Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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17/02/2017

Stadio Roma.”Questa è speculazione immobiliare e il M5S non può permetterlo”

Sulla vicenda della cementificazione a Tor di Valle con il pretesto dello Stadio, interviene la parlamentare del M5S Roberta Lombardi. Qui di seguito la sua nota diffusa pubblicamente:
"Un milione di metri cubi e uno stadio, un solo stadio. Grattacieli, business park, l'equivalente di oltre 200 palazzi in una zona disabitata da secoli. Sapete perché? Perché è a fortissimo rischio idrogeologico. Se non è questa una grande colata di cemento, allora cos'è?
Sono sempre stata schietta e ho sempre fatto della coerenza un valore imprescindibile. Non solo in politica, ma nella vita. E anche questa volta lo dico senza mezzi termini: questo non è un progetto per la realizzazione di uno stadio, questo è un piano di speculazione immobiliare che una società statunitense vuole portare avanti ad ogni costo in deroga al nostro piano regolatore, nell'esclusivo interesse di fare profitto sulle nostre spalle. E noi non possiamo permetterlo. Per anni i costruttori a Roma hanno fatto così: compravano terreni e poi si accomodavano le destinazioni, rendendole edificabili, grazie alla compiacenza della politica. Ebbene, il M5S questo non può permetterlo. Siamo arrivati al governo della Capitale garantendo che avremmo segnato un punto di discontinuità con il passato. Questo progetto, approvato dall'ex giunta Marino, non è realizzabile. Lo dico da romanista convinta, come sanno molti di voi, ma qui dobbiamo fare tutti uno sforzo in più e capire che si sta parlando della nostra città. Dove siamo cresciuti, dove continueremo a crescere e dove cresceremo i nostri figli. Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore. Bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità. Mi auguro che l'amministrazione capitolina faccia la scelta giusta e chieda al proponente di avanzare dunque un nuovo progetto che rispetti la legge e la Capitale". 
Fonte

27/09/2016

Cosa succede nel M5S?

Ieri è uscita contemporaneamente su Repubblica e Corriere un’intervista (forse un estratto di una conferenza stampa improvvisata) di Roberta Lombardi sull’attuale situazione del Movimento grillino (intervista subito smentita, ovviamente). L’intervista esce in una fase calda e criptica del Movimento, segnato dalle difficoltà della giunta romana, dal ritorno di Grillo a “capo politico” del Movimento, alla ridefinizione del ruolo del cosiddetto “direttorio”. Una fase contraddittoria segnata però dall’oscurità in cui viene avvolta qualsiasi dialettica interna: capire cosa succede davvero dentro il M5S è affare estremamente complicato. Tutti i vari commentatori, giornalisti e opinionisti scontano questa difficoltà nell’interpretare la vita interna al M5S, contribuendo alla confusione generale su quello che però è, ad oggi, il secondo partito italiano nei sondaggi e che esprime i sindaci di due delle tre città più importanti del paese. L’impossibile decifrazione della vita politica del Movimento è però già di per sé un segnale inquietante: la forza pentastellata è sempre stata quella di rappresentarsi in antitesi alla “forma partito” – qualsiasi essa fosse – sottintendendo con ciò la natura maggiormente democratica del processo politico avviato. Ci ritroviamo  però oggi ad interpretare un rebus, in cui ogni passaggio dialettico avviene secondo forme, metodi e riti per nulla chiari, tutto giocato sull’informalità dei processi che genera leadership equivoche e poco partecipate dalla base. Leggiamo però l’intervista, anche in questo senso indicativa di uno scontro interno inevitabile una volta passati da forza di opposizione a forza di governo (quantomeno cittadino, come oggi).

