Il Tribunale di Firenze ha accolto il ricorso presentato dalla Fiom per condotta antisindacale e per il ritiro dei licenziamenti dei 185 lavoratori dello stabilimento ex Gkn di Campi Bisenzio. È stata così annullata la procedura di licenziamento per i lavoratori.
Per la seconda volta in poco più di due anni, un tribunale del lavoro sanziona la procedura di licenziamento collettivo seguita dalla Gkn – l’azienda di automotive di Campi Bisenzio, oggi Qf spa, posta in liquidazione e che fa capo all’imprenditore Francesco Borgomeo. Il motivo è la violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori.
Si tratta di una boccata d’ossigeno in extremis per i quasi 200 operai della ex-Gkn e le loro famiglie.
La procedura di licenziamento, senza la sentenza del giudice, sarebbe stata esecutiva dal 1 gennaio 2024, con 185 dipendenti a casa e la parola fine sul tentativo di salvataggio della fabbrica.
Una festa per festeggiare la vittoria è stata convocata per il 31 dicembre dentro la fabbrica presidiata dai lavoratori.
“Non è finita finché non è finita” commenta il Collettivo di fabbrica della Gkn. “Annullata la procedura di licenziamento. Andiamoci a prendere la vita, la reindustrializzazione, il lavoro, la dignità. Il 31 dicembre tutte e tutti qua”.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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27/12/2023
22/09/2023
GKN - Protocollo da 6 milioni per il piano industriale. Ora tocca al governo
È di ieri la notizia, giunta dopo un incontro presso la Regione Toscana, che un gruppo di investitori istituzionali ha sottoscritto un protocollo per la capitalizzazione del progetto industriale GKN For Future, promosso dai lavoratori e dalla loro intelligenza operaia.
Continua l'opera solitaria e faticosa di posa di "piccoli mattoni" e questa probabilmente è la novità più concreta che dimostra che i lavoratori non sono soli in questa avventura e che hanno ogni volta la capacità di rompere l'accerchiamento.
In queste ore fa da contraltare alle voci che si rincorrono e che indicherebbero come QattroF, l'evanescente azienda di Borgomeo, sarebbe pronta ad aprire una nuova procedura di licenziamento. Un fatto che sarebbe assurdo dentro un quadro dove è necessario garantire una discussione senza strappi. Ma l'azienda non ci sente da nessun orecchio e continua nella sua determinata deterrenza, ancora inadempiente sotto ogni aspetto contrattuale e sindacale.
Come USB, anche a fronte di queste notizie, abbiamo inviato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy una richiesta di intervento immediato ed una verifica, affinché si scongiurino iniziative unilaterali che porterebbero ad un ulteriore inasprimento della situazione.
Abbiamo richiesto inoltre un’immediata ripresa del confronto, perché come abbiamo sempre detto, non può in alcun modo passare il principio di deresponsabilizzazione delle istituzioni davanti a vertenze come questa.
Serve l'assunzione di responsabilità da parte del Ministero e del Governo che ora non possono più nascondersi. Vanno messi in campo gli strumenti necessari a garantire, attraverso l'intervento pubblico, la definizione e messa in opera del progetto industriale di cui la via maestra è stata indicata dai lavoratori.
Fonte
Continua l'opera solitaria e faticosa di posa di "piccoli mattoni" e questa probabilmente è la novità più concreta che dimostra che i lavoratori non sono soli in questa avventura e che hanno ogni volta la capacità di rompere l'accerchiamento.
In queste ore fa da contraltare alle voci che si rincorrono e che indicherebbero come QattroF, l'evanescente azienda di Borgomeo, sarebbe pronta ad aprire una nuova procedura di licenziamento. Un fatto che sarebbe assurdo dentro un quadro dove è necessario garantire una discussione senza strappi. Ma l'azienda non ci sente da nessun orecchio e continua nella sua determinata deterrenza, ancora inadempiente sotto ogni aspetto contrattuale e sindacale.
