Gli Stati Uniti ridefiniscono la propria proiezione militare in America Latina, puntando a una presenza maggiore e a tempo indeterminato. Con l’attivazione della Joint Task Force “Western Hemisphere” (Jtf-Whem), annunciata attraverso l’account X dello U.S. Southern Command, Washington stabilisce un quartier generale operativo permanente e coordinato con gli alleati per le operazioni in quello che che considera il proprio “cortile di casa”.
Operativa dalla mezzanotte di mercoledì 5 agosto, la Jtf-Whem utilizza ancora una volta il tema del narcotraffico come copertura politica per stringere la morsa imperialista stelle-e-strisce sull’America Latina.
Al comando della nuova struttura è stato designato il generale dei Marines Kevin Jarrard, reduce dalla guida della missione “umanitaria” (per così dire...) in Venezuela, a seguito dei terremoti dello scorso giugno.
La Jtf-Whem, non a caso, si sostituisce all’operazione “Southern Spear”. Lanciata nel novembre 2025 ufficialmente per bloccare le rotte dei narcos tra i Caraibi e il Pacifico orientale, nella realtà dei fatti ha rappresentato il complesso militare necessario a condurre un vero e proprio assedio del Venezuela (e in parte della Colombia), fino al rapimento di Nicolás Maduro e al taglio dei rapporti con Cuba.
Ovviamente, Southern Spear non ha interrotto i canali del traffico illegale, dato che si è disinteressata alle direttrice effettive su cui si muovono gli stupefacenti. Si è trattato di un vero e proprio atto di guerra, anche dal punto di vista dei costi in termini di vite umane: sono almeno 221 le uccisioni registrate in alto mare a causa del bombardamento di motoscafi e imbarcazioni civili. Vere e proprie esecuzioni extra-giudiziali.
In continuità con questo approccio, il portavoce del SouthCom, Steven McLoud, ha affermato che la Jtf-Whem rappresenta un’evoluzione strategica destinata ad attuare le priorità di dottrina di sicurezza nazionale definite da Washington per le Americhe, ovvero una sostanziale riduzione a nuove colonie di fatto di vari paesi che, negli ultimi decenni, hanno tentato sperimentazioni progressiste e popolari.
Tra i suoi compiti ci sarà un maggiore coordinamento di intelligence e, in generale, una cooperazione multilaterale e bilaterale rafforzata. La task force servirà da centro di comando e controllo tattico e operativo, integrando le capacità militari statunitensi con quelle di 18 stati latinoamericani aderenti alla coalizione Shield of Americas, ufficialmente Americas Counter Cartel Coalition o A3C.
Nata la scorso marzo per volere della Casa Bianca, la A3C è un altro esempio di quel “multilateralismo selettivo” tanto caro agli USA quando si tratta di assembleare alleanze militari indirizzate a proteggere i propri interessi imperialistici. La lotta ai cartelli della droga è la scusante per imporre una comune agenda autoritaria, securitaria, militarizzante ed economicamente neoliberista in tutte le Americhe, sotto il benestare di Washington.
Sul piano diplomatico, le manovre della seconda amministrazione Trump continuano a registrare la ferma opposizione di Lula in Brasile e Claudia Sheinbaum in Messico. I due presidenti hanno ribadito la loro contrarietà alle decisioni unilaterali degli Stati Uniti, che non fanno che alimentare l’instabilità del continente, come in Colombia.
Gli USA, dicono Lula e Sheinbaum, stanno violando l’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite, che impone il rispetto della sovranità e l’astensione dall’uso della forza.
Mentre la regione si appresta a fare i conti con una presenza militare americana sempre più pervasiva e destabilizzante, la nuova task force rappresenta una sistematizzazione ancora più avanzata di un percorso di ingerenza negli affari interni delle Americhe, condotto sia attraverso la disinformazione sia attraverso iniziative di guerra dirette. Purtroppo, ad oggi, stanno riscontrando un discreto successo.
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