Arresti clamorosi quelli di oggi nella Capitale. E’ stato infatti arrestato Marcello De Vito, presidente del Consiglio comunale di Roma ed esponente di punta del M5S a Roma. De Vito risulta indagato per corruzione ed è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Secondo quanto emerso dalle indagini avrebbe favorito il progetto per lo stadio della Roma del costruttore Luca Parnasi. L’indagine ha acceso i riflettori su una serie di operazioni di corruzione realizzate da noti “prenditori” come Parnasi, Toti e Statuto attraverso l’intermediazione di un avvocato (Mezzacapo) ed un uomo d’affari (Pititto), che avrebbero agito da raccordo con il presidente del Consiglio comunale di Roma al fine di ottenere provvedimenti favorevoli alla realizzazione di importanti progetti immobiliari.
L’arresto è avvenuto nel quadro dell’indagine “Congiunzione astrale”, coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma e diretta verso “persone dedite al compimento di condotte corruttive e di traffico di influenze illecite”. Risulta che i Carabinieri hanno eseguito altri tre arresti (uno in carcere e per i restanti due ai domiciliari). Coinvolti altri tre noti palazzinari della Capitale: i fratelli Pierluigi e Claudio Toti e uno dei famosi “furbetti del quartierino”, il costruttore Statuto.
Ma l’indagine non riguarda solo il nuovo Stadio della A.S. Roma a Tor di Valle (in realtà una vera e propria colata di cemento di cui lo Stadio è solo minima parte, ndr). Riguarda infatti anche la costruzione di un grande hotel presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere ma soprattutto i progetti speculativi sull’enorme area degli ex Mercati Generali nella zona Ostiense.
L’agenzia Ansa dà conto delle reazioni nel mondo politico della Capitale. Sotto shock i M5S: “Sono scioccata. Aspetto di capire meglio. Nelle chat la reazione è univoca. Tutti dicono “impossibile che sia successo”, afferma la consigliera Eleonora Guadagno. “Siamo annichiliti”, le fa eco, interpellata in merito, la collega Teresa Zotta. Che, a chi le chiede se si riuscirà ad andare avanti, risponde: “Vediamo, questa è dura. Ci incontreremo sicuramente, non posso credere ad una cosa del genere”.
Appare significativamente prudente la dichiarazione di Marco Miccoli del Pd sulla vicenda: “Fiducia nella magistratura. Se daremo un giudizio, lo daremo alla fine dell’iter processuale. Lo dico ai 5Stelle: noi siamo garantisti sempre. Non a secondo delle convenienze e delle persone che vengono indagate”. Una dichiarazione impeccabile, anche per il futuro. Perché se l’indagine della magistratura è partita sulla base delle rivelazioni del costruttore Parnasi, anche dentro il Pd c’è chi non dorme sonni tranquilli. Parnasi è stato un costruttore generoso, molto generoso, anche verso le forze del centro-sinistra.
Sulla speculazione intorno allo Stadio per la Roma, abbiamo dedicato nel recente passato molta attenzione sul nostro giornale. Tra le molte denunce vogliamo qui ricordare il J’accuse di un amico e urbanista scomparso come Antonello Sotgia, e di Rossella Marchini
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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06/07/2018
Parnasi parla. Guardia di Finanza nelle sedi della ex Provincia e Atac
Nel quadro della indagine che ha portato alla custodia cautelare il costruttore romano Parnasi, un paio di giorni fa, la Guardia di finanza ha fatto visita nella sede della Città metropolitana e in quella di Atac per acquisire degli atti.
Le nuove indagini riguardano i costi del trasferimento della Provincia in uno dei due grattacieli del Torrino, di proprietà di Parsitalia ossia Parnasi. Quando venne presa la decisione sull’abolizione delle Province, quella di Roma aveva comunque pagato 263 milioni di euro per acquistare da Parnasi una torre e trasferirvi la sede. La decisione venne presa e realizzata dalle amministrazioni di centro/sinistra con Gasbarra prima e Zingaretti poi.
Un esposto presentato in Procura nel 2015 dai consiglieri M5S della Città Metropolitana Enrico Stefàno e Stefano Dessì, chiama in causa tutta la gestione successiva della acquisizione del grattacielo del Torrino da Parnasi sottolineando come sia stata antieconomica. Per pagare il palazzo, la Provincia ha venduto buona parte dei palazzi di pregio di sua proprietà come quelli a Piazza Quattro Cannelle, via S.Eufemia, Piazza Belli ed altri, pagandone poi un affitto ad una società legata a Bnp/Paribas perché i tempi di consegna si erano allungati.
Della vicenda del grattacielo di Parnasi al Torrino alla ex Provincia, abbiamo parlato in diverse occasioni sul nostro giornale.
Di questa operazione si parla anche nei verbali in cui Salvatore Buzzi, nel corso del processo su Mafia Capitale, fornisce vari dettagli su chi avrebbe ricevuto i pagamenti e puntando i riflettori proprio sul governatore della Regione Lazio Zingaretti, prima indagato per corruzione ma poi archiviato.
Sotto tiro per acquisizioni di immobili da Parnasi figura anche Atac. Negli uffici della sede centrale gli investigatori avrebbero portato via esclusivamente il fascicolo sul trasferimento degli uffici a Castellaccio.
La vicenda dello spostamento di Atac nell’immobile posizionato in via Giorgio Ribotta, tra Eur e Torrino e proprio di fronte al palazzo della Provincia, si protrae dal 2005. Nel 2009 Atac aveva versato una caparra di più di 20 milioni di euro, a Bnp Paribas, titolare del progetto poi affidato a Parsitalia, una società di Parnasi, con l’obiettivo di ottenere le chiavi della nuova sede a inizio 2011.
I tempi si sono allungati parecchio, tanto che nel 2016 il direttore generale di Atac Rettighieri si presenta in procura con un esposto e l’idea di rescindere l’accordo. Nel 2017, Atac ha chiesto il pagamento della penale a Bnp ed ha anche fatto causa in sede civile per ottenere almeno 8,5 milioni, ma è tutto l’iter di quell’accordo che i vertici dell’azienda contestano e sui quali ora la Guardia di finanza ha avviato nuovi controlli.
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17/06/2018
Com’è che nessuno chiede le dimissioni di questo governo?
E’ durata poco la credibilità del governo M5S-Lega i cui leader Di Maio e Salvini avevano promesso agli italiani il più grande cambiamento politico dal 1945. Hanno continuato e continuano a gridare gli slogan della campagna elettorale dicendo che spazzeranno via il marciume dei governi passati, la corruzione, tutti i meccanismi dei favori agli attori forti, che non avrebbero mai permesso l’accesso al potere alle persone sotto inchiesta e tantomeno condannati...
Ma voilà, appena nominati i ministri, si inizia a scoprire il conflitto di interessi della ministra della Difesa e dello stesso capo del governo, gli affari di altri (incluso il ministro Savona). Peggio ancora, con la nomina dei vice-ministri e sottosegretari l’elenco di coloro che sono coinvolti in affari loschi e persino condannati con patteggiamento (vedi il “genio” della flat tax) è lungo.
Ancora più sorprendente è quanto esplode il 14 giugno: il boss immobiliarista romano Luca Parnasi è stato arrestato insieme al presidente dell’ACEA di Roma (Luca Lanzalone di M5S) e ad altri per reati inerenti il progetto del nuovo stadio di calcio di Roma e altri progetti. I media rivelano che i magistrati hanno intercettazioni telefoniche di ciò che Parnasi ha detto al suo collaboratore: «Il governo? Lo sto facendo io». E’ lui che ha negoziato l’accordo fra M5S e Lega negli incontri con Giancarlo Giorgetti, l’uomo forte della Lega (in realtà la guida di Salvini) e con Lanzalone, il fedelissimo di Di Maio. Parnasi avrebbe anche elargito somme di denaro a candidati di tutti i partiti, da destra a sinistra incluso il M5S. Già molto tempo prima Parnasi aveva finanziato una fondazione legata alla Lega, tant’è che il ministro di polizia Salvini il 14 giugno ha dichiarato «Parnasi è una persona perbene» aggiungendo che ci sono troppe leggi che complicano le procedure creando problemi. Insomma come la sua collega talebana-neo-liberista-fascista, Daniela Santanché, che in un talk show ha gridato: «il M5S rompe il cazzo parlando sempre di onestà, onestà...».
Non sorprende che appaia anche Luigi Bisignani, ex-deputato FI, faccendiere che per decenni è stato al centro di affari oscuri e rimane nella breccia grazie ai suoi rapporti con Parnasi, M5S, Lega e tutti i partiti: una continuità straordinaria con il passato dai tempi di Andreotti ecc.
Da notare che dopo l’accordo M5S-Lega diversi media hanno iniziato a pubblicare articoli sulle ombre o “scheletri nell’armadio” di questi due partiti. Tiziano e Vergine su Espresso-Repubblica e poi Sansa su Il Fatto Quotidiano, Preve su Repubblica e Indice su La Stampa hanno illustrato il circuito assai tortuoso attraverso il quale la Lega di Salvini ha piazzato i suoi beni in Lussemburgo o altrove per evitare che la giustizia sequestri i milioni rubati dalla Lega di Bossi. Si apprende che M5S ha ricevuto finanziamenti – non si sa se legalmente o meno – da Parnasi, soprattutto per la campagna elettorale regionale del Lazio (quella che ha portato all’intesa fra M5S e PD in regione e che doveva essere un esempio virtuoso).
Ancora più singolare è che, per il momento, nessuno stia chiedendo le dimissioni di questo governo o ponga domande su come sia stato permesso eleggere e nominare al governo locale e nazionale persone coinvolte in reati tali da prescrivere l’arresto. Come spiegare che il presidente della Repubblica, così severo nell’esclusione di un ministro dell’economia noto come “euroscettico”, non solo più tardi lo abbia nominato ministro degli Affari europei ma non abbia detto nulla del suo passato poco chiaro dal punto di vista dell’etica nelle attività professionali a favore delle società finanziarie. Ancora più singolare è che lo stesso Sergio Mattarella abbia nominato ministri, vice-ministri e sottosegretari, persone che non sono certo esempi di rigore etico ma addirittura coinvolte in reati gravi.
L’unica spiegazione per il fatto che nessuno osi chiedere le dimissioni di questo governo è che tutti i partiti – da destra a sinistra – sono coinvolti in questi ultimi scandali ma anche nei precedenti. Inoltre, il Presidente della Repubblica non osa fare il gesto di fermare un governo sostenuto da una forte maggioranza del Parlamento appena eletto (mentre lui era stato eletto da un Parlamento illegale perché in carica sulla base di una legge dichiarata incostituzionale dall’Alta Corte).
Nel frattempo, Salvini continua a sbraitare contro gli immigrati e per la criminalizzazione delle ONG e della solidarietà chiedendo anche il diritto alla “legittima difesa”. Che lui spiega così: «non dovrà più esistere l’eccesso di legittima difesa perché se un delinquente, magari armato, entra a casa mia, nel mio negozio, nella mia proprietà ho il diritto di difendermi comunque e deve sapere che se è entrato in piedi può uscire steso».
Da parte sua, Di Maio non smette di promettere meno “molestie” fiscali, la revisione del job act e della Fornero: altre parole al vento...
Nel mentre, molti esperti segnalano che la Flat Tax andrà solo a beneficio dei più ricchi. Da parte sua, il neo-ministro della famiglia Lorenzo Fontana (Lega) non smette di insultare le coppie che non sono composte da un uomo e una donna o che non sono cristiane, insomma vuole la messa al bando dei LGBTQIA.
Si aggiungano i proclami di altri ministri che possono solo preoccupare i lavoratori e anche gli imprenditori del turismo come servizi.
La situazione politica italiana sembra muoversi verso un abisso sempre più pericoloso non tanto a causa delle fluttuazioni dello spread o della sfiducia dei mercati, ma perché non si intravede alcuna alternativa. Il pessimismo sembra travolgere tante persone soprattutto a sinistra mentre la destra di Renzi-Berlusconi non sa ancora come tornare in pista.
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Ma voilà, appena nominati i ministri, si inizia a scoprire il conflitto di interessi della ministra della Difesa e dello stesso capo del governo, gli affari di altri (incluso il ministro Savona). Peggio ancora, con la nomina dei vice-ministri e sottosegretari l’elenco di coloro che sono coinvolti in affari loschi e persino condannati con patteggiamento (vedi il “genio” della flat tax) è lungo.
Ancora più sorprendente è quanto esplode il 14 giugno: il boss immobiliarista romano Luca Parnasi è stato arrestato insieme al presidente dell’ACEA di Roma (Luca Lanzalone di M5S) e ad altri per reati inerenti il progetto del nuovo stadio di calcio di Roma e altri progetti. I media rivelano che i magistrati hanno intercettazioni telefoniche di ciò che Parnasi ha detto al suo collaboratore: «Il governo? Lo sto facendo io». E’ lui che ha negoziato l’accordo fra M5S e Lega negli incontri con Giancarlo Giorgetti, l’uomo forte della Lega (in realtà la guida di Salvini) e con Lanzalone, il fedelissimo di Di Maio. Parnasi avrebbe anche elargito somme di denaro a candidati di tutti i partiti, da destra a sinistra incluso il M5S. Già molto tempo prima Parnasi aveva finanziato una fondazione legata alla Lega, tant’è che il ministro di polizia Salvini il 14 giugno ha dichiarato «Parnasi è una persona perbene» aggiungendo che ci sono troppe leggi che complicano le procedure creando problemi. Insomma come la sua collega talebana-neo-liberista-fascista, Daniela Santanché, che in un talk show ha gridato: «il M5S rompe il cazzo parlando sempre di onestà, onestà...».
Non sorprende che appaia anche Luigi Bisignani, ex-deputato FI, faccendiere che per decenni è stato al centro di affari oscuri e rimane nella breccia grazie ai suoi rapporti con Parnasi, M5S, Lega e tutti i partiti: una continuità straordinaria con il passato dai tempi di Andreotti ecc.
Da notare che dopo l’accordo M5S-Lega diversi media hanno iniziato a pubblicare articoli sulle ombre o “scheletri nell’armadio” di questi due partiti. Tiziano e Vergine su Espresso-Repubblica e poi Sansa su Il Fatto Quotidiano, Preve su Repubblica e Indice su La Stampa hanno illustrato il circuito assai tortuoso attraverso il quale la Lega di Salvini ha piazzato i suoi beni in Lussemburgo o altrove per evitare che la giustizia sequestri i milioni rubati dalla Lega di Bossi. Si apprende che M5S ha ricevuto finanziamenti – non si sa se legalmente o meno – da Parnasi, soprattutto per la campagna elettorale regionale del Lazio (quella che ha portato all’intesa fra M5S e PD in regione e che doveva essere un esempio virtuoso).
Ancora più singolare è che, per il momento, nessuno stia chiedendo le dimissioni di questo governo o ponga domande su come sia stato permesso eleggere e nominare al governo locale e nazionale persone coinvolte in reati tali da prescrivere l’arresto. Come spiegare che il presidente della Repubblica, così severo nell’esclusione di un ministro dell’economia noto come “euroscettico”, non solo più tardi lo abbia nominato ministro degli Affari europei ma non abbia detto nulla del suo passato poco chiaro dal punto di vista dell’etica nelle attività professionali a favore delle società finanziarie. Ancora più singolare è che lo stesso Sergio Mattarella abbia nominato ministri, vice-ministri e sottosegretari, persone che non sono certo esempi di rigore etico ma addirittura coinvolte in reati gravi.
L’unica spiegazione per il fatto che nessuno osi chiedere le dimissioni di questo governo è che tutti i partiti – da destra a sinistra – sono coinvolti in questi ultimi scandali ma anche nei precedenti. Inoltre, il Presidente della Repubblica non osa fare il gesto di fermare un governo sostenuto da una forte maggioranza del Parlamento appena eletto (mentre lui era stato eletto da un Parlamento illegale perché in carica sulla base di una legge dichiarata incostituzionale dall’Alta Corte).
Nel frattempo, Salvini continua a sbraitare contro gli immigrati e per la criminalizzazione delle ONG e della solidarietà chiedendo anche il diritto alla “legittima difesa”. Che lui spiega così: «non dovrà più esistere l’eccesso di legittima difesa perché se un delinquente, magari armato, entra a casa mia, nel mio negozio, nella mia proprietà ho il diritto di difendermi comunque e deve sapere che se è entrato in piedi può uscire steso».
Da parte sua, Di Maio non smette di promettere meno “molestie” fiscali, la revisione del job act e della Fornero: altre parole al vento...
Nel mentre, molti esperti segnalano che la Flat Tax andrà solo a beneficio dei più ricchi. Da parte sua, il neo-ministro della famiglia Lorenzo Fontana (Lega) non smette di insultare le coppie che non sono composte da un uomo e una donna o che non sono cristiane, insomma vuole la messa al bando dei LGBTQIA.
Si aggiungano i proclami di altri ministri che possono solo preoccupare i lavoratori e anche gli imprenditori del turismo come servizi.
La situazione politica italiana sembra muoversi verso un abisso sempre più pericoloso non tanto a causa delle fluttuazioni dello spread o della sfiducia dei mercati, ma perché non si intravede alcuna alternativa. Il pessimismo sembra travolgere tante persone soprattutto a sinistra mentre la destra di Renzi-Berlusconi non sa ancora come tornare in pista.
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14/06/2018
Roma. Il “sistema” all’opera sullo Stadio. Cambiano i soggetti, non le modalità
Nell’inchiesta sulla corruzione intorno al nuovo Stadio per la Roma a Tor di Valle, gli indagati sono in totale ventisette. Tra questi, oltre al costruttore Parnasi, al presidente dell’Acea Luca Lanzalone, all’ex assessore regionale Michele Civita (Pd) e al vicepresidente del Consiglio regionale Palozzi (Forza Italia), risultano esserci anche il capogruppo degli M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara – che si è autosospeso dal Movimento – il consigliere comunale di Forza Italia, Davide Bordoni, il presidente dell’Ordine degli Avvocati romani, Mauro Vaglio, quest’ultimo candidato ma non eletto del M5S alle elezioni politiche. Al momento risulta estranea all’inchiesta la società calcistica, come ha spiegato il procuratore aggiunto Paolo Ielo. “L’As Roma non c’entra nulla con l’inchiesta”, ha detto il magistrato che coordina l’indagine.
L’inchiesta sembra essere scaturita da un filone emerso con l’indagine sull’immobiliarista Sergio Scarpellini, che nel luglio del 2017 aveva portato all’arresto di Raffaele Marra, ex dirigente comunale diventato braccio destro della sindaca Virginia Raggi. Al centro dell’inchiesta c’è la modifica del primo progetto dello stadio che aveva portato ad una riduzione delle cubature degli immobili al di fuori dell’impianto sportivo vero e proprio con la cancellazione di due grattacieli
Il perno dell’inchiesta è ovviamente il giovane e rampante palazzinaro romano Parnasi, che negli ultimi anni è riuscito a competere e in diversi a spuntarla sul “padre di tutti i palazzinari”, Caltagirone. Quest’ultimo da tempo aveva scatenato contro il suo competitore le cronache del quotidiano Il Messaggero (di proprietà di Caltagirone) e non aveva mancato di far sentire il suo disappunto soprattutto negli ambienti del Pd verso cui Parnasi è un po’ un palazzinaro – e un finanziatore – di riferimento. In realtà Parnasi, come vuole la tradizione dei palazzinari romani, ha versato finanziamenti alla politica con un raggio piuttosto ampio e trasversale, adeguando interlocutori e contatti ai cambiamenti dello scenario politico e della guida amministrativa della Capitale. Tanto per dirne una, Parnasi, tramite una sua società avrebbe devoluto un’erogazione liberale da 250mila euro all’associazione “Più Voci”, una onlus che l’Espresso afferma essere molto vicina alla Lega.
