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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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12/10/2023

Mimmo Lucano assolto, il “modello Riace” va riproposto

L’assoluzione completa di Mimmo Lucano smonta, tra l’altro, una strategia di gestione dell’immigrazione che accomuna da anni il centrodestra e il PD. Non bisogna infatti dimenticare che l’offensiva giudiziaria contro Lucano è stata condotta materialmente dalla Procura di Locri, ma “supportata” politicamente dalle amministrazioni locali che a quel tempo avevano come riferimento politico un ex ministro dell’interni di quel partito.

Andiamo con ordine. Il “processo Xenia” si è concluso ieri pomeriggio nell’aula della Corte d’Appello di Reggio Calabria smontando completamente la sentenza di primo grado.

L’unico reato rimasto nel pettine è un “abuso d’ufficio” relativo a una delle delibere da lui firmate quando era sindaco. Una sulle 53 prese in esame dalla Corte.

Nessuna appropriazione indebita, nessuna “associazione a delinquere”, nessuno “falso” commesso nell’esercizio delle funzioni, nessun favoreggiamento dell’”immigrazione clandestina”.

Resta censurata solo una “disattenzione” tipica del lavoro quotidiano di un sindaco, una “forzatura” delle norme per risolvere un problema minimo (di quelli che bisogna quotidianamente affrontare in un piccolo comune, di valore economico pari a zero ma burocraticamente “enorme”, stando alla lettera di norme pensate da legislatori che vivono sulla Luna).

Punita formalmente con un anno e sei mesi di detenzione, ma pena sospesa secondo legge. Erano stati dati 13 anni e mezzo in primo grado.

Festa grande per lui e tutti gli attivisti, naturalmente. Ma a mente fredda bisognerà inquadrare anche le conseguenze di questa assoluzione sul “modello” imposto in modo bipartisan dagli ultimi governi contro l’accoglienza dei migranti.

Il “modello Riace” finito sotto processo, infatti, utilizzava il ‘Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati’ (Sprar), affidato agli enti locali, che prevede(va) oltre alla semplice fornitura di vitto e alloggio anche “misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento”.

Insomma, una strategia di integrazione progressiva tesa ad evitare la maggior parte dei problemi che si creano buttando la gente per strada o nei lager.

Il successo non solo europeo del “modello Riace” contrastava apertamente con la volontà dei governi degli ultimi dieci anni (tutti, nessuno escluso) di risolvere invece in modo molto sbrigativo il “problema dell’accoglienza” affidando la soluzione ai “Cpr” (veri e propri lager temporanei) e alle espulsioni (complicate da realizzare).

La criminalizzazione di Mimmo, insomma, era stata un tassello fondamentale di questa linea politica bipartisan.

Ora si apre la possibilità di recuperare la logica dell’esperienza di Riace riproponendola come alternativa alla linea del governo. Non tanto, o non solo, per “motivi umanitari”. Ma per ragioni di efficienza.

Un modello che toglie i migranti dalle strade e li integra toglie anche argomenti agli “imprenditori della paura”, quelli che incancreniscono i problemi e le differenze (di pelle, cultura, lingua, abitudini, ecc.) per regnare su un popolo in parte terrorizzato e in parte bastonato.

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13/06/2020

Le scuse tardive a Mimmo Lucano e al “modello Riace”

Dunque, alla luce del giudizio del Consiglio di Stato, il “Modello Riace” poteva e stava funzionando. Come i giudici amministrativi del Tar, anche quelli del CdS danno ragione a Mimmo Lucano e alle sue politiche definendo ‘encomiabile’ quell’esempio e smantellano così il piano dell’ex ministro degli interni Salvini che è servito, purtroppo, a delegittimare quel progetto collaudato a Riace dall’ex sindaco e che stava facendo scuola nel campo dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti.

Per amore di verità, era cominciato tutto con accertamenti ordinati dal precedente ministro Minniti che hanno di fatto interrotto le sovvenzioni dei progetti dal 2017 in poi, ma con Salvini ha subìto il colpo del KO e perciò era stato estromesso dalla rete Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati del governo.

È evidente quindi che il ministero degli interni a guida leghista di allora non aveva nessuna motivazione valida per escluderlo, in aggiunta senza un avvertimento che intimasse di correggere eventuali anomalie e, addirittura dopo una relazione ispettiva della prefettura che, invece, ne elogiava la bontà.

In effetti non erano emersi reati che potevano portare all’espulsione dallo Sprar e all’arresto di Lucano, trasformato poi in esilio.

In sostanza, in merito alle accuse di irregolarità amministrative e gestionali, non erano stati individuati realmente ed effettivamente i punti critici, solo accuse generiche. Insomma si è voluto realizzare un quadro con tinte fosche che suscita molte perplessità.

Ora è chiaro a tutti, quantomeno a coloro che vogliono vedere e non guardare in aria, che l’unica spiegazione di tutta questa vicenda per cui Lucano è ancora sotto processo, può essere esclusivamente di natura politica ovvero quella di abbattere una esperienza unica, che per mezzo del suo artefice rischiava di innescare una rivoluzione socio-culturale che poteva essere esportata anche fuori, difatti in tanti altri posti si stava provando a riprodurla.

