Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/08/2026

Colombia - Il doppio standard di de De La Espriella sui gruppi armati

Venerdì 7 agosto, il nuovo presidente della Colombia, l’avvocato di estrema destra Abelardo de la Espriella, si è insediato a Casa de Nariño, il palazzo del governo a Bogotà, dopo una contestata vittoria al fotofinish sul candidato di sinistra del Pacto Histórico Iván Cepeda (0,96% di scarto, meno di 250.000 voti su un totale di 26 milioni).

Una campagna elettorale urlata, all’insegna della lotta senza quartiere alla guerriglia: “Basta con le trattative di pace!”. Un Vannacci colombiano insomma, pur non provenendo dall’esercito. Eppure, de la Espriella ha iniziato la sua carriera difendendo proprio i gruppi armati [di estrema destra, ndr].

Errori di gioventù?

Nel 2004, a soli 26 anni, Abelardo creò la Fundación Fipaz, una piattaforma che organizzava forum universitari per supportare i colloqui di pace a Santa Fe de Ralito nello stato di Córdoba, tra il governo di centrodestra di Álvaro Uribe e una delle formazioni paramilitari più sanguinare, la Auc (Autodefensas Unidas de Colombia).

Erano trascorsi 7 anni dalla strage di Aro, dove 67 contadini furono massacrati da Auc, e solo due dalla Operaración Orión nella Comuna 13 di Medellin (oggi l’attrazione turistica principale della città) perpetrata dalla milizia Convivir voluta da Uribe: 120.000 uomini dotati di armi ad alta tecnologia, che fecero sparire centinaia di ragazzi.

Lo scopo principale di questo connubio Auc/Convivir era appropriarsi delle terre dei campesinos, accusati di appoggiare le Farc, notoriamente di sinistra.

Il giovane avvocato de la Espriella, attraverso la fondazione che gestiva con il suo socio Daniel Peñarredonda, promosse un referendum per evitare l’estradizione negli Stati Uniti dei due boss Salvatore Mancuso ed Ernesto Baéz.

Oggi le Auc non esistono più, sono state rimpiazzate da due formazioni ugualmente feroci: il Clan del Golfo che opera a livello internazionale e le ACSN/Los Pachenca (Autodefensas Conquistadoras de la Sierra Nevada) che agiscono sulla costa, tra Santa Marta e la Sierra Nevada. Le Acsn sono focalizzate sull’estorsione e sulla speculazione edilizia attraverso abusi ambientali.

Secondo la testimonianze di un imprenditore italiano che ha denunciato per primo questo sistema, il pizzo colpisce tutti, alberghi, negozi e compagnie di trasporto, con la complicità dell’amministrazione di Santa Marta, il cui sindaco di centrodestra Carlos Pinedo Cuello è stato sanzionato di recente con 10 giorni di arresto per le costruzioni abusive a Playa Salguero.

Secondo la fonte, l’impunità di Acsn arriva fino a costringere i negozi ad acquistare solo dai fornitori legati all’organizzazione, con i pulmini delle imprese locali talvolta bloccati dalle gang, e costretti a trasferire i turisti sui loro mezzi.

Oggi Peñarredonda sarebbe il proprietario dell’hotel di lusso Tewimake a Santa Marta dove – secondo confidenze di un manager – alloggerebbe Fredy Castillo, alias “Pinocho”, il leader Acsn incaricato di un contatto con il governo attraverso l’ex socio di de la Espriella.

Criteri di valutazione criminale

La differenza tra il Clan del Golfo e le Acsn ai fini dei requisiti per accedere alla lista del FTO (Foreign Terrorist Organizations, le organizzazioni internazionali del terrorismo) secondo i criteri del Dipartimento di Stato statunitense, consiste in una serie di fattori: pericolosità oltre i confini del territorio colombiano, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti, e priorità di intelligence attribuite da NSA (National Security Agency) e CIA (Central Intelligence Agency) che monitorano il volume e la portata globale delle bande dedite al narcotraffico e il loro raggio d’azione a livello terrorismo nei riguardi dei cittadini statunitensi.

In questa categoria rientra il Clan del Golfo, la struttura criminale più vasta e potente della Colombia: 9.000 membri individuati, che controllano la metà delle esportazioni di cocaina dalla Colombia verso gli Stati Uniti e l’Europa e hanno una dimensione internazionale, con reti collegate ai cartelli messicani e alle mafie dell’Est Europa, Spagna e Italia.

Il Clan del Golfo controlla anche il traffico dei migranti attraverso il “Tappo del Darién”, una selva al confine tra Colombia e Panama, facendo così dell’immigrazione clandestina verso il confine sud degli Stati Uniti un business supermilionario.

Questa dinamica lo posiziona nelle priorità di sicurezza nazionale di Washington, e quindi al top della classifica del narcotraffico colombiano e non solo.

Di recente gli ordigni esplosivi sganciati dai loro droni hanno ucciso una dozzina di militari a Bogotà.

Le Acsn, pur esercitando un controllo territoriale pressoché totale su Santa Marta e la Sierra Nevada, infiltrate come sono nel municipio e nelle élites locali, hanno un’impronta prevalentemente regionale. I loro “business” hanno un impatto geografico più circoscritto, a cui si sono aggiunti gli abusi ambientali e le costruzioni illecite su Playa de Los Cocos e Playa Salguero nella regione di Magdalena.

