Il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso presentato dalla Fiom per condotta antisindacale e per il ritiro dei licenziamenti dei 185 lavoratori dello stabilimento ex Gkn di Campi Bisenzio. È stata così annullata la procedura di licenziamento per i lavoratori.
Per la seconda volta in poco più di due anni, un tribunale del lavoro sanziona la procedura di licenziamento collettivo seguita dalla Gkn – l’azienda di automotive di Campi Bisenzio, oggi Qf spa, posta in liquidazione e che fa capo all’imprenditore Francesco Borgomeo. Il motivo è la violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori.
Si tratta di una boccata d’ossigeno in extremis per i quasi 200 operai della ex-Gkn e le loro famiglie.
La procedura di licenziamento, senza la sentenza del giudice, sarebbe stata esecutiva dal 1 gennaio 2024, con 185 dipendenti a casa e la parola fine sul tentativo di salvataggio della fabbrica.
Una festa per festeggiare la vittoria è stata convocata per il 31 dicembre dentro la fabbrica presidiata dai lavoratori.
“Non è finita finché non è finita” commenta il Collettivo di fabbrica della Gkn. “Annullata la procedura di licenziamento. Andiamoci a prendere la vita, la reindustrializzazione, il lavoro, la dignità. Il 31 dicembre tutte e tutti qua”.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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27/12/2023
22/09/2023
GKN - Protocollo da 6 milioni per il piano industriale. Ora tocca al governo
È di ieri la notizia, giunta dopo un incontro presso la Regione Toscana, che un gruppo di investitori istituzionali ha sottoscritto un protocollo per la capitalizzazione del progetto industriale GKN For Future, promosso dai lavoratori e dalla loro intelligenza operaia.
Continua l'opera solitaria e faticosa di posa di "piccoli mattoni" e questa probabilmente è la novità più concreta che dimostra che i lavoratori non sono soli in questa avventura e che hanno ogni volta la capacità di rompere l'accerchiamento.
In queste ore fa da contraltare alle voci che si rincorrono e che indicherebbero come QattroF, l'evanescente azienda di Borgomeo, sarebbe pronta ad aprire una nuova procedura di licenziamento. Un fatto che sarebbe assurdo dentro un quadro dove è necessario garantire una discussione senza strappi. Ma l'azienda non ci sente da nessun orecchio e continua nella sua determinata deterrenza, ancora inadempiente sotto ogni aspetto contrattuale e sindacale.
Come USB, anche a fronte di queste notizie, abbiamo inviato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy una richiesta di intervento immediato ed una verifica, affinché si scongiurino iniziative unilaterali che porterebbero ad un ulteriore inasprimento della situazione.
Abbiamo richiesto inoltre un’immediata ripresa del confronto, perché come abbiamo sempre detto, non può in alcun modo passare il principio di deresponsabilizzazione delle istituzioni davanti a vertenze come questa.
Serve l'assunzione di responsabilità da parte del Ministero e del Governo che ora non possono più nascondersi. Vanno messi in campo gli strumenti necessari a garantire, attraverso l'intervento pubblico, la definizione e messa in opera del progetto industriale di cui la via maestra è stata indicata dai lavoratori.
Fonte
Continua l'opera solitaria e faticosa di posa di "piccoli mattoni" e questa probabilmente è la novità più concreta che dimostra che i lavoratori non sono soli in questa avventura e che hanno ogni volta la capacità di rompere l'accerchiamento.
In queste ore fa da contraltare alle voci che si rincorrono e che indicherebbero come QattroF, l'evanescente azienda di Borgomeo, sarebbe pronta ad aprire una nuova procedura di licenziamento. Un fatto che sarebbe assurdo dentro un quadro dove è necessario garantire una discussione senza strappi. Ma l'azienda non ci sente da nessun orecchio e continua nella sua determinata deterrenza, ancora inadempiente sotto ogni aspetto contrattuale e sindacale.
Come USB, anche a fronte di queste notizie, abbiamo inviato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy una richiesta di intervento immediato ed una verifica, affinché si scongiurino iniziative unilaterali che porterebbero ad un ulteriore inasprimento della situazione.
Abbiamo richiesto inoltre un’immediata ripresa del confronto, perché come abbiamo sempre detto, non può in alcun modo passare il principio di deresponsabilizzazione delle istituzioni davanti a vertenze come questa.
Serve l'assunzione di responsabilità da parte del Ministero e del Governo che ora non possono più nascondersi. Vanno messi in campo gli strumenti necessari a garantire, attraverso l'intervento pubblico, la definizione e messa in opera del progetto industriale di cui la via maestra è stata indicata dai lavoratori.
Fonte
27/03/2023
Firenze antifascista con la GKN e tanti altri
Aperta dalla Bandiera della Brigata Garibaldi che fu alla testa dell’insurrezione antifascista di Firenze nel 1944, la manifestazione della GKN ieri ha visto la partecipazione di migliaia e migliaia di persone.
Una manifestazione vivace combattiva militante, con una grande partecipazioni di giovani. Dopo i lavoratori della GKN, che con lo striscione “Insorgiamo” erano alla testa del corteo al ritmo dei loro tamburi di lotta, seguivano delegazioni di movimenti e realtà di lotta.
I portuali del CALP di Genova, gli ambientalisti di FFF, i comitati antifascisti, i sindacati di base, tra i quali una nutritissima presenza della USB, animata dalla vivacissima presenza di migranti e della Federazione del Sociale.
Poi la presenza della CGIL, inferiore a quella delle precedenti mobilitazione e le organizzazioni anicapitaliste e antagoniste, tra le quali spiccava la presenza di Potere al Popolo.
Il corteo ha percorso chilometri per giungere alla Fortezza da Basso, nei pressi della quale ha dovuto fronteggiare uno provocatorio schieramento di polizia e carabinieri in assetto antisommossa con i manganelli in mano.
È la prima volta che accade ad una manifestazione GKN, e questo è un eco di come il governo intenda affrontare la vertenza visto che il ministro Urso, a Firenze il giorno precedente la manifestazione, ha solo saputo intimare agli operai di “liberare “ la fabbrica. Questo mentre i giudici hanno appena riconosciuto il diritto al salario e l tutte le buone ragioni dei lavoratori di fronte a Borgomeo, che presentatosi come salvatore si è mostrato come liquidatore per conto della multinazionale.
La manifestazione si è conclusa con gli interventi di organizzazioni sociali e di lotta e con l’intervento finale di Dario Salvetti del collettivo GKN che ha affermato che la lotta continuerà e che i lavoratori mai si piegheranno ai giochi della multinazionale, dei suoi prestanome e dei complici istituzionali della chiusura.
Tra gli interventi quelli di Sasha Colautti della USB, che ha affermato la nazionalizzazione come unica vera soluzione, di fronte ai fallimenti e all‘incapacità dei padroni privati.
Nel corso del corteo è stata letta l’ultima lettera di Alfredo Cospito.
Il Comune di Firenze, la Regione Toscana e il PD con la neo segreteria Schlein erano tutti assenti.
A dimostrazione che quando le lotte operaie diventano dure e vere, il centrosinistra o è assente o è avversario.
La lotta della GKN va avanti.
Fonte e foto
07/11/2022
Firenze. Oggi lo sciopero per impedire lo svuotamento della GKN
L’Unione Sindacale di Base, Cobas e Cub hanno proclamato per lunedì 7 novembre lo sciopero per l’intera giornata delle aziende del settore privato della provincia di Firenze, in risposta all’appello lanciato dalla RSU e dal Collettivo di Fabbrica dell’ex GKN, dopo la comunicazione che proprio lunedì 7 novembre è previsto l’arrivo dei camion per lo svuotamento della fabbrica.
Lo sciopero è indetto in solidarietà con i lavoratori ex GKN e contro i processi di delocalizzazione in atto nel nostro territorio. Sono esclusi dallo sciopero i lavoratori sottoposti alla 146/90 e s.m.
L’assemblea dei lavoratori ha invitato tutte le realtà sociali, sindacali e politiche solidali alla lotta GKN ad essere presenti, nelle forme e modi possibili, lunedì 7 novembre a partire dalle h 8.00 di mattina di fronte allo stabilimento GKN, via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio.
Hanno invitato le realtà sociali, sindacali e personalità solidali, lavoratrici, lavoratori, scuole, università, artisti, ad approvare ordini del giorno, semplici messaggi social, fotografie di solidarietà alla lotta GKN, esporre striscioni. Un solo grande messaggio: “giù le mani da GKN”, una fabbrica la cui dignità è a disposizione di un intero paese. Per la fabbrica pubblica e socialmente integrata.
L’assemblea dei lavoratori GKN chiede ad ogni organizzazione sindacale di indire azioni di sciopero utili a favorire la presenza di solidali di fronte ai cancelli GKN a partire da domani lunedì 7 novembre e per tutto il periodo necessario a impedire il grave attacco al presidio e all’assemblea permanente dei lavoratori.
L’assemblea dei lavoratori GKN dà mandato alla RSU di indire un primo pacchetto di ore di sciopero da utilizzare per qualsiasi mansione interessata all’opera di smobilizzo materiali o di altre attività arrecanti danno al patrimonio societario e industriale dell’azienda.
A partire da lunedì mattina stessa discuteremo le ulteriori azioni di mobilitazione e solidarietà necessarie. Sin da ora diciamo però che è vitale per la nostra lotta dare la massima attenzione e appoggio alla campagna per la Fabbrica pubblica socialmente integrata e al percorso della Soms Insorgiamo, a partire dall’assemblea popolare indetta per il 9 novembre alle ore 20:30 a Campi Bisenzio.
Fonte
Lo sciopero è indetto in solidarietà con i lavoratori ex GKN e contro i processi di delocalizzazione in atto nel nostro territorio. Sono esclusi dallo sciopero i lavoratori sottoposti alla 146/90 e s.m.
L’assemblea dei lavoratori ha invitato tutte le realtà sociali, sindacali e politiche solidali alla lotta GKN ad essere presenti, nelle forme e modi possibili, lunedì 7 novembre a partire dalle h 8.00 di mattina di fronte allo stabilimento GKN, via Fratelli Cervi 1, Campi Bisenzio.
Hanno invitato le realtà sociali, sindacali e personalità solidali, lavoratrici, lavoratori, scuole, università, artisti, ad approvare ordini del giorno, semplici messaggi social, fotografie di solidarietà alla lotta GKN, esporre striscioni. Un solo grande messaggio: “giù le mani da GKN”, una fabbrica la cui dignità è a disposizione di un intero paese. Per la fabbrica pubblica e socialmente integrata.
L’assemblea dei lavoratori GKN chiede ad ogni organizzazione sindacale di indire azioni di sciopero utili a favorire la presenza di solidali di fronte ai cancelli GKN a partire da domani lunedì 7 novembre e per tutto il periodo necessario a impedire il grave attacco al presidio e all’assemblea permanente dei lavoratori.
L’assemblea dei lavoratori GKN dà mandato alla RSU di indire un primo pacchetto di ore di sciopero da utilizzare per qualsiasi mansione interessata all’opera di smobilizzo materiali o di altre attività arrecanti danno al patrimonio societario e industriale dell’azienda.
A partire da lunedì mattina stessa discuteremo le ulteriori azioni di mobilitazione e solidarietà necessarie. Sin da ora diciamo però che è vitale per la nostra lotta dare la massima attenzione e appoggio alla campagna per la Fabbrica pubblica socialmente integrata e al percorso della Soms Insorgiamo, a partire dall’assemblea popolare indetta per il 9 novembre alle ore 20:30 a Campi Bisenzio.
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05/09/2022
Ex GKN: vuoto di programma
Il tavolo odierno presso il Ministero dello Sviluppo Economico su ex-GKN non sembra aver dipanato i numerosi dubbi sul reale valore del progetto della QF Spa di Borgomeo, il quale oggi ha presentato di fatto in modo formale la bozza di "piano di sviluppo" che in linea teorica dovrebbe portare al contratto di sviluppo, strumento di intervento finanziario istituzionale simile all'accordo di programma. Il tempo passa, che piaccia o meno la verifica istituzionale prenderà altro tempo.
Ricapitolando: i famosi investitori non ci sono, QF di fatto balla da sola e per poter muovere i suoi primi passi deve chiedere un intervento di Stato a coprire quasi la metà dei finanziamenti necessari a far partire la produzione.
In più questo avviene in assenza di un know how specifico o una presenza sul mercato pregressa. Specifiche su cui subentra sempre sibillina la questione del consorzio contenente “informalmente” i potenziali investitori e detentori di quel know how e fette di mercato che servono a reggere tutta la partita.
Per USB continuano esserci troppe incognite e al tavolo ha chiesto con forza che si intervenga affinché emergano formalmente e con chiarezza gli investitori, se ci sono.
È inaccettabile che l'azienda ponga pregiudiziali (come quella di rimuovere il presidio davanti lo stabilimento) quando è evidente che la mancanza di chiarezza sta portando ad una spirale di sfiducia nei confronti di Borgomeo quasi senza ritorno.
Deve esserci un piano, deve esserci il coraggio e gli impegni di chi vuole investire. E questi impegni garantiranno gli strumenti che servono a portare avanti il progetto industriale.
Prendiamo atto dell'apertura della partita sul contratto di sviluppo che ovviamente consegna grosse responsabilità alle istituzioni, a cui è demandato il compito della verifica della fattibilità, su cui noi oggi abbiamo richiamato la responsabilità, l'attenzione sulla trasparenza nei passaggi nei quali continuiamo a rivendicare la necessità di un nostro coinvolgimento.
Fonte
Ricapitolando: i famosi investitori non ci sono, QF di fatto balla da sola e per poter muovere i suoi primi passi deve chiedere un intervento di Stato a coprire quasi la metà dei finanziamenti necessari a far partire la produzione.
In più questo avviene in assenza di un know how specifico o una presenza sul mercato pregressa. Specifiche su cui subentra sempre sibillina la questione del consorzio contenente “informalmente” i potenziali investitori e detentori di quel know how e fette di mercato che servono a reggere tutta la partita.
