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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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14/02/2026

Palestine Action vince anche in tribunale: “non è una organizzazione terrorista”

La rete di attivisti britannica Palestine Action ha vinto in primo grado il ricorso all’Alta Corte di Londra contro la messa al bando per “terrorismo” dell’organizzazione di solidarietà con la Palestina voluta dal governo Starner.

Palestine Action è nota per alcune azioni dimostrative e di disobbedienza civile contro le sedi in Gran Bretagna dell’industria di armamenti israeliana Elbit e una base aerea della RAF. Gli attivisti non sono mai stati condannati per attentati di sorta contro le persone. Già alcune settimane fa, un altro processo specifico contro sei attivisti per i danni inferti alla Elbit ad agosto del 2021 si era concluso con l’assoluzione di quelli che erano stati definiti i “Filton Six”.

Si tratta di un sonoro e ulteriore schiaffo per gli apparati sionisti in Gran Bretagna e per l’esecutivo del premier laburista Keir Starmer che ha ripetutamente provato a criminalizzare i movimenti di solidarietà con la Palestina.

“Il governo britannico ha basato la sua richiesta di dichiarare Palestine Action un’organizzazione terroristica principalmente sul processo ai cosiddetti Filton Six, sostenendo che essi avevano dimostrato la natura violenta del gruppo” – sostiene in un dettagliato articolo Johnatan Cook“ma la giuria ha dichiarato tutti e sei non colpevoli di nessuna delle accuse”.

Un altro tribunale britannico ha dato, dunque, ragione agli attivisti Palestine Action, che in questo secondo processo chiedevano venisse revocata la sua designazione da parte del governo come organizzazione terroristica. Il governo ha già fatto sapere che farà ricorso contro la sentenza.

Secondo la legge antiterrorismo britannica, chi viene ritenuto aderente ad organizzazioni definite come “terroristiche” o le sostiene pubblicamente è punibile con pene fino a 14 anni di carcere.

Nei mesi scorsi questo ha portato all’arresto di circa 2mila persone che hanno partecipato pacificamente a manifestazioni a sostegno di Palestine Action, tra questi molte personalità pubbliche – tra cui Greta Thunberg – sacerdoti e centinaia di attivisti e sostenitori di tutte le età.

La messa fuorilegge di Palestine Action era stata denunciata come illegale da Amnesty International e criticato dal Consiglio d’Europa.

L’inserimento di Palestine Action nell’elenco delle organizzazioni terroristiche era stato deciso dopo che tre attivisti avevano fatto irruzione in una base della RAF in Inghilterra nel luglio del 2025 e avevano danneggiato alcuni aerei militari accusando il governo britannico di complicità militare con il genocidio dei palestinesi da parte di Israele.

Alcuni degli attivisti di Palestine Action detenuti in carcere, nei mesi scorsi hanno dato vita ad un lungo sciopero della fame di protesta, interrotto solo dopo la sospensione di un accordo di collaborazione militare tra Gran Bretagna e la israeliana Elbit.

Fonte

25/12/2024

Salvini & Co, gli “eroi” italiani del tempo della tristezza e del declino

Matteo Salvini costituisce più di altri il simbolo negativo dei tempi assolutamente tristi e decadenti che l’Italia sta vivendo.

Da ultimo preoccupato dell’inchiesta aperta contro di lui per l’illegittima chiusura dei porti, aveva indossato, in modo oltremodo ridicolo, i panni di difensore delle sacre frontiere della Patria. Una sorta di milite noto del Terzo Millennio col Mediterraneo al posto del Piave e dei poveri migranti, in parte minorenni, al posto delle armate austro-ungariche.

Uno spreco di retorica assolutamente eccessivo ma evidentemente necessario per intestarsi il tema, che le destre considerano estremamente vantaggioso dal punto di vista propagandistico, dell’“invasione”, della “sostituzione etnica” e via delirando.