Per cui se Abelardo nelle sue purghe annunciate risparmierà le Acsn, potrebbe mantenere intatto il suo rapporto con Washington, poiché avrebbe applicato lo stesso metro di giudizio Usa sulla valutazione dei gruppi armati, assicurandosi magari anche la riconoscenza di un’organizzazione importante, avendo già aiutato i suoi predecessori in passato. E pazienza se dovesse chiudere un occhio sulle loro prossime malefatte.

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10/08/2026

In Colombia inizia l’era di De La Espriella

Il 7 agosto 1819, durante la Battaglia di Boyacá, il libertador Simón Bolivar sconfiggeva le truppe della monarchia spagnola. Per questo il 7 agosto è festa in Colombia: si celebra uno dei momenti decisivi dell’indipendenza dal dominio coloniale.

Il 7 agosto 2026, Filippo VI, re di Spagna è a Cali per assistere all’insediamento del nuovo presidente colombiano, l’avvocato di estrema destra Abelardo de la Espriella. Con lui, alcuni dei più fedeli esponenti della nuova destra latinoamericana: Javier Milei per l’Argentina, Daniel Noboa per l’Ecuador, José Antonio Kast per il Cile e altri leader conservatori della regione. Anche Álvaro Uribe Vélez, storico riferimento e padrino della destra colombiana, non può mancare.

Gli Stati Uniti hanno inviato una delegazione di alto livello mandando un messaggio chiaro sulle linee che dovrà seguire il nuovo governo colombiano: Todd Blanche, procuratore generale del Dipartimento di Giustizia; Sara Carter, direttrice dell’Ufficio Nazionale della Casa Bianca per il controllo delle droghe; Terrance Cole, direttore della Drug Enforcement Administration (DEA). Tra gli invitati c’è anche Giovanni Infantino, presidente della Fifa e sponsor globale dell’amministrazione Trump.

Il presidente uscente Gustavo Petro, il senatore Iván Cepeda e i rappresentanti del Pacto Histórico hanno disertato la cerimonia. Cepeda ha convocato a Barranquilla una mobilitazione pacifica contro il nuovo governo, mentre a Cali i movimenti sociali sono tornati a manifestare a Puerto Resistencia, luogo simbolo delle imponenti proteste sociali del 2021. Nonostante le tensioni e la preoccupazione, non si sono verificati disordini o violenze.

Per la prima volta nella storia colombiana, la cerimonia di insediamento presidenziale si è svolta in una sede diversa dalla capitale Bogotá. De la Espriella ha giustificato la sua scelta con la volontà di decentralizzare il potere, ma la sensazione è che sia stata più una mossa mediatica che di metodo.

Il nuovo presidente aveva inizialmente scelto come sede una guarnigione militare nel Cauca, con l’idea di mettere subito in chiaro il profilo militarista del suo governo. Ma il vulcano Puracé, con la sua attività ha deciso di far saltare i piani di De la Espriella e per questo si è virato sull’Universidad de Santiago de Cali, ubicata a pochi metri dall’importante base militare del Batallón Pichincha.

La scelta di Cali, «capitale della Resistenza», è stata letta dai movimenti sociali e dai partiti progressisti come una provocazione politica. La città oltre a essere l’epicentro delle proteste del 2021 è uno dei principali bastioni elettorali della sinistra. E anche alle ultime elezioni presidenziali la regione del Valle del Cauca ha confermato una netta preferenza per il candidato di sinistra Cepeda, che ha ottenuto il 60% dei voti contro il 37% di De La Espriella.

Da giorni il rumore degli elicotteri che sorvolano la città fa venire alla mente la repressione del 2021 che provocò 46 morti, centinaia di feriti e decine di desaparecidos. I droni ronzano senza sosta e perfino alcuni caccia militari volano a bassa quota sopra i quartieri del centro.

Strade transennate, scuole chiuse, camionetas dell’esercito e agenti di sicurezza privata, divieto di vendita e consumo di alcolici, stop alla circolazione stradale. Cali si presenta come una città militarizzata attraversata da una calma che spaventa.

Nel silenzio della città vuota si sentono cadere e infrangersi a terra le lettere della scritta “Centro Cultural de Cali”, scalpellate da un operaio. Quello che era un luogo pubblico di incontro – letteratura, cinema, arte e danza – con sale espositive, una biblioteca e un centro di studi audiovisuale, per decisione di De la Espriella, il 7 agosto, è diventato la Sede Alternativa della Presidenza della Repubblica.

Milei, accolto da un tappeto rosso, entra in quello che era un centro culturale, dove andavo ogni settimana e ora non potrò più entrare. La decentralizzazione del potere è solo un pretesto.

«Dio, patria e famiglia» sono le parole d’ordine del nuovo presidente. La cerimonia inizia con una forte impronta religiosa, nonostante la Colombia sia ufficialmente uno stato laico: intervengono il Gran Rabbino della Comunità Ebrea Sefardita (che conclude con un «Viva Israele!»), uno dei leader evangelici colombiani più rilevanti del Paese e il presidente della Conferenza Episcopale Colombiana.

