Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta James Pallotta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta James Pallotta. Mostra tutti i post

11/12/2017

[Roma] Chi pagherà lo Stadio del(la) capitale?

Con la Conferenza dei Servizi di martedì è giunta l’approvazione definitiva allo stadio della Roma. In un rarissimo episodio di coesione istituzionale, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico hanno messo da parte polemiche politiche ed elettorali per dare a quest’opera il via libera finale, salutato dal plauso pressoché totale dei media e dal giubilo irrefrenabile della tifoseria giallorossa.

In questo modo si chiude una vicenda dalla lunghissima gestazione. Primo proponente di uno stadio di proprietà dell’ASRoma fu infatti Dino Viola, indimenticato Presidente della Roma scudettata 1982-83, ma anche imprenditore degli armamenti e senatore della Democrazia Cristiana fra il 1983 e il 1987. Ne parlò nel 1985, ma non se ne fece nulla. Arriviamo così al settembre 2014, quando l’attuale Presidente James Pallotta e il Sindaco Marino raggiungono un accordo definitivo per realizzare il nuovo stadio presso l’ex ippodromo di Tor di Valle. La scelta dell’area non è un caso: essa appartiene a Luca Parnasi, ultimo erede di una delle più importanti famiglie di costruttori romani, partner di Pallotta nel progetto stadio nonché esposto per oltre 450 milioni di euro verso Unicredit – va da sé che l’istituto bancario è uno dei più grandi sponsor dell’operazione.

Il progetto viene gestito dall’assessore all’urbanistica Giovanni Caudo, che autorizza da un parte il cambio di destinazione d’uso dell'area (da parco attrezzato a luogo in cui sorgeranno, insieme allo stadio, centri commerciali e uffici) e un fortissimo incremento delle cubature; dall’altra, però, vincola Pallotta e soci al finanziamento di opere pubbliche per oltre 200 milioni di euro (circa il 30% dell’investimento totale) da realizzare prima dell’apertura dello stadio. Da questo punto di vista, questa operazione rappresenta un enorme passo avanti rispetto gli ultimi 30 anni di urbanistica romana, in cui i privati si accordavano in maniera informale con il Comune per limitare le opere pubbliche da finanziare a meno del 10% dell’importo totale dell’opera, da realizzare solo successivamente al completamento degli edifici privati. Certo, anche in questo caso la giunta Marino è rimasta fedele alla sua impostazione legalista e liberale, non rinunciando a delegare al privato l’iniziativa urbana e lasciando nelle sue mani la gestione e i profitti del bene pubblico. Nonostante ciò, il Movimento 5 Stelle è riuscito nell’ardua impresa di farcela rimpiangere!


Quando nel 2016 arriva in Campidoglio, il Movimento 5 Stelle promette discontinuità e cambiamento. E all’inizio un cambiamento sembra esserci davvero, con il neo-assessore all’urbanistica Paolo Berdini che denuncia l’operazione stadio come un’enorme speculazione edilizia, utile solo agli interessi del capitalismo finanziario e immobiliare. Ma come sappiamo dopo pochi mesi Berdini viene allontanato dalla Giunta, e lo stadio viene rilanciato in pompa magna dalla Sindaca, che nel febbraio 2017 presenta il nuovo progetto, in cui a furor di popolo sono stati eliminati i tre edifici più alti. In questo modo la Raggi riesce a tagliare le cubature del 40% circa, ma insieme a queste riduce anche le infrastrutture che il privato si era impegnato a realizzare di oltre il 70%.

 

Ovviamente l’ASRoma non poteva che gioire di questo cambiamento, che la alleggeriva di oneri di costruzione per oltre cento milioni di euro; ma questa modifica non costituisce solo un gigantesco favore all’ASRoma, ma anche un drammatico problema per l’urbanistica cittadina: infatti, anche un bambino capisce che riducendo le cubature destinate ad uffici, non si riducono le infrastrutture di cui ha bisogno uno stadio moderno. Esattamente come nella prima versione del progetto, più di 50.000 tifosi si riverseranno tutti insieme e nell’arco di poche ore nell’area di Tor Valle; ma mentre nel primo caso Pallotta era obbligato a costruire, fra le altre cose, il prolungamento della Metro B, lo svincolo dell’autostrada Roma-Fiumicino e l’unificazione della vie del Mare-Ostiense, nel progetto del M5S il suo contributo è limitato a una mancetta di circa 50 milioni di euro, da spendere in nuovi treni per la Roma-Lido e poco altro.