Il progetto del nuovo stadio per la Roma, per Parnasi era un investimento decisivo a causa del suo forte indebitamento con l’Unicredit. Non a caso nella cementificazione dell’area di Tor di Valle, c’era spazio anche per un palazzone che avrebbe dovuto ospitare gli uffici dell’Unicredit a compenso, parziale, del debito verso l’istituto bancario. A tale scopo l’Eurnova, la società di Parnasi acquistò i terreni dell’ex ippodromo di Tor di Valle, dove dovrebbe sorgere lo stadio ma soprattutto il resto (palazzi, uffici, centri commerciali etc.), dalla società Sais della famiglia Papalia. Ma proprio su quest’ultima è già in corso un processo al tribunale di Roma. Secondo i magistrati dell’accusa, il contratto di affitto del terreno di Tor di Valle è stato oggetto di una serie di distrazioni da parte della società locataria, che hanno danneggiato i creditori delle due società, poi fallite. Sotto processo sono finiti gli imprenditori Gaetano e Umberto Papalia, già presidente e componente del Cda della Ippodromo Tor di Valle, società costituita nel 2008 per la gestione del galoppatoio ma fallita nel giugno 2013. I due Papalia sono anche soci e detentori del capitale della società Sais (fallita nel 2014). Tra gli imputati risultano esserci anche Umberto Ciccozzi, liquidatore della Ippodromo Tor di Valle, e Michele Saggese, ex amministratore unico della Sais.
Nelle trecento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare della nuova inchiesta, risultano parecchie intercettazioni telefoniche. E da queste emerge il sistema di relazioni necessario a spianare la strada al progetto della cementificazione dell’area di Tor di Valle con il pretesto del nuovo stadio per la Roma.
Al presidente dell’Acea voluto fortemente da Beppe Grillo, Luca Lanzalone, Parnasi avrebbe promesso una consulenza da 100mila euro e un aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio a Roma.
Lanzalone, prima di essere indicato per il vertice della azienda municipalizzata dell’energia e acqua di Roma (di cui il comune è azionista per il 51% ma l’azionista privato di riferimento è Caltagirone), era stato il consulente di fiducia del M5s ed aveva agevolato la mediazione con la nuova amministrazione comunale e lo stesso Parnasi. Erano i primi mesi del 2017 e la mediazione aveva fatto sbloccare il progetto.
Secondo l’ordinanza, per la Regione Lazio si sarebbe occupato della medesima questione Michele Civita, allora assessore all’urbanistica, al quale il gruppo Parnasi avrebbe promesso l’assunzione del figlio in una delle sue società. Alle trattative con Parnasi aveva partecipato anche il capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara: secondo l’accusa avrebbe ricevuto da Parnasi un progetto per la riqualificazione del lungomare di Ostia. Per l’attuale vicepresidente della Consiglio Regionale, Palozzi, l’imprenditore avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25mila euro.
Non solo. Dall’ordinanza di custodia cautelare emerge come Parnasi si fosse speso per “un’attività di promozione in favore del candidato del M5S alla Regione Roberta Lombardi” al fine di ottenere “favori del mondo 5 Stelle”. In questo modo “egli rafforza i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito – scrive il gip nell’ordinanza –, che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell’ambito dell’amministrazione capitolina. I due svolgono un ben preciso ruolo nell’approvazione nel progetto dello stadio”. Parnasi puntava così a creare “presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all’esito del voto”.
Da quanto risulta dall’ordinanza, la sindaca Virginia Raggi appare totalmente estranea alle indagini in corso. Come noto, anche ieri ha manifestato l’auspicio che il progetto dello stadio possa andare avanti. A metà luglio era prevista la delibera comunale contenente il progetto su Tor di Valle variato sulla base osservazioni ricevute (il termine era scaduto lunedì notte) da inviare alla Regione Lazio per l’approvazione definitiva. Ma adesso l’inchiesta potrebbe portare allo stop dell’operazione e della cementificazione sull’area di Tor di Valle. Quello per cui per anni si sono battuti i comitati del territorio e, per una fase anche il M5S... fino a quando non è andato al governo della città.
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L’inchiesta sembra essere scaturita da un filone emerso con l’indagine sull’immobiliarista Sergio Scarpellini, che nel luglio del 2017 aveva portato all’arresto di Raffaele Marra, ex dirigente comunale diventato braccio destro della sindaca Virginia Raggi. Al centro dell’inchiesta c’è la modifica del primo progetto dello stadio che aveva portato ad una riduzione delle cubature degli immobili al di fuori dell’impianto sportivo vero e proprio con la cancellazione di due grattacieli
Il perno dell’inchiesta è ovviamente il giovane e rampante palazzinaro romano Parnasi, che negli ultimi anni è riuscito a competere e in diversi a spuntarla sul “padre di tutti i palazzinari”, Caltagirone. Quest’ultimo da tempo aveva scatenato contro il suo competitore le cronache del quotidiano Il Messaggero (di proprietà di Caltagirone) e non aveva mancato di far sentire il suo disappunto soprattutto negli ambienti del Pd verso cui Parnasi è un po’ un palazzinaro – e un finanziatore – di riferimento. In realtà Parnasi, come vuole la tradizione dei palazzinari romani, ha versato finanziamenti alla politica con un raggio piuttosto ampio e trasversale, adeguando interlocutori e contatti ai cambiamenti dello scenario politico e della guida amministrativa della Capitale. Tanto per dirne una, Parnasi, tramite una sua società avrebbe devoluto un’erogazione liberale da 250mila euro all’associazione “Più Voci”, una onlus che l’Espresso afferma essere molto vicina alla Lega.
Il progetto del nuovo stadio per la Roma, per Parnasi era un investimento decisivo a causa del suo forte indebitamento con l’Unicredit. Non a caso nella cementificazione dell’area di Tor di Valle, c’era spazio anche per un palazzone che avrebbe dovuto ospitare gli uffici dell’Unicredit a compenso, parziale, del debito verso l’istituto bancario. A tale scopo l’Eurnova, la società di Parnasi acquistò i terreni dell’ex ippodromo di Tor di Valle, dove dovrebbe sorgere lo stadio ma soprattutto il resto (palazzi, uffici, centri commerciali etc.), dalla società Sais della famiglia Papalia. Ma proprio su quest’ultima è già in corso un processo al tribunale di Roma. Secondo i magistrati dell’accusa, il contratto di affitto del terreno di Tor di Valle è stato oggetto di una serie di distrazioni da parte della società locataria, che hanno danneggiato i creditori delle due società, poi fallite. Sotto processo sono finiti gli imprenditori Gaetano e Umberto Papalia, già presidente e componente del Cda della Ippodromo Tor di Valle, società costituita nel 2008 per la gestione del galoppatoio ma fallita nel giugno 2013. I due Papalia sono anche soci e detentori del capitale della società Sais (fallita nel 2014). Tra gli imputati risultano esserci anche Umberto Ciccozzi, liquidatore della Ippodromo Tor di Valle, e Michele Saggese, ex amministratore unico della Sais.
Nelle trecento pagine dell’ordinanza di custodia cautelare della nuova inchiesta, risultano parecchie intercettazioni telefoniche. E da queste emerge il sistema di relazioni necessario a spianare la strada al progetto della cementificazione dell’area di Tor di Valle con il pretesto del nuovo stadio per la Roma.
Al presidente dell’Acea voluto fortemente da Beppe Grillo, Luca Lanzalone, Parnasi avrebbe promesso una consulenza da 100mila euro e un aiuto nella ricerca di una casa e di uno studio a Roma.
Lanzalone, prima di essere indicato per il vertice della azienda municipalizzata dell’energia e acqua di Roma (di cui il comune è azionista per il 51% ma l’azionista privato di riferimento è Caltagirone), era stato il consulente di fiducia del M5s ed aveva agevolato la mediazione con la nuova amministrazione comunale e lo stesso Parnasi. Erano i primi mesi del 2017 e la mediazione aveva fatto sbloccare il progetto.
Secondo l’ordinanza, per la Regione Lazio si sarebbe occupato della medesima questione Michele Civita, allora assessore all’urbanistica, al quale il gruppo Parnasi avrebbe promesso l’assunzione del figlio in una delle sue società. Alle trattative con Parnasi aveva partecipato anche il capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara: secondo l’accusa avrebbe ricevuto da Parnasi un progetto per la riqualificazione del lungomare di Ostia. Per l’attuale vicepresidente della Consiglio Regionale, Palozzi, l’imprenditore avrebbe erogato fatture per operazioni inesistenti pari a 25mila euro.
Non solo. Dall’ordinanza di custodia cautelare emerge come Parnasi si fosse speso per “un’attività di promozione in favore del candidato del M5S alla Regione Roberta Lombardi” al fine di ottenere “favori del mondo 5 Stelle”. In questo modo “egli rafforza i suoi legami con Paolo Ferrara e con Marcello De Vito – scrive il gip nell’ordinanza –, che gli hanno avanzato tale richiesta in quanto ricoprono rilevanti incarichi nell’ambito dell’amministrazione capitolina. I due svolgono un ben preciso ruolo nell’approvazione nel progetto dello stadio”. Parnasi puntava così a creare “presupposti per lo sviluppo di ulteriori progetti imprenditoriali, essendo la Lombardi, oltre che candidata alla Regione, personaggio di spicco dei 5 Stelle a livello nazionale e quindi destinata, in ipotesi di un successo elettorale della sua compagine nelle elezioni politiche a ricoprire ruoli decisionali nel nuovo assetto che si determinerà all’esito del voto”.
Da quanto risulta dall’ordinanza, la sindaca Virginia Raggi appare totalmente estranea alle indagini in corso. Come noto, anche ieri ha manifestato l’auspicio che il progetto dello stadio possa andare avanti. A metà luglio era prevista la delibera comunale contenente il progetto su Tor di Valle variato sulla base osservazioni ricevute (il termine era scaduto lunedì notte) da inviare alla Regione Lazio per l’approvazione definitiva. Ma adesso l’inchiesta potrebbe portare allo stop dell’operazione e della cementificazione sull’area di Tor di Valle. Quello per cui per anni si sono battuti i comitati del territorio e, per una fase anche il M5S... fino a quando non è andato al governo della città.
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13/06/2018
Roma. Arresti eccellenti per il nuovo Stadio per la Roma
Con l’accusa di corruzione relativa al progetto del nuovo Stadio per la Roma a Tor di Valle, nove persone sono state arrestate questa mattina (per 6 indagati è stata disposta la custodia cautelare in carcere, per 3 gli arresti domiciliari) nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, denominata “Rinascimento”. L’indagine concerne un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive e di una serie indeterminata di delitti contro la Pubblica Amministrazione, nell’ambito delle procedure connesse alla realizzazione del nuovo stadio per la A.S. Roma calcio (la proprietà infatti non sarà del club ma di privati).
Le misure cautelari disposte dal gip riguardano anche il rampante costruttore Luca Parnasi, il presidente dell’Acea Luca Lanzalone e un alto esponente del Consiglio regionale del Lazio (il vice presidente del consiglio Adriano Palozzi di Forza Italia), l’ex assessore regionale Michele Civita (Pd). Le relazioni di Parnasi con gli ambienti delle amministrazioni locali di Roma e del Lazio sono note.
E’ il palazzinaro che più ha guadagnato in termini di cubature e affari negli ultimi anni nella Capitale. Suo è il grattacielo del Torrino acquistato dalla ex Provincia di Roma (ora Città Metropolitana) per deportarvi tutti gli uffici e i dipendenti. Sua l’impronta sulla cementificazione di Tor di Valle con il pretesto del nuovo Stadio per la Roma come pagamento del debito accumulato verso Unicredit. Sue le concessioni edilizie ottenute grazie agli accordi in compensazione sul Parco di Tor Marancia (cubature avviate, parco ancora lettera morta).
Ma la vicenda coinvolge anche la giunta comunale della Raggi. Ieri con un post su Facebook la sindaca, avvertiva che “lo stadio di Tor di Valle si avvicina”. Nel messaggio la sindaca ha fatto il punto sullo stato dei lavori e informava che “sono arrivate 31 osservazioni al progetto (lunedì a mezzanotte scadeva il tempo per presentare le osservazioni sulla variante al Piano regolatore) e già da martedì ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo”. Proprio la capitolazione della giunta comunale M5S sullo Stadio per la Roma, era stata oggetto di un duro scontro interno al movimento e agli assessori comunali. Ci furono le dimissioni dell’urbanista Paolo Berdini da assessore e la crisi della giunta nell’Ottavo Municipio (dove si è votato domenica e il M5S è crollato). Ma si consumò anche la rottura frontale tra la nuova giunta comunale e i movimenti ambientalisti e del territorio. Infine, ma non per importanza, il M5S ai massimi livelli volle insediare Luca Lanzalone come uomo di fiducia al vertice dell’Acea.
Su questo vedi dall’archivio di Contropiano:
Gli affari di Parnasi e Unicredit sulla pelle della città
Tifo da Stadio
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Le misure cautelari disposte dal gip riguardano anche il rampante costruttore Luca Parnasi, il presidente dell’Acea Luca Lanzalone e un alto esponente del Consiglio regionale del Lazio (il vice presidente del consiglio Adriano Palozzi di Forza Italia), l’ex assessore regionale Michele Civita (Pd). Le relazioni di Parnasi con gli ambienti delle amministrazioni locali di Roma e del Lazio sono note.
E’ il palazzinaro che più ha guadagnato in termini di cubature e affari negli ultimi anni nella Capitale. Suo è il grattacielo del Torrino acquistato dalla ex Provincia di Roma (ora Città Metropolitana) per deportarvi tutti gli uffici e i dipendenti. Sua l’impronta sulla cementificazione di Tor di Valle con il pretesto del nuovo Stadio per la Roma come pagamento del debito accumulato verso Unicredit. Sue le concessioni edilizie ottenute grazie agli accordi in compensazione sul Parco di Tor Marancia (cubature avviate, parco ancora lettera morta).
Ma la vicenda coinvolge anche la giunta comunale della Raggi. Ieri con un post su Facebook la sindaca, avvertiva che “lo stadio di Tor di Valle si avvicina”. Nel messaggio la sindaca ha fatto il punto sullo stato dei lavori e informava che “sono arrivate 31 osservazioni al progetto (lunedì a mezzanotte scadeva il tempo per presentare le osservazioni sulla variante al Piano regolatore) e già da martedì ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo”. Proprio la capitolazione della giunta comunale M5S sullo Stadio per la Roma, era stata oggetto di un duro scontro interno al movimento e agli assessori comunali. Ci furono le dimissioni dell’urbanista Paolo Berdini da assessore e la crisi della giunta nell’Ottavo Municipio (dove si è votato domenica e il M5S è crollato). Ma si consumò anche la rottura frontale tra la nuova giunta comunale e i movimenti ambientalisti e del territorio. Infine, ma non per importanza, il M5S ai massimi livelli volle insediare Luca Lanzalone come uomo di fiducia al vertice dell’Acea.
Su questo vedi dall’archivio di Contropiano:
Gli affari di Parnasi e Unicredit sulla pelle della città
Tifo da Stadio
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11/12/2017
[Roma] Chi pagherà lo Stadio del(la) capitale?
Con la Conferenza dei Servizi di martedì è giunta l’approvazione definitiva allo stadio della Roma.
In un rarissimo episodio di coesione istituzionale, Movimento 5 Stelle e
Partito Democratico hanno messo da parte polemiche politiche ed
elettorali per dare a quest’opera il via libera finale, salutato dal
plauso pressoché totale dei media e dal giubilo irrefrenabile della
tifoseria giallorossa.
In questo modo si chiude una vicenda dalla lunghissima gestazione. Primo proponente di uno stadio di proprietà dell’ASRoma fu infatti Dino Viola, indimenticato Presidente della Roma scudettata 1982-83, ma anche imprenditore degli armamenti e senatore della Democrazia Cristiana fra il 1983 e il 1987. Ne parlò nel 1985, ma non se ne fece nulla. Arriviamo così al settembre 2014, quando l’attuale Presidente James Pallotta e il Sindaco Marino raggiungono un accordo definitivo per realizzare il nuovo stadio presso l’ex ippodromo di Tor di Valle. La scelta dell’area non è un caso: essa appartiene a Luca Parnasi, ultimo erede di una delle più importanti famiglie di costruttori romani, partner di Pallotta nel progetto stadio nonché esposto per oltre 450 milioni di euro verso Unicredit – va da sé che l’istituto bancario è uno dei più grandi sponsor dell’operazione.
Il progetto viene gestito dall’assessore all’urbanistica Giovanni Caudo, che autorizza da un parte il cambio di destinazione d’uso dell'area (da parco attrezzato a luogo in cui sorgeranno, insieme allo stadio, centri commerciali e uffici) e un fortissimo incremento delle cubature; dall’altra, però, vincola Pallotta e soci al finanziamento di opere pubbliche per oltre 200 milioni di euro (circa il 30% dell’investimento totale) da realizzare prima dell’apertura dello stadio. Da questo punto di vista, questa operazione rappresenta un enorme passo avanti rispetto gli ultimi 30 anni di urbanistica romana, in cui i privati si accordavano in maniera informale con il Comune per limitare le opere pubbliche da finanziare a meno del 10% dell’importo totale dell’opera, da realizzare solo successivamente al completamento degli edifici privati. Certo, anche in questo caso la giunta Marino è rimasta fedele alla sua impostazione legalista e liberale, non rinunciando a delegare al privato l’iniziativa urbana e lasciando nelle sue mani la gestione e i profitti del bene pubblico. Nonostante ciò, il Movimento 5 Stelle è riuscito nell’ardua impresa di farcela rimpiangere!
Quando nel 2016 arriva in Campidoglio, il Movimento 5 Stelle promette discontinuità e cambiamento. E all’inizio un cambiamento sembra esserci davvero, con il neo-assessore all’urbanistica Paolo Berdini che denuncia l’operazione stadio come un’enorme speculazione edilizia, utile solo agli interessi del capitalismo finanziario e immobiliare. Ma come sappiamo dopo pochi mesi Berdini viene allontanato dalla Giunta, e lo stadio viene rilanciato in pompa magna dalla Sindaca, che nel febbraio 2017 presenta il nuovo progetto, in cui a furor di popolo sono stati eliminati i tre edifici più alti. In questo modo la Raggi riesce a tagliare le cubature del 40% circa, ma insieme a queste riduce anche le infrastrutture che il privato si era impegnato a realizzare di oltre il 70%.
Ovviamente l’ASRoma non poteva che gioire di questo cambiamento, che la alleggeriva di oneri di costruzione per oltre cento milioni di euro; ma questa modifica non costituisce solo un gigantesco favore all’ASRoma, ma anche un drammatico problema per l’urbanistica cittadina: infatti, anche un bambino capisce che riducendo le cubature destinate ad uffici, non si riducono le infrastrutture di cui ha bisogno uno stadio moderno. Esattamente come nella prima versione del progetto, più di 50.000 tifosi si riverseranno tutti insieme e nell’arco di poche ore nell’area di Tor Valle; ma mentre nel primo caso Pallotta era obbligato a costruire, fra le altre cose, il prolungamento della Metro B, lo svincolo dell’autostrada Roma-Fiumicino e l’unificazione della vie del Mare-Ostiense, nel progetto del M5S il suo contributo è limitato a una mancetta di circa 50 milioni di euro, da spendere in nuovi treni per la Roma-Lido e poco altro.
Di fronte a una visione così miope, in cui a vincere sono solo Pallotta, Parnasi e Unicredit, inizialmente il gruppo PD regionale, capeggiato da Nicola Zingaretti, aveva bloccato il progetto M5S per l’evidente carenza di infrastrutture; per una volta, sembrava che il PD potesse schierarsi dalla parte della cittadinanza, non tanto per credo politico quanto almeno per convenienza elettorale. Ma purtroppo i nostri eroi proprio non ce l’hanno fatta a dire no al grande capitale del nostro paese; anzi è stato proprio il Ministro dello Sport Luca Lotti, renziano della prima ora, a sbloccare la situazione, impegnandosi a finanziare insieme al Ministro dei Trasporti Graziano Del Rio con circa 100 milioni di euro di soldi pubblici il secondo ponte previsto nel progetto della Roma, alla cui creazione il PD regionale aveva vincolato il proprio assenso. E così, senza nuove linee metro ma con due nuovi ponti entrambi a carico dell’erario statale, si conclude una vicenda istituzionale in cui vediamo ancora una volta come anche in Italia, quando c’è una precisa volontà politica, esista la possibilità di sfondare il vincolo del debito e finanziare opere strategiche; peccato che questo processo sia sempre a vantaggio di poche aziende, e mai di chi ne ha veramente bisogno.