Roberta Lombardi rappresenta la “parte sinistra” del Movimento, quella più legata alle periferie romane, ai suoi movimenti sociali, alle istanze popolari e radicali della base. E’ un dato di fatto, e da un po’ di tempo ci tiene personalmente a sottolinearlo: “A Roma c’è il Movimento 5 Stelle e c’è il sindaco di Roma, sono su due strade diverse[…]Diciamo che c’è un prima e un dopo. Ci sono quelli che sono arrivati prima del 2012, cioè la vittoria di Parma: io, Carla Ruocco, Paola Taverna e Roberto Fico. E ci sono quelli arrivati dopo”. Lombardi traccia uno spartiacque, che non sembra tanto generazionale ma politico: c’è un gruppo politico collettivo e originario, fondato sulle istanze democratiche del “primo” M5S, e c’è un ceto politico successivo, aggregatosi sull’ondata dei successi politici e mediatici, che però ha macchiato l’originaria purezza: “Quell’anno è stato un po’ uno spartiacque. Noi badavamo soprattutto alla sostanza, al lavoro di squadra. Chi è arrivato dopo spesso ha fatto prevalere la comunicazione alla sostanza[…]Tra di noi deve valere il lavoro collettivo. Per essere leader occorre autorevolezza. E per ora quella ce l’ha solo Beppe[…]Di Maio e Di Battista sono bravi a comunicare ed è giusto che vadano in tv. Ma non hanno un ruolo politico”.

E’ uno strano parallelo quello tracciato dalla Lombardi. Fino al 2012 il M5S era una creatura plasmata e modellata unicamente dal duo Grillo&Casaleggio. Eppure la Lombardi lo ricorda come il periodo più “democratico” e conseguente col programma radicale che ne ha determinato il successo. Dopo il 2012 il M5S gradualmente allenta i legami coi due fondatori, la macchina organizzativa viene sempre più guidata da un ceto politico dirigente in formazione, che però, nelle parole della Lombardi, invece di democratizzare ulteriormente il Movimento ne mina alla base i suoi caratteri originali e popolari. La realtà di questi anni e le ultime contorsioni grilline sembrano favorire una spiegazione, non esaustiva ma forse più vicina alla realtà, del racconto interessato e reazionario dei media mainstream, che in questi mesi stanno narrando le difficoltà grilline da un punto di vista di destra e non di classe (anche nei giornali “di sinistra”).

In realtà l’esperienza sta dimostrando come il ceto politico del M5S, se lasciato solo da Grillo, tende inequivocabilmente “verso destra”, verso cioè l’istituzionalizzazione del Movimento, il raffreddamento delle sue pulsioni democraticiste, l’ibernazione di ogni ipotesi di rottura anti-sistema.

Illuminante in questo senso la tendenza delle varie decine di fuoriusciti dal M5S: lasciato il Movimento, nessuno di questi ha abbracciato progetti politici di “sinistra radicale”, ma si sono tutti riposizionati nei partiti tradizionali a destra del M5S (Forza Italia, Lega Nord, Pd, Scelta Civica). Al più, sono confluiti in Sel, cioè in una “sinistra” del Pd che ha come ruolo quello di cementare, legittimandole “a sinistra”, le scelte politiche di quest’ultimo.

Fuori dal guinzaglio grillino non c’è la liberazione di spinte popolari tenute a freno dalla Casaleggio Associati, c’è al contrario la pacificazione del Movimento. Paradossalmente, e questo dovrebbe far riflettere molti, è lo stesso Grillo a tenere in vita artificialmente le istanze politiche “di sinistra” (o comunque più popolari) presenti dentro il Movimento. La Lombardi si accorge di questo, ma si accorge soprattutto di un’altra cosa: senza la sovraesposizione mediatica di Grillo quelle istanze popolari presenti dentro il M5S verrebbero immediatamente fagocitate e normalizzate dal corpo del Movimento.

Alla sinistra del M5S, che pure esiste soprattutto nelle sue istanze di base, serve la leadership forte di Grillo, e non a caso questa viene usata contro il ceto dirigente grillino, verso il quale la Lombardi si scaglia con inusitata violenza: “Il Direttorio ha avuto soprattutto un ruolo di comunicazione. Poi è vero che con il tempo si è creato un po’ un equivoco e certe uscite comunicative sono diventate politiche. E dunque sbagliate[…]Noto che a volte c’è più spinta a livello comunicativo e meno attenzione alla sostanza. Il problema è quando tu cerchi di inseguire Matteo Renzi sul suo stesso terreno”.