Di fronte a una visione così miope, in cui a vincere sono solo Pallotta, Parnasi e Unicredit, inizialmente il gruppo PD regionale, capeggiato da Nicola Zingaretti, aveva bloccato il progetto M5S per l’evidente carenza di infrastrutture; per una volta, sembrava che il PD potesse schierarsi dalla parte della cittadinanza, non tanto per credo politico quanto almeno per convenienza elettorale. Ma purtroppo i nostri eroi proprio non ce l’hanno fatta a dire no al grande capitale del nostro paese; anzi è stato proprio il Ministro dello Sport Luca Lotti, renziano della prima ora, a sbloccare la situazione, impegnandosi a finanziare insieme al Ministro dei Trasporti Graziano Del Rio con circa 100 milioni di euro di soldi pubblici il secondo ponte previsto nel progetto della Roma, alla cui creazione il PD regionale aveva vincolato il proprio assenso. E così, senza nuove linee metro ma con due nuovi ponti entrambi a carico dell’erario statale, si conclude una vicenda istituzionale in cui vediamo ancora una volta come anche in Italia, quando c’è una precisa volontà politica, esista la possibilità di sfondare il vincolo del debito e finanziare opere strategiche; peccato che questo processo sia sempre a vantaggio di poche aziende, e mai di chi ne ha veramente bisogno.

 

Oggi tutti festeggiano, il capitalismo, la politica, l’informazione ma anche la maggioranza dei tifosi della Roma, convinti che il nuovo stadio spalancherà loro le porte del successo sull’onda del tanto decantato modello inglese. Ma in cosa consiste questo modello inglese? Se lo stadio di proprietà è diventato l’unico strumento possibile per mantenere in attivo i bilanci di una società sportiva e garantirne la competitività internazionale, bisognerebbe allora farsi una domanda: come si produrranno, concretamente, questi nuovi introiti? Basta guardare l’Inghilterra per scoprire la risposta: a pagare saranno i tifosi stessi, quelli che vivono il calcio come uno sport popolare, con passione e attaccamento. Quest’anno chi vuol vedere una partita del Chelsea o dell’Arsenal, paga per biglietti “economici” circa 100 €: quanti dei giallorossi che oggi celebrano il nuovo stadio se lo potrebbero permettere? Dietro il modello inglese c’è quindi un preciso progetto di sostituzione sociale, che mira a fare degli stadi dei luoghi di divertimento a cui solo la classe medio-alta può permettersi l’accesso. Sciaguratamente i tifosi della Roma, i più grandi promotori di quest’opera, sono anche le prime vittime di questo raggiro.
 

Forse l’aspetto più inquietante di tutta questa storia è l’ennesima dimostrazione che oggi in Italia il modello economico, sociale, ambientale e sportivo sia sempre lo stesso, un modello per cui imprenditori, costruttori e banche fanno profitti milionari pagati dalla collettività. In questo senso lo stadio dell’ASRoma non è così diverso dalle più famose vicende di cronaca di questi anni, in cui si privatizzano le risorse e si socializzano i debiti attraverso la progressiva distruzione di diritti, comunità e territorio.

Fonte

26/02/2017

Roma. Sullo Stadio la giunta non si è “schiodata” dall’urbanistica contrattata. La partita non è chiusa

Dopo l’accordo raggiunto venerdi sera tra Giunta Raggi, costruttori e AS Roma, il consiglio comunale di Roma adesso dovrà votare in aula una nuova delibera sullo Stadio che di fatto sostituirà la precedente delibera approvata dell’amministrazione Marino. Ma la battaglia sullo Stadio potrebbe ancora spegnere il sorriso sul volto della sindaca Raggi, dei palazzinari e degli amministratori dell’AS Roma.

Il via libera al documento, che dovrà essere elaborato dagli uffici competenti, potrebbe arrivare entro un mese, sempre che sulla sua strada  non emergano – come sembra – ostacoli legislativi e amministrativi all’approvazione all’edificazione dello Stadio per la Roma e altre cubature a Tor di Valle.

Nel nuovo progetto viene affermato che ci sarà il taglio del 50% complessivo della cubature (il 60% solo sul Business Park, con eliminazione delle tre torri di Libeskind) e un potenziamento dell’ecosostenibilità. Le opere pubbliche previste (anch’esse colpite da una revisione “compensativa” al ribasso) saranno realizzate in due fasi. Permane invece il problema delle cubature. La metà di 1.100mila metri cubi resta sempre 550mila metri cubi rispetto ad un Piano Regolatore che ne prevedeva al massimo 330mila (di cui lo stadio rappresenta meno della metà). Quindi si costruirà poco meno di quei 600mila che erano la previsione iniziale, prima che il costruttore Parnasi e il presidente della AS Roma Pallotta rilanciassero in alto alla luce della disponibilità registrata dall’allora Giunta Marino. Questa divaricazione tra Piano Regolatore e cubature concesse – anche nell’accordo raggiunto venerdì sera – non è irrilevante sulla aderenza della nuova delibera alle leggi.