Come USB, anche a fronte di queste notizie, abbiamo inviato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy una richiesta di intervento immediato ed una verifica, affinché si scongiurino iniziative unilaterali che porterebbero ad un ulteriore inasprimento della situazione.
Abbiamo richiesto inoltre un’immediata ripresa del confronto, perché come abbiamo sempre detto, non può in alcun modo passare il principio di deresponsabilizzazione delle istituzioni davanti a vertenze come questa.
Serve l'assunzione di responsabilità da parte del Ministero e del Governo che ora non possono più nascondersi. Vanno messi in campo gli strumenti necessari a garantire, attraverso l'intervento pubblico, la definizione e messa in opera del progetto industriale di cui la via maestra è stata indicata dai lavoratori.
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05/09/2022
Ex GKN: vuoto di programma
Il tavolo odierno presso il Ministero dello Sviluppo Economico su ex-GKN non sembra aver dipanato i numerosi dubbi sul reale valore del progetto della QF Spa di Borgomeo, il quale oggi ha presentato di fatto in modo formale la bozza di "piano di sviluppo" che in linea teorica dovrebbe portare al contratto di sviluppo, strumento di intervento finanziario istituzionale simile all'accordo di programma. Il tempo passa, che piaccia o meno la verifica istituzionale prenderà altro tempo.
Ricapitolando: i famosi investitori non ci sono, QF di fatto balla da sola e per poter muovere i suoi primi passi deve chiedere un intervento di Stato a coprire quasi la metà dei finanziamenti necessari a far partire la produzione.
In più questo avviene in assenza di un know how specifico o una presenza sul mercato pregressa. Specifiche su cui subentra sempre sibillina la questione del consorzio contenente “informalmente” i potenziali investitori e detentori di quel know how e fette di mercato che servono a reggere tutta la partita.
Per USB continuano esserci troppe incognite e al tavolo ha chiesto con forza che si intervenga affinché emergano formalmente e con chiarezza gli investitori, se ci sono.
È inaccettabile che l'azienda ponga pregiudiziali (come quella di rimuovere il presidio davanti lo stabilimento) quando è evidente che la mancanza di chiarezza sta portando ad una spirale di sfiducia nei confronti di Borgomeo quasi senza ritorno.
Deve esserci un piano, deve esserci il coraggio e gli impegni di chi vuole investire. E questi impegni garantiranno gli strumenti che servono a portare avanti il progetto industriale.
Prendiamo atto dell'apertura della partita sul contratto di sviluppo che ovviamente consegna grosse responsabilità alle istituzioni, a cui è demandato il compito della verifica della fattibilità, su cui noi oggi abbiamo richiamato la responsabilità, l'attenzione sulla trasparenza nei passaggi nei quali continuiamo a rivendicare la necessità di un nostro coinvolgimento.
Fonte
Ricapitolando: i famosi investitori non ci sono, QF di fatto balla da sola e per poter muovere i suoi primi passi deve chiedere un intervento di Stato a coprire quasi la metà dei finanziamenti necessari a far partire la produzione.
In più questo avviene in assenza di un know how specifico o una presenza sul mercato pregressa. Specifiche su cui subentra sempre sibillina la questione del consorzio contenente “informalmente” i potenziali investitori e detentori di quel know how e fette di mercato che servono a reggere tutta la partita.
Per USB continuano esserci troppe incognite e al tavolo ha chiesto con forza che si intervenga affinché emergano formalmente e con chiarezza gli investitori, se ci sono.
È inaccettabile che l'azienda ponga pregiudiziali (come quella di rimuovere il presidio davanti lo stabilimento) quando è evidente che la mancanza di chiarezza sta portando ad una spirale di sfiducia nei confronti di Borgomeo quasi senza ritorno.
Deve esserci un piano, deve esserci il coraggio e gli impegni di chi vuole investire. E questi impegni garantiranno gli strumenti che servono a portare avanti il progetto industriale.
Prendiamo atto dell'apertura della partita sul contratto di sviluppo che ovviamente consegna grosse responsabilità alle istituzioni, a cui è demandato il compito della verifica della fattibilità, su cui noi oggi abbiamo richiamato la responsabilità, l'attenzione sulla trasparenza nei passaggi nei quali continuiamo a rivendicare la necessità di un nostro coinvolgimento.
