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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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17/12/2024

Il governo si accanisce contro i disoccupati. Sotto tiro anche la Naspi

Prima hanno tolto il reddito di cittadinanza e i contributi all’affitto per le famiglie a maggiore disagio sociale, adesso l’emendamento presentato in Finanziaria dal governo vuole andare a colpire l’indennità di disoccupazione, più conosciuta come Naspi. Per molti esperti del settore si tratta solo di una stretta che va a penalizzare tutti, rendendo più difficile l’accesso alla misura che assicura un reddito a chi viene licenziato, per un massimo di due anni e in quantità decrescente.

Come noto, con le dimissioni volontarie non si poteva richiedere la Naspi. Il sussidio è previsto infatti solo per licenziamento datoriale o dimissioni per causa di forza maggiore (es. trasferimento dell’azienda in un altra città). Per questo, in alcuni casi, i dipendenti in difficoltà con il loro ambiente di lavoro premevano sulla proprietà per essere licenziati e ricevere così l’indennità.

L’azienda, in questo caso, deve versare all’Inps il ticket di disoccupazione, che può arrivare fino ad un massimo di 2mila euro. Se il padrone si rifiuta, sempre in alcuni casi, i dipendenti puntavano a far scattare il licenziamento disciplinare che permetteva di accedere alla Naspi.

Secondo i parametri dell’Inps la Naspi spetta dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto di lavoro. Viene corrisposta mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi quattro anni.

L’emendamento del governo inserito nella manovra ha l’obiettivo di fare in modo che i lavoratori che hanno dato dimissioni volontarie da un lavoro «a tempo indeterminato nei 12 mesi precedenti, avranno diritto alla Naspi in caso di licenziamento da un nuovo impiego solo se hanno almeno 13 settimane di contribuzione dal nuovo impiego, perso il quale si richiede l’indennità».

Con il nuovo dispositivo chi ha già presentato le dimissioni volontarie nei dodici mesi precedenti, oppure si è fatto licenziare per motivi disciplinari causa 16 giorni di assenze ingiustificate, rischia in caso di nuovo licenziamento, se verrà approvato l’emendamento, di ottenere l’assegno soltanto se ha lavorato per più di tre mesi nel nuovo posto di lavoro.

L’accanimento del governo contro gli strumenti di sostegno al reddito di disoccupati e famiglie povere viene giustificata come lotta contro i “furbetti”, una motivazione che stride come unghie sul vetro in un esecutivo che protegge ministri che hanno pagato i dipendenti con i soldi della cassa integrazione durante il covid o continua a ritenere gli evasori fiscali dei perseguitati o che ha cercato di aumentare lo stipendio ai ministri non parlamentari.

Ma c’è anche dell’altro ed è l’enorme questione degli ammortizzatori sociali in una fase di minacciosa crisi industriale e di riduzione della forza lavoro necessaria a mandare avanti le fabbriche nell’epoca di una automazione crescente della produzione. Se l’approccio è quello indicato finora, la crisi sociale e la precipitazione delle condizioni di vita di milioni di persone sarà devastante.

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28/06/2024

Francia - “La guerra civile è già iniziata”

Due sociologi e due filosofi, questa è la banda dei quattro che, il 15 maggio 2023 su Le Monde, ci ha esposto un anno fa, dal fondo di un pozzo di indifferenza, un’idea sotto forma di bomba.

Un’esplosione che nessun intellettuale ha sentito, troppo preoccupato per l’apprendimento forzato della scrittura inclusiva, si intitolava: “Macron e la guerra civile in Francia”.

Riprendendo un’analisi di Michel Foucault, i nostri ragionati Ravachols, Pierre Dardot, Haud Guégen, Christian Laval e Pierre Sauvestre (1) avevano messo nero su bianco sulla pagina, l’unica e profonda verità, l’unica ragione dell’esistenza del macronismo: abbattere con tutti i mezzi ciò che si frappone al neoliberismo.

Il quartetto ha poi parlato di una “guerra civile” condotta dall’Eliseo. Un casino di caccia dove tutti i finanzieri del pianeta tengono d’occhio i loro giri, che non sono solo tovaglioli. Una battaglia mortale, tra l’altro combattuta a colpi di pistola. Ma per mezzo di leggi canaglia, per parlare la lingua del diciannovesimo secolo, dal momento che la politica “malvagia” è tornata.

Leggi mortali per “quelli che non sono nulla“. Ma torniamo all’orologio di Foucault, che ci conduce all’ora del delitto. L’autore di “Sorvegliare e punire” ci dice che “la guerra civile è la matrice di tutte le lotte di potere, di tutte le strategie di potere“. E chi detiene più di questo potere di Giove, è il nostro provvidenziale Thiers.

Macron sta facendo la guerra al popolo. Questa verità è stata pubblicata di nascosto in una “rubrica” su Le Monde, il quotidiano serale che è diventato neoliberista con qualche buco nel suo racket.

L'articolo della banda dei quattro rimette la ghigliottina al centro del villaggio. A dispetto di un camuffamento – sotto stracci in cui le parole Repubblica e Democrazia sono usate in modo improprio – dobbiamo finalmente ammettere che l’unico scopo della lotta di Macron è distruggere questa “classe operaia, classe pericolosa“, per citare l’esemplare Louis Chevalier.

E queste armi di distruzione passiva – dove i dannati lottano un po’, poi capitolano di fronte al capitale – non sono altro che leggi, regole, editti, appunti di società di consulenza, strumenti micidiali, armi di una guerra silenziosa.

È importante sapere come la chiama Macron: guerra. Per gli scettici, per coloro che vedono questo giudizio come un eccesso, ricordiamo che la repressione contro i “Gilet Gialli”, i crocifissi della pensione a 64 anni, quelli della disoccupazione a basso costo, i contadini “arrabbiati”, quindi i disperati di tutte le “rivolte”, ha preso una forma di guerra attraverso il dispositivo repressivo che si è opposto a loro con la violenza programmata della polizia, a cui si aggiungono il razzismo e l’impunità. Perché Giove ha la sua guardia pretoriana.

Scene che hanno finito per provocare il risveglio della Commissione Onu per i Diritti Umani, venuta a protestare in punta di piedi. Macron prende in giro Putin, ma sotto il suo magistero un passante che indossa una kefiah viene fermato da una forza di polizia che è diventata una milizia governativa. Divertitevi a chiamare Israele “uno stato coloniale e voi siete in custodia”. I magistrati che, in passato, sono stati “Charlie” fino alla morte sono andati a fare un’escursione. L'”antisemitismo”, adattato alla salsa di Darmanin, è un’arma di distruzione di massa.

Senza avvisarci, come un uomo capace di nascondersi in uno sgabuzzino per sfuggire al pericolo, con un elicottero sempre pronto a esfiltrarlo, Macron sta conducendo battaglie che spera siano le ultime. Dopo di lui, la Rivoluzione Francese non sarà altro che un vecchio delitto, già denunciato dal patetico François Furet e dalla sua setta, e i desideri del Consiglio Nazionale della Resistenza (CNR) ridotti a una chimera accompagnata dal suono di “In the mood“, di Glenn Miller.

Notate questo indizio che ci dice che siamo in guerra, viene da Oslo dove il “Center for Civil War Studies dell’Institute for Peace Research” afferma che la definizione di “disordini civili” inizia quando le forze dell'”ordine” uccidono venticinque esseri umani all’anno. In Francia nel 2023, secondo la polizia, questa cifra era di trentotto.

Questa vittoria contro gli “sdentati” e il “popolo di niente” ci farà quindi rinascere in un mondo perfetto, e la sua dissoluzione lunare è la sua base di lancio. Con gli schiavi nelle stive e i padroni sul ponte. Per il momento funziona già abbastanza bene, ma con cigolii.

La Francia è un paradiso globale per milionari e miliardari con l’aumento del tasso di mortalità infantile e l’aumento della percentuale di cittadini che vivono al di sotto della soglia di povertà. È perfetto finché il mendicante sta zitto, schiacciato.

I crimini sociali, cioè umani, che la Thatcher non ha avuto l’audacia di commettere, sono tentati da Macron, il padrino dell’uberizzazione.

Anche per lui “non c’è alternativa“, ce n’è una sola “allo stesso tempo“, vale a dire la stessa cosa. La banda di quattro intellettuali stralucidi e coraggiosi, autori di questo studio, ci ricorda che il neoliberismo è nato intorno al 1930. Si trattava di stabilire un ordine politico che garantisse le “libertà economiche”. La tabella di marcia per la finanza sarà semplice: lo Stato deve diventare il garante di una libertà commerciale senza ostacoli. Non si tratta di evocare la minima aspirazione dei lavoratori alla libertà e all’uguaglianza.

Per questo esercizio, una possibile applicazione della democrazia è un’arma pericolosa. Lavoreremo quindi, e il lavoro è ancora in corso, per mantenere la parola – democrazia – svuotandola del suo contenuto, della sua priorità di libertà, giustizia e uguaglianza. A poco a poco, l’abbandono della solidarietà, l’idea americana del successo individuale, l’incoraggiamento dei ghetti del comunitarismo, la scomparsa di una filosofia marxista che più o meno accompagnava le idee, la distruzione della classe operaia con le “delocalizzazioni”, vinsero la partita: in nome di una democrazia di nuovo aspetto, applaudita dalle varie figure della socialdemocrazia (l’olio delle ruote del capitalismo). Le persone sono sole e nude.

Ed è questa democrazia selvaggia che oggi il mondo americano, di cui l’Europa è una colonia, cerca di imporre ai paesi non allineati, per non dire selvaggi.

Washington dà le sue lezioni, distribuisce le sue medaglie mentre negli Stati Uniti si pratica la pena di morte, si vieta l’aborto, si approvano uccisioni di massa, si approvano leggi per legalizzare il lavoro minorile, per non parlare della perla democratica che è Guantanamo.

No, per essere riconosciuti come democrazia, l’importante non è un sistema sanitario che non funzioni troppo male, scuole che insegnano, tassi di mortalità in calo, l’abolizione della pena di morte o la libertà di contraccezione. No. La priorità è data all’inventario, non più del “sociale” ma nel “sociale”. Tutte le pratiche che sono diventate consuetudinarie in Occidente (ad esempio quelle sessuali) devono svolgersi in uno Stato che voglia, all’ombra della “democrazia”, unirsi al corteo dei popoli civili.

Chi rifiuta questo Eden diventa bersaglio, a volte bombardato da veri e propri diluvi di piombo, come in Iraq, o più sottilmente ostracizzato dalle ONG complici dell’imperialismo occidentale, o bombardato anche da sentenze come quelle del Parlamento europeo, che non si è mai vergognato della propria corruzione.

Siamo molto lontani da Macron, il generalissimo di una guerra civile? No, perché l’arma rimane la stessa: l’uso della parola democrazia ridefinita dai cavalieri McKinsey è anche una spada.

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30/07/2023

L’abolizione del Reddito di cittadinanza: un calcio in faccia alla vita e alla dignità dei poveri

“I 169mila sms che l’Inps ha inviato sugli smartphone dei percettori del Reddito di Cittadinanza fanno più rumore all’ombra del Vesuvio che altrove.

Il temuto effetto «bomba sociale» è arrivato, purtroppo, e fioccano le proteste dei cittadini tra Napoli e provincia. Ben 37mila di questi messaggi, infatti, riguardano la Campania. Più della metà, 21mila500, sono stati indirizzati tra Napoli e dintorni.

Il taglio al reddito, nella regione con il più alto numero di percettori, ha mandato in tilt gli uffici, presi d’assalto da migliaia di cittadini in cerca di chiarimenti sulle nuove modalità di accesso al sostegno.

Non mancano i momenti di tensione, comprese aggressioni verbali ai danni di operatori Inps e assistenti sociali, tanto che ieri l’assessorato comunale al Welfare ha chiesto e ottenuto dall’Assessorato alla Sicurezza di Antonio De Iesu l’allestimento dei presidi dei vigili urbani.

Assedi da Fuorigrotta a Scampia, fino alla sede Inps di via De Gasperi: qui ieri, per sedare gli animi, è servito l’intervento della polizia.

Al clima già rovente si aggiunge l’impasse burocratica: troppe pratiche da smaltire entro la scadenza del primo agosto. Risultato: «Circa 20mila aventi diritto solo a Napoli rischiano di perdere il sussidio di 350 euro per il mese alle porte», spiega Luca Trapanese, assessore al Welfare di Palazzo San Giacomo.”
Questo è l’incipit del quotidiano “il Mattino” di sabato 29 luglio con cui si descrive l’effetto che sta provocando in città e nella provincia la vigliacca decisione del Governo Meloni di silurare con un SMS la vita, la dignità, le speranze e la sopravvivenza di decine di migliaia di famiglie che in Campania, nel Sud ma anche nelle zone periferiche di altre città d’Italia sopravvivevano aiutati – in parte – dal Reddito di Cittadinanza.

