reclutabili tra i senza casa, gli occupanti abusivi di case e centri sociali, contro i quali ci difenderà il “working in progress” dei decreti Sicurezza dei quali, questo governo ne ha fatto un cavallo di battaglia elettorale.

Accuse rivolte alla Salis che purtroppo non resusciteranno i tre carabinieri caduti, e che, al contrario, ostacolano la necessaria obiettività e discrezione con cui dovranno muoversi, non solo i magistrati inquirenti, ma anche le inderogabili e necessarie inchieste interne dei diversi corpi dello Stato coinvolti in quell’operazione, su dove si è sbagliato, affinché tali fatti non si ripetano.

Proverò a elencare gli interrogativi su quest’operazione “andata storta”, sulle modalità con cui si è mosso l’imponente “assetto” dispiegato quella notte, sulla catena di comando e sulle disposizioni date dalla autorità giudiziaria che ne aveva richiesto l’impiego.

I primi interrogativi riguardano la necessità di quel blitz in piena notte, e sull’utilità dell’assetto scelto per un’operazione da compiere, non contro un nucleo di spietati terroristi islamici, ma bensì contro tre persone fortemente disturbate negli atteggiamenti, nelle relazioni sociali e viventi in uno stato di disagio che procurava loro una egocentrica e falsa visione della realtà.

I giornali riportano che quella operazione era stata ordinata dal procuratore generale della Repubblica di Verona, Raffaele Tito, ed aveva due finalità di carattere legale: quella civile di attuare con la forza un decreto di sgombero e quella penale di perquisire l’abitazione alla ricerca di materiale incendiario compatibile alle presunte bottiglie molotov avvistate da un drone sul tetto casa.

Domanda: quali le reali ragioni di quel dispiegamento militare, visto che ad opporsi a questo decreto di sgombero non vi era una folla in rivolta come nei fatti di San Basilio a Roma e o le storiche “tute bianche” degli autonomi del Leoncavallo, bensì a fronteggiarlo tre anziani contadini usciti fuori da un film western su una comunità di amish o quaccheri americani?

Possibile che contro tre “fuori di testa” occorresse schierare un intero reparto di forze speciali con fucili, scudi ed elmetti per lanciarli in un assalto notturno e invece non scegliere un approccio più soft, con una squadra di negoziatori con il supporto di psicologi ed assistenti sociali che, mostrandosi in pieno giorno, avrebbero fatto calare la tensione emotiva?

Nello svolgimento di questa sciagurata operazione duale, civile/penale, a chi era stato affidato il comando? All’autorità di Pubblica sicurezza o a quella militare dei Carabinieri?

In pratica: chi ha dato l’ordine di irruzione manu militari del reparto speciale dei Carabinieri in quella cascina che non era Fort Alamo, ma poco più di una stamberga?

Se è vero che si aveva sentore che vi fosse da parte dei “resistenti” (alla forza pubblica) la possibilità di un atto inconsulto con l’utilizzo di gas o materiale incendiario, o esplodente, si era consultato un team di artificieri?

Perché non si è fatto preventivamente intervenire un mezzo meccanico per aprirsi un varco sicuro e il cui solo avvicinarsi avrebbe provocato sì una probabile reazione da parte di questi ultimi, ma generato le contromisure necessarie a tutelare l’incolumità di coloro che sarebbero poi dovuti intervenire?

Vi era necessariamente la necessità di cogliere nel sonno questa pericolosa “setta di kamikaze” nostrani?

Se invece dei poveri tre carabinieri a rimetterci la pelle fossero stati i tre fratelli, oggi per essi si verserebbero le stesse lacrime?

E in quel caso i relativi fascicoli penali si chiuderebbero immediatamente come quelli sulla morte per Taser di spostati, drogati deliranti, o affetti da crisi psichiatriche?

Non voglio offendere la memoria dei carabinieri caduti, ma certe anomalie di questa vicenda mi ricordano tristemente i tanti errori che produssero negli USA, nel 1993, la strage della setta dei davidiani a Waco.

Ricordo brevemente a tutti come si giunse a essa. L’FBI in collaborazione con la polizia locale aveva organizzato un blitz contro una setta pseudo-religiosa che viveva in una isolata comunità del Texas e accusata di possesso illegittimo di armi.

Il blitz andò a male procurando la morte di 4 agenti e 8 davidiani. Nonostante la gravità delle circostanze, l’FBI decise un atteggiamento soft, assediando per 51 giorni l’edificio dove si erano asserragliati un centinaio di uomini, donne e bambini. Infine l’FBI decise l’irruzione con un lancio di lacrimogeni che purtroppo provocarono un incendio ed una strage con 81 morti tra i davidiani. Le forti critiche ricevute costrinsero l’FBI a rivedere il suo modus operandi.

Perché la necessità di un assalto muscolare a questi tre “cavernicoli”? Nelle sue motivazioni si faceva esplicitamente riferimento al recente decreto Sicurezza ed in particolare al capitolo sgomberi?

In una dichiarazione apparsa in data odierna su Repubblica (18-10-25), il Procuratore della Repubblica, molto scosso, ammette di aver firmato il procedimento esecutivo dell’operazione di sfratto ma di aver delegato ai Carabinieri l’intera fase operativa di esso.

Quel format operativo che vedeva la contemporanea presenza del comandante provinciale dei carabinieri di Verona, oltre che del comandante del reparto operativo (testimoniato dalle cronache giornalistiche locali), era forse un team sperimentale da standardizzare poi se tutto fosse andato OK, per operazioni di sgombero in applicazione al recente decreto sicurezza?

Non è possibile che un brigadiere capo, alla testa del suo reparto speciale sia partito autonomamente all’assalto di quella stamberga, mettendo a rischio, se “qualcosa fosse andato storto”, la sua vita e quella dell’intero plotone al suo comando!

Possibile si addossi l’intera responsabilità dell’annientamento di un intero plotone di Forze Speciali, alla mano di una donna “delirante”, decisa al suicidio piuttosto che cedere un miserabile ed isolato casolare di campagna?

E se al suo posto vi fosse stato un terrorista fai-da-te, o peggio ancora un Unabomber che a distanza di sicurezza si fosse compiaciuto di assistere all’esplosione di una trappola esplosiva? È inconcepibile leggere sui giornali che un reparto di forze speciali si trovi intrappolato in un ambiente saturo di gas da cucina e cerchi disperatamente di rompere le finestre per evitare di saltare in aria!

Il modello israeliano

Un capitolo particolare riguarda la standardizzazione operativa tra le maggiori polizie militari in campo occidentale, ove le esperienze degli uni, sono travasate agli altri e dopo un’opportuna verifica sono inserite in nuove regole di ingaggio.

In testa sono le forze speciali israeliane e il loro modus operativo sta divenendo testo per tutti. Il campo di sperimentazione da decenni è principalmente la Cisgiordania, ove giornalmente i militari israeliani con assetti di polizia militare compiono continue irruzioni nelle abitazioni di sospetti “terroristi” procedendo spesso all’abbattimento delle case degli stessi.

Operazioni che grazie alla sofisticazione tecnologica hanno sempre più preminenza notturna, al fine di sorprendere i sospetti e contemporaneamente produrre uno stato di insicurezza per l’intera popolazione palestinese. Colpire uno in maniera spettacolare per dare una lezione a tutti ad imperitura memoria è l’arte di dimostrare la forza.

Le nostre forze speciali si addestrano in ambienti simili a quello ove è avvenuto la strage e sono innumerevoli i filmati pubblicitari/propagandistici che ci vengono riproposti sui media, o addirittura in DVD acclusi a riviste specializzate ove si vedono forze speciali che fanno irruzioni in vecchie case di campagna ormai abbandonate, scardinando porte, e irrompendo negli ambienti.

Se qualcuno voleva passare dal teorico al reale, quel casolare isolato, quei tre smarriti in un mondo tutto loro, ma intenzionati a difendere e perire con esso se necessario, sembrerebbero essere le cavie e l’ambiente perfetto... purtroppo qualcosa è andata storto. 

Ma la domanda principale è: dietro operazioni come quella sciagurata di Castel d’Azzano, vi sono direttive provenienti dall’alto, in altre parole, dagli organi politici di governo sugli organi di polizia, per una nuova postura contro il disagio, in qualunque forma si esprima?

Si è deciso di metter da parte la competenza e la professionalità messa in campo tante volte dalle stesse forze dell’ordine, polizia, carabinieri, in episodi di cronaca ove riuscivano con la negoziazione alla resa di gente fuori di testa che deteneva interi arsenali e si era barricata in casa e da lì sparacchiava sui passanti e minacciava di far saltare in aria interi condomini?

Quante volte abbiamo visto il maresciallo dei carabinieri del posto o il funzionario di polizia aiutato da psicologi e assistenti sociali venire a capo, senza danni ad alcuno, a vicende che sembravano destinate a finire in tragedie?

Ci auguriamo per tutti che si traggano, se pur amare, delle lezioni e dei ripensamenti su quanto accaduto, al fine che ciò non si ripeta più.

Ne va della sicurezza pubblica e del rispetto della vita di ognuno, ma innanzitutto la presa d’atto che tutto ciò che coinvolge gli esseri umani ha aspetti profondamente complessi e che non possono essere risolti drasticamente manu militari, come nelle norme di attuazione del decreto Sicurezza/sgomberi, che, se applicate meccanicamente, corrono il rischio di innescare pericolose reazioni individuali.

Fonte

30/08/2025

Sullo sgombero del Leoncavallo

di Sergio Fontegher Bologna

Com’era prevedibile, alla proditoria azione di sgombero attuata dal Ministero per giocare d’anticipo e bloccare a) una programmata azione di mediazione del Comune di Milano con la ricerca di una nuova sede, b) un ricompattarsi di quel che resta del “movimento” al rientro dalle ferie, è seguito un dibattito sulla stampa e sui social dove se ne leggono di tutti i colori e s’aggiunge confusione a quella che già ammorba da tempo lo spazio pubblico.

Nella speranza di diradare un po’ di questa nebbia fitta mi permetto di fare qualche osservazione. Tanto per cominciare: un minimo di memoria storica non fa mai male.

I “centri sociali” sono nati negli anni Settanta come contenitori di una conflittualità e di un antagonismo sociale che non trovava spazi adeguati nemmeno nei gruppi extraparlamentari, erano già espressione di una generazione successiva al ’68. Non a caso prenderanno slancio dopo il ’77 e in particolare negli anni della grande repressione e della sconfitta operaia, quindi nei decenni Ottanta e Novanta.

Ci cresceranno i nostri figli, che oggi hanno più di 50 anni, troveranno un luogo dove mantenere certi valori, dove difendersi da certi pericoli (la droga pesante), dove cominciare a produrre e consumare una nuova cultura, che fu chiamata cultura underground, dove trovare situazioni affini quando andavano all’estero, in Germania, negli Stati Uniti, cioè nei paesi a capitalismo avanzato, dove trovare chi li rendeva famigliari con le nuove tecnologie, con quell’universo chiamato web, con il movimento dei cyberpunk, degli hacker. Dai “centri sociali” sono venuti fuori fior di informatici, di ex “smanettoni”, sono venuti fuori tecnici del suono ed esperti di trattamento immagini. A Milano quanti lavoratori del cinema, del mondo dello spettacolo, della musica, dell’editoria digitale, sono usciti dai “centri sociali”!

Sentir parlare oggi dei “centri sociali” come posti dove la birra costava 1,50 euro, come luoghi di sfogo della street art, come sedi di concerti a tutto volume fino alle 2 di notte, sentirne parlare con la nostalgia pelosa di quelli che ne rappresentano l’opposto, leggere che li apprezzava pure Vittorio Sgarbi, mi fa venire il voltastomaco. E ancora di più quando leggo che l’opposizione parlamentare esplode in un: “allora per par condicio chiudiamo anche lo stabile occupato da Casa Pound a Roma, per ristabilire la legalità”. Lo dicono in un paese dove dilaga la simil-schiavitù nelle campagne, nella logistica, nella ristorazione, nel food delivery ecc..

Certo, anche i “centri sociali” hanno avuto il loro declino, in parallelo con tutta la società italiana. Primo Moroni, che ne è stato il “tutor” più illustre con la sua Libreria Calusca di Milano, li definiva “luoghi d’aggregazione del disagio giovanile” già alla fine degli Anni Novanta. La cosiddetta cultura underground ha perso tutto il suo slancio, anzi, ha fornito modelli per la più becera cultura del consumismo, dal prêt-à-porter alla musica rap molti ambiti del consumismo moderno hanno attinto a piene mani ai modelli lanciati dalla cultura underground. Oggi tanti segni identitari dei radical chic sono identici a quelli diffusi nei “centri sociali” anni Novanta, quando il figlio del brigatista condannato all’ergastolo si alzava nelle assemblee dichiarando con orgoglio, “sono figlio di un combattente comunista”. Ma mentre sul carro della cultura underground, della street art, saltavano tanti paraculi, dai “centri sociali” all’inizio del nuovo millennio partiva lo spunto della lotta al precariato. San Precario non l’hanno mica inventato CGIL CISL e UIL. A Milano alle May Day Parade c’erano duecentomila giovani in corteo con gli impianti hi fi a pieno volume caricati su semirimorchi il pomeriggio del Primo maggio, alla mattina, alla manifestazione ufficiale con sindacati, autorità e compagnia cantante se c’erano 5 mila presenti era tanto.