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23/04/2022
Ex-GKN, al Mise ancora un tavolo a vuoto
Il tavolo odierno al Ministero dello Sviluppo Economico doveva essere quello di presentazione dei soggetti imprenditoriali preposti alla reindustrializzazione del sito GKN. Era un incontro atteso e che doveva servire a definire il piano industriale o quantomeno individuarne il percorso e rendere espliciti i nomi di chi (oltre allo stesso Borgomeo) si sarebbe assunta la responsabilità di avviare la road map industriale per garantire la rioccupazione di tutti gli addetti.
Così non è stato. Non solo non c'è stata la presenza dei partner industriali, ma è anche emersa la necessità di questi di aver prima un’interlocuzione "privè" col Governo.
Questo è un fatto gravissimo, perché non è dato sapere il motivo di questo ritardo ulteriore e appare evidente come anche il cambiamento di contesto (provocato dalla situazione in Ucraina) ha determinato una frenata da parte dei soggetti industriali che evidentemente pretendono ulteriori garanzie sul percorso.
USB al tavolo ha espresso tutta la sua contrarietà a questo metodo così poco trasparente, stigmatizzando il fatto che le tempistiche sono scomparse, in un quadro in cui i lavoratori sono anche scoperti rispetto alla Cigo.
È necessario non considerare come chiusa la "fase politica" di questa vertenza, trattandola come se si fosse arrivati ormai a una gestione tecnica dell'accordo ministeriale del 19 gennaio da noi sottoscritto, accordo che fra l'altro ormai è inapplicato per alcune parti.
USB – nonostante le rassicurazioni di Borgomeo, che afferma di esser pronto ad un confronto di ulteriore approfondimento del piano industriale e garantendo rispetto delle tempistiche – ha quindi richiesto al MISE di assumersi la responsabilità di garantire politicamente (lo deve fare il viceministro Todde) la prosecuzione trasparente del tavolo e soprattutto la chiarezza dei contenuti di questo percorso, che al di là della narrazione pubblica ci sembra complicato sotto ogni aspetto.
Fonte
Così non è stato. Non solo non c'è stata la presenza dei partner industriali, ma è anche emersa la necessità di questi di aver prima un’interlocuzione "privè" col Governo.
Questo è un fatto gravissimo, perché non è dato sapere il motivo di questo ritardo ulteriore e appare evidente come anche il cambiamento di contesto (provocato dalla situazione in Ucraina) ha determinato una frenata da parte dei soggetti industriali che evidentemente pretendono ulteriori garanzie sul percorso.
USB al tavolo ha espresso tutta la sua contrarietà a questo metodo così poco trasparente, stigmatizzando il fatto che le tempistiche sono scomparse, in un quadro in cui i lavoratori sono anche scoperti rispetto alla Cigo.
È necessario non considerare come chiusa la "fase politica" di questa vertenza, trattandola come se si fosse arrivati ormai a una gestione tecnica dell'accordo ministeriale del 19 gennaio da noi sottoscritto, accordo che fra l'altro ormai è inapplicato per alcune parti.
USB – nonostante le rassicurazioni di Borgomeo, che afferma di esser pronto ad un confronto di ulteriore approfondimento del piano industriale e garantendo rispetto delle tempistiche – ha quindi richiesto al MISE di assumersi la responsabilità di garantire politicamente (lo deve fare il viceministro Todde) la prosecuzione trasparente del tavolo e soprattutto la chiarezza dei contenuti di questo percorso, che al di là della narrazione pubblica ci sembra complicato sotto ogni aspetto.
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25/12/2021
GKN a Borgomeo, che ne pensano i lavoratori
Documento approvato dall’assemblea dei lavoratori Gkn #insorgiamo
1. È stato annunciato sui giornali il passaggio di proprietà di Gkn Firenze da Melrose a Francesco Borgomeo. È un accordo tra privati i cui termini probabilmente non saranno nemmeno mai conosciuti fino in fondo.