«Sicurezza», «mano dura» e «guerra al narcoterrorismo» sono le espressioni che seguono il momento religioso. I pilastri su cui, sospinta da Trump, si fonderà la politica di De la Espriella. «È finito il tempo del dialogo», ha affermato il nuovo presidente, presagendo lo smantellamento delle politiche di pace promosse dal governo Petro e minacciando la chiusura delle istanze sorte dagli Accordi di Pace tra lo Stato e le Farc. Su tutte la Justicia Especial para la Paz (JEP).

La Colombia, dopo aver sperimentato per quattro anni e per la prima volta nella sua storia un governo progressista, torna all’incubo da cui sembrava essere riuscita a svegliarsi: un’estrema destra militarista, succube degli interessi statunitensi, interessata solo al benessere delle élite economiche.

La speranza sta nella crescita in questi anni dei movimenti sociali e nella loro capacità di organizzarsi e di fare politica, in strada e in parlamento.

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05/08/2026

Colombia è scontro politico a tutto campo. La normalizzazione a destra del paese non avrà vita facile

In una conferenza stampa il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha fornito maggiori dettagli sulle denunce presentate nelle scorse settimane sull’esistenza di una frode elettorale algoritmica e sistematica nelle recenti elezioni, un fattore che avrebbe alterato i risultati di circa sette milioni di voti con l’obiettivo di imporre come presidente il candidato della destra Abelardo de la Espriella.

Durante il suo intervento, Petro ha nuovamente disconosciuto la legittimità dell’elezione di De la Espriella ed ha affermato che il vero vincitore della competizione è stato Iván Cepeda.

Il capo dello Stato ha indicato che l’irregolarità principale risiede nell’eliminazione dei lucchetti di sicurezza (codici hash) nei moduli E-14 caricati nel sistema. Ha spiegato che i documenti PDF sono stati convertiti in file modificabili al termine della votazione, violando trattati internazionali e leggi nazionali.

“I 120.000 documenti elettorali non hanno il lucchetto hash di sicurezza che li renda non modificabili. Il Registratore ha mentito ai cittadini dicendo che c’era un lucchetto: è un semplice codice per identificare ogni modulo, non un meccanismo che ne impedisca la modifica”, ha sottolineato l’ex presidente colombiano.

Petro ha anche denunciato la disobbedienza alla sentenza emessa dal Consiglio di Stato nel 2018, che ordinava che il software elettorale dovesse essere di proprietà dello Stato e non manipolabile da attori esterni o privati. L’ex presidente colombiano ha comunicato la creazione di un comitato di vigilanza composto da 70.000 cittadini e un fronte digitale con 1.000 esperti informatici.

Questo team ha analizzato 1.350 seggi elettorali e ha applicato metodi statistici come il test delle sequenze (runs test) per valutare l’andamento dei voti. Le analisi dei flussi hanno mostrato un modello matematico predeterminato invece di un comportamento casuale tipico del voto umano. L’indagine ha rilevato comuni in cui il censimento elettorale superava il totale della popolazione residente e seggi atipici con alterazione diretta dei voti.

Petro ha concluso che l’alterazione della volontà popolare configura la perdita della sovranità nazionale e getta il paese in una grave crisi costituzionale, assicurando che tutti i dati raccolti dalla rete civica digitale saranno trasmessi alle competenti autorità giudiziarie.

In precedenza, attraverso il suo account X, Petro aveva indicato che la frode è stata eseguita dall’estero mediante la manipolazione del sistema informatico. “Le elezioni sono state rubate da israeliani facoltosi guidati da un genocida e lo hanno fatto dall’estero modificando il voto”.

In Colombia si assiste anche ad un pesante ritorno della violenza politica.

Edgar Fernandez su Resumen Latinoamericano così descrive la situazione: “La tensione politica ha continuato a crescere nel paese dopo le votazioni del 21 giugno scorso, contrariamente a quanto di solito accade quando si chiude il periodo elettorale e si abbassa la schiuma creata dalle infiammate dichiarazioni dei leader di partito nel loro intento di conquistare voti. Tale fatto è un indicatore del fatto che la composizione delle forze politiche si è modificata e che, per il momento, non si sono costituiti nuovi canali per regolare la conflittualità derivante dai cambiamenti. Per questo motivo, la lotta partitica continua a manifestarsi attraverso dichiarazioni politiche dai toni forti, il che è comprensibile nella misura in cui i partiti non hanno ancora terminato di consolidare la loro posizione direttiva all’interno della società”.

Sabato 1° agosto, uomini armati hanno attaccato Julián Mauricio Gutiérrez, leader della riserva indigena Kwesx Yu Kiwe, nel comune di Florida, dipartimento di Valle del Cauca. Nello stesso attacco sono rimasti uccisi Andrés Machín, agente di scorta dell’Unità Nazionale di Protezione (UNP), e il comunero indigeno Hamilton Daniel. Un altro agente di scorta, Jhon Lemus, versa ancora in condizioni critiche.