Non si può certo affermare che le manda a dire. Il problema di Grillo e del M5S è però più complesso di così. Grillo non è “di sinistra”, e se si fa garante delle istanze popolari non è per interesse personale ma per calcolo politico. Il M5S, nella sua ottica, deve rimanere al centro e fuori la distinzione destra-sinistra. Quando questo vira eccessivamente a destra, si preoccupa di limitare le tendenze istituzionalizzanti del duo Di Maio-Di Battista, come accaduto anche per Pizzarotti. Ma quando c’è il rischio che questo prenda una strada troppo “di sinistra”, come poteva essere ipotizzato a Roma (con un assessore forte come Berdini e un sindaco ombra legato ai movimenti come la Lombardi), ecco che fa fuori la Lombardi mandandola in Sicilia e copre politicamente le scelte di Virginia Raggi nonostante queste vadano contro gli stessi interessi della base del M5S.

Più che destra e sinistra, la vita interna del M5S sembrerebbe essere divisa tra una sorta di “peronismo”, personificato dalla Lombardi, che si accorge della necessità del leader forte attraverso cui portare avanti la “parte sinistra” del programma ideale grillino, e un’ideologia tecnicista anti-politica (in realtà intimamente liberista), simboleggiata in questo caso da Di Maio, che vorrebbe rompere con qualsiasi tentazione anti-sistema. Questo per quanto riguarda la natura soggettiva dello scontro in corso dentro il Movimento. Ma oggettivamente il M5S sembrerebbe sempre più ritagliarsi la funzione di “pope Gapon” collettivo: un movimento populista ambiguo, trasversale e con venature reazionarie, che però contiene, e in un certo senso favorisce e addirittura organizza, quelle istanze popolari e di classe lasciate senza rappresentanza dalla morte della sinistra politica nel paese. 

Il pope Gapon fu al tempo stesso strumento della polizia zarista ed elemento decisivo dell’organizzazione operaia che portò alla Rivoluzione del 1905. A differenza della situazione russa del primo Novecento, però, manca oggi quel soggetto sociale di massa e organizzato capace di raccogliere la sfida una volta smascherata la natura utile ma corrotta del M5S. In assenza di questo, qualsiasi tentativo di “cavalcare” il M5S o, peggio ancora, qualche sua presunta “corrente interna”, si risolve in lobbismo spicciolo incapace di produrre risultati concreti. Ma anche l’atteggiamento opposto, quello cioè di bollare tutto ciò che il M5S rappresenta accomunandolo in senso regressivo al resto del quadro politico, inibisce in partenza qualsiasi dialogo proficuo con quel pezzo enorme di classe operaia e di proletariato metropolitano oggi rappresentato dal M5S. Il Movimento grillino è un movimento anti-sistema a rischio costante di normalizzazione. Lavorare per raccogliere la sfida anti-sistema che viene dalla sua base dovrebbe essere uno dei compiti della sinistra di classe, soprattutto a Roma dove queste contraddizioni stanno raggiungendo rapidamente il punto di saturazione.

06/03/2013

Retrovirus a Cinque Stelle


Investita dalle polemiche suscitate da quanto scritto sul suo blog a proposito di fascismo e Casapound, l’esponente del Movimento 5 Stelle Roberta Lombardi ha precisato il suo pensiero, rigettando le accuse di essere filo-fascista.

La questione è pesante e delicata allo stesso tempo.
Roberta Lombardi – al momento - è stata scelta come capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, quindi non è un’attivista qualsiasi. Ma la sua precisazione spalanca una nuova porta, forse quella più contraddittoria e inquietante. La Lombardi infatti spiega che nella sua analisi sul fascismo, si rifaceva al «primo programma del 1919», quello che, storicamente, viene conosciuto come Sansepolcrismo, spiegando che: «La caratteristica del fascismo fu infatti quella di cambiare sempre le carte in tavola, con l’unica costante che al centro del potere rimanevano sempre Mussolini ed il suo partito unico. Potere che poi divenne dittatura in un crescendo di violenza. Fino ad arrivare al razzismo e la guerra. Questo il mio giudizio storico e politico, negativo su quell’esperienza. Ora possiamo pensare all’Italia del 2013». A mò di barriera politica e morale su eventuali strumentalizzazioni, Roberta Lombardi sottolinea: «Ricordo a tutti che il M5S ha nel suo programma l’insegnamento della Costituzione italiana».