Le istituzioni locali – i Comuni in primis – si dicono “preoccupati” e dichiarano di non avere strumenti, fondi e strutture per avviare percorsi di formazione/lavoro e tentano di scaricare sull’Inps le responsabilità di questa situazione.

Nessuno tra i Sindaci, i vari Assessori al Lavoro o tra gli stessi Presidenti di Regione (con Vincenzo De Luca e Michele Emiliano in prima fila nel negare queste forme di disagio sociale) – in questi anni di vigenza del RdC – aveva agito per costruire le condizioni per la creazione di posti di lavoro puliti, socialmente utili e, finalmente, connessi alle moderne morfologie sociali dei loro territori in primo luogo quella ambientale.

Tutti, in questi anni, hanno fatto a gara nello stigmatizzare e criminalizzare i percettori di Reddito, nel vivisezionare – da comode poltrone o nei vari talk show mediatici – questa o quella persona ritenendola più o meno compatibile/meritevole con tale misura oppure (quando hanno voluto interpretare una sorta di “funzione propositiva”) si sono limiti ad invocare la solita truffa del "taglio del cuneo fiscale” per le imprese o a rivendicare qualche Zona Economica Speciale dove – con diritti negati e salari tagliati – si illudono coscientemente di determinare una crescita occupazionale e sociale.

La realtà è che il Governo, i grandi opinion maker della comunicazione deviante del capitale ma anche una nefasta “subcultura di sinistra” (imperniata su categorie come “il merito e la democratica possibilità di integrarsi comunque nei dispositivi del mercato”) hanno preparato e accompagnato una feroce e classista “guerra ai poveri”. Che ora assume forme visibili...

A milioni di persone (queste sono le cifre che danno le rilevazioni statistiche ufficiali) non solo viene negato un elementare “istituto di civiltà” (presente in molti paesi della stessa Unione Europea), ma vengono sottoposte ad un dileggio mediatico con il dichiarato obiettivo di colpevolizzarli ed umiliarli per la loro condizione sociale.

A palese dimostrazione di questa allucinante clima politico è di ieri la provocazione di Fratelli d’Italia che vorrebbe istituire addirittura una Commissione d’Inchiesta Parlamentare contro l’ex presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, indicandolo come il capofila di una non meglio precisata azione che avrebbe favorito sprechi, assistenzialismo e quant’altro.

Non è, quindi, una boutade affermare che siamo di fronte ad una vera e propria feroce operazione di darwinismo sociale che punta – esplicitamente – ad impedire qualsivoglia crescita di una collettiva esigenza di riscatto e rinascita sociale favorendo, invece, ulteriore frammentazione e fratricida divisione tra lavoratori, disoccupati e precari a vario titolo.

La difesa sociale e la lotta

Nei mesi scorsi abbiamo registrato scarsa attenzione e disponibilità alla mobilitazione da parte della platea dei percettori di Reddito di Cittadinanza, nonostante i ripetuti annunci da parte del Governo e la conseguente controinformazione che sindacati conflittuali e forze politiche indipendenti avevano, comunque, avviato per informare e chiamare alla lotta questi settori sociali per metterli in guardia rispetto alla potente offensiva che si preannunciava a loro danno.

Questo dato, che spesso ha provocato stupore tra gli stessi attivisti politici e sociali, non è ascrivibile unicamente alle difficoltà politiche e materiali che in questa fase i lavoratori e i settori popolari stanno evidenziando attraverso una forma di letargia sociale su cui, comunque, è urgente una analisi più compiuta da parte delle organizzazioni d’alternativa.

In realtà questo scenario è purtroppo derivante dal complessivo, rovinoso, corso politico del Movimento 5 Stelle che è stato percepito, dai settori popolari, come il soggetto che più ha contributo al varo del RdC.

Tentennamenti culturali e politici, appelli alla mobilitazione invocati e poi lasciati cadere nel nulla oppure – come accade nell’azione istituzionale Pentastellata – svuotati dalla incoerenza politica e programmatica di Grillo, Conte e dei loro epigoni, hanno tarpato le ali alla crescita di un convinto movimento di lotta.

Infine – ma non meno importante – i percettori di questa misura hanno vissuto lo strumento del Reddito di Cittadinanza non come una conquista sociale/sindacale da difendere se viene messa in discussione, ma alla stregua di una sorta di “elargizione una tantum” che può anche interrompersi improvvisamente.

Questo dato sociale ha – a parere di chi scrive – inficiato, almeno nei mesi scorsi, la possibilità di costruire per tempo un argine di organizzazione e di lotta contro qualsivoglia tentativo di abolire il RdC e manomettere ciò che resta del Welfare.

Tanti, tra i percettori del Reddito, si sono comportati con in testa il nefasto autoconvincimento “io speriamo che me la cavo”, oppure – volendo citare il Moro di Treviri – si sono mossi con “la logica del minimo sforzo”.

Ovviamente – al momento – non siamo in grado di prevedere se l’invio degli SMS da parte dell’Inps e la relativa sospensione del RdC da fine Luglio 2023 fungerà da stimolo oggettivo ad una ripresa di protagonismo sociale in direzione di una più efficace ed organizzata difesa delle proprie condizioni di vita.

Ciò che interessa evidenziare, nella situazione che si sta determinando, è la possibile funzione di massa che dobbiamo esercitare nei territori, tra i settori sociali subalterni e nel complesso delle contraddizioni sociali che nelle prossime settimane potrebbero accentuarsi o prendere le forme endemiche di ribellismo ‘sensazionalista’.

Lunedì 31 luglio – a Napoli – Potere al Popolo ha indetto un Presidio alla sede Inps di Via De Gasperi per rappresentare il generale disagio di chi è stato colpito da questo taglio del Governo e per rilanciare la battaglia in difesa del Reddito di Cittadinanza, per affermare forme nuove ed estensive di Welfare e per richiedere un Salario Minimo di almeno 10 Euro l’ora.

Nei prossimi giorni sono annunciate proteste e mobilitazioni territoriali da parte di chi in queste ore sta ricevendo l’infame SMS da parte del Governo.

Ovviamente saremo presenti in tutte le espressioni di questo variegato malcontento sociale incardinati ad una linea di condotta politica che deve puntare all’articolazione di questa protesta, ad una sua più estesa generalizzazione territoriale e alla costruzione di inedite quanto necessarie forme di unità e di lotta per un nuovo Movimento Operaio.

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19/04/2023

È ora di rivoltarsi contro i naziliberisti!

Donne contro migranti.

Operai contro disoccupati.

Giovani contro pensionati.

La “nazione” di cui straparla Giorgia Meloni è in realtà lo schifo liberista della guerra ai poveri, mentre a padroni e ricchi il governo garantisce privilegio, arbitrio e impunità.

Il cognato della Presidente del Consiglio, il ministro Lollobrigida, ha fatto sua la teoria nazista della “sostituzione etnica”. Un obbrobrio per il quale, se in in Italia vigesse ancora la Costituzione e ci fosse chi la fa rispettare, il ministro Lollobrigida sarebbe cacciato a calcioni dal suo posto.

Perseguitano i migranti, tolgono il reddito di cittadinanza, bloccano i salari, aumentano la precarietà, esaltano la libertà d’impresa, fanno gli sbirri coi poveri e i servi coi ricchi. E fanno la guerra.

Intanto un loro sindaco “patriota” è appena stato arrestato per Camorra. Ma non è certo il primo.

Meloni e compagnia sono un governo da vomito, sono la sintesi di fascismo, liberismo e schiavismo razzista: sono naziliberisti.

Basta con l‘acquiescenza, il servilismo, le complicità con questi cialtroni.

La sola cosa da fare è organizzare il rifiuto, la contestazione, la rottura, la rivolta.

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25/12/2022

Attenti a Lupi: il Governo all’assalto finale del reddito di cittadinanza

Sono passati pochi mesi dall’insediamento del governo Meloni, ma l’esecutivo è già riuscito a mostrare tutto il suo armamentario contro poveri, disoccupati, pensionati e lavoratori. Chi si era illuso che un governo politico, seppur di destra, potesse essere migliore, dal punto di vista dei diritti dei lavoratori, di un governo tecnico, aveva fatto male i suoi conti. Dalle pensioni al fisco, l’esecutivo è riuscito a mostrarsi non solo come un responsabile scolaretto, pronto ad adeguarsi alla disciplina di bilancio imposta dalle istituzioni europee, ma è riuscito (e non era facile) a fare anche peggio del governo Draghi. Tanti provvedimenti, dunque, hanno mostrato la natura antipopolare del governo Meloni, ma c’è un campo nel quale la destra sta mostrando i denti in maniera particolarmente feroce. Si tratta del reddito di cittadinanza, una misura da spolpare il più possibile, al fine di neutralizzarne qualsivoglia effetto positivo sul potere contrattuale dei lavoratori, fino alla definitiva abolizione.

Il governo e la maggioranza che lo sostiene avevano già reso evidente questa volontà con il testo originario del disegno di legge di bilancio presentato alla Camera. Per il 2023, il ddl prevedeva infatti che per una buona parte dei percettori del reddito di cittadinanza (fatti salvi i nuclei con over 60, minorenni e disabili), il numero di mensilità massime venisse ridotto da 12 a 8. Inoltre, dal 2024 il RdC viene abolito (con la “promessa” di una nuova forma di sostegno al reddito, per ora soltanto annunciata). Infine, dopo la prima offerta lavorativa rifiutata (e non più dopo due) si perde il diritto al RdC.

Evidentemente, però, queste modifiche non sono sufficienti a placare le pulsioni punitive della maggioranza di governo nei confronti dei percettori di RdC. Nella discussione parlamentare, infatti, sono stati approvati alcuni emendamenti che modificano in senso ancora più restrittivo l’impatto della riforma.

In primo luogo, il numero massimo di mensilità per il 2023 viene ridotto da otto a sette. In secondo luogo, l’erogazione del RdC viene condizionata, per i beneficiari di età compresa tra i 18 e i 29 anni, all’assolvimento dell’obbligo scolastico; in assenza di questa condizione, i beneficiari devono iscriversi e frequentare corsi di istruzione di primo livello. In terzo luogo, viene eliminato anche il riferimento alla “congruità” delle offerte di lavoro valide ai fini della decadenza dal RdC (questa ultima parte, come vedremo tra poco, sarà però rimandata a gennaio e a un provvedimento apposito).

Analizzando punto per punto i tre emendamenti approvati, il classismo del governo in carica e della maggioranza emerge in maniera incontestabile.

Veniamo al primo punto, quello della riduzione da otto a sette mesi della durata massima del beneficio per il 2023. L’obiettivo di questa modifica è quello, puro e semplice, di raccattare risorse da utilizzare per altri fini senza andare minimamente a intaccare i sacri equilibri di bilancio. Risorse, peraltro, limitate, perché i risparmi derivanti da questo emendamento sono pari a 215 milioni, di cui soltanto una parte minima (2 milioni) viene destinata all’incremento del fondo per l’assegno unico e universale per figli a carico. Eppure, nonostante la portata ridotta, che si limita a sottrarre un altro po’ di fondi a una risorsa già destinata a scomparire, questa modifica alla legge di bilancio porta con sé un messaggio che abbiamo già sentito mille volte. Un messaggio che alimenta le contrapposizioni tra diverse categorie di cittadini, senza mettere in discussione la favoletta della scarsità delle risorse. In questo caso, i percettori di reddito di cittadinanza vengono dipinti come immeritevoli destinatari di preziose risorse pubbliche, risorse che vengono tolte a costoro e dirottate verso il più meritevole impiego dell’assegno unico. Un messaggio che è stato declinato in più modi, sempre odiosi: percettori di reddito di cittadinanza contro pensionati, pensionati retributivi contro pensionati contributivi, pensionati contro lavoratori giovani, e così via...

Quanto all’emendamento che condiziona l’erogazione del RdC all’assolvimento dell’obbligo scolastico, quest’ultimo sembra aver accolto una proposta che, all’epoca, sembrò poco più che una boutade propagandistica del ministro dell’Istruzione Valditara. Questa novità è particolarmente odiosa perché colpisce, mascherata dietro le sembianze della punizione caritatevole e di buon senso, proprio quella parte della popolazione che più avrebbe bisogno di risorse per portare avanti una vita quantomeno dignitosa. Se, infatti, l’obbligo scolastico non viene rispettato, è perché evidentemente le condizioni di vita di una famiglia sono particolarmente dure. Da un lato, vi è la necessità di mandare quanto prima i figli a lavorare, perché sono bocche da sfamare e le entrate non bastano. In questo caso, la scuola è vista come un lusso insostenibile. Dall’altro vi è, per l’appunto, la percezione dell’istruzione come un qualcosa di inutile, se non dannoso. Una percezione che è più diffusa proprio nelle famiglie a più basso reddito. Il classismo di questa modifica, quindi, si mostra in maniera disgustosa e lampante, insieme a una smisurata dose di malafede che prova a far passare un fallimento del sistema scolastico tutto – l’abbandono – come una colpa individuale da raddrizzare a colpi di ricatti. Inoltre, poiché il problema dell’evasione scolastica è notoriamente più diffuso nel Mezzogiorno, la proposta approvata va a solleticare anche quella parte dell’opinione pubblica (e di padronato) che ha sempre visto il RdC come una regalia elargita all’improduttivo e divanista Sud.