La leader indigena Aida Quilcué ha condannato il crimine e ha avvertito: “La persecuzione contro i popoli indigeni e i loro leader è già iniziata. Mettiamo in allarme l’Ufficio del Difensore Civico, l’ONU, la MAP/OEA e gli organismi per i diritti umani. Esigiamo protezione immediata e indagini efficaci affinché questi fatti non si ripetano”.

Secondo Leonardo González, direttore di Indepaz (un indicatore della violenza politica in Colombia, ndr) questo omicidio porta a 88 il numero di leader e difensori dei diritti umani uccisi dall’inizio dell’anno.

La rappresentante alla Camera per il dipartimento di Valle del Cauca, Ana Erazo, ha denunciato l’aggressione contro il deputato del Patto Storico (la coalizione di sinistra, ndr) Yesid Sandoval, rimasto illeso dopo essere stato aggredito all’interno della sua auto. Erazo ha esortato la governatrice e la Polizia a fare luce sull’accaduto e a garantire protezione ai membri del Patto Storico.

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09/07/2026

Colombia - Petro contesta i brogli elettorali della destra e chiama alla mobilitazione il 20 luglio di Rino Condemi

Il presidente colombiano uscente Gustavo Petro in un recente tweet sul social network X, ha affermato che il suo successore Abelardo De La Espriella è un presidente illegittimo. “Il presidente della Colombia non riconosce la legittimità del governo entrante. Abelardo non ha vinto le elezioni”, ha detto Petro, denunciando che la frode nelle elezioni del 21 giugno è stata falsificata a Los Angeles, Stati Uniti, tramite una società israeliana e con finanziamenti di un prestigioso avvocato dello Stato della Florida.

Il Presidente Petro ha denunciato su X che “Gli algoritmi che hanno falsato i risultati elettorali sono stati utilizzati con le liste elettorali di coloro che non votano mai, sostituendole con elettori che potevano votare più volte o con elettori assenti nei seggi con giurie omogenee”.

Egli ha spiegato che nei seggi elettorali all’estero, ove il candidato dell’estrema destra ha ottenuto 177.000 voti in più rispetto al candidato della sinistra, Ivan Cepeda, i voti provenivano invece dalla Colombia e non da residenti negli USA o in Spagna.

Petro ha invitato i colombiani a scendere pubblicamente in piazza il 20 luglio, giorno dell’indipendenza della Colombia dove, ha detto, “Dirò addio pubblicamente ma difenderemo le riforme sociali promosse dal mio governo”.

Intanto il candidato della destra e “presidente eletto” della Colombia, Abelardo De La Esprellia ha accusato Gustavo Petro di promuovere “un colpo di Stato” con il mancato riconoscimento della sua vittoria alle elezioni del 21 giugno scorso ed ha chiesto alle Forze armate di preservare l’ordine. De la Espriella aveva già ordinato di sospendere il processo di transizione con il Governo uscente.

“Ho appena dato istruzioni al signor vicepresidente eletto della Repubblica perché sospenda immediatamente il processo di transizione con il Governo corrotto che sta concludendo il suo mandato, un Governo che, con le sue decisioni e il suo comportamento, pretende di distruggere la Colombia”, ha dichiarato De la Espriella sul suo account X.

De la Espriella, “vincitore” contestato con l’1% in più dei voti, è andato sui social media a minacciare il suo competitore Iván Cepeda con il carcere per aver proposto una “disobbedienza civile pacifica” contro il suo governo.

“Alcuni pazzi (riferito a Cepeda, ndr) parlano di disobbedienza civile, che non è altro che fronti, blocchi e terrorismo urbano”, ha detto De La Esprellia aggiungendo che “tutto ciò che è fuori dalla legge, indipendentemente da dove provenga o da chi lo promuove, sarà affrontato con tutta la forza dello stato di diritto. Sia chiaro”.

Dal canto suo il presidente uscente Gustavo Petro ha assicurato che consegnerà il potere il 6 agosto a mezzanotte, pur non riconoscendo Abelardo de la Espriella come suo successore, affermando che rispetterà il mandato costituzionale.

Il candidato presidenziale della sinistra “sconfitto” lo scorso 21 giugno, Ivan Cepeda, ha insistito nel riconoscere formalmente l’elezione di De la Espriella, ma ha assicurato di considerarlo un presidente “illegittimo”.

“Il mio partito – Il Patto Storico – e i più di 12.700.000 voti continueranno a promuovere azioni pacifiche e a respingere qualsiasi forma di violenza”, ha ribadito Iván Cepeda.

Con questo spirito il presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, ha invitato domenica scorsa a una mobilitazione generale in difesa delle riforme sociali il 20 luglio, giorno dell’indipendenza del paese. “Il 20 luglio, un giorno di mobilitazione generale per gridare indipendenza e permanenza delle riforme sociali”.

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02/07/2026

Colombia - Cepeda invita alla disobbedienza civile

L’ex candidato presidenziale colombiano Iván Cepeda ha lanciato un forte avvertimento, chiedendo una disobbedienza civile pacifica in Colombia qualora Abelardo de la Espriella assumesse la Presidenza della Repubblica senza chiarire una serie di controversie che compromettono la sovranità nazionale del paese.