Per USB continuano esserci troppe incognite e al tavolo ha chiesto con forza che si intervenga affinché emergano formalmente e con chiarezza gli investitori, se ci sono.
È inaccettabile che l'azienda ponga pregiudiziali (come quella di rimuovere il presidio davanti lo stabilimento) quando è evidente che la mancanza di chiarezza sta portando ad una spirale di sfiducia nei confronti di Borgomeo quasi senza ritorno.
Deve esserci un piano, deve esserci il coraggio e gli impegni di chi vuole investire. E questi impegni garantiranno gli strumenti che servono a portare avanti il progetto industriale.
Prendiamo atto dell'apertura della partita sul contratto di sviluppo che ovviamente consegna grosse responsabilità alle istituzioni, a cui è demandato il compito della verifica della fattibilità, su cui noi oggi abbiamo richiamato la responsabilità, l'attenzione sulla trasparenza nei passaggi nei quali continuiamo a rivendicare la necessità di un nostro coinvolgimento.
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23/04/2022
Ex-GKN, al Mise ancora un tavolo a vuoto
Il tavolo odierno al Ministero dello Sviluppo Economico doveva essere quello di presentazione dei soggetti imprenditoriali preposti alla reindustrializzazione del sito GKN. Era un incontro atteso e che doveva servire a definire il piano industriale o quantomeno individuarne il percorso e rendere espliciti i nomi di chi (oltre allo stesso Borgomeo) si sarebbe assunta la responsabilità di avviare la road map industriale per garantire la rioccupazione di tutti gli addetti.
Così non è stato. Non solo non c'è stata la presenza dei partner industriali, ma è anche emersa la necessità di questi di aver prima un’interlocuzione "privè" col Governo.
Questo è un fatto gravissimo, perché non è dato sapere il motivo di questo ritardo ulteriore e appare evidente come anche il cambiamento di contesto (provocato dalla situazione in Ucraina) ha determinato una frenata da parte dei soggetti industriali che evidentemente pretendono ulteriori garanzie sul percorso.
USB al tavolo ha espresso tutta la sua contrarietà a questo metodo così poco trasparente, stigmatizzando il fatto che le tempistiche sono scomparse, in un quadro in cui i lavoratori sono anche scoperti rispetto alla Cigo.
È necessario non considerare come chiusa la "fase politica" di questa vertenza, trattandola come se si fosse arrivati ormai a una gestione tecnica dell'accordo ministeriale del 19 gennaio da noi sottoscritto, accordo che fra l'altro ormai è inapplicato per alcune parti.
USB – nonostante le rassicurazioni di Borgomeo, che afferma di esser pronto ad un confronto di ulteriore approfondimento del piano industriale e garantendo rispetto delle tempistiche – ha quindi richiesto al MISE di assumersi la responsabilità di garantire politicamente (lo deve fare il viceministro Todde) la prosecuzione trasparente del tavolo e soprattutto la chiarezza dei contenuti di questo percorso, che al di là della narrazione pubblica ci sembra complicato sotto ogni aspetto.
Fonte
Così non è stato. Non solo non c'è stata la presenza dei partner industriali, ma è anche emersa la necessità di questi di aver prima un’interlocuzione "privè" col Governo.
Questo è un fatto gravissimo, perché non è dato sapere il motivo di questo ritardo ulteriore e appare evidente come anche il cambiamento di contesto (provocato dalla situazione in Ucraina) ha determinato una frenata da parte dei soggetti industriali che evidentemente pretendono ulteriori garanzie sul percorso.
USB al tavolo ha espresso tutta la sua contrarietà a questo metodo così poco trasparente, stigmatizzando il fatto che le tempistiche sono scomparse, in un quadro in cui i lavoratori sono anche scoperti rispetto alla Cigo.
È necessario non considerare come chiusa la "fase politica" di questa vertenza, trattandola come se si fosse arrivati ormai a una gestione tecnica dell'accordo ministeriale del 19 gennaio da noi sottoscritto, accordo che fra l'altro ormai è inapplicato per alcune parti.
USB – nonostante le rassicurazioni di Borgomeo, che afferma di esser pronto ad un confronto di ulteriore approfondimento del piano industriale e garantendo rispetto delle tempistiche – ha quindi richiesto al MISE di assumersi la responsabilità di garantire politicamente (lo deve fare il viceministro Todde) la prosecuzione trasparente del tavolo e soprattutto la chiarezza dei contenuti di questo percorso, che al di là della narrazione pubblica ci sembra complicato sotto ogni aspetto.
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22/01/2022
GKN: l’accordo e il possibile ruolo dello Stato nei settori strategici
Come USB ci siamo spesi nella vertenza GKN sia ai tavoli di trattativa ma anche nei momenti che hanno imposto al Collettivo di fabbrica l’esigenza di mobilitarsi per la difesa dei propri posti di lavoro e non solo, e con orgoglio possiamo dire che a più riprese nei punti salienti della vertenza siamo stati i primi a sostenere le lotte di questi lavoratori con la nostra presenza fisica, con pullman da tutta Italia carichi di persone per le iniziative ed i cortei che hanno contraddistinto i momenti salienti di una lotta straordinaria per questo contesto storico e politico.
Una lotta dalle caratteristiche avanzate, che hanno parlato al Paese intero e che ha avuto il pregio unico di mettere al centro temi politici per noi impellenti e pregiudiziali, come il contrasto alle delocalizzazioni e la necessità di aprire un confronto col Governo sulle nazionalizzazioni (tema posto subito da USB ma recepito dal Collettivo di fabbrica solo in un secondo momento).
Mercoledì al Ministero dello Sviluppo Economico si è sottoscritto un accordo importante, che sarà messo al vaglio dei lavoratori e discusso nelle assemblee. Si è sottoscritto “l’accordo GKN”.
Un accordo che a tutti gli effetti può essere ritenuto storico e straordinario, perché nella sostanza salva i posti di lavoro, garantendo quel “saldo occupazionale” sia dei lavoratori diretti, ma anche dei lavoratori dell’appalto su cui anche nelle ultime concitate fasi di trattativa ci hanno fatto spendere parole e fatica assieme alle altre organizzazioni sindacali presenti al tavolo.
Un ottimo accordo quindi, che mira alla reindustrializzazione dello stabilimento, che cerca di gestire una tempistica lunga e complessa (su cui interverranno gli ammortizzatori sociali) e su cui sarà sicuramente complicato tenere viva la massima attenzione, ma su cui siamo sicuri troveremo pronta e attenta la forza lavoratrice, pronta a discutere ed a intervenire.
Un accordo che indica come prioritaria l’interlocuzione con le organizzazioni sindacali, coi lavoratori che hanno condotto questa vertenza e che tiene dentro le istituzioni in un quadro di intervento fattivo su formazione ma anche intervento diretto sulla fase più delicata: quella della reindustrializzazione che deve vedere la partecipazione e l’attenzione massima di Regione e Governo attraverso Invitalia.
USB su questo non vuole prendersi meriti che non ha: siamo stati a quel tavolo e in questa vertenza con convinzione, abbiamo sostenuto con coerenza questa trattativa (e chi ne era effettivamente protagonista) senza il bisogno di piantare bandiere.
In cambio abbiamo ottenuto la presenza impagabile e costante del Collettivo di fabbrica a tutte le iniziative di lotta che hanno contraddistinto il territorio toscano, la vertenza Alitalia, lo sciopero generale dell’11 ottobre e tutti gli altri luoghi dove la parola “insorgere” è stata rappresentata dalla nostra organizzazione, senza che questa appaia però contraddittoria o ambigua.
È necessario che attraverso la vertenza GKN (oggi QF, visto l’intervento di acquisizione totale delle quote societarie da parte di Francesco Borgomeo) si apra una riflessione più ampia, perché altrimenti il rischio è che il significato di questa vertenza sia svilito, ridotto ad “una vertenza come le altre” in cui la narrazione finale è quella del cavaliere (del lavoro) senza macchia che arriva sul cavallo bianco a salvare l’azienda tirandola fuori dai guai.
Sappiamo che non è così perché questa vertenza ha narrato ben altro.
Pensiamo che da qui bisogna aprire una vera discussione sulla necessità di garantirci delle politiche industriali degne di questo nome e una vera regia di Stato sui settori strategici per l’economia del Paese.
Il Governo si è dimostrato inadeguato e succube alle scelte delle multinazionali e dei privati e anche sulla risposta attesa in merito alla legge contro le delocalizzazioni possiamo esprimere tutta la nostra insoddisfazione davanti a così poco coraggio e visione d’insieme.
Di questa vertenza è la politica in primis a dover cogliere il valore politico, al di là di tutto. Sono i lavoratori a dover insegnare qualcosa a chi ci rappresenta.
Pensiamo inoltre che l’automotive abbia bisogno di un intervento straordinario per delle politiche che siano capaci di dirimere la trasformazione che sta incombendo sul settore e che si sta già oggi traducendo in ristrutturazioni pesantissime e licenziamenti di massa.
La vertenza GKN, oggi QF, ha parlato all’Italia di tutto questo. Noi attraverso di essa abbiamo provato a parlare di questo e siamo sicuri che anche grazie alla lotta straordinaria di questi lavoratori, qualcuno di insospettabile se ne sia accorto.
Al di là di un ottimo accordo che oggi mette in sicurezza i lavoratori, per noi il passaggio più importante è questo. Una forza mobilitante che non può essere arginata o catalogata. Che ha parlato in modo imprevedibile e coerente al paese di temi su cui USB si sta spendendo da anni e su cui continueremo a batterci.
Questo è un fatto che ci rende orgogliosi di essere stati vicini a quella lotta e di aver firmato un accordo che sì, “sa di vittoria”, ma che ci consegna invece consapevolezza e responsabilità ancora maggiori di quali sono gli obiettivi da perseguire e quale sia il percorso per raggiungerli.
Insorgiamo. Facciamolo per davvero.
Alla lotta!
Fonte
Una lotta dalle caratteristiche avanzate, che hanno parlato al Paese intero e che ha avuto il pregio unico di mettere al centro temi politici per noi impellenti e pregiudiziali, come il contrasto alle delocalizzazioni e la necessità di aprire un confronto col Governo sulle nazionalizzazioni (tema posto subito da USB ma recepito dal Collettivo di fabbrica solo in un secondo momento).
Mercoledì al Ministero dello Sviluppo Economico si è sottoscritto un accordo importante, che sarà messo al vaglio dei lavoratori e discusso nelle assemblee. Si è sottoscritto “l’accordo GKN”.
Un accordo che a tutti gli effetti può essere ritenuto storico e straordinario, perché nella sostanza salva i posti di lavoro, garantendo quel “saldo occupazionale” sia dei lavoratori diretti, ma anche dei lavoratori dell’appalto su cui anche nelle ultime concitate fasi di trattativa ci hanno fatto spendere parole e fatica assieme alle altre organizzazioni sindacali presenti al tavolo.
Un ottimo accordo quindi, che mira alla reindustrializzazione dello stabilimento, che cerca di gestire una tempistica lunga e complessa (su cui interverranno gli ammortizzatori sociali) e su cui sarà sicuramente complicato tenere viva la massima attenzione, ma su cui siamo sicuri troveremo pronta e attenta la forza lavoratrice, pronta a discutere ed a intervenire.
Un accordo che indica come prioritaria l’interlocuzione con le organizzazioni sindacali, coi lavoratori che hanno condotto questa vertenza e che tiene dentro le istituzioni in un quadro di intervento fattivo su formazione ma anche intervento diretto sulla fase più delicata: quella della reindustrializzazione che deve vedere la partecipazione e l’attenzione massima di Regione e Governo attraverso Invitalia.
USB su questo non vuole prendersi meriti che non ha: siamo stati a quel tavolo e in questa vertenza con convinzione, abbiamo sostenuto con coerenza questa trattativa (e chi ne era effettivamente protagonista) senza il bisogno di piantare bandiere.
In cambio abbiamo ottenuto la presenza impagabile e costante del Collettivo di fabbrica a tutte le iniziative di lotta che hanno contraddistinto il territorio toscano, la vertenza Alitalia, lo sciopero generale dell’11 ottobre e tutti gli altri luoghi dove la parola “insorgere” è stata rappresentata dalla nostra organizzazione, senza che questa appaia però contraddittoria o ambigua.
È necessario che attraverso la vertenza GKN (oggi QF, visto l’intervento di acquisizione totale delle quote societarie da parte di Francesco Borgomeo) si apra una riflessione più ampia, perché altrimenti il rischio è che il significato di questa vertenza sia svilito, ridotto ad “una vertenza come le altre” in cui la narrazione finale è quella del cavaliere (del lavoro) senza macchia che arriva sul cavallo bianco a salvare l’azienda tirandola fuori dai guai.
Sappiamo che non è così perché questa vertenza ha narrato ben altro.
Pensiamo che da qui bisogna aprire una vera discussione sulla necessità di garantirci delle politiche industriali degne di questo nome e una vera regia di Stato sui settori strategici per l’economia del Paese.
Il Governo si è dimostrato inadeguato e succube alle scelte delle multinazionali e dei privati e anche sulla risposta attesa in merito alla legge contro le delocalizzazioni possiamo esprimere tutta la nostra insoddisfazione davanti a così poco coraggio e visione d’insieme.
Di questa vertenza è la politica in primis a dover cogliere il valore politico, al di là di tutto. Sono i lavoratori a dover insegnare qualcosa a chi ci rappresenta.
Pensiamo inoltre che l’automotive abbia bisogno di un intervento straordinario per delle politiche che siano capaci di dirimere la trasformazione che sta incombendo sul settore e che si sta già oggi traducendo in ristrutturazioni pesantissime e licenziamenti di massa.
La vertenza GKN, oggi QF, ha parlato all’Italia di tutto questo. Noi attraverso di essa abbiamo provato a parlare di questo e siamo sicuri che anche grazie alla lotta straordinaria di questi lavoratori, qualcuno di insospettabile se ne sia accorto.