Veniamo, infine, all’ultimo emendamento. L’introduzione del RdC nel 2019 era collegata a una serie di condizionalità. Una di queste consisteva nel fatto che il percettore di RdC avrebbe dovuto accettare, al fine di non perdere il diritto al beneficio, una di tre offerte di lavoro “congrue”. La congruità delle offerte di lavoro in questione veniva definita in funzione della distanza dal luogo di residenza e della retribuzione. Per farla breve, la retribuzione non doveva essere inferiore a una certa soglia e la distanza dal luogo di residenza non doveva superare un certo chilometraggio (crescente in funzione del numero di offerte congrue rifiutate). Nel tempo, il concetto di congruità è stato modificato in senso più stringente per i lavoratori. Ad esempio, il numero massimo di offerte congrue che era possibile rifiutare è passato da tre a due con il governo Draghi. Inoltre, se prima occorreva che l’offerta passasse per i centri per l’impiego, adesso è sufficiente che un datore di lavoro proponga un’offerta congrua al percettore di RdC. Adesso, con la legge di bilancio, diventa sufficiente rifiutare un’offerta di lavoro congrua per essere privati del RdC.

Ciò che non era mai cambiato era il riferimento alla congruità dell’offerta, che doveva avere i requisiti sopraelencati e prevedere una retribuzione, nel caso di lavoro a tempo pieno, pari ad almeno 858 euro (la massima cifra ottenibile in un mese da un singolo soggetto sotto forma di RdC più il 10%). È proprio l’eliminazione dei criteri di congruità l’ultimo succulento boccone che l’esecutivo Meloni intende offrire al padronato nostrano. Da quel che sta emergendo in queste ore pare che, a causa di sciatteria e insipienza, il governo si vedrà costretto a rimandare a gennaio e a un provvedimento apposito l’effettiva entrata in vigore di questa ultima misura. La minaccia, però, è solamente rimandata di poche settimane e particolarmente violenta nei suoi contenuti.
La sostanza è semplice: sarà sufficiente una qualsiasi offerta di lavoro a norma di legge per far perdere il beneficio. Questo vuol dire che il RdC perde anche quella poca efficacia che era sopravvissuta alle varie riforme nel ridurre lo stato di necessità dei disoccupati.
Vale, infatti, la pena di ricordare per quale ragione il RdC sia così sgradito ai padroni. Dare a un disoccupato le risorse per sopravvivere mette lo stesso in una condizione (leggermente) migliore sul mercato del lavoro rispetto a una situazione in cui tale sostegno è assente. Senza alcun sostegno, infatti, il disoccupato, pur di avere di che sopravvivere, è costretto ad accettare qualsiasi offerta di lavoro, anche la più degradante. Con il RdC, può permettersi di rifiutare offerte estremamente misere, seppur con tutti i limiti legati a questa misura. È questo aspetto a essere così sgradito agli imprenditori che hanno, al contrario, tutto l’interesse a trovarsi davanti una forza lavoro senza tutele, disposta ad accettare tutto pur di avere i mezzi per sopravvivere.

Poco conta che, nella fretta di bastonare i percettori di RdC, sia stato fatto un pasticcio che rende ad ora inefficace la modifica. Lupi, principale sponsor della riforma, sottolinea che la volontà politica c’è tutta e che sarà presto seguita da una misura correttiva apposita: “Se rifiuti un lavoro, perdi il RdC. Punto”.

Punto, quindi. Pietra tombale su una misura che, lungi dall’essere perfetta, aveva costituito, forse anche contro le intenzioni di chi l’aveva introdotta, un argine, seppur minimo, all’arbitrio degli imprenditori nel decidere retribuzioni e condizioni di lavoro. Andando oltre i più sfrenati sogni del governo Draghi, Meloni e la sua banda affossano definitivamente il Reddito di Cittadinanza, accontentando contemporaneamente i padroni, i sostenitori della disciplina di bilancio e coloro che non avevano mai digerito un sostegno economico minimo dato a soggetti, va ricordato, in estreme situazioni di precarietà socioeconomica.

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02/12/2022

La riforma del RdC del Governo Meloni: comprimere i diritti e disciplinare i lavoratori

La recente campagna elettorale, conclusasi con la netta affermazione di Fratelli d’Italia, è stata caratterizzata da feroci attacchi al Reddito di cittadinanza (RdC) da parte della compagine guidata dall’attuale premier Giorgia Meloni. Oggi che i figli (non troppo putativi) del Movimento Sociale Italiano occupano gli scranni dell’esecutivo, si apprestano, attraverso la prossima legge di bilancio, a mettere mano al RdC con un draconiano restyling. La stretta prevede, nella prima fase, una riduzione della platea dei potenziali beneficiari e il conseguente taglio delle risorse ad esso destinate. Dopo questa fase, si passa a una ben più radicale “riforma”: la cancellazione del RdC. Un misto tra un rigurgito di odio di classe e una risposta ai desiderata dei padroni.

Ricordiamo, prima di addentrarci nei dettagli dell’intervento, che il RdC, nonostante i suoi limiti, ha rappresentato un argine alla povertà durante gli scorsi anni, e in particolar modo nei mesi più duri della crisi pandemica, caratterizzati da un crollo del PIL e dell’occupazione. Si stima che il RdC abbia permesso a circa un milione di persone di sfuggire alla povertà assoluta, garantendo un livello minimo di accesso a beni e servizi essenziali. Un importante risultato per quanto riguarda le condizioni materiali di vita di lavoratori a basso reddito e disoccupati, che, come vedremo, rischia di essere messo a repentaglio dalle modifiche che vi apporterà l’attuale esecutivo.

I dettagli della stretta sono contenuti nel disegno di legge di bilancio recentemente “bollinato” dalla Ragioneria dello Stato e presentato alla Camera. La principale modifica, nel brevissimo termine, riguarda la riduzione dei mesi di beneficio per i percettori considerati ‘occupabili’: se, fino a oggi, qualora una richiesta di RdC fosse stata accettata, si sarebbero percepite 12 mensilità in un anno (in un importo variabile in base alla propria condizione familiare), la nuova formula prevede per il 2023 un massimo di 8 mensilità per determinati soggetti. Si tratta di coloro che sono stati definiti dalla vulgata giornalistica e dal governo come “occupabili”, ma in sostanza sono semplicemente coloro che hanno tra i 18 e i 59 anni. Si salvano (per il momento) e, quindi, continueranno a percepire fino a un massimo di 12 mensilità l’anno, le famiglie con minorenni, disabili e anziani con almeno 60 anni d’età.

Ma non finisce qui, perché il RdC, in base al disegno di legge, sarà cancellato dal 2024. A parziale compensazione, si accenna all’introduzione di una nuova forma di sostegno, destinata solo a coloro che saranno ritenuti “non occupabili”. Per ora, però, di questo nuovo strumento non si sa nulla. Di certo, per ora, c’è soltanto che il RdC sarà abolito dal 1° gennaio 2024.

Si stima che il taglio previsto per il 2023 coinvolgerà circa un milione di persone, pari a circa 404 mila nuclei (attualmente – dati da gennaio a ottobre 2022 – a beneficiare di almeno una mensilità di RdC sono state circa 3,6 milioni di persone, pari a circa 1,7 milioni di famiglie). Da un lato, l’esistenza di inoccupabili rappresenta un limite naturale al taglio, in quanto si calcola che circa 2/3 degli attuali percettori non abbiano i requisiti di occupabilità (persone anziane o comunque inabili al lavoro). Tuttavia, limitare la platea di potenziali percettori delle 12 mensilità ai soli “inoccupabili” ha un significato politico ben preciso: di fatto, significa sposare l’idea balzana che un cinquantottenne sia occupabile quanto un ventenne e pensare che coloro che possiedono i requisiti anagrafici per lavorare potranno ‘risolvere’ i loro problemi (ossia trovare un reddito) vendendosi sul mercato del lavoro per un salario dignitoso. Nei fatti, invece, l’obiettivo è un altro: far sì che queste persone siano costrette ad accontentarsi di un salario indegno pur di sopravvivere.

La narrazione del Governo, infatti, cozza con la realtà dei fatti, in quanto il mercato del lavoro in Italia è ad oggi caratterizzato dalla presenza di circa 2 milioni di disoccupati, a cui si aggiungono gli scoraggiati, una significativa fetta di part-time involontari (ossia coloro che lavorano a tempo parziale ma che vorrebbero lavorare a tempo pieno) e circa 5 milioni di lavoratori poveri (spesso legati a contratti atipici) a testimonianza del fatto che non ci sono sufficienti caselle occupazionali da riempire.

Ma c’è di più: garantire un reddito a coloro che un lavoro non ce l’hanno, pur avendo le capacità di svolgerlo e cercarlo attivamente, significa dare al mercato del lavoro un segnale di quella che può essere una soglia minima salariale in assenza di una legge sul salario minimo. Togliere il sussidio ai disoccupati ‘occupabili’ significa di fatto togliere dal mercato l’indicazione di un pavimento inferiore nella retribuzione per il lavoratore medio. Si tratta di una misura, questa, che sottende un’idea ben specifica circa il funzionamento del mercato del lavoro: l’esistenza di disoccupati, in questa visione, dipenderebbe dalla prevalenza di salari reali troppo elevati, mentre a salari più bassi le imprese sarebbero incentivate ad assumere più lavoratori. Una concezione che, come abbiamo più volte osservato, è tipica dell’economia dominante. Una visione che è stata smentita dall’evidenza empirica, oltre che dalla logica e dell’analisi economica.

Oltre a queste considerazioni, gli esponenti della maggioranza ne paventano altre, di carattere ancor più classista, che si aggiungono al già ripugnante criterio della residenza nel Paese da almeno dieci anni introdotto su richiesta della Lega agli albori del RdC e accettato dal Movimento 5 Stelle. Tra queste, ne sottolineiamo due. La prima, contenuta nella legge di bilancio, riguarda la decadenza dal beneficio alla prima offerta rifiutata, mentre al momento il RdC sarebbe sospeso al secondo rifiuto: se la congruità dell’offerta fosse considerata su tutto il territorio nazionale, ciò significherebbe che basterebbe declinare un’offerta a 500km da casa per perdere il diritto al sussidio. La seconda, per ora soltanto ipotizzata dal ministro dell’Istruzione (e del merito!) Valditara, concerne la malsana idea di depennare punitivamente dai potenziali beneficiari coloro che non hanno completato gli studi dell’obbligo, come se la loro decisione di abbandonare precocemente gli studi fosse stata dettata da qualcosa di diverso dalle condizioni economiche e sociali che li hanno costretti a cercarsi da campare a 12 anni.

Un’ulteriore modifica presente nel ddl di bilancio riguarda l’obbligo dei percettori di prestare dei lavori socialmente utili presso i Comuni. Una scelta che delinea con ancora più forza il tratto della ‘condizionalità’ del reddito (se non lavori, non prendi il sussidio).

Dalle prime stime, la riduzione della platea dei beneficiari comporterà un risparmio di 743 milioni di euro per le casse dello Stato. Si tratta di un risparmio risibile in termini sia assoluti che relativi (per avere un ordine di grandezza, la spesa pubblica complessiva si aggira attorno ai 1000 miliardi di euro annui, di cui circa 600 per il welfare e, tra questi, circa 9 per il RdC). Un risparmio, dunque, neanche utile, se non in minima parte, a creare un tesoretto da offrire in sacrificio sull’altare dell’austerità. Per questo, come abbiamo avuto modo di vedere, i tagli più pesanti sono rivolti altrove (attraverso, tra l’altro, misure drammatiche alla voce sanità): il Governo Meloni si appresta a fare più austerità del Governo Draghi.