Oggi tutti festeggiano, il capitalismo, la politica, l’informazione ma anche la maggioranza dei tifosi della Roma, convinti che il nuovo stadio spalancherà loro le porte del successo sull’onda del tanto decantato modello inglese. Ma in cosa consiste questo modello inglese? Se lo stadio di proprietà è diventato l’unico strumento possibile per mantenere in attivo i bilanci di una società sportiva e garantirne la competitività internazionale, bisognerebbe allora farsi una domanda: come si produrranno, concretamente, questi nuovi introiti? Basta guardare l’Inghilterra per scoprire la risposta: a pagare saranno i tifosi stessi, quelli che vivono il calcio come uno sport popolare, con passione e attaccamento. Quest’anno chi vuol vedere una partita del Chelsea o dell’Arsenal, paga per biglietti “economici” circa 100 €: quanti dei giallorossi che oggi celebrano il nuovo stadio se lo potrebbero permettere? Dietro il modello inglese c’è quindi un preciso progetto di sostituzione sociale, che mira a fare degli stadi dei luoghi di divertimento a cui solo la classe medio-alta può permettersi l’accesso. Sciaguratamente i tifosi della Roma, i più grandi promotori di quest’opera, sono anche le prime vittime di questo raggiro.
Forse l’aspetto più inquietante di tutta questa storia è l’ennesima dimostrazione che oggi in Italia il modello economico, sociale, ambientale e sportivo sia sempre lo stesso, un modello per cui imprenditori, costruttori e banche fanno profitti milionari pagati dalla collettività. In questo senso lo stadio dell’ASRoma non è così diverso dalle più famose vicende di cronaca di questi anni, in cui si privatizzano le risorse e si socializzano i debiti attraverso la progressiva distruzione di diritti, comunità e territorio.
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In questo modo si chiude una vicenda dalla lunghissima gestazione. Primo proponente di uno stadio di proprietà dell’ASRoma fu infatti Dino Viola, indimenticato Presidente della Roma scudettata 1982-83, ma anche imprenditore degli armamenti e senatore della Democrazia Cristiana fra il 1983 e il 1987. Ne parlò nel 1985, ma non se ne fece nulla. Arriviamo così al settembre 2014, quando l’attuale Presidente James Pallotta e il Sindaco Marino raggiungono un accordo definitivo per realizzare il nuovo stadio presso l’ex ippodromo di Tor di Valle. La scelta dell’area non è un caso: essa appartiene a Luca Parnasi, ultimo erede di una delle più importanti famiglie di costruttori romani, partner di Pallotta nel progetto stadio nonché esposto per oltre 450 milioni di euro verso Unicredit – va da sé che l’istituto bancario è uno dei più grandi sponsor dell’operazione.
Il progetto viene gestito dall’assessore all’urbanistica Giovanni Caudo, che autorizza da un parte il cambio di destinazione d’uso dell'area (da parco attrezzato a luogo in cui sorgeranno, insieme allo stadio, centri commerciali e uffici) e un fortissimo incremento delle cubature; dall’altra, però, vincola Pallotta e soci al finanziamento di opere pubbliche per oltre 200 milioni di euro (circa il 30% dell’investimento totale) da realizzare prima dell’apertura dello stadio. Da questo punto di vista, questa operazione rappresenta un enorme passo avanti rispetto gli ultimi 30 anni di urbanistica romana, in cui i privati si accordavano in maniera informale con il Comune per limitare le opere pubbliche da finanziare a meno del 10% dell’importo totale dell’opera, da realizzare solo successivamente al completamento degli edifici privati. Certo, anche in questo caso la giunta Marino è rimasta fedele alla sua impostazione legalista e liberale, non rinunciando a delegare al privato l’iniziativa urbana e lasciando nelle sue mani la gestione e i profitti del bene pubblico. Nonostante ciò, il Movimento 5 Stelle è riuscito nell’ardua impresa di farcela rimpiangere!
Quando nel 2016 arriva in Campidoglio, il Movimento 5 Stelle promette discontinuità e cambiamento. E all’inizio un cambiamento sembra esserci davvero, con il neo-assessore all’urbanistica Paolo Berdini che denuncia l’operazione stadio come un’enorme speculazione edilizia, utile solo agli interessi del capitalismo finanziario e immobiliare. Ma come sappiamo dopo pochi mesi Berdini viene allontanato dalla Giunta, e lo stadio viene rilanciato in pompa magna dalla Sindaca, che nel febbraio 2017 presenta il nuovo progetto, in cui a furor di popolo sono stati eliminati i tre edifici più alti. In questo modo la Raggi riesce a tagliare le cubature del 40% circa, ma insieme a queste riduce anche le infrastrutture che il privato si era impegnato a realizzare di oltre il 70%.
Ovviamente l’ASRoma non poteva che gioire di questo cambiamento, che la alleggeriva di oneri di costruzione per oltre cento milioni di euro; ma questa modifica non costituisce solo un gigantesco favore all’ASRoma, ma anche un drammatico problema per l’urbanistica cittadina: infatti, anche un bambino capisce che riducendo le cubature destinate ad uffici, non si riducono le infrastrutture di cui ha bisogno uno stadio moderno. Esattamente come nella prima versione del progetto, più di 50.000 tifosi si riverseranno tutti insieme e nell’arco di poche ore nell’area di Tor Valle; ma mentre nel primo caso Pallotta era obbligato a costruire, fra le altre cose, il prolungamento della Metro B, lo svincolo dell’autostrada Roma-Fiumicino e l’unificazione della vie del Mare-Ostiense, nel progetto del M5S il suo contributo è limitato a una mancetta di circa 50 milioni di euro, da spendere in nuovi treni per la Roma-Lido e poco altro.
Di fronte a una visione così miope, in cui a vincere sono solo Pallotta, Parnasi e Unicredit, inizialmente il gruppo PD regionale, capeggiato da Nicola Zingaretti, aveva bloccato il progetto M5S per l’evidente carenza di infrastrutture; per una volta, sembrava che il PD potesse schierarsi dalla parte della cittadinanza, non tanto per credo politico quanto almeno per convenienza elettorale. Ma purtroppo i nostri eroi proprio non ce l’hanno fatta a dire no al grande capitale del nostro paese; anzi è stato proprio il Ministro dello Sport Luca Lotti, renziano della prima ora, a sbloccare la situazione, impegnandosi a finanziare insieme al Ministro dei Trasporti Graziano Del Rio con circa 100 milioni di euro di soldi pubblici il secondo ponte previsto nel progetto della Roma, alla cui creazione il PD regionale aveva vincolato il proprio assenso. E così, senza nuove linee metro ma con due nuovi ponti entrambi a carico dell’erario statale, si conclude una vicenda istituzionale in cui vediamo ancora una volta come anche in Italia, quando c’è una precisa volontà politica, esista la possibilità di sfondare il vincolo del debito e finanziare opere strategiche; peccato che questo processo sia sempre a vantaggio di poche aziende, e mai di chi ne ha veramente bisogno.
Oggi tutti festeggiano, il capitalismo, la politica, l’informazione ma anche la maggioranza dei tifosi della Roma, convinti che il nuovo stadio spalancherà loro le porte del successo sull’onda del tanto decantato modello inglese. Ma in cosa consiste questo modello inglese? Se lo stadio di proprietà è diventato l’unico strumento possibile per mantenere in attivo i bilanci di una società sportiva e garantirne la competitività internazionale, bisognerebbe allora farsi una domanda: come si produrranno, concretamente, questi nuovi introiti? Basta guardare l’Inghilterra per scoprire la risposta: a pagare saranno i tifosi stessi, quelli che vivono il calcio come uno sport popolare, con passione e attaccamento. Quest’anno chi vuol vedere una partita del Chelsea o dell’Arsenal, paga per biglietti “economici” circa 100 €: quanti dei giallorossi che oggi celebrano il nuovo stadio se lo potrebbero permettere? Dietro il modello inglese c’è quindi un preciso progetto di sostituzione sociale, che mira a fare degli stadi dei luoghi di divertimento a cui solo la classe medio-alta può permettersi l’accesso. Sciaguratamente i tifosi della Roma, i più grandi promotori di quest’opera, sono anche le prime vittime di questo raggiro.
Forse l’aspetto più inquietante di tutta questa storia è l’ennesima dimostrazione che oggi in Italia il modello economico, sociale, ambientale e sportivo sia sempre lo stesso, un modello per cui imprenditori, costruttori e banche fanno profitti milionari pagati dalla collettività. In questo senso lo stadio dell’ASRoma non è così diverso dalle più famose vicende di cronaca di questi anni, in cui si privatizzano le risorse e si socializzano i debiti attraverso la progressiva distruzione di diritti, comunità e territorio.
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31/05/2017
Stadio per la Roma. Il M5S:”abbiamo fatto un capolavoro”. Replica: “ha vinto di nuovo la rendita”
Ricordate il nuovo stadio “per” la Roma? A che punto stanno le cose? Intervista a Paolo Ferrara (M5S), replica di Antonello Sotgia (urbanista).
Mesi fa è stato al centro di uno scontro politico e di polemiche ferocissime sui mass media contro l’opposizione della giunta Raggi al progetto. La cementificazione a Tor Di Valle era stata messa in cantiere da un cordata guidata dal rampante costruttore Parnasi (amico e finanziatore del Pd). Poi la giunta comunale è arrivata ad un accordo con i costruttori e le banche che sponsorizzano il progetto. Si è parlato di riduzione di cubature e di urbanistica contrattata.
La campagna dei mass media (Repubblica e Corriere della Sera in testa) improvvisamente ha abbassato i toni e spento i riflettori su Roma e la giunta Raggi e qualcuno, prima scettico o addirittura ostile, ha cominciato a segnalare la “capacità di governo” del M5S. Poi dopo qualche mese hanno ricominciato il tartassamento, questa volta sull’emergenza rifiuti, mentre la Capitale perde ogni settimana un pezzo della propria economia e di lavoro senza che da Comune e Regione vengano segnali di risveglio.
Ma lo Stadio “per” la Roma (non “della” Roma, ndr) che fine ha fatto? Tre mesi di silenzio. Qualche giorno fa Radio Città Aperta ha intervistato su questo il capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, che ha commentato entusiasticamente il risultato raggiunto. Abbiamo chiesto ad un urbanista molto conosciuto a Roma e tra i movimenti sociali, Antonello Sotgia, un commento a quanto dichiarato dal capogruppo M5S. Il giudizio non è affatto entusiasta né entusiasmante. In una città dove speculatori, banche e palazzinari fanno il ritmo di marcia e definiscono i parametri dello sviluppo urbanistico, sullo stadio non c’è stata neanche la riduzione del danno, ma solo il ritorno al progetto originario, che poi è quello che la Giunta Marino aveva accettato di ampliare a dismisura nelle cubature premiandolo addirittura con una delibera di interesse pubblico sull’opera. Una operazione che sembrava stoppata e invece...
Qui di seguito l’intervista a Paolo Ferrara e il commento di Antonello Sotgia. Buona lettura.
Intervista a Paolo Ferrara, capogruppo Movimento 5 Stelle.
Quali sono le novità rispetto a questo progetto di realizzazione dello stadio, in questo caso della società sportiva As Roma? Conosciamo bene, chi ci ascolta conosce bene le complicazioni, il lungo iter e la situazione aggiornata a qualche tempo fa. A che punto siamo oggi?
Diciamo che sono tutte buone notizie, fortunatamente. Andiamo spediti, il progetto è stato completamente modificato, così come avevamo richiesto al proponente, rispecchia pienamente gli indirizzi del Movimento 5 Stelle, ovvero del programma che avevamo proposto ai romani, ovvero uno stadio fatto bene, con delle offerte da parte del proponente veramente all’avanguardia, che riguardano comunque il rispetto dell’ambiente, ma tantissime altre cose che sono a favore dei cittadini romani, oltre che dei tifosi della Roma.
Partiamo dalle criticità che erano state evidenziate rispetto al progetto precedente. Innanzitutto... le questioni quali erano? Le questioni erano l’impatto ambientale che un progetto del genere poteva avere, l’impatto urbanistico che una struttura così ampia poteva avere su quel quadrante, la ristrettezza dei divieti di accesso ecc. ecc. e il dubbio speculativo rispetto al progetto. Questi erano i tre filoni di contestazione complessivamente al progetto...
Comincerei per ordine. Riguardo a questa prima questione, progetto ambientale. Voi sapete che lo stadio sarà il primo stadio con la certificazione Golden Light, ovvero avrà tutti gli standard ambientali... ne dico uno, per far capire ai nostri ascoltatori di cosa si sta parlando. Tutti i materiali di scavo verranno riutilizzati per costruire. Questa è una cosa bellissima. Ma non solo. Gli spazi avranno degli standard energetici sopra ai soliti che vengono proposti nelle realizzazioni e nelle costruzioni che abbiamo visto in questi anni. Ma non solo. Abbiamo aumentato il verde pubblico all’interno del complesso. C’è tutto quello che serve. Andiamo ad affrontare il discorso del dissesto idrogeologico risolvendolo nel quartiere di Decima. L’impatto urbanistico... Abbiamo eliminato le torri, la riduzione del 50% delle cubature di cemento, questa è un’altra novità che abbiamo inserito e che abbiamo voluto noi come Movimento 5 Stelle. Ci sono tutte le opere pubbliche che servono a supporto dell’utenza... Abbiamo investito sulla Roma-Lido, più di 30 milioni di euro andranno a sostegno della Roma-Lido. C’è tutto. C’è l’allargamento dell’ultima parte della via del mare, il ponte dei Congressi che verrà realizzato con fondi ministeriali, a supporto dell’operazione. Praticamente questo è uno stadio fatto bene, è un’operazione che il Movimento 5 Stelle si può veramente intestare, un successo per la città.
Per quello che riguarda l’aspetto relativo invece alla questione dell’impatto urbanistico. Un quadrante che è la porta che arriva a Roma dal settore sud e che è caratterizzato già adesso da un’incidenza molto forte del traffico, della complessità di gestione per i cittadini romani, della difficoltà di gestione dei servizi... Si diceva: un’opera così complessa e così pesante, anche per quello che immaginiamo sia la durata dei lavori, ecc. potrebbe portare nel caos un settore che forse non si riprenderà più. Questo è almeno quello che si diceva relativamente al primo progetto dello stadio.
Possiamo fare chiarezza su questo, naturalmente. Il primo progetto, hai detto benissimo. L’area non l’abbiamo scelta noi, l’ha scelta la vecchia amministrazione. Noi ci siamo trovati un progetto megagalattico, con cubature enormi e con rischi enormi. L’abbiamo azzerato e abbiamo fatto in modo di proporne uno nuovo che, comunque, dia tutte le attenzioni a quello che lei stava dicendo. Abbiamo fatto un’operazione capolavoro qui a Roma su questo, sui danni che loro avevano fatto in precedenza. Noi probabilmente, se avessimo avuto la possibilità di scegliere avremmo scelto un altro luogo. Ma questo, purtroppo, lo sapete benissimo che il luogo scelto dalle vecchie amministrazioni è stato quello, per cui a noi il merito di aver in qualche modo risolto i problemi che loro hanno creato.
C’è una tempistica che si può immaginare o è ancora troppo presto per immaginare una tempistica... un momento di partenza e un momento di arrivo, di chiusura di questi lavori? E poi magari anche se è possibile immaginare quali sono le varianti ai vari piani urbanistici, se la circolazione è prevista sempre nello stesso modo oppure se è troppo presto per parlare di questi particolari tecnico-urbanistici...
Io non entrerei nei particolari tecnici, anche perché comunque c’è un iter. Io una cosa la so e la posso dire di certo: che noi siamo nei tempi ed entro il 15 porteremo la delibera in aula. Dopo di che la regione dovrà sicuramente riaprire una piccola conferenza di servizi considerando che ce n’è stata già una importante e ognuno faccia la sua parte, qui la regione faccia la sua. E’ chiaro che noi porteremo avanti per la nostra competenza tutto l’iter, su questo non c’è dubbio, fino in fondo. Dopo di che io sottolineerei una cosa importante, che le amministrazioni precedenti non hanno mai fatto: noi metteremo in atto delle convenzioni ben precise legate alla delibera, dove all’interno metteremo dei paletti. Prima a Roma si fanno le opere, da oggi, e poi si costruiscono i palazzi. E così succederà anche per lo stadio. Se non ci sono le opere pubbliche non si parte con gli altri lavori. Noi in questo mettiamo l’innovazione storica. Sapete come hanno lasciato in questi anni i costruttori romani, grazie alle amministrazioni precedenti, le nostre periferie... Con noi questo non succederà. Convenzioni precise, opere pubbliche, poi si costruiscono i palazzi e tutto quello che serve comunque all’impianto che stiamo proponendo e che stanno proponendo.
Per quello che riguarda invece... quindi la famosa fermata della metro piuttosto che l’ampliamento delle strade... fanno parte di queste opere pubbliche che sono pregiudiziali... senza queste non c’è lo stadio, ossia l’area avrà dei servizi pubblici a disposizione dei cittadini? Questo ci interessa sapere.
Assolutamente. I cittadini avranno un progetto finito. Non succederà più quello che è successo da altre parti dove vengono fatti edifici a servizio del privato, vengono fatte opere riconducibili ad un business che – giustamente, anche, per carità – il privato sta proponendo. Non succederà più questo. Se non ci sono le opere pubbliche e servizi non ci sarà neanche lo stadio. Ma questo siamo d’accordo anche con il proponente, siamo proprio veramente dando un input a questo proponendo un nuovo modo di fare l’urbanistica a Roma. Questo il Movimento 5 Stelle l’aveva detto in campagna elettorale e lo sta rispettando in questo momento. C’è in questo momento pieno accordo con tutte le parti in causa per cambiare finalmente questa città, anche dal punto di vista dell’urbanistica.
Passiamo all’ultimo punto, quello relativo alla speculazione. Già quello che ci ha detto, almeno teoricamente, mette dei paletti anche all’approccio speculativo e un po’ famelico che abbiamo conosciuto in questa città. Noi sappiamo che Roma è stata vittima per tanti anni, forse per decenni, di appetiti insaziabili di speculatori... I famosi palazzinari, naturalmente con la connivenza delle amministrazioni e il problema è che adesso.... C’è la possibilità di impedire questo processo? Lei ci ha detto già alcune cose interessanti. Sì, investire e fare profitto ma con una ricaduta certo per la cittadinanza. E’ questo il limite che voi tenete... lo scudo alla speculazione, e comunque se deve essere speculazione che sia a ricaduta della collettività.
Questo è un punto fermo, ha fatto bene a sottolinearlo, ho delle indicazioni anche per questo, naturalmente. Il comune di Roma non mette un soldo in questa operazione, non ci sono soldi pubblici del comune di Roma. Forse negli altri anni questo non succedeva. Detto questo, abbiamo chiesto – e questo verrà messo nelle convenzioni e anche all’interno della delibera – che alcuni spazi che vengono creati all’interno del progetto siano per uso sociale, ovvero per i cittadini romani, a garanzia proprio di non speculazione in questo senso. Dopo di che gli standard sono tutti controllati in modo accurato, tutti i servizi ci saranno per i cittadini, voglio dire il comune di Roma sarà comunque, in qualche modo... anche per l’indotto, per quello che porterà poi lo stadio, ricompensato insomma...
Bene, per il momento il quadro è abbastanza chiaro. Tempistica, ripeto... E’ troppo presto per parlare di tempi?
E’ troppo presto. In questo momento le ho detto per l’atterraggio della delibera, ma io credo che comunque in poco tempo questa cosa si realizzerà. Certo, in poco tempo intendo comunque un percorso che dovrà prevedere tutti gli step necessari...
Certo. Il percorso necessario per fare le cose in trasparenza e in correttezza...
Assolutamente...