Al di là di un ottimo accordo che oggi mette in sicurezza i lavoratori, per noi il passaggio più importante è questo. Una forza mobilitante che non può essere arginata o catalogata. Che ha parlato in modo imprevedibile e coerente al paese di temi su cui USB si sta spendendo da anni e su cui continueremo a batterci.
Questo è un fatto che ci rende orgogliosi di essere stati vicini a quella lotta e di aver firmato un accordo che sì, “sa di vittoria”, ma che ci consegna invece consapevolezza e responsabilità ancora maggiori di quali sono gli obiettivi da perseguire e quale sia il percorso per raggiungerli.
Insorgiamo. Facciamolo per davvero.
Alla lotta!
Fonte
25/12/2021
GKN a Borgomeo, che ne pensano i lavoratori
Documento approvato dall’assemblea dei lavoratori Gkn #insorgiamo
1. È stato annunciato sui giornali il passaggio di proprietà di Gkn Firenze da Melrose a Francesco Borgomeo. È un accordo tra privati i cui termini probabilmente non saranno nemmeno mai conosciuti fino in fondo.
Noi non possiamo che prendere atto di questo passaggio, su cui non c’era nulla da concordare con noi e nulla, per il momento, è stato concordato. I termini di questo passaggio dovrebbero essere spiegati non sui giornali, ma con una comunicazione dettagliata in sede istituzionale.
2. I licenziamenti in Gkn sono stati sconfitti non una ma due volte. Avevamo detto che se sfondavano qui, avrebbero sfondato dappertutto. Qui non hanno sfondato. E questo è quanto portiamo in dote a chiunque voglia trarne coraggio, lezione, bilanci, metodo. Il rischio ora è di essere in un nuovo calcolo.
Entriamo in una fase di attesa, dove non si rischia la morte improvvisa ma per lenta agonia. Chi ci acquista non ha un proprio piano industriale ma lo fa per venderci a un terzo soggetto industriale.
E veniamo acquistati non per tornare a fare semiassi, ma per una reindustrializzazione che potrebbe comprendere lo svuotamento totale del capannone e una produzione completamente diversa. Un’operazione complessa la cui riuscita è tutta da verificare.
È la fase dove rischiamo di fare la fine della rana bollita di Chomsky. La rana immersa in un pentolino d’acqua fredda prova sollievo quando accendi il fuoco perché avverte un certo tepore. Man mano che l’acqua sale di temperatura la rana si abitua al calore. Quando infine avverte pericolo di morte, l’acqua calda le ha tolto ogni forza e non riesce più a saltare fuori dalla pentola.
3. Non si smobilita, quindi. La mobilitazione forse cambierà nei tempi e nei modi. Ma non smette, per tre ragioni fondamentali: primo, perchè niente è stato ottenuto. Non c’è stato alcun accordo.
In secondo luogo, perché anche se accordo sarà, l’assemblea dei lavoratori e il territorio rimangono a guardia e supervisione di ogni passaggio della reindustrializzazione.
E infine non smobilitiamo perché siamo arrivati qui assieme e continuiamo assieme. La solidarietà che abbiamo ricevuto non muore, si trasforma e si mette a disposizione. Vi siete fatti un favore unendovi alla lotta.
Ci dobbiamo tutti il favore di continuare. Il nostro “Insorgiamo” continua così come continuerà il tour toccando nuove città. E lanciamo subito un nuovo “tenetevi liberi” per marzo. Lo lanciamo a tutti i solidali, a chi era in piazza il 18 settembre, alle vertenze in crisi, ai precari, agli studenti, alle reti di lotta ambientalista. Si continua a convergere e a insorgere.
4. Per quanto ci riguarda il passaggio di proprietà avviene in piena continuità occupazionale e di diritti. Manteniamo stessi posti di lavoro e stessa accordistica. E avviene in continuità di salute dello stabilimento visto che l’abbiamo preservato e curato. Così è, così dovrà essere. Qualsiasi soggetto industriale arrivi, lo deve fare mantenendo diritti e posti di lavoro. Non saremo mai terreno di operazioni opache o di ricatti.
5. Tuttavia il passaggio di proprietà non avviene in continuità produttiva. Gkn Firenze viene comprata ed “estratta” dal gruppo Gkn e dalla filiera produttiva. Diventa una società a sé stante senza volumi e senza missione industriale. I macchinari rimangono qui ma cessano probabilmente di avere una funzione. In un modo o nell’altro quindi Gkn Firenze viene smantellata.
Certo, viene smantellata sotto la promessa di impiantare un’altra produzione. E probabilmente una produzione che non c’entra nulla con i semiassi. Così forse salveremo 500 posti di lavoro, ma un altro pezzo dell’automotive se ne va.
E non è questione di essere affezionati all’automotive. Il problema è un altro. Qua c’era una storia industriale di decenni che veniva dalla Fiat. E questa storia viene chiusa non per una decisione collettiva o per un piano sociale. Ma perché un fondo finanziario ha deciso, di concerto con Stellantis probabilmente, che qui non si dovevano più produrre semiassi.
Noi non ne usciamo sconfitti, ma c’è poco da cantar vittoria: rimangono migliaia di posti di lavoro a rischio in tutto l’automotive e lo Stato esce da questa vicenda come un semplice passacarte.
6. Proprio per questo la nostra proposta di Ppms, di Polo Pubblico per la Mobilità Sostenibile, rimane in campo. E confermiamo l’attività del gruppo di competenza contro le delocalizzazioni. Rimane cioè in piedi la collaborazione con ricercatori e ingegneri solidali. Rimane la legge antidelocalizzazioni da promuovere, insieme ai giuslavoristi progressisti.
7. I macchinari, come abbiamo detto, rimangono qui. Ma senza volumi e probabilmente con un accordo di non vendita alla concorrenza, rimangono magari per essere girati a Melrose più avanti. In un modo o nell’altro, quindi, il fondo li porterà via da qui.
Per quanto ci riguarda invece il principio non cambia. È quello che ci ha sempre guidato: macchina entra, macchina esce. Per ogni macchinario che esce, ci deve essere chiarezza su quali macchinari arrivano. Altrimenti, come già detto, da qui non esce uno spillo.
8. I licenziamenti sono sconfitti e c’è una prospettiva di ripartenza. È vero. Ma la prospettiva si colloca nel futuro ed è tutta da verificare. A breve invece i passaggi concreti coincidono parzialmente con la volontà di Melrose: l’eventuale ammortizzatore interviene a sollevare un privato dai nostri stipendi, cessa la produzione di semiassi a Firenze, Gkn Firenze è una società che si avvia al termine.
Se quindi la prospettiva futura non si verificasse, rimarrebbe solo la chiusura e la delocalizzazione. Per questo il percorso verso la reindustrializzazione deve essere sancito da un accordo chiaro, dettagliato, granitico nei tempi e nelle certezze.
9. Abbiamo chiesto che lo Stato intervenisse da subito nel capitale di Gkn Firenze a garantire tale percorso. Ci è stato risposto a più voci che non ci sono le condizioni di un intervento pubblico. Ma in verità l’intervento pubblico c’è e ci sarà.
C’è perché Invitalia e il Mise di fatto danno benedizione e garanzie a parole che si tratta di un’operazione credibile e seria. E ci sarà perché l’eventuale ammortizzatore e i corsi di formazione saranno probabilmente fatti con soldi pubblici. L’intervento pubblico c’è, quindi, ma si limita a monitorare dalla finestra. E di questi tipi di monitoraggi abbiamo già apprezzato la mancanza di efficacia.
10. Per tutte queste ragioni deve essere convocato un incontro in sede istituzionale e chiediamo un accordo che sancisca: rientro dei lavoratori degli appalti all’interno del percorso di continuità occupazionale, continuità dei diritti e dei posti di lavoro anche con il futuro soggetto reindustrializzatore, presentazione di un piano industriale certo e dettagliato, tempistiche certe con un termine entro il quale l’assenza di progressi chiari preveda l’intervento dello Stato e il passaggio al nostro piano industriale, piano di formazione concordato e chiaramente finalizzato, accensione di un ammortizzatore sociale che preveda l’integrazione economica e principi chiari di rotazione, incontri di verifica costanti del piano, prepensionamenti o pensionamenti o uscite volontarie devono avvenire con una previsione di saldo occupazionale, l’analisi e la presa in considerazione di tutta l’elaborazione del nostro gruppo di competenza solidale e quindi l’analisi con pari dignità anche delle proposte di reindustrializzazione elaborate dai lavoratori e dai soggetti solidali territoriali.
“Insorgiamo” non smobilita. Tenetevi liberi a marzo.
Abbiamo salvato la fabbrica per il territorio, con il territorio. E per il territorio, con il territorio, la rimetteremo in movimento.
Continuiamo a farci il favore della lotta. Continuiamo a essere classe dirigente.
Non crediamo alle favole o ai supereroi. Crediamo che le nostre debolezze possano scrivere la storia.
Fonte
1. È stato annunciato sui giornali il passaggio di proprietà di Gkn Firenze da Melrose a Francesco Borgomeo. È un accordo tra privati i cui termini probabilmente non saranno nemmeno mai conosciuti fino in fondo.
Noi non possiamo che prendere atto di questo passaggio, su cui non c’era nulla da concordare con noi e nulla, per il momento, è stato concordato. I termini di questo passaggio dovrebbero essere spiegati non sui giornali, ma con una comunicazione dettagliata in sede istituzionale.
2. I licenziamenti in Gkn sono stati sconfitti non una ma due volte. Avevamo detto che se sfondavano qui, avrebbero sfondato dappertutto. Qui non hanno sfondato. E questo è quanto portiamo in dote a chiunque voglia trarne coraggio, lezione, bilanci, metodo. Il rischio ora è di essere in un nuovo calcolo.
Entriamo in una fase di attesa, dove non si rischia la morte improvvisa ma per lenta agonia. Chi ci acquista non ha un proprio piano industriale ma lo fa per venderci a un terzo soggetto industriale.
E veniamo acquistati non per tornare a fare semiassi, ma per una reindustrializzazione che potrebbe comprendere lo svuotamento totale del capannone e una produzione completamente diversa. Un’operazione complessa la cui riuscita è tutta da verificare.
È la fase dove rischiamo di fare la fine della rana bollita di Chomsky. La rana immersa in un pentolino d’acqua fredda prova sollievo quando accendi il fuoco perché avverte un certo tepore. Man mano che l’acqua sale di temperatura la rana si abitua al calore. Quando infine avverte pericolo di morte, l’acqua calda le ha tolto ogni forza e non riesce più a saltare fuori dalla pentola.
3. Non si smobilita, quindi. La mobilitazione forse cambierà nei tempi e nei modi. Ma non smette, per tre ragioni fondamentali: primo, perchè niente è stato ottenuto. Non c’è stato alcun accordo.
In secondo luogo, perché anche se accordo sarà, l’assemblea dei lavoratori e il territorio rimangono a guardia e supervisione di ogni passaggio della reindustrializzazione.
E infine non smobilitiamo perché siamo arrivati qui assieme e continuiamo assieme. La solidarietà che abbiamo ricevuto non muore, si trasforma e si mette a disposizione. Vi siete fatti un favore unendovi alla lotta.
Ci dobbiamo tutti il favore di continuare. Il nostro “Insorgiamo” continua così come continuerà il tour toccando nuove città. E lanciamo subito un nuovo “tenetevi liberi” per marzo. Lo lanciamo a tutti i solidali, a chi era in piazza il 18 settembre, alle vertenze in crisi, ai precari, agli studenti, alle reti di lotta ambientalista. Si continua a convergere e a insorgere.
4. Per quanto ci riguarda il passaggio di proprietà avviene in piena continuità occupazionale e di diritti. Manteniamo stessi posti di lavoro e stessa accordistica. E avviene in continuità di salute dello stabilimento visto che l’abbiamo preservato e curato. Così è, così dovrà essere. Qualsiasi soggetto industriale arrivi, lo deve fare mantenendo diritti e posti di lavoro. Non saremo mai terreno di operazioni opache o di ricatti.
5. Tuttavia il passaggio di proprietà non avviene in continuità produttiva. Gkn Firenze viene comprata ed “estratta” dal gruppo Gkn e dalla filiera produttiva. Diventa una società a sé stante senza volumi e senza missione industriale. I macchinari rimangono qui ma cessano probabilmente di avere una funzione. In un modo o nell’altro quindi Gkn Firenze viene smantellata.
Certo, viene smantellata sotto la promessa di impiantare un’altra produzione. E probabilmente una produzione che non c’entra nulla con i semiassi. Così forse salveremo 500 posti di lavoro, ma un altro pezzo dell’automotive se ne va.
E non è questione di essere affezionati all’automotive. Il problema è un altro. Qua c’era una storia industriale di decenni che veniva dalla Fiat. E questa storia viene chiusa non per una decisione collettiva o per un piano sociale. Ma perché un fondo finanziario ha deciso, di concerto con Stellantis probabilmente, che qui non si dovevano più produrre semiassi.
Noi non ne usciamo sconfitti, ma c’è poco da cantar vittoria: rimangono migliaia di posti di lavoro a rischio in tutto l’automotive e lo Stato esce da questa vicenda come un semplice passacarte.
6. Proprio per questo la nostra proposta di Ppms, di Polo Pubblico per la Mobilità Sostenibile, rimane in campo. E confermiamo l’attività del gruppo di competenza contro le delocalizzazioni. Rimane cioè in piedi la collaborazione con ricercatori e ingegneri solidali. Rimane la legge antidelocalizzazioni da promuovere, insieme ai giuslavoristi progressisti.
7. I macchinari, come abbiamo detto, rimangono qui. Ma senza volumi e probabilmente con un accordo di non vendita alla concorrenza, rimangono magari per essere girati a Melrose più avanti. In un modo o nell’altro, quindi, il fondo li porterà via da qui.
Per quanto ci riguarda invece il principio non cambia. È quello che ci ha sempre guidato: macchina entra, macchina esce. Per ogni macchinario che esce, ci deve essere chiarezza su quali macchinari arrivano. Altrimenti, come già detto, da qui non esce uno spillo.