Il leader dell’opposizione ha illustrato quattro richieste fondamentali per garantire la legalità e la legittimità di un possibile mandato per De la Espriella: innanzitutto deve rinunciare pubblicamente alla sua nazionalità statunitense e chiarire esplicitamente se sia collaboratore o membro delle agenzie di sicurezza statunitensi.

In secondo luogo, ha invitato lo Stato a impegnarsi a rispettare pienamente la sicurezza nazionale della Colombia e la sua sovranità giudiziaria, riaffermando che l’integrità delle istituzioni colombiane non può essere compromessa da lealtà esterne.

In terzo luogo, ritiene imperativo che cessi ogni persecuzione contro l’attuale presidente Gustavo Petro e qualsiasi tentativo di estradizione, garantendo la stabilità politica e il rispetto dell’ordine costituzionale.

In quarto luogo, ha esortato De la Espriella a fermare anche la persecuzione degli avversari politici e a smettere di incoraggiare le persecuzioni da parte del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, garantendo un ambiente democratico plurale ed equo.

Infine, Cepeda ha affermato che, se queste condizioni di legalità e sovranità non fossero soddisfatte, in quanto leader dell’opposizione, non si presterà a una violazione della sovranità nazionale. Di conseguenza, intraprenderà la via della disobbedienza civile pacifica, il che implica il non riconoscimento dell’autorità di chi non difende la sovranità nazionale.

Il senatore ha invitato i milioni di elettori che hanno riposto fiducia in lui a fare lo stesso e a ignorare pacificamente qualsiasi ordine, disposizione o mandato di chiunque non risponda alla condizione di tutore e garante della Costituzione Politica della Colombia. La difesa della sovranità e dell’autodeterminazione sono pilastri inalienabili per la regione.

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26/06/2026

Colombia e Perù, la destra ha vinto. La crisi delle alternative sudamericane

Le urne di Colombia e Perù hanno decretato la sconfitta delle alternative progressiste, premiando una destra fortemente focalizzata sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. In entrambi i paesi, i cittadini hanno votato in un clima di fortissima polarizzazione, consegnando ai vincitori scarti inferiori all’1% e aule parlamentari spaccate a metà.

A Bogotà il cambio di rotta è stato ufficializzato anche dal candidato del Pacto Histórico. Abelardo de la Espriella, l’avvocato milionario che è strettamente legato ai repubblicani statunitensi e che ha affermato di voler restaurare al più presto i rapporti con Israele, dopo la rottura decretata da Gustavo Petro, aveva vinto il ballottaggio presidenziale dello scorso 21 giugno tra le polemiche di brogli.

Alla fine, dopo quarantotto ore di forte tensione, con proteste e un morto in piazza, il candidato della  sinistra, Iván Cepeda, ha pronunciato un discorso di concessione e di riconoscimento di de la Espriella, promettendo però un’opposizione democratica, vigilante e costruttiva.

Il nuovo presidente entrerà ufficialmente in carica il prossimo 7 agosto, affiancato dal vice-presidente José Manuel Restrepo, con l’obiettivo dichiarato di tagliare drasticamente gli organici delle amministrazioni pubbliche, riaffermare l’allineamento con Washington e Tel Aviv, e promuovere un’ulteriore militarizzazione del paese con la scusa della tutela della sicurezza.

In Perù, Keiko Fujimori vede il traguardo della presidenza, tra le accuse di frode. L’Ufficio Nazionale dei Processi Elettorali (ONPE) ha comunicato che la leader conservatrice ha ottenuto un vantaggio statisticamente insuperabile nel ballottaggio svoltosi lo scorso 7 giugno. Al completamento dello spoglio mancano circa 40 mila schede, e Roberto Sánchez, della sinistra di Juntos por el Perú, non ha più il margine di voti per recuperare l’avversario.

Per la figlia dell’ex presidente Alberto Fujimori si tratta del quarto tentativo presidenziale, dopo tre storiche sconfitte consecutive ai ballottaggi del 2011, 2016 e 2021. Questa volta, strumentalizzando la paura intorno al nodo della sicurezza, Fujimori è riuscita a imporsi nelle aree urbane e nella capitale.

Ma la transizione non sarà comunque in discesa. Anche se il ricorso sui voti esteri presentato dal team di Sánchez è stato respinto, il candidato della sinistra continua a definire l’esito delle elezioni fraudolento. Egli ha fatto pubblicamente “appello alla lotta di resistenza patriottica e popolare”, il che promette settimane molto calde prima della proclamazione ufficiale di Fujimori, attesa per metà luglio.

La simultanea affermazione di De la Espriella e Fujimori non è un caso isolato, ma si inserisce in una più ampia ondata conservatrice che sta ridefinendo i governi dell’America Latina. Su questa ondata ha avuto un ruolo fondamentale l’ingerenza statunitense, con il supporto “locale” di Milei e anche quello di Israele.

L’obiettivo della Casa Bianca era quello di porre fine alle alternative progressiste che hanno resistito all’imperialismo statunitense negli ultimi anni, e riaffermare le Americhe come il “cortile di casa” dei padroni stelle-e-strisce. Dopo il rapimento di Maduro e l’assedio di Cuba, i recenti risultati elettorali sono il complemento elettorale delle aggressioni recenti.