Noi non possiamo che prendere atto di questo passaggio, su cui non c’era nulla da concordare con noi e nulla, per il momento, è stato concordato. I termini di questo passaggio dovrebbero essere spiegati non sui giornali, ma con una comunicazione dettagliata in sede istituzionale.
2. I licenziamenti in Gkn sono stati sconfitti non una ma due volte. Avevamo detto che se sfondavano qui, avrebbero sfondato dappertutto. Qui non hanno sfondato. E questo è quanto portiamo in dote a chiunque voglia trarne coraggio, lezione, bilanci, metodo. Il rischio ora è di essere in un nuovo calcolo.
Entriamo in una fase di attesa, dove non si rischia la morte improvvisa ma per lenta agonia. Chi ci acquista non ha un proprio piano industriale ma lo fa per venderci a un terzo soggetto industriale.
E veniamo acquistati non per tornare a fare semiassi, ma per una reindustrializzazione che potrebbe comprendere lo svuotamento totale del capannone e una produzione completamente diversa. Un’operazione complessa la cui riuscita è tutta da verificare.
È la fase dove rischiamo di fare la fine della rana bollita di Chomsky. La rana immersa in un pentolino d’acqua fredda prova sollievo quando accendi il fuoco perché avverte un certo tepore. Man mano che l’acqua sale di temperatura la rana si abitua al calore. Quando infine avverte pericolo di morte, l’acqua calda le ha tolto ogni forza e non riesce più a saltare fuori dalla pentola.
3. Non si smobilita, quindi. La mobilitazione forse cambierà nei tempi e nei modi. Ma non smette, per tre ragioni fondamentali: primo, perchè niente è stato ottenuto. Non c’è stato alcun accordo.
In secondo luogo, perché anche se accordo sarà, l’assemblea dei lavoratori e il territorio rimangono a guardia e supervisione di ogni passaggio della reindustrializzazione.
E infine non smobilitiamo perché siamo arrivati qui assieme e continuiamo assieme. La solidarietà che abbiamo ricevuto non muore, si trasforma e si mette a disposizione. Vi siete fatti un favore unendovi alla lotta.
Ci dobbiamo tutti il favore di continuare. Il nostro “Insorgiamo” continua così come continuerà il tour toccando nuove città. E lanciamo subito un nuovo “tenetevi liberi” per marzo. Lo lanciamo a tutti i solidali, a chi era in piazza il 18 settembre, alle vertenze in crisi, ai precari, agli studenti, alle reti di lotta ambientalista. Si continua a convergere e a insorgere.
4. Per quanto ci riguarda il passaggio di proprietà avviene in piena continuità occupazionale e di diritti. Manteniamo stessi posti di lavoro e stessa accordistica. E avviene in continuità di salute dello stabilimento visto che l’abbiamo preservato e curato. Così è, così dovrà essere. Qualsiasi soggetto industriale arrivi, lo deve fare mantenendo diritti e posti di lavoro. Non saremo mai terreno di operazioni opache o di ricatti.
5. Tuttavia il passaggio di proprietà non avviene in continuità produttiva. Gkn Firenze viene comprata ed “estratta” dal gruppo Gkn e dalla filiera produttiva. Diventa una società a sé stante senza volumi e senza missione industriale. I macchinari rimangono qui ma cessano probabilmente di avere una funzione. In un modo o nell’altro quindi Gkn Firenze viene smantellata.
Certo, viene smantellata sotto la promessa di impiantare un’altra produzione. E probabilmente una produzione che non c’entra nulla con i semiassi. Così forse salveremo 500 posti di lavoro, ma un altro pezzo dell’automotive se ne va.
E non è questione di essere affezionati all’automotive. Il problema è un altro. Qua c’era una storia industriale di decenni che veniva dalla Fiat. E questa storia viene chiusa non per una decisione collettiva o per un piano sociale. Ma perché un fondo finanziario ha deciso, di concerto con Stellantis probabilmente, che qui non si dovevano più produrre semiassi.