Ma l’obiettivo, stavolta, non è (solo) fare cassa, bensì dare il segnale che ‘la pacchia è finita’, con un atto che non comporta alcun beneficio per le casse dello Stato ma che fa molto, moltissimo danno a un gran numero di persone. È un segnale lanciato a pezzi di elettorato che da sempre hanno in odio il RdC. Un segnale che dice: ecco la manodopera di cui avete bisogno, a cui potrete ora offrire un salario da fame perché non ci sarà più neanche la tutela minima del RdC. Un regalo a padroni e padroncini italici. Una strenna natalizia affiancata all’allargamento del campo di applicazione dei voucher. In una logica, si noti bene, condivisa anche da una parte del cosiddetto centrosinistra, come ci ha ricordato il sempre illuminato Pietro Ichino.

Il Reddito di cittadinanza, così come originariamente congetturato, rappresentava uno strumento di assistenza minimale, e già di per sé con condizioni piuttosto stringenti, finalizzato a garantire un reddito ai meno facoltosi. L’attacco a questa forma di sussidio, già messa alla prova dalle revisioni apportate dal Governo Draghi, rappresenta un ulteriore tentativo di portare a zero gli strumenti di sostegno al reddito. Si tratta di un piano non troppo celato dell’attuale esecutivo, che, oltre agli attacchi mediatici e alle misure di riduzione del parterre dei beneficiari, ne ha infatti previsto la completa abrogazione a partire dal 2024. Un provvedimento che rappresenta la cifra dell’esecutivo Meloni e che più di ogni altra sparata o commento di colore deve farci tenere alta la guardia sulle reali intenzioni dell’attuale compagine governativa.

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26/11/2022

Legge di bilancio: il Governo dichiara guerra ai poveri

Il disegno di legge di bilancio (DDL Bilancio) approvato dal Consiglio dei Ministri è un atto di importanza fondamentale, perché consente di vedere oltre la nebbia dei primi provvedimenti di bandiera del Governo (dai rave alle ONG) e di riconoscere l’impronta politica dell’esecutivo Meloni: un’impronta in tutto e per tutto identica a quella dei precedenti governi che da oltre trent’anni, da destra, da sinistra o dallo scranno dei tecnici hanno condotto un progressivo smantellamento dello stato sociale ed un attacco ai lavoratori, ai loro diritti e ai loro salari, che sta trasformando la povertà, la precarietà e la disoccupazione in elementi strutturali della vita della maggior parte dei cittadini italiani.

Vi è una perfetta armonia tra le misure di bandiera varate nelle prime settimane dal Governo, misure minori solo per chi non le subisce sulla propria pelle, e il DDL Bilancio appena approvato. La guerra agli ultimi, ai poveri, ai deboli viene ostentata nell’ambito delle politiche migratorie perché condotta a largo del Mediterraneo, lontano dalle nostre case e dai luoghi di lavoro, sulla pelle degli stranieri, o spettacolarizzata nella lotta senza quartiere ai rave disegnata ad arte per reprimere ogni forma di dissenso sociale. Eppure, quella stessa guerra di classe è la cifra della manovra finanziaria varata dal Governo, è il contenuto politico dei numeri che emergono dal principale strumento di politica economica in mano all’esecutivo. La Legge di Bilancio porta l’attacco dentro le nostre case, nei nostri luoghi di lavoro.

L’attacco è nei numeri perché – come anticipato nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (NADEF) – il Governo Meloni farà più austerità del Governo Draghi, raccogliendo il testimone di un percorso di contenimento della spesa sociale e aumento delle tasse che si era interrotto a causa della pandemia e delle misure rese necessarie dall’emergenza sanitaria. Dunque, come mostra un grafico della NADEF rivelatore della perfetta continuità politica Draghi-Meloni, il nuovo Governo tiene fede all’impegno, assunto dal precedente, di ridurre debito e deficit pubblico rispetto al PIL.

Mantenere questo impegno con l’Europa significa anche contenere il ruolo dello Stato in economia, lasciando la nostra organizzazione sociale in balia delle forze di mercato, libere di determinare i nostri destini in funzione dell’unica logica che conoscono, la logica del profitto. Povertà, precarietà e disoccupazione, cioè il risultato dell’arretramento dello Stato dall’economia nell’ultimo trentennio, lungi dall’essere meri accidenti, rappresentano le principali leve usate per disciplinare i lavoratori e piegarli agli interessi del profitto. Ecco perché è così importante ridurre al lumicino l’intervento pubblico: il sostegno dello Stato ai cittadini e ai lavoratori li protegge dal ricatto della disoccupazione, dalla minaccia della precarietà, dal morso della povertà e per questo li rende meno inclini ad accettare qualsiasi forma di sfruttamento pur di vivere degnamente.

Per piegarli, occorre ripristinare la più dura austerità, esattamente come scritto nero su bianco nella NADEF del Governo Meloni. Il saldo primario del bilancio pubblico, che rappresenta la differenza tra le entrate e le spese al netto degli interessi pagati sul debito pubblico (spese, queste ultime, prive di qualsiasi significativo impatto sociale) passa da un disavanzo dell’1,5% del 2022 ad un disavanzo dello 0,4% per il 2023. Ciò significa che Meloni riporta l’Italia all’interno del paradigma del pareggio di bilancio primario, perché riduce di oltre un punto percentuale il disavanzo primario ereditato da Draghi. Pareggio di bilancio significa che lo Stato toglie all’economia, con le tasse, esattamente tanto quanto eroga verso l’economia in forma di spesa sociale, sussidi, servizi e investimenti pubblici, rinunciando a stimolare la produzione, i consumi e l’occupazione.

Ecco perché possiamo pacificamente affermare che il Governo Meloni riesce ad essere più realista del re: dopo un anno passato all’opposizione del Governo Draghi a raccogliere il consenso di chi ne soffriva le politiche antisociali, Meloni prende il timone solo per virare ancora più radicalmente verso le politiche di austerità. Con il ritorno al pareggio del bilancio primario “finisce la pacchia” dell’assistenzialismo statale che era stato reso necessario dalla pandemia: questo il significato politico più profondo della manovra finanziaria appena approvata, che si coglie immediatamente guardando al grafico della NADEF, dove il picco del 2020 raggiunto dal deficit e dal debito pubblico inizia a ridursi lungo un percorso costante che accomuna i governi di tutti i colori politici che si sono succeduti fino ad oggi.

Il carattere antisociale delle politiche di bilancio del Governo Meloni non si limita alla dimensione quantitativa della manovra, ma ne determina anche il contenuto e la composizione, descritti nel DDL Bilancio appena approvato, che distribuisce circa 35 miliardi di euro tra le priorità individuate dal Governo.

Chiariamo perché sia possibile parlare di una “manovra” di 35 miliardi a fronte di un saldo di bilancio primario in pareggio, dunque a fronte di una sostanziale neutralità dello Stato in economia. Ogni anno, il Governo in carica redige una Legge di Bilancio contenente a) il bilancio di previsione per l’anno successivo, dove sono stabilite puntualmente le spese e le entrate, b) il bilancio pluriennale per il triennio, che include gli stanziamenti decisi per l’anno successivo e le previsioni per gli altri due anni seguenti.

La differenza fondamentale tra questi due bilanci previsionali è che il primo, quello per l’anno successivo, ha forza di legge nel destinare la spesa e nel definire la struttura delle entrate, mentre il secondo, quello che include gli altri due anni del triennio, è una mera proiezione, che viene puntualmente utilizzata dai governi per mostrare traiettorie straordinariamente virtuose di contenimento futuro del deficit e del debito pubblico senza alcun effetto concreto sul presente. La previsione per gli anni successivi al primo è sempre molto stringente per le spese e molto ottimistica sul fronte delle entrate, e dunque viene puntualmente disattesa quando, dopo un anno, deve essere aggiornata sulla base degli impegni concreti che il governo deve assumere.

Per l’appunto, i 35 miliardi della manovra del Governo Meloni non sono 35 miliardi che il nuovo esecutivo immetterà nell’economia, stimolando la domanda di beni e servizi, ma sono il mero risultato di una previsione pluriennale di contrazione delle spese e aumento delle entrate che – come ogni anno – mancherà di realizzarsi. In altre parole, il disavanzo di bilancio per il 2023 si ridurrà rispetto al 2022, come abbiamo detto e per effetto di una continuità nelle politiche di austerità, ma si ridurrà meno di quanto astrattamente previsto nel 2021 in sede di elaborazione del bilancio pluriennale per il triennio 2022-2024. In virtù di questo artificio contabile, che ogni governo sistematicamente sfrutta, Meloni può oggi ostentare una manovra apparentemente espansiva mentre, nei fatti, contrae il peso della spesa pubblica sull’economia. Oltre l’illusione contabile, resta il fatto che questi 35 miliardi non comparivano tra le previsioni di spesa per il 2023 e possono dunque essere distribuiti in base alle priorità del governo in carica.

Le priorità del Governo Meloni appaiono limpide ed in linea con quelle del Governo Draghi: concentrare le pochissime risorse disponibile in difesa dei profitti delle imprese maggiormente esposte alla corsa dei prezzi energetici. Difatti, 21 dei 35 miliardi a disposizione vengono impegnati per fronteggiare il caro energia prorogando le misure introdotte dal precedente esecutivo (ecco svelarsi il trucco contabile: nessuna misura aggiuntiva rispetto allo scorso anno, ma solo una proroga di quanto già stanziato fino a dicembre 2022). Tuttavia, tale sostegno risulta fortemente sbilanciato verso le imprese e copre solo in minima parte le famiglie. Nel dettaglio, si consideri che dei 21 miliardi stanziati circa 4 servono per prorogare l’azzeramento degli oneri di sistema e la riduzione al 5% dell’IVA sul gas metano. Queste due misure vengono presentate come rivolte alle famiglie ma, in realtà, ne beneficerà tanto una famiglia in difficoltà quanto una multinazionale, ed in proporzione ai consumi, dunque con enorme vantaggio della seconda: l’azzeramento degli oneri di sistema si applica infatti a tutte le utenze, domestiche e non, mentre la riduzione dell’IVA sul gas si applica sia agli usi civili che industriali. Insomma, ben poco di quei 4 miliardi aiuterà precari, lavoratori, pensionati e disoccupati a resistere al prossimo inverno.

All’interno del pacchetto energia da 21 miliardi, comunque, la parte del leone la fa la proroga e l’estensione dei crediti d’imposta per le imprese, che assorbiranno fino al 45% della spesa per le imprese energivore e, per le altre, non saranno comunque inferiori al 35% delle bollette: questo sì è un argine significativo al rialzo dei prezzi energetici, ma riservato ai padroni. A conti fatti, tra le misure varate dal Governo Meloni per il caro bollette restano, per le famiglie, le briciole stanziate per prorogare il bonus sociale, destinato al pagamento delle bollette di luce e gas alle sole famiglie più povere, con ISEE inferiore ai 15.000 euro. Poco più di 1 miliardo su 21. E la situazione è resa ancora più drammatica, per i lavoratori, dalla proroga solo parziale dello sconto sulle accise: le imposte sulla benzina, calmierate per far fronte all’impennata dei prezzi nel 2022, tornano a salire dal primo gennaio prossimo con un impatto immediato sulle tasche di chi è costretto ogni giorno a spostarsi con mezzi propri per andare al lavoro.

Il secondo capitolo principale della manovra, dopo quello energetico, è senza dubbio la tanto sbandierata riduzione del cuneo fiscale, di cui abbiamo già discusso estesamente: circa 4 miliardi di euro che non avranno praticamente alcun impatto sui salari netti dei lavoratori, e saranno fagocitati dai profitti alla prossima tornata di rinnovi contrattuali, quando diventeranno il pretesto per concedere minori aumenti.

Scarso impatto finanziario per il 2023 (un risparmio di 734 milioni) avrà invece un capitolo della manovra che assume una valenza simbolica e programmatica gigantesca: la progressiva abolizione del Reddito di Cittadinanza, che prevede per tutta la platea di beneficiari classificati come occupabili, quasi 700.000 individui (circa un terzo del totale), prima la riduzione del 25% per il prossimo anno e poi la totale cancellazione del beneficio a partire dal 2024. In buona sostanza, il prossimo settembre questi soggetti non riceveranno più un sussidio che nel solo 2020 ha consentito a circa un milione di persone di uscire dalla povertà. La battaglia contro il Reddito di Cittadinanza condotta da destra giunge quindi ad una svolta decisiva: con l’esclusione dalla platea dei beneficiari di tutti i soggetti potenzialmente occupabili, il Reddito smette di interferire con le dinamiche del mercato del lavoro, dove in questi anni ha fornito a tutti i beneficiari uno strumento utile a sottrarsi al ricatto del lavoro sottopagato. Dal prossimo settembre, i disoccupati di lunga data saranno costretti ad accettare qualsiasi condizione di lavoro per evitare la marginalità sociale, senza contare che non è affatto scontato che riescano a trovarlo, un lavoro: un nuovo esercito industriale di riserva che rappresenta l’ennesimo regalo del Governo Meloni alle imprese.