E allora qui bisogna tornare, da qui occorre riprendere il discorso. Urgente è ricostituire un movimento antagonista, conflittuale, radicale, che ponga al centro il dramma numero 1 oggi in Italia (ma in realtà presente nel mondo capitalista tutto): lo squilibrio spaventoso tra capitale e lavoro. Il problema che aveva il figlio del brigatista negli anni Novanta ce l’ha oggi il laureato a pieni voti alla Statale, ce l’ha il guardiasala della Fondazione Prada, laurea in storia dell’arte e conoscenza di due lingue straniere a 5 euro l’ora, e ce l’ha l’autista dell’ATM a 1600 euro al mese, che non si può permettere un affitto a Milano e al mattino si fa 1 ora e mezza di viaggio per venire a lavorare. Ce l’hanno le migliaia di donne e uomini a partita Iva, che lavorano in prestigiosi studi professionali o nei servizi di cura in appalto presso enti ospedalieri, case per anziani e altro, per non parlare delle cameriere e dei camerieri che lavorano in nero nei bar, nei ristoranti, negli alberghi, nelle pizzerie. Ridare un minimo di dignità al lavoro, un minimo di prestigio alle competenze, questi sono i temi che mi piacerebbe entrassero con forza nella manifestazione del 6 settembre. I “centri sociali” sono luoghi dove persone giovani e meno giovani si riprendono il senso dell’esistenza, si riprendono i loro desideri, non sono (o non dovrebbero essere) ambiti in cui una generazione ripiegata su se stessa cerca consolazione alle proprie sfighe.

Fonte

29/08/2025

Dopo il Leoncavallo parte l’attacco al CPA di Firenze

L’attacco che La Nazione ha rivolto al CPA Firenze Sud è un atto politico. Non a caso la penna del giornale borghese sceglie di parlare non di quarant’anni di autorganizzazione, ma di conti non pagati, di morosità, di bollette sospese.

È la tradizione consueta che il potere applica quando vuole annullare la dimensione politica di un’esperienza antagonista: ridurla a irregolarità amministrativa, privarla del suo senso collettivo, isolarla nello stigma del “non rispettare le regole”.

In questo meccanismo c’è tutto il dispositivo della legalità borghese che il capitalismo riproduce quotidianamente. La legalità non è mai neutra, e non coincide con la giustizia. È la forma che i rapporti di forza borghesi assumono per autoriprodursi. È “legale” privatizzare i beni comuni, svendere interi quartieri al turismo, aumentare il costo della vita scaricandolo sulle spalle del proletariato metropolitano.

Ma nulla di ciò ha a che vedere con la giustizia. La giustizia, in termini materiali, è l’uso sociale delle risorse, è il diritto a vivere, studiare, abitare, organizzarsi. Così ciò che viene bollato come “illegale” – l’apertura di spazi chiusi, l’autorganizzazione di attività popolari, la redistribuzione dal basso – diventa in realtà l’unica forma di giustizia concreta.

La riduzione del CPA a “inquilino moroso” serve proprio a questo: a tradurre un conflitto sociale in vertenza immobiliare. Ma parlare di contratti e affitti significa assumere la grammatica del nemico. Significa interiorizzare la logica della proprietà privata, trasformando la città da terreno di scontro a somma di rapporti contrattuali. È così che la lotta di classe diventa un problema amministrativo: non più questione politica, ma pratica da ufficio legale.

Il CPA, nella sua risposta, ha smascherato questa operazione, rifiutando il terreno della depoliticizzazione. Ed è che qui si evidenzia un punto cruciale: il CPA non è stato inglobato nei processi di normalizzazione. Non ha scelto la via della sopravvivenza subordinata ai protocolli e alle convenzioni che sterilizzano il conflitto. Ha continuato a collocarsi come esperienza antagonista, radicata nei quartieri e capace di restare fuori dalle logiche di addomesticamento.

È precisamente questa scelta di campo, non piegata né alla compatibilità né all’integrazione, a renderlo oggi un bersaglio. Perché il comando neoliberale non accetta ciò che non riesce a disciplinare.

Il contesto fiorentino rende tutto ancora più chiaro. Firenze è oggi una delle città più devastate dalla rendita immobiliare. Interi quartieri popolari sono stati svuotati per trasformarli in B&B e appartamenti turistici.

I residenti storici vengono espulsi perché i prezzi degli affitti diventano insostenibili. La città si trasforma in vetrina globale, dove tutto è mercificato: le piazze, le strade, i monumenti, perfino l’aria che si respira. E in questo processo il “decoro” diventa il dispositivo chiave.

Ed il decoro urbano ovviamente non è un principio estetico ma un’arma di classe. Serve a decidere chi può restare e chi deve essere espulso. Serve a cacciare i poveri dalle piazze, a reprimere gli studenti che occupano, a criminalizzare chi si organizza. È lo strumento con cui la borghesia nasconde la verità materiale della città: che tutto viene piegato all’imperativo della valorizzazione, e che chi non produce profitto deve essere escluso.

In questa cornice si comprende la funzione reale del CPA e di spazi simili. Le pratiche di autorganizzazione sociale che vi si producono – attività popolari, prezzi calmierati, redistribuzione dal basso – non sono marginali né assistenziali: sono riappropriazione collettiva. Sono salario sociale sottratto alla rendita e restituito in forme di uso comune.

È chiaro che anche questo terreno non è privo di contraddizioni: può degenerare in gestione compatibile della marginalità, oppure può diventare leva antagonista se legato a un progetto politico. La differenza non è morale ma materiale: vive ciò che costruisce forza collettiva contro la rendita, muore ciò che diventa funzione integrata.

E non è un caso che la repressione colpisca con sistematicità. L’inclusione non protegge: lo Stato integra per disciplinare, normalizza per neutralizzare, e quando serve colpisce. È accaduto a Bologna con XM24, a Napoli con Insurgencia, a Torino con Askatasuna.

In tutte queste esperienze il potere ha utilizzato lo stesso schema: prima la criminalizzazione, poi i sigilli. Non importa quanto uno spazio fosse o meno integrato: quando intralcia la valorizzazione, viene attaccato. Questo è il segnale che la compatibilità non salva, ma prepara la neutralizzazione.

Per questo la solidarietà non può essere né carità né tifoseria. Non si tratta di difendere un marchio storico, ma di generalizzare la difesa degli spazi come difesa di un’idea di città. Una solidarietà politicizzata, capace di trasformare indignazione in organizzazione: inchiesta militante, casse di resistenza, coordinamenti territoriali, sindacalismo sociale. In questo modo un attacco locale può presentarsi come possibilità alla ricomposizione generale.

La vicenda fiorentina, dunque, non riguarda solo Firenze. È il segnale che non esistono più zone franche: la città è fabbrica sociale della valorizzazione, e la rendita è il suo comando centrale. Colpire il CPA significa lanciare un messaggio a tutto il campo antagonista: ogni esperienza di autorganizzazione può essere chiusa quando non è più tollerabile per la logica della valorizzazione.

La posta in gioco non è allora – unicamente quella di – difendere un edificio, ma decidere se siamo capaci di rilanciare un fronte dell’autonomia che tenga insieme memoria e progetto, radicamento e respiro internazionale, pratiche di autorganizzazione e conflitto politico. Nessuna legalità salva. Solo l’autonomia organizzata, radicata nei bisogni materiali e trasformata in forza collettiva, può aprire varchi nella metropoli governata dalla rendita.

Cosa serve alla prossima fase? Serve la capacità di spezzare i meccanismi dell’atomizzazione e dell’invisibilizzazione, che il capitale produce come strumenti quotidiani di dominio. Serve un percorso di organizzazione materiale e politica, capace di trasformare la frammentazione sociale in soggettività antagonista.

Serve, soprattutto, la volontà di guardare alla città non come spazio neutro o semplice scenario urbano, ma come campo di battaglia del conflitto sociale, dove ogni edificio, ogni strada, ogni quartiere, già plasmato dalla logica della rendita può diventare terreno di scontro, di resistenza e di costruzione – e non si abbia timore a dirlo – forza collettiva di classe.

Fonte

26/06/2025

Il Tribunale di Firenze ordina lo sgombero della ex-GKN

Gli operai della Gkn di Campi Bisenzio sono in assemblea e presidio permanente della loro fabbrica dal 9 luglio 2021. Il Tribunale di Firenze ha emesso un decreto di sgombero per alcune aree dello stabilimento presso le quali, il 4 giugno, i commissari e custodi incaricati hanno effettuato un sopralluogo. Nel decreto del tribunale, è specificato che i commissari potranno anche avvalersi dell’utilizzo della forza pubblica, inventariare i beni presenti ed eventualmente sostituire le serrature di accesso allo stabilimento.

Il Collettivo di fabbrica della Gkn ha convocato per oggi una assemblea straordinaria della solidarietà mentre si da appuntamento per l’ 11 e 12 luglio per impedire lo sgombero della fabbrica.

L’organismo di base denuncia “Società create sul momento per fare cosa, con soldi venuti da dove, eterodirette da chi? Società a vocazione immobiliare create nel settembre 2023, poco prima dei secondi licenziamenti, legate da logiche “infragruppo” (?) alla proprietà di Qf, la quale a sua volta aveva acquistato la ex Gkn nel dicembre 2021 dal gruppo Melrose, senza chiarire mai in base a quali accordi riservati. Società a cui Qf ha svenduto, nel marzo 2024, l’immobile (vendita all’interno dello stesso gruppo?). Società da cui transitano milioni di euro provenienti da soggetti terzi, schermati da fiduciarie”.

A questa lotta operaia va tutta la nostra solidarietà. Mentre la vecchia e l’attuale dirigenza dell’azienda stanno letteralmente speculando sul sito industriale e sulla vita di centinaia di operai e delle loro famiglie, il problema per le istituzioni sembrano essere solo il collettivo di fabbrica e i solidali.

Fonte

25/12/2024

È il mercato, bellezza. La diaspora degli abitanti delle Vele …

A Scampia si sta consumando un esodo silenzioso.

Anche l’ultima delle tre Vele rimaste in piedi è ormai quasi vuota. Una volta erogato il contributo di “autonoma sistemazione” a chi lascia gli appartamenti, il comune di Napoli si è lavato le mani di tutto il resto. Il crollo del 23 luglio scorso nella Vela Celeste ha accelerato e stravolto le tabelle di marcia fissate con il programma Restart Scampia.

Nella Celeste gli abitanti non sono mai più rientrati. Da settembre gli inquilini delle Vele Gialla e Rossa hanno ricevuto un preavviso che annunciava la comunicazione, nelle settimane successive, dello sgombero ad horas. Così si è completata la diaspora.

Non appena le persone lasciano l’abitazione, gli operai procedono a murarla.

Da quel momento in poi, e se gli abitanti risultano presenti nel censimento realizzato dal Comune nel 2023, si attiva il sussidio – dai quattrocento ai novecento euro, a seconda del numero dei componenti il nucleo familiare, della presenza di anziani e disabili. Un sussidio che verrà erogato fino a che “le esigenze abitative siano state soddisfatte in modo stabile”.

In ogni caso, non oltre il 31 dicembre 2025 e comunque non spetterà più “qualora l’esigenza abitativa sia stata temporaneamente soddisfatta a titolo gratuito da una pubblica amministrazione”. Per il sussidio sono state stanziate risorse per circa tre milioni di euro (917 mila per il 2024 e poco più di due milioni per il 2025).

L’apertura di un cantiere per la costruzione degli alloggi che sostituiranno le Vele è stata annunciata a inizio novembre. Il sindaco ha dichiarato che entro il 2026 saranno completati i primi duecentocinquanta appartamenti.

La data di ultimazione dei lavori è prevista per il 2027. Sono scadenze che suscitano non pochi timori tra gli ex abitanti delle Vele, dal momento che l’erogazione del contributo di autonoma sistemazione terminerebbe molto prima.

Il presidente dell’ottava Municipalità, Nicola Nardella, ha dichiarato però che nessuno deve allarmarsi, perché un decreto del governo garantirebbe la continuità del finanziamento fino a che l’ultimo alloggio di nuova costruzione non sia stato consegnato.

Lo stesso Nardella ha affermato che la situazione di emergenza abitativa causata dallo sgombero delle tre Vele riguarda 543 nuclei familiari, ovvero circa mille e settecento persone. Di quale sarà il loro destino, però, nessuno sembra preoccuparsi.

Gli assistenti sociali sono comparsi al fianco della polizia municipale solo per intimare agli irriducibili di sgomberare, ma nessun piano di reale supporto è stato progettato, e tanto meno realizzato, per accompagnare un esodo di simili proporzioni.