Noi non ne usciamo sconfitti, ma c’è poco da cantar vittoria: rimangono migliaia di posti di lavoro a rischio in tutto l’automotive e lo Stato esce da questa vicenda come un semplice passacarte.
6. Proprio per questo la nostra proposta di Ppms, di Polo Pubblico per la Mobilità Sostenibile, rimane in campo. E confermiamo l’attività del gruppo di competenza contro le delocalizzazioni. Rimane cioè in piedi la collaborazione con ricercatori e ingegneri solidali. Rimane la legge antidelocalizzazioni da promuovere, insieme ai giuslavoristi progressisti.
7. I macchinari, come abbiamo detto, rimangono qui. Ma senza volumi e probabilmente con un accordo di non vendita alla concorrenza, rimangono magari per essere girati a Melrose più avanti. In un modo o nell’altro, quindi, il fondo li porterà via da qui.
Per quanto ci riguarda invece il principio non cambia. È quello che ci ha sempre guidato: macchina entra, macchina esce. Per ogni macchinario che esce, ci deve essere chiarezza su quali macchinari arrivano. Altrimenti, come già detto, da qui non esce uno spillo.
8. I licenziamenti sono sconfitti e c’è una prospettiva di ripartenza. È vero. Ma la prospettiva si colloca nel futuro ed è tutta da verificare. A breve invece i passaggi concreti coincidono parzialmente con la volontà di Melrose: l’eventuale ammortizzatore interviene a sollevare un privato dai nostri stipendi, cessa la produzione di semiassi a Firenze, Gkn Firenze è una società che si avvia al termine.
Se quindi la prospettiva futura non si verificasse, rimarrebbe solo la chiusura e la delocalizzazione. Per questo il percorso verso la reindustrializzazione deve essere sancito da un accordo chiaro, dettagliato, granitico nei tempi e nelle certezze.
9. Abbiamo chiesto che lo Stato intervenisse da subito nel capitale di Gkn Firenze a garantire tale percorso. Ci è stato risposto a più voci che non ci sono le condizioni di un intervento pubblico. Ma in verità l’intervento pubblico c’è e ci sarà.
C’è perché Invitalia e il Mise di fatto danno benedizione e garanzie a parole che si tratta di un’operazione credibile e seria. E ci sarà perché l’eventuale ammortizzatore e i corsi di formazione saranno probabilmente fatti con soldi pubblici. L’intervento pubblico c’è, quindi, ma si limita a monitorare dalla finestra. E di questi tipi di monitoraggi abbiamo già apprezzato la mancanza di efficacia.
10. Per tutte queste ragioni deve essere convocato un incontro in sede istituzionale e chiediamo un accordo che sancisca: rientro dei lavoratori degli appalti all’interno del percorso di continuità occupazionale, continuità dei diritti e dei posti di lavoro anche con il futuro soggetto reindustrializzatore, presentazione di un piano industriale certo e dettagliato, tempistiche certe con un termine entro il quale l’assenza di progressi chiari preveda l’intervento dello Stato e il passaggio al nostro piano industriale, piano di formazione concordato e chiaramente finalizzato, accensione di un ammortizzatore sociale che preveda l’integrazione economica e principi chiari di rotazione, incontri di verifica costanti del piano, prepensionamenti o pensionamenti o uscite volontarie devono avvenire con una previsione di saldo occupazionale, l’analisi e la presa in considerazione di tutta l’elaborazione del nostro gruppo di competenza solidale e quindi l’analisi con pari dignità anche delle proposte di reindustrializzazione elaborate dai lavoratori e dai soggetti solidali territoriali.
“Insorgiamo” non smobilita. Tenetevi liberi a marzo.
Abbiamo salvato la fabbrica per il territorio, con il territorio. E per il territorio, con il territorio, la rimetteremo in movimento.
Continuiamo a farci il favore della lotta. Continuiamo a essere classe dirigente.
Non crediamo alle favole o ai supereroi. Crediamo che le nostre debolezze possano scrivere la storia.