Gli orizzonti progressisti dell’America Latina sono in grande difficoltà, e proprio per questo la resistenza di Cuba rappresenta la spina nel fianco che continua a rappresentare un’alternativa. La solidarietà e l’attenzione verso l’isola deve perciò essere ulteriormente implementata.

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22/06/2026

Colombia - Vince l’estrema destra, il Pacto Histórico contesta il risultato

La Colombia si ritrova spaccata esattamente in due. I dati del ballottaggio presidenziale svoltosi ieri, domenica 21 giugno, ha teoricamente sancito la vittoria dell’estrema destra guidata da Abelardo de la Espriella. Avvocato milionario, fortemente sostenuto dal presidente statunitense Donald Trump avrebbe conquistato la massima carica dello suo paese per una manciata di voti, superando l’avversario e senatore del Pacto Histórico, Iván Cepeda.

I risultati, giunti al termine di uno spoglio febbrile, mostrano un distacco minimo tra i due contendenti, confermando le previsioni della vigilia che descrivevano un elettorato profondamente polarizzato e lacerato da visioni del futuro antitetiche. Come già successo in passato, il numero dei votanti è aumentato rispetto al primo turno: oltre 26,3 milioni di colombiani si sono recati alle urne su 41,4 milioni di aventi diritto.

Secondo i dati ufficiali diffusi dall’Ufficio Elettorale Nazionale (Registraduría), con il 99,99% delle schede scrutinate, lo scarto tra i due candidati è inferiore al punto percentuale, solo qualche centinaio di migliaia di voti. Una distanza minima che non ha precedenti nella storia recente della repubblica colombiana, e che legittima la richiesta di verifiche approfondite e sistematiche.

Già dopo il primo turno il presidente uscente Gustavo Petro aveva denunciato anomalie macroscopiche nel censimento elettorale, oltre che una significativa ingerenza straniera – in particolare statunitense – e una pressante campagna di disinformazione. Altri eventi hanno acceso l’attenzione sul fatto che l’elezione colombiana era una “questione internazionale”.

Il 16 giugno Marco Rubio, segretario di Stato USA, ha deciso l’arresto e l’espulsione dell’attivista e giornalista colombiano Beto Coral. Prelevato dagli agenti ICE dalla sua abitazione a Phoenix, in Arizona, ha avuto la colpa di aver sporto denuncia contro de la Espriella per una telefonata registrata senza consenso.

Il carattere politico di questa persecuzione è stato fatto chiaro dal senatore di origini colombiane Bernie Moreno, che ha detto: “non si può venire negli Stati Uniti, chiedere asilo e poi agire come un agente straniero per lo stesso governo (quello di Petro, ndr) che erode la nostra politica estera“.

Il giorno successivo, 17 giugno, 11 deputati democratici hanno inviato una lettera proprio a Rubio, al Segretario al Tesoro Scott Bessent e al Procuratore Todd Blanche esprimendo “profonda preoccupazione per la palese interferenza di alti funzionari statunitensi, incluso il Presidente Trump, nelle elezioni presidenziali colombiane“.

De la Espriella è il candidato trumpiano che rappresenta benissimo quella strategia emersa con lo scandalo Hondurasgate, secondo il quale Washington ha guidato una campagna a tappeto per abbattere tutte le esperienze progressiste e non allineate dell’America Latina. In questa campagna avrebbe trovato spazio anche Israele.

Proprio Israele è stato accusato da Petro riguardo a possibili brogli nell’appena concluso ballottaggio. L’ex presidente, che ha ricordato che non c’è un presidente, ufficialmente, fino al completamento del processo di verifica, ha denunciato irregolarità nello spoglio preliminare, relative agli indirizzi IP dei server del registro nazionale che, secondo Petro, potrebbe segnalare la manomissione del software elettorale.

“L’unica entità al mondo in grado di effettuare la presunta interferenza informatica è lo Stato di Israele“, ha affermato. Nel frattempo, il team legale di Cepeda ha annunciato il deposito formale di ricorsi volti a impugnare i verbali di oltre 33 mila seggi elettorali (sui circa 122 mila totali distribuiti nel territorio nazionale).

Secondo gli esponenti del Pacto Histórico, in queste sezioni si sarebbero verificate gravi anomalie nei flussi, discrepanze tra i registri cartacei e la trasmissione digitale dei dati, e manovre di voto coercitivo orchestrate a livello locale. De la Espriella, dopo un iniziale appello alla calma, ha abbandonato la diplomazia per lanciare avvertimenti durissimi agli avversari politici. La minaccia di far precipitare il paese, già evidentemente diviso, in una spirale di violenza è esplicita.

Ora, il conteggio ufficiale dei voti procede in una condizione di pesante militarizzazione. A Bogotà, Cali e Medellín il dispiegamento delle forze di polizia e dell’esercito è stato raddoppiato nei punti nevralgici, a protezione dei palazzi del potere e delle sedi della Registraduría. Nel centro storico della capitale, numerose attività commerciali e istituti bancari hanno iniziato fin dalle prime ore del mattino a sbarrare le vetrine con pannelli di legno compensato, nel timore di disordini.