Di Antonello Sotgia (urbanista)
“Sono tutte buone notizie “per Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Consiglio Comunale di Roma Capitale, quelle che riguardano il “nuovo” progetto dello Stadio a Tor di Valle. Rispondendo, con molto garbo e disponibilità, alle puntuali domande di Radio Città Aperta, taglia corto: “il nuovo progetto risponde al programma che avevamo proposto ai romani”. Quindi, e questa è una notizia, quando lo stesso movimento aveva votato (con gli allora consiglieri Raggi, Frongia, De Vito), nella precedente legislatura, contro lo Stadio e la delibera di pubblica utilità, con tutta evidenza, deve averlo fatto “a sua insaputa”.
Ora il progetto torna, in una nuova veste sul tavolo, anche perché non si è mai presa in considerazione la possibilità, reale, di rimettere in discussione una localizzazione che, come onestamente afferma lo stesso Ferrara, “avendone la possibilità, non avrebbero scelto”. Lui evidentemente deve conoscere i risultati della rivisitazione progettuale perché ora, il catino di mister Pallotta e il suo (ancora) tanto che si porta appresso, diventa “un successo che il Movimento 5 stelle si può veramente intestare, un successo per la città”.
Nell’entusiasmo il capogruppo dimentica che continuano ad esserci ancora alcuni importanti pareri contrari. Contro quello della Sovrintendenza la società proponente, che non è A.S. Roma, ha presentato intanto ricorso. Sarà accettato? Basterà per risolvere questo caso, così come il contestuale persistente pronunciamento negativo regionale, quella che lui chiama una “piccola” conferenza dei servizi? Cosa significa piccola? Che dovrà durare poco? Che dovrà vedere ridotti il numero degli enti partecipanti? Che dovrà fidarsi sulla parola, senza guardare le nuove carte, di quella che lui chiama “innovazione storica” ma che, in questo ha ragione, non è mai stata applicata anche se si sarebbe dovuto (come non ricordare a questo proposito le tante battaglie dell’A.S.I.A.) costruire prima le opere pubbliche e poi il resto?
Lui, rispondendo, dice chiaramente che “non entrerebbe in particolari tecnici” ed ha ragione. Sarebbe sufficiente, e queste non sono domande tecniche, che chi governa la città ci chiarisse se le trasformazioni di Roma debbano continuare ad essere “ricevute” dai vari proponenti e alla città spetti il solo compito di accettarle. Se ancora quando i progetti, come in questo caso, esondano dai numeri che il PRG stabilisce per un determinato luogo, sia sufficiente che questo processo che incide direttamente sull’abitare all’intorno, possa essere compensato da quella per lui “cosa bellissima” che “tutti i materiali di scavo verranno riutilizzati per costruire” senza sapere se magari non sia necessaria un’operazione profonda di bonifica visto lo stato “attuale” dell’area.
Sarebbe troppo chiedere un pronunciamento preliminare, ora, sugli “emendamenti” in discussione alla Camera alla legge sugli stadi che prevedono l’introduzione di “residenze di servizio per gli addetti” nella misura del 20% della cubatura che, è scritto, non partecipano alla determinazione della quota di servizi pubblici da fornire? Da chi sono abitate, oggi, le case degli “articoli 18” tanto per fare un esempio immediato. Dal personale destinato a combattere la criminalità?
Cosa significa fare le cose in trasparenza, se non si risponde alle domande che l’abitare pone alla città, limitandosi a richiedere di far scorrere l’iter velocemente.
Proprio ieri sera, al termine della festa per l’addio di Francesco Totti, James Pallotta, il Presidente, che a quella cerimonia si era imbucato da non invitato, ha detto che lo Stadio dovrà essere finito entro il 2020, altrimenti venderà tutto.
Promuovere un’iniziativa privata, ottenere il via libera e andar via dopo aver valorizzato un’area, dal PRG non destinata a quello per cui si è ottenuto il titolo edilizio-urbanistico, è un film che in questa città ci eravamo illusi, che con il “nuovo” corso sarebbe stato ritirato dalla circolazione.
Basterà l’entusiasmo di Paolo Ferrara e dei suoi, vedendo sostituite le torri di Libeskind con una marmellata di uffici, che alcuni rendering in circolazione avvicinano singolarmente al Watergate realizzato dall’Immobiliare a Washington, a interrompere lo scorrere ancora della “pellicola” della rendita?
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Probabilmente sono menagramo ma credo diventi sempre più palese che il M5S sia del tutto inadeguato al cambio necessario dello stato di cose presenti.
Questi mantengono il medesimo approccio di curatori fallimentari del Paese (o curatori degli interessi privati a scapito del pubblico) che però inverano con un pizzico di garbo e professionalità presunta in più rispetto ai predecessori, ma niente di più.
Mesi fa è stato al centro di uno scontro politico e di polemiche ferocissime sui mass media contro l’opposizione della giunta Raggi al progetto. La cementificazione a Tor Di Valle era stata messa in cantiere da un cordata guidata dal rampante costruttore Parnasi (amico e finanziatore del Pd). Poi la giunta comunale è arrivata ad un accordo con i costruttori e le banche che sponsorizzano il progetto. Si è parlato di riduzione di cubature e di urbanistica contrattata.
La campagna dei mass media (Repubblica e Corriere della Sera in testa) improvvisamente ha abbassato i toni e spento i riflettori su Roma e la giunta Raggi e qualcuno, prima scettico o addirittura ostile, ha cominciato a segnalare la “capacità di governo” del M5S. Poi dopo qualche mese hanno ricominciato il tartassamento, questa volta sull’emergenza rifiuti, mentre la Capitale perde ogni settimana un pezzo della propria economia e di lavoro senza che da Comune e Regione vengano segnali di risveglio.
Ma lo Stadio “per” la Roma (non “della” Roma, ndr) che fine ha fatto? Tre mesi di silenzio. Qualche giorno fa Radio Città Aperta ha intervistato su questo il capogruppo del M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, che ha commentato entusiasticamente il risultato raggiunto. Abbiamo chiesto ad un urbanista molto conosciuto a Roma e tra i movimenti sociali, Antonello Sotgia, un commento a quanto dichiarato dal capogruppo M5S. Il giudizio non è affatto entusiasta né entusiasmante. In una città dove speculatori, banche e palazzinari fanno il ritmo di marcia e definiscono i parametri dello sviluppo urbanistico, sullo stadio non c’è stata neanche la riduzione del danno, ma solo il ritorno al progetto originario, che poi è quello che la Giunta Marino aveva accettato di ampliare a dismisura nelle cubature premiandolo addirittura con una delibera di interesse pubblico sull’opera. Una operazione che sembrava stoppata e invece...
Qui di seguito l’intervista a Paolo Ferrara e il commento di Antonello Sotgia. Buona lettura.
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Intervista a Paolo Ferrara, capogruppo Movimento 5 Stelle.
Quali sono le novità rispetto a questo progetto di realizzazione dello stadio, in questo caso della società sportiva As Roma? Conosciamo bene, chi ci ascolta conosce bene le complicazioni, il lungo iter e la situazione aggiornata a qualche tempo fa. A che punto siamo oggi?
Diciamo che sono tutte buone notizie, fortunatamente. Andiamo spediti, il progetto è stato completamente modificato, così come avevamo richiesto al proponente, rispecchia pienamente gli indirizzi del Movimento 5 Stelle, ovvero del programma che avevamo proposto ai romani, ovvero uno stadio fatto bene, con delle offerte da parte del proponente veramente all’avanguardia, che riguardano comunque il rispetto dell’ambiente, ma tantissime altre cose che sono a favore dei cittadini romani, oltre che dei tifosi della Roma.
Partiamo dalle criticità che erano state evidenziate rispetto al progetto precedente. Innanzitutto... le questioni quali erano? Le questioni erano l’impatto ambientale che un progetto del genere poteva avere, l’impatto urbanistico che una struttura così ampia poteva avere su quel quadrante, la ristrettezza dei divieti di accesso ecc. ecc. e il dubbio speculativo rispetto al progetto. Questi erano i tre filoni di contestazione complessivamente al progetto...
Comincerei per ordine. Riguardo a questa prima questione, progetto ambientale. Voi sapete che lo stadio sarà il primo stadio con la certificazione Golden Light, ovvero avrà tutti gli standard ambientali... ne dico uno, per far capire ai nostri ascoltatori di cosa si sta parlando. Tutti i materiali di scavo verranno riutilizzati per costruire. Questa è una cosa bellissima. Ma non solo. Gli spazi avranno degli standard energetici sopra ai soliti che vengono proposti nelle realizzazioni e nelle costruzioni che abbiamo visto in questi anni. Ma non solo. Abbiamo aumentato il verde pubblico all’interno del complesso. C’è tutto quello che serve. Andiamo ad affrontare il discorso del dissesto idrogeologico risolvendolo nel quartiere di Decima. L’impatto urbanistico... Abbiamo eliminato le torri, la riduzione del 50% delle cubature di cemento, questa è un’altra novità che abbiamo inserito e che abbiamo voluto noi come Movimento 5 Stelle. Ci sono tutte le opere pubbliche che servono a supporto dell’utenza... Abbiamo investito sulla Roma-Lido, più di 30 milioni di euro andranno a sostegno della Roma-Lido. C’è tutto. C’è l’allargamento dell’ultima parte della via del mare, il ponte dei Congressi che verrà realizzato con fondi ministeriali, a supporto dell’operazione. Praticamente questo è uno stadio fatto bene, è un’operazione che il Movimento 5 Stelle si può veramente intestare, un successo per la città.
Per quello che riguarda l’aspetto relativo invece alla questione dell’impatto urbanistico. Un quadrante che è la porta che arriva a Roma dal settore sud e che è caratterizzato già adesso da un’incidenza molto forte del traffico, della complessità di gestione per i cittadini romani, della difficoltà di gestione dei servizi... Si diceva: un’opera così complessa e così pesante, anche per quello che immaginiamo sia la durata dei lavori, ecc. potrebbe portare nel caos un settore che forse non si riprenderà più. Questo è almeno quello che si diceva relativamente al primo progetto dello stadio.
Possiamo fare chiarezza su questo, naturalmente. Il primo progetto, hai detto benissimo. L’area non l’abbiamo scelta noi, l’ha scelta la vecchia amministrazione. Noi ci siamo trovati un progetto megagalattico, con cubature enormi e con rischi enormi. L’abbiamo azzerato e abbiamo fatto in modo di proporne uno nuovo che, comunque, dia tutte le attenzioni a quello che lei stava dicendo. Abbiamo fatto un’operazione capolavoro qui a Roma su questo, sui danni che loro avevano fatto in precedenza. Noi probabilmente, se avessimo avuto la possibilità di scegliere avremmo scelto un altro luogo. Ma questo, purtroppo, lo sapete benissimo che il luogo scelto dalle vecchie amministrazioni è stato quello, per cui a noi il merito di aver in qualche modo risolto i problemi che loro hanno creato.
C’è una tempistica che si può immaginare o è ancora troppo presto per immaginare una tempistica... un momento di partenza e un momento di arrivo, di chiusura di questi lavori? E poi magari anche se è possibile immaginare quali sono le varianti ai vari piani urbanistici, se la circolazione è prevista sempre nello stesso modo oppure se è troppo presto per parlare di questi particolari tecnico-urbanistici...
Io non entrerei nei particolari tecnici, anche perché comunque c’è un iter. Io una cosa la so e la posso dire di certo: che noi siamo nei tempi ed entro il 15 porteremo la delibera in aula. Dopo di che la regione dovrà sicuramente riaprire una piccola conferenza di servizi considerando che ce n’è stata già una importante e ognuno faccia la sua parte, qui la regione faccia la sua. E’ chiaro che noi porteremo avanti per la nostra competenza tutto l’iter, su questo non c’è dubbio, fino in fondo. Dopo di che io sottolineerei una cosa importante, che le amministrazioni precedenti non hanno mai fatto: noi metteremo in atto delle convenzioni ben precise legate alla delibera, dove all’interno metteremo dei paletti. Prima a Roma si fanno le opere, da oggi, e poi si costruiscono i palazzi. E così succederà anche per lo stadio. Se non ci sono le opere pubbliche non si parte con gli altri lavori. Noi in questo mettiamo l’innovazione storica. Sapete come hanno lasciato in questi anni i costruttori romani, grazie alle amministrazioni precedenti, le nostre periferie... Con noi questo non succederà. Convenzioni precise, opere pubbliche, poi si costruiscono i palazzi e tutto quello che serve comunque all’impianto che stiamo proponendo e che stanno proponendo.
Per quello che riguarda invece... quindi la famosa fermata della metro piuttosto che l’ampliamento delle strade... fanno parte di queste opere pubbliche che sono pregiudiziali... senza queste non c’è lo stadio, ossia l’area avrà dei servizi pubblici a disposizione dei cittadini? Questo ci interessa sapere.
Assolutamente. I cittadini avranno un progetto finito. Non succederà più quello che è successo da altre parti dove vengono fatti edifici a servizio del privato, vengono fatte opere riconducibili ad un business che – giustamente, anche, per carità – il privato sta proponendo. Non succederà più questo. Se non ci sono le opere pubbliche e servizi non ci sarà neanche lo stadio. Ma questo siamo d’accordo anche con il proponente, siamo proprio veramente dando un input a questo proponendo un nuovo modo di fare l’urbanistica a Roma. Questo il Movimento 5 Stelle l’aveva detto in campagna elettorale e lo sta rispettando in questo momento. C’è in questo momento pieno accordo con tutte le parti in causa per cambiare finalmente questa città, anche dal punto di vista dell’urbanistica.
Passiamo all’ultimo punto, quello relativo alla speculazione. Già quello che ci ha detto, almeno teoricamente, mette dei paletti anche all’approccio speculativo e un po’ famelico che abbiamo conosciuto in questa città. Noi sappiamo che Roma è stata vittima per tanti anni, forse per decenni, di appetiti insaziabili di speculatori... I famosi palazzinari, naturalmente con la connivenza delle amministrazioni e il problema è che adesso.... C’è la possibilità di impedire questo processo? Lei ci ha detto già alcune cose interessanti. Sì, investire e fare profitto ma con una ricaduta certo per la cittadinanza. E’ questo il limite che voi tenete... lo scudo alla speculazione, e comunque se deve essere speculazione che sia a ricaduta della collettività.
Questo è un punto fermo, ha fatto bene a sottolinearlo, ho delle indicazioni anche per questo, naturalmente. Il comune di Roma non mette un soldo in questa operazione, non ci sono soldi pubblici del comune di Roma. Forse negli altri anni questo non succedeva. Detto questo, abbiamo chiesto – e questo verrà messo nelle convenzioni e anche all’interno della delibera – che alcuni spazi che vengono creati all’interno del progetto siano per uso sociale, ovvero per i cittadini romani, a garanzia proprio di non speculazione in questo senso. Dopo di che gli standard sono tutti controllati in modo accurato, tutti i servizi ci saranno per i cittadini, voglio dire il comune di Roma sarà comunque, in qualche modo... anche per l’indotto, per quello che porterà poi lo stadio, ricompensato insomma...
Bene, per il momento il quadro è abbastanza chiaro. Tempistica, ripeto... E’ troppo presto per parlare di tempi?
E’ troppo presto. In questo momento le ho detto per l’atterraggio della delibera, ma io credo che comunque in poco tempo questa cosa si realizzerà. Certo, in poco tempo intendo comunque un percorso che dovrà prevedere tutti gli step necessari...
Certo. Il percorso necessario per fare le cose in trasparenza e in correttezza...
Assolutamente...
*****
“Il film che stiamo vedendo è sempre quello della rendita”
Di Antonello Sotgia (urbanista)
“Sono tutte buone notizie “per Paolo Ferrara, capogruppo M5S in Consiglio Comunale di Roma Capitale, quelle che riguardano il “nuovo” progetto dello Stadio a Tor di Valle. Rispondendo, con molto garbo e disponibilità, alle puntuali domande di Radio Città Aperta, taglia corto: “il nuovo progetto risponde al programma che avevamo proposto ai romani”. Quindi, e questa è una notizia, quando lo stesso movimento aveva votato (con gli allora consiglieri Raggi, Frongia, De Vito), nella precedente legislatura, contro lo Stadio e la delibera di pubblica utilità, con tutta evidenza, deve averlo fatto “a sua insaputa”.
Ora il progetto torna, in una nuova veste sul tavolo, anche perché non si è mai presa in considerazione la possibilità, reale, di rimettere in discussione una localizzazione che, come onestamente afferma lo stesso Ferrara, “avendone la possibilità, non avrebbero scelto”. Lui evidentemente deve conoscere i risultati della rivisitazione progettuale perché ora, il catino di mister Pallotta e il suo (ancora) tanto che si porta appresso, diventa “un successo che il Movimento 5 stelle si può veramente intestare, un successo per la città”.
Nell’entusiasmo il capogruppo dimentica che continuano ad esserci ancora alcuni importanti pareri contrari. Contro quello della Sovrintendenza la società proponente, che non è A.S. Roma, ha presentato intanto ricorso. Sarà accettato? Basterà per risolvere questo caso, così come il contestuale persistente pronunciamento negativo regionale, quella che lui chiama una “piccola” conferenza dei servizi? Cosa significa piccola? Che dovrà durare poco? Che dovrà vedere ridotti il numero degli enti partecipanti? Che dovrà fidarsi sulla parola, senza guardare le nuove carte, di quella che lui chiama “innovazione storica” ma che, in questo ha ragione, non è mai stata applicata anche se si sarebbe dovuto (come non ricordare a questo proposito le tante battaglie dell’A.S.I.A.) costruire prima le opere pubbliche e poi il resto?
Lui, rispondendo, dice chiaramente che “non entrerebbe in particolari tecnici” ed ha ragione. Sarebbe sufficiente, e queste non sono domande tecniche, che chi governa la città ci chiarisse se le trasformazioni di Roma debbano continuare ad essere “ricevute” dai vari proponenti e alla città spetti il solo compito di accettarle. Se ancora quando i progetti, come in questo caso, esondano dai numeri che il PRG stabilisce per un determinato luogo, sia sufficiente che questo processo che incide direttamente sull’abitare all’intorno, possa essere compensato da quella per lui “cosa bellissima” che “tutti i materiali di scavo verranno riutilizzati per costruire” senza sapere se magari non sia necessaria un’operazione profonda di bonifica visto lo stato “attuale” dell’area.
Sarebbe troppo chiedere un pronunciamento preliminare, ora, sugli “emendamenti” in discussione alla Camera alla legge sugli stadi che prevedono l’introduzione di “residenze di servizio per gli addetti” nella misura del 20% della cubatura che, è scritto, non partecipano alla determinazione della quota di servizi pubblici da fornire? Da chi sono abitate, oggi, le case degli “articoli 18” tanto per fare un esempio immediato. Dal personale destinato a combattere la criminalità?
Cosa significa fare le cose in trasparenza, se non si risponde alle domande che l’abitare pone alla città, limitandosi a richiedere di far scorrere l’iter velocemente.
Proprio ieri sera, al termine della festa per l’addio di Francesco Totti, James Pallotta, il Presidente, che a quella cerimonia si era imbucato da non invitato, ha detto che lo Stadio dovrà essere finito entro il 2020, altrimenti venderà tutto.
Promuovere un’iniziativa privata, ottenere il via libera e andar via dopo aver valorizzato un’area, dal PRG non destinata a quello per cui si è ottenuto il titolo edilizio-urbanistico, è un film che in questa città ci eravamo illusi, che con il “nuovo” corso sarebbe stato ritirato dalla circolazione.
Basterà l’entusiasmo di Paolo Ferrara e dei suoi, vedendo sostituite le torri di Libeskind con una marmellata di uffici, che alcuni rendering in circolazione avvicinano singolarmente al Watergate realizzato dall’Immobiliare a Washington, a interrompere lo scorrere ancora della “pellicola” della rendita?
Fonte
Probabilmente sono menagramo ma credo diventi sempre più palese che il M5S sia del tutto inadeguato al cambio necessario dello stato di cose presenti.
Questi mantengono il medesimo approccio di curatori fallimentari del Paese (o curatori degli interessi privati a scapito del pubblico) che però inverano con un pizzico di garbo e professionalità presunta in più rispetto ai predecessori, ma niente di più.