Non entro nel merito giuridico dell’assoluzione di Salvini, dato che per farlo occorrerà aspettare le motivazioni della sentenza.

Mi associo tuttavia alle considerazioni svolte da Domenico Gallo, che ha giustamente constatato come la decisione avrà purtroppo probabilmente effetti negativi sulla condizione dei migranti in alto mare, alimentando ulteriormente la tremenda strage che ha già provocato decine di migliaia di vittime in pochi anni, e, su di un piano ancora più generale, si teme possa allargare in modo inaccettabile la nozione di “atto politico non suscettibile di valutazione giudiziaria”, contribuendo quindi allo smantellamento in atto dello Stato di diritto in Italia.

Tanto è vero che è ripresa la canea di coloro che vorrebbero liquidare l’indipendenza della magistratura, che costituisce un cardine fondamentale del sistema costituzionale vigente. Costoro vorrebbero neutralizzare i giudici, trasformandoli in docili cagnolini al servizio del potere, pronti ad avallare ogni reato commesso dalle alte sfere, e a punire invece in modo inflessibile e sproporzionato ogni anelito di rivolta e ogni manifestazione di dissenso, sia pure condotta, a norma dell’obbrobrioso disegno di legge 1660, in modo assolutamente pacifico e non violento.

Il modello vincente sul piano internazionale è del resto quello dell’autocrate spietato che non recede di fronte ad ogni possibile crimine, come Benjamin Netanyahu, perseguito per atti di corruzione nell’ordinamento israeliano e soprattutto colpevole del tremendo genocidio del popolo palestinese in atto in quello internazionale, dove è perseguito come individuo dalla Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, mentre la Corte internazionale di giustizia sta valutando le accuse di genocidio presentate da vari Stati contro Israele, le cui sorti ha malamente retto a lungo.

Non è del resto un mistero per nessuno da quale corrispondenza di amorosi sensi siano da sempre legati Salvini e il genocida di Tel Aviv. È quindi plausibile che i nostrani odiatori dei giudici non sottomessi estendano senz’altro la loro avversione alle giurisdizioni internazionali che osano incriminare il potere, specie se di osservanza atlantica e occidentale, e del resto il governo degli Stati Uniti sta intensificando i propri sforzi volti ad annientare la Corte penale internazionale, mentre aumenta la sua ostilità nei confronti del sistema delle Nazioni Unite all’interno del quale si trova in posizione di minoranza ed isolamento crescenti.

Un altro governante di successo, quantomeno all’estero, è anche Erdogan, che si accinge a ricevere ulteriori molto cospicui fondi europei nel momento in cui approfitta del crollo del regime di Assad per occupare parte della Siria e scatenare le sue milizie contro l’autogoverno democratico della Rojava, esempio di coesistenza interetnica e liberazione della donna per il Medio Oriente e per il mondo intero.

Ma il sostegno nei confronti dei governanti di questo genere è prerogativa gelosa di tutte le destre, come pure di parte non trascurabile della finta opposizione, che converge con Meloni & C., con qualche farsesca e finta riserva da parte di Salvini, nel sostegno alla linea di guerra folle ed autodistruttiva contro la Russia fatta propria dall’Europa dei dementi guidata da von der Leyen.

È in questo quadro catastrofico segnato dalla corsa verso una guerra terminale, che prende corpo il tentativo di sostituire alle attuali élite antidemocratiche europee le destre estreme spalleggiate da Musk e dai suoi finanziamenti miliardari che fanno leva sull’avversione alle migrazioni per costruire un senso comune di massa antisociale basato in ampia misura sul razzismo e la disumanizzazione.

Per porre un argine al disastro abbiamo presentato sei mesi fa, con vari avvocati e cittadini italo-palestinesi, un esposto denuncia relativamente alle complicità dell’Italia e del suo governo nei confronti del genocidio di Netanyahu e insisteremo su di esso nonostante lo sconfortante precedente rappresentato dalla decisione dei giudici palermitani.