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1. È stato annunciato sui giornali il passaggio di proprietà di Gkn Firenze da Melrose a Francesco Borgomeo. È un accordo tra privati i cui termini probabilmente non saranno nemmeno mai conosciuti fino in fondo.
Noi non possiamo che prendere atto di questo passaggio, su cui non c’era nulla da concordare con noi e nulla, per il momento, è stato concordato. I termini di questo passaggio dovrebbero essere spiegati non sui giornali, ma con una comunicazione dettagliata in sede istituzionale.
2. I licenziamenti in Gkn sono stati sconfitti non una ma due volte. Avevamo detto che se sfondavano qui, avrebbero sfondato dappertutto. Qui non hanno sfondato. E questo è quanto portiamo in dote a chiunque voglia trarne coraggio, lezione, bilanci, metodo. Il rischio ora è di essere in un nuovo calcolo.
Entriamo in una fase di attesa, dove non si rischia la morte improvvisa ma per lenta agonia. Chi ci acquista non ha un proprio piano industriale ma lo fa per venderci a un terzo soggetto industriale.
E veniamo acquistati non per tornare a fare semiassi, ma per una reindustrializzazione che potrebbe comprendere lo svuotamento totale del capannone e una produzione completamente diversa. Un’operazione complessa la cui riuscita è tutta da verificare.
È la fase dove rischiamo di fare la fine della rana bollita di Chomsky. La rana immersa in un pentolino d’acqua fredda prova sollievo quando accendi il fuoco perché avverte un certo tepore. Man mano che l’acqua sale di temperatura la rana si abitua al calore. Quando infine avverte pericolo di morte, l’acqua calda le ha tolto ogni forza e non riesce più a saltare fuori dalla pentola.
3. Non si smobilita, quindi. La mobilitazione forse cambierà nei tempi e nei modi. Ma non smette, per tre ragioni fondamentali: primo, perchè niente è stato ottenuto. Non c’è stato alcun accordo.
In secondo luogo, perché anche se accordo sarà, l’assemblea dei lavoratori e il territorio rimangono a guardia e supervisione di ogni passaggio della reindustrializzazione.
E infine non smobilitiamo perché siamo arrivati qui assieme e continuiamo assieme. La solidarietà che abbiamo ricevuto non muore, si trasforma e si mette a disposizione. Vi siete fatti un favore unendovi alla lotta.
Ci dobbiamo tutti il favore di continuare. Il nostro “Insorgiamo” continua così come continuerà il tour toccando nuove città. E lanciamo subito un nuovo “tenetevi liberi” per marzo. Lo lanciamo a tutti i solidali, a chi era in piazza il 18 settembre, alle vertenze in crisi, ai precari, agli studenti, alle reti di lotta ambientalista. Si continua a convergere e a insorgere.
4. Per quanto ci riguarda il passaggio di proprietà avviene in piena continuità occupazionale e di diritti. Manteniamo stessi posti di lavoro e stessa accordistica. E avviene in continuità di salute dello stabilimento visto che l’abbiamo preservato e curato. Così è, così dovrà essere. Qualsiasi soggetto industriale arrivi, lo deve fare mantenendo diritti e posti di lavoro. Non saremo mai terreno di operazioni opache o di ricatti.
5. Tuttavia il passaggio di proprietà non avviene in continuità produttiva. Gkn Firenze viene comprata ed “estratta” dal gruppo Gkn e dalla filiera produttiva. Diventa una società a sé stante senza volumi e senza missione industriale. I macchinari rimangono qui ma cessano probabilmente di avere una funzione. In un modo o nell’altro quindi Gkn Firenze viene smantellata.
Certo, viene smantellata sotto la promessa di impiantare un’altra produzione. E probabilmente una produzione che non c’entra nulla con i semiassi. Così forse salveremo 500 posti di lavoro, ma un altro pezzo dell’automotive se ne va.
E non è questione di essere affezionati all’automotive. Il problema è un altro. Qua c’era una storia industriale di decenni che veniva dalla Fiat. E questa storia viene chiusa non per una decisione collettiva o per un piano sociale. Ma perché un fondo finanziario ha deciso, di concerto con Stellantis probabilmente, che qui non si dovevano più produrre semiassi.