“Tagliuzzando spazi tra un piano e l’altro, abbassando di qualche metro l’altezza fissata a 200 metri, cucendo e scucendo metri tra corridoi e pianerottoli, la giunta Raggi, ha scelto non di rigettare quel progetto, ma di cucinare con i resti” commentava l’urbanista Antonello Sotgia, “Sembra essere riuscita a mettere insieme quella manciata di superficie che consente adesso di affermare a Luigi Di Maio: «È tutta un’altra cosa, siamo di fronte ad un progetto sostenibile e rispettoso dei valori del Movimento 5 Stelle». In pratica, diciamo noi, si è rimasti inchiodati “all’urbanistica contrattata”.

Come scrisse alcuni anni fa un veterano dell’urbanistica, Edoardo Salzano, ad un certo punto nelle decisioni sulle città sono cambiate le regole del gioco e sono state consegnate in mano agli interessi dei costruttori privati: “La pianificazione espressiva d’una autorità pubblica, quindi rivolta a regolare a priori (secondo un piano, un disegno, un sistema di regole) l’attività degli operatori privati, è stata definita “urbanistica regolativa” e ad essa si è opposta la “urbanistica concertata”, o – più esplicitamente – “urbanistica contrattata”.

Chi decide quindi che cosa serve o cosa non serve ad una città? E’ ancora Salzano a spiegarlo riferendosi all’urbanistica contrattata: “Essa perciò si manifesta ogni volta che l'iniziativa delle decisioni sull'assetto del territorio non viene presa per l'autonoma determinazione degli enti che istituzionalmente esprimono gli interessi della collettività, ma per la pressione diretta, o con il determinante condizionamento, o addirittura sulla base delle proposte di chi detiene il possesso di consistenti beni immobiliari. Quando insomma chi ha iniziativa è la proprietà, e non il Comune”. E' esattamente lo scenario a cui abbiamo assistito a Roma sulla vicenda dello Stadio e della cementicazione a Tor di Valle, dunque nessuna discontinuità rispetto al passato.

C’è poi il problema del taglio delle opere pubbliche previste dal progetto e ridotte nell’accordo siglato venerdi. Nell’accordo si afferma che in una prima fase ci sarà il potenziamento della ferrovia Roma-Lido, gli interventi sulla via del Mare, le opere di messa in sicurezza idrogeologica del fosso di Vallerano nell’area di Decima. Nella seconda fase invece ci sarebbe il ponte aggiuntivo sul Tevere e la bretella sulla Roma-Fiumicino, che saranno realizzate successivamente. Dovrebbe decadere invece il prolungamento della metro B e alcuni interventi nel quartiere della Magliana giudicati non pertinenti allo stadio. Nel nuovo progetto ci sono poi altre zone d’ombra.  Potrebbe essere conservata una parte dell’ex ippodromo, per adempiere alle sollecitazioni della Soprintendenza del Ministero dei Beni Culturali. Ma, in sede di conferenza dei servizi, si dovrà tenere conto dell’iter del vincolo sull’Ippodromo di Tor di Valle avviato dalla Soprintendenza. Per questo motivo Parnasi e l’AS Roma (e la cordata finanziaria di Pallotta) dovrebbero chiedere un’ulteriore proroga di un mese della conferenza dei servizi, la cui scadenza veniva indicata per il prossimo 3 marzo.

Infine ci sono le opposizioni al progetto, riconfermate dai comitati che in questi anni si sono battuti contro la cementificazione a Tor di Valle, ma anche dentro al M5S capitolino. Sull’accordo con costruttori la sindaca Raggi venerdì ha chiesto un pronunciamento ai consiglieri  e qui si sono registrate posizioni piuttosto articolate: due sono andati via dalla riunione, tre hanno votato contro, uno si è astenuto. Tra i consiglieri assenti dalla riunione, risulta che almeno due siano contrari al progetto. In pratica almeno 7-8 consiglieri si sono opposti. Il M5S ha 29 consiglieri comunali e la maggioranza in Assemblea Capitolina ha bisogno di raggiungere quota 25. Rimanendo così le cose, significa che il sindaca Raggi – per fare la nuova delibera su Tor di Valle – potrebbe trovarsi ad aver bisogno dei voti delle opposizioni, in particolare del Pd.