Ancora Nardella – in questi mesi onnipresente sui media locali – a fine novembre si è preso la briga di farsi intervistare dal tg regionale unicamente per lanciare velate minacce contro una quindicina di famiglie che ancora si attardavano a lasciare la Vela Gialla. “Bisogna uscire e bisogna farlo in maniera rapidissima...”, ha intimato dal teleschermo.

Del fatto che gli ex abitanti delle Vele non riescano a trovare chi affitti loro un appartamento, nessuna istituzione sembra volersi fare carico. Al mercato non si comanda.

Nelle aree limitrofe a Scampia – corso Secondigliano, Melito, Miano – i proprietari stanno ponendo condizioni capestro, al di fuori della portata di molte famiglie – due buste paga, tre mensilità anticipate – quando non apertamente provocatorie, come il divieto di portare con sé animali domestici e addirittura più di un certo numero di bambini.

In tanti si stanno arrangiando da familiari e parenti, ma per quanto ancora potranno farlo? Qualcuno ha trovato casa verso Giugliano, oppure direttamente dalle parti di Castel Volturno, a chilometri di distanza dai luoghi di lavoro, dalle relazioni familiari e amicali.

Più della metà degli sgomberati sono minori. Dalle scuole di Scampia, a partire da settembre, è cominciata una continua migrazione di allievi. Tutto questo – la difficoltà a trovare una sistemazione, lo sradicamento forzato, il percorso scolastico interrotto di centinaia di bambini – non è oggetto di alcun accompagnamento. Il sussidio in tasca, e poi ognuno per sé.

Fatima, vent’anni, abitava nella Vela Gialla con la madre e il fratello. «A settembre sono arrivati i vigili – racconta –. “Iniziate a prepararvi, perché da un momento all’altro vi portiamo un’altra carta di sfratto immediato. Questa seconda carta ci è arrivata a fine ottobre. Ce ne siamo andati da casa un venerdì mattina. Gli operai dovevano murarla, ma avevano altre case da chiudere al piano di sotto. L’hanno murata il martedì successivo, ma era già entrato qualcuno a prendersi quel che restava... Abitavamo lì dal 2007».
«Il sussidio è arrivato qualche giorno dopo – continua Fatima –. Ottocento euro per tre persone: mia mamma, che è invalida, mio fratello di ventisette anni che fa il barbiere e io che faccio la parrucchiera. Stiamo cercando una sistemazione, ma qui in zona non si trova niente. Per il momento ci appoggiamo dai miei zii a Miano, che hanno già quattro figli.
Un giorno ci siamo fatti tutti i vicoli intorno al mercatino di Secondigliano per chiedere se ci fossero case in affitto. Una signora ci ha detto: “Andatevene, per la gente delle Vele le case non ci stanno”
.
Alle agenzie diciamo che siamo di Mugnano, di Giugliano. Poi ci chiedono le buste paga, ma chi ce le ha? Io lavoro a nero, e pure mio fratello. Anche le mie amiche stanno avendo difficoltà. La mia vicina ha cinque figli, qui non ha trovato niente, se n’è dovuta andare a Castel Volturno.
Pensa che a un’amica di mia mamma hanno chiesto: “Signora, quanti figli avete?” Lei ha tre figli. “Ci dispiace, ne accettiamo solo due”. “E quest’altro che ne faccio, lo devo buttare?”, gli ha detto lei»
.

Gli abitanti delle Vele sono sempre stati trattati come umanità di scarto. Abbandonati per decenni dentro edifici inabitabili – l’ultimo censimento del 2016 lo metteva nero su bianco, ma non accadde niente –, in quelle mura è comunque trascorsa la loro vita, e per quanto abbiano lottato per decenni per vederle andare giù, adesso staccarsene non è facile, soprattutto in vista di destinazioni incerte e comunque precarie.

Elvira Quagliarella insegna da quarant’anni a Scampia. La sua scuola si chiama Virgilio IV, un istituto che comprende scuola dell’infanzia, primaria e secondaria. In questi mesi ha provato a darsi da fare per alleviare la situazione critica di molte famiglie dei suoi alunni, ma ha dovuto constatare che le dimensioni dell’esodo in corso sopravanzano di molto la buona volontà dei singoli individui.

«L’amministrazione locale – racconta Elvira – aveva proposto a ciascun nucleo un sussidio mensile, oppure la scelta di abitare in albergo. Quasi tutti hanno scelto il sussidio perché negli alberghi sarebbero stati costretti a lasciare la camera ogni mattina per rientrare nel tardo pomeriggio. Per nuclei familiari che hanno spesso almeno tre-quattro bambini era improponibile.
Così da settembre hanno cominciato a cercare casa. Ma è successo che nessun proprietario, né a Scampia, né a Napoli centro, né in provincia, si è mostrato disposto ad affittare loro la propria abitazione. Si sono visti chiudere le porte in faccia da tutti…
Io ho provato a smuovere le mie conoscenze, mi sono rivolta a vari gruppi ecclesiastici conosciuti grazie a un progetto fatto a scuola: prelati, sacerdoti e altra gente del settore, chiedevo se avessero abitazioni da affittare, ma sempre pagando; tutti mi hanno risposto che non era nelle loro possibilità...
Allora ho interpellato un gruppo WhatsApp di circa cento persone; ho spiegato la situazione, ho chiesto aiuto, nessuno mi ha risposto, tranne uno che mi ha parlato di una casa a Bagnoli a mille duecento euro al mese...
Ho chiesto anche ad altri gruppi e associazioni che fanno volontariato nella zona di Giugliano, Qualiano, Lago Patria; anche lì mi hanno promesso di interessarsi ma non è successo nulla.
L’unico che si sta occupando di queste famiglie è padre Alessandro, il parroco della zona, che ha aperto uno sportello di ascolto e supporto, provando a fornire delle garanzie ai proprietari, ma anche lì con scarsi risultati.
Alla fine, la maggior parte di queste famiglie sono state costrette a orientarsi verso la zona di Castel Volturno, Baia Verde, Villaggio Coppola. Lì è terra di nessuno, e molte villette e abitazioni sono gestite in modo equivoco.
La conseguenza è che moltissimi bambini sono stati costretti ad abbandonare la scuola. Io insegno in una quarta elementare, ma sono la responsabile dell’inclusione per tutto l’istituto, e conosco tantissime situazioni del genere: si tratta di un esodo enorme…»
.

«Alcune famiglie sono state anche truffate – continua Elvira –, hanno versato tre mensilità anticipate e sono state derubate. Qualcuno è riuscito a trovare casa a Giugliano, o dalle parti di via Stadera. Ma anche questi hanno dovuto lasciare la scuola.
Al momento, almeno il sessanta per cento dei bambini dell’istituto ha cambiato scuola o non sta frequentando, perché dalla periferia di Giugliano o di Marano è difficile raggiungere Scampia.
La preside, grazie ad alcune donazioni, ha noleggiato un pulmino da ventotto posti, ma i punti di raccolta sono troppo distanti dalle abitazioni di questi bambini. L’autista ne carica solo quattro o cinque ogni mattina... Molti si sono appoggiati dai parenti, e intanto continuano a cercare. Per quanto precarie, per loro quelle case erano un punto fermo.
C’è gente che viveva lì da trent’anni, avevano la loro storia, le loro amicizie. Le stesse donne, che spesso devono fronteggiare situazioni drammatiche, riuscivano a fare gruppo. I bambini non ne parliamo, hanno perso la scuola, gli amichetti...
Ad agosto il Comune si è preoccupato di garantire gli autobus per accompagnare queste famiglie al mare. La maggior parte non ne ha usufruito, perché dopo il crollo non avevano nemmeno gli indumenti da mettere addosso, non c’era la testa per andare al mare; quindi questi pullman hanno viaggiato vuoti, addirittura fino alla fine di settembre, quando le scuole erano iniziate da un pezzo; poi si sono fermati, ma a quel punto perché non usarli per andare a prendere questi bambini sradicati, sparpagliati ovunque, e accompagnarli a scuola la mattina?»
.

Fonte

19/05/2024

La chat dei miliardari USA che spinse allo sgombero della Columbia

Il primo maggio il sindaco di New York ribadiva che l’intervento appena effettuato alla Columbia University si era reso necessario per il pericolo di ‘agitatori esterni’. Il Washington Post ha mostrato che gli unici ‘agitatori esterni’ erano i miliardari che pressavano per un’azione di polizia.

In un articolo che ha subito provocato un terremoto mediatico, Emmanuel Felton e Hannah Natanson hanno diffuso il contenuto di alcuni messaggi di una chat in cui erano presenti vari e importanti uomini d’affari statunitensi. Essi mostrano un vero e proprio tentativo organizzato di sostenere in patria la retorica sionista e la repressione dei manifestanti per la Palestina.

Le rivelazioni che hanno suscitato maggior scalpore, anche nella politica, sono quelle che vorrebbero una pressione diretta sul primo cittadino della Grande Mela per sgomberare la Hamilton Hall. Ma andiamo per ordine, perché c’è molto da dire su quello che questa chat rappresenta.

Appena dopo il 7 ottobre, il magnate immobiliare Barry Sternlicht ha aperto un gruppo su WhatsApp dal titolo “Israel Current Events”. Nel giro di poco tempo il numero di partecipanti è aumentato fino a più di 100, tutti molto “selezionati”, raccogliendo nomi importanti dell’imprenditoria e della finanza d’oltreoceano.

Tra loro vi è l’ex amministratore delegato di Starbucks, Howard Schultz; Michael Dell, fondatore dell’omonima multinazionale dei computer; Joshua Kushner di Thrive Capital, imparentato tramite il fratello Jared con Donald Trump. In tutto, vi sono 12 miliardari che compaiono nella lista dei 100 uomini più ricchi al mondo che Forbes stila ogni anno.

Una fonte anonima ha confermato al giornale che la chat è stata chiusa pochi giorni fa perché non rispondeva più agli obiettivi per cui era stata creata, oltre al fatto che i partecipanti iniziali erano inattivi.

Quali erano gli scopi all’origine del gruppo WhatsApp?

Un collaboratore di Sternlicht scriveva nella chat che il fine del loro lavoro doveva essere “aiutare a vincere la guerra” dell’opinione pubblica a stelle e strisce, mentre Israele “vince la guerra fisica”. Bisognava “cambiare la narrativa” per aiutare la diplomazia di Israele.

Nel gruppo viene messa in evidenza l’impegno dello stesso Sternlicht, che ha finanziato una campagna di informazione contro Hamas del valore di 50 milioni di dollari, insieme ad altri miliardari di Wall Street e Hollywood. Ma come suggerisce il Washington Post stesso, l’attivismo di chi era in chat è però andato ben oltre.

Alcuni suoi membri si sono incontrati con l’ex primo ministro di Tel Aviv Naftali Bennet e con Benny Gantz, parte del gabinetto di guerra. Altri hanno aiutato Israele a realizzare un documentario dalle riprese delle bodycam dei militari impegnati negli scontri del 7 ottobre, pressando poi per presentarlo anche ad Harvard.

A proposito di università, è proprio il coinvolgimento della chat negli eventi della Columbia che ha suscitato l’attenzione maggiore. Mentre il sindaco di New York ha ribadito più volte che la sua preoccupazione era la presenza di soggetti esterni che potevano in qualche modo fomentare il ‘terrorismo’, con l’articolo è venuto fuori che dall’esterno è arrivata solo la repressione.

Infatti, molti dei membri del gruppo erano preoccupati dell’ostinazione dei solidali con i palestinesi, già sgomberati dall’università il 18 aprile e tornati più determinati di prima. E così hanno deciso di mettersi in contatto diretto col primo cittadino della Grande Mela per offrire il loro aiuto.

Il Washington Post riporta che già all’inizio di aprile qualcuno della chat aveva fatto una donazione di 2.100 dollari ad Adams (il massimo consentito per legge). Un link per il sostegno economico al sindaco è stato condiviso, senza però che ci sia modo di dimostrare se siano seguiti altri contributi.

Altri si sono poi offerti di pagare compagnie investigative private per aiutare la polizia di New York contro gli studenti della Columbia, proposta che secondo le fonti sarebbe stata accettata, ma che è stata poi smentita dall’amministrazione cittadina (neanche avrebbe potuto confermarla, comunque...). Ad ogni modo, il sindaco Adams ha di certo mostrato una notevole attenzione a questa chat.

In essa, infatti, il 26 aprile è arrivato pure il link Zoom per un incontro online a cui Adams ha partecipato, pochi giorni prima dello sgombero. A seguire i messaggi nel gruppo, durante il confronto si è parlato ancora di donazioni elettorali e di premere su Minouche Shafik, presidente della Columbia, per chiedere l’intervento della polizia.

La maggioranza dei docenti della facoltà di Arts and Sciences ha affermato, con una votazione, l’assoluta mancanza di fiducia verso la Shafik proprio per la sua gestione delle proteste.

La rottura era già cominciata con il beneplacito dato alla criminalizzazione degli studenti nell’audizione della presidente di fronte alla Commissione per l’istruzione e la forza lavoro della Camera, il 17 aprile.

