Il 7 agosto 1819, durante la Battaglia di Boyacá, il libertador Simón Bolivar sconfiggeva le truppe della monarchia spagnola. Per questo il 7 agosto è festa in Colombia: si celebra uno dei momenti decisivi dell’indipendenza dal dominio coloniale.
Il 7 agosto 2026, Filippo VI, re di Spagna è a Cali per assistere all’insediamento del nuovo presidente colombiano, l’avvocato di estrema destra Abelardo de la Espriella. Con lui, alcuni dei più fedeli esponenti della nuova destra latinoamericana: Javier Milei per l’Argentina, Daniel Noboa per l’Ecuador, José Antonio Kast per il Cile e altri leader conservatori della regione. Anche Álvaro Uribe Vélez, storico riferimento e padrino della destra colombiana, non può mancare.
Gli Stati Uniti hanno inviato una delegazione di alto livello mandando un messaggio chiaro sulle linee che dovrà seguire il nuovo governo colombiano: Todd Blanche, procuratore generale del Dipartimento di Giustizia; Sara Carter, direttrice dell’Ufficio Nazionale della Casa Bianca per il controllo delle droghe; Terrance Cole, direttore della Drug Enforcement Administration (DEA). Tra gli invitati c’è anche Giovanni Infantino, presidente della Fifa e sponsor globale dell’amministrazione Trump.
Il presidente uscente Gustavo Petro, il senatore Iván Cepeda e i rappresentanti del Pacto Histórico hanno disertato la cerimonia. Cepeda ha convocato a Barranquilla una mobilitazione pacifica contro il nuovo governo, mentre a Cali i movimenti sociali sono tornati a manifestare a Puerto Resistencia, luogo simbolo delle imponenti proteste sociali del 2021. Nonostante le tensioni e la preoccupazione, non si sono verificati disordini o violenze.
Per la prima volta nella storia colombiana, la cerimonia di insediamento presidenziale si è svolta in una sede diversa dalla capitale Bogotá. De la Espriella ha giustificato la sua scelta con la volontà di decentralizzare il potere, ma la sensazione è che sia stata più una mossa mediatica che di metodo.
Il nuovo presidente aveva inizialmente scelto come sede una guarnigione militare nel Cauca, con l’idea di mettere subito in chiaro il profilo militarista del suo governo. Ma il vulcano Puracé, con la sua attività ha deciso di far saltare i piani di De la Espriella e per questo si è virato sull’Universidad de Santiago de Cali, ubicata a pochi metri dall’importante base militare del Batallón Pichincha.
La scelta di Cali, «capitale della Resistenza», è stata letta dai movimenti sociali e dai partiti progressisti come una provocazione politica. La città oltre a essere l’epicentro delle proteste del 2021 è uno dei principali bastioni elettorali della sinistra. E anche alle ultime elezioni presidenziali la regione del Valle del Cauca ha confermato una netta preferenza per il candidato di sinistra Cepeda, che ha ottenuto il 60% dei voti contro il 37% di De La Espriella.
Da giorni il rumore degli elicotteri che sorvolano la città fa venire alla mente la repressione del 2021 che provocò 46 morti, centinaia di feriti e decine di desaparecidos. I droni ronzano senza sosta e perfino alcuni caccia militari volano a bassa quota sopra i quartieri del centro.
Strade transennate, scuole chiuse, camionetas dell’esercito e agenti di sicurezza privata, divieto di vendita e consumo di alcolici, stop alla circolazione stradale. Cali si presenta come una città militarizzata attraversata da una calma che spaventa.
Nel silenzio della città vuota si sentono cadere e infrangersi a terra le lettere della scritta “Centro Cultural de Cali”, scalpellate da un operaio. Quello che era un luogo pubblico di incontro – letteratura, cinema, arte e danza – con sale espositive, una biblioteca e un centro di studi audiovisuale, per decisione di De la Espriella, il 7 agosto, è diventato la Sede Alternativa della Presidenza della Repubblica.
Milei, accolto da un tappeto rosso, entra in quello che era un centro culturale, dove andavo ogni settimana e ora non potrò più entrare. La decentralizzazione del potere è solo un pretesto.
«Dio, patria e famiglia» sono le parole d’ordine del nuovo presidente. La cerimonia inizia con una forte impronta religiosa, nonostante la Colombia sia ufficialmente uno stato laico: intervengono il Gran Rabbino della Comunità Ebrea Sefardita (che conclude con un «Viva Israele!»), uno dei leader evangelici colombiani più rilevanti del Paese e il presidente della Conferenza Episcopale Colombiana.
«Sicurezza», «mano dura» e «guerra al narcoterrorismo» sono le espressioni che seguono il momento religioso. I pilastri su cui, sospinta da Trump, si fonderà la politica di De la Espriella. «È finito il tempo del dialogo», ha affermato il nuovo presidente, presagendo lo smantellamento delle politiche di pace promosse dal governo Petro e minacciando la chiusura delle istanze sorte dagli Accordi di Pace tra lo Stato e le Farc. Su tutte la Justicia Especial para la Paz (JEP).
La Colombia, dopo aver sperimentato per quattro anni e per la prima volta nella sua storia un governo progressista, torna all’incubo da cui sembrava essere riuscita a svegliarsi: un’estrema destra militarista, succube degli interessi statunitensi, interessata solo al benessere delle élite economiche.
La speranza sta nella crescita in questi anni dei movimenti sociali e nella loro capacità di organizzarsi e di fare politica, in strada e in parlamento.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
10/08/2026
In Colombia inizia l’era di De La Espriella
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