Nel "clima strano" di questi giorni autunnali, l'arresto di Antonio Mastrapasqua suona quasi come una "buona notizia moralizzatrice". Recordman quasi assoluto di poltrone (ben 29, ad un certo punto), è finito dentro per l'unica da cui - ufficialmente - non veniva retribuito: direttore generale dell'Ospedale Israelitico, convenzionato con il sistema sanitario nazionale e gestito dalla "comunità" romana.
I carabinieri del NAS di Roma, stamattina, hanno eseguito 17 "misure restrittive", di cui 14 ordinanze di arresti domiciliari e 3 obblighi di firma, nei confronti di dirigenti, medici e operatori della casa di cura "Ospedale Specializzato Israelitico" di Roma. Mastrapasqua è tra quelli agli arresti domiciliari.
Le ipotesi di reato sono falso e truffa in danno della sanità pubblica, naturalmente con riferimento alle prestazioni "in convenzione", ossia effettuate presso l'ospedale e messe in conto al Ssn. Ossia a noi.
L'Autorità giudiziaria ha disposto anche il sequestro preventivo per equivalente pari all'ammontare di 7,5 milioni di euro, somma riconducibile alla "indebita richiesta economica eccedente le prestazioni realmente erogate della struttura ospedaliera".
Il sistema delle "convenzioni" - ospedali e cliniche private presso cui si può richiedere una prestazione con l'"impegnativa" - è il vero buco in bilancio della sanità italiana, il primo motore (insieme ai prezzi abnormi pagati per le forniture) di ogni spreco. La risposta di ogni governo a questo buco, Renzi e Lorenzin in testa, è sempre stato quello di ridurre le prestazioni pubbliche, tagliando ospedali, laboratori e personale, senza mai neppure sfiorare il potere delle "convenzioni". E quindi i profitti privati degli Angelucci, De Benedetti, ecc.
Mastrapasqua, comunque, finisce dentro per il più esile dei suoi incarichi. Si potrebbe pensare che forniva gratuitamente la sua opera direttoriale perché traeva da altri incarichi (28, dalla presidenza dell'Inps prima di Boeri alla vicepresidenza di Equitalia) quanto sufficiente per vivere nella ricchezza smodata. Ma difficilmente gente del genere "lavora" (compatibilmente con gli impegni derivanti da 29 incarichi...) senza incamerare nulla. Chissà, magari le indagini chiariranno anche quali emolumenti non ufficiali potrebbe aver tratto da questa funzione sanitaria...
La sua carriera e l'elenco dei suoi incarichi eccede qualsiasi possibilità di esser racchiusa in solo articolo, quindi vi rimandiamo alla più neutra, ma già indicativa, delle ricostruzioni: wikipedia.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/10/2015
29/09/2014
L'olimpo dei potenti elimina Mastrapasqua
Mister 22 Poltrone assaggia l'amaro calice degli avvisi di garanzia. L'incredibile carriere di Antonio Mastrapasqua - presidente di enti come l'Inps e vice di altri come Equitalia, capace di sedere dal lato dei controllati e da quello dei controllori contemporaneamente - sembra subire una battuta d'arresto importante, forse definitiva.
Perquisizioni sono in corso da questa mattina in alcuni uffici della Regione Lazio, nella sede dell'ospedale Isrealitico e in uffici di Asl. Operazione dei carabinieri su richiesta della Procura di Roma nell'ambito di una indagine su una presunta truffa ai danni del Sistema sanitario nazionale. Gli indagti sono dieci, tra cui appunto Antonio Mastrapasqua, in veste di direttore generale dell'ospedale Israelitico, una delle decine di poltrone da lui occupate. La procura ipotizza una maxitruffa ai danni del Sistema sanitario, in cui sarebbero coinvolti anche due funzionari della Regione Lazio già inseriti nel procedimento madre, non legati all'attuale amministrazione e 7 dipendenti dell'ospedale.
L'indagine è lo sviluppo dell'inchiesta-madre che riguarda fatti risalenti al 2009, quando un controllo dell'Asl Roma D su prestazioni dell'Ospedale Israelitico portò alla luce incongruenze: fatture per semplici interventi odontoiatrici per i quali venivano richiesti alla Regione rimborsi onerosi da intervento con ricovero.
Dai controlli successivi emerse che tra il 2006 e il 2009 la richiesta di rimborsi alla Regione Lazio per "interventi fantasma" da parte dell'Ospedale Israelitico accadeva nella stragrande maggioranza dei casi verificati, il 94% delle cartelle cliniche.
La Regione Lazio - a quel punto governata da Nicola Zingaretti, e non più da Renata Polverini - aveva quindi provveduto a sospendere il pagamento di 15,5 milioni di euro in fatture all'Ospedale Israelitico, nonchéa congelare i due protocolli d'intesa che la vecchia amministrazione aveva stipulato con la struttura sanitaria nel 2011 e nel 2012.
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04/02/2014
Cambio all'Inps, chi lavora per la demolizione
Quando i giornali padronali iniziano a parlare di conti della previdenza, di bilancio dell'Inps, di dissesto dell'Inpdap, è bene prepararsi a un nuovo attacco devastante al sistema pensionistico. Il ragionamento che fanno è semplice: c'è un divario incolmabile tra contributi versati e prestazioni assicurate, ergo il sistema non tiene e non può tenere. A meno che, come avviene ogni anno, lo sbilancio non venga coperto dalla fiscalità generale, ovvero con una quota delle tasse dei cittadini.