26/02/2017
Roma. Sullo Stadio la giunta non si è “schiodata” dall’urbanistica contrattata. La partita non è chiusa
Dopo l’accordo raggiunto venerdi sera tra Giunta Raggi, costruttori e
AS Roma, il consiglio comunale di Roma adesso dovrà votare in aula una
nuova delibera sullo Stadio che di fatto sostituirà la precedente
delibera approvata dell’amministrazione Marino. Ma la battaglia sullo
Stadio potrebbe ancora spegnere il sorriso sul volto della sindaca
Raggi, dei palazzinari e degli amministratori dell’AS Roma.
Il via libera al documento, che dovrà essere elaborato dagli uffici competenti, potrebbe arrivare entro un mese, sempre che sulla sua strada non emergano – come sembra – ostacoli legislativi e amministrativi all’approvazione all’edificazione dello Stadio per la Roma e altre cubature a Tor di Valle.
Nel nuovo progetto viene affermato che ci sarà il taglio del 50% complessivo della cubature (il 60% solo sul Business Park, con eliminazione delle tre torri di Libeskind) e un potenziamento dell’ecosostenibilità. Le opere pubbliche previste (anch’esse colpite da una revisione “compensativa” al ribasso) saranno realizzate in due fasi. Permane invece il problema delle cubature. La metà di 1.100mila metri cubi resta sempre 550mila metri cubi rispetto ad un Piano Regolatore che ne prevedeva al massimo 330mila (di cui lo stadio rappresenta meno della metà). Quindi si costruirà poco meno di quei 600mila che erano la previsione iniziale, prima che il costruttore Parnasi e il presidente della AS Roma Pallotta rilanciassero in alto alla luce della disponibilità registrata dall’allora Giunta Marino. Questa divaricazione tra Piano Regolatore e cubature concesse – anche nell’accordo raggiunto venerdì sera – non è irrilevante sulla aderenza della nuova delibera alle leggi.
“Tagliuzzando spazi tra un piano e l’altro, abbassando di qualche metro l’altezza fissata a 200 metri, cucendo e scucendo metri tra corridoi e pianerottoli, la giunta Raggi, ha scelto non di rigettare quel progetto, ma di cucinare con i resti” commentava l’urbanista Antonello Sotgia, “Sembra essere riuscita a mettere insieme quella manciata di superficie che consente adesso di affermare a Luigi Di Maio: «È tutta un’altra cosa, siamo di fronte ad un progetto sostenibile e rispettoso dei valori del Movimento 5 Stelle». In pratica, diciamo noi, si è rimasti inchiodati “all’urbanistica contrattata”.
Come scrisse alcuni anni fa un veterano dell’urbanistica, Edoardo Salzano, ad un certo punto nelle decisioni sulle città sono cambiate le regole del gioco e sono state consegnate in mano agli interessi dei costruttori privati: “La pianificazione espressiva d’una autorità pubblica, quindi rivolta a regolare a priori (secondo un piano, un disegno, un sistema di regole) l’attività degli operatori privati, è stata definita “urbanistica regolativa” e ad essa si è opposta la “urbanistica concertata”, o – più esplicitamente – “urbanistica contrattata”.
Chi decide quindi che cosa serve o cosa non serve ad una città? E’ ancora Salzano a spiegarlo riferendosi all’urbanistica contrattata: “Essa perciò si manifesta ogni volta che l'iniziativa delle decisioni sull'assetto del territorio non viene presa per l'autonoma determinazione degli enti che istituzionalmente esprimono gli interessi della collettività, ma per la pressione diretta, o con il determinante condizionamento, o addirittura sulla base delle proposte di chi detiene il possesso di consistenti beni immobiliari. Quando insomma chi ha iniziativa è la proprietà, e non il Comune”. E' esattamente lo scenario a cui abbiamo assistito a Roma sulla vicenda dello Stadio e della cementicazione a Tor di Valle, dunque nessuna discontinuità rispetto al passato.
C’è poi il problema del taglio delle opere pubbliche previste dal progetto e ridotte nell’accordo siglato venerdi. Nell’accordo si afferma che in una prima fase ci sarà il potenziamento della ferrovia Roma-Lido, gli interventi sulla via del Mare, le opere di messa in sicurezza idrogeologica del fosso di Vallerano nell’area di Decima. Nella seconda fase invece ci sarebbe il ponte aggiuntivo sul Tevere e la bretella sulla Roma-Fiumicino, che saranno realizzate successivamente. Dovrebbe decadere invece il prolungamento della metro B e alcuni interventi nel quartiere della Magliana giudicati non pertinenti allo stadio. Nel nuovo progetto ci sono poi altre zone d’ombra. Potrebbe essere conservata una parte dell’ex ippodromo, per adempiere alle sollecitazioni della Soprintendenza del Ministero dei Beni Culturali. Ma, in sede di conferenza dei servizi, si dovrà tenere conto dell’iter del vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle avviato dalla Soprintendenza. Per questo motivo Parnasi e l’AS Roma (e la cordata finanziaria di Pallotta) dovrebbero chiedere un’ulteriore proroga di un mese della conferenza dei servizi, la cui scadenza veniva indicata per il prossimo 3 marzo.
Infine ci sono le opposizioni al progetto, riconfermate dai comitati che in questi anni si sono battuti contro la cementificazione a Tor di Valle, ma anche dentro al M5S capitolino. Sull’accordo con costruttori la sindaca Raggi venerdì ha chiesto un pronunciamento ai consiglieri e qui si sono registrate posizioni piuttosto articolate: due sono andati via dalla riunione, tre hanno votato contro, uno si è astenuto. Tra i consiglieri assenti dalla riunione, risulta che almeno due siano contrari al progetto. In pratica almeno 7-8 consiglieri si sono opposti. Il M5S ha 29 consiglieri comunali e la maggioranza in Assemblea Capitolina ha bisogno di raggiungere quota 25. Rimanendo così le cose, significa che il sindaca Raggi – per fare la nuova delibera su Tor di Valle – potrebbe trovarsi ad aver bisogno dei voti delle opposizioni, in particolare del Pd.
L'accordo per realizzare lo stadio per la Roma a Tor di Valle, con una svolta a sorpresa rivendicata come un grande successo dalla sindaca M5S, ha sdoganato la giunta (e lo stesso M5S) agli occhi dei poteri forti come un interlocutore credibile.
Siamo in presenza di un salto di qualità che avrà ripercussioni anche sul piano nazionale, aprendo la finestra al M5S di Grillo come una forza politica con cui i gruppi finanziari e le imprese possono interloquire di fronte allo sfaldamento dei partiti fino ad oggi riconosciuti come interlocutori privilegiati (Pd e Forza Italia). Insomma la conventio ad excludendum contro il M5S, dopo quello che si è visto a Roma, potrà essere rivista radicalmente aprendo la strada ad un rapporto con una forza che si è dimostrata “di governo” e non una minaccia “populista” verso gli interessi dei poteri forti. Una forza capace di mediazione tra interessi diversi, in pratica quello che era venuto a mancare con gli strappi di Renzi e la scissione del Pd. Un cambiamento niente affatto irrilevante sulle ragioni sociali (o ameno sulle aspettative create) del M5S, ma niente affatto una sorpresa sulla natura e la composizione sociale del movimento. Lo scossone sulla "politica" nei prossimi mesi non riguarderà solo la scissione del Pd o le divisioni nella destra.
Fonte
Il via libera al documento, che dovrà essere elaborato dagli uffici competenti, potrebbe arrivare entro un mese, sempre che sulla sua strada non emergano – come sembra – ostacoli legislativi e amministrativi all’approvazione all’edificazione dello Stadio per la Roma e altre cubature a Tor di Valle.
Nel nuovo progetto viene affermato che ci sarà il taglio del 50% complessivo della cubature (il 60% solo sul Business Park, con eliminazione delle tre torri di Libeskind) e un potenziamento dell’ecosostenibilità. Le opere pubbliche previste (anch’esse colpite da una revisione “compensativa” al ribasso) saranno realizzate in due fasi. Permane invece il problema delle cubature. La metà di 1.100mila metri cubi resta sempre 550mila metri cubi rispetto ad un Piano Regolatore che ne prevedeva al massimo 330mila (di cui lo stadio rappresenta meno della metà). Quindi si costruirà poco meno di quei 600mila che erano la previsione iniziale, prima che il costruttore Parnasi e il presidente della AS Roma Pallotta rilanciassero in alto alla luce della disponibilità registrata dall’allora Giunta Marino. Questa divaricazione tra Piano Regolatore e cubature concesse – anche nell’accordo raggiunto venerdì sera – non è irrilevante sulla aderenza della nuova delibera alle leggi.
“Tagliuzzando spazi tra un piano e l’altro, abbassando di qualche metro l’altezza fissata a 200 metri, cucendo e scucendo metri tra corridoi e pianerottoli, la giunta Raggi, ha scelto non di rigettare quel progetto, ma di cucinare con i resti” commentava l’urbanista Antonello Sotgia, “Sembra essere riuscita a mettere insieme quella manciata di superficie che consente adesso di affermare a Luigi Di Maio: «È tutta un’altra cosa, siamo di fronte ad un progetto sostenibile e rispettoso dei valori del Movimento 5 Stelle». In pratica, diciamo noi, si è rimasti inchiodati “all’urbanistica contrattata”.
Come scrisse alcuni anni fa un veterano dell’urbanistica, Edoardo Salzano, ad un certo punto nelle decisioni sulle città sono cambiate le regole del gioco e sono state consegnate in mano agli interessi dei costruttori privati: “La pianificazione espressiva d’una autorità pubblica, quindi rivolta a regolare a priori (secondo un piano, un disegno, un sistema di regole) l’attività degli operatori privati, è stata definita “urbanistica regolativa” e ad essa si è opposta la “urbanistica concertata”, o – più esplicitamente – “urbanistica contrattata”.
Chi decide quindi che cosa serve o cosa non serve ad una città? E’ ancora Salzano a spiegarlo riferendosi all’urbanistica contrattata: “Essa perciò si manifesta ogni volta che l'iniziativa delle decisioni sull'assetto del territorio non viene presa per l'autonoma determinazione degli enti che istituzionalmente esprimono gli interessi della collettività, ma per la pressione diretta, o con il determinante condizionamento, o addirittura sulla base delle proposte di chi detiene il possesso di consistenti beni immobiliari. Quando insomma chi ha iniziativa è la proprietà, e non il Comune”. E' esattamente lo scenario a cui abbiamo assistito a Roma sulla vicenda dello Stadio e della cementicazione a Tor di Valle, dunque nessuna discontinuità rispetto al passato.
C’è poi il problema del taglio delle opere pubbliche previste dal progetto e ridotte nell’accordo siglato venerdi. Nell’accordo si afferma che in una prima fase ci sarà il potenziamento della ferrovia Roma-Lido, gli interventi sulla via del Mare, le opere di messa in sicurezza idrogeologica del fosso di Vallerano nell’area di Decima. Nella seconda fase invece ci sarebbe il ponte aggiuntivo sul Tevere e la bretella sulla Roma-Fiumicino, che saranno realizzate successivamente. Dovrebbe decadere invece il prolungamento della metro B e alcuni interventi nel quartiere della Magliana giudicati non pertinenti allo stadio. Nel nuovo progetto ci sono poi altre zone d’ombra. Potrebbe essere conservata una parte dell’ex ippodromo, per adempiere alle sollecitazioni della Soprintendenza del Ministero dei Beni Culturali. Ma, in sede di conferenza dei servizi, si dovrà tenere conto dell’iter del vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle avviato dalla Soprintendenza. Per questo motivo Parnasi e l’AS Roma (e la cordata finanziaria di Pallotta) dovrebbero chiedere un’ulteriore proroga di un mese della conferenza dei servizi, la cui scadenza veniva indicata per il prossimo 3 marzo.
Infine ci sono le opposizioni al progetto, riconfermate dai comitati che in questi anni si sono battuti contro la cementificazione a Tor di Valle, ma anche dentro al M5S capitolino. Sull’accordo con costruttori la sindaca Raggi venerdì ha chiesto un pronunciamento ai consiglieri e qui si sono registrate posizioni piuttosto articolate: due sono andati via dalla riunione, tre hanno votato contro, uno si è astenuto. Tra i consiglieri assenti dalla riunione, risulta che almeno due siano contrari al progetto. In pratica almeno 7-8 consiglieri si sono opposti. Il M5S ha 29 consiglieri comunali e la maggioranza in Assemblea Capitolina ha bisogno di raggiungere quota 25. Rimanendo così le cose, significa che il sindaca Raggi – per fare la nuova delibera su Tor di Valle – potrebbe trovarsi ad aver bisogno dei voti delle opposizioni, in particolare del Pd.
L'accordo per realizzare lo stadio per la Roma a Tor di Valle, con una svolta a sorpresa rivendicata come un grande successo dalla sindaca M5S, ha sdoganato la giunta (e lo stesso M5S) agli occhi dei poteri forti come un interlocutore credibile.
Siamo in presenza di un salto di qualità che avrà ripercussioni anche sul piano nazionale, aprendo la finestra al M5S di Grillo come una forza politica con cui i gruppi finanziari e le imprese possono interloquire di fronte allo sfaldamento dei partiti fino ad oggi riconosciuti come interlocutori privilegiati (Pd e Forza Italia). Insomma la conventio ad excludendum contro il M5S, dopo quello che si è visto a Roma, potrà essere rivista radicalmente aprendo la strada ad un rapporto con una forza che si è dimostrata “di governo” e non una minaccia “populista” verso gli interessi dei poteri forti. Una forza capace di mediazione tra interessi diversi, in pratica quello che era venuto a mancare con gli strappi di Renzi e la scissione del Pd. Un cambiamento niente affatto irrilevante sulle ragioni sociali (o ameno sulle aspettative create) del M5S, ma niente affatto una sorpresa sulla natura e la composizione sociale del movimento. Lo scossone sulla "politica" nei prossimi mesi non riguarderà solo la scissione del Pd o le divisioni nella destra.
Fonte
25/02/2017
Tor di Valle e la mandrakata di Parnasi
Mentre le sorti dello stadio della Roma, anzi, di Pallotta, e del
relativo business park da 800mila e rotti metri cubi di cemento sono
ancora avvolti nella nebbia, di una cosa possiamo essere certi:
l’ufficio marketing di Pallotta e Parnasi non teme rivali. Bisogna
ammetterlo: sono bravissimi! Tanto di cappello di fronte a chi avrebbe
fatto apparire il Minculpop come un’accolita di dilettanti allo
sbaraglio. Nel giro di pochi mesi sono infatti riusciti ad arruolare una
fetta importante della tifoseria giallorossa, e a trasformarla in un
formidabile strumento di pressione politica.
Un’arma capace di aprire falle e contraddizioni perfino nel Movimento Cinque Stelle, che pure si era presentato alle elezioni, vincendole, con un programma esplicitamente contrario alla speculazione di Tor di Valle. Parliamo di migliaia di pasdaran della Eurnova, infervorati dagli hashtag di allenatore e giocatori, che da settimane sciamano sui social ingolfando di insulti i profili di chiunque venga indicato dai media come un ostacolo al progetto “che risolleverebbe le sorti di Roma e della Roma” (leggi). Prima era toccato a Berdini, poi alla Lombardi, quindi è stata la volta della sopraintendente Margherita Eichberg (rea di voler apporre il vincolo dei Beni Culturali alle tribune dell’ex Ippodromo), e ieri è stato il turno di Virginia Raggi, contro cui si sono alzati i cori dell’Olimpico. E, proprio sulla questione dell’ex ippodromo e del suo degrado, si è raggiunta quella che per il momento rappresenta l’apoteosi della propaganda di Pallotta & Parnasi. In questi giorni chiunque si sia interessato alla questione si sarà certamente imbattuto in migliaia di immagini e video che testimoniano l’abbandono in cui versa l’area. Fotomontaggi ironici in cui imperversano cumuli di immondizia, scocche di motorini, lavatrici, calcinacci e chi più ne ha più ne metta. Un tam tam partito dalla rete e che è stato prontamente ripreso e amplificato dai media mainstream con tanto di video (vedi) e servizi scandalizzati sulle maggiori testate giornalistiche. Di fronte a quella che viene ormai descritta come una discarica a cielo aperto, il nocciolo del ragionamento che anima questo moto di indignazione collettiva lo esprime sinteticamente sul Corriere della Sera (22/2/2017) un giornalista embedded come Luca Valdiserri: “Il progetto Parnasi/Pallotta sarà un ecomostro, come dicono gli ambientalisti, ma può peggiorare questa situazione?”
Eh già! Di fronte a questo schifo non sarebbero meglio le torri sbilenche di Daniel Libeskind? Del resto i due benefattori hanno promesso che faranno anche un bel parco attrezzato, e pure le opere di pubblica utilità, ma che volete di più? Un ragionamento, apparentemente di buon senso, che però affonda le sue radici in un pregiudizio neoliberista ormai radicato in ognuno di noi. Un riflesso pavloviano che ci induce ad associare immediatamente il degrado, l’incuria e l’abbandono a tutto ciò che è pubblico. Mentre, per contro, il privato sarebbe sinonimo di pulizia, ordine ed efficienza. A Tor di Valle questo ragionamento si scontra però con un’evidenza grossa come una casa, anzi, grossa come il 92% dell’area su cui dovrebbero sorgere lo Stadio e il Business Park. A tanto ammonta, infatti, la quota di terreni privati. Avete letto bene: privati, non pubblici! Nello specifico circa il 50% dell’area appartiene allo stesso Parnasi (546.965 mq comprati qualche anno fa a 77 euro/mq, per un totale di 42 milioni di euro), il 42% ad altri privati (circa 372.000 mq di cui il 98% appartenenti a due società facenti capo alla Holding Armellini) e solo l’8% dei terreni sono di proprietà pubblica (di cui 64mila mq occupati dalla Via del Mare). E del resto, come scrive il succitato Valdiserri, senza neanche accorgersi dell’incongruenza: “I giornalisti sono potuti entrare perché la società che cura la comunicazione dei proponenti dello stadio ha organizzato un tour dell’impianto”.
Ovvero: i proprietari dell’area hanno convocato i giornalisti, li hanno portati a vedere come gestiscono “di merda” il posto che hanno comprato per due spicci, scaricando poi magicamente le responsabilità sul Comune. Ricapitolando, Parnasi compra un terreno, lo lascia per anni in stato di abbandono e poi usa il degrado come pretesto per edificare. E tutti dietro a dirgli che ha ragione e che non si può fare altrimenti. Non c’è che dire... ‘na mandrakata
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Un’arma capace di aprire falle e contraddizioni perfino nel Movimento Cinque Stelle, che pure si era presentato alle elezioni, vincendole, con un programma esplicitamente contrario alla speculazione di Tor di Valle. Parliamo di migliaia di pasdaran della Eurnova, infervorati dagli hashtag di allenatore e giocatori, che da settimane sciamano sui social ingolfando di insulti i profili di chiunque venga indicato dai media come un ostacolo al progetto “che risolleverebbe le sorti di Roma e della Roma” (leggi). Prima era toccato a Berdini, poi alla Lombardi, quindi è stata la volta della sopraintendente Margherita Eichberg (rea di voler apporre il vincolo dei Beni Culturali alle tribune dell’ex Ippodromo), e ieri è stato il turno di Virginia Raggi, contro cui si sono alzati i cori dell’Olimpico. E, proprio sulla questione dell’ex ippodromo e del suo degrado, si è raggiunta quella che per il momento rappresenta l’apoteosi della propaganda di Pallotta & Parnasi. In questi giorni chiunque si sia interessato alla questione si sarà certamente imbattuto in migliaia di immagini e video che testimoniano l’abbandono in cui versa l’area. Fotomontaggi ironici in cui imperversano cumuli di immondizia, scocche di motorini, lavatrici, calcinacci e chi più ne ha più ne metta. Un tam tam partito dalla rete e che è stato prontamente ripreso e amplificato dai media mainstream con tanto di video (vedi) e servizi scandalizzati sulle maggiori testate giornalistiche. Di fronte a quella che viene ormai descritta come una discarica a cielo aperto, il nocciolo del ragionamento che anima questo moto di indignazione collettiva lo esprime sinteticamente sul Corriere della Sera (22/2/2017) un giornalista embedded come Luca Valdiserri: “Il progetto Parnasi/Pallotta sarà un ecomostro, come dicono gli ambientalisti, ma può peggiorare questa situazione?”