Fabrien Levy, portavoce alle comunicazioni di Adams, ha dichiarato che le notizie contenute nell’articolo sono false, accusando gli autori di ripetere tipici stereotipi antisemiti. Ma è lui ad aver messo in risalto l’origine ebraica di molti nomi citati nell’articolo, mentre ha completamente glissato sul nodo dei rapporti economici col sindaco della Grande Mela, punto centrale del pezzo.

Levy ricorda poi che le due volte che le forze dell’ordine sono entrate alla Columbia, lo hanno fatto su richiesta scritta dell’università stessa. Ma non ha avuto modo di confutare in alcun modo il fatto che i vertici dell’ateneo abbiano subito forti pressioni in tal senso.

Dopo l’incontro Zoom con i membri della chat, il sindaco ha parlato in un programma radiofonico affermando che stava invitando le amministrazioni universitarie ad assumere una linea dura con le proteste. Se aggiungiamo che la dirigente dell’antiterrorismo che ha avuto un ruolo centrale nelle indagini è anche una docente della Columbia, il quadro si completa da solo.

Insomma, se l’obiettivo del gruppo WhatsApp era “cambiare la narrativa”, ci sono riusciti, ma in direzione opposta a quella sperata: questa ennesima rivelazione sgretola ogni residua legittimazione della repressione di chi è solidale con la resistenza palestinese.

E soprattutto, si mostra in maniera sempre più evidente come ci sia un filo diretto tra Tel Aviv, la conduzione del massacro a Gaza, e la “guerra interna” ai movimenti pacifisti e di protesta contro il genocidio. Un filo di direzione diretta della repressione da parte dei vertici sionisti, fino agli agguati terroristici contro i solidali.

Questo sì che dovrebbe preoccupare gli apparati di sicurezza...

Fonte

02/05/2024

Gli USA sparano sui propri studenti, ma la protesta cresce

Se due punti fanno una linea, l’amministrazione Biden ne sta disseminando più di Pollicino nel bosco...

La Polizia dell’Arizona ha sparato ieri pomeriggio proiettili di gomma e spray al peperoncino contro manifestanti alla University of Arizona durante le proteste di gruppi di filo-palestinesi: lo ha reso noto il presidente dell’ateneo, Robert Robbins.

Con una gigantesca faccia di bronzo, Robbins ha voluto addirittura precisare che le forze dell’ordine hanno fatto un “uso minimo” di tali proiettili, indossando peraltro attrezzature tattiche di sicurezza “per disperdere la folla”.

Ma la cosa più abnorme arriva quando afferma in un comunicato che secondo lui “i poliziotti non avevano altra scelta se non quella di adottare misure significative” di fronte alle “azioni pericolose” di centinaia manifestanti.

Per avere un’idea di quanto sia falsa questa narrazione, basti pensare che l‘avvocato Christina Carter ha rilevato che la potenziale accusa maggiore potrebbe essere un reato di “violazione di domicilio”.

L’accampamento di tende faceva parte dell’ondata nazionale di azione studentesca in solidarietà con Gaza. Anche due altre università locali – l’Arizona State University e la Northern Arizona University – hanno visto le proteste studentesche finire con arresti nell’ultima settimana.

Gli “Studenti contro l’apartheid”, il gruppo che ha organizzato le diverse le proteste dell’UA, hanno denunciato la violenza a Gaza e hanno chiesto all’università di porre fine alla sua partnership con i produttori di armi locali, tra cui Raytheon, per aver fornito armi a Israele. Raytheon è peraltro il più grande datore di lavoro privato di Tucson.

Mentre i manifestanti nell’accampamento si univano alla folla su Park Avenue, la polizia e le truppe statali in tenuta antisommossa, insieme alla SWAT regionale di Pima, hanno spinto la folla verso nord sparando spray al peperoncino e proiettili di gomma per disperdere la folla.

Ma da tutti gli Stati Uniti arriva un vero e proprio bollettino di scadenze studentesche e di cariche di polizia, a dimostrazione che tutta una generazione sta ora vivendo la lacerazione incomponibile tra “valori” affermati dalle leadership dell’Occidente imperialista e la realtà concreta, sia a Gaza che altrove.

Almeno 19 persone sono state arrestate ieri pomeriggio all’Università del Texas, a Dallas, dopo che le forze dell’ordine hanno sgombrato un accampamento di manifestanti filo-palestinesi.

Numerose persone sono state arrestate ieri sera anche durante una protesta filo-palestinese al Dartmouth College, ad Hanover, nello Stato del New Hampshire.

Un video trasmesso dall’emittente locale Wmur-Tv mostra la polizia mentre allontana i manifestanti dalla folla radunata sul Dartmouth Green e li trattiene con le mani legate da fascette di plastica. I manifestanti intanto gridano “Palestina libera“.

All’Università della California (Ucla), a Los Angeles, dove c’è una grande presenza di forze dell’ordine, la polizia ha dichiarato “illegale” la manifestazione filo-palestinese vicino al campus.

In precedenza il dipartimento di polizia di Los Angeles aveva emesso un “allarme tattico” in tutta la città relativo all’accampamento filo-palestinese vicino all’Ucla.

Ma ovviamente non finisce qui. Gli Stati Uniti non convincono più nessuno nel mondo, e neanche più la propria popolazione. E allora sparano, anche su se stessi...


Fonte

USA - Gli squadristi di Ben Gvir attaccano accampamento degli studenti a Los Angeles

Come prevedibile, gli squadristi annunciati e organizzati all’estero dal ministro israeliano Ben Gvir – come abbiamo denunciato nei giorni scorsi sul nostro giornale – hanno cominciato a colpire a cominciare dagli Stati Uniti.

Squadristi sionisti e sostenitori di Israele, come emerge dal video, hanno infatti attaccato ieri un accampamento di protesta pro-palestinese all’Università della California, a Los Angeles

Filmati di testimoni dell’UCLA, verificati da Reuters, hanno mostrato persone che lanciavano petardi e brandivano bastoni per aggredire i manifestanti pro-palestinesi, mentre la polizia rimaneva a guardare.

Il ministro israeliano Ben Gvir aveva fatto sapere nei giorni scorsi di aver incaricato l’ispettore generale della polizia, Yaakov Shabtai, di esaminare la possibilità di esportare il modello di milizia civile delle “squadre di allerta” nelle comunità ebraiche all’estero, allo scopo dichiarato di contrastare il movimento di lotta contro l’occupazione israeliana, sia negli Stati Uniti d’America che in Europa, fornendo “supporto professionale, compresa la formazione e il rafforzamento della risposta tecnologica di sicurezza“.

Tutto, ovviamente, ”in piena collaborazione con la polizia locale e le autorità competenti”.

E questa collaborazione la si è vista chiaramente all’università di Los Angeles.

Martedì l’università di Los Angeles aveva dichiarato illegale l’accampamento in Dickson Plaza, ma aveva rifiutato di coinvolgere la polizia per interrompere quella che ha definito una manifestazione “ampiamente pacifica“.

Nelle ultime 48 ore, però, la situazione della sicurezza nell’area è precipitata a causa delle tensioni tra l’accampamento dei solidali con la Palestina e manifestanti pro-israeliani, separati da una stretta zona cuscinetto fatta di transenne.

I filmati online mostrano un folto gruppo di miliziani filo-israeliani, con indosso abiti neri e maschere bianche (“in divisa” e in modo da rendere difficile l’identificazione), che arrivano al campus poco prima della mezzanotte di martedì e tentano di smantellare le barriere bastonando gli studenti filopalestinesi.

Gli scontri sono così scoppiati all’ombra della famosa Royce Hall per almeno due ore.

A quel punto la situazione della sicurezza è precipitata creando le condizioni per l’intervento della polizia, lasciando intravedere una perfetta sincronia tra filo-israeliani e apparati repressivi.

Gli agenti arrivati sul posto in tenuta antisommossa non sono infatti sembrati in grado di dividere immediatamente i due gruppi di manifestanti, ma sono stati molto decisi nello sgomberare l’area occupata dagli studenti, al sorgere dell’alba.

L’offensiva israeliana su Gaza ha scatenato la più grande ondata di attivismo studentesco statunitense dalle proteste antirazziste del 2020.

A News York la polizia ha arrestato i manifestanti pro-palestinesi che avevano occupato un edificio della Columbia University e ha rimosso un accampamento di protesta martedì sera.

Il sindaco di New York, Eric Adams, ha detto che circa 300 persone sono state arrestate e ha incolpato delle proteste “agitatori esterni“, ma senza offrire prove concrete.

Fonte

01/05/2024

USA - La polizia irrompe nella Columbia University per sgomberarla

Se qualcuno aveva ancora dubbi, ora dovrebbe proprio averli dissolti: Stati Uniti e Israele stanno conducendo la stessa guerra, dentro e fuori dai propri confini, contro l’umanità. E non possono neanche più tornare indietro. Qualsiasi cosa dicano è pura menzogna.

Svanisce definitivamente, nella notte, ogni chiacchiera sull’amministrazione Biden che starebbe “premendo” sul governo Netanyahu per attenuare la sua follia genocida.

Addirittura con tecniche da “assalto al castello nemico”, infatti, la polizia di New York è entrata martedì sera nella Hamilton Hall, nel campus della Columbia University. Forse proprio per dare un senso più scenografico e militaresco gli agenti sono entrati da una finestra, utilizzando le scale comunemente usate dai pompieri.

Entrando dalla porta principale la polizia si era infatti trovata davanti a una sorta di catena umana fatta dai ragazzi, che hanno realizzato una vera e propria barricata di corpi in spazi ristretti. Decine di persone si erano sistemate intorno alla Hamilton Hall, quando la polizia è arrivata e ha iniziato a spingere i manifestanti all’esterno. Ma ha incontrato una resistenza non violenta estremamente determinata.

La polizia è poi riuscita a entrare da una finestra al secondo piano dell’edificio aiutandosi con una scala.

Scene che rimandano – come ricordato dai commentatori più ricchi di esperienza – agli anni ‘60, quando tutte le università statunitensi (e in testa anche allora la Columbia) si rivoltavano con la guerra in Vietnam.

Fuori dal palazzo occupato dai manifestanti pro-Gaza, gli agenti hanno caricato molti studenti che erano assembrati nelle vicinanze e hanno effettuato decine di arresti.

La decisione di sgomberare con la forza, secondo fonti del municipio di New York, sarebbe stata presa dai dirigenti dell’università, con una lettera alla polizia che chiedeva l’intervento nel campus per sgombrare la Hamilton Hall. È la seconda volta in pochi giorni, visto che il 18 aprile la presidente Minouche Shafik aveva chiesto l’intervento per sgombrare una tendopoli nel campus.

Più ridicoli dei guerrafondai in trincea, i dirigenti della Columbia hanno spiegato che “gli studenti non ci hanno lasciato scelta“. “Ci rincresce che i manifestanti abbiano scelto una escalation della situazione attraverso le loro azioni. Dopo aver appreso che la Hamilton Hall era stata occupata, vandalizzata e bloccata, non abbiamo avuto scelta“, si legge in un comunicato.

Come da copione, nel tentativo di mantenere un filo di rapporto tra l’ateneo e gli studenti, la Columbia afferma che il gruppo che ha occupato la Hamilton Hall è “guidato da individui non affiliati all’ateneo”. Manca il riferimento agli “anarchici”, così frequente in Italia, ma la logica è la stessa: provare a descrivere la situazione come “bravi ragazzi traviati da agitatori di professione”.

Senza neanche rendersi conto che, così dicendo, si danno la zappa sui piedi da soli. Se pochi presunti “agitatori” riescono così facilmente a trascinare migliaia di studenti di ottima famiglia (le rette alla Columbia sono altissime, non certo da “ceto medio”) si vede che l’oscenità del genocidio in corso a Gaza è tale da sconvolgere le coscienze della futura classe dirigente degli Stati Uniti.

Proprio come avvenne con la guerra in Vietnam…

La presidente della Columbia University, Minouche Shafik, ha chiesto inoltre alla polizia di presidiare il campus fino al 17 maggio, due giorni dopo la cerimonia delle lauree. La richiesta è contenuta nella lettera inviata dall’università alla polizia. Il 15 maggio dovrebbero laurearsi circa 15mila studenti dell’ateneo.

È la prima volta che ciò avviene. In precedenza, infatti, la polizia era stata invocata solo come “strumento di pulizia” dell’università. “Finito il lavoro”, tornava in caserma.

Ora invece diventa strumento di governo ordinario, da mantenere dentro l’ateneo per evitare che gli studenti, per quanto colpiti da arresti e botte (come già successo dieci giorni fa, peraltro), possano tornare ad occupare spazi.

Si vede che l’indignazione è ormai tracimata oltre il confine ritenuto “gestibile”…

Silenzio assoluto, sui media principali dei paesi “complici del genocidio” – tra cui spiccano quelli italiani – sul fatto che gli studenti ebrei hanno un grande ruolo e una grande presenza in queste proteste. Non tutti, naturalmente, e non sono certo mancate le interviste agli studenti sionisti militanti.

