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06/08/2026

Gli USA ritirano truppe ed equipaggiamento dal nord dell’Iraq

La guerra sta andando benissimo!

Washington sta ritirando le sue ultime forze dal complesso militare vicino all’aeroporto di Erbil, nel Kurdistan iracheno. Le batterie Patriot sono già state rimosse. Il ritiro è iniziato la scorsa settimana e l’equipaggiamento pesante è ancora in fase di spostamento.

I funzionari lo definiscono una procedura di routine, un altro passo verso la scadenza del 30 settembre con Baghdad (la cruda realtà della sconfitta nella questa guerra suicida contro l’Iran dice il contrario). I curdi (strumenti utili dell’impero anglo-sionista), che hanno vissuto per anni sotto l’ombrello americano, sono rimasti completamente indifesi. Erbil è stata colpita ripetutamente da febbraio.

I Patriot vantavano un tasso di intercettazione del 95% ma i continui bombardamenti da parte dell’Iran e dei suoi alleati ne hanno sfatato il mito. Quella copertura oggi è finita.

Non si tratta di una semplice operazione di riorganizzazione. È il prossimo capitolo del processo di ristrutturazione complessiva della presenza statunitense nel Golfo perisco. L’Iran ha trascorso mesi a studiare metodicamente la mappa: prima le basi più vicine alle proprie coste, poi le reti radar, i depositi di carburante, gli hangar per droni, le petroliere e le caserme.

La risposta statunitense è stata sempre la stessa: fare un passo indietro. Il campo di Arifjan in Kuwait si trova a circa 96 chilometri dal territorio iraniano. Il quartier generale della Quinta Flotta in Bahrein dista appena 210 chilometri. Le basi giordane hanno già subito perdite e colpi diretti. Tutte sono state sottoposte a continui attacchi missilistici e di droni.

Lo schema è chiaro. Ciò che sta accadendo a Erbil è semplicemente l’ennesima conferma che il vecchio modello di basi avanzate non funziona più di fronte alla gittata, alla determinazione e alla potenza militare iraniana.

Non c’è modo di minimizzare l’imbarazzo. Per due decenni queste basi nel Golfo e nel Levante sono state presentate come l’architettura permanente del potere americano. Ora l’Impero sta riorganizzando le sedie a sdraio sotto il fuoco nemico, spostando silenziosamente ciò che può verso Israele e più in profondità in Giordania, mentre i curdi guardano lo scudo fallimentare caricarsi sui camion.

L’Iran non ha bisogno di occupare una sola base americana. Deve solo continuare a far sì che il costo della permanenza statunitense superi i costi della partenza. Questo processo è già in corso e la mappa si sta restringendo.

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