Il passaggio di consegne formale è previsto per il prossimo 7 agosto, ma la battaglia elettorale è tutto fuorché finita. L’incognita sul fatto che tale battaglia rimarrà sul piano attuale, rimane concreta.

Aggiornamento: in Colombia sono avvenute varie manifestazioni di protesta nella notte appena passata. Hanno riguardato in particolare la città di Cali, e si sono estese anche alla capitale Bogotà. Molti manifestanti hanno dato fuoco a bandiere statunitensi, denunciando l’ingerenza di Washington negli affari interni del paese. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e cariche. Secondo quando riporta l’ANSA, ci sarebbe anche un morto.

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11/06/2026

Allarme “false flag” in Colombia, mentre la disinformazione parla di sospensione di Petro

A meno di due settimane dal decisivo ballottaggio presidenziale del 21 giugno, lo scontro politico in Colombia è sempre più polarizzato, in un paese che potrebbe vivere anche momenti di pericolosa escalation interna. Lunedì il candidato del Pacto Histórico, Iván Cepeda, ha diffuso un comunicato nel quale mette in guardia da un presunto piano “false flag” pensato dal suo rivale, Abelardo de la Espriella, per influenzare i risultati delle urne.

Cepeda ha affermato che la destra starebbe preparando un falso attentato contro i suoi candidati, per manipolare l’opinione pubblica sul tema della sicurezza, che è stato al centro della campagna elettorale di de la Espriella. Il candidato della sinistra presenterà tutte le prove alla Procura Generale del paese, ma anche all’Unità Nazionale di Protezione (UNP), ribadendo che va garantita l’incolumità di tutti i partecipanti alla tornata elettorale.

Dall’altro lato della barricata, de la Espriella ha respinto sdegnosamente le accuse di Cepeda, denunciando a sua volta di essere bersaglio di costanti minacce di morte che lo costringono a tenere i propri comizi protetto da spessi pannelli blindati. Il leader dell’estrema destra ha anche commentato la fuga di notizie relativa alla sospensione che avrebbe riguardato il presidente uscente Gustavo Petro, rincarando le critiche rivolte a ques’ultimo.

Infatti, era stato fatto trapelare un documento della Commissione per le accuse della Camera dei deputati, che nella seduta di ieri avrebbe disposto la sospensione di Petro dal suo incarico presidenziale, con la motivazione che avrebbe violato i divieti costituzionali sull’attività dei funzionari pubblici, ai quali è impedito di “intervenire a favore o contro candidati durante il periodo elettorale”, si legge sull’Ansa.

La decisione avrebbe però aperto, a sua volta, un nodo di legittimità costituzionale. La misura sarebbe stata presa con un documento su cui c’era solo la firma della presidente della Commissione, Gloria Arizabaleta, mentre servirebbe un voto del Senato, dopo che l’intera Camera si è pronunciata in merito, per sospendere un presidente. Per molte voci vicine a Petro, questo sarebbe stato un vero e proprio golpe istituzionale.

Il ministro dell’Interno, Armando Benedetti, ha immediatamente contestato il provvedimento, definendolo privo di base legale, dato che la Commissione della Camera è solo un organo investigativo, senza alcuno dei poteri che si sarebbe arrogata. Subito dopo, il deputato Jorge Alejandro Ocampo Giraldo, membro della Commissione d’accusa, ha negato la presunta sospensione.

Il documento sembra esistere, ma non è mai stato depositato alla segreteria della Commissione e non c’era intenzione di discuterlo. La fuga di notizie appare più come una macchinazione attenta a dare in pasto ai media un testo che non ha superato nemmeno le fasi iniziali della procedura amministrativa che avrebbe dovuto affrontare, così da attirare di nuovo l’attenzione sulle accuse mosse a Petro dopo varie e dure dichiarazioni delle ultime settimane.

Un’opera di disinformazione pensata per mettere in cattiva luce il Pacto Histórico, che sembra seguire gli schemi già denunciati con la scoperta dell’Hondurasgate, e che quindi rimanda alle ingerenze di Washington in America Latina, nel tentativo di abbattere tutte le esperienze progressiste della regione.

Petro ha condannato l’endorsement del presidente statunitense Donald Trump a favore di de la Espriella, e in un’intervista ha accusato la Casa Bianca di essersi alleata con i narcotrafficanti per destabilizzare il paese e per dargli, in sostanza, una rappresentanza politica a Bogotà. Petro ha inoltre rivelato che Trump avrebbe violato un patto di non ingerenza negli affari colombiani, stipulato durante la visita negli States dello scorso febbraio.

Insomma, il ballottaggio del 21 giugno è diventato un vero e proprio campo di battaglia tutt’altro che secondario rispetto alle sorti di Nuestra América, soprattutto dopo che nemmeno una settimana fa la Colombia ha inviato una nave con 100 tonnellate di aiuti umanitari a Cuba.

Mentre aumenta la tensione, sembra che le sorti del voto si giocheranno sul filo di pochissime preferenze, dopo che dal Pacto Histórico sono già arrivate denunce di brogli. In questo scenario, possibili contestazioni dei risultati potrebbero risolversi verso precipitazioni imprevedibili.