Eh già! Di fronte a questo schifo non sarebbero meglio le torri sbilenche di Daniel Libeskind? Del resto i due benefattori hanno promesso che faranno anche un bel parco attrezzato, e pure le opere di pubblica utilità, ma che volete di più? Un ragionamento, apparentemente di buon senso, che però affonda le sue radici in un pregiudizio neoliberista ormai radicato in ognuno di noi. Un riflesso pavloviano che ci induce ad associare immediatamente il degrado, l’incuria e l’abbandono a tutto ciò che è pubblico. Mentre, per contro, il privato sarebbe sinonimo di pulizia, ordine ed efficienza. A Tor di Valle questo ragionamento si scontra però con un’evidenza grossa come una casa, anzi, grossa come il 92% dell’area su cui dovrebbero sorgere lo Stadio e il Business Park. A tanto ammonta, infatti, la quota di terreni privati. Avete letto bene: privati, non pubblici! Nello specifico circa il 50% dell’area appartiene allo stesso Parnasi (546.965 mq comprati qualche anno fa a 77 euro/mq, per un totale di 42 milioni di euro), il 42% ad altri privati (circa 372.000 mq di cui il 98% appartenenti a due società facenti capo alla Holding Armellini) e solo l’8% dei terreni sono di proprietà pubblica (di cui 64mila mq occupati dalla Via del Mare). E del resto, come scrive il succitato Valdiserri, senza neanche accorgersi dell’incongruenza: “I giornalisti sono potuti entrare perché la società che cura la comunicazione dei proponenti dello stadio ha organizzato un tour dell’impianto”.
Ovvero: i proprietari dell’area hanno convocato i giornalisti, li hanno portati a vedere come gestiscono “di merda” il posto che hanno comprato per due spicci, scaricando poi magicamente le responsabilità sul Comune. Ricapitolando, Parnasi compra un terreno, lo lascia per anni in stato di abbandono e poi usa il degrado come pretesto per edificare. E tutti dietro a dirgli che ha ragione e che non si può fare altrimenti. Non c’è che dire... ‘na mandrakata
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17/02/2017
Stadio Roma.”Questa è speculazione immobiliare e il M5S non può permetterlo”
Sulla vicenda della cementificazione a Tor di Valle con il pretesto dello Stadio, interviene la parlamentare del M5S Roberta Lombardi. Qui di seguito la sua nota diffusa pubblicamente:
"Un milione di metri cubi e uno stadio, un solo stadio. Grattacieli, business park, l'equivalente di oltre 200 palazzi in una zona disabitata da secoli. Sapete perché? Perché è a fortissimo rischio idrogeologico. Se non è questa una grande colata di cemento, allora cos'è?Fonte
Sono sempre stata schietta e ho sempre fatto della coerenza un valore imprescindibile. Non solo in politica, ma nella vita. E anche questa volta lo dico senza mezzi termini: questo non è un progetto per la realizzazione di uno stadio, questo è un piano di speculazione immobiliare che una società statunitense vuole portare avanti ad ogni costo in deroga al nostro piano regolatore, nell'esclusivo interesse di fare profitto sulle nostre spalle. E noi non possiamo permetterlo. Per anni i costruttori a Roma hanno fatto così: compravano terreni e poi si accomodavano le destinazioni, rendendole edificabili, grazie alla compiacenza della politica. Ebbene, il M5S questo non può permetterlo. Siamo arrivati al governo della Capitale garantendo che avremmo segnato un punto di discontinuità con il passato. Questo progetto, approvato dall'ex giunta Marino, non è realizzabile. Lo dico da romanista convinta, come sanno molti di voi, ma qui dobbiamo fare tutti uno sforzo in più e capire che si sta parlando della nostra città. Dove siamo cresciuti, dove continueremo a crescere e dove cresceremo i nostri figli. Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore. Bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità. Mi auguro che l'amministrazione capitolina faccia la scelta giusta e chieda al proponente di avanzare dunque un nuovo progetto che rispetti la legge e la Capitale".
16/02/2017
“Un milione di metri cubi, altro che solo lo stadio...”
Intervista a Maurizio, del Comitato contro la cementificazione a Tor di Valle, realizzata da Radio Città Aperta.
Come avete accolto la decisione della Raggi di approvare il progetto dello stadio per la Roma, nonostante tutto quel che era stato promesso in precedenza?
Siamo preoccupati. La prova lampante è che siamo giunti ad un punto in cui non è più sostenibile alcuna difesa dei diritti della cittadinanza. Berdini è uno abituato a battersi e a lottare; se ha gettato la spugna evidentemente ha capito che l’accordo tra il Comune e la giunta dei 5stelle con i palazzinari ormai era arrivato ad un punto di non ritorno. Siamo preoccupati perché noi che viviamo in zona conosciamo già benissimo le difficoltà della vita ora, tra il traffico, la qualità della vita pessima e un impatto di quella portata. E non stiamo parlando solo di stadio, ma dei grattacieli, del centro commerciale, 14.500 persone (stimate) che dovrebbero venire a lavorare, tutti i giorni, dal lunedì a venerdì, in quella zona. Una zona delicatissima, un'ansa del Tevere, a rischio idrogeologico del più alto livello, con un traffico già insopportabile sulla Via del Mare e l'Ostiense, con un trasporto pubblico assolutamente insostenibile che oggi è la Roma-Lido ... Ecco, su tutto questo quadrante, tutta questa zona così delineata, mettere un mostro di quella portata vuol dire mandare all’aria un settore intero della città. Ci sono delle falle enormi, che peraltro sono state anche messe in evidenza dal giudizio negativo espresso dai tecnici del Comune di Roma, della città metropolitana e della provincia, legati appunto all’aspetto ambientale, idrogeologico, della mobilità e quant’altro. Però, diciamo, nonostante questo si va avanti imperterriti, perché gli interessi dei soliti noti, dei poteri forti, dei costruttori, dei palazzinari contano di più dei diritti dei cittadini ad avere una qualità della vita dignitosa. Noi siamo ovviamente molto rammaricati per tutto questo, ma non gettiamo la spugna. Noi ci batteremo fino all’ultimo minuto e anche dopo, per impedire questo scempio. Metteremo in cantiere, insieme a tutti gli altri comitati, ovviamente, non da soli, una serie di iniziative; e comunque non ci fermeremo, anche se la conferenza dei servizi, in ultima istanza il 3 marzo, dovesse dare il suo ok al progetto. Noi non smobilitiamo. Noi che viviamo là sappiamo cosa vuol dire avere un treno Roma-Lido già oggi classificato come linea peggiore d’Italia da Legambiente, e su cui si abbatterebbero decine di migliaia di tifosi i giorni delle partite della Roma, e comunque molte migliaia di altri passeggeri che si recherebbero negli uffici dei grattacieli. Le strade sono già al collasso. La mattina, nell’orario di punta, non si circola... Evidentemente chi ha fatto questo progetto neanche si è degnato di vedere cosa c’è in zona. Hanno fatto il progetto sulla carta, tirato delle righe, senza vedere cosa c’è sotto, e sono andati avanti. Perché l’importante era fare il business, perché, appunto, qui stiamo parlando di un affare di un miliardo, un miliardo e mezzo di euro, non è che se ne vedono tanti di questi tempi in giro. E quindi per fare questo si passa sopra a tutto. Capisco, fino ad un certo punto, che chi fa l’imprenditore, chi fa il palazzinaro, pensa solo alle sue tasche. Invece non è comprensibile che la Regione Lazio e il Comune di Roma si prestino a queste cose. E’ veramente vergognoso.
E’ ancora meno comprensibile che poi la sindaca e il consiglio attualmente in carica abbiano vinto le elezioni proponendo un programma che parlava di cose ben diverse da quelle che stiamo vedendo in questi giorni... Anche considerando il fatto che il piano attuale, già ridotto a 650 mila metri cubi, circa il 20% in meno rispetto al progetto originario, è comunque oltre il doppio rispetto a quanto contemplato dal piano regolatore. Insomma... alla fine non conta nulla, se non l’interesse di chi deve realizzarla quest’area.
Certo. E’ così. Noi abbiamo sempre sostenuto che al massimo, in quell’area là si poteva fare lo stadio, perché lì c’è l’ippodromo, uno ci mette lo stadio sopra e sta a posto. Tutto il resto non si può fare. E’ vergognoso che, appunto, un partito, una lista che si è presentata alle elezioni su certi punti politici forti, come il rifiuto della devastazione dei territori, poi una volta al governo della città cambi idea e cominci a trattare... A noi ha dato molto fastidio il fatto che i Parnasi, i Pallotta, i dirigenti della Roma entrano ed escono dal comune come se fosse casa loro e noi non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di incontrare qualcuno dentro al Comune; perché non ci hanno ricevuto. Evidentemente una cosa sono le promesse elettorali, altra cosa poi è la realtà. Io credo che i 5Stelle stiano sbagliando e pagheranno un prezzo altissimo, perché la devastazione di Tor di Valle sarà un punto di non ritorno. Un punto di non ritorno e una cartina al tornasole di quello che vuol dire governare la città. Noi crediamo che su questa cosa non sia possibile nessuna mediazione, zero, nemmeno mezzo grattacielo, perché non è sostenibile. Noi vogliamo una città che sia sostenibile e questo è esattamente il contrario.
Tra l’altro sui grattacieli si sono limitati forse a tagliare qualche piano. Dovevano essere alte duecento metri, queste torri... Adesso, nel nuovo progetto, sarebbero leggermente più basse. In tutto questo, lo stadio rappresenta appena il 18% di tutta l’area. Il che la dice lunga su quale sia poi il reale interesse, no?
Esatto. L’intelligenza – diciamo – di queste persone è stata proprio quella di cercare di solleticare gli istinti più bassi dei tifosi, della tifoseria romanista, in modo da far credere che in questa maniera la città acquisirebbe un grande prestigio, ecc. Io francamente tutto questo prestigio non lo vedo... Comunque i tifosi della Roma devono sapere, e molti lo sanno, che intanto lo stadio non è e non sarà della Roma. La Roma pagherà un bellissimo affitto al signor finanziere James Pallotta, il quale poi può decidere anche di vendere lo stadio, anche se ci sarà un accordo che prevederà un diritto di prelazione. Sappiamo bene come è la finanza: si compra, si vende e via, si va da un’altra parte. I tifosi romanisti devono sapere che allo stadio non ci arriveranno mai, perché 60 mila persone in quella situazione, pur con tutte le strade che si pensano di fare, ponti, ecc. ecc. non ci arriveranno mai. Per arrivarci dovranno partire il giorno prima, perché altrimenti non vedranno nemmeno i tempi supplementari. Uno. E poi altre questioni; mezzi grattacieli o grattacieli interi lì, in quella zona lì... a rischio esondazione, dove quando piove molto il Tevere fa uscire l'acqua da sotto e va a finire dritto nelle case del quartiere di Decima. Questo bisogna saperlo. Può darsi che ai tifosi non interessi, perché vivono da un’altra parte, però questo è. Noi lo sappiamo. E quindi su questa cosa siamo irriducibili, non ci può assolutamente essere nessuna mediazione. Stiamo cercando di fare chiarezza per aprire gli occhi a tutti coloro che ancora li hanno, come dire, coperti da annunci roboanti. Tipo: in questa maniera ci saranno posti di lavoro a iosa, addirittura aumenterà il Pil... Se ne sono sentite di tutti i colori...
Una manna dal cielo, praticamente...
E' come il "milione di posti di lavoro" di Berlusconi... uguale, praticamente. Invece è tutto falso.
Tra l’altro in città ci sarebbe anche uno stadio già fatto – il Flaminio – che versa in stato di abbandono... In chiusura ti volevo chiedere: di che cosa ha veramente bisogno Tor di Valle, invece dello stadio?
Ti ringrazio per la domanda perché è importante, perché noi di solito dobbiamo – come dire – cercare di rimbeccare le accusa che ci vengono fatte, che siamo "quelli del no e basta". E invece noi vogliamo che Tor di Valle venga riqualificata, e non vogliamo che la zona continui a degradare, perché oggi, oggettivamente, essendo abbandonata, sta degradando. Lì ci va, da piano regolatore, un bel parco fluviale. E' quello che deve essere fatto. Perché ci sia un parco godibile da tutti i cittadini romani, un parco pubblico, non privato. Questa è l’idea, perché quell’area là deve essere destinata a questo, non può avere altre vocazioni. Questa è la nostra proposta, che rilanciamo.
Chiarissimo. Grazie Maurizio per il tuo intervento.
Grazie a voi.
Fonte
Come avete accolto la decisione della Raggi di approvare il progetto dello stadio per la Roma, nonostante tutto quel che era stato promesso in precedenza?
Siamo preoccupati. La prova lampante è che siamo giunti ad un punto in cui non è più sostenibile alcuna difesa dei diritti della cittadinanza. Berdini è uno abituato a battersi e a lottare; se ha gettato la spugna evidentemente ha capito che l’accordo tra il Comune e la giunta dei 5stelle con i palazzinari ormai era arrivato ad un punto di non ritorno. Siamo preoccupati perché noi che viviamo in zona conosciamo già benissimo le difficoltà della vita ora, tra il traffico, la qualità della vita pessima e un impatto di quella portata. E non stiamo parlando solo di stadio, ma dei grattacieli, del centro commerciale, 14.500 persone (stimate) che dovrebbero venire a lavorare, tutti i giorni, dal lunedì a venerdì, in quella zona. Una zona delicatissima, un'ansa del Tevere, a rischio idrogeologico del più alto livello, con un traffico già insopportabile sulla Via del Mare e l'Ostiense, con un trasporto pubblico assolutamente insostenibile che oggi è la Roma-Lido ... Ecco, su tutto questo quadrante, tutta questa zona così delineata, mettere un mostro di quella portata vuol dire mandare all’aria un settore intero della città. Ci sono delle falle enormi, che peraltro sono state anche messe in evidenza dal giudizio negativo espresso dai tecnici del Comune di Roma, della città metropolitana e della provincia, legati appunto all’aspetto ambientale, idrogeologico, della mobilità e quant’altro. Però, diciamo, nonostante questo si va avanti imperterriti, perché gli interessi dei soliti noti, dei poteri forti, dei costruttori, dei palazzinari contano di più dei diritti dei cittadini ad avere una qualità della vita dignitosa. Noi siamo ovviamente molto rammaricati per tutto questo, ma non gettiamo la spugna. Noi ci batteremo fino all’ultimo minuto e anche dopo, per impedire questo scempio. Metteremo in cantiere, insieme a tutti gli altri comitati, ovviamente, non da soli, una serie di iniziative; e comunque non ci fermeremo, anche se la conferenza dei servizi, in ultima istanza il 3 marzo, dovesse dare il suo ok al progetto. Noi non smobilitiamo. Noi che viviamo là sappiamo cosa vuol dire avere un treno Roma-Lido già oggi classificato come linea peggiore d’Italia da Legambiente, e su cui si abbatterebbero decine di migliaia di tifosi i giorni delle partite della Roma, e comunque molte migliaia di altri passeggeri che si recherebbero negli uffici dei grattacieli. Le strade sono già al collasso. La mattina, nell’orario di punta, non si circola... Evidentemente chi ha fatto questo progetto neanche si è degnato di vedere cosa c’è in zona. Hanno fatto il progetto sulla carta, tirato delle righe, senza vedere cosa c’è sotto, e sono andati avanti. Perché l’importante era fare il business, perché, appunto, qui stiamo parlando di un affare di un miliardo, un miliardo e mezzo di euro, non è che se ne vedono tanti di questi tempi in giro. E quindi per fare questo si passa sopra a tutto. Capisco, fino ad un certo punto, che chi fa l’imprenditore, chi fa il palazzinaro, pensa solo alle sue tasche. Invece non è comprensibile che la Regione Lazio e il Comune di Roma si prestino a queste cose. E’ veramente vergognoso.
E’ ancora meno comprensibile che poi la sindaca e il consiglio attualmente in carica abbiano vinto le elezioni proponendo un programma che parlava di cose ben diverse da quelle che stiamo vedendo in questi giorni... Anche considerando il fatto che il piano attuale, già ridotto a 650 mila metri cubi, circa il 20% in meno rispetto al progetto originario, è comunque oltre il doppio rispetto a quanto contemplato dal piano regolatore. Insomma... alla fine non conta nulla, se non l’interesse di chi deve realizzarla quest’area.
Certo. E’ così. Noi abbiamo sempre sostenuto che al massimo, in quell’area là si poteva fare lo stadio, perché lì c’è l’ippodromo, uno ci mette lo stadio sopra e sta a posto. Tutto il resto non si può fare. E’ vergognoso che, appunto, un partito, una lista che si è presentata alle elezioni su certi punti politici forti, come il rifiuto della devastazione dei territori, poi una volta al governo della città cambi idea e cominci a trattare... A noi ha dato molto fastidio il fatto che i Parnasi, i Pallotta, i dirigenti della Roma entrano ed escono dal comune come se fosse casa loro e noi non abbiamo avuto nemmeno la possibilità di incontrare qualcuno dentro al Comune; perché non ci hanno ricevuto. Evidentemente una cosa sono le promesse elettorali, altra cosa poi è la realtà. Io credo che i 5Stelle stiano sbagliando e pagheranno un prezzo altissimo, perché la devastazione di Tor di Valle sarà un punto di non ritorno. Un punto di non ritorno e una cartina al tornasole di quello che vuol dire governare la città. Noi crediamo che su questa cosa non sia possibile nessuna mediazione, zero, nemmeno mezzo grattacielo, perché non è sostenibile. Noi vogliamo una città che sia sostenibile e questo è esattamente il contrario.
Tra l’altro sui grattacieli si sono limitati forse a tagliare qualche piano. Dovevano essere alte duecento metri, queste torri... Adesso, nel nuovo progetto, sarebbero leggermente più basse. In tutto questo, lo stadio rappresenta appena il 18% di tutta l’area. Il che la dice lunga su quale sia poi il reale interesse, no?
Esatto. L’intelligenza – diciamo – di queste persone è stata proprio quella di cercare di solleticare gli istinti più bassi dei tifosi, della tifoseria romanista, in modo da far credere che in questa maniera la città acquisirebbe un grande prestigio, ecc. Io francamente tutto questo prestigio non lo vedo... Comunque i tifosi della Roma devono sapere, e molti lo sanno, che intanto lo stadio non è e non sarà della Roma. La Roma pagherà un bellissimo affitto al signor finanziere James Pallotta, il quale poi può decidere anche di vendere lo stadio, anche se ci sarà un accordo che prevederà un diritto di prelazione. Sappiamo bene come è la finanza: si compra, si vende e via, si va da un’altra parte. I tifosi romanisti devono sapere che allo stadio non ci arriveranno mai, perché 60 mila persone in quella situazione, pur con tutte le strade che si pensano di fare, ponti, ecc. ecc. non ci arriveranno mai. Per arrivarci dovranno partire il giorno prima, perché altrimenti non vedranno nemmeno i tempi supplementari. Uno. E poi altre questioni; mezzi grattacieli o grattacieli interi lì, in quella zona lì... a rischio esondazione, dove quando piove molto il Tevere fa uscire l'acqua da sotto e va a finire dritto nelle case del quartiere di Decima. Questo bisogna saperlo. Può darsi che ai tifosi non interessi, perché vivono da un’altra parte, però questo è. Noi lo sappiamo. E quindi su questa cosa siamo irriducibili, non ci può assolutamente essere nessuna mediazione. Stiamo cercando di fare chiarezza per aprire gli occhi a tutti coloro che ancora li hanno, come dire, coperti da annunci roboanti. Tipo: in questa maniera ci saranno posti di lavoro a iosa, addirittura aumenterà il Pil... Se ne sono sentite di tutti i colori...
Una manna dal cielo, praticamente...