E sempre a sostegno delle imprese sono espressamente previste numerose, ulteriori misure: la proroga della sovvenzione pubblica per il pagamento delle tasse “ambientali”, sugar e plastic tax, la decontribuzione (1 miliardo) per le imprese che assumono a tempo indeterminato (tanto ormai c’è piena libertà di licenziamento) donne, giovani under 36 e percettori di reddito di cittadinanza (come se le imprese assumessero per fare un favore ai lavoratori, e non per sfruttarne il lavoro traendone profitto), l’estensione della flat tax al 15% alle partite IVA con ricavi fino a 85.000 euro, dunque anche alle imprese individuali tutt’altro che piccole, il rifinanziamento (1 miliardo) del Fondo di garanzia PMI, utile a favorire il credito bancario verso le imprese, nuove risorse per finanziare l’acquisto di beni digitali (Piano Transizione 4.0), il credito d’imposta per finanziare le attività di formazione 4.0, un fondo per la tutela del Made in Italy ed agevolazioni per l’acquisto di beni strumentali (Nuova Sabatini).

Un mare di denaro ammassato a difesa dei profitti mentre l’inflazione cresce e le tutele dei lavoratori si riducono: la politica di bilancio del Governo Meloni è una straordinaria spinta alla redistribuzione del reddito dai salari ai profitti, una gestione dell’ondata inflazionistica che ne scarica il peso interamente sulle spalle di lavoratori, precari, pensionati e disoccupati. Per queste categorie, la manovra riserva le briciole, pochi milioni per quota 103, un mero palliativo al sistema contributivo in pieno assetto Fornero che penalizza fortemente chi opta per l’uscita anticipata dal lavoro, e poi una serie di misure bandiera per donne e famiglie numerose, il ridicolo tentativo di connotare socialmente una legge di bilancio che porta avanti con violenza l’attacco al lavoro e allo stato sociale, in perfetta continuità con il Governo Draghi e le precedenti compagini.

Notiamo però che questa manovra finanziaria rivela alcune debolezze strutturali del nuovo esecutivo. Al di là della serie di misure sociali annunciate e poi rinviate a data da destinarsi (spicca su tutte la promessa, tradita, di ridurre l’IVA sui beni di prima necessità), colpisce la precarietà con cui il Governo Meloni ha predisposto le misure principali della sua politica di bilancio: i 21 miliardi di euro stanziati per arginare l’impatto dei costi dell’energia sulle imprese sono infatti previsti per i soli primi tre mesi dell’anno. Come se l’emergenza derivante dall’inflazione energetica svanisse nel nulla dopo i primi mesi invernali. Per Meloni la scelta è stata obbligata: una volta accettata la piena compatibilità con i vincoli di bilancio imposti dalle istituzioni europee, la dimensione della manovra non avrebbe potuto superare i volumi attuali. A conferma di ciò, il giorno successivo all’approvazione del DDL Bilancio in Consiglio dei Ministri, la Commissione europea ha indicato l’Italia tra i paesi a rischio di significativi squilibri macroeconomici, segnalando l’elevato debito pubblico come il principale elemento di vulnerabilità del nostro Paese. Un monito al Governo Meloni, che potrebbe vedersi chiudere quei margini di flessibilità concessi dalla stessa Commissione europea a Draghi per una serie di scostamenti di bilancio extra che, nel corso del 2022, hanno consentito al precedente governo di tamponare i primi effetti sociali dello scoppio della guerra.

La resistenza politica e sociale alle misure economiche del Governo Meloni deve dunque inserirsi in queste crepe e agire sulla debolezza strutturale di un esecutivo chiamato a gestire la rigida ripresa delle politiche di austerità e a reprimere il dissenso che ne deriverà.

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22/11/2022

Come la manovra di Heimlich al contrario

La manovra finanziaria sveglia l’Italia dopo quel sonnellino leggero che è stato il governo Draghi. Il whatever it takes è finito male, la politica dei bonus s’è afflosciata: da oggi, ancora meno per tanti, molto di più per i soliti.

A cominciare dai miliardi per il caro–bollette, che autorizzano di fatto la speculazione, perché lo Stato si fa carico degli aumenti ingiustificati e speculativi, invece che perseguire l’aggiotaggio delle scorte e imporre una tassazione pari alle percentuali di aumento delle compagnie energetiche, le quali hanno pure avuto la pretesa di resistere a quel blando 25% di tassazione sugli extraprofitti.

La grancassa suona l’attacco al reddito di cittadinanza, mette una marcia in più alla truffa del cuneo fiscale e della flat tax – pretesti propagandistici per non aumentare i salari – che sono nuove tappe forzate per lo smantellamento definitivo dei pilastri dello Stato sociale.

L’aumento delle pensioni è ridicolo, caritatevole, uno sberleffo ai più deboli.

Trentacinque miliardi sprecati. È una manovra eseguita col bloccasterzo verso le reali condizioni della stragrande maggioranza dei cittadini, minacciati dalla forbice della crisi: con una lama i redditi vengono tagliati dagli aumenti dei prezzi al consumo; l’altra lama, quella dell’inflazione, affilata al 12%, taglia di netto il potere d’acquisto.

Questa finanziaria dimostra che il programma politico con il quale è andata al governo l’attuale maggioranza era del tutto sbagliato, tanto che non sono riusciti a realizzarlo, neppure in parte. Anche la vendetta sociale dell’attacco al reddito di cittadinanza risulta grottesco, è il “vorrei ma non posso se no succede il finimondo”: 8 mesi su 12 è una tortura economica contro i poveri, che avrà conseguenze soprattutto al Sud.

Quello che rimane delle promesse elettorali sono solo le bugie propagandistiche, che hanno le gambe così corte che a due mesi da quel fatidico 25 settembre sono già impantanate nelle pastoie delle lobby e delle camarille corporative.

C’è una sola certezza: è la finanziaria del whatever it takes di Confindustria – sempre e soprattutto a carico del debito pubblico.

In pratica si sono accontentate le oligarchie e le corporazioni che hanno votato a destra, perché questa è la linea di politica economica di questo governo, un governo reazionario verso i diritti non solo civili, ma soprattutto sociali.

Le opposizioni parlamentari si agitano nella loro inconcludenza e ambiguità, minacciano – udite, udite! – di scendere in piazza, mentre dovrebbero scendere dal Palazzo, al quale invece rimangono appiccicati con la colla liberista. Questo è il vero problema, e loro sono parte del problema.

Per dirla in breve: allo stesso modo con cui si finanzia il conflitto in Ucraina, si alimenta la guerra civile contro e tra i poveri e gli impoveriti. Con buona pace di quell’aggettivo – sociale – con cui la destra estrema s’è crogiolata per anni, alla quale son bastate poche settimane al governo per rinnegarlo: millantano populismo e “sovranismo”, ma sono apprendisti liberisti. E pure sotto esame...

Questa finanziaria è la manovra di Heimlich al contrario: invece di far sputare al sistema quello che ostruisce la giustizia sociale, vuole far ingoiare altri rospi, indigesti e velenosi, furbi e classisti. È su questo terreno politico che si giocano il ruolo, la consistenza e l’organizzazione di base dell’opposizione sociale in Italia.

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05/10/2019

“Guerra ai poveri”, di Tano D’Amico

Tano D’Amico ha appena pubblicato un libro fotografico sulla lotta per la casa a Roma dal titolo “Guerra ai poveri“. Gli scatti sono compresi nel decennio 2009-2019.

Per forma e rilegatura il libro sembra un quaderno di scuola, di quelli grandi delle elementari in cui ci si scrivono i primi rudimenti, le cose più semplici e basilari, ma che restano per tutta la vita. Sfogliando questo “quadernone” ci si trova un qualcosa di elementare, ma che sempre in meno trovano il coraggio di dire: che tutti hanno diritto ad una casa.

La casa è una delle prime cose che i bambini imparano a disegnare, anche se poi per tanti non c’è un riscontro concreto nella vita. In molte foto l’elemento centrale sono proprio i bambini, chiamati fin da subito a lottare per i propri diritti.

Le foto hanno una grande eleganza, riescono a narrare dei momenti particolarmente duri senza scadere in vittimismi o pietismi. In certi casi sarebbe molto facile adagiarsi sul drammatico, invece Tano D’Amico riesce a trasmette la dignità e la gioia della lotta. Anche quando non si vince.

Nelle foto la polizia appare come vuole apparire, cioè spersonificata. Non tanto per l’uniforme che omologa (e parimenti neanche per l’annosa assenza dei numeri identificativi), quanto perché è chiamata a fare qualcosa di disumano: accanirsi contro i più deboli per tutelare il capitale. Nessun essere umano può accettare di buon grado di eseguire certi ordini, le immagini aiutano a rafforzare la convinzione sul perché la prima causa di morte nelle forze dell’ordine sia il suicidio.

Le foto di Tano D’Amico trasmettono una strana sensazione, quella di sentirsi presenti nella scena. Ciò è sicuramente dovuto all’abilità tecnica e alla sensibilità artistica del fotografo, ma anche ai soggetti. Quando si è in presenza di un fotografo spesso si finisce per subire l’attrazione dell’obiettivo, si tende ad assumere un atteggiamento diverso, anche qualora non ci si metta in posa o non si tema che il fotografo sia della Questura. Con Tano D’Amico ciò di norma non accade, perché lui non è solo un fotografo, ma un compagno stimato e facilmente riconoscibile. Per questo nelle sue foto sono tutti (manifestanti e forze dell’ordine) presi nella massima naturalezza. Ci si ritrova catapultati in quelle lotte.

Alcune fotografie sembrano congelare un’istante, molte altre riescono a rendere un dinamismo sbalorditivo.

Tano D’Amico attraverso le immagini riesce a trasmettere la passione, non può essere considerato solo come un fotografo che si occupa di raccontare le lotte sociali. Non è cronaca, è partecipazione, è un contributo alla causa, è militanza. L’azione militante di questo libro è anche nel smontare la logica dominante che istiga una “guerra tra poveri”, dimostrando come quella che si combatte oggi sia una “guerra ai poveri”. Una guerra nelle nostre città e in cui non si può rimanere neutrali, perché “chi non sta da una parte o dall’altra della barricata, è la barricata”.

Tano D’Amico, Guerra ai poveri, Ed. Red Star Press, 2019.

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21/07/2019

La guerra ai poveri, l’unica che Salvini vuole fare davvero

Dopo lo sgombero del 14 luglio a Primavalle delle famiglie che abitavano da oltre 10 anni in via Cardinal Capranica, in un ex scuola di proprietà del comune Roma, riportiamo un articolo di Francesco Pallante pubblicato da il manifesto il 06.09.2018 sul rapporto tra diritto alla casa e la Costituzione italiana.

Il senso del rovesciamento del dettato costituzionale è perfettamente restituito dal documento del ministero dell’interno, reso noto ieri, che elenca le occupazioni abitative che saranno sgomberate nel 2020. Salta agli occhi immediatamente che dal ministero dell’interno “il nemico” è individuato nei poveri e nelle occupazioni realizzate da varie soggettività del movimento antagonista o comunque della “sinistra sociale”.

Naturalmente nell’elenco non c’è CasaPound, e non ce ne stupiamo, visto il ruolo di “servizio d’ordine” di Matteo Salvini ricoperto quando il leghista scendeva a Roma come in “territorio nemico”. Poi sono venuti gli accordi con i classici “poteri forti” romani, a cominciare dai palazzinari, e i picchiatori del terzo millennio sono finiti più sullo sfondo, o direttamente nella Lega.

Ma anche se nell’elenco ci fosse stato l’indirizzo di via Napoleone III, non sarebbe cambiato niente. Le occupazioni abitative sono la risposta a un bisogno sociale ignorato dallo Stato, contravvenendo appunto al dettato costituzionale; e quella di CasaPound non lo è affatto. Raccoglie il gruppo dirigente di una formazione che andrebbe sciolta ai sensi della “legge Mancino”, per ricostituzione del partito fascista.

Tutt’altra cosa sono invece le occupazioni che forniscono un tetto, magari non perfettamente “a norma”, ma fondamentale, a famiglie troppo povere per potersi permettere un affitto o addirittura un mutuo (senza garanzie patrimoniali e reddituali, chi te lo dà?).

L’infamia di questo governo traspare prepotentemente da questo elenco, che pubblichiamo dopo l’articolo di Francesco Pallante.

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Benché la Costituzione non proclami espressamente il diritto alla casa, dottrina e giurisprudenza non dubitano che dal complesso della Carta fondamentale emergano sicure indicazioni sull’esistenza di tale diritto.