8. I licenziamenti sono sconfitti e c’è una prospettiva di ripartenza. È vero. Ma la prospettiva si colloca nel futuro ed è tutta da verificare. A breve invece i passaggi concreti coincidono parzialmente con la volontà di Melrose: l’eventuale ammortizzatore interviene a sollevare un privato dai nostri stipendi, cessa la produzione di semiassi a Firenze, Gkn Firenze è una società che si avvia al termine.
Se quindi la prospettiva futura non si verificasse, rimarrebbe solo la chiusura e la delocalizzazione. Per questo il percorso verso la reindustrializzazione deve essere sancito da un accordo chiaro, dettagliato, granitico nei tempi e nelle certezze.
9. Abbiamo chiesto che lo Stato intervenisse da subito nel capitale di Gkn Firenze a garantire tale percorso. Ci è stato risposto a più voci che non ci sono le condizioni di un intervento pubblico. Ma in verità l’intervento pubblico c’è e ci sarà.
C’è perché Invitalia e il Mise di fatto danno benedizione e garanzie a parole che si tratta di un’operazione credibile e seria. E ci sarà perché l’eventuale ammortizzatore e i corsi di formazione saranno probabilmente fatti con soldi pubblici. L’intervento pubblico c’è, quindi, ma si limita a monitorare dalla finestra. E di questi tipi di monitoraggi abbiamo già apprezzato la mancanza di efficacia.
10. Per tutte queste ragioni deve essere convocato un incontro in sede istituzionale e chiediamo un accordo che sancisca: rientro dei lavoratori degli appalti all’interno del percorso di continuità occupazionale, continuità dei diritti e dei posti di lavoro anche con il futuro soggetto reindustrializzatore, presentazione di un piano industriale certo e dettagliato, tempistiche certe con un termine entro il quale l’assenza di progressi chiari preveda l’intervento dello Stato e il passaggio al nostro piano industriale, piano di formazione concordato e chiaramente finalizzato, accensione di un ammortizzatore sociale che preveda l’integrazione economica e principi chiari di rotazione, incontri di verifica costanti del piano, prepensionamenti o pensionamenti o uscite volontarie devono avvenire con una previsione di saldo occupazionale, l’analisi e la presa in considerazione di tutta l’elaborazione del nostro gruppo di competenza solidale e quindi l’analisi con pari dignità anche delle proposte di reindustrializzazione elaborate dai lavoratori e dai soggetti solidali territoriali.
“Insorgiamo” non smobilita. Tenetevi liberi a marzo.
Abbiamo salvato la fabbrica per il territorio, con il territorio. E per il territorio, con il territorio, la rimetteremo in movimento.
Continuiamo a farci il favore della lotta. Continuiamo a essere classe dirigente.
Non crediamo alle favole o ai supereroi. Crediamo che le nostre debolezze possano scrivere la storia.
Fonte
18/12/2021
Delocalizzazioni: la lotta di classe entra in Parlamento
Il tanto strombazzato intervento del Governo Draghi per fermare le delocalizzazioni è una bufala ed un imbroglio. Si annuncia infatti un emendamento governativo alla legge di bilancio, benedetto da Draghi e scritto a due mani dal più inutile dei ministri del lavoro, e dal più confindustriale dei ministri dello sviluppo economico.
I due colleghi, Orlando e Giorgetti, hanno posto davvero “terribili limiti” alle multinazionali che chiudono per far più affari altrove.
Prima di tutto i padroni dovranno essere più gentili ed usare la posta e non i social. Poi avranno da aspettare quindici giorni in più rispetto ad oggi, prima di licenziare. Infine pagheranno qualche centinaio di euro di multa in più per ogni lavoratore licenziato, il quale “in compenso” troverà più solidi ostacoli se vorrà fare causa all’azienda.
Come hanno giustamente detto la Fiom e i sindacati di base, queste non sono norme per fermare le chiusure di aziende e i licenziamenti, ma per autorizzarli e renderli più agevoli.
Nei giorni scorsi il presidente della Confindustria Bonomi aveva tuonato contro una legge sulle delocalizzazioni che colpisse la libertà d’impresa. La viceministra Todde, quella che piange coi licenziati, lo aveva subito tranquillizzato dicendo: noi contro le imprese? E quando mai.
Così sta venendo fuori un provvedimento persino imbarazzante nel suo servilismo verso l’associazione degli industriali, che ora farà pure finta di lamentarsi su norme che ha dettato al governo punto per punto.
In senato c’è anche un altro emendamento alla legge di bilancio, quello presentato dal senatore Mantero di #PoterealPopolo, che assieme ad altri parlamentari propone la legge elaborata dagli operai della GKN assieme a giuristi democratici.
Quelle norme bloccano davvero le delocalizzazioni e, invece che far pagare una piccola multa a chi licenzia, gli impongono di trovare una soluzione vera per fabbrica e lavoratori.
Ecco cosa succede quando la lotta di classe si affaccia in Parlamento. La politica è costretta improvvisamente e suo malgrado a misurarsi e dividersi su alternative vere.
Da un lato le norme finte di Draghi e Bonomi, dall’altro le proposte da chi vive sulla sua pelle gli imbrogli e la spietatezza delle multinazionali. E che per questo chiede alla stato di fare lo Stato e non il procacciatore d’affari.
Ora bisogna seguire meticolosamente le votazioni al Senato e poi alla Camera per vedere cosa fa ogni parlamentare della Repubblica, quando si tratta di scegliere tra la Confindustria e gli operai. E nome per nome sarà un dovere ricordarsi di come avranno votato.
Fonte
I due colleghi, Orlando e Giorgetti, hanno posto davvero “terribili limiti” alle multinazionali che chiudono per far più affari altrove.
Prima di tutto i padroni dovranno essere più gentili ed usare la posta e non i social. Poi avranno da aspettare quindici giorni in più rispetto ad oggi, prima di licenziare. Infine pagheranno qualche centinaio di euro di multa in più per ogni lavoratore licenziato, il quale “in compenso” troverà più solidi ostacoli se vorrà fare causa all’azienda.
Come hanno giustamente detto la Fiom e i sindacati di base, queste non sono norme per fermare le chiusure di aziende e i licenziamenti, ma per autorizzarli e renderli più agevoli.
Nei giorni scorsi il presidente della Confindustria Bonomi aveva tuonato contro una legge sulle delocalizzazioni che colpisse la libertà d’impresa. La viceministra Todde, quella che piange coi licenziati, lo aveva subito tranquillizzato dicendo: noi contro le imprese? E quando mai.
Così sta venendo fuori un provvedimento persino imbarazzante nel suo servilismo verso l’associazione degli industriali, che ora farà pure finta di lamentarsi su norme che ha dettato al governo punto per punto.
In senato c’è anche un altro emendamento alla legge di bilancio, quello presentato dal senatore Mantero di #PoterealPopolo, che assieme ad altri parlamentari propone la legge elaborata dagli operai della GKN assieme a giuristi democratici.
Quelle norme bloccano davvero le delocalizzazioni e, invece che far pagare una piccola multa a chi licenzia, gli impongono di trovare una soluzione vera per fabbrica e lavoratori.
Ecco cosa succede quando la lotta di classe si affaccia in Parlamento. La politica è costretta improvvisamente e suo malgrado a misurarsi e dividersi su alternative vere.
Da un lato le norme finte di Draghi e Bonomi, dall’altro le proposte da chi vive sulla sua pelle gli imbrogli e la spietatezza delle multinazionali. E che per questo chiede alla stato di fare lo Stato e non il procacciatore d’affari.
Ora bisogna seguire meticolosamente le votazioni al Senato e poi alla Camera per vedere cosa fa ogni parlamentare della Repubblica, quando si tratta di scegliere tra la Confindustria e gli operai. E nome per nome sarà un dovere ricordarsi di come avranno votato.
Fonte
10/10/2021
GKN. “È prematuro parlare di svolta o di spiraglio”
Sulla vertenza GKN la stampa e i mass media si sono affrettati a diffondere versioni positive che non corrispondono alla realtà. Qui di seguito le valutazioni del Collettivo di fabbrica della GKN e dell’Usb sull’incontro di giovedì al Ministero dello Sviluppo Economico.
*****
Le veline e i comunicati relativi alla giornata di ieri hanno usato parole come “svolta” o “spiraglio”. Sono termini completamente prematuri, nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore delle ipotesi, abusati. Mettiamo le cose in chiaro:
1) Gkn Melrose non può riaprire la procedura di licenziamento in questo preciso istante. Non è una concessione di Melrose. È un dato di fatto.
Non può farlo perché deve espletare procedure derivanti dal decreto del Tribunale di Firenze. E per quanto ci riguarda non lo sta facendo nemmeno correttamente. E forse su questo anche loro hanno perso ogni sicurezza. Capita a chi è arrogante di diventare di colpo titubante.
Dicendo che la procedura di licenziamento non è all’ordine del giorno, quindi, l’azienda non dice ad oggi nulla di concreto. Quanto dura questo “giorno”?
2) Siamo quindi alle parole: generiche, gratuite, poco chiare. Mentre scriviamo non abbiamo nemmeno visto il verbale della seduta di ieri. E, comunque, in ogni caso: pur sempre solo parole.
Il che sarebbe insufficiente in generale. Nel caso specifico, siamo alla parola d’onore da parte di chi onore non ne ha mai dimostrato.
Gkn Melrose è stata condannata tre volte in due anni per condotta antisindacale. Ha fornito informazioni non corrette ai tavoli di trattativa. Ha negato alla Regione Toscana di essere un’azienda in crisi. Melrose ha seriamente sostenuto che i licenziamenti non erano all’ordine del giorno il 7 luglio e che improvvisamente lo erano il giorno dopo.
3) Cosa garantisce di non essere di fronte all’ennesimo espediente, utile a far passare il tempo necessario a poter riaprire la procedura di licenziamento? O magari utile a far calare la pressione dell’opinione pubblica verso la possibilità che il Governo decreti d’urgenza sulle delocalizzazioni? Nulla. Anzi, anche qualcosa meno di nulla.
4) Intanto l’azienda rimane in liquidazione, i nostri account bloccati, la produzione ferma, l’azienda non rispetta gli incontri che dovrebbe tenere da accordistica interna, non ci incontra nella sede aziendale e non svolge incontri in presenza. In pratica nulla. Anzi, molto meno di nulla.
5) È stato dato risalto alla nomina di un advisor e alla presenza di Invitalia per cercare il compratore. È normale che l’azienda non abbia nulla in contrario. Ma esattamente che cosa è disposta a vendere? Capannone, macerie, terreno, macchinari, commesse?
Questo non è dato saperlo. Anzi, è lecito ipotizzare che voglia vendere solo capannone e qualche macchina da rottamare. Se così fosse lo Stato, quindi, sarebbe ridotto a piazzista immobiliare del fondo finanziario, nel giubilo generale.
Nessuno pensi in ogni caso di infilare la vertenza Gkn nel tritacarne delle voci sul “compratore” dove sono state disperse e distrutte, a suon di promesse, quasi tutte le vertenze nel nostro paese.
6) Gkn Melrose continua a non rispondere alle nostre domande su dove siano stati delocalizzati i volumi, sui contratti tra stabilimento e cliente. Il tema della tracciabilità dei semiassi è stato oggetto anche di un esposto alla procura. Torneremo sul tema con un post specifico.
7) Intanto la nostra legge contro le delocalizzazioni è in Parlamento. Servirà a quel che servirà. La notizia però è che dopo due mesi di voci e dibattiti pasticciati, la legge è lì e le scuse stanno a zero.
Se questa legge fosse esistita prima, Melrose non avrebbe acquisito il nostro stabilimento e ora noi saremmo al lavoro. Se questa legge fosse approvata, Melrose sarebbe tenuta a seguire per legge un percorso chiaro e ordinato di elaborazione di un piano di continuità produttiva e di vendita dello stabilimento.
8) Non abbiamo quindi nessuna garanzia, scritta, legislativa, contrattuale che Gkn Melrose non stia solo cercando il momento opportuno per far ripartire i licenziamenti. Per questo, ancora oggi, non c’è nessuna garanzia e nessuna salvezza al di fuori della mobilitazione.
Non c’è uno spiraglio, ma una crepa nel muro dell’azienda determinata dalle mobilitazioni. Il tempo non deve servire a chiudere la crepa ma a far crollare il muro.
L’immobilismo è uno dei tanti modi per chiudere Gkn Firenze. Forse il più subdolo e pericoloso.
Noi invece #insorgiamo
Collettivo di Fabbrica GKN
*****
GKN: DEVONO SPARIRE DAL TAVOLO I LICENZIAMENTI E LA MESSA IN LIQUIDAZIONE!
GKN: DEVONO SPARIRE DAL TAVOLO I LICENZIAMENTI E LA MESSA IN LIQUIDAZIONE!
Al tavolo ministeriale di oggi è stato sicuramente apprezzabile lo sforzo da parte della viceministro Todde nello spingere l’azienda a togliere i licenziamenti dal tavolo e per determinare a fatica l’impegno ad un confronto vero sulla salvaguardia dell’occupazione e dello stabilimento GKN di Campi Bisenzio.
Ma va detto che questa vertenza ormai è una “guerra di posizione”, di trincea, dove parole e impegni si impantanano, liquefandosi in mediazioni da funamboli che ci sembrano più utili agli onori di cronaca che ai lavoratori.
Era chiaro per tutti che questa trattativa prima o poi sarebbe arrivata al momento delle scelte e siamo consapevoli che per i lavoratori il tempo è tiranno.
Ma per USB rimane ferma la necessità che la discussione si affronti in un quadro ripulito dalle pregiudiziali dirette ed indirette messe in campo dall’azienda.
Bene che il Ministero abbia sospinto la dirigenza aziendale in un confronto dove sembra venire meno l’interesse ad agire unilateralmente con dei licenziamenti.