E' come il "milione di posti di lavoro" di Berlusconi... uguale, praticamente. Invece è tutto falso.
Tra l’altro in città ci sarebbe anche uno stadio già fatto – il Flaminio – che versa in stato di abbandono... In chiusura ti volevo chiedere: di che cosa ha veramente bisogno Tor di Valle, invece dello stadio?
Ti ringrazio per la domanda perché è importante, perché noi di solito dobbiamo – come dire – cercare di rimbeccare le accusa che ci vengono fatte, che siamo "quelli del no e basta". E invece noi vogliamo che Tor di Valle venga riqualificata, e non vogliamo che la zona continui a degradare, perché oggi, oggettivamente, essendo abbandonata, sta degradando. Lì ci va, da piano regolatore, un bel parco fluviale. E' quello che deve essere fatto. Perché ci sia un parco godibile da tutti i cittadini romani, un parco pubblico, non privato. Questa è l’idea, perché quell’area là deve essere destinata a questo, non può avere altre vocazioni. Questa è la nostra proposta, che rilanciamo.
Chiarissimo. Grazie Maurizio per il tuo intervento.
Grazie a voi.
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15/02/2017
Roma. Gli affari tra Parnasi e Unicredit sulla pelle della città
Le cronache riferiscono di un incontro “positivo” tra il vicesindaco di Roma, Bergamo, il costruttore Parnasi, il direttore della A.S. Roma Baldissoni sul progetto “Stadio per la Roma a Tor di Valle”. Dall'incontro è stato tenuto fuori l'assessore competente Berdini che nella serata di ieri ha dato le sue dimissioni irrevocabili dalla giunta Raggi.
Alla fine dell'incontro tutti si sono detti soddisfatti, e qui occorre cominciare a preoccuparsi. Secondo le prime indiscrezioni, la più grossa speculazione urbanistica dal dopoguerra, quella su Tor di Valle appunto, avrebbe visto la cordata di costruttori e banche avanzare proposte di modifica interessanti rispetto al progetto originario di 900mila metri cubi di cementificazione.
Lo Stadio vedrebbe ridotti i posti a sedere da 60mila a 52.500, mentre il progetto complessivo di edifici scenderebbe a 650mila metri cubi (più del doppio di quanto previsto dal Piano regolatore). I tre grattacieli previsti dall'operazione perderanno alcuni piani, mentre il business park verrebbe ridotto del 20%. Il valore complessivo della speculazione urbanistica a Tor di Valle è di 1,7 miliardi. La parte del leone alla fine la farebbe Unicredit che ci vorrebbe fare il proprio centro direzionale ma sopratutto rientrare degli enormi crediti che vanta verso le società del costruttore Parnasi, vero e proprio deus ex machina dell'operazione e ormai primus inter pares tra i palazzinari romani dopo aver scalzato il vecchio boss Caltagirone.
Ma proprio i debiti di Parnasi sono il tallone di Achille dell'operazione e il motivo delle enormi pressioni esercitate prima sulla giunta Marino (che sbragò subito ai desiderata del costruttore) ed ora sulla giunta Raggi (che si appresta a fare altrettanto). Nel 2014, la giunta Marino varò la delibera che ritiene di “interesse pubblico” la speculazione urbanistica a Tor di Valle e lo stesso Marino da New York benedì l'operazione come “Un opera che farà parte della storia dell'architettura”.
L'assessore Berdini, che non ha brillato per furbizia o prudenza nelle relazioni con i giornalisti, ha motivato le sue dimissioni con ragioni inoppugnabili: “dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto ha provocato immensi danni a Roma”, ha dichiarato motivando le dimissioni.
Oggi su La Stampa, un altro ex assessore silurato dalla nuova giunta, Paola Muraro, afferma che “c'è all'opera un gruppo trasversale di affaristi dentro e fuori il Movimento (il M5Sm ndr). L'ho capito dall'interno... svegliatevi prima che sia tardi”. Ora, è chiaro che anche l'ex assessore Muraro potrebbe avere il dente avvelenato per essere stata scaricata dalla giunta, ma è il corso delle cose che rende queste affermazioni degne di interesse.
La vicenda della cementificazione a Tor di Valle con il pretesto dello Stadio “per” la Roma (e non “della” Roma) è emblematica di quel rapporto malato tra lo sviluppo urbanistico/sociale della città e gli speculatori che ne hanno determinato le caratteristiche, aggravandone i problemi e il degrado, sottraendone le risorse pubbliche e arricchendosi privatamente.
Il Sole 24 ore riferisce che l'operazione Stadio per la Roma prevede un investimento di circa 1,6 miliardi. Solo il Business Center a Tor di Valle vale 700 milioni. In tasca a chi andranno? Formalmente alla Eurnova srl, società del costruttore Parnasi. Praticamente andranno all'Unicredit che vanta quasi 600 milioni di crediti non rientrati verso la società di Parnasi: la Parsitalia.
Già da tempo un'altra società di Parnasi – la Parsec – è finita dentro un'altra società, la Capital Dev in gran parte di proprietà di Unicredit. La Parsec si è portata in dote l'area dove dovrà sorgere un centro commerciale al Laurentino (15mila metri quadrati).
Ma Parnasi è abituato a vedersi risolti i problemi di liquidità dalle istituzioni pubbliche. E' già avvenuto con i due famosi grattacieli del Torrino, uno dei due acquisito per quasi 300 milioni dalla Provincia di Roma mentre si annunciava il processo di scioglimento dell'ente. Su questo scandalo, negli anni, abbiamo realizzato numerosi servizi e inchieste.
Abituato a operare con giunte “amiche”, soprattutto di centro-sinistra, Parnasi non ha disdegnato di agire anche sulla giunta Raggi trovandovi, come emerso in queste settimane, la medesima attenzione di quelle precedenti. Stavolta però è ricorso anche alla moral suasion scatenando gli speaker delle radio legate al tifo giallorosso, l'allenatore e qualche prestigioso giocatore della squadra (con qualche dolore per chi scrive).
Una cattura di consensi facile facile intorno allo “Stadio” sottacendo tutto il resto. E qui emerge la seconda vulnerabilità del M5S, troppo subordinato al senso comune. Chi è disposto a mettersi di traverso al tifo giallorosso a Roma? A parte i laziali, solo chi è convinto delle proprie ragioni e non è più disposto ad accettare che Roma venga nuovamente brutalizzata dagli interessi privati degli speculatori che l'hanno massacrata, cementificata e fatta implodere per anni. Dentro la giunta Raggi non se ne vedono o se ve ne sono, restano silenti.
Fonte
Alla fine dell'incontro tutti si sono detti soddisfatti, e qui occorre cominciare a preoccuparsi. Secondo le prime indiscrezioni, la più grossa speculazione urbanistica dal dopoguerra, quella su Tor di Valle appunto, avrebbe visto la cordata di costruttori e banche avanzare proposte di modifica interessanti rispetto al progetto originario di 900mila metri cubi di cementificazione.
Lo Stadio vedrebbe ridotti i posti a sedere da 60mila a 52.500, mentre il progetto complessivo di edifici scenderebbe a 650mila metri cubi (più del doppio di quanto previsto dal Piano regolatore). I tre grattacieli previsti dall'operazione perderanno alcuni piani, mentre il business park verrebbe ridotto del 20%. Il valore complessivo della speculazione urbanistica a Tor di Valle è di 1,7 miliardi. La parte del leone alla fine la farebbe Unicredit che ci vorrebbe fare il proprio centro direzionale ma sopratutto rientrare degli enormi crediti che vanta verso le società del costruttore Parnasi, vero e proprio deus ex machina dell'operazione e ormai primus inter pares tra i palazzinari romani dopo aver scalzato il vecchio boss Caltagirone.
Ma proprio i debiti di Parnasi sono il tallone di Achille dell'operazione e il motivo delle enormi pressioni esercitate prima sulla giunta Marino (che sbragò subito ai desiderata del costruttore) ed ora sulla giunta Raggi (che si appresta a fare altrettanto). Nel 2014, la giunta Marino varò la delibera che ritiene di “interesse pubblico” la speculazione urbanistica a Tor di Valle e lo stesso Marino da New York benedì l'operazione come “Un opera che farà parte della storia dell'architettura”.
L'assessore Berdini, che non ha brillato per furbizia o prudenza nelle relazioni con i giornalisti, ha motivato le sue dimissioni con ragioni inoppugnabili: “dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto ha provocato immensi danni a Roma”, ha dichiarato motivando le dimissioni.
Oggi su La Stampa, un altro ex assessore silurato dalla nuova giunta, Paola Muraro, afferma che “c'è all'opera un gruppo trasversale di affaristi dentro e fuori il Movimento (il M5Sm ndr). L'ho capito dall'interno... svegliatevi prima che sia tardi”. Ora, è chiaro che anche l'ex assessore Muraro potrebbe avere il dente avvelenato per essere stata scaricata dalla giunta, ma è il corso delle cose che rende queste affermazioni degne di interesse.
La vicenda della cementificazione a Tor di Valle con il pretesto dello Stadio “per” la Roma (e non “della” Roma) è emblematica di quel rapporto malato tra lo sviluppo urbanistico/sociale della città e gli speculatori che ne hanno determinato le caratteristiche, aggravandone i problemi e il degrado, sottraendone le risorse pubbliche e arricchendosi privatamente.
Il Sole 24 ore riferisce che l'operazione Stadio per la Roma prevede un investimento di circa 1,6 miliardi. Solo il Business Center a Tor di Valle vale 700 milioni. In tasca a chi andranno? Formalmente alla Eurnova srl, società del costruttore Parnasi. Praticamente andranno all'Unicredit che vanta quasi 600 milioni di crediti non rientrati verso la società di Parnasi: la Parsitalia.
Già da tempo un'altra società di Parnasi – la Parsec – è finita dentro un'altra società, la Capital Dev in gran parte di proprietà di Unicredit. La Parsec si è portata in dote l'area dove dovrà sorgere un centro commerciale al Laurentino (15mila metri quadrati).
Ma Parnasi è abituato a vedersi risolti i problemi di liquidità dalle istituzioni pubbliche. E' già avvenuto con i due famosi grattacieli del Torrino, uno dei due acquisito per quasi 300 milioni dalla Provincia di Roma mentre si annunciava il processo di scioglimento dell'ente. Su questo scandalo, negli anni, abbiamo realizzato numerosi servizi e inchieste.
Abituato a operare con giunte “amiche”, soprattutto di centro-sinistra, Parnasi non ha disdegnato di agire anche sulla giunta Raggi trovandovi, come emerso in queste settimane, la medesima attenzione di quelle precedenti. Stavolta però è ricorso anche alla moral suasion scatenando gli speaker delle radio legate al tifo giallorosso, l'allenatore e qualche prestigioso giocatore della squadra (con qualche dolore per chi scrive).
Una cattura di consensi facile facile intorno allo “Stadio” sottacendo tutto il resto. E qui emerge la seconda vulnerabilità del M5S, troppo subordinato al senso comune. Chi è disposto a mettersi di traverso al tifo giallorosso a Roma? A parte i laziali, solo chi è convinto delle proprie ragioni e non è più disposto ad accettare che Roma venga nuovamente brutalizzata dagli interessi privati degli speculatori che l'hanno massacrata, cementificata e fatta implodere per anni. Dentro la giunta Raggi non se ne vedono o se ve ne sono, restano silenti.
Fonte
I gangster della speculazione
Erano nell’aria, sono arrivate appena terminato l’incontro tra “Parsitalia” (la società costruttrice di Luca Parnasi) e la giunta comunale: Paolo Berdini si è dimesso. Il timing tra le parole del vice-sindaco Luca Bergamo: “una revisione del progetto che ha dei caratteri fortemente innovativi”, e le dichiarazioni dell’ex assessore:
“mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta
l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio
della Roma”, è tutto fuorché causale. E’ la resa di fronte al potere
palazzinaro. E’ la definitiva normalizzazione di un movimento politico
che chiude ad ogni ipotesi di alternativa politica cittadina. E’
l’eterno ritorno dell’uguale. Scriveva Antonio Cederna, nel 1953, nel
suo celeberrimo articolo sui Gangster dell’Appia: “In
prossimità della via Appia e dell’Ardeatina sorgerà una fascia di
«villini» e di «villini signorili» a quattro piani, quindi una fascia di
«palazzine» a cinque e sei piani, quindi verso la via Cristoforo
Colombo un ampio agglomerato a costruzione intensiva, con edifici di
almeno otto piani, per un’altezza massima di ventotto metri.
A parte i consueti abusi, come l’aumento dei piani grazie ai finti
seminterrati, gli attici «arretrati», ecc., il nuovo quartiere incomberà
ad altezze scalate sulla via Appia, divenuta misero budello ai suoi
piedi, tanto più che essa in quel tratto è a quota 16-18, mentre il
terreno del nuovo quartiere arriva a quota 30-40. Qualche esigua e
frammentaria zona di rispetto «assoluto» (un centinaio di metri sulla
carta) e di rispetto «con particolar ilimitazioni», servirà soltanto ad
attestare l’ipocrisia dei progettisti”.
Replicherà, due anni più tardi, Manlio Cancogni nel suo altrettanto celebre Capitale corrotta, nazione infetta: “Se Roma non ha sviluppo industriale la colpa è di chi specula sulle aree; se ventottomila famiglie vivono nelle baracche della Tuscolana, della Prenestina o del Campo Parioli, la colpa è degli speculatori sulle aree; ma se trecentomila famiglie di professionisti, commercianti, impiegati, operai pagano affitti sproporzionati alle loro possibilità o vivono in case vecchie, sovraffollate, sprovviste di comfort moderni, la colpa è degli speculatori delle aree”. E così via, da Italo Insolera a Vezio De Lucia, da Ludovico Quaroni a Leonardo Benevolo. Il ratto di Roma, sempre uguale a se stesso, sempre giustificato dall’affannosa rincorsa alla modernità, dal mito dello sviluppo senza progresso, del lavoro senza occupazione, dei profitti senza dignità.
Nonostante questa giunta sia politicamente morta da mesi, da quando, cioè, il M5S ha deciso di sacrificare Roma al suo interesse elettorale nazionale, queste dimissioni ne segnano la pietra tombale. Non è in discussione la qualità di Berdini, come uomo, come urbanista o come politico. Non è in discussione neanche il suo operato come assessore in questi otto mesi. Ribadiamo il nostro scetticismo in chi si presentava come portavoce degli interessi della città popolare e si è comportato in maniera diametralmente opposta. Ma l’argine che, nonostante tutto, Berdini rappresentava alla completa normalizzazione dell’attuale giunta, era un argine oggettivo. Non viene sostituito un assessore per la sua incompetenza o ingenuità: si sostituisce un’idea di città ad un’altra. E’ la città dei Parnasi, dei Caltagirone e dei Toti; dei Marchini e degli Scarpellini; la città del Mezzaroma e dei Bonifaci, degli Armellini e dei Caporlingua a trionfare, ipotecando il corso politico dell’ennesima giunta commissariata dal mattone. Nel silenzio delle inchieste a orologeria e del gossip giornalaro, oggi Roma si sveglia più povera e con meno speranze.
Fonte
Replicherà, due anni più tardi, Manlio Cancogni nel suo altrettanto celebre Capitale corrotta, nazione infetta: “Se Roma non ha sviluppo industriale la colpa è di chi specula sulle aree; se ventottomila famiglie vivono nelle baracche della Tuscolana, della Prenestina o del Campo Parioli, la colpa è degli speculatori sulle aree; ma se trecentomila famiglie di professionisti, commercianti, impiegati, operai pagano affitti sproporzionati alle loro possibilità o vivono in case vecchie, sovraffollate, sprovviste di comfort moderni, la colpa è degli speculatori delle aree”. E così via, da Italo Insolera a Vezio De Lucia, da Ludovico Quaroni a Leonardo Benevolo. Il ratto di Roma, sempre uguale a se stesso, sempre giustificato dall’affannosa rincorsa alla modernità, dal mito dello sviluppo senza progresso, del lavoro senza occupazione, dei profitti senza dignità.
Nonostante questa giunta sia politicamente morta da mesi, da quando, cioè, il M5S ha deciso di sacrificare Roma al suo interesse elettorale nazionale, queste dimissioni ne segnano la pietra tombale. Non è in discussione la qualità di Berdini, come uomo, come urbanista o come politico. Non è in discussione neanche il suo operato come assessore in questi otto mesi. Ribadiamo il nostro scetticismo in chi si presentava come portavoce degli interessi della città popolare e si è comportato in maniera diametralmente opposta. Ma l’argine che, nonostante tutto, Berdini rappresentava alla completa normalizzazione dell’attuale giunta, era un argine oggettivo. Non viene sostituito un assessore per la sua incompetenza o ingenuità: si sostituisce un’idea di città ad un’altra. E’ la città dei Parnasi, dei Caltagirone e dei Toti; dei Marchini e degli Scarpellini; la città del Mezzaroma e dei Bonifaci, degli Armellini e dei Caporlingua a trionfare, ipotecando il corso politico dell’ennesima giunta commissariata dal mattone. Nel silenzio delle inchieste a orologeria e del gossip giornalaro, oggi Roma si sveglia più povera e con meno speranze.
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14/02/2017
Roma. La Giunta si piega sullo Stadio. Berdini si dimette. Gli speculatori festeggiano
Un incontro tra la giunta, il costruttore Parnasi e il direttore generale della A.S. Roma Baldissoni, sembra aver definito l’accordo sulla cementificazione di Tor Di Valle intorno allo Stadio per la Roma. All’incontro non era presente l’assessore all’Urbanistica Berdini che in serata ha annunciato le sue dimissioni irrevocabili. Contro questo scenario si annuncia un referendum nella città.
«Mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa – ha scritto Berdini nella sua lettera – l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma. Dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto ha provocato immensi danni a Roma. Era mia intenzione servire la città mettendo a disposizione competenze e idee. Prendo atto che sono venute a mancare tutte le condizioni per poter proseguire il mio lavoro. Ringrazio coloro che hanno collaborato con me e le tante persone che mi hanno sostenuto in questi mesi di duro impegno. Da questo momento le mie dimissioni sono irrevocabili».
Secondo il coro unanime dei mass media (gli stessi accusati di fare fino a oggi pomeriggio “killeraggio” contro la giunta Raggi) l'A.S. Roma ha presentato "una revisione del progetto" sul nuovo stadio a Tor di Valle "che ha dei caratteri fortemente innovativi" e che rappresenta "una importante novità" nell'iter per l'approvazione del progetto. A dirlo è stato addirittura il vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, al termine del vertice sullo stadio con società e costruttori. "I tavoli tecnici sono ancora al lavoro, faremo una valutazione di questa importante novità e ci siamo dati appuntamento alla prossima settimana". A chi gli chiedeva se tutto sarà fatto entro i termini previsti, cioè entro il 3 marzo, Bergamo ha risposto: "È ovvio".
“Dichiariamo sin da subito che se la Giunta e il Consiglio Comunale accetteranno i diktat dei palazzinari e della banche sulla cementificazione a Tor di Valle, raccoglieremo le firme per fare un referendum cittadino contro la delibera che approverà questo scempio” annuncia la Carovana delle Periferie, ricordando che “lo abbiamo già fatto in passato contro la privatizzazione dell’Acea e della Centrale del Latte (con la giunta Rutelli), lo faremo di nuovo anche con la giunta Raggi”
Oggi era stato un giornalista romano della vecchia guardia come Vittorio Emiliani (e non un cronista velenoso di quelli oggi in circolazione) a ricordare che secondo l’Ispra, nel Comune di Roma risultano mangiati da asfalto e cemento almeno 31.000 ettari su 129.000, un quarto. Ma sono molti di più con l’abusivismo che, prima dell’ultimo condono, si era portato via 5.000 ettari. “Quei 31.000 e più ettari coperti dalla coltre di cemento equivalgono alla somma di Milano e Torino senza più un filo d’erba. Roma è scaduta dal 1° al 3° fra i Comuni più verdi. Dall’altro lato, si stima siano circa 185.000 gli alloggi vuoti, invenduti, e molti uffici (degli stessi Parnasi alla Bufalotta)”. Una fotografia nota ma impietosa del dominio dei palazzinari, dei cementificatori e della speculazione edilizia su un territorio, sulla città e sulla sua vita sociale. Uno scempio sul quale la giunta Raggi non potrà neanche più celarsi dietro la foglia di fico dell'assessore Berdini che, almeno su questo, ha dimostrato di avere le idee più chiare delle amministrazioni comunali di Roma presenti e passate.