L'accordo per realizzare lo stadio per la Roma a Tor di Valle, con una svolta a sorpresa rivendicata come un grande successo dalla sindaca M5S, ha sdoganato la giunta (e lo stesso M5S) agli occhi dei poteri forti come un interlocutore credibile.

Siamo in presenza di un salto di qualità che avrà ripercussioni anche sul piano nazionale, aprendo la finestra al M5S di Grillo come una forza politica con cui i gruppi finanziari e le imprese possono interloquire di fronte allo sfaldamento dei partiti fino ad oggi riconosciuti come interlocutori privilegiati (Pd e Forza Italia). Insomma la conventio ad excludendum contro il M5S, dopo quello che si è  visto a Roma, potrà essere rivista radicalmente aprendo la strada ad un rapporto con una forza che si è dimostrata “di governo” e non una minaccia “populista” verso gli interessi dei poteri forti. Una forza capace di mediazione tra interessi diversi, in pratica quello che era venuto a mancare con gli strappi di Renzi e la scissione del Pd. Un cambiamento niente affatto irrilevante sulle ragioni sociali (o ameno sulle aspettative create) del M5S, ma niente affatto una sorpresa sulla natura e la composizione sociale del movimento. Lo scossone sulla "politica" nei prossimi mesi non riguarderà solo la scissione del Pd o le divisioni nella destra.

Fonte

25/02/2017

Tor di Valle e la mandrakata di Parnasi

Mentre le sorti dello stadio della Roma, anzi, di Pallotta, e del relativo business park da 800mila e rotti metri cubi di cemento sono ancora avvolti nella nebbia, di una cosa possiamo essere certi: l’ufficio marketing di Pallotta e Parnasi non teme rivali. Bisogna ammetterlo: sono bravissimi! Tanto di cappello di fronte a chi avrebbe fatto apparire il Minculpop come un’accolita di dilettanti allo sbaraglio. Nel giro di pochi mesi sono infatti riusciti ad arruolare una fetta importante della tifoseria giallorossa, e a trasformarla in un formidabile strumento di pressione politica.


Un’arma capace di aprire falle e contraddizioni perfino nel Movimento Cinque Stelle, che pure si era presentato alle elezioni, vincendole, con un programma esplicitamente contrario alla speculazione di Tor di Valle. Parliamo di migliaia di pasdaran della Eurnova, infervorati dagli hashtag di allenatore e giocatori, che da settimane sciamano sui social ingolfando di insulti i profili di chiunque venga indicato dai media come un ostacolo al progetto “che risolleverebbe le sorti di Roma e della Roma” (leggi). Prima era toccato a Berdini, poi alla Lombardi, quindi è stata la volta della sopraintendente Margherita Eichberg (rea di voler apporre il vincolo dei Beni Culturali alle tribune dell’ex Ippodromo), e ieri è stato il turno di Virginia Raggi, contro cui si sono alzati i cori dell’Olimpico. E, proprio sulla questione dell’ex ippodromo e del suo degrado, si è raggiunta quella che per il momento rappresenta l’apoteosi della propaganda di Pallotta & Parnasi. In questi giorni chiunque si sia interessato alla questione si sarà certamente imbattuto in migliaia di immagini e video che testimoniano l’abbandono in cui versa l’area. Fotomontaggi ironici in cui imperversano cumuli di immondizia, scocche di motorini, lavatrici, calcinacci e chi più ne ha più ne metta. Un tam tam partito dalla rete e che è stato prontamente ripreso e amplificato dai media mainstream con tanto di video (vedi) e servizi scandalizzati sulle maggiori testate giornalistiche. Di fronte a quella che viene ormai descritta come una discarica a cielo aperto, il nocciolo del ragionamento che anima questo moto di indignazione collettiva lo esprime sinteticamente sul Corriere della Sera (22/2/2017) un giornalista embedded come Luca Valdiserri: “Il progetto Parnasi/Pallotta sarà un ecomostro, come dicono gli ambientalisti, ma può peggiorare questa situazione?”