La riflessione degli studiosi è articolata nel merito, ma che l’esigenza di avere un’abitazione sia coperta dal dettato costituzionale è oggetto di unanime riconoscimento. Valgano per tutti le esemplari considerazioni di Temistocle Martines: «L’abitazione costituisce punto di riferimento di un complesso sistema di garanzie costituzionali, e si specifica quale componente essenziale (oltre che presupposto logico) di una serie di “valori” strettamente legati a quel pieno sviluppo della persona umana che la Costituzione pone a base della democrazia sostanziale». Tali valori – precisa ancora l’Autore – sono la famiglia, la scuola, la salute e il lavoro: nessuno di questi sarebbe pensabile se mancasse il presupposto di una casa in cui vivere.

Per la giurisprudenza, punto di riferimento sono le sentenze della Corte costituzionale numero 49 del 1987, numero 217 e numero 404 del 1988, nelle quali si trova proclamata l’esistenza di un «dovere collettivo di impedire che delle persone possano rimanere prive di abitazione». La Corte precisa che tale dovere assume una duplice valenza: da un lato, «connota la forma costituzionale di Stato sociale»; dall’altro lato, «riconosce un diritto sociale all’abitazione collocabile fra i diritti inviolabili dell’uomo di cui all’art. 2 della Costituzione». La conclusione è inequivocabile: tra i «compiti cui lo Stato non può abdicare in nessun caso», al fine di «creare le condizioni minime di uno Stato sociale», rientra quello di «concorrere a garantire al maggior numero di cittadini possibile un fondamentale diritto sociale, quale quello all’abitazione», così contribuendo «a che la vita di ogni persona rifletta ogni giorno e sotto ogni aspetto l’immagine universale della dignità umana».

Ciononostante, lo Stato ha abdicato, eccome, al dovere di garantire a tutti i cittadini il fondamentale diritto sociale all’abitazione. Le risorse impiegate in materia, pari dal 26% degli investimenti pubblici totali negli anni Cinquanta, sono crollate a meno dell’1% negli anni Duemila, per scendere ulteriormente – secondo una ricerca dell’Università Bocconi – ad appena lo 0,09% delle spese per il welfare (contro l’1,19% del Regno Unito, il 2,05% della Germania e il 2,62% della Francia). Le sole politiche degli ultimi anni in materia sono state quelle rivolte a reprimere i comportamenti privati di reazione al disagio abitativo, di cui la recente circolare sugli sgomberi voluta dal ministro degli Interni (della quale in queste ore si cominciano a vedere gli effetti pratici) non è che l’estremizzazione, posto che la sua base legislativa resta il cosiddetto «decreto sicurezza Minniti-Orlando» (convertito nella legge numero 48 del 2017).

È il ribaltamento dell’impostazione costituzionale: anziché dare attuazione al diritto all’abitazione previsto nella Carta fondamentale, in modo da soddisfare le esigenze materiali a esso sottostanti, il legislatore interviene esclusivamente per impedire che tali esigenze possano sfociare in azioni volte a farvi autonomamente fronte. Con il risultato che comportamenti – come l’occupazione di immobili abbandonati – mossi dall’intento di dare soddisfazione a un bisogno riconosciuto come diritto costituzionale provocano la reazione delle autorità pubbliche sulla base di previsioni normative di rango legislativo. Un vero e proprio cortocircuito logico-giuridico.

La situazione è andata aggravandosi al punto che, secondo Federcasa, l’edilizia residenziale pubblica è attualmente in grado, sul territorio nazionale, di far fronte alle esigenze abitative di 700 mila famiglie, pari ad appena un terzo di quelle che avrebbero realmente necessità di un alloggio e non sono in condizione di procurarselo attraverso i meccanismi del mercato. Nel contempo – come riportato su questo giornale il 28 gennaio dell’anno in corso – dei circa 31 milioni di appartamenti esistenti in Italia, 7 milioni sono vuoti e 1,5 milioni sottoutilizzati: uno su quattro. Di fatto, l’offerta potenziale di abitazioni supera di sei volte la domanda, inclusa quella proveniente dall’utenza non italiana.

Non si tratta, dunque, necessariamente di costruire nuove case popolari, incrementando il già elevatissimo consumo di suolo, ma di intervenire sugli assetti proprietari esistenti, a partire dai patrimoni improduttivi dei grandi possidenti (società commerciali o singole persone fisiche). L’art. 42 Cost. delinea chiaramente il quadro normativo in cui muoversi, sancendo che la proprietà privata – oltre che riconosciuta e garantita nei limiti in cui ne sia assicurata la funzione sociale e sia resa accessibile a tutti: altro che sacra... – «può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale». Tra i quali non si può negare rientri quello far fronte all’emergenza abitativa che grava su una parte sempre più ampia della popolazione.

*****

Il Prefetto della Provincia di Roma

Prot . N.280617/Gab. del 18.07.2019

PREMESSO che

– Il fenomeno delle occupazioni arbitrarie di immobili è particolarmente diffuso nel territorio della città di Roma; allo stato infatti si contano 82 stabili occupati arbitrariamente per l’intera superficie, la maggior parte dei quali utilizzati per finalità abitative, al cui interno – secondo l’ultima stima risalente al 2017, fondata sulle presenze all’atto dell’occupazione o nel corso di successivi controlli delle forze di polizia – si sono stabilite oltre 11.000 persone della più varia nazionalità;

– per far fronte alla problematica, a partire dal 2014 è stata posta in essere una articolata strategia di contrasto, concordata anche in diverse riunioni del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica, che prevede per i tentativi di nuova occupazione, l’intervento immediato delle Forze di polizia al fine di evitare il consolidarsi della situazione, mentre per quelle già in essere l’individuazione di un ordine di priorità negli sgomberi, al fine di cadenzare i singoli interventi in tempi tali da consentire a Roma Capitale di predisporre i necessari interventi assistenziali in favore di eventuali situazioni di fragilità. In coerenza con la suddetta strategia dal 2017 è stato avviato in Prefettura un percorso interistituzionale con Roma Capitale e la Regione Lazio, che ha condotto a definire nel 2018 una prima programmazione di sgomberi, condivisa anche con la locale Procura della Repubblica, per la liberazione di n. 4 immobili occupati, di cui 3 in acclarate condizioni di precarietà strutturale ed 1 gravato da sentenza di condanna al risarcimento del danno. Tale piano, tuttora in corso di attuazione, ha visto al momento la liberazione di 3 dei quattro immobili interessati;

– con l’entrata in vigore del D.L. 14/2017 e del D.L. 113/2018 è stato promosso un approfondimento sugli adempimenti da porre in essere per fronteggiare il fenomeno delle occupazioni arbitrarie, alla luce delle competenze attribuite al Prefetto dai richiamati atti normativi in materia di pianificazione degli interventi di sgombero; in particolare, nella seduta del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza pubblica tenutasi il 18.01.2019, allargato alla partecipazione, oltreché della Sindaca di Roma Capitale, dell’Assessore Regionale alle Politiche abitative, degli Assessori comunali al Patrimonio ed alle politiche Sociali nonché dell’Avvocatura Generale dello Stato, è stato chiarito l’ambito applicativo delle nuove disposizioni, che, come poi formalizzato dal predetto Organo legale con la successiva nota del 28 febbraio 2019, deve essere limitato alle sole fattispecie ab origine ricadenti nel perimetro dell’art. 633 c.p., sempreché assistite da un provvedimento dell’A.G. penale (decreto di sequestro preventivo) o civile (sentenza e/o ordinanza di rilascio);

– nell’ambito di un Tavolo di lavoro prefettizio, appositamente istituito in composizione estesa alla Regione Lazio e Roma Capitale, a partire dall’11 febbraio 2019 è stata avviata l’attività istruttoria per verificare, anche per il tramite della locale Questura, la complessiva situazione di ogni singola occupazione. In tale contesto sono state individuate le occupazioni caratterizzate dai requisiti indicati dall’Avvocatura Generale dello Stato ed è stata condivisa l’opportunità di valutare con particolare attenzione : le situazioni ove la mancata esecuzione del decreto penale di sequestro è stata sanzionata in sede civile con sentenza di condanna al risarcimento del danno; le occupazioni gravate anche da ordinanza di rilascio emessa dall’A.G. civile ed amministrativa, ed infine quelle gravate da decreto di sequestro preventivo, per le quali, replicando il modello già sperimentato in precedenza, vanno promosse preventive intese con l’Autorità Giudiziaria procedente.

Specificamente il tavolo tecnico ha poi ritenuto di tener conto, quale ordine di priorità, dei seguenti elementi indicati dall’art. 31 ter del D.L. 113/2018: le esigenze di tutela dell’incolumità pubblica e privata anche in ragione delle condizioni strutturali e di salubrità dell’immobile; la presenza di accertate criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica; la garanzia dei diritti riconosciuti ai proprietari, seguendo l’ordine cronologico dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria; la capacità assistenziale del Comune rapportata alla rilevanza del bisogno abitativo della Capitale.

CONSIDERATO che le risultanze del lavoro svolto dal tavolo tecnico sono state oggetto di approfondita analisi, nella riunione tenutasi il 9.7.2019, da parte del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, cui hanno partecipato – oltre ai vertici delle Forze dell’Ordine, al Direttore della Polizia locale della Città Metropolitana ed al Comandante della Polizia di Roma Capitale -l’Assessore alle Politiche Abitative, Urbanistiche, ciclo dei rifiuti ed impianti di trattamento, smaltimento e recupero della Regione Lazio, assistito dai dirigenti della Direzione Politiche Abitative; l’Assessore alla Persona, Scuola, e Comunità Solidale di Roma Capitale; l’Assessore al Patrimonio ed alle Politiche abitative di Roma Capitale ed il Capo di Gabinetto di Roma Capitale.

VISTO il verbale della predetta riunione di Comitato dal quale emerge che l’Organo collegiale, dopo ampia ed analitica riflessione sulle prospettazioni rese dal tavolo tecnico, ha definito le condizioni di attenzione, sulla cui base predisporre il programma degli interventi di sgombero:

1. Occupazioni ove la mancata esecuzione del decreto penale di sequestro è stata ulteriormente sanzionata in sede civile con sentenza di condanna al risarcimento del danno;

2. Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza;

3. Occupazioni gravate dal sequestro preventivo.

Nell’ambito delle indicate condizioni di attenzione ha individuato i criteri di priorità delle singole posizioni, dando precedenza, nell’ordine:

1) alle esigenze di tutela dell’incolumità pubblica e privata, anche in ragione delle condizioni strutturali e di salubrità dell’immobile, nella considerazione che il diritto alla vita ed all’incolumità della persona umana deve necessariamente prevalere rispetto a qualsiasi altra situazione giuridicamente rilevante;

2) alla presenza di accertate criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, soprattutto tenendo conto dell’eventuale impatto sul contesto ambientale derivante dalla stessa occupazione (ad es. incremento della delittuosità, presenza dei fenomeni di spaccio, prostituzione etc.);

3) alla garanzia dei diritti riconosciuti ai proprietari, seguendo l’ordine cronologico dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria.

In relazione poi alla capacità di risposta assistenziale degli Enti locali e della Regione, tenuto conto delle caratteristiche della realtà capitolina sintetizzate in premessa e della conseguente insufficienza del sistema del welfare pubblico, ha condiviso l’esigenza di distribuire in un arco pluriennale gli interventi di sgombero, prevedendo un intervallo tra ciascuno di essi non inferiore a tre mesi, così da consentire a Roma Capitale di fruire di un lasso di tempo per predisporre i necessari interventi assistenziali in favore degli occupanti in condizione di fragilità, e valorizzando altresì, sulla scorta di positive esperienze già testate su questo territorio, anche le eventuali iniziative provenienti dagli stessi proprietari degli immobili occupati, in grado di ampliare la ridotta offerta assistenziale del sistema pubblico.

Il Collegio ha altresì considerato che è attualmente in corso di preparazione l’ultimo intervento correlato alla pregressa pianificazione concordata con la Procura della Repubblica di Roma, riferita all’immobile sito in via del Caravaggio 105/107, nonché l’intervenuto insediamento del Prefetto di Roma quale Commissario ad acta per la liberazione dell’immobile sito in via A. Tempesta 262. In ragione di ciò ha fissato entro il 31 marzo 2020 l’avvio degli sgomberi riferiti alla presente pianificazione.

