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06/08/2026

Accordo tra Europol e Israele per scambio di dati sensibili. Da abolire

Non è certo un mistero che Israele sia da diversi decenni uno dei partner privilegiati dell’Unione europea. Il problema è che continua ad esserlo nonostante i procedimenti della giustizia internazionale per il genocidio dei palestinesi.

Un ulteriore problema è che non lo è solo sul piano economico e militare, ma lo è anche – ed è assai più delicato – su quello dei sistemi di intelligence, la cooperazione delle polizie e lo scambio dei dati sensibili.

Secondo quanto rivelato dal sito di inchiesta Irpimedia, il culmine di questa relazione è – o meglio, vorrebbe essere – un accordo per lo scambio di dati personali tra Europol, l’agenzia di polizia dell’Ue, e le autorità israeliane.

Un sito israeliano già nel settembre del 2022 dava per acquisito questo accordo di cooperazione tra Europol e agenzie di sicurezza di Israele. “Sono state completate le trattative tra Israele e l’Unione Europea per un accordo di condivisione di informazioni con Europol. L’ambasciatore di Israele presso l’UE Haim Regev e il rappresentante dell’UE hanno firmato mercoledì una dichiarazione di completamento dei negoziati tra le parti per lo scambio di informazioni su terrorismo e criminalità grave”.

Dopo quattro anni di negoziati, nel dicembre del 2022 erano però trapelate alcune notizie che davano l’accordo per morto o per lo meno congelato. Alla fine del 2022, il Servizio giuridico del Consiglio dell’Ue aveva infatti espresso un parere negativo sul testo, chiedendo di modificarne alcuni passaggi perché le norme europee impongono la tutela dei dati personali e dei diritti fondamentali.

Se l’accordo fosse stato approvato – è la tesi del Servizio giuridico – avrebbe esteso per la prima volta “la propria applicazione ai territori occupati da Israele nel 1967”, in contrasto con la posizione dell’Ue, che considera illegale l’occupazione israeliana dei territori palestinesi

Ma la Commissione europea ha dichiarato che nel 2026 il mandato negoziale «è ancora in vigore», senza chiarire se o come siano state recepite le osservazioni in merito del Servizio giuridico della Ue.

Il documento riservato, prodotto dal Servizio legale del Consiglio dell’Ue nel novembre del 2022, aiuta a ricostruire gli eventi. Due mesi prima, la Commissione e il governo israeliano avevano dato il via libera a una bozza di accordo che però, per essere ratificato, aveva bisogno dei voti favorevoli del Consiglio e del Parlamento europeo. A quel punto, alcuni membri del Consiglio hanno chiesto al Servizio legale di valutare la conformità del testo con le norme comunitarie e internazionali.

La risposta dell’ufficio non consente ombre di dubbio: la Commissione aveva incluso articoli in netto contrasto con le norme europee e internazionali e non aveva informato il Consiglio nel corso dei negoziati.

Tra il 2023 e il 2026, la Commissione ha però continuato a incontrare diplomatici israeliani, tenendo all’oscuro il Parlamento europeo. Ventisette parlamentari europei hanno depositato un’interrogazione scritta per chiedere alla Commissione di informarli sul contenuto di questi incontri, sull’avanzamento dei negoziati e sui rischi per i diritti umani derivanti dall’accordo.

Il parlamentare francese Mounir Satouri, ha denunciato come “questo accordo peggiorerebbe anche la situazione dei palestinesi in Europa. Su pressione israeliana, diversi difensori dei diritti umani sono stati già attaccati all’interno dell’Ue. Con un accordo di questo tipo, questa criminalizzazione si rafforzerebbe e sarebbe ancora più difficile vivere come palestinesi in Europa”. Satouri cita, a titolo di esempio, il divieto di ingresso in Francia, per motivi di sicurezza, emanato nei confronti del difensore dei diritti umani palestinese Shawan Jabarin, direttore della ong Al-Haq, organizzazione che esiste dal 1979.

I dati al centro dell’accordo sono infatti quelli che la legislazione europea sulla privacy definisce “categorie speciali” di dati: «Informazioni sull’origine, la razza e l’etnia, sulle opinioni politiche, il credo religioso o filosofico, l’affiliazione a un sindacato, elementi genetici e biometrici, dati sulla salute, sulla vita sessuale o sull’orientamento sessuale». Queste categorie di dati potrebbero essere trasferite alla polizia israeliana, allo Shin Bet, ovvero l’intelligence interne e ad altre agenzie di sicurezza israeliane.

Questo accordo va abolito, senza se e senza ma.

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