Ora il problema è che una delle accuse che vanno per la maggiore contro certi ambiti e taluni contenuti del Grillo-Casaleggio project, è proprio quello di “diciannovismo”, ovvero del carattere sovversivo del fascismo delle origini, un sovversivismo che "nasce nel popolo" con intenti emancipatori ma che ben presto si trasferisce alle classi dominanti con alleanze ed esiti radicalmente opposti. Immaginiamo che non deve essere simpatico vedere tutti i propri scritti o commenti passati al setaccio ed esaminati al microscopio per coglierne l’ombra, ma è evidente che per l’impatto che il Movimento 5 Stelle sta avendo sul paese, questa attenzione sarà inevitabilmente continua e meticolosa.
Soprattutto in un paese disgregato socialmente come l’Italia, un paese in cui secondo Gobetti, il fascismo era “la rivelazione” di quello che c’era nella pancia della società italiana. Un buon motivo per riaffermare che il fascismo – nel nostro paese – non può ancora essere liquidato come esclusiva materia per gli storici.

Se la pancia di un paese frammentato politicamente, culturalmente e socialmente come il nostro sembra avere ancora serissimi problemi di digestione, reintrodurvi degli stimolanti quando si hanno incarichi di responsabilità in quello che in due anni è diventato già il secondo partito, non può che far scattare campanelli d’allarme in ogni dove.
Il richiamo alla Costituzione e la sua riduzione a totem di una sorta di religione civile, diventa così del tutto inefficace a neutralizzare spinte e tendenze che hanno potenzialità di trasformazione genetica rapide, mutevoli e inquietanti. Dentro questi rumori di fondo e di pancia, è ovvio che scattino degli anticorpi, sicuramente indeboliti e depotenziati da un antifascismo istituzionale e conformista, spesso retorico e superficiale, ma non per questo meno necessari.
Gli spericolati recuperi storici della Lombardi e le evidenti ombre di stampo corporativo sul lavoro, evocate ripetutamente dal leader maximo dei 5 Stelle, Beppe Grillo, non sono affatto un buon segnale. Così come lo è l’errata valutazione sui fascisti di Casa Pound, i quali non sono solo degli sprangatori ma sono esattamente l’organizzazione fascista che più delle altre cerca di recuperare lo spirito “diciannovista” e sovversivo del primo fascismo. Più o meno la stessa valutazione di Roberta Lombardi.

Occorre dunque separare il grano dal loglio nel Movimento 5 Stelle ed agire per isolare i possibili virus dal possibile corpo sano. Senza atteggiamenti isterici o recriminazioni settarie ma anche senza sottovalutare concretamente ogni azione e ogni parola che possa produrre cattiva egemonia culturale. Farsi dei nemici gratis è da idioti ma i nervi di una parte della società su questo terreno sono ancora sensibili, molto sensibili. Già una volta è stato pagato un prezzo pesantissimo per aver sottovalutato i primi vagiti di una bestia sempre feconda, come direbbe Brecht. Ripetere l’errore sarebbe suicida. Barricarsi in difesa e non accettare la sfida con il Movimento 5 Stelle sul piano delle proposte, del conflitto e della credibilità delle alternative alla crisi di civiltà, lo sarebbe altrettanto.

P.S. Siccome moltissimi nostri lettori vicini o aderenti al Movimento 5 Stelle ci accusano ogni volta di manipolare, vi segnaliamo qui di seguito il link con il blog di Roberta Lombardi e i suoi due interventi, quello 'incriminato' e quello 'riparatore':
http://robertalombardi.wordpress.com/2013/01/21/italia-sotto-formaldeide/
http://robertalombardi.wordpress.com/2013/03/04/filofascista-a-chi/

Queste le sue parole, se poi ci sono valutazioni e interpretazioni diverse non è manipolazione ma battaglie delle idee.


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