Noi non ne usciamo sconfitti, ma c’è poco da cantar vittoria: rimangono migliaia di posti di lavoro a rischio in tutto l’automotive e lo Stato esce da questa vicenda come un semplice passacarte.
6. Proprio per questo la nostra proposta di Ppms, di Polo Pubblico per la Mobilità Sostenibile, rimane in campo. E confermiamo l’attività del gruppo di competenza contro le delocalizzazioni. Rimane cioè in piedi la collaborazione con ricercatori e ingegneri solidali. Rimane la legge antidelocalizzazioni da promuovere, insieme ai giuslavoristi progressisti.
7. I macchinari, come abbiamo detto, rimangono qui. Ma senza volumi e probabilmente con un accordo di non vendita alla concorrenza, rimangono magari per essere girati a Melrose più avanti. In un modo o nell’altro, quindi, il fondo li porterà via da qui.
Per quanto ci riguarda invece il principio non cambia. È quello che ci ha sempre guidato: macchina entra, macchina esce. Per ogni macchinario che esce, ci deve essere chiarezza su quali macchinari arrivano. Altrimenti, come già detto, da qui non esce uno spillo.
8. I licenziamenti sono sconfitti e c’è una prospettiva di ripartenza. È vero. Ma la prospettiva si colloca nel futuro ed è tutta da verificare. A breve invece i passaggi concreti coincidono parzialmente con la volontà di Melrose: l’eventuale ammortizzatore interviene a sollevare un privato dai nostri stipendi, cessa la produzione di semiassi a Firenze, Gkn Firenze è una società che si avvia al termine.
Se quindi la prospettiva futura non si verificasse, rimarrebbe solo la chiusura e la delocalizzazione. Per questo il percorso verso la reindustrializzazione deve essere sancito da un accordo chiaro, dettagliato, granitico nei tempi e nelle certezze.
9. Abbiamo chiesto che lo Stato intervenisse da subito nel capitale di Gkn Firenze a garantire tale percorso. Ci è stato risposto a più voci che non ci sono le condizioni di un intervento pubblico. Ma in verità l’intervento pubblico c’è e ci sarà.
C’è perché Invitalia e il Mise di fatto danno benedizione e garanzie a parole che si tratta di un’operazione credibile e seria. E ci sarà perché l’eventuale ammortizzatore e i corsi di formazione saranno probabilmente fatti con soldi pubblici. L’intervento pubblico c’è, quindi, ma si limita a monitorare dalla finestra. E di questi tipi di monitoraggi abbiamo già apprezzato la mancanza di efficacia.
10. Per tutte queste ragioni deve essere convocato un incontro in sede istituzionale e chiediamo un accordo che sancisca: rientro dei lavoratori degli appalti all’interno del percorso di continuità occupazionale, continuità dei diritti e dei posti di lavoro anche con il futuro soggetto reindustrializzatore, presentazione di un piano industriale certo e dettagliato, tempistiche certe con un termine entro il quale l’assenza di progressi chiari preveda l’intervento dello Stato e il passaggio al nostro piano industriale, piano di formazione concordato e chiaramente finalizzato, accensione di un ammortizzatore sociale che preveda l’integrazione economica e principi chiari di rotazione, incontri di verifica costanti del piano, prepensionamenti o pensionamenti o uscite volontarie devono avvenire con una previsione di saldo occupazionale, l’analisi e la presa in considerazione di tutta l’elaborazione del nostro gruppo di competenza solidale e quindi l’analisi con pari dignità anche delle proposte di reindustrializzazione elaborate dai lavoratori e dai soggetti solidali territoriali.
“Insorgiamo” non smobilita. Tenetevi liberi a marzo.
Abbiamo salvato la fabbrica per il territorio, con il territorio. E per il territorio, con il territorio, la rimetteremo in movimento.
Continuiamo a farci il favore della lotta. Continuiamo a essere classe dirigente.
Non crediamo alle favole o ai supereroi. Crediamo che le nostre debolezze possano scrivere la storia.
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