RITENUTO di condividere le valutazioni formulate dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica in ordine alle situazioni da attenzionare ed alle priorità, sia con riferimento alle occupazioni per le quali l’inadempimento al provvedimento del giudice penale è stato ulteriormente sanzionato in sede civile o innanzi alla Corte Europea con sentenza di condanna al risarcimento danni, e si accompagna a criticità strutturali o di ordine pubblico, sia con riferimento a quelle caratterizzate dalla mancata esecuzione all’ordine di rilascio o alla misura cautelare adottata in sede penale, per le quali in particolare verranno attivate specifiche intese con l’Autorità giudiziaria competente;

RAVVISATA pertanto, in relazione ai requisiti enucleati dall’Avvocatura Generale dello Stato ed all’attività istruttoria svolta, una pluralità di interventi di sgombero, relativi ad immobili occupati arbitrariamente dalla cui esecuzione potrebbero derivare pericoli di turbative per l’ordine e la sicurezza pubblica e la conseguente necessità di predisporre un programma di interventi;

ESAMINATA la documentazione agli atti d’ufficio dalla quale si evince che n. 23 stabili arbitrariamente occupati ricadono nelle condizioni sopra indicate;

RITENUTO, quindi, alla luce di quanto sopra di predisporre il programma degli interventi di sgombero secondo i criteri di priorità sopra esposti, al fine di portare ad esecuzione i provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria e ripristinare una condizione di legalità nel tessuto urbano compromessa fortemente anche dalla presenza delle occupazioni arbitrarie;

VISTI il D.L. l4/2017, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017, n.48, il D.L. 113/2018 convertito in L. 1 dicembre 2018 n. 132; l’art.633 c.p.

APPROVA

il Piano degli interventi di sgombero relativamente ai 23 immobili sottoelencati, in base ai criteri sopra specificati, meglio dettagliati per ciascuno stabile nelle schede allegate:

N. 1 Immobile sito in Via Prenestina 913 (Mun. V) di proprietà “Ca.Sa. SrL” occupato il 27 marzo 2009 – Decreto di sequestro preventivo del 14/7/2009 – Emessa sentenza n.13719/2018 Trib. RM II Sez. Civ.le di condanna al risarcimento danni a carico dello Stato Italiano e del Ministero Interno

N.2 Immobile sito in Via Torrevecchia 158 (Mun. XIV) di proprietà “Casa di cura Valle Fiorita SrL” occupato il 6 dicembre 2012 – Decreto di sequestro preventivo del 9/8/2013 – Emessa sentenza del

13.12.2018 CEDU di condanna al risarcimento danni morali a carico dello Stato Italiano

N.3 Immobile sito in Viale delle Province 196/198 (Mun. II) di proprietà “Investire Immobiliare SGR SpA” occupato il 6 dicembre 2012 – Decreto sequestro preventivo 23/06/2014. Ordinanza TAR Lazio di accoglimento domanda cautelare con ordine di sgombero n.4889/2019

N.4 Immobile sito in Via Prenestina 944 (Mun. V) di proprietà Unicredit Leasing s.p.a. occupato il 6 dicembre 2012 – Ordinanza TAR Lazio di accoglimento domanda cautelare con ordine di sgombero n.1254/2019 e successiva ordinanza n.09290/2019 per l’ottemperanza.

N.5 Immobile sito in Via Collatina 385 (Mun. V) di proprietà “IDEA FIMIT SGR SpA” occupato 12 ottobre 2004 – Ordine di rilascio del Tribunale ordinario del 10/10/2013.

N. 6 Immobile sito in Via Umberto Partini 21 (Mun. IV) di proprietà della RCS Pubblicità di Parma occupato 18 ottobre 2002. Decreto sequestro preventivo 27/05/2003. Ordine di liberazione dell’immobile emesso dal Tribunale di Lecco – I Sez. Civ. Fall. del11/6/2018.

N. 7 Immobile sito in Via Tiburtina 1099 (Mun. IV) di proprietà “BAMI SrL” occupato il 12 ottobre 2013 – Sequestro preventivo del 14/05/2018. Ordinanza di sgombero del Tribunale di Roma del 15/09/2014

N.8 in via Roccagiovine 267 (Mun. IV ) in curatela fallimentare per conto della società Lanciostory occupato il 28 giugno 2013 – Ordine di rilascio del Tribunale ordinario di Roma del 26/9/2013.

N.9 Immobile sito in Piazza dei Sanniti 9/a (Mun. II) di proprietà “Area Domus SrL” affittato alla “Camene SpA” occupato 15 aprile 2011. Decreto di sequestro preventivo del 24/11/2011. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.10 Immobile sito in Via del Policlinico 137 (Mun. II) di proprietà “Cammeo Azzurro SrL” occupato il 4 dicembre 2009. Decreto sequestro preventivo 17/04/2012. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.11 Immobile sito in Via Mattia Battistini 113/117 (Mun. XIV) di proprietà “Enasarco” occupato il 28 giugno 2013. Decreto sequestro preventivo del 30/06/2016. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.12 Immobile sito in Via dei Castani 42-44-46 (Mun. V) di proprietà Eredi di Attili Roberto occupato il 25 settembre 2008. Decreto sequestro preventivo 19/02/2009. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.13 Immobile sito in via Tiburtina 1064 (Mun. IV) di proprietà ICMT SrL occupato il 6 aprile 2013. Decreto sequestro preventivo 5/05/2017. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.14 Immobile ex cinodromo sito in Via della Vasca Navale 6 (Mun. VIII) di proprietà Comune di Roma occupato 20 novembre 2002. Decreto sequestro preventivo 8/05/2003. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.15 Immobile sito in Via delle Sette Chiese 186 (Mun. VIII) di proprietà “Daunia srl” occupato il 30 ottobre 2003. Decreto sequestro preventivo 1/12/2004. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.16 Immobile sito in Piazza Santa Maria della Pietà 5 pad. 25 e 31 (Mun. XV) di proprietà ASL RM E occupato 15 ottobre 2004. Decreto sequestro preventivo 5/12/2004. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.17 Immobile sito in Via Gian Maria Volonté (Mun. III) di proprietà Cooperativa Sociale “Urania 2000” occupato il 3 novembre 2007. Decreto sequestro preventivo 22/12/2007. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.18 Immobile sito in Via Lucio Sestio 10 (Mun. VII) di proprietà Società ATAC occupato 8 marzo 2008. Decreto sequestro preventivo 1/07/2008. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.19 Immobile sito in Via Vittorio Amedeo II 16 (Mun. I) di proprietà “INPS” occupato il 9 novembre 2008. Decreto sequestro preventivo 22/05/2009. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.20 Immobile sito in Via dei Radiotelegrafisti 44 (Mun. IX) di proprietà “COTRAL SpA” occupato il 27 novembre 2008. Decreto sequestro preventivo 5/05/2010. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.21 Locali commerciali siti al piano terra dell’immobile sito in Via Aldo Capitini 57(Mun. VI) di proprietà “Gestim SrL” occupati il 5 dicembre 2013. Decreto sequestro preventivo 16/08/2014. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.22 Immobile sito in Via Tor de Schiavi 101 (Mun. V) di proprietà “ACEA Distribuzione” occupato il 26 ottobre 2013. Decreto sequestro preventivo comunicato in data 23/12/2015. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

N.23 Immobile sito in Corso d’Italia 108 (Mun. II) di proprietà INPS ex INPDAP occupato il 16 febbraio 2007. Decreto sequestro preventivo 13/10/2017. Lo sgombero sarà effettuato previe intese con l’A.G. procedente.

Impregiudicato ogni intervento derivante da situazioni emergenziali, il presente elenco potrà essere aggiornato, in relazione al sopravvenire di ulteriori provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria o di eventi in grado di incidere sull’incolumità pubblica e la sicurezza ovvero in presenza di formali offerte da parte dei proprietari di adeguate soluzioni alloggiative, in grado di supportare l’attivitàassistenziale di Roma Capitale.

Il presente provvedimento, pubblicato sul sito della Prefettura di Roma sarà comunicato all’Autorità Giudiziaria, alla Regione Lazio, a Roma Capitale e alla Questura di Roma che provvederà alla notifica ai singoli proprietari.

F. to IL PREFETTO

(Pantalone)

N.B. : Avverso i l presente provvedimento è ammesso ricorso al T.A.R. del Lazio oppure al Presidente della Repubblica rispettivamente entro 60 giorni il primo e 120 giorni il secondo, a decorrere dalla data della notifica.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 1/23

Occupazioni gravate da sentenze di risarcimento danni per la mancata esecuzione del provvedimento dell’A.G penale Immobile sito in Via Prenestina 913 (Mun. V) di proprietà “Ca.Sa. SrL” occupato arbitrariamente il 27 marzo 2009 – Presenti circa 200 persone di varie etnie tra cui minori.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Diffida dei VV.FF. in data 17.2.2010 per la messa in sicurezza di parte del muro perimetrale interessato da smottamento a causa di infiltrazioni d’acqua e per la verifica di tutto il muro con interdizione passaggio veicolare.

Non risultano documenti inerenti successivi interventi di messa in sicurezza dell’immobile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste: La Questura di Roma segnala situazione di degrado nelle zone circostanti l’occupazione.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 25076/09 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 14/7/2009. Il Tribunale Civile di Roma, con sentenza n. 13719/2018 ha condannato in solido la Presidenza del Consiglio dei Ministri ed il Ministero dell’Interno al pagamento di euro 27.914.635,84 a titolo di risarcimento danni per la mancata esecuzione del sequestro preventivo.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 2/23

Occupazioni gravate da sentenze di risarcimento danni per la mancata esecuzione del provvedimento dell’A.G penale

Immobile sito in Via Torrevecchia 158 (Mun. XIV) di proprietà “Casa di cura Valle Fiorita SrL” occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – presenti circa 300 persone in prevalenza nord africani con minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati: non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste: La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti e vendita di merce contraffatta cui sono dediti alcuni occupanti

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 22185813 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 9/8/2013.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con sentenza del 13/12/2018 sul ricorso n. 67944/2013, ha condannato lo Stato italiano al pagamento in favore della società proprietaria di euro 20.000 per il risarcimento del danno morale, rinviando all’autorità giudiziaria italiana la quantificazione del danno materiale, per la quale risulta già promossa azione.

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 3/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Viale delle Province 196/198 (Mun. II) di proprietà “Investire Immobiliare SGR SpA” occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – Presenti circa 150 persone tra cui minori e anziani –

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Diffida dei VV.FF. in data 21.1.2019 a seguito di incendio, per il ripristino delle condizioni di sicurezza dell’impianto elettrico posto al piano V del fabbricato

Diffida della Polizia di Roma Capitale in data 13.2.2019 all’esecuzione di adempimenti per la salvaguardia della pubblica incolumità delle persone e per la preservazione dei beni.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate a diversi episodi delittuosi tra cui uno stupro, aggressioni, liti tra occupanti, presenza di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’occupazione svolge altresì un ruolo propulsivo all’interno del circuito antagonista.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale n.18083/2013 e adottato decreto di sequestro preventivo in data 23/06/2014 – Ordinanza n. 4889/2019 del TAR Lazio che subordina all’esecuzione dello sgombero l’efficacia della predetta diffida della Polizia di Roma Capitale a porre in essere interventi per la salvaguardia della pubblica incolumità in data 13.2.2019.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 4/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in via Prenestina n.944 (Municipio V), di proprietà Unicredit leasing; occupato arbitrariamente il 6 dicembre 2012 – presenti oltre 600 persone, tra cui molti minori anche in tenera età, aderenti a Blocchi Precari Metropolitani.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

 verbale di intervento dei Vigili del Fuoco in data 10.11.2018 a seguito di incendio verificatosi nella stessa data; dal medesimo risulta la temporanea completa evacuazione degli occupanti e la dichiarazione di inagibilità dell’intero complesso sino al verificato ripristino delle condizioni di sicurezza da parte delle autorità competenti.

 D.D. del 12.11.2018 con la quale il Dipartimento Sicurezza e Protezione Civile di Roma Capitale ha intimato alla proprietà di ripristinare le condizioni di sicurezza del cespite a seguito dell’incendio. La proprietà ha comunicato l’impossibilità di accedere in sicurezza nello stabile per effettuare gli interventi richiesti sia Vigili del Fuoco che da Roma Capitale.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni sulla sicurezza delle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

A seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale n.7557/2013; in data 14 marzo 2019 la Società UniCredit Leasing SpA, ha trasmesso l’Ordinanza del T.A.R. Lazio n. 1254/2019 che subordina l’efficacia della predetta determina dirigenziale del 12.11.2018, all’esecuzione dello sgombero. Ad essa ha fatto seguito l’ulteriore ordinanza n. 09290 del TAR Lazio in data 12/7/2019 per

l’ottemperanza alla precedente ordinanza cautelare.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 5/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Collatina 385 (Mun. V) di proprietà “IDEA FIMIT SGR SpA” occupato arbitrariamente il 13 ottobre 2004 – Presenti circa 350/400 persone tra cui minori, di nazionalità eritrea, somala ed etiope.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

La Questura di Roma riferisce che a seguito di denuncia presentata dalla proprietà sono stati aperti i procedimenti penali n. 48208/2004 e n.48461/2013 ed in data 10.10.2013 emesso Ordine del Tribunale Ordinario di liberazione dell’immobile. Pende azione di risarcimento danni intentata dalla proprietà

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

diffida dei VV.FF, a seguito di incendio del 15 settembre 2009, indirizzata a Roma Capitale per individuare e far eseguire urgenti interventi di messa in sicurezza del sito. Non si rinvengono ulteriori provvedimenti inerenti la messa in sicurezza dell’immobile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma oltre ad una generale situazione di degrado nelle zone circostanti l’occupazione, dovuta ad accumuli di rifiuti, segnala attività di spaccio di sostanze stupefacenti, furti, lesioni e prostituzione. Tra il 2006 e il 2008 sono stati segnalati 8 casi di TBC dalla ASL competente.