Male che questo avvenga in un quadro in cui l’azienda, in attesa di capire quale percorso sarà indicato dalla discussione, continua ad essere tenuta precauzionalmente “in liquidazione”, affannandosi allo stesso tempo a indicare come via maestra la strada degli ammortizzatori sociali e degli “Advisors”.
USB ha posto con forza la necessità che qualsiasi percorso sia finalizzato alla salvaguardia industriale dello stabilimento, nonché al mantenimento degli attuali livelli occupazionali.
Tale percorso deve avere caratteristiche precise.
Questa trattativa non può essere affrontata con la spada di Damocle della messa in liquidazione che va rimossa assieme ai licenziamenti.
L’azienda deve confermare la volontà di discutere al di fuori di un processo di chiusura, rendendosi allo stesso tempo disponibile a sottostare ad una regia da parte del Governo che deve assumersi la responsabilità politica di derimere questa vertenza.
Assunzione di responsabilità politica che deve partire anche dalla condivisione della proposta alternativa alla legge anti delocalizzazioni messa in campo dalle lavoratrici e dai lavoratori.
11 OTTOBRE SCIOPERO GENERALE!
Unione Sindacale di Base
Fonte
08/10/2021
Chi delocalizza deve pagare e non lasciare solo le macerie
Come mettere un freno alle delocalizzazioni e alle imprese “prendi i soldi e scappa all’estero”? Il governo ha adombrato una proposta di legge ma di fronte al fuoco incrociato di Confindustria l’ha già rimessa nel cassetto.
Non la pensano così invece i lavoratori della Gkn di Firenze che ieri sono scesi a Roma per un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico. Ma prima avevano un altro appuntamento. Alla sala stampa di Montecitorio infatti è stato presentato il disegno di legge contro le delocalizzazioni e il mantenimento dei livelli occupazionali prodotto dal confronto tra giuristi e operai nelle scorse settimane.
Ad attenderli in Piazza del Pantheon, per un presidio contemporaneo alla conferenza stampa di presentazione del disegno di legge, c’erano le lavoratrici e i lavoratori dell’Alitalia e i militanti di Potere al Popolo.
Il disegno di legge è stato presentato dall’on. Yana Ehm, fiorentina e deputata del Gruppo Misto, e dal sen. Matteo Mantero di Potere al Popolo. Vedi qui alcune dichiarazioni dalla piazza di Giuliano Granato (portavoce nazionale di Potere al Popolo, Matteo operaio Gkn e del sen. Mantero).
Da quanto riferito dai due parlamentari, sia alla Camera che al Senato quasi una cinquantina tra deputati e senatori intendono sottoscrivere e presentare il disegno di legge. A confermare il carattere ampio del fronte contro le delocalizzazioni e la de-industrializzazione del paese, in conferenza stampa ha preso parola anche l’on. Elio Vito di Forza Italia annunciando che sottoscriverà il disegno di legge.
Secondo l’on. Ehm la vicenda dei 422 licenziamenti via mail alla Gkn ha portato alla luce il vuoto normativo in materia di delocalizzazioni produttive, il che contrasta con l’art.41 della Costituzione.
Matteo Mantero, senatore di Potere al Popolo, ha denunciato come le delocalizzazioni siano un argomento tabù per una politica sempre più schierata con gli industriali e le aziende.
“Se questo disegno di legge e la sua eventuale approvazione saranno un disincentivo, sono contento di diventare un disincentivo a questo tipo di investimenti, nel nostro paese vogliamo investimenti veri non di quelli che prendono soldi pubblici, licenziano, chiudono e delocalizzano”.
Ha anche sottolineato come quella indicata nel disegno di legge e voluta dai lavoratori Gkn sia una proposta strutturale e non particolare sulla loro vicenda. “Lo Stato non deve solo occuparsi degli ammortizzatori sociali, ma deve entrare nelle aziende per dargli delle prospettive”.
Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica Gkn ha spiegato come ritenga che questa proposta sulle delocalizzazioni e il mantenimento dell’occupazione sia maggioritaria nel paese e minoritaria nella politica ma anche come questo terreno non possa essere sostitutivo di quello della mobilitazione.
“Il fondo Merlose ci ha acquisito per chiuderci e se ci fosse stata una legge come quella che proponiamo, questa l’avrebbe spaventato. La libertà d’impresa ha dei vincoli ma sta a noi indicare quali siano questi vincoli”.
La giurista Marzia Pirone ha poi spiegato l’articolato del disegno di legge il cui obiettivo è quello di assicurare la continuità industriale e occupazionale nel paese. Negli articoli sono previsti il controllo pubblico sui licenziamenti e lo stop a che le imprese vadano via lasciando il nulla perché lo Stato potrebbe intervenire per mantenere l’unità produttiva.
La legge riguarderebbe le imprese con più di 100 dipendenti perché sono quelle la cui chiusura ha maggiore impatto sui territori. Su questa soglia tra i giuristi c’è stata ovviamente discussione, ma la legge prevede che ne sia soggetta anche l’impresa che nei due anni precedenti ai licenziamenti aveva più di 100 dipendenti ed include nella soglia anche i lavoratori “somministrati” che invece – pur essendo sempre più numerosi nelle fabbriche – non vengono conteggiati nel personale aziendale.
Il disegno di legge prevede anche sanzioni per le imprese che delocalizzano. Chi lo fa non usufruisce più di contributi pubblici e deve restituire quelli percepiti in passato, inoltre lo Stato potrebbe intervenire a salvaguardia dell’occupazione e delle unità produttive attraverso Cassa Depositi e Prestiti.
Dopo la conferenza stampa c’è stato l’incontro tra i lavoratori Gkn e il Mise. Ovviamente si è respirata un'aria completamente diversa.
Fonte
Non la pensano così invece i lavoratori della Gkn di Firenze che ieri sono scesi a Roma per un incontro al Ministero dello Sviluppo Economico. Ma prima avevano un altro appuntamento. Alla sala stampa di Montecitorio infatti è stato presentato il disegno di legge contro le delocalizzazioni e il mantenimento dei livelli occupazionali prodotto dal confronto tra giuristi e operai nelle scorse settimane.
Ad attenderli in Piazza del Pantheon, per un presidio contemporaneo alla conferenza stampa di presentazione del disegno di legge, c’erano le lavoratrici e i lavoratori dell’Alitalia e i militanti di Potere al Popolo.
Il disegno di legge è stato presentato dall’on. Yana Ehm, fiorentina e deputata del Gruppo Misto, e dal sen. Matteo Mantero di Potere al Popolo. Vedi qui alcune dichiarazioni dalla piazza di Giuliano Granato (portavoce nazionale di Potere al Popolo, Matteo operaio Gkn e del sen. Mantero).
Da quanto riferito dai due parlamentari, sia alla Camera che al Senato quasi una cinquantina tra deputati e senatori intendono sottoscrivere e presentare il disegno di legge. A confermare il carattere ampio del fronte contro le delocalizzazioni e la de-industrializzazione del paese, in conferenza stampa ha preso parola anche l’on. Elio Vito di Forza Italia annunciando che sottoscriverà il disegno di legge.
Secondo l’on. Ehm la vicenda dei 422 licenziamenti via mail alla Gkn ha portato alla luce il vuoto normativo in materia di delocalizzazioni produttive, il che contrasta con l’art.41 della Costituzione.
Matteo Mantero, senatore di Potere al Popolo, ha denunciato come le delocalizzazioni siano un argomento tabù per una politica sempre più schierata con gli industriali e le aziende.
“Se questo disegno di legge e la sua eventuale approvazione saranno un disincentivo, sono contento di diventare un disincentivo a questo tipo di investimenti, nel nostro paese vogliamo investimenti veri non di quelli che prendono soldi pubblici, licenziano, chiudono e delocalizzano”.
Ha anche sottolineato come quella indicata nel disegno di legge e voluta dai lavoratori Gkn sia una proposta strutturale e non particolare sulla loro vicenda. “Lo Stato non deve solo occuparsi degli ammortizzatori sociali, ma deve entrare nelle aziende per dargli delle prospettive”.
Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica Gkn ha spiegato come ritenga che questa proposta sulle delocalizzazioni e il mantenimento dell’occupazione sia maggioritaria nel paese e minoritaria nella politica ma anche come questo terreno non possa essere sostitutivo di quello della mobilitazione.
“Il fondo Merlose ci ha acquisito per chiuderci e se ci fosse stata una legge come quella che proponiamo, questa l’avrebbe spaventato. La libertà d’impresa ha dei vincoli ma sta a noi indicare quali siano questi vincoli”.
La giurista Marzia Pirone ha poi spiegato l’articolato del disegno di legge il cui obiettivo è quello di assicurare la continuità industriale e occupazionale nel paese. Negli articoli sono previsti il controllo pubblico sui licenziamenti e lo stop a che le imprese vadano via lasciando il nulla perché lo Stato potrebbe intervenire per mantenere l’unità produttiva.
La legge riguarderebbe le imprese con più di 100 dipendenti perché sono quelle la cui chiusura ha maggiore impatto sui territori. Su questa soglia tra i giuristi c’è stata ovviamente discussione, ma la legge prevede che ne sia soggetta anche l’impresa che nei due anni precedenti ai licenziamenti aveva più di 100 dipendenti ed include nella soglia anche i lavoratori “somministrati” che invece – pur essendo sempre più numerosi nelle fabbriche – non vengono conteggiati nel personale aziendale.
Il disegno di legge prevede anche sanzioni per le imprese che delocalizzano. Chi lo fa non usufruisce più di contributi pubblici e deve restituire quelli percepiti in passato, inoltre lo Stato potrebbe intervenire a salvaguardia dell’occupazione e delle unità produttive attraverso Cassa Depositi e Prestiti.
Dopo la conferenza stampa c’è stato l’incontro tra i lavoratori Gkn e il Mise. Ovviamente si è respirata un'aria completamente diversa.
Fonte
06/10/2021
A Montecitorio un Disegno di legge contro le delocalizzazioni
Giovedi alla sala stampa di Montecitorio verrà presentato il Disegno di legge contro le delocalizzazioni elaborato degli operai GKN insieme ad alcuni giuristi dopo un’assemblea pubblica tenutasi in fabbrica questa estate.
Il disegno di legge “Misure a sostegno del mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi a livello nazionale e di contrasto al fenomeno delle delocalizzazioni" si basa su 7 articoli.
Il primo articolo e i tre commi ne chiariscono gli obiettivi:
1. Al fine di garantire la salvaguardia del tessuto occupazionale e produttivo, le disposizioni di cui alla presente legge si applicano alle imprese che occupino almeno 100 lavoratori a qualunque titolo utilizzati e/o impiegati nell’attività di impresa e che intendano procedere alla chiusura di un’unità produttiva situata nel territorio nazionale.
2) La procedura di cui alla presente legge si applica anche alle aziende che non soddisfino la soglia occupazionale di cui al comma 1 per aver effettuato licenziamenti collettivi ai sensi della L. n. 223/91 nei due anni precedenti l’avvio della procedura di cui alla presente legge.
3) Le procedure di riduzione del personale ex l. 233/1991 in corso restano sospese sino alla approvazione del piano di cui all’art. 3, comma 2”.
A presentare il disegno di legge saranno il Sen. Matteo Mantero (Potere al Popolo), l’on. Yana Ehm (Gruppo misto alla Camera). Con loro ci saranno alcuni dei giuristi che hanno contribuito alla stesura e gli operai della GKN.
Contemporaneamente i lavoratori GKN saranno in presidio in piazza al Pantheon dalle 11 e poi recarsi sotto al Mise (via Molise), dalle 15 per un incontro al ministero.
Fonte
Il disegno di legge “Misure a sostegno del mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi a livello nazionale e di contrasto al fenomeno delle delocalizzazioni" si basa su 7 articoli.
Il primo articolo e i tre commi ne chiariscono gli obiettivi:
1. Al fine di garantire la salvaguardia del tessuto occupazionale e produttivo, le disposizioni di cui alla presente legge si applicano alle imprese che occupino almeno 100 lavoratori a qualunque titolo utilizzati e/o impiegati nell’attività di impresa e che intendano procedere alla chiusura di un’unità produttiva situata nel territorio nazionale.
2) La procedura di cui alla presente legge si applica anche alle aziende che non soddisfino la soglia occupazionale di cui al comma 1 per aver effettuato licenziamenti collettivi ai sensi della L. n. 223/91 nei due anni precedenti l’avvio della procedura di cui alla presente legge.
3) Le procedure di riduzione del personale ex l. 233/1991 in corso restano sospese sino alla approvazione del piano di cui all’art. 3, comma 2”.
A presentare il disegno di legge saranno il Sen. Matteo Mantero (Potere al Popolo), l’on. Yana Ehm (Gruppo misto alla Camera). Con loro ci saranno alcuni dei giuristi che hanno contribuito alla stesura e gli operai della GKN.
Contemporaneamente i lavoratori GKN saranno in presidio in piazza al Pantheon dalle 11 e poi recarsi sotto al Mise (via Molise), dalle 15 per un incontro al ministero.
Fonte
22/09/2021
In Parlamento una vera legge contro delocalizzazioni e licenziamenti?
“Siamo pronti a presentare in Parlamento la legge elaborata dai lavoratori e dalle lavoratrici GKN e a fare pressione sul Governo perché blocchi la procedura di licenziamento”, a dichiararlo è Matteo Mantero, senatore di Potere al Popolo!
Sabato 18 settembre, dalla grande piazza di Firenze, gli operai GKN hanno fatto appello al Parlamento per la presentazione del loro DDL che punta a contrastare l’impoverimento produttivo e occupazionale del territorio e della comunità. Il ddl è frutto di un lavoro congiunto tra i/le dipendenti della fabbrica di Campi Bisenzio e i giuristi solidali, condotto di fronte ai cancelli a partire dall’assemblea del 26 agosto 2021. Questo è l’unico testo che risponde alle richieste dei lavoratori e delle lavoratrici GKN, banalmente perché non è stato scritto “sulle” loro teste ma “con” le loro teste. Nel frattempo la petizione da loro lanciata in due giorni ha quasi raggiunto le 4000 firme (la trovate qui).