Tornando al nostro “eroe”, la sua insistenza sulle politiche volte a contrastare, ma solo sul piano propagandistico, le migrazioni, fa il paio colle costose quanto inutili invenzioni albanesi della signora Meloni.

Per il resto hanno da offrire al popolo italiano e al mondo intero solo miseria e guerra. Comune ai due “alleati concorrenziali” della destra, come pure a Forza Italia è inoltre la volontà di eliminare ogni controllo giurisdizionale per avere le mani totalmente libere su questo come altri piani. Un disegno che va contrastato e fatto fallire nel nome della Costituzione repubblicana.

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12/10/2023

Mimmo Lucano assolto, il “modello Riace” va riproposto

L’assoluzione completa di Mimmo Lucano smonta, tra l’altro, una strategia di gestione dell’immigrazione che accomuna da anni il centrodestra e il PD. Non bisogna infatti dimenticare che l’offensiva giudiziaria contro Lucano è stata condotta materialmente dalla Procura di Locri, ma “supportata” politicamente dalle amministrazioni locali che a quel tempo avevano come riferimento politico un ex ministro dell’interni di quel partito.

Andiamo con ordine. Il “processo Xenia” si è concluso ieri pomeriggio nell’aula della Corte d’Appello di Reggio Calabria smontando completamente la sentenza di primo grado.

L’unico reato rimasto nel pettine è un “abuso d’ufficio” relativo a una delle delibere da lui firmate quando era sindaco. Una sulle 53 prese in esame dalla Corte.

Nessuna appropriazione indebita, nessuna “associazione a delinquere”, nessuno “falso” commesso nell’esercizio delle funzioni, nessun favoreggiamento dell’”immigrazione clandestina”.

Resta censurata solo una “disattenzione” tipica del lavoro quotidiano di un sindaco, una “forzatura” delle norme per risolvere un problema minimo (di quelli che bisogna quotidianamente affrontare in un piccolo comune, di valore economico pari a zero ma burocraticamente “enorme”, stando alla lettera di norme pensate da legislatori che vivono sulla Luna).

Punita formalmente con un anno e sei mesi di detenzione, ma pena sospesa secondo legge. Erano stati dati 13 anni e mezzo in primo grado.

Festa grande per lui e tutti gli attivisti, naturalmente. Ma a mente fredda bisognerà inquadrare anche le conseguenze di questa assoluzione sul “modello” imposto in modo bipartisan dagli ultimi governi contro l’accoglienza dei migranti.

Il “modello Riace” finito sotto processo, infatti, utilizzava il ‘Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati’ (Sprar), affidato agli enti locali, che prevede(va) oltre alla semplice fornitura di vitto e alloggio anche “misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento”.

Insomma, una strategia di integrazione progressiva tesa ad evitare la maggior parte dei problemi che si creano buttando la gente per strada o nei lager.

Il successo non solo europeo del “modello Riace” contrastava apertamente con la volontà dei governi degli ultimi dieci anni (tutti, nessuno escluso) di risolvere invece in modo molto sbrigativo il “problema dell’accoglienza” affidando la soluzione ai “Cpr” (veri e propri lager temporanei) e alle espulsioni (complicate da realizzare).

La criminalizzazione di Mimmo, insomma, era stata un tassello fondamentale di questa linea politica bipartisan.

Ora si apre la possibilità di recuperare la logica dell’esperienza di Riace riproponendola come alternativa alla linea del governo. Non tanto, o non solo, per “motivi umanitari”. Ma per ragioni di efficienza.

Un modello che toglie i migranti dalle strade e li integra toglie anche argomenti agli “imprenditori della paura”, quelli che incancreniscono i problemi e le differenze (di pelle, cultura, lingua, abitudini, ecc.) per regnare su un popolo in parte terrorizzato e in parte bastonato.

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