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01/06/2026

Colombia al ballottaggio tra estrema destra e Pacto Historico, che denuncia brogli

La polarizzazione della politica colombiana è stata sancita anche nelle urne, nel primo turno delle elezioni presidenziali svoltesi ieri. I risultati sono ancora preliminari, ma ormai piuttosto precisi, con la corsa alla successione di Gustavo Petro che si deciderà al ballottaggio del prossimo 21 giugno, e che vedrà sfidarsi l’estrema destra e il Pacto Historico, la formazione del presidente uscente.

Nessun candidato ha raggiunto la metà dei voti necessari per evitare il secondo turno, ma le preferenze si sono suddivise in maniera molto netta tra l’avvocato penalista Abelardo de la Espriella (Defensores de la Patria), che ha ottenuto il 43,7% dei consensi (circa 10,3 milioni di voti) e il senatore Iván Cepeda Castro (Pacto Histórico), che ha raggiunto il 41,1% (9,6 milioni di voti).

L’affluenza complessiva è stata di quasi 24 milioni di elettori (su 40 milioni di aventi diritto), con un aumento di quasi due milioni e mezzo di votanti rispetto al 2022. La destra conservatrice neoliberale uribista (dall’ex presidente Álvaro Uribe Vélez) viene subito dopo, ma senza raggiungere il 7% dei voti: la partita è stata a due già al primo turno.

Abelardo de la Espriella, soprannominato “El Tigre” dai suoi sostenitori, nei sondaggi delle ultime tre settimane è passato dal giocarsi un posto al ballottaggio con l’uribista Paloma Valencia ad essere il favorito della competizione elettorale. Outsider della politica, con una retorica ultra-nazionalista e militarista ha fatto campagna soprattutto su temi di sicurezza nazionale.

I punti chiave del suo programma ricalcano i metodi della (fallimentare, è bene ricordarlo) presidenza di estrema destra di Nayib Bukele, in El Salvador: arresti di massa e sospensione temporanea di alcuni diritti civili per imporre l’ordine nei territori piagati da organizzazioni del narcotraffico, il tutto affiancato, ovviamente, dalla costruzione di carceri di massima sicurezza a gestione privata. Dal punto di vista economico, l’idea è quella di tagliare le spese pubbliche cancellando circa 700 mila impieghi pubblici.

Dall’altro lato della barricata c’è Iván Cepeda, figlio di un leader comunista assassinato anni fa da gruppi paramilitari. Cepeda incarna la continuità con l’agenda sociale di Gustavo Petro e difende il progetto della “Paz Total”, basato sulla negoziazione e la riconciliazione con tutte le formazioni armate attive nel paese. Cepeda insiste sulla necessità di preservare la sovranità nazionale e i diritti civili, opponendosi fermamente ai piani di militarizzazione totale e alle influenze statunitensi.

Proprio questi due sono stati elementi centrali nella campagna elettorale. Trump si è messo a capo di una “alleanza internazionale” di estrema destra attraverso cui porre un’ipoteca sulle esperienze progressiste delle Americhe. E de la Espriella è ben conosciuto tra i repubblicani stelle-e-strisce, dato che dal 2018 ha donato loro ben 95 milioni di dollari, mentre oggi si dice disposto ad offrire agli USA le ricchezze dell’Amazzonia colombiana.

Dall’argentino Milei all’ecuadoriano Noboa, passando anche per ingerenze sioniste, sono stati mossi soldi e forze armate per creare un clima di emergenza e insicurezza continua in Colombia, a cui è stata aggiunta una vergognosa campagna di disinformazione contro la figura di Cepeda. Il terreno adatto per far crescere i consensi intorno a de la Espriella.

Ma a quanto denuncia il Pacto Historico, l’attività destabilizzante dell’estrema destra colombiana e dei suoi legami internazionali non si sarebbe fermata fuori dalle urne. Sia Petro che lo stesso Cepeda hanno congelato il riconoscimento dei risultati, denunciando anomalie macroscopiche nel censimento elettorale gestito dalla società privata incaricata dei servizi tecnici, attendendo i dati ufficiali delle Corti di Giustizia.

“Il cosiddetto conteggio trasmesso non ha forza vincolante”, ha detto Petro. “Come presidente, non accetto i risultati del pre-conteggio della ditta privata dei fratelli Bautista (l’azienda che si occupa di stampare le carte di identità -ndR), perché gli algoritmi del software di conteggio nell’ultima settimana sono stati modificati in tre occasioni, aggiungendo 800.000 schede di persone che non si sono presentate nel censimento ufficiale”.

La risposta di de la Espriella non si è fatta attendere, facendo addirittura “un appello formale all’esercito affinché attivi i meccanismi costituzionali se il governo tenterà di ignorare il voto”. Un avvertimento verso il ballottaggio, che ora rappresenta il vero traguardo della vicenda elettorale colombiana.

Sebbene Paloma Valencia abbia immediatamente garantito l’appoggio a de la Espriella, bisogna ricordare che alla scorsa tornata elettorale ci furono addirittura più votanti che al primo turno, e ciò favorì il Pacto Historico che superò largamente gli 11 milioni di voti. La partita è aperta, ma la polarizzazione politica del paese assume sempre più toni guerreschi: c’è da mantenere alta l’attenzione.

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