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 6/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Umberto Partini 21 (Mun. IV) di proprietà della RCS Pubblicità di Parma occupato arbitrariamente 18 ottobre 2002 – sede del centro sociale “Strikers” al momento non risultano presenze stabili

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 3757/03 e, come comunicato dal Comando Provinciale Carabinieri di Roma in data 19/6/2003, è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 27/5/2003; in data 11/6/2018 emesso ordine di liberazione dell’immobile dal Tribunale di Lecco – Sezione

Prima Civile Fallimentare

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 7/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare ottemperanza

Immobile sito in Via Tiburtina 1099 (Mun. IV) di proprietà “BAMI SrL” occupato arbitrariamente il 12 ottobre 2013 – presenti circa 100 persone tra cui minori

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

Come comunicato dalla Questura di Roma l’11/6/2018, a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale 188312/2018 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 14/5/2018. Emessa dal Tribunale Ordinario di Roma ordinanza di sgombero n. 38370/2014 in data 15/9/2014

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati: non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala un episodio di aggressione all’interno dello stabile nel mese di

dicembre 2018; segnalate inoltre possibili ripercussioni sull’ordine pubblico anche a causa

della vicinanza con altre occupazioni abusive (via Tiburtina 1064, via Sambuci 3 e via

Roccagiovine 297)

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 8/23

Occupazioni gravate da ordine di rilascio emesso dall’A.G. civile ed amministrativa cui occorre prestare

ottemperanza


Immobile sito in via Roccagiovine 267 (Mun. IV) di proprietà “Lancio srl” dichiarata fallita

e a disposizione del Curatore Fallimentare; occupato il 28 giugno 2013 – presenti circa 70

persone tra cui 20 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali

degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che possibili criticità potrebbero derivare dalla vicinanza con altre occupazioni abusive presenti sul territorio di Roma est.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

Aperta procedura di esecuzione immobiliare RGE 924/2006 nei confronti della “Lancio srl” dichiarata fallita con sentenza n.12/2012 del Tribunale di Paola; a seguito di denuncia del Custode giudiziario aperto procedimento penale n. 42613/13 e, come comunicato dalla Questura di Roma in data 29/4/2017, emesso Ordine di rilascio del Tribunale Ordinario di Roma Sez. IV Civile del 26.09.2013.

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 9/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Piazza dei Sanniti 9/a (Mun. II) di proprietà “Area Domus SrL” affittato alla “Camene SpA” occupato arbitrariamente 15 aprile 2011- sede del Centro sociale “Spazio 32”.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra

– Rapporto del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco in data 8.9.2011 all’esito del sopralluogo svolto in tale data, che ha evidenziato lavori di ristrutturazione non completati e la permanenza nell’immobile di strutture di cantiere nonché presenza di copertura in pannelli in fibro cemento;

– Segnalazione della Polizia Municipale in data 10.11.2011 di opere effettuate all”interno della struttura concernenti anche parti in eternit per le quali si rimandava a valutazioni da parte della ASL territorialmente competente.

Non risultano notizie su successivi interventi di messa in sicurezza

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti. Nell’immobile ha sede il Centro sociale “Spazio 32”, all’interno vi si svolgono riunioni ed assemblee tra esponenti di diverse realtà antagoniste provenienti anche da altre Province.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato emesso decreto di sequestro preventivo, come comunicato dalla Polizia Locale Roma Capitale in data 14/12/2011; pende istanza stragiudiziale di risarcimento danni intentata dalla proprietà.

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 10/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via del Policlinico 137 (Mun. II) di proprietà “Cammeo Azzurro SrL” occupato arbitrariamente il 4 dicembre 2009 – presenti 117 persone come da censimento svolto dalla P.L. nel mese di agosto 2018

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 17/4/2012. Pende azione di risarcimento danni intentata dalla Proprietà

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Con verbale n. 23 del 9/11/2017 la Commissione Comunale per l’accertamento della sicurezza statica degli edifici privati ha prescritto l’adeguamento dell’impianto elettrico non a norma.

Inoltre, a seguito di silenzio serbato dal Comune di Roma nei confronti dell’istanza di adozione di ordinanza ai sensi art. 54 TUEL, il TAR del Lazio con sentenza n. 8896/17 fissava l’obbligo del Comune ed in via sostitutiva del Prefetto, di pronunciarsi nel termine prescritto di 120 giorni pena la nomina di un Commissario ad acta. A seguito degli accertamenti svolti il 9/11/2017 dalla predetta Commissione comunale, che, confermando le problematiche all’impianto elettrico, escludevano criticità sotto il profilo statico, Roma Capitale ha assunto provvedimento negativo rispetto all’istanza predetta.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla presenza di spaccio di sostanze stupefacenti.

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 11/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Mattia Battistini 113/117 (Mun. XIV) di proprietà “Enasarco” occupato arbitrariamente il 28 giugno 2013 – presenti circa 400 persone varie etnie con minori

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati: a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 40727/13 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 26/1/2018, è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 30 giugno 2016

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:


non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate alla vendita di merce contraffatta e attività di piccolo spaccio. Segnalata inoltre situazione di degrado, ed occasionali accessi abusivi a giardini privati dei condomini adiacenti

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 12/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via dei Castani 42-44-46 (Mun. V) di proprietà Eredi di Attili Roberto occupato arbitrariamente il 25 settembre 2008 – sede del Centro sociale B.A.M. (Biblioteca Abusiva Metropolitana) presenti 10 esponenti di area anarchica

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Su richiesta della Prefettura, sono stati acquisiti pregressi rapporti dei Vigili del Fuoco poi trasmessi all’Ufficio Extra-dipartimentale Politiche della Sicurezza e Protezione Civile di Roma Capitale. Quest’ultimo con nota del 2.2.2018 ha rappresentato che dall’analisi dei predetti rapporti non sono state rilevate problematiche di natura statica, ma una serie di carenze dovute a vetustà e mancanza di manutenzione, rinviando al Servizio Tecnico Municipale competente per il territorio per ulteriori notizie ed eventuali valutazioni

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 49177/08 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 31/3/2009 ed il 23/3/2019, è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 19/2/2009

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 13/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Tiburtina 1064 (Mun. IV) di proprietà “della ICMT Srl, occupato il 06.04.2013 prevalentemente da cittadini italiani aderenti ad ASIA -USB.-presenti 150 persone con 30 minori.

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

Agli atti della Prefettura si registra:

Nel mese di gennaio 2017 su richiesta della Prefettura è stato effettuato un sopralluogo presso lo stabile, a cura dei Vigili del Fuoco per valutarne le condizioni di sicurezza; in esito al predetto accertamento non sono state rilevate problematiche di staticità dell’immobile, ma solo alcune difformità in materia di prevenzione incendi.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha inevitabili ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

A seguito di denuncia della proprietà sono stati aperti i procedimenti penali n. 60840/2013 e n. 23287/2014; emesso decreto di sequestro preventivo in data 5/5/2017. Con sentenza n.1868/2019 del 25/1/2019 il Tribunale Civile di Roma ha respinto la domanda risarcitoria avanzata dalla società ICMT, ed attualmente pende appello proposto dalla proprietà avverso la citata sentenza.

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 14/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile ex cinodromo sito in Via della Vasca Navale 6 (Mun. VIII) di proprietà Comune di Roma occupato arbitrariamente il 20 novembre 2002 – sede del centro sociale Acrobax Project presenti circa 50 persone stabili

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala criticità legate al disturbo della quiete pubblica in occasione di feste ed altri eventi organizzati nello stabile; inoltre l’occupazione svolge un ruolo propulsivo all’interno del circuito antagonista

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 53484/02 e, come comunicato dal Comando Provinciale Carabinieri di Roma con nota del 23/2/2005, è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 8/5/2003.

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 15/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via delle Sette Chiese 186 (Mun. VIII) di proprietà “Daunia srl” occupato arbitrariamente il 29 ottobre 2003 – presenti 10 persone di cui 3 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala la vicinanza al Centro Sociale La Strada e condizioni di degrado delle zone circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 2989/03 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 1/12/2004

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 16/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Piazza Santa Maria della Pietà 5 pad. 25 e 31 (Mun. XIV) di proprietà ASL RM E occupato arbitrariamente il 15 ottobre 2004 – nel Pad. 31 sede associazione antagonista “Ex Lavanderia”; nel Pad. 25 presenti 7 nuclei familiari

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

Non vengono segnalate dalla Questura di Roma situazioni di criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto l’occupazione è ubicata all’interno dell’area dell’ex ospedale psichiatrico

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. n. 48459/04 ed è stato emesso decreto di Sequestro preventivo in data 2/12/2004;

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 17/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Gian Maria Volonté (Mun. III) di proprietà Cooperativa Sociale “Urania 2000” occupato arbitrariamente il 3 novembre 2007 – presenti 69 persone di cui 20 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti e che all’interno dimorano alcuni leaders del movimento Blocchi Precari Metropolitani

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà sono stati aperti due procedimenti penali, 81975/2007 e 32124/2012 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 22/12/2007

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 18/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Lucio Sestio 10 (Mun. VII) di proprietà Società ATAC occupato arbitrariamente l’ 8 marzo 2008 – sede del centro sociale “Casa delle donne Lucha Y Siesta”- presenti circa 10 donne

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

Non vengono segnalate dalla Questura di Roma situazioni di criticità

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto il procedimento penale 13336/08 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 1/7/2008

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 19/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Vittorio Amedeo II 16 (Mun. I) di proprietà “INPS” occupato arbitrariamente il 9 novembre 2008 – presenti 27 persone di cui 7 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che l’occupazione non ha mai procurato allarme sociale


3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale n. 1800/09 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 22/5/2009

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 20/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via dei Radiotelegrafisti 42 – 44 (Mun. IX) di proprietà “COTRAL Patrimonio SpA” occupato arbitrariamente il 27 novembre 2008 – presenti circa 100 persone di cui 35 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile.

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 48399/2009 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 5/5/2010

Prefettura di Roma

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Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 21/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Locali commerciali siti al piano terra dell’immobile in Via Aldo Capitini 57 (Mun. VI) di proprietà “Gestim SrL” occupati arbitrariamente il 5 dicembre 2013 – presenti 14 persone di cui 7 minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala in via generale che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 35105/2014 e n. 18563/2014 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 16/8/2014

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 22/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Via Tor de’ Schiavi 101 (Mun. V) di proprietà “ACEA

Distribuzione” occupato arbitrariamente il 26 ottobre 2013 – presenti circa 50 persone tra cui minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che il protrarsi dell’occupazione ha ripercussioni nelle aree circostanti.

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 59495/2013 e, come comunicato dalla Questura di Roma il 23/12/2015, è stato emesso decreto di sequestro preventivo.

Prefettura di Roma

Ufficio Territoriale del Governo

Area I – Ordine e Sicurezza Pubblica CG 23/23

Occupazioni gravate da sequestro preventivo

Immobile sito in Corso d’Italia 108 (Mun. II) di proprietà “INPS ex INPDAP” occupato il 16 febbraio 2007 – presenti circa 100 persone tra cui minori

1. Possibili rischi per l’incolumità e la salute pubblica correlati con eventuali criticità strutturali degli immobili occupati:

non risultano agli atti verbali né della Commissione per la verifica delle condizioni statiche degli edifici privati né del Comando Provinciale dei Vigile del Fuoco che attestino condizioni di criticità strutturale dello stabile

2. Situazione dell’ordine e della sicurezza pubblica del territorio in cui l’occupazione insiste:

La Questura di Roma segnala che non risultano particolari ripercussioni sulle aree circostanti l’immobile né lamentele da parte degli abitanti e dei commercianti della zona

3. Tutela dei diritti soggettivi dei proprietari degli immobili occupati:

a seguito di denuncia presentata dalla proprietà è stato aperto procedimento penale. 20809/2017 ed è stato emesso decreto di sequestro preventivo in data 12/09/2017

Fonte