Eh già! Di fronte a questo schifo non sarebbero meglio le torri sbilenche di Daniel Libeskind? Del resto i due benefattori hanno promesso che faranno anche un bel parco attrezzato, e pure le opere di pubblica utilità, ma che volete di più? Un ragionamento, apparentemente di buon senso, che però affonda le sue radici in un pregiudizio neoliberista ormai radicato in ognuno di noi. Un riflesso pavloviano che ci induce ad associare immediatamente il degrado, l’incuria e l’abbandono a tutto ciò che è pubblico. Mentre, per contro, il privato sarebbe sinonimo di pulizia, ordine ed efficienza. A Tor di Valle questo ragionamento si scontra però con un’evidenza grossa come una casa, anzi, grossa come il 92% dell’area su cui dovrebbero sorgere lo Stadio e il Business Park. A tanto ammonta, infatti, la quota di terreni privati. Avete letto bene: privati, non pubblici! Nello specifico circa il 50% dell’area appartiene allo stesso Parnasi (546.965 mq comprati qualche anno fa a 77 euro/mq, per un totale di 42 milioni di euro), il 42% ad altri privati (circa 372.000 mq di cui il 98% appartenenti a due società facenti capo alla Holding Armellini) e solo l’8% dei terreni sono di proprietà pubblica (di cui 64mila mq occupati dalla Via del Mare). E del resto, come scrive il succitato Valdiserri, senza neanche accorgersi dell’incongruenza: “I giornalisti sono potuti entrare perché la società che cura la comunicazione dei proponenti dello stadio ha organizzato un tour dell’impianto”.

Ovvero: i proprietari dell’area hanno convocato i giornalisti, li hanno portati a vedere come gestiscono “di merda” il posto che hanno comprato per due spicci, scaricando poi magicamente le responsabilità sul Comune. Ricapitolando, Parnasi compra un terreno, lo lascia per anni in stato di abbandono e poi usa il degrado come pretesto per edificare. E tutti dietro a dirgli che ha ragione e che non si può fare altrimenti. Non c’è che dire... ‘na mandrakata

Fonte

23/02/2017

Roma. Sullo Stadio i consiglieri M5S “inchiodano” Grillo e costruttori

Sulla vicenda Stadio per la Roma, alla fine lo stesso Beppe Grillo ha dovuto prendere atto della contrarietà dei consiglieri capitolini M5S al progetto di cementificazione di Tor di Valle messo in piedi dal costruttore Parnasi e dell'affarista statunitense Pallotta. In città le iniziative di protesta contro "la più grande speculazione urbanistica degli ultimi trenta anni" erano cresciute sia nel territorio sia con il pressing verso il consiglio comunale.

Al termine di riunione urgente richiesta dai consiglieri comunali, ieri Grillo ha rilasciato una dichiarazione ai giornalisti che somiglia molto ad uno stop alla cementificazione intorno allo Stadio. "Abbiamo parlato con i consiglieri. Nessuno è contrario. Se c'è una leggera discussione è sulla collocazione, sulla zona. Lì c'è un rischio idrogeologico, dunque c'è una discussione su dove farlo. Decideranno giunta e sindaco. Nessuno dice di 'no', diciamo di "sì ma in una parte che non sia quella".

Una dichiarazione che suscita le ire del businessmen James Pallotta, presidente dell'As Roma che tramite twitter manda a dire: "Ci aspettiamo un esito decisamente positivo dall'incontro in programma venerdì. In caso contrario, sarebbe una catastrofe per il futuro dell'AS Roma, del calcio italiano, della città di Roma e francamente per i futuri investimenti in Italia".

La decisione su Stadio/cementificazione a Tor di Valle verrà presa entro il 3 marzo quando è prevista la conferenza dei servizi. La sindaca Raggi dovrebbe dichiarare qualcosa nelle prossime ore. Domani, venerdì, dovrebbe esserci il nuovo incontro tra l'amministrazione e i costruttori dopo quello saltato ieri. I consiglieri comunali del M5S stanno aspettando il parere dell'avvocatura sulla possibilità che la delibera votata dalla giunta Marino – che dichiarava l'operazione Stadio come interesse pubblico – possa essere ritenuta illegittima.

Se così fosse, si procederebbe alla sospensione della stessa delibera e all'azzeramento del progetto sull’area di Tor di Valle. Al momento viene esclusa la possibilità di votare una nuova delibera che annulli quella precedente per il timore di un causa da parte dei costruttori e penali salate (curioso però che delle penali che i costruttori della Metro C devono pagare al Comune ancora non ci sia contezza, ndr). Si affaccia su questo una soluzione alternativa cioè la costruzione dello Stadio in un’altra zona della città e su un terreno già di proprietà comunale oppure una ulteriore riduzione delle cubature extra-stadio previste dal progetto originario.

Fonte