“In quanto rappresentante di Potere al Popolo! in Parlamento sono pronto a farmi strumento dell’assemblea permanente degli operai ed a presentare questo lavoro perché venga votato e approvato dagli altri miei colleghi e colleghe parlamentari” ha affermato il sen. Mantero.
“Sulla carta infatti esiste già una maggioranza pronta a risolvere la questione GKN. I rappresentanti, più o meno noti, di M5s, Pd e LeU hanno fatto la staffetta davanti alla fabbrica promettendo di fare quanto in loro potere per costringere Melrose a ritirare i licenziamenti e a conservare tecnologie utili e occupazione sul nostro territorio. Ora hanno la possibilità di passare ai fatti, votando e approvando questo ddl”.
Il progetto redatto dagli operai, che hanno adottato fin dall’inizio uno slogan unificante, “insorgiamo”, potrebbe essere applicato a tutte le chiusure in corso e a quelle future. Esso si discosta dall’attuale normativa e dalla bozza Todde-Orlando perché prevede un principio semplice: lo Stato ha la facoltà di impedire i licenziamenti se si trova di fronte a un’azienda la cui situazione patrimoniale permette di impedirne la chiusura. Ciò vuol dire che casi come la GKN o la Whirpool di Napoli non sarebbero permessi, e che l’azienda che intende andarsene o si impegna a garantire continuità occupazionale e produttiva, cedendo eventualmente a terzi, con un diritto di prelazione dello Stato e dei lavoratori, gli impianti; oppure non può licenziare.
Una norma del genere impedirebbe l’impoverimento del nostro tessuto produttivo, e il suo utilizzo nella riconversione ecologica, in particolare nei settori più produttivi. Ci riferiamo in particolare a quello dell’automotive, oggi sottoposto a una tensione fortissima in Italia, a causa della “fuga” ormai sempre più palese di Stellantis; e in Europa e nel resto del mondo, a causa del passaggio all’elettrico.
Una legge che, oltre a impedire le chiusure, consenta ai dipendenti e all’autorità pubblica di dare una direzione alla funzione produttiva dei nostri stabilimenti, potrebbe diventare un’occasione per uscire da una civiltà fondata sullo spreco e sull’inquinamento e implementare una vera mobilità sostenibile, migliorando considerevolmente la qualità della vita delle persone nelle grandi città del nostro paese e del resto d’Europa.
Fonte
Sabato 18 settembre, dalla grande piazza di Firenze, gli operai GKN hanno fatto appello al Parlamento per la presentazione del loro DDL che punta a contrastare l’impoverimento produttivo e occupazionale del territorio e della comunità. Il ddl è frutto di un lavoro congiunto tra i/le dipendenti della fabbrica di Campi Bisenzio e i giuristi solidali, condotto di fronte ai cancelli a partire dall’assemblea del 26 agosto 2021. Questo è l’unico testo che risponde alle richieste dei lavoratori e delle lavoratrici GKN, banalmente perché non è stato scritto “sulle” loro teste ma “con” le loro teste. Nel frattempo la petizione da loro lanciata in due giorni ha quasi raggiunto le 4000 firme (la trovate qui).
“In quanto rappresentante di Potere al Popolo! in Parlamento sono pronto a farmi strumento dell’assemblea permanente degli operai ed a presentare questo lavoro perché venga votato e approvato dagli altri miei colleghi e colleghe parlamentari” ha affermato il sen. Mantero.
“Sulla carta infatti esiste già una maggioranza pronta a risolvere la questione GKN. I rappresentanti, più o meno noti, di M5s, Pd e LeU hanno fatto la staffetta davanti alla fabbrica promettendo di fare quanto in loro potere per costringere Melrose a ritirare i licenziamenti e a conservare tecnologie utili e occupazione sul nostro territorio. Ora hanno la possibilità di passare ai fatti, votando e approvando questo ddl”.
Il progetto redatto dagli operai, che hanno adottato fin dall’inizio uno slogan unificante, “insorgiamo”, potrebbe essere applicato a tutte le chiusure in corso e a quelle future. Esso si discosta dall’attuale normativa e dalla bozza Todde-Orlando perché prevede un principio semplice: lo Stato ha la facoltà di impedire i licenziamenti se si trova di fronte a un’azienda la cui situazione patrimoniale permette di impedirne la chiusura. Ciò vuol dire che casi come la GKN o la Whirpool di Napoli non sarebbero permessi, e che l’azienda che intende andarsene o si impegna a garantire continuità occupazionale e produttiva, cedendo eventualmente a terzi, con un diritto di prelazione dello Stato e dei lavoratori, gli impianti; oppure non può licenziare.
Una norma del genere impedirebbe l’impoverimento del nostro tessuto produttivo, e il suo utilizzo nella riconversione ecologica, in particolare nei settori più produttivi. Ci riferiamo in particolare a quello dell’automotive, oggi sottoposto a una tensione fortissima in Italia, a causa della “fuga” ormai sempre più palese di Stellantis; e in Europa e nel resto del mondo, a causa del passaggio all’elettrico.
Una legge che, oltre a impedire le chiusure, consenta ai dipendenti e all’autorità pubblica di dare una direzione alla funzione produttiva dei nostri stabilimenti, potrebbe diventare un’occasione per uscire da una civiltà fondata sullo spreco e sull’inquinamento e implementare una vera mobilità sostenibile, migliorando considerevolmente la qualità della vita delle persone nelle grandi città del nostro paese e del resto d’Europa.
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Gli operai di GKN (purtroppo) non hanno (ancora) vinto
Un giudice ha annullato un licenziamento effettuato in maniera “formalmente” non corretta.
L’azienda dovrà spendere qualche centinaio di euro in raccomandate e il rimborso spese per un paio di settimane di “trattative” informando preventivamente i “rappresentanti legali” dei lavoratori delle sue intenzioni.
I sindacati hanno ottenuto il fatidico “tavolo” dove tratteranno le condizioni della smobilitazione.
Il tempo che si organizzi, notte notte, il trasferimento di macchinari e “competenze” oltre confine.
Come è successo tante volte.
Governo e parlamento si preparano a mettere in campo l’ennesima inutile legge fuffa.
L’ennesima furbata.
Delle roboanti e iniziali proposte contro la delocalizzazione è già sparita la multa (pari al 2% del fatturato) ed è pure sparita la lista nera delle aziende che delocalizzano con il blocco per tre anni di ogni contributo statale.
Finirà che invece di “punire” chi chiude si “premieranno” quelli che minacciano di farlo.
I padroni ci guadagnano sempre.
“Insorgere” è qualcosa di molto più complicato e difficile di quanto si possa pensare.
E quei lavoratori, e tanti altri nelle loro condizioni, dovranno impararlo passando per improbabili vittorie e molto più certe annunciate sconfitte.
L’unico elemento che può influire in maniera determinante sui processi e le lotte in corso è che il capitale ha spazi di manovra pressoché nulli.
I padroni non hanno soldi da mettere sulla tavola.
Spazi per trattative sindacali non ce ne sono.
E nemmeno ciambelle di salvataggio.
Le cose vanno così, non si vince mai.
Si perde e si impara.
Si ritorna a combattere e si perde di nuovo ma si impara ancora di più.
Si impara a combattere per potere alla fine vincere.
Fonte
L’azienda dovrà spendere qualche centinaio di euro in raccomandate e il rimborso spese per un paio di settimane di “trattative” informando preventivamente i “rappresentanti legali” dei lavoratori delle sue intenzioni.
I sindacati hanno ottenuto il fatidico “tavolo” dove tratteranno le condizioni della smobilitazione.
Il tempo che si organizzi, notte notte, il trasferimento di macchinari e “competenze” oltre confine.
Come è successo tante volte.
Governo e parlamento si preparano a mettere in campo l’ennesima inutile legge fuffa.
L’ennesima furbata.
Delle roboanti e iniziali proposte contro la delocalizzazione è già sparita la multa (pari al 2% del fatturato) ed è pure sparita la lista nera delle aziende che delocalizzano con il blocco per tre anni di ogni contributo statale.
Finirà che invece di “punire” chi chiude si “premieranno” quelli che minacciano di farlo.
I padroni ci guadagnano sempre.
“Insorgere” è qualcosa di molto più complicato e difficile di quanto si possa pensare.
E quei lavoratori, e tanti altri nelle loro condizioni, dovranno impararlo passando per improbabili vittorie e molto più certe annunciate sconfitte.
L’unico elemento che può influire in maniera determinante sui processi e le lotte in corso è che il capitale ha spazi di manovra pressoché nulli.
I padroni non hanno soldi da mettere sulla tavola.
Spazi per trattative sindacali non ce ne sono.
E nemmeno ciambelle di salvataggio.
Le cose vanno così, non si vince mai.
Si perde e si impara.
Si ritorna a combattere e si perde di nuovo ma si impara ancora di più.
Si impara a combattere per potere alla fine vincere.
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19/09/2021
La marcia dei 40mila, quelli buoni
Firenze. “La coda del corteo è ancora a chilometri di distanza siamo più di 40000..” Quando Matteo Moretti, rsu della GKN, dal furgone alla testa del corteo ha fatto questo annuncio, prima che la manifestazione si inerpicasse per raggiungere Piazzale Michelangelo, abbiamo tutti avuto la conferma che stava succedendo qualcosa di importante e da tanto tempo atteso.
Poco prima il corteo si era fermato per ascoltare interventi di lavoratrici e lavoratori e aveva accolto con una ovazione il saluto di Nicoletta Dosio, che oltre al sostegno dei NOTAV portava la richiesta di solidarietà per Emilio, da pochi giorni in carcere.
Tutta la manifestazione del resto aveva espresso una partecipazione entusiasta, ritmata ad ogni passo da canti e slogan , che la marea di giovani presenti rilanciava senza sosta. E il punto comune era: noi contro i padroni lottiamo e non molliamo.
Sì, già durante il corteo tra gli abbracci di compagne e compagni che ci sono sempre stati, in mezzo a chi dopo tanto tempo tornava a manifestare e a chi ci veniva per la prima volta, abbiamo sentito che l’aria era cambiata.
Poi l’annuncio di Matteo ce lo ha confermato: attorno alla lotta GKN sta nascendo una mobilitazione che unisce Alitalia a Whirlpool, la logistica alle scuole, il pubblico impiego all’industria.
Certo è presto per dire che il blocco sociale del lavoro si stia ricostituendo, che la lotta di classe degli sfruttati e degli oppressi sia ripartita, quella dei padroni non si è mai fermata. Però i quarantamila di Firenze questo segnale lo hanno dato.
I lavoratori della GKN sono consapevoli che il governo non sta facendo niente, se non assecondare la multinazionale con qualche lacrima di coccodrillo. Essi sanno che il sistema politico e padronale si aspetta da loro una sola cosa: che si arrendano e che accettino la chiusura della fabbrica in cambio di tante chiacchiere e un po’ di cassa integrazione a perdere.
Draghi, Giorgetti, Orlando, il sindaco Nardella, son tutti lì a preparare un truffa come quella perpetrata ai danni dei lavoratori Embraco. E per questo negli interventi in piazza i rappresentanti dei lavoratori hanno detto no a questi signori; e a tutti quelli che a parole condannano i licenziamenti e poi in pratica lì accettano.
Le delocalizzazioni e le chiusure per profitto non devono essere permesse, punto e basta. Invece il governo e il sistema politico le vogliono legittimare con qualche gentilezza e cortesia in più da parte di chi licenzia.
È proprio questa volontà dei lavoratori GKN di non piegarsi ai ricatti e alle elemosine di padroni e governo, di rifiutare le strade senza uscita che finiscono nel nulla, che sta suscitando la mobilitazione attorno alla loro vertenza. È la loro resistenza che fa rialzare la testa,che diffonde sempre più una parola: basta!
Basta con le chiacchiere illuminate su mercato e sviluppo, mentre lo scarto e lo sfruttamento delle persone dilagano. Basta con l’ingiustizia e la sopraffazione sociale presentate come innovazione e e modernità.
Basta con il sacrificio della vita in nome del profitto,e proprio a Firenze mentre ci preparavamo a manifestare un altro operaio è stato massacrato e ucciso dalla criminale assenza di sicurezza.
Basta con quarant’anni di regressione e oppressione ai danni del lavoro, iniziati proprio con la marcia dei quarantamila crumiri in FIAT. Oggi la buona marcia dei quarantamila di Firenze è la prima vera incrinatura di un sistema che si riproduce nella ottusa convinzione di essere intoccabile. E invece le cose possono cambiare e hanno cominciato a farlo.
L’11 ottobre lo sciopero unitario del sindacalismo di base darà un altro segnale e poi si dovrà continuare, c’è un mondo da riprendere.
Grazie compagne e compagni della GKN.
Fonte
Poco prima il corteo si era fermato per ascoltare interventi di lavoratrici e lavoratori e aveva accolto con una ovazione il saluto di Nicoletta Dosio, che oltre al sostegno dei NOTAV portava la richiesta di solidarietà per Emilio, da pochi giorni in carcere.
Tutta la manifestazione del resto aveva espresso una partecipazione entusiasta, ritmata ad ogni passo da canti e slogan , che la marea di giovani presenti rilanciava senza sosta. E il punto comune era: noi contro i padroni lottiamo e non molliamo.
Sì, già durante il corteo tra gli abbracci di compagne e compagni che ci sono sempre stati, in mezzo a chi dopo tanto tempo tornava a manifestare e a chi ci veniva per la prima volta, abbiamo sentito che l’aria era cambiata.
Poi l’annuncio di Matteo ce lo ha confermato: attorno alla lotta GKN sta nascendo una mobilitazione che unisce Alitalia a Whirlpool, la logistica alle scuole, il pubblico impiego all’industria.
Certo è presto per dire che il blocco sociale del lavoro si stia ricostituendo, che la lotta di classe degli sfruttati e degli oppressi sia ripartita, quella dei padroni non si è mai fermata. Però i quarantamila di Firenze questo segnale lo hanno dato.