Anche l'obiettivo è semplice: bisogna perciò ridurre le prestazioni, ovvero numero ed entità degli assegni pensionistici emessi.
Per semplificare, però, bisogna dimenticare molte cose (il "taglio" alla memoria è quello che costa meno; il singolo giornalista ci può persino guadagnare qualcosa). Specie se, dall'altro lato, Confindustria e la politica al suo servizio continuano a lavorare su una "riduzione del cuneo fiscale" dal lato delle imprese. Ovvero: a ridurre ulteriormente le entrate contributive dell'Inps. Ovvero ancora: ad aprire altre voragini nei conti previdenziali. Qui la logica viene velocemente messa in soffitta. Se si vogliono ridurre le entrate mentre si chiede già di ridurre le uscite, il risultato è chiaro: si prefigura un sistema futuro in cui le pensioni - quelle "pubbliche", per cui sia noi lavoratori che le imprese versiamo mensilmente dei contributi - dovranno essere poco più di una mancia.
Sul piano della propaganda l'occasione è ghiotta: le dimissioni del "mutlipoltrone" Mastrapasqua consente di mettere insieme "il rosso" dei conti e le "furbizie" del presidente uscito, come se le prime fossero spiegabili con le seconde. Naturalmente, bisogna dimenticare che Mastrapasqua è stato per alcuni anni "l'eroe" per antonomasia di quanti pretendevano la demolizione della previdenza pubblica. I tagli avvenuti sotto la sua gestione, aggravata dal blocco del turnover e da un uso smodato della precarietà contrattuale, sono di dimensioni bibliche.
Altre dimenticanze? Beh, c'è il caso scandaloso della "Cassa di previdenza dei dirigenti di azienda", un ente privato fallito a causa degli assegni pensionistici principeschi che i dirigenti di azienda si erano assegnati - diventati poi "diritto acquisito" - e anche dei "contributi minimi" che avevano versato mentre erano al lavoro. Questo ente privato, dopo il fallimento, è stato accorpato all'Inps, naturalmente con tutti i suoi debiti e senza diminuire di un centesimo gli assegni per i manager finiti a riposo (sappiamo però che i manager amano il "lavoro multiplo", e anche quando sono in pensione continuano ad occupare poltrone nei consigli di amministrazione, sia privati che pubblici). In pratica, alla fine della fiera: siamo noi che paghiamo la pensione d'oro a manager incapaci di gestirsi da soli la propria previdenza, ma ancora pienamente occupati a far danni.
Altra dimenticanza-chiave. Il dissesto dell'Inpdap, ex ente che curava la previdenza dei dipendenti pubblici, è un classico caso di "contabilità di giro". Mentre le società private (e i relativi dipendenti) versano mensilmente i contributi previdenziali e il Tfr all'Inps, lo Stato non faceva altrettanto né per i contributi né per il "trattamento di fine servizio" (la "liquidazione"). Il motivo era anche logico: era lo stato a battere moneta, quindi sarebbe stato lo Stato stesso a regolarizzare la posizione al momento dell'uscita dal lavoro. Inutile star lì tutti i mesi a metter denaro in una cassa "virtuale", tanto valeva fare i conti alla fine.
Con "l'accorpamento" dell'Inpdap all'Inps, però, c'è stato un trasferimento delle sole competenze (e del personale), ma non una copertura delle risorse mancanti. Ergo: l'Inps - che aveva i conti a posto - si è ritrovata a dover calcolare "perdite" per trasferimenti non effettuati da quello stesso Stato che poi, ogni anno, deve ripianarle. Potremmo anche dire che è "un buco" inesistente, se non fosse che nel frattempo - con l'adozione dell'euro e dei suoi molti vincoli - lo Stato non batte più moneta e deve invece chiedere prestiti "sui mercati". Pagandoci anche gli interessi. Miracoli del neoliberismo imperante...
Ma la propaganda ha bisogno di nascondere la realtà inventandosene una di comodo. E qui arriva il titolista de IlSole24Ore, che indica i due soggetti che pagheranno il conto per tutti: "i ggiovani" (e ci mancherebbe) e "lo Stato". Evidente pure l'obiettivo: giocare l'ennesima contrapposizione "generazionale" per fregare contemporanemente i giovani veri, i loro padri al lavoro e i nonni in pensione.
L'Inps perde 10 miliardi all'anno. I giovani e lo Stato copriranno il buco per pagare le pensioni. Ecco come
di Fabio Pavesi
Le dimissioni di Antonio Mastrapasqua e le perdite che per il secondo anno consecutivo toccheranno i 10 miliardi nei conti dell'Inps mettono in allarme gli italiani. Sia i lavoratori in attività che gli attuali pensionati. Se l'Inps, come stimano le previsioni del Civ, il Comitato di indirizzo e vigilanza dell'ente pubblico, produrrà perdite miliardiarie anche quest'anno e nel 2015, che fine faranno i pagamenti delle pensioni? Domanda legittima, che impone qualche risposta.
Le pensioni non sono a rischio per il semplice fatto che le perdite di bilancio e i