Ma nei giorni scorsi la notizia veniva comunque riferita, a dimostrazione del fatto che la politica genocida di “Bibi” e Biden sta spaccando anche la comunità ebraica statunitense, sia tra gli studenti che tra i docenti e gli intellettuali.

Ora invece dalla Casa Bianca deve essere partito l’ukaze finale: non ci sono oppositori, solo “agitatori di professione”, “filo Hamas”. Proprio come Netanyahu, insomma.

Ignobile più della media, bisogna dire, il servizio della Rai, che addirittura prova a giustificare lo sgombero violento con presunti “allarmi di ripresa dell’antisemitismo” all’interno delle università.

Non c’è la notizia, se non torna utile alla “nostra parte”. Dunque non esiste più l’informazione. Ma solo la propaganda. L’Occidente imperialista viaggia verso il baratro a fari e cervello spenti.


Fonte

30/04/2024

USA - I “Democratici” come i “Repubblicani” chiedono lo sgombero della Columbia University

Sono 21 i congressisti del Partito Democratico che hanno scritto al consiglio di amministrazione della Columbia University chiedendo lo sgombero definitivo della tendopoli degli studenti pro-palestinesi sul campus dell’ateneo.

Finora erano stati i congressisti repubblicani a far pressione sui dirigenti dell’università per porre fine alla protesta studentesca.

Una conferma in più dell’influenza del tutto trasversale della lobby sionista sui luoghi decisionali negli Stati Uniti.

“È ora che l’università agisca con decisione e assicuri la sicurezza di tutti gli studenti sgomberando l’accampamento. Il tempo dei negoziati è scaduto”, hanno scritto i deputati “democratici”: “La responsabilità ultima spetta al Consiglio di Amministrazione. Chi non se la sente, si deve dimettere”.

Hanno firmato la lettera, tra gli altri, i congressisti Josh Gottheimer e Dan Goldman, l’ex leader della maggioranza Dem alla camera Steny Hoyer e i colleghi Adam Schiff, Dean Phillips, Debbie Wasserman Schultz e Ritchie Torres.

La scorsa settimana, con il leader della maggioranza repubblicana alla Camera Mike Johnson in prima fila, numerosi deputati repubblicani avevano chiesto le dimissioni della preside dell’ateneo Minouche Shafik che, pur avendo chiamato la polizia nel campus, era stata giudicata troppo debole per gestire la situazione.

La Columbia University ha intanto annunciato di aver cominciato a sospendere gli studenti che hanno deciso di non sgomberare l’area nonostante la scadenza dell’ultimatum. Chi è sospeso non potrà partecipare al semestre o, se è all’ultimo anno, laurearsi.

Il Washington Post riferisce intanto che almeno 900 persone sono state arrestate negli Stati Uniti dall’inizio dell’ondata di proteste universitarie pro-Palestina. Il quotidiano definisce gli arresti “la più massiccia risposta di polizia all’attivismo nei campus universitari da anni a questa parte”, ma avverte anche che gli arresti potrebbero innescare nei prossimi mesi numerose battaglie legali nei confronti delle forze dell’ordine e delle amministrazioni universitarie, che hanno chiesto il loro intervento.

Le manifestazioni che da settimane animano i campus sull’intero territorio degli Stati Uniti sono state perlopiù caratterizzate da occupazioni e sit-in pacifici, ma sono talvolta degenerate in tafferugli tra i manifestanti che chiedono la fine delle ostilità a Gaza e i contromanifestanti pro-Israele.

Manifestanti e polizia si sono duramente affrontati lunedì all’Università di Austin, Texas, in uno scontro che ha portato a decine di arresti.

Al campus di Austin, un avvocato ha detto che almeno 40 manifestanti sono stati arrestati lunedì con l’accusa di violazione di domicilio, alcuni dei quali da agenti in tenuta antisommossa che hanno circondato circa 100 manifestanti seduti, trascinandoli o portandoli fuori uno per uno tra le urla. Un altro gruppo di manifestanti ha intrappolato la polizia e un furgone pieno di arrestati tra gli edifici, creando una massa di corpi e spingendo gli agenti a usare spray al peperoncino e dispositivi flash-bang per sgomberare la folla.

Fonte

07/11/2022

Firenze. Oggi lo sciopero per impedire lo svuotamento della GKN

L’Unione Sindacale di Base, Cobas e Cub hanno proclamato per lunedì 7 novembre lo sciopero per l’intera giornata delle aziende del settore privato della provincia di Firenze, in risposta all’appello lanciato dalla RSU e dal Collettivo di Fabbrica dell’ex GKN, dopo la comunicazione che proprio lunedì 7 novembre è previsto l’arrivo dei camion per lo svuotamento della fabbrica.

Lo sciopero è indetto in solidarietà con i lavoratori ex GKN e contro i processi di delocalizzazione in atto nel nostro territorio. Sono esclusi dallo sciopero i lavoratori sottoposti alla 146/90 e s.m.

L’assemblea dei lavoratori ha invitato tutte le realtà sociali, sindacali e politiche solidali alla lotta GKN ad essere presenti, nelle forme e modi possibili, lunedì 7 novembre a partire dalle h 8.00 di mattina di fronte allo stabilimento GKN, via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio.

Hanno invitato le realtà sociali, sindacali e personalità solidali, lavoratrici, lavoratori, scuole, università, artisti, ad approvare ordini del giorno, semplici messaggi social, fotografie di solidarietà alla lotta GKN, esporre striscioni. Un solo grande messaggio: “giù le mani da GKN”, una fabbrica la cui dignità è a disposizione di un intero paese. Per la fabbrica pubblica e socialmente integrata.

L’assemblea dei lavoratori GKN chiede ad ogni organizzazione sindacale di indire azioni di sciopero utili a favorire la presenza di solidali di fronte ai cancelli GKN a partire da domani lunedì 7 novembre e per tutto il periodo necessario a impedire il grave attacco al presidio e all’assemblea permanente dei lavoratori.

L’assemblea dei lavoratori GKN dà mandato alla RSU di indire un primo pacchetto di ore di sciopero da utilizzare per qualsiasi mansione interessata all’opera di smobilizzo materiali o di altre attività arrecanti danno al patrimonio societario e industriale dell’azienda.

A partire da lunedì mattina stessa discuteremo le ulteriori azioni di mobilitazione e solidarietà necessarie. Sin da ora diciamo però che è vitale per la nostra lotta dare la massima attenzione e appoggio alla campagna per la Fabbrica pubblica socialmente integrata e al percorso della Soms Insorgiamo, a partire dall’assemblea popolare indetta per il 9 novembre alle ore 20:30 a Campi Bisenzio.

Fonte

05/06/2020

La farsa dello “sgombero” di Casapound

Siamo da sempre impegnati nei movimenti per la casa e in difesa attiva delle occupazioni degli immobili.

Nell’occuparci dunque della “minaccia di sgombero” di Casapound dal lussuoso palazzo di via Napoleone III a Roma, a 100 metri dalla stazione Termini, l’unico aspetto che vogliamo tralasciare è proprio l’”occupazione abusiva”. Sappiamo benissimo che gli sgomberi riguardano soprattutto famiglie realmente senza casa e con redditi insufficienti (quando pure ci sono), oppure gli spazi sociali che offrono servizi ai quartieri circostanti.

Non a caso, il prefetto di Roma a suo tempo nominato da Salvini, Gerarda Pantalone, ha continuato a cercare di proteggere i “fascisti del terzo millennio” obiettando a Virginia Raggi che prima di loro ci sono almeno altri 30 sgomberi da effettuare.

Il primo di quella famosa lista che gira ormai da anni è stato effettuato nel quartiere di Primavalle, a danno di famiglie davvero in “emergenza abitativa”, con scene tali da far intervenire anche il Vaticano e quindi, solo su quella scia, Pd e altre forze. Da lì in poi, la raffica di sgomberi si è fermata. E dunque che il prefetto di Roma metta CasaPound in “trentunesima posizione” equivale a dire “io non li sgombererò mai”.

Del resto, la “protezione” statale sui fascisti è cosa antica, praticamente mai cessata in tutta la storia repubblicana. I più anziani ricordano per esempio le “difficoltà” della Procura di Roma, in cui aveva una posizione dominante il giudice Alibrandi, ad indagare sui terroristi dei Nar (in cui aveva una posizione dominante il figlio Alessandro Alibrandi, poi morto in uno scontro a fuoco casuale con la polizia). Ma potremmo andare avanti all’infinito, prima e dopo Piazza Fontana...

La stessa Procura (tramite il Gip), in questi giorni, ha emesso un decreto di sequestro preventivo in relazione all’inchiesta della Procura per associazione a delinquere finalizzata all’istigazione razziale. Il che non c’entra granché con l’“occuazione abusiva” e molto, invece, con la natura dell’associazione fascista.

I cui membri risultano tutti piuttosto “messi bene” quanto a redditi, anche tra i residenti che si autodichiarano in “emergenza abitativa”. Metà di loro sono infatti dipendenti pubblici, con il normale stipendio dei dipendenti pubblici (non clamorosi, ma certo non da costringere ad occupare una casa...), mentre altri lavorano in un noto ristorante romano – “da Angelino” – di proprietà della moglie di Gianluca Iannone, uno dei capimanipolo fascisti.

Come scrive Il Fatto, “La guardia di finanza ha consegnato al procuratore generale della Corte dei Conti, Andrea Lupi, un elenco di 16 nomi. Fra questi ci sono due dipendenti del ministero Economia e Finanze, ente proprietario dell’immobile. La prima, D.D.G., è una donna di 41 anni impiegata presso la Direzione centrale sistemi informativi e innovazione, che fra il 2014 e il 2017 ha dichiarato un reddito imponibile di Latina di circa 17mila euro; la seconda S.G., invece è un’altra 41enne, che lavora alla Ragioneria territoriale dello Stato ma che nel 2017 ha dichiarato solo 11mila euro di reddito. C’è anche F.C., dipendente del Policlinico Gemelli di Roma e uno stipendio medio annuo di 20mila euro.

Poi ci sono i dipendenti di Regione Lazio e Comune di Roma. D.N., impiegato 54enne di LazioCrea Spa, con 19mila euro di imponibile, è sposato con E.C., dipendente della municipalizzata capitolina Zetema, 17mila euro di reddito. Sempre in Zetema lavora M.C., 17mila euro annui. Sabrina Properzi, invece, è una dipendente Cotral, la società dei trasporti della Regione Lazio. Nel 2016 è stata candidata al Comune di Roma nelle liste della tartaruga frecciata: dichiara in media 27mila euro l’anno, mille euro in più del marito, che lavora sempre in Cotral. Dipendente diretta del Comune di Roma è invece S.C., con uno stipendio medio annuo imponibile che si attesta sui 22mila euro.”

Due cose da notare. La prima è che stare in un’occupazione è per questa gente solo un modo di risparmiare su affitto o mutuo, senza che ci sia un “bisogno” non risolvibile altrimenti. La seconda è che le “competenze” dei “dipendenti pubblici” fascisti hanno consentito di mettere in piedi una serie di trucchi per evitare che arrivassero bollette da pagare, che diverse denunce venissero archiviate, ecc.

Protezioni politiche, “internità” a diversi uffici pubblici e quindi anche “un occhio di riguardo” da parte di certi “dirigenti”, hanno costituito per anni una solida difesa di questo gruppazzo di picchiatori ben remunerati.

Che, ricordiamo, andrebbero messi fuorilegge per rispetto della Costituzione e ai sensi della “legge Mancino”, che vietano la “ricostituzione del partito fascista” in ogni sua forma. Perché il fascismo è un crimine, non un’“opinione” tra le altre.

Ma su questo punto, le “autorità” fanno da sempre orecchia da mercante. Preferendo blandire picchiatori da utilizzare alla bisogna...

Fonte

19/09/2019

Salvini governa ancora

In queste ore (mercoledì mattina, ndr) la polizia sta sgomberando la #CasadelPopolo di Palermo.

Dopo Catania e Padova è il terzo sgombero di una sede sociale organizzata da #PoterealPopolo. È chiaro che siamo di fronte ad un disegno repressivo deciso da Salvini che il governo attuale sta sfacciatamente portando avanti, con la complicità vergognosa e silente di forze che si definiscono di sinistra.

Sia ben chiaro non c’è nessuna urgenza reale in questi sgomberi di edifici fatiscenti e abbandonati, che Potere al Popolo ha trasformato in sedi di servizi utili per la comunità, in luoghi di aggregazione sociale e cultura.

Gli sgomberi restituiscono quegli edifici al degrado e alla devastazione sociale. Quindi la ragione degli interventi di polizia è puramente politica: colpire l’organizzazione sociale democratica nelle periferie e fermare la crescita di Potere al Popolo.

E qui si incontrano due interessi, quello del governo delle sinistre finte che vuole impedire a quelle vere di esistere, e quello di Salvini di lasciare le periferie ai reazionari e ai fascisti.