Si capisce bene, allora, che per un ministero a guida reazionaria e oscurantista, che ha sempre avversato la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti, era una sconfitta rumorosa che poteva suonare qualche campanello d’allarme e fare arretrare il consenso. Perciò Mimmo Lucano andava bloccato e la sua idea demolita.

Adesso si spera che, con la decisione dei massimi giudici, Riace, per il momento a trazione leghista, venga riammesso a tutti gli effetti nel programma di protezione per i migranti da parte dello stato, si attende la sentenza definitiva del processo in corso.

Con la speranza che presto venga fatta luce su un uomo che ha commesso il solo reato di umanità pagando un prezzo molto alto per aver accolto e difeso gli ultimi, e su un capitolo di storia socio-politica di livello mondiale che parla di fratellanza tra popoli e che nonostante tutto non è mai stato definitivamente chiuso, grazie a tanti cittadini liberi, intellettuali, politici, artisti riuniti in altrettante associazioni, animati dalla cultura della solidarietà e della partecipazione alla lotta per la difesa della libertà, dell’uguaglianza e dei diritti universali.

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25/05/2019

Sospeso l’esilio a Mimmo Lucano

Mimmo Lucano ne vince un’altra. Come riporta la “Gazzetta del sud” infatti, il tribunale di Locri ha accolto l’istanza degli avvocati rappresentanti l’ex sindaco di Riace e ne ha sospeso (anche se solo temporaneamente) l’esilio nel vicino comune di Caulonia, luogo in cui Lucano è approdato in seguito all’operazione “Xenia” e alla fine degli arresti domiciliari, “commutati” nella fattispecie nel divieto di dimora nel comune di Riace.

Proprio a Riace, questa sera si terrà un comizio elettorale per l’elezione del successore di Domenico al ruolo di guida del paese, comizio a cui Lucano avrà quindi il permesso si partecipare. In più, gli sarà concesso anche il tempo necessario per espletare le operazioni di voto nella giornata di domenica per il parlamento europeo.

Questa notizia segue di tre giorni quella in cui il Tar della sezione di Reggio Calabria ha annullato il provvedimento del Viminale che escludeva il comune di Riace dal circuito degli Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ovviamente, questa decisione deve tener conto del fatto che, come ricorda lo stesso Lucano, «col decreto sicurezza 1 e adesso anche il 2 sono tutti gli Sprar ad essere a rischio. Da noi, intanto, sono stati tutti trasferiti, ed il Tar dimostra che non era giusto».

Per il ministro dell’Interno, a pochi giorni dalle elezioni, sembra l’ennesimo colpo di vento contrario che rischia di rallentare una navigazione che sembrava, fino a poche settimane fa, priva di ostacoli.

Per continuare in punta di metafora, la maretta interna al governo sta montando in una bella mareggiata che sarà possibile decifrare solo al termine della tornata elettorale di questo fine settimana. Come ne uscirà Guappo ‘e cartone dipenderà dall’eventuale recupero (rispetto ai sondaggi autunno-invernali) di un M5S rinvigorito nella figura del suo vice-premier, e dell’area afferente al Partito democratico, in pieno restyling targato Zingaretti-Landini.

Solo allora potremo cominciare a fare i conti sui possibili eventi futuri in seno al nostro parlamento. Per ora, comunque, Lucano ha portato la sua spallata.

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14/10/2018

La vendetta di Salvini: deportare i migranti di Riace

Un misto di cavilli burocratici e iattanza militare al servizio di un ministro che riversa le sue antipatie personali in atti di Stato. Il risultato è uno solo: distruggere quello che funziona. E che funziona persino bene.

Dopo l’arresto del sindaco Mimmo Lucano, il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno (la similitudine con il linguaggio orwelliano è ormai esplicita: il nome significa l’opposto di quello che viene fatto davvero) ha deciso il trasferimento dei migranti ancora ospiti nello Sprar gestito dal comune calabrese.

La “base giuridica” è stata individuata in una folla di microscopiche “anomalie nella gestione”, sollevate nei mesi scorsi dallo stesso ministero (l’attacco al “modello Riace” è cominciato con il ministro “democratico” Marco Minniti, quello che “non possiamo lasciare il fascismo ai fascisti”, direbbe Crozza).

La circolare impone infatti di “Rendicontare spese fino a chiusura Sprar”, visto che i rilievi sollevati riguardano “soprattutto ad aspetti gestionali e organizzativi che prescindono dalla disponibilità delle risorse finanziarie“. Addirittura 34 punti di penalità vengono contestati al Comune calabrese, che vanno dal “mancato aggiornamento della banca dati” gestita dal Servizio centrale, alla “mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati e/o mancata applicazione di quanto previsto dalle linee guida”, fino alla riscontrata “erogazione dei servizi finanziati dal Fondo a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza” e alla “mancata presentazione della rendicontazione”.

Tutte contestazioni che dovrebbero essere affrontate mediante una verifica tra le parti, con l’amministrazione comunale messa in grado di controbattere e “difendersi”. Ma il ministero non vuol correre questi rischi, e dunque agisce saltando a pie’ pari la fase del “confronto amministrativo”.