I lavoratori della GKN sono consapevoli che il governo non sta facendo niente, se non assecondare la multinazionale con qualche lacrima di coccodrillo. Essi sanno che il sistema politico e padronale si aspetta da loro una sola cosa: che si arrendano e che accettino la chiusura della fabbrica in cambio di tante chiacchiere e un po’ di cassa integrazione a perdere.
Draghi, Giorgetti, Orlando, il sindaco Nardella, son tutti lì a preparare un truffa come quella perpetrata ai danni dei lavoratori Embraco. E per questo negli interventi in piazza i rappresentanti dei lavoratori hanno detto no a questi signori; e a tutti quelli che a parole condannano i licenziamenti e poi in pratica lì accettano.
Le delocalizzazioni e le chiusure per profitto non devono essere permesse, punto e basta. Invece il governo e il sistema politico le vogliono legittimare con qualche gentilezza e cortesia in più da parte di chi licenzia.
È proprio questa volontà dei lavoratori GKN di non piegarsi ai ricatti e alle elemosine di padroni e governo, di rifiutare le strade senza uscita che finiscono nel nulla, che sta suscitando la mobilitazione attorno alla loro vertenza. È la loro resistenza che fa rialzare la testa,che diffonde sempre più una parola: basta!
Basta con le chiacchiere illuminate su mercato e sviluppo, mentre lo scarto e lo sfruttamento delle persone dilagano. Basta con l’ingiustizia e la sopraffazione sociale presentate come innovazione e e modernità.
Basta con il sacrificio della vita in nome del profitto,e proprio a Firenze mentre ci preparavamo a manifestare un altro operaio è stato massacrato e ucciso dalla criminale assenza di sicurezza.
Basta con quarant’anni di regressione e oppressione ai danni del lavoro, iniziati proprio con la marcia dei quarantamila crumiri in FIAT. Oggi la buona marcia dei quarantamila di Firenze è la prima vera incrinatura di un sistema che si riproduce nella ottusa convinzione di essere intoccabile. E invece le cose possono cambiare e hanno cominciato a farlo.
L’11 ottobre lo sciopero unitario del sindacalismo di base darà un altro segnale e poi si dovrà continuare, c’è un mondo da riprendere.
Grazie compagne e compagni della GKN.
Fonte
01/09/2021
Vertenza GKN, USB: da quel tavolo devono sparire i licenziamenti assieme a tutte le ambiguità
Non è cambiata in alcun modo la scelta da parte del fondo Melrose di arrivare quanto prima possibile alla chiusura del sito GKN di Campi Bisenzio. Questo fatto è testimoniato dalla decisione – venduta quasi come una disponibilità – di richiedere la cassa integrazione straordinaria, che però come tutti sappiamo è uno strumento dedicato alla cessazione di tutte le attività produttive. La scellerata dirigenza di questa azienda non lascia spazio alla mediazione, dimostrandosi ancora una volta arrogante ed incoerente anche nelle sue proposte per giungere ad una soluzione che permetta di garantire allo stabilimento di continuare a produrre.
In un quadro come questo, appare evidente come la linea di azione del Governo, ma anche quella delle altre organizzazioni presenti al tavolo martedì 31 agosto devono rispondere in termini concreti e non ambigui alla lotta che il Collettivo di Fabbrica GKN sta portando avanti con forza e convinzione. Perché dalle dichiarazioni di oggi il rischio vero è che questa vertenza diventi a tutti gli effetti una vertenza da poter gestire come tutte le altre, con gli stessi strumenti.
Non sappiamo cosa stia aspettando il Governo ad intervenire in modo deciso e definivo nei confronti di un’azienda che dopo aver ricevuto 3 milioni di euro di fondi pubblici pretende di voler mettere in ginocchio un intero territorio. Un’azienda che non è in crisi, ricordiamocelo.
Il decreto anti-delocalizzazioni, così drammaticamente depotenziato nella sua sostanza, rischia non solo di non modificare alcunché perché interviene sull’effetto e non sulla causa: ovvero si continua a non voler affrontare il tema del ruolo dello stato nello sviluppo economico delle imprese, un ruolo messo nelle mani degli imprenditori. Questi imprenditori.
E che dire dell’impostazione di Fiom Fiom Uilm, che richiedono – anche oggi – di garantire le 13 settimane di cassa integrazione ordinaria, come se queste fossero risolutive? Ci sembra invece che si cada in una contraddizione profonda: noi non accettiamo che vengano “offerte” 13 settimane di CIG ad un’azienda che fino a ieri saturava l’attività produttiva. Non possiamo accettare che si tratti questa azienda da azienda malata, intervenendo con strumenti inutili a far modificare le scelte della multinazionale.
Come stiamo ripetendo da mesi, servono coraggio e coerenza. Il coraggio di affrontare il quadro complessivo attraverso un tavolo nazionale dell’automotive che abbia l’aspirazione di definire il ruolo da regista dello Stato a garanzia degli asset produttivi e strategici del nostro paese. La multinazionale va cacciata e lo stabilimento va nazionalizzato. Non possiamo permettere l’ennesima delocalizzazione, e diciamo subito che stiamo osservando preoccupati il settore dell’auto ed in particolare del suo indotto: le notizie su Sevel confermano la necessità di arrivare quanto prima ad una discussione complessiva che non lasci spazio ad ambiguità non più ricopribili dagli slogan o con gli annunci.
Fonte
In un quadro come questo, appare evidente come la linea di azione del Governo, ma anche quella delle altre organizzazioni presenti al tavolo martedì 31 agosto devono rispondere in termini concreti e non ambigui alla lotta che il Collettivo di Fabbrica GKN sta portando avanti con forza e convinzione. Perché dalle dichiarazioni di oggi il rischio vero è che questa vertenza diventi a tutti gli effetti una vertenza da poter gestire come tutte le altre, con gli stessi strumenti.
Non sappiamo cosa stia aspettando il Governo ad intervenire in modo deciso e definivo nei confronti di un’azienda che dopo aver ricevuto 3 milioni di euro di fondi pubblici pretende di voler mettere in ginocchio un intero territorio. Un’azienda che non è in crisi, ricordiamocelo.
Il decreto anti-delocalizzazioni, così drammaticamente depotenziato nella sua sostanza, rischia non solo di non modificare alcunché perché interviene sull’effetto e non sulla causa: ovvero si continua a non voler affrontare il tema del ruolo dello stato nello sviluppo economico delle imprese, un ruolo messo nelle mani degli imprenditori. Questi imprenditori.
E che dire dell’impostazione di Fiom Fiom Uilm, che richiedono – anche oggi – di garantire le 13 settimane di cassa integrazione ordinaria, come se queste fossero risolutive? Ci sembra invece che si cada in una contraddizione profonda: noi non accettiamo che vengano “offerte” 13 settimane di CIG ad un’azienda che fino a ieri saturava l’attività produttiva. Non possiamo accettare che si tratti questa azienda da azienda malata, intervenendo con strumenti inutili a far modificare le scelte della multinazionale.
Come stiamo ripetendo da mesi, servono coraggio e coerenza. Il coraggio di affrontare il quadro complessivo attraverso un tavolo nazionale dell’automotive che abbia l’aspirazione di definire il ruolo da regista dello Stato a garanzia degli asset produttivi e strategici del nostro paese. La multinazionale va cacciata e lo stabilimento va nazionalizzato. Non possiamo permettere l’ennesima delocalizzazione, e diciamo subito che stiamo osservando preoccupati il settore dell’auto ed in particolare del suo indotto: le notizie su Sevel confermano la necessità di arrivare quanto prima ad una discussione complessiva che non lasci spazio ad ambiguità non più ricopribili dagli slogan o con gli annunci.
Fonte
17/08/2021
“La Legge sulle delocalizzazioni va scritta con e non sulle nostre teste”
Nella discussione sulla proposta del governo per una legge sulle delocalizzazioni produttive, pubblichiamo una parte di un documento del Collettivo di fabbrica della GKN di Firenze dedicata a questo tema.
*****
Apprendiamo dai giornali che è in discussione una legge antidelocalizzazioni, sul modello francese, e che questa legge impatterebbe anche sul caso Gkn. Non sappiamo quanto la notizia sia vera o precisa. Se fosse confermata, consideriamo questo fatto un risultato delle lotte di questi giorni. Sarebbe anche un’ammissione implicita della necessità di un intervento legislativo di cui possano beneficiare tutti i lavoratori.
Ma proprio per questo questa legge non può essere scritta SULLE nostre teste. Deve essere scritta CON le nostre teste. E, se necessario, siamo pronti a scriverla nelle piazze.
Il modello francese, da quel che possiamo capire, non impedisce le delocalizzazioni ma semplicemente le procedurizza. Di certo non le fermeranno le sanzioni monetarie (e se sanzioni devono essere, non un misero 2% del fatturato...).
Anzi, si rischia di indicare come monetizzare le delocalizzazioni.
La vera sanzione per chi delocalizza è rendere indisponibile lo stabilimento e garantirne la continuità produttiva. La vera sanzione per Melrose è imporre intanto il ritiro della procedura di licenziamento e lasciare i lavoratori a carico dell’azienda.
Proprio per questo invitiamo tutti i singoli, associazioni, organizzazioni appartenenti all’area della giurisprudenza democratica a iniziare una discussione che ci aiuti a tradurre in linguaggio legislativo quanto questa nostra lotta va rivendicando. Siamo anche disponibili a organizzare una assemblea nazionale dell’area della giurisprudenza democratica qui davanti ai cancelli.
Ribadiamo la richiesta che il Consiglio regionale toscano si riunisca di fronte alla fabbrica con una sessione specifica, aperta alla cittadinanza e a nostri interventi di proposta, dove approfondire la mozione di indirizzo che lo stesso Consiglio regionale ha approvato il 20-7-2021.
Per quanto già detto, riteniamo altamente ambiguo il termine “reindustrializzazione”. Per reindustrializzazione spesso si tende a indicare un processo di vendita del capannone vuoto e la ricerca di un privato che faccia ripartire la produzione qualsiasi sia il prodotto, con una completa riprofessionalizzazione del personale. Qua noi abbiamo linee nuove e potenzialmente le commesse. Ed è inverosimile che alla dispersione di un patrimonio industriale e storico di questa portata, possa subentrare un privato che da zero rifonda un’industria di tutt’altra natura. Per questo preferiamo il termine “riconversione” del prodotto. Abbiamo noi stessi progetti di miglioramento ambientale dello stabilimento, possiamo prototipare semiassi per la costruzione di mezzi pubblici per progetti di reale mobilità pubblica ed ecologica. Dotare lo stabilimento di pannelli fotovoltaici, sviluppare un centro di soluzioni ergonomiche da proporre alle aziende del settore o della zona, potenziare il nostro reparto costruzione macchinari: abbiamo sviluppato negli anni una visione nostra e dinamica di questo stabilimento. Fino a poco tempo fa il mondo accademico è stato a disposizione della proprietà aziendale: spesso sviluppando gratuitamente progetti i cui brevetti oggi rimangono a Gkn Melrose.
Facciamo appello ora, invece, allo stesso mondo accademico ad aprire un canale con noi per trasformare in progetti concreti tutte le intuizioni della nostra assemblea operaia.
Chiediamo che Stellantis torni ad assegnare allo stabilimento di Firenze le commesse che ci sono state sottratte. Chiediamo che metta in lista nera Gkn e che si esprima pubblicamente sul vantaggio competitivo di avere un fornitore provvisto di uno stabilimento a Firenze. Gkn Firenze, infatti, ha sempre avuto una posizione strategica nel servire gli stabilimenti italiani di Fiat, poi di Fca e ora di Stellantis. Il timore è che oggi venga meno lo stabilimento di Firenze perché l’intero gruppo Stellantis si prepara a un ulteriore disimpegno dall’Italia. I segnali non mancano: a Melfi si passa da due linee produttive a una, sembra che in Polonia venga costruito uno stabilimento in grado di replicare la produzione Sevel ed è notizia di questi giorni che Stellantis si è svincolata dal prestito pubblico che la impegnava a non chiudere stabilimenti o a delocalizzare la produzione. Il futuro di Gkn Firenze è la prova del nove del futuro dell’intero automotive in questo paese.
A coloro che obiettassero che oggi l’automotive va ridimensionato per ragioni di natura ambientale, vista la necessaria transizione all’elettrico rispondiamo che nel caso di Gkn Firenze la transizione all’elettrico non impatta direttamente la produzione, visto che i semiassi continuano ad esistere anche nelle macchine elettriche. In ogni caso, proprio perché siamo di fronte a una transizione complessiva del settore, questa va pianificata con un intervento pubblico e politico generale.
Il nostro è un invito a insorgere. Solo se cambiano i rapporti di forza generali nel paese, noi possiamo sperare di salvarci. E se noi vinciamo, cambiano i rapporti di forza a favore di tutto il mondo del lavoro. Questo nostro invito oggi si irradia da Firenze al resto del paese.
È un invito rivolto innanzitutto alle nostre organizzazioni sindacali e a tutti coloro che sono oppressi. Che il nostro “Insorgiamo” si trasformi in un moto generale di indignazione che vada oltre la nostra stessa vertenza e che si allarghi all’intero mondo del lavoro. Di una cosa siamo certi: Gkn Firenze non cadrà senza aver fatto di tutto per convocare una mobilitazione nazionale direttamente a Roma.
Fonte
20/07/2021
GKN: la rabbia della piazza di Firenze richiede nazionalizzazioni
Ieri mattina una grande manifestazione operaia ha percorso le vie del centro di Firenze. La rabbia dei lavoratori della GKN si è materializzata in tutta la sua forza irrompendo nelle vie del centro storico fiorentino.
Lo sciopero, proclamato da tutte le sigle presenti nello stabilimento, ha permesso la partecipazione di centinaia di lavoratori e lavoratrici di altre fabbriche e aziende del territorio accorsi a dare la propria solidarietà.
Se la determinazione degli operai GKN è indubbiamente da considerare una novità nel panorama recente, così non si può dire per le dinamiche sindacali e politiche che ruotano intorno a questa vertenza.
