È stato firmato in questi giorni un accordo di cooperazione militare tra sauditi, pakistani e turchi. E non è stato firmato in un luogo qualunque ma alla Mecca, “capitale” delle fede mussulmana. Potrebbe essere il nucleo di quella Nato islamica di cui si parla da tempo. Lo capiremo se i prossimi ad aderire saranno i Paesi del GCC (Il Consiglio di Cooperazione del Golfo) cioè quelli che si affacciano sul Golfo Persico salvo Iran e UAE.
È un evento in teoria epocale, se non verrà depotenziato dagli Usa e da Israele che ne subiscono il contraccolpo. Ad allearsi formalmente sono nell’ordine: le none forze armate del mondo (Turchia), le quattordicesime (Pakistan che ha l’arma atomica), le ventincinquesime (i sauditi hanno tanti soldi ma delle forze armate, sinora, dagli scarsi successi).
Questa firma sancisce in qualche modo la trasformazione di Washington da fornitore di sicurezza a fornitore di armi, grazie alla miopia di Trump che si esprime sia modo in cui tratta gli alleati, sia nell’essersi imbarcato nell’aggressione all’Iran.
Nei suoi due mandati con l’Arabia Saudita ha perseguito solo vantaggi familiari (vedi i miliardi di Kushner) e contratti per le aziende americane, in primis di armi, fino a definire Ryad partner di pari livello a quelli Nato, quindi con la possibilità di aver accesso a tecnologie di ultima generazione. A ciò si aggiunga l’accordo recentissimo sul nucleare civile che mette, almeno su carta, i sauditi in condizione di avere la bomba atomica.
I danni vengono dall’ossessione di Trump nel considerare i costi diretti di quello che fanno gli Usa ma mai i vantaggi indiretti. È lo stesso approccio che sta avendo con l’Europa: la politica estera viene ridotta ad una trattativa per una fornitura di cemento per uno dei suoi casinò ad Atlantic City (che fallirono). Nessuna valutazione geopolitica, solo un occhio alle cifre a piè di lista.
Inoltre la guerra all’Iran ha evidenziato un enorme dato: le basi che gli Usa hanno costruito nell’area dopo a partire dalla guerra all'Iraq di Saddam nel 1990 sono state a lungo una leva nelle relazioni tra Paesi del Golfo e gli Usa, l’Iran le ha trasformate in bersagli e quindi in un problema per gli Stati che le ospitano (sinora sono state un problema solo con l’opinione pubblica interna, infatti alle nostre latitudini non se ne parlava o non le si vedeva).
Oggi sono inabitabili e non utilizzabili per via degli attacchi dell’Iran, verranno sfrattate visto che sono diventate un rischio per la sicurezza? Non lo si sa, ma cresce questa tentazione nei governi dell’area. Se così fosse, tra l’altro, Israele e l’Italia con le loro basi diverrebbero ancora più strategici per collocazione geografica e allineamento politico.
I tre Paesi firmatari sono legati da un accordo (modello articolo 5 della Nato) di mutua difesa in caso di attacco. Questa intesa, che potrebbe essere l’embrione della Nato sunnita, è in chiave anti-Iran (sciita) nel senso che se domani Teheran dovesse tornare ad attaccare i sauditi, in teoria Turchia e Pakistan dovrebbero intervenire. Ma non è solo questo il punto.
Nella lista dei “prossimi nemici” di Israele, ci sono la Turchia, l’Egitto e il Pakistan. Questa alleanza salda due di loro con i sauditi, che Trump sta spingendo (invano) a sottoscrivere gli “accordi di Abramo”.
La conseguenza pratica, è la fine degli “accordi di Abramo”. I sauditi hanno più volte detto che normalizzeranno le relazioni diplomatiche con Tel Aviv quando verrà riconosciuto uno Stato palestinese, ma a questo punto è Israele che non può accettare rapporti normalizzati con i sauditi, amici dei loro nemici.
Resta da capire se (e con quali conseguenze sulla Nato) questa alleanza crescerà numericamente e geograficamente. Sta di fatto che si tratta un nuovo esempio di un mondo che si prepara a nuovi scenari (che vanno dall’uscita Usa dalla Nato alla difesa europea), ad un equilibro multi-polare e ad un mondo post cura Trump.
La firma di questa alleanza conferma comunque una cosa: la guerra all’Iran è stato un errore clamoroso per gli Usa. Convinto di poter ottenere una vittoria rapida e indolore, Trump – il presidente che aveva promesso pace – si ritrova impanato nell’ennesima guerra americana in Medio Oriente, dalla durata incerta, alla rincorsa e alla ricerca di inesistenti armi di distruzione di massa come nell’Iraq del 2003, ma con molte meno opzioni militari di allora.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
09/08/2026
Arriva la Nato sunnita, un ‘successone’ della guerra Usa-Israele all’Iran
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