Qualche giorno fa l’urbanista Vezio De Lucia ha definito quella a Tor Di Valle come la più grande speculazione urbanistica a Roma dal dopoguerra. “La giunta comunale della Raggi barcolla sotto il peso delle pressioni degli speculatori che strumentalizzano i sostenitori della Roma per piegare ancora una volta la città ai loro interessi e agli affari” rincara la dose la Carovana delle Periferie, la quale ci tiene a precisare il suo SI allo Stadio ma No alla speculazione. Insomma giallorossi si ma cojoni no! “Siamo d’accordo a realizzare un nuovo Stadio a Tor di Valle, a utilizzare al meglio l’Olimpico ed a restaurare il Flaminio completamente abbandonato al degrado affinché Roma disponga di impianti sportivi per tutti e funzionali” denuncia un comunicato della Carovana, “ma è inaccettabile accettare il ricatto dei costruttori e degli speculatori che vogliono aggiungere al nuovo Stadio più di settecentomila metri cubi di palazzi, grattacieli, negozi da vendere, affittare, ipotecare alla banche per fare investimenti finanziari”.
Dunque se la Giunta cala le brache davanti ai costruttori si ricorrerà al referendum contro la delibera che approverà il progetto. La parola a quel punto passerebbe ai cittadini e lo scontro con i poteri forti sarebbe nero su bianco, senza sconti per nessuno.
Fonte
«Mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa – ha scritto Berdini nella sua lettera – l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma. Dovevamo riportare la città nella piena legalità e trasparenza delle decisioni urbanistiche, invece si continua sulla strada dell’urbanistica contrattata, che come è noto ha provocato immensi danni a Roma. Era mia intenzione servire la città mettendo a disposizione competenze e idee. Prendo atto che sono venute a mancare tutte le condizioni per poter proseguire il mio lavoro. Ringrazio coloro che hanno collaborato con me e le tante persone che mi hanno sostenuto in questi mesi di duro impegno. Da questo momento le mie dimissioni sono irrevocabili».
Secondo il coro unanime dei mass media (gli stessi accusati di fare fino a oggi pomeriggio “killeraggio” contro la giunta Raggi) l'A.S. Roma ha presentato "una revisione del progetto" sul nuovo stadio a Tor di Valle "che ha dei caratteri fortemente innovativi" e che rappresenta "una importante novità" nell'iter per l'approvazione del progetto. A dirlo è stato addirittura il vicesindaco di Roma, Luca Bergamo, al termine del vertice sullo stadio con società e costruttori. "I tavoli tecnici sono ancora al lavoro, faremo una valutazione di questa importante novità e ci siamo dati appuntamento alla prossima settimana". A chi gli chiedeva se tutto sarà fatto entro i termini previsti, cioè entro il 3 marzo, Bergamo ha risposto: "È ovvio".
“Dichiariamo sin da subito che se la Giunta e il Consiglio Comunale accetteranno i diktat dei palazzinari e della banche sulla cementificazione a Tor di Valle, raccoglieremo le firme per fare un referendum cittadino contro la delibera che approverà questo scempio” annuncia la Carovana delle Periferie, ricordando che “lo abbiamo già fatto in passato contro la privatizzazione dell’Acea e della Centrale del Latte (con la giunta Rutelli), lo faremo di nuovo anche con la giunta Raggi”
Oggi era stato un giornalista romano della vecchia guardia come Vittorio Emiliani (e non un cronista velenoso di quelli oggi in circolazione) a ricordare che secondo l’Ispra, nel Comune di Roma risultano mangiati da asfalto e cemento almeno 31.000 ettari su 129.000, un quarto. Ma sono molti di più con l’abusivismo che, prima dell’ultimo condono, si era portato via 5.000 ettari. “Quei 31.000 e più ettari coperti dalla coltre di cemento equivalgono alla somma di Milano e Torino senza più un filo d’erba. Roma è scaduta dal 1° al 3° fra i Comuni più verdi. Dall’altro lato, si stima siano circa 185.000 gli alloggi vuoti, invenduti, e molti uffici (degli stessi Parnasi alla Bufalotta)”. Una fotografia nota ma impietosa del dominio dei palazzinari, dei cementificatori e della speculazione edilizia su un territorio, sulla città e sulla sua vita sociale. Uno scempio sul quale la giunta Raggi non potrà neanche più celarsi dietro la foglia di fico dell'assessore Berdini che, almeno su questo, ha dimostrato di avere le idee più chiare delle amministrazioni comunali di Roma presenti e passate.
Qualche giorno fa l’urbanista Vezio De Lucia ha definito quella a Tor Di Valle come la più grande speculazione urbanistica a Roma dal dopoguerra. “La giunta comunale della Raggi barcolla sotto il peso delle pressioni degli speculatori che strumentalizzano i sostenitori della Roma per piegare ancora una volta la città ai loro interessi e agli affari” rincara la dose la Carovana delle Periferie, la quale ci tiene a precisare il suo SI allo Stadio ma No alla speculazione. Insomma giallorossi si ma cojoni no! “Siamo d’accordo a realizzare un nuovo Stadio a Tor di Valle, a utilizzare al meglio l’Olimpico ed a restaurare il Flaminio completamente abbandonato al degrado affinché Roma disponga di impianti sportivi per tutti e funzionali” denuncia un comunicato della Carovana, “ma è inaccettabile accettare il ricatto dei costruttori e degli speculatori che vogliono aggiungere al nuovo Stadio più di settecentomila metri cubi di palazzi, grattacieli, negozi da vendere, affittare, ipotecare alla banche per fare investimenti finanziari”.
Dunque se la Giunta cala le brache davanti ai costruttori si ricorrerà al referendum contro la delibera che approverà il progetto. La parola a quel punto passerebbe ai cittadini e lo scontro con i poteri forti sarebbe nero su bianco, senza sconti per nessuno.
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09/02/2017
Tifo da stadio
"Il tifo o febbre tifoide è una malattia infettiva acuta a sintomi generali e locali (intestino) provocata da un germe che le è specifico, il bacillo di Eberth-Gaffky”. Il tifo dunque è una malattia. Nel caso dello scontro sullo “Stadio” a Roma possiamo affermare che è “la” malattia che colpisce da decenni la Capitale, una patologia che si fonda sul dominio pressoché assoluto della rendita fondiaria e della speculazione sul mattone.
Questa malattia ha fatto sì che Roma si espandesse nel suo territorio nella più totale deregulation urbanistica, complicando enormemente le opere di urbanizzazione e l'organizzazione di servizi efficienti, costruendo case e palazzi per il doppio della sua popolazione residente, consumando chilometri quadrati di terreni, lucrando con le banche sull'invenduto usato come garanzia per i finanziamenti da investire altrove.
Questa malattia ha permesso che fossero sempre i padroni del mattone a decidere dove, cosa e quanto costruire rispetto ad ogni altra considerazione di utilità pubblica. Per le giunte del passato (quelle democristiane) è stato il lasciapassare per il “Sacco di Roma”. Più recentemente, la giunta Veltroni ha sancito il carattere strutturale e inguaribile di questa malattia inventandosi gli accordi in compensazione che hanno consentito di costruire a volontà in cambio di qualche opera o servizio pubblico nell'area dell'edificazione.
E' questo l'ambiente in cui questa malattia continua a riprodursi nella Capitale. La questione del nuovo Stadio per la Roma (e non “della” Roma, è bene precisare), sta tutto dentro questo status patologico.
A negare o a non voler vedere come stanno le cose, è solo il tifo da stadio, meno grave del bacillo di Eberth-Gaffky, ma altrettanto dannoso.
Eppure i fatti sono noti e visibili, esattamente come la grafica che accompagna questo articolo ripreso da un sito statunitense. Quelli italiani (furbescamente) mostravano solo lo Stadio ma occultavano i grattacieli, i centri commerciali, gli edifici connessi al progetto presentato al Comune di Roma dal costruttore rampante Parnasi (vicino al Pd) e dalla cordata del presidente della Roma, Pallotta. In questa cordata possiamo trovare banche d'affari come Goldman Sachs, Rotschild, la Starwood Capital (socia di Pallotta) ed anche Unicredit.
Il risultato è che le cubature previste per lo Stadio, nel progetto, rappresentano solo il 14%. Tutto il resto – l'86% – consiste in una colata di cemento, palazzi, negozi etc. su cui Parnasi e la cordata finanziaria di Pallotta potrebbero fare soldi a palate vendendo, affittando, ipotecando, dandoli come garanzia per ottenere altri finanziamenti magari da investire chissà dove.
Per avere una idea precisa, il Piano regolatore del Comune prevedeva per l'area 112mila metri quadrati, il progetto Parnasi/Pallotta/banche ne chiede 234mila (più del doppio). Totale: 900mila metri cubi di cemento di cui solo 136mila costituirebbero lo Stadio per la Roma. Non solo. Lo Stadio non sarà di proprietà della Roma, ma della cordata di costruttori e banche alla quale la Roma dovrà pagare l'affitto (si parla di 2milioni di euro l'anno).
Le chiacchiere dunque stanno a zero. Se si vuole fare lo Stadio per la Roma è sufficiente costruirlo per 136mila metri cubi e sull'estensione indicata dal Piano regolatore (duole dirlo, ma la Juventus ha fatto così). Se invece si vuole perseverare nella malattia che affligge Roma da decenni, si pieghi anche questa volta la testa davanti all'arroganza dei palazzinari e delle banche. Questa capitolazione l'aveva già esibita la giunta Marino, approvando una delibera che definisce l'intero progetto come “di interesse pubblico”, sancendo così nuovamente la totale mistificazione su un interesse privato prevalente rispetto a ogni clausola di carattere ambientale, urbanistica, sociale.
L'assessore all'urbanistica della giunta comunale di Roma, Paolo Berdini, ha provato a rigettare questa linea, anche in base al mandato consegnatogli dai comitati che si oppongono a questa ennesima speculazione e che vedono tra questi anche molti cinquestelle che oggi appaiono improvvisamente silenti.
I poteri forti si sono scatenati con ogni mezzo possibile contro di lui, anche ricorrendo alla trappola di una finta intervista con giudizi ruvidi ma di buonsenso sulla Raggi (dall'audio si capisce che è una chiacchierata e non una intervista), una leggerezza che lo ha costretto a presentare le dimissioni (respinte con riserva dalla sindaca Raggi). I giornali riferiscono però di colloqui riservati e accordo segreto prima di Natale tra uno dei “quattro amici al bar”, l'ex vice sindaco del M5S, Daniele Frongia, con il rampante palazzinaro Parnasi. L'obiettivo sarebbe un compromesso sulla riduzione delle cubature “profittabili” con il via libera al progetto.
Se questo sarà l'esito, assisteremo ancora una volta alla prevalenza degli interessi privati sulle scelte per la città e al perpetuarsi di quella logica della “compensazione a perdere” varata dal modello Veltroni. Una conferma in più che la discontinuità con il passato evocata dalla giunta Raggi sta diventando una presa per i fondelli verso le aspettative dei tanti che le hanno consentito di diventare sindaco. L'assessore Berdini farebbe bene allora a mantenere le dimissioni per non diventare una foglia di fico per le contraddizioni della nuova amministrazione.
Se da un lato è amaro constatare come l'estirpazione del dominio dei poteri forti su Roma rischia di perdere una occasione per dare un segnale finalmente in controtendenza, dall'altro è la conferma che il settore sociale e culturale che si espresso con la giunta Raggi non è assolutamente in grado di praticare la rottura necessaria con i poteri forti. Va da sé che se questa contraddizione è vera, altre ipotesi di governo della città e altri soggetti sociali devono a questo punto assumersi la responsabilità di ingaggiare la sfida per estirpare questa malattia dal futuro di Roma e dare così qualche dispiacere al Corriere della Sera e ai padroni del mattone, amici o nemici del Pd che siano.
Fonte
24/12/2014
Roma. Nuovo stadio? Se la godono solo i palazzinari "amici"
Con 29 voti favorevoli, 8 contrari e 3 astenuti, il consiglio comunale di Roma ha approvato la delibera che prevede il riconoscimento di pubblico interesse e la fattibilità del nuovo stadio della Roma nell'area di Tor di Valle. Dal Campidoglio, quindi, è arrivato il via libera definitivo alla costruzione del futuro impianto della società giallorossa. Il riconoscimento di “pubblico interesse” creerà una corsia preferenziale per il progetto sia negli espropri sia nei rapporti con i soggetti privati. “Un’opera che farà parte della storia dell’architettura”, l’aveva definita il sindaco Ignazio Marino. Un regalo mastodontico alla speculazione e ai costruttori amici replichiamo noi e siamo in grado di dimostrarlo. Ad esempio nelle foto che sono state fatte circolare (vedi sopra) si vede il progetto del solo stadio della Roma, quella che abbiamo pubblicato lunedì (e riportata qui sotto), ripresa da siti statunitensi ai quali corrisponde la proprietà della società A.S. Roma, ci mostrano invece il progetto complessivo. E’ evidente anche ad occhio nudo che lo Stadio della Roma sia solo un “dettaglio”. Intanto la gente e i comitati dei quartieri investiti dal progetto - e che a questo si erano opposti - hanno iniziato uno sciopero della fame di protesta.
Come noto l’operazione “Stadio della Roma” vede destinata all’opera in questione solo una percentuale tra il 14 e il 20% delle cubature di questa operazione immobiliare dal valore immenso che dovrebbe vedere la luce nell’area dell’ex ippodromo di Tor di Valle, nel quadrante sud ovest della Capitale. Si tratta del quadrante sito tra la città e il Litorale, in un’area che storicamente avrebbe voluto edificare il number one dei costruttori romani – Caltagirone – e che invece gli è stata soffiata dai nuovi e rampanti costruttori – come i Parnasi – amici delle giunte di centro-sinistra al Comune e alla Provincia, dal modello Roma di Veltroni a oggi. Ciò spiega le bordate contro l’opera riservate dal giornale romano di proprietà di Caltagirone: Il Messaggero. Ma, al di là della durissima competizione in corso tra i costruttori della Capitale (poco più in là sull’autostrada Roma Latina si sta consumando un’altra guerra, quella tra l’Acer e il grande gruppo Salini-Impregilo), le dimensioni dell’opera impattano pesantemente sul territorio. Se al nuovo Stadio della Roma andranno solo il 14-20% delle cubature, chi si avvantaggerà del rimanente 80-86%?
Sicuramente il costruttore Luca Parnasi, quello che di fatto sta facendo il bello e il cattivo tempo nel quadrante sud-ovest della città, cioè quello dove dovrebbe sorgere la struttura monstre – di fatto un nuovo quartiere – di cui lo stadio, come abbiamo visto, è solo una piccola parte. L’intera zona una volta valorizzata dall’avveniristico impianto sportivo e dal miglioramento di servizi e rete viaria, potrebbe acquistare un valore simile a quella dell’Eur. Ciò significa un guadagno notevole per la Eurnova Srl ossia la società di Parnasi che insieme alla As Roma ha presentato il progetto per un valore che oscillerebbe tra i 500 e gli 800 milioni di euro.
Secondo una interessante inchiesta realizzata da Il Fatto “L’accordo tra il Comune e il costruttore ha come cornice legale la legge 147/2013 e risale a marzo: Eurnova, società del gruppo Parsitalia che fa capo a Parnasi, costruisce lo stadio e, in cambio delle opere infrastrutturali, ottiene “a titolo di compensazione, per il raggiungimento dell’equilibrio economico finanziario complessivo – si legge nello studio di fattibilità portato all’attenzione del Campidoglio – la realizzazione di un ulteriore SUL a destinazione direzionale e commerciale”. E’ il cosiddetto “Business Park“, un’area da 318.702 mq su cui sorgeranno uffici e attività commerciali, come spiegato nella tabella 11 dello studio. Una rivoluzione per una zona che al momento è considerata piena periferia. La costruzione di un complesso come quello immaginato nel progetto dell’As Roma comporterebbe l’apprezzamento dell’intera area, che in base all’accordo con il costruttore verrà dotata di tutti i servizi necessari: all’adeguamento di via Ostiense con l’allaccio alla Roma-Fiumicino e della Roma-Lido si sono aggiunti il 22 agosto il prolungamento della metro B per far sì che almeno il 50% dei tifosi arrivi allo stadio in metro, un ponte pedonale e un parco sul Tevere. Risultato: vendere o affittare immobili nella zona sarà molto più redditizio di quanto non sia ora, un vero affare per chi costruirà”.
Quanto verranno a costare gli uffici e i locali commerciali del Business Park una volta che il complesso vedrà la luce? Nella tabella 11 della studio di fattibilità si trova la destinazione d’uso degli oltre 318 mila mq previsti: 4.760 mq per i “pubblici esercizi” ovvero “Bar&Restaurants”; 20.000 mq per i servizi alle persone; 15.200 per il settore “turistico ricettivo“; 278.242 destinati al direzionale privato, ovvero gli uffici. Stando ai prezzi indicati dall’Agenzia delle Entrate per l’Eur, moltiplicando i 278.242 mq degli uffici per 6.200 euro al mq, si evince che la loro vendita frutterà qualcosa come 1.725.100.400,00 euro: un miliardo, 725 milioni e rotti. Assimilando i 4.760 mq dei “pubblici esercizi” ai 20.000 mq dei servizi alle persone (locali commerciali destinati ad ospitare principalmente palestre e centri benessere) e ai 15.200 mq destinati a diventare alberghi (per i quali nessun ente aveva quote a disposizione, ma che in realtà costerebbero molto di più) e moltiplicandoli per 6.300 euro al mq si arriva ad un ricavo di 251.748.000,00 euro una volta piazzati sul mercato. In tutto qualcosa come un miliardo e 976 milioni (1.976.848.400,00 euro).
A questa cifra vanno tolti i costi che la società avrà dovuto sostenere. Nello studio di fattibilità si legge che i proponenti calcolano che costruire costerà 1.730 euro al mq, cifra che moltiplicata per i 318.702 mq del Business Park fa 551.354.460,00 euro. Cui vanno aggiunti i 320 milioni per acquisire il diritto a costruire il Business Park (270 previsti nel primo studio di fattibilità più ulteriori 50 frutto dell’accordo raggiunto con Marino a New York), oltre ai 40 milioni investiti per acquisire l’area iniziale dell’ippodromo. Il totale è di 911.354.460 euro, che sottratti ai 1.725.100.400 di ricavi lasciano un netto di 813.745.940 euro. Oltre 800 milioni. Questo nella più rosea delle ipotesi. Nella peggiore, invece, dalla simulazione emerge come moltiplicando i 278.242 mq di uffici per 4.300 euro al mq si ha un ricavo di 1.196.440.600, cui vanno aggiunti 167.832.000 euro di possibili vendite del commerciale, per un totale di 1.364.272.600 euro. Il netto? Quasi 453 milioni.
Pertinente anche la domanda con cui si conclude l’inchiesta de Il Fatto: “Il nodo da sciogliere resta quindi lo stesso: il nuovo stadio della Roma è un’opera di interesse pubblico? Per ora l’unico interesse evidente è quello di Parnasi”.
Ma Parnasi ha già incassato parecchio dal suo rapporto speciale con le giunte di centro-sinistra. E lo stesso Parnasi con le sue operazioni sembra godere di una straordinaria indulgenza da parte di diverse associazioni ambientaliste e urbaniste che non è stata riservata ad altri palazzinari romani.
Sul boom di Parnasi a Roma Contropiano ha realizzato in questi ultimi due anni una ampia inchiesta. Vedi:
Roma. Il Parnaso del Pd
Roma. L’assedio del Torrino
Roma. I tormenti del Pd
Tor di Valle. Un nuovo stadio per coprire altri affari
Stadio a Tor di Valle? No grazie
Fonte
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