L’abbraccio mortale delle istituzioni, pronte ad elemosinare un tavolo di trattativa, qualunque esso sia, è oggettivamente dietro l’angolo. Oggi si è materializzata in tutta la sua evidenza la contraddizione tra le legittime rivendicazioni della base operaia e quella dirigenza sindacale e politica abituata ormai a decine di crisi aziendali, tutte finite in sconfitte cocenti per i lavoratori.
Lo si è capito subito dal tenore degli interventi sul palco in piazza Santa Croce e lo si capisce ancora meglio dalle dichiarazioni di questi giorni.
Per i sindacati confederali e per le istituzioni regionali non sono tanto i licenziamenti in sé il vero problema, ma “le modalità con cui sono stati comunicati” e come l’intera faccenda è stata gestita dal fondo proprietario della GKN.
Eppure, i segnali erano chiari a tutti già da alcuni mesi. La parola d’ordine di Confindustria, una volta ottenuto il permesso di licenziare da parte del Governo e di Cgil, Cisl e Uil, è quella di operare pesanti ristrutturazioni in tutto il settore industriale.
Senza una visione d’insieme e senza un’idea chiara degli obiettivi da portare avanti si rischia che la determinazione di oggi si trasformi in rassegnazione nei prossimi mesi. La possibilità che si inneschi il solito meccanismo dei tavoli di trattativa istituzionali che servono solo a prendere tempo e “sfiancare” la combattività degli operai, è più che mai reale.
Non ci servono la solidarietà e la vicinanza, servono fatti concreti. Serve una politica nazionale per tutto il settore dell’automotive così come richiesto da USB durante l’ultimo incontro. Serve un intervento deciso da parte del governo per arrivare alla requisizione degli impianti obbligando Stellantis a garantire le necessarie commesse per mantenere in piedi la produzione industriale.
Utopia? Per una volta diciamolo chiaro, anche solo per rispetto nei confronti di quei lavoratori che erano in piazza stamattina. L’alternativa è la chiusura. Lenta o veloce che sia.
Di crisi aziendali finite in questo modo abbiamo ormai perso il conto.
USB porterà avanti questa linea con determinazione e coerenza senza svendere gli interessi dei lavoratori e dei propri iscritti.
Per sabato prossimo è prevista una grande manifestazione direttamente a Campi Bisenzio di fronte allo stabilimento GKN. Ribadiremo la nostra posizione in quella sede e in tutti i tavoli di trattativa.
Fonte
17/07/2021
Sciopero generale in Toscana, a sostegno degli operai Gkn e contro i licenziamenti
Contro lo sblocco dei licenziamenti e a sostegno dei lavoratori GKN, USB Toscana proclama lo sciopero generale di 8 ore per lunedì 19 luglio
L’Unione Sindacale di Base della Toscana ha proclamato per lunedì 19 luglio lo sciopero generale di 8 ore in tutti i settori produttivi della regione non interessati dalla legge 146/90.
Lo sciopero è stato indetto da USB contro lo sblocco dei licenziamenti e a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici GKN e relativo indotto (Easy Group, Hoster Food), perché i lavoratori e le lavoratrici non sono merci, perché nessun posto di lavoro deve essere perso.
Occorre dare una risposta forte e chiara al duro attacco alle condizioni di vita che governo e Confindustria ci vogliono imporre!
Fonte
L’Unione Sindacale di Base della Toscana ha proclamato per lunedì 19 luglio lo sciopero generale di 8 ore in tutti i settori produttivi della regione non interessati dalla legge 146/90.
Lo sciopero è stato indetto da USB contro lo sblocco dei licenziamenti e a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici GKN e relativo indotto (Easy Group, Hoster Food), perché i lavoratori e le lavoratrici non sono merci, perché nessun posto di lavoro deve essere perso.
Occorre dare una risposta forte e chiara al duro attacco alle condizioni di vita che governo e Confindustria ci vogliono imporre!
Fonte
15/07/2021
Insorgiamo
di Sandro Moiso
Nemmeno ai tempi delle lotte più dure e determinate degli anni Sessanta e Settanta era comparsa in un comunicato di un comitato o di un collettivo di fabbrica una parola o un’incitazione così forte e battagliera. Ma oggi, dopo che la definizione di insorgenti o insurgentes e insurgent nelle sue varie declinazioni linguistiche e politico-militari è stata utilizzata negli ultimi vent’anni di guerra globale per indicare coloro che, per qualsiasi motivazione (occupazione militare del proprio territorio da parte di una potenza straniera o di un’autorità non riconosciuta, proteste contro il caro vita o le conseguenze della globalizzazione e della prima epidemia globalizzata usata come strumento repressivo e di ristrutturazione socio-economica), hanno “osato” ed osano resistere e ribellarsi contro un modo di produzione la cui protervia e fame di plusvalore richiede da tempo uno stato di guerra civile permanente contro gli interessi vitali della specie, il verbo “insorgere” viene impugnato da chi di quella protervia e sete di profitto era destinato ad essere soltanto vittima designata.
La parola, un tempo proibita e ancora oggi oltraggiosa se proveniente da chi dovrebbe soltanto subire, chiude il bellissimo ed efficace comunicato del collettivo di fabbrica Gkn di Firenze in cui, in poche ma sintetiche righe, si condensa l’analisi di ciò che sta per succedere a tantissimi lavoratori italiani; lavoratori che, oltretutto, fino ad oggi erano stati abituati a sentirsi o pensarsi come “garantiti”. Una situazione che era fin troppo facile prevedere fin dai primi mesi della pandemia e ancor più con la farsa del “blocco dei licenziamenti”, destinato soltanto nella sua fumosa applicazione a calmare le acque di una probabile ribellione sociale diffusa nei confronti dei provvedimenti e delle conseguenze riconducibili alla “lotta alla pandemia”.
Una situazione ambigua, denunciata qui sulle pagine di Carmilla e poi negli articoli raccolti nel testo collettivo L’epidemia delle emergenze1, destinata a rinviare soltanto una ristrutturazione produttiva, industriale e sociale che si è presentata sin da subito come inevitabile conseguenza della gestione politica-economica della pandemia in cui, più che la cura e la salute dei cittadini, è sempre risultata fondamentale, fin dai giorni della Val Seriana e dei morti della Bergamasca e del Dpcm che finse soltanto di fermare le attività produttive (qui), la salvaguardia degli interessi del capitale e l’incremento dei suoi profitti e della produttività del lavoro.
Oggi, grazie anche alla melina dei sindacato confederali e dei loro rodomonteschi leader alla Landini, quelle facili previsioni si rivelano in tutta la loro drammatica e spietata realtà. Però, come la storia della lotta di classe ci ha insegnato tante volte, in caso di necessità la classe operaia dimostra la sua capacità di cogliere nell’immediato (oltre che sulla propria pelle) il reale sviluppo e le reali prospettive delle contraddizioni insite nel modo di produzione dominante, non accontentandosi di stanche e scontate manifestazioni del sabato pomeriggio a Roma, come quelle promosse dai sindacati contro la fine del blocco dei licenziamenti, e porre il dito nella piaga, proprio là dove fa più male, soprattutto per i cantori della pace e della collaborazione sociale interclassista.
Così, mentre un autobus di tricolori trionfanti della nazionale di calcio percorreva le strade della capitale visitando le residenze di un potere politico che gli era riconoscente soprattutto per il servizio reso promuovendo l’unità nazionale dei poveracci, i compagni operai del Collettivo di fabbrica della Gkn cercavano e promuovevano una ben diversa forma di vicinanza e solidarietà. Dal basso, di classe, contro il mostro del capitalismo per cui il loro licenziamento, come hanno ben colto gli estensori del comunicato, non rappresenta affatto un’eccezione o un caso specifico (qui).
«Se sfondano qua, sfondano da tutte le parti. Perché siamo una grossa azienda e siamo organizzati. Immaginatevi aziende piccole e meno organizzate». Il general intellect prodotto dalla riflessione collettiva e dall’esperienza “sul campo” coglie immediatamente le caratteristiche dello scontro che sta per aprirsi. A tutto campo e non soltanto con le multinazionali straniere che, al massimo, possono funzionare da apripista come era già successo una settimana prima con il licenziamento dei 152 operai della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto in Brianza, anche qui per mezzo di una e-mail, ma con tutto il ciarpame capitalista del governo di unità nazionale e del suo Ministro dello Sviluppo Economico che, nutrito a base di salviniane bistecche d’orso e scadenti film western, non ha saputo dire altro che: «Vogliamo il West, non il Far West». Concentrando in sette parole tutta la filosofia socio-economica e politica leghista.
Hanno ragione i compagni del Collettivo a citare Stellantis e non soltanto perché l’attività produttiva della Gkn è direttamente collegata a quella del gigante dell’auto. I dirigenti della multinazionale inglese proprietaria della Gkn hanno chiaramente esplicitato che i profitti in Italia sono troppo bassi ergo che i salari dei lavoratori italiani, per ora, sono ancora troppo alti per rendere competitiva e profittevole l’attività produttiva della fabbrica fiorentina, mentre la ditta situata nella provincia di Monza, produttrice di cerchioni per camion della Volvo e della Iveco oltre che per le moto Harley Davidson, pur italianissima e associata a Confindustria, non ha avuto nemmeno bisogno di fare ciò. Si licenzia come e quando si vuole e basta!
Stellantis N.V. (in olandese: naamloze vennootschap, società per azioni) è un’impresa multinazionale di diritto olandese produttrice di autoveicoli. Nata dalla fusione tra i gruppi PSA e Fiat Chrysler Automobiles, la società ha sede legale ad Amsterdam, sede operativa a Lijnden e controlla quattordici marchi automobilistici: Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Citroën, Dodge, DS Automobiles, FIAT, Jeep, Lancia, Maserati, Opel, Peugeot, Ram Trucks e Vauxhall. Il gruppo ha siti produttivi, di proprietà o in joint venture, in ventinove Paesi situati tra Europa, America, Africa e Asia.Se il lettore dovesse sentirsi stremato e, perché no, anche un po’ annoiato dai dati qui riportati, dovrebbe comunque tener conto che gli stessi, ripresi direttamente da quelli forniti dalla società, ci rivelano e confermano come la stessa ex-italianissima FIAT si sia tramutata, prima con Marchionne e poi con la fusione con PSA (Peugeot) in una multinazionale che di italiano mantiene soltanto gli stabilimenti con la capacità di funzionamento più bassa (55%), in un contesto di competizione fortissima per il controllo del mercato mondiale dell’auto. Se a questo aggiungiamo che le due ditte che hanno aperto le danze dei licenziamenti lavoravano entrambe per il gruppo o sue consociate (come Iveco), non occorre essere dei meteorologi per capire come soffierà il vento per i dipendenti della maggiore impresa del settore metalmeccanico e automotive ancora dislocata in Italia.
Il gruppo, secondo The Wall Street Journal, è il terzo produttore di auto al mondo per vendite, secondo gli ultimi dati del 2019; secondo dati di vendita più aggiornati il gruppo è il sesto nella classifica mondiale dei produttori di autoveicoli: ciò a causa della crisi di vendite in Europa per via della pandemia di COVID-19 e del relativo sviluppo delle vendite in Cina dove il gruppo è più debole della concorrenza. Le capacità produttive di Stellantis sono diverse a seconda del gruppo di provenienza infatti, gli stabilimenti di FCA funzionano in media al 55% della capacità in Europa e quelli di PSA al 68% mentre in Nord America, gli stabilimenti di FCA funzionano in media al 75%, secondo quanto affermato da un analista di una società di ricerche in ambito automobilistico (LMC Automotive Ltd).
Il consiglio di amministrazione di Stellantis è composto da undici membri: cinque nominati da FCA e dal suo azionista di riferimento Exor, cinque dagli azionisti di riferimento di PSA e infine dall’amministratore delegato del nuovo gruppo, Carlos Tavares, già precedentemente presidente e direttore generale di PSA. I poteri esecutivi sono congiunti tra John Elkann (presidente, già presidente esecutivo di FCA e della holding della famiglia Agnelli, Exor) e Carlos Tavares (amministratore delegato). I principali azionisti del gruppo, alla data di conclusione della fusione sono:
Exor – 14,4%
Famiglia Peugeot – 7,2% (con opzione per salire fino all’8,5%)[69]
Stato francese (attraverso la banca pubblica d’investimento “Bpifrance”) – 6,2%
DoExor N.V.ngfeng Motor Corporation – 5,6%
Tiger Global – 2,4%
UBS Securities – 1,6%
The Vanguard Group – 0,96% 2.
Questo ci preannunciano i compagni del Collettivo e questo ci preannuncia il vacuo cianciare governativo sui licenziamenti e il Far West. Questo ci preannuncia, infine, il clima da guerra civile che il capitale è andato instaurando in tutto il mondo con la globalizzazione e la successiva gestione della pandemia globalizzata[3]. Cui la risposta non può essere altra che quella proposta dagli operai della Gkn: lo sciopero generale, la realizzazione di una pagina di solidarietà alla vertenza (che potrebbe, ad avviso di chi scrive, trasformarsi in un luogo non soltanto virtuale di incontro e autorganizzazione per tutti i lavoratori che saranno toccati dalle inevitabili crisi aziendali future e dai licenziamenti in blocco), il rifiuto dei discorsi sugli indennizzi e sugli ammortizzatori sociali (che nascondono soltanto la passiva accettazione delle scelte delle aziende, multinazionali o meno che siano) e la scelta dell’insorgenza anticapitalista. Di massa, spontanea e allargata a tutti i settori e i lavoratori toccati da una crisi la cui gestione è destinata a trasformare in profondità il volto del tessuto economico e sociale italiano ed internazionale.
1) Jack Orlando, Sandro Moiso (a cura di), L’epidemia delle emergenze, Il Galeone editore, Roma 2020
2) Per ulteriori informazioni si veda qui
3) Si veda in proposito anche: Sandro Moiso (a cura di), Guerra civile globale. Fratture sociali del terzo millennio, Il Galeone editore, Roma 2021
Fonte
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