Per questo il governo Conte prosegue alacremente negli sgomberi decisi da Salvini, realizzando così la peggiore politica: fare tutto quello che ha deciso colui che proclami tuo avversario fingendo di combatterlo.

Salvini governa ancora e può permettersi di attaccare il governo che realizza le sue porcherie. Noi l’abbiamo capito perfettamente e non molleremo di un millimetro, riaprendo le Case del Popolo e facendole funzionare come e meglio di prima.

A fianco delle compagne e dei compagni di Palermo, di Catania, di Padova.

Fonte

21/07/2019

La guerra ai poveri, l’unica che Salvini vuole fare davvero

Dopo lo sgombero del 14 luglio a Primavalle delle famiglie che abitavano da oltre 10 anni in via Cardinal Capranica, in un ex scuola di proprietà del comune Roma, riportiamo un articolo di Francesco Pallante pubblicato da il manifesto il 06.09.2018 sul rapporto tra diritto alla casa e la Costituzione italiana.

Il senso del rovesciamento del dettato costituzionale è perfettamente restituito dal documento del ministero dell’interno, reso noto ieri, che elenca le occupazioni abitative che saranno sgomberate nel 2020. Salta agli occhi immediatamente che dal ministero dell’interno “il nemico” è individuato nei poveri e nelle occupazioni realizzate da varie soggettività del movimento antagonista o comunque della “sinistra sociale”.

Naturalmente nell’elenco non c’è CasaPound, e non ce ne stupiamo, visto il ruolo di “servizio d’ordine” di Matteo Salvini ricoperto quando il leghista scendeva a Roma come in “territorio nemico”. Poi sono venuti gli accordi con i classici “poteri forti” romani, a cominciare dai palazzinari, e i picchiatori del terzo millennio sono finiti più sullo sfondo, o direttamente nella Lega.

Ma anche se nell’elenco ci fosse stato l’indirizzo di via Napoleone III, non sarebbe cambiato niente. Le occupazioni abitative sono la risposta a un bisogno sociale ignorato dallo Stato, contravvenendo appunto al dettato costituzionale; e quella di CasaPound non lo è affatto. Raccoglie il gruppo dirigente di una formazione che andrebbe sciolta ai sensi della “legge Mancino”, per ricostituzione del partito fascista.

Tutt’altra cosa sono invece le occupazioni che forniscono un tetto, magari non perfettamente “a norma”, ma fondamentale, a famiglie troppo povere per potersi permettere un affitto o addirittura un mutuo (senza garanzie patrimoniali e reddituali, chi te lo dà?).

L’infamia di questo governo traspare prepotentemente da questo elenco, che pubblichiamo dopo l’articolo di Francesco Pallante.

*****

Benché la Costituzione non proclami espressamente il diritto alla casa, dottrina e giurisprudenza non dubitano che dal complesso della Carta fondamentale emergano sicure indicazioni sull’esistenza di tale diritto.

La riflessione degli studiosi è articolata nel merito, ma che l’esigenza di avere un’abitazione sia coperta dal dettato costituzionale è oggetto di unanime riconoscimento. Valgano per tutti le esemplari considerazioni di Temistocle Martines: «L’abitazione costituisce punto di riferimento di un complesso sistema di garanzie costituzionali, e si specifica quale componente essenziale (oltre che presupposto logico) di una serie di “valori” strettamente legati a quel pieno sviluppo della persona umana che la Costituzione pone a base della democrazia sostanziale». Tali valori – precisa ancora l’Autore – sono la famiglia, la scuola, la salute e il lavoro: nessuno di questi sarebbe pensabile se mancasse il presupposto di una casa in cui vivere.

Per la giurisprudenza, punto di riferimento sono le sentenze della Corte costituzionale numero 49 del 1987, numero 217 e numero 404 del 1988, nelle quali si trova proclamata l’esistenza di un «dovere collettivo di impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione». La Corte precisa che tale dovere assume una duplice valenza: da un lato, «connota la forma costituzionale di Stato sociale»; dall’altro lato, «riconosce un diritto sociale all’abitazione collocabile fra i diritti inviolabili dell’uomo di cui all’art. 2 della Costituzione». La conclusione è inequivocabile: tra i «compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso», al fine di «creare le condizioni minime di uno Stato sociale», rientra quello di «concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione», così contribuendo «a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana».

Ciononostante, lo Stato ha abdicato, eccome, al dovere di garantire a tutti i cittadini il fondamentale diritto sociale all’abitazione. Le risorse impiegate in materia, pari dal 26% degli investimenti pubblici totali negli anni Cinquanta, sono crollate a meno dell’1% negli anni Duemila, per scendere ulteriormente – secondo una ricerca dell’Università Bocconi – ad appena lo 0,09% delle spese per il welfare (contro l’1,19% del Regno Unito, il 2,05% della Germania e il 2,62% della Francia). Le sole politiche degli ultimi anni in materia sono state quelle rivolte a reprimere i comportamenti privati di reazione al disagio abitativo, di cui la recente circolare sugli sgomberi voluta dal ministro degli Interni (della quale in queste ore si cominciano a vedere gli effetti pratici) non è che l’estremizzazione, posto che la sua base legislativa resta il cosiddetto «decreto sicurezza Minniti-Orlando» (convertito nella legge numero 48 del 2017).

È il ribaltamento dell’impostazione costituzionale: anziché dare attuazione al diritto all’abitazione previsto nella Carta fondamentale, in modo da soddisfare le esigenze materiali a esso sottostanti, il legislatore interviene esclusivamente per impedire che tali esigenze possano sfociare in azioni volte a farvi autonomamente fronte. Con il risultato che comportamenti – come l’occupazione di immobili abbandonati – mossi dall’intento di dare soddisfazione a un bisogno riconosciuto come diritto costituzionale provocano la reazione delle autorità pubbliche sulla base di previsioni normative di rango legislativo. Un vero e proprio cortocircuito logico-giuridico.

La situazione è andata aggravandosi al punto che, secondo Federcasa, l’edilizia residenziale pubblica è attualmente in grado, sul territorio nazionale, di far fronte alle esigenze abitative di 700 mila famiglie, pari ad appena un terzo di quelle che avrebbero realmente necessità di un alloggio e non sono in condizione di procurarselo attraverso i meccanismi del mercato. Nel contempo – come riportato su questo giornale il 28 gennaio dell’anno in corso – dei circa 31 milioni di appartamenti esistenti in Italia, 7 milioni sono vuoti e 1,5 milioni sottoutilizzati: uno su quattro. Di fatto, l’offerta potenziale di abitazioni supera di sei volte la domanda, inclusa quella proveniente dall’utenza non italiana.

Non si tratta, dunque, necessariamente di costruire nuove case popolari, incrementando il già elevatissimo consumo di suolo, ma di intervenire sugli assetti proprietari esistenti, a partire dai patrimoni improduttivi dei grandi possidenti (società commerciali o singole persone fisiche). L’art. 42 Cost. delinea chiaramente il quadro normativo in cui muoversi, sancendo che la proprietà privata – oltre che riconosciuta e garantita nei limiti in cui ne sia assicurata la funzione sociale e sia resa accessibile a tutti: altro che sacra... – «può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale». Tra i quali non si può negare rientri quello far fronte all’emergenza abitativa che grava su una parte sempre più ampia della popolazione.

*****

Il Prefetto della Provincia di Roma

Prot . N.280617/Gab. del 18.07.2019

PREMESSO che

– Il fenomeno delle occupazioni arbitrarie di immobili è particolarmente diffuso nel territorio della città di Roma; allo stato infatti si contano 82 stabili occupati arbitrariamente per l’intera superficie, la maggior parte dei quali utilizzati per finalità abitative, al cui interno – secondo l’ultima stima risalente al 2017, fondata sulle presenze all’atto dell’occupazione o nel corso di successivi controlli delle forze di polizia – si sono stabilite oltre 11.000 persone della più varia nazionalità;

– per far fronte alla problematica, a partire dal 2014 è stata posta in essere una articolata strategia di contrasto, concordata anche in diverse riunioni del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, che prevede per i tentativi di nuova occupazione, l’intervento immediato delle Forze di polizia al fine di evitare il consolidarsi della situazione, mentre per quelle già in essere l’individuazione di un ordine di priorità negli sgomberi, al fine di cadenzare i singoli interventi in tempi tali da consentire a Roma Capitale di predisporre i necessari interventi assistenziali in favore di eventuali situazioni di fragilità. In coerenza con la suddetta strategia dal 2017 è stato avviato in Prefettura un percorso interistituzionale con Roma Capitale e la Regione Lazio, che ha condotto a definire nel 2018 una prima programmazione di sgomberi, condivisa anche con la locale Procura della Repubblica, per la liberazione di n. 4 immobili occupati, di cui 3 in acclarate condizioni di precarietà strutturale ed 1 gravato da sentenza di condanna al risarcimento del danno. Tale piano, tuttora in corso di attuazione, ha visto al momento la liberazione di 3 dei quattro immobili interessati;

– con l’entrata in vigore del D.L. 14/2017 e del D.L. 113/2018 è stato promosso un approfondimento sugli adempimenti da porre in essere per fronteggiare il fenomeno delle occupazioni arbitrarie, alla luce delle competenze attribuite al Prefetto dai richiamati atti normativi in materia di pianificazione degli interventi di sgombero; in particolare, nella seduta del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica tenutasi il 18.01.2019, allargato alla partecipazione, oltreché della Sindaca di Roma Capitale, dell’Assessore Regionale alle Politiche abitative, degli Assessori comunali al Patrimonio ed alle politiche Sociali nonché dell’Avvocatura Generale dello Stato, è stato chiarito l’ambito applicativo delle nuove disposizioni, che, come poi formalizzato dal predetto Organo legale con la successiva nota del 28 febbraio 2019, deve essere limitato alle sole fattispecie ab origine ricadenti nel perimetro dell’art. 633 c.p., sempreché assistite da un provvedimento dell’A.G. penale (decreto di sequestro preventivo) o civile (sentenza e/o ordinanza di rilascio);

– nell’ambito di un Tavolo di lavoro prefettizio, appositamente istituito in composizione estesa alla Regione Lazio e Roma Capitale, a partire dall’11 febbraio 2019 è stata avviata l’attività istruttoria per verificare, anche per il tramite della locale Questura, la complessiva situazione di ogni singola occupazione. In tale contesto sono state individuate le occupazioni caratterizzate dai requisiti indicati dall’Avvocatura Generale dello Stato ed è stata condivisa l’opportunità di valutare con particolare attenzione : le situazioni ove la mancata esecuzione del decreto penale di sequestro è stata sanzionata in sede civile con sentenza di condanna al risarcimento del danno; le occupazioni gravate anche da ordinanza di rilascio emessa dall’A.G. civile ed amministrativa, ed infine quelle gravate da decreto di sequestro preventivo, per le quali, replicando il modello già sperimentato in precedenza, vanno promosse preventive intese con l’Autorità Giudiziaria procedente.

Specificamente il tavolo tecnico ha poi ritenuto di tener conto, quale ordine di priorità, dei seguenti elementi indicati dall’art. 31 ter del D.L. 113/2018: le esigenze di tutela dell’incolumità pubblica e privata anche in ragione delle condizioni strutturali e di salubrità dell’immobile; la presenza di accertate criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica; la garanzia dei diritti riconosciuti ai proprietari, seguendo l’ordine cronologico dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria; la capacità assistenziale del Comune rapportata alla rilevanza del bisogno abitativo della Capitale.

CONSIDERATO che le risultanze del lavoro svolto dal tavolo tecnico sono state oggetto di approfondita analisi, nella riunione tenutasi il 9.7.2019, da parte del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, cui hanno partecipato – oltre ai vertici delle Forze dell’Ordine, al Direttore della Polizia locale della Città Metropolitana ed al Comandante della Polizia di Roma Capitale -l’Assessore alle Politiche Abitative, Urbanistiche, ciclo dei rifiuti ed impianti di trattamento, smaltimento e recupero della Regione Lazio, assistito dai dirigenti della Direzione Politiche Abitative; l’Assessore alla Persona, Scuola, e Comunità Solidale di Roma Capitale; l’Assessore al Patrimonio ed alle Politiche abitative di Roma Capitale ed il Capo di Gabinetto di Roma Capitale.

VISTO il verbale della predetta riunione di Comitato dal quale emerge che l’Organo collegiale, dopo ampia ed analitica riflessione sulle prospettazioni rese dal tavolo tecnico, ha definito le condizioni di attenzione, sulla cui base predisporre il programma degli interventi di sgombero:

1. Occupazioni ove la mancata esecuzione del decreto penale di sequestro è stata ulteriormente sanzionata in sede civile con sentenza di condanna al risarcimento del danno;

2. Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza;

3. Occupazioni gravate dal sequestro preventivo.

Nell’ambito delle indicate condizioni di attenzione ha individuato i criteri di priorità delle singole posizioni, dando precedenza, nell’ordine:

1) alle esigenze di tutela dell’incolumità pubblica e privata, anche in ragione delle condizioni strutturali e di salubrità dell’immobile, nella considerazione che il diritto alla vita ed all’incolumità della persona umana deve necessariamente prevalere rispetto a qualsiasi altra situazione giuridicamente rilevante;

2) alla presenza di accertate criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, soprattutto tenendo conto dell’eventuale impatto sul contesto ambientale derivante dalla stessa occupazione (ad es. incremento della delittuosità, presenza dei fenomeni di spaccio, prostituzione etc.);

3) alla garanzia dei diritti riconosciuti ai proprietari, seguendo l’ordine cronologico dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria.