E’ solare il fatto che sarebbero bastata anche la “scarsa pulizia” di alcuni locali pur di mettere sotto botta un “modello” che viene studiato nel mondo, ma aborrito dalle bestie della Lega. E infatti tra le microcontestazioni ci sono anche queste! Un’ispezione del maggio scorso – quando c’era ancora Minniti! – “trovava” abitazioni “non adeguate agli standard Sprar“ (notoriamente “alberghi 5 stelle”, nella fantasia piddin-leghista); “gli alloggi risultano essere in condizioni igieniche e di arredamenti precarie tanto da costringere le persone che vi dimorano a soluzioni di fortuna in condizioni degradanti di grave abbandono tra animali, insetti, cumuli di bottiglie... si riscontra anche una grave situazione di sporcizia nell’angolo cottura e bagno”.

Il tutto in un “sistema nazionale dell’accoglienza” che – condizioni igieniche infernali a parte – vede protagonisti quasi sempre personaggi poco chiari legati ai partiti momentaneamente al governo (ci sono “cooperative” che cambiano referenti nell’arco di una notte, normalmente quella dopo un’elezione), mafiosi di vario ordine e cosca, albergatori pigri e uno stuolo di “consulenti” con attività reali pari a zero. Ma il problema è far fuori Riace, mica realizzare un sistema che funziona...

E così Salvini ha dato ordine ai suoi solerti funzionari di elaborare una circolare che disponesse la deportazione immediata di tutti gli immigrati integrati nel comune di Riace – dove vivono in case vuote messe a disposizione con il consenso dei proprietari, a loro volta emigrati da anni o decenni – verso destinazione ignota, ovvero strutture sotto un controllo meno “dissonante” con l’indirizzo razzista del ministro.

L’attacco viene dopo che il 2 ottobre Mimmo Lucano era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento del servizio di raccolta differenziata”. Ed è veramente difficile non vedere il collegamento operativo tra un magistrato che – a Locri! – non trova di meglio da fare che ipotizzare 15 fattispecie di reato (14 delle quali che non reggono nemmeno il primo sommario esame del Gip) per l’unica cosa decente che sopravvive in quel territorio, e un ministro impegnato nel dimostrare che nulla e nessuno può smentire (tantomeno nei fatti) gli assiomi ideologici razzisti che gli servono per distrarre la popolazione dai problemi reali.

La macchina militare di polizia è stata messa immediatamente in moto per bypassare anche ogni possibile ricorso (per esempio al Tar), con il chiaro intento di creare una situazione irreversibile. Una volta portati via da Riace, quei migranti fin qui “fortunati” diventeranno pulviscolo nella massa che già viene detenuta in prigioni chiamate con altro nome (“altri centri”, dice sommariamente la circolare stessa).

Salvini vorrebbe infatti che il tutto avvenisse nel giro di una settimana, ma la formulazione della circolare – e le leggi esistenti, evidentemente poco conosciute dagli stessi estensori – concede più tempo, entro il quale i ricorsi potrebbero essere attivati e soprattutto ammessi dagli organi competenti.

“Il Viminale ha stabilito un termine indicativo di sessanta giorni per la chiusura del progetto Sprar a Riace e per il trasferimento dei migranti, che non può essere dunque immediato. Le persone non sono pacchi postali e stanno seguendo a Riace un percorso d’integrazione e di formazione che deve essere completato per non danneggiarle”, spiega il giurista Gianfranco Schiavone, che opera da consulente a titolo gratuito del comune di Riace insieme all’avvocato Lorenzo Trucco.

Il “sindaco detenuto in casa” ha sintetizzato in poche parole il profluvio di microcontestazioni mosse alla sua gestione: “Vogliono soltanto distruggerci. Nei nostri confronti è in atto ormai un vero e proprio tiro incrociato. I nostri legali, comunque, stanno già predisponendo un ricorso al Tar contro la decisione del Viminale. Io mi chiedo come sia possibile pensare di distruggere in questo modo il ‘modello Riace’, descritto da innumerevoli personalità, politici, intellettuali, artisti, come un’esperienza straordinaria. Non si può cancellare una storia semplicemente straordinaria e che ha suscitato l’interesse e l’apprezzamento di tutto il mondo. Lo Stato continua incredibilmente a darci addosso. La mia amarezza è immensa. La persecuzione nei nostri confronti è cominciata già da qualche anno. Ci sono state due relazioni della Prefettura di Reggio Calabria che si sono contraddette l’una con l’altra, una positiva e un’altra negativa. Prima ci hanno elogiati e poi criticato. Tutto questo è assurdo“.

Solidale con Lucano è anche il governatore della Calabria, Mario Oliverio. “È una decisione assurda ed ingiustificata. Mi auguro che dietro tale decisione non si celi l’obiettivo di cancellare una esperienza di accoglienza, estremamente positiva, il cui riconoscimento ed apprezzamento è largamente riconosciuto anche a livello internazionale. Chiedo al Ministro dell’Interno di rivedere questa decisione”.

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