In relazione poi alla capacità di risposta assistenziale degli Enti locali e della Regione, tenuto conto delle caratteristiche della realtà capitolina sintetizzate in premessa e della conseguente insufficienza del sistema del welfare pubblico, ha condiviso l’esigenza di distribuire in un arco pluriennale gli interventi di sgombero, prevedendo un intervallo tra ciascuno di essi non inferiore a tre mesi, così da consentire a Roma Capitale di fruire di un lasso di tempo per predisporre i necessari interventi assistenziali in favore degli occupanti in condizione di fragilità, e valorizzando altresì, sulla scorta di positive esperienze già testate su questo territorio, anche le eventuali iniziative provenienti dagli stessi proprietari degli immobili occupati, in grado di ampliare la ridotta offerta assistenziale del sistema pubblico.

Il Collegio ha altresì considerato che è attualmente in corso di preparazione l’ultimo intervento correlato alla pregressa pianificazione concordata con la Procura della Repubblica di Roma, riferita all’immobile sito in via del Caravaggio 105/107, nonché l’intervenuto insediamento del Prefetto di Roma quale Commissario ad acta per la liberazione dell’immobile sito in via A. Tempesta 262. In ragione di ciò ha fissato entro il 31 marzo 2020 l’avvio degli sgomberi riferiti alla presente pianificazione.

RITENUTO di condividere le valutazioni formulate dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica in ordine alle situazioni da attenzionare ed alle priorità, sia con riferimento alle occupazioni per le quali l’inadempimento al provvedimento del giudice penale è stato ulteriormente sanzionato in sede civile o innanzi alla Corte Europea con sentenza di condanna al risarcimento danni, e si accompagna a criticità strutturali o di ordine pubblico, sia con riferimento a quelle caratterizzate dalla mancata esecuzione all’ordine di rilascio o alla misura cautelare adottata in sede penale, per le quali in particolare verranno attivate specifiche intese con l’Autorità giudiziaria competente;

RAVVISATA pertanto, in relazione ai requisiti enucleati dall’Avvocatura Generale dello Stato ed all’attività istruttoria svolta, una pluralità di interventi di sgombero, relativi ad immobili occupati arbitrariamente dalla cui esecuzione potrebbero derivare pericoli di turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica e la conseguente necessità di predisporre un programma di interventi;

ESAMINATA la documentazione agli atti d’ufficio dalla quale si evince che n. 23 stabili arbitrariamente occupati ricadono nelle condizioni sopra indicate;

RITENUTO, quindi, alla luce di quanto sopra di predisporre il programma degli interventi di sgombero secondo i criteri di priorità sopra esposti, al fine di portare ad esecuzione i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria e ripristinare una condizione di legalità nel tessuto urbano compromessa fortemente anche dalla presenza delle occupazioni arbitrarie;

VISTI il D.L. l4/2017, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n.48, il D.L. 113/2018 convertito in L. 1 dicembre 2018 n. 132; l’art.633 c.p.

APPROVA

il Piano degli interventi di sgombero relativamente ai 23 immobili sottoelencati, in base ai criteri sopra specificati, meglio dettagliati per ciascuno stabile nelle schede allegate:

N. 1 Immobile sito in Via Prenestina 913 (Mun. V) di proprietà “Ca.Sa. SrL” occupato il 27 marzo 2009 – Decreto di sequestro preventivo del 14/7/2009 – Emessa sentenza n.13719/2018 Trib. RM II Sez. Civ.le di condanna al risarcimento danni a carico dello Stato Italiano e del Ministero Interno

N.2 Immobile sito in Via Torrevecchia 158 (Mun. XIV) di proprietà “Casa di cura Valle Fiorita SrL” occupato il 6 dicembre 2012 – Decreto di sequestro preventivo del 9/8/2013 – Emessa sentenza del

13.12.2018 CEDU di condanna al risarcimento danni morali a carico dello Stato Italiano

N.3 Immobile sito in Viale delle Province 196/198 (Mun. II) di proprietà “Investire Immobiliare SGR SpA” occupato il 6 dicembre 2012 – Decreto sequestro preventivo 23/06/2014. Ordinanza TAR Lazio di accoglimento domanda cautelare con ordine di sgombero n.4889/2019

N.4 Immobile sito in Via Prenestina 944 (Mun. V) di proprietà Unicredit Leasing s.p.a. occupato il 6 dicembre 2012 – Ordinanza TAR Lazio di accoglimento domanda cautelare con ordine di sgombero n.1254/2019 e successiva ordinanza n.09290/2019 per l’ottemperanza.

N.5 Immobile sito in Via Collatina 385 (Mun. V) di proprietà “IDEA FIMIT SGR SpA” occupato 12 ottobre 2004 – Ordine di rilascio del Tribunale ordinario del 10/10/2013.

N. 6 Immobile sito in Via Umberto Partini 21 (Mun. IV) di proprietà della RCS Pubblicità di Parma occupato 18 ottobre 2002. Decreto sequestro preventivo 27/05/2003. Ordine di liberazione dell’immobile emesso dal Tribunale di Lecco – I Sez. Civ. Fall. del11/6/2018.

N. 7 Immobile sito in Via Tiburtina 1099 (Mun. IV) di proprietà “BAMI SrL” occupato il 12 ottobre 2013 – Sequestro preventivo del 14/05/2018. Ordinanza di sgombero del Tribunale di Roma del 15/09/2014

N.8 in via Roccagiovine 267 (Mun. IV ) in curatela fallimentare per conto della società Lanciostory occupato il 28 giugno 2013 – Ordine di rilascio del Tribunale ordinario di Roma del 26/9/2013.

N.9 Immobile sito in Piazza dei Sanniti 9/a (Mun. II) di proprietà “Area Domus SrL” affittato alla “Camene SpA” occupato 15 aprile 2011. Decreto di sequestro preventivo del 24/11/2011. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.10 Immobile sito in Via del Policlinico 137 (Mun. II) di proprietà “Cammeo Azzurro SrL” occupato il 4 dicembre 2009. Decreto sequestro preventivo 17/04/2012. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.11 Immobile sito in Via Mattia Battistini 113/117 (Mun. XIV) di proprietà “Enasarco” occupato il 28 giugno 2013. Decreto sequestro preventivo del 30/06/2016. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.12 Immobile sito in Via dei Castani 42-44-46 (Mun. V) di proprietà Eredi di Attili Roberto occupato il 25 settembre 2008. Decreto sequestro preventivo 19/02/2009. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.13 Immobile sito in via Tiburtina 1064 (Mun. IV) di proprietà ICMT SrL occupato il 6 aprile 2013. Decreto sequestro preventivo 5/05/2017. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.14 Immobile ex cinodromo sito in Via della Vasca Navale 6 (Mun. VIII) di proprietà Comune di Roma occupato 20 novembre 2002. Decreto sequestro preventivo 8/05/2003. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.15 Immobile sito in Via delle Sette Chiese 186 (Mun. VIII) di proprietà “Daunia srl” occupato il 30 ottobre 2003. Decreto sequestro preventivo 1/12/2004. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.16 Immobile sito in Piazza Santa Maria della Pietà 5 pad. 25 e 31 (Mun. XV) di proprietà ASL RM E occupato 15 ottobre 2004. Decreto sequestro preventivo 5/12/2004. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.17 Immobile sito in Via Gian Maria Volonté (Mun. III) di proprietà Cooperativa Sociale “Urania 2000” occupato il 3 novembre 2007. Decreto sequestro preventivo 22/12/2007. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.18 Immobile sito in Via Lucio Sestio 10 (Mun. VII) di proprietà Società ATAC occupato 8 marzo 2008. Decreto sequestro preventivo 1/07/2008. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.19 Immobile sito in Via Vittorio Amedeo II 16 (Mun. I) di proprietà “INPS” occupato il 9 novembre 2008. Decreto sequestro preventivo 22/05/2009. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.20 Immobile sito in Via dei Radiotelegrafisti 44 (Mun. IX) di proprietà “COTRAL SpA” occupato il 27 novembre 2008. Decreto sequestro preventivo 5/05/2010. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.21 Locali commerciali siti al piano terra dell’immobile sito in Via Aldo Capitini 57(Mun. VI) di proprietà “Gestim SrL” occupati il 5 dicembre 2013. Decreto sequestro preventivo 16/08/2014. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.22 Immobile sito in Via Tor de Schiavi 101 (Mun. V) di proprietà “ACEA Distribuzione” occupato il 26 ottobre 2013. Decreto sequestro preventivo comunicato in data 23/12/2015. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.23 Immobile sito in Corso d’Italia 108 (Mun. II) di proprietà INPS ex INPDAP occupato il 16 febbraio 2007. Decreto sequestro preventivo 13/10/2017. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

Impregiudicato ogni intervento derivante da situazioni emergenziali, il presente elenco potrà essere aggiornato, in relazione al sopravvenire di ulteriori provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria o di eventi in grado di incidere sull’incolumità pubblica e la sicurezza ovvero in presenza di formali offerte da parte dei proprietari di adeguate soluzioni alloggiative, in grado di supportare l’attivitàassistenziale di Roma Capitale.

Il presente provvedimento, pubblicato sul sito della Prefettura di Roma sarà comunicato all’Autorità Giudiziaria, alla Regione Lazio, a Roma Capitale e alla Questura di Roma che provvederà alla notifica ai singoli proprietari.

F. to IL PREFETTO

(Pantalone)

N.B. : Avverso i l presente provvedimento è ammesso ricorso al T.A.R. del Lazio oppure al Presidente della Repubblica rispettivamente entro 60 giorni il primo e 120 giorni il secondo, a decorrere dalla data della notifica.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 1/23

Occupazioni gravate da sentenze di risarcimento danni per la mancata esecuzione del provvedimento dell’A.G penale Immobile sito in Via Prenestina 913 (Mun. V) di proprietà “Ca.Sa. SrL” occupato arbitrariamente il 27 marzo 2009 – Presenti circa 200 persone di varie etnie tra cui minori.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Diffida dei VV.FF. in data 17.2.2010 per la messa in sicurezza di parte del muro perimetrale interessato da smottamento a causa di infiltrazioni d’acqua e per la verifica di tutto il muro con interdizione passaggio veicolare.

Non risultano documenti inerenti successivi interventi di messa in sicurezza dell’immobile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste: La Questura di Roma segnala situazione di degrado nelle zone circostanti l’occupazione.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 25076/09 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 14/7/2009. Il Tribunale Civile di Roma, con sentenza n. 13719/2018 ha condannato in solido la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Interno al pagamento di euro 27.914.635,84 a titolo di risarcimento danni per la mancata esecuzione del sequestro preventivo.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 2/23

Occupazioni gravate da sentenze di risarcimento danni per la mancata esecuzione del provvedimento dell’A.G penale

Immobile sito in Via Torrevecchia 158 (Mun. XIV) di proprietà “Casa di cura Valle Fiorita SrL” occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – presenti circa 300 persone in prevalenza nord africani con minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati: non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste: La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti e vendita di merce contraffatta cui sono dediti alcuni occupanti

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 22185813 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 9/8/2013.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 13/12/2018 sul ricorso n. 67944/2013, ha condannato lo Stato italiano al pagamento in favore della società proprietaria di euro 20.000 per il risarcimento del danno morale, rinviando all’autorità giudiziaria italiana la quantificazione del danno materiale, per la quale risulta già promossa azione.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 3/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Viale delle Province 196/198 (Mun. II) di proprietà “Investire Immobiliare SGR SpA” occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – Presenti circa 150 persone tra cui minori e anziani –

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Diffida dei VV.FF. in data 21.1.2019 a seguito di incendio, per il ripristino delle condizioni di sicurezza dell’impianto elettrico posto al piano V del fabbricato

Diffida della Polizia di Roma Capitale in data 13.2.2019 all’esecuzione di adempimenti per la salvaguardia della pubblica incolumità delle persone e per la preservazione dei beni.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate a diversi episodi delittuosi tra cui uno stupro, aggressioni, liti tra occupanti, presenza di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’occupazione svolge altresì un ruolo propulsivo all’interno del circuito antagonista.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale n.18083/2013 e adottato decreto di sequestro preventivo in data 23/06/2014 – Ordinanza n. 4889/2019 del TAR Lazio che subordina all’esecuzione dello sgombero l’efficacia della predetta diffida della Polizia di Roma Capitale a porre in essere interventi per la salvaguardia della pubblica incolumità in data 13.2.2019.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 4/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in via Prenestina n.944 (Municipio V), di proprietà Unicredit leasing; occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – presenti oltre 600 persone, tra cui molti minori anche in tenera età, aderenti a Blocchi Precari Metropolitani.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

 verbale di intervento dei Vigili del Fuoco in data 10.11.2018 a seguito di incendio verificatosi nella stessa data; dal medesimo risulta la temporanea completa evacuazione degli occupanti e la dichiarazione di inagibilità dell’intero complesso sino al verificato ripristino delle condizioni di sicurezza da parte delle autorità competenti.

 D.D. del 12.11.2018 con la quale il Dipartimento Sicurezza e Protezione Civile di Roma Capitale ha intimato alla proprietà di ripristinare le condizioni di sicurezza del cespite a seguito dell’incendio. La proprietà ha comunicato l’impossibilità di accedere in sicurezza nello stabile per effettuare gli interventi richiesti sia Vigili del Fuoco che da Roma Capitale.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni sulla sicurezza delle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

A seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale n.7557/2013; in data 14 marzo 2019 la Società UniCredit Leasing SpA, ha trasmesso l’Ordinanza del T.A.R. Lazio n. 1254/2019 che subordina l’efficacia della predetta determina dirigenziale del 12.11.2018, all’esecuzione dello sgombero. Ad essa ha fatto seguito l’ulteriore ordinanza n. 09290 del TAR Lazio in data 12/7/2019 per

l’ottemperanza alla precedente ordinanza cautelare.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 5/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Collatina 385 (Mun. V) di proprietà “IDEA FIMIT SGR SpA” occupato arbitrariamente il 13 ottobre 2004 – Presenti circa 350/400 persone tra cui minori, di nazionalità eritrea, somala ed etiope.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

La Questura di Roma riferisce che a seguito di denuncia presentata dalla proprietà sono stati aperti i procedimenti penali n. 48208/2004 e n.48461/2013 ed in data 10.10.2013 emesso Ordine del Tribunale Ordinario di liberazione dell’immobile. Pende azione di risarcimento danni intentata dalla proprietà

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

diffida dei VV.FF, a seguito di incendio del 15 settembre 2009, indirizzata a Roma Capitale per individuare e far eseguire urgenti interventi di messa in sicurezza del sito. Non si rinvengono ulteriori provvedimenti inerenti la messa in sicurezza dell’immobile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma oltre ad una generale situazione di degrado nelle zone circostanti l’occupazione, dovuta ad accumuli di rifiuti, segnala attività di spaccio di sostanze stupefacenti, furti, lesioni e prostituzione. Tra il 2006 e il 2008 sono stati segnalati 8 casi di TBC dalla ASL competente.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 6/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Umberto Partini 21 (Mun. IV) di proprietà della RCS Pubblicità di Parma occupato arbitrariamente 18 ottobre 2002 – sede del centro sociale “Strikers” al momento non risultano presenze stabili

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 3757/03 e, come comunicato dal Comando Provinciale Carabinieri di Roma in data 19/6/2003, è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 27/5/2003; in data 11/6/2018 emesso ordine di liberazione dell’immobile dal Tribunale di Lecco – Sezione

Prima Civile Fallimentare

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 7/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Tiburtina 1099 (Mun. IV) di proprietà “BAMI SrL” occupato arbitrariamente il 12 ottobre 2013 – presenti circa 100 persone tra cui minori

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

Come comunicato dalla Questura di Roma l’11/6/2018, a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale 188312/2018 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 14/5/2018. Emessa dal Tribunale Ordinario di Roma ordinanza di sgombero n. 38370/2014 in data 15/9/2014

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati: non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala un episodio di aggressione all’interno dello stabile nel mese di

dicembre 2018; segnalate inoltre possibili ripercussioni sull’ordine pubblico anche a causa

della vicinanza con altre occupazioni abusive (via Tiburtina 1064, via Sambuci 3 e via

Roccagiovine 297)

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 8/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare

ottemperanza


Immobile sito in via Roccagiovine 267 (Mun. IV) di proprietà “Lancio srl” dichiarata fallita

e a disposizione del Curatore Fallimentare; occupato il 28 giugno 2013 – presenti circa 70

persone tra cui 20 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali

degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che possibili criticità potrebbero derivare dalla vicinanza con altre occupazioni abusive presenti sul territorio di Roma est.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

Aperta procedura di esecuzione immobiliare RGE 924/2006 nei confronti della “Lancio srl” dichiarata fallita con sentenza n.12/2012 del Tribunale di Paola; a seguito di denuncia del Custode giudiziario aperto procedimento penale n. 42613/13 e, come comunicato dalla Questura di Roma in data 29/4/2017, emesso Ordine di rilascio del Tribunale Ordinario di Roma Sez. IV Civile del 26.09.2013.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 9/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Piazza dei Sanniti 9/a (Mun. II) di proprietà “Area Domus SrL” affittato alla “Camene SpA” occupato arbitrariamente 15 aprile 2011- sede del Centro sociale “Spazio 32”.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

– Rapporto del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco in data 8.9.2011 all’esito del sopralluogo svolto in tale data, che ha evidenziato lavori di ristrutturazione non completati e la permanenza nell’immobile di strutture di cantiere nonché presenza di copertura in pannelli in fibro cemento;

– Segnalazione della Polizia Municipale in data 10.11.2011 di opere effettuate all”interno della struttura concernenti anche parti in eternit per le quali si rimandava a valutazioni da parte della ASL territorialmente competente.

Non risultano notizie su successivi interventi di messa in sicurezza

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti. Nell’immobile ha sede il Centro sociale “Spazio 32”, all’interno vi si svolgono riunioni ed assemblee tra esponenti di diverse realtà antagoniste provenienti anche da altre Province.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato emesso decreto di sequestro preventivo, come comunicato dalla Polizia Locale Roma Capitale in data 14/12/2011; pende istanza stragiudiziale di risarcimento danni intentata dalla proprietà.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 10/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via del Policlinico 137 (Mun. II) di proprietà “Cammeo Azzurro SrL” occupato arbitrariamente il 4 dicembre 2009 – presenti 117 persone come da censimento svolto dalla P.L. nel mese di agosto 2018

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 17/4/2012. Pende azione di risarcimento danni intentata dalla Proprietà

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Con verbale n. 23 del 9/11/2017 la Commissione Comunale per l’accertamento della sicurezza statica degli edifici privati ha prescritto l’adeguamento dell’impianto elettrico non a norma.

Inoltre, a seguito di silenzio serbato dal Comune di Roma nei confronti dell’istanza di adozione di ordinanza ai sensi art. 54 TUEL, il TAR del Lazio con sentenza n. 8896/17 fissava l’obbligo del Comune ed in via sostitutiva del Prefetto, di pronunciarsi nel termine prescritto di 120 giorni pena la nomina di un Commissario ad acta. A seguito degli accertamenti svolti il 9/11/2017 dalla predetta Commissione comunale, che, confermando le problematiche all’impianto elettrico, escludevano criticità sotto il profilo statico, Roma Capitale ha assunto provvedimento negativo rispetto all’istanza predetta.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 11/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Mattia Battistini 113/117 (Mun. XIV) di proprietà “Enasarco” occupato arbitrariamente il 28 giugno 2013 – presenti circa 400 persone varie etnie con minori

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 40727/13 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 26/1/2018, è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 30 giugno 2016

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:


non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla vendita di merce contraffatta e attività di piccolo spaccio. Segnalata inoltre situazione di degrado, ed occasionali accessi abusivi a giardini privati dei condomini adiacenti

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 12/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via dei Castani 42-44-46 (Mun. V) di proprietà Eredi di Attili Roberto occupato arbitrariamente il 25 settembre 2008 – sede del Centro sociale B.A.M. (Biblioteca Abusiva Metropolitana) presenti 10 esponenti di area anarchica

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Su richiesta della Prefettura, sono stati acquisiti pregressi rapporti dei Vigili del Fuoco poi trasmessi all’Ufficio Extra-dipartimentale Politiche della Sicurezza e Protezione Civile di Roma Capitale. Quest’ultimo con nota del 2.2.2018 ha rappresentato che dall’analisi dei predetti rapporti non sono state rilevate problematiche di natura statica, ma una serie di carenze dovute a vetustà e mancanza di manutenzione, rinviando al Servizio Tecnico Municipale competente per il territorio per ulteriori notizie ed eventuali valutazioni

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 49177/08 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 31/3/2009 ed il 23/3/2019, è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 19/2/2009

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 13/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Tiburtina 1064 (Mun. IV) di proprietà “della ICMT Srl, occupato il 06.04.2013 prevalentemente da cittadini italiani aderenti ad ASIA -USB.-presenti 150 persone con 30 minori.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Nel mese di gennaio 2017 su richiesta della Prefettura è stato effettuato un sopralluogo presso lo stabile, a cura dei Vigili del Fuoco per valutarne le condizioni di sicurezza; in esito al predetto accertamento non sono state rilevate problematiche di staticità dell’immobile, ma solo alcune difformità in materia di prevenzione incendi.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

A seguito di denuncia della proprietà sono stati aperti i procedimenti penali n. 60840/2013 e n. 23287/2014; emesso decreto di sequestro preventivo in data 5/5/2017. Con sentenza n.1868/2019 del 25/1/2019 il Tribunale Civile di Roma ha respinto la domanda risarcitoria avanzata dalla società ICMT, ed attualmente pende appello proposto dalla proprietà avverso la citata sentenza.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 14/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile ex cinodromo sito in Via della Vasca Navale 6 (Mun. VIII) di proprietà Comune di Roma occupato arbitrariamente il 20 novembre 2002 – sede del centro sociale Acrobax Project presenti circa 50 persone stabili

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate al disturbo della quiete pubblica in occasione di feste ed altri eventi organizzati nello stabile; inoltre l’occupazione svolge un ruolo propulsivo all’interno del circuito antagonista

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 53484/02 e, come comunicato dal Comando Provinciale Carabinieri di Roma con nota del 23/2/2005, è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 8/5/2003.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 15/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via delle Sette Chiese 186 (Mun. VIII) di proprietà “Daunia srl” occupato arbitrariamente il 29 ottobre 2003 – presenti 10 persone di cui 3 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala la vicinanza al Centro Sociale La Strada e condizioni di degrado delle zone circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 2989/03 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 1/12/2004

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 16/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Piazza Santa Maria della Pietà 5 pad. 25 e 31 (Mun. XIV) di proprietà ASL RM E occupato arbitrariamente il 15 ottobre 2004 – nel Pad. 31 sede associazione antagonista “Ex Lavanderia”; nel Pad. 25 presenti 7 nuclei familiari

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

Non vengono segnalate dalla Questura di Roma situazioni di criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto l’occupazione è ubicata all’interno dell’area dell’ex ospedale psichiatrico

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 48459/04 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 2/12/2004;

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 17/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Gian Maria Volonté (Mun. III) di proprietà Cooperativa Sociale “Urania 2000” occupato arbitrariamente il 3 novembre 2007 – presenti 69 persone di cui 20 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti e che all’interno dimorano alcuni leaders del movimento Blocchi Precari Metropolitani

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà sono stati aperti due procedimenti penali, 81975/2007 e 32124/2012 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 22/12/2007

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 18/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Lucio Sestio 10 (Mun. VII) di proprietà Società ATAC occupato arbitrariamente l’ 8 marzo 2008 – sede del centro sociale “Casa delle donne Lucha Y Siesta”- presenti circa 10 donne

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

Non vengono segnalate dalla Questura di Roma situazioni di criticità

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale 13336/08 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 1/7/2008

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 19/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Vittorio Amedeo II 16 (Mun. I) di proprietà “INPS” occupato arbitrariamente il 9 novembre 2008 – presenti 27 persone di cui 7 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che l’occupazione non ha mai procurato allarme sociale


3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 1800/09 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 22/5/2009

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 20/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via dei Radiotelegrafisti 42 – 44 (Mun. IX) di proprietà “COTRAL Patrimonio SpA” occupato arbitrariamente il 27 novembre 2008 – presenti circa 100 persone di cui 35 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 48399/2009 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 5/5/2010

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 21/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Locali commerciali siti al piano terra dell’immobile in Via Aldo Capitini 57 (Mun. VI) di proprietà “Gestim SrL” occupati arbitrariamente il 5 dicembre 2013 – presenti 14 persone di cui 7 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 35105/2014 e n. 18563/2014 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 16/8/2014

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 22/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Tor de’ Schiavi 101 (Mun. V) di proprietà “ACEA

Distribuzione” occupato arbitrariamente il 26 ottobre 2013 – presenti circa 50 persone tra cui minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 59495/2013 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 23/12/2015, è stato emesso decreto di sequestro preventivo.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 23/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Corso d’Italia 108 (Mun. II) di proprietà “INPS ex INPDAP” occupato il 16 febbraio 2007 – presenti circa 100 persone tra cui minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che non risultano particolari ripercussioni sulle aree circostanti l’immobile né lamentele da parte degli abitanti e dei commercianti della zona

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 20809/2017 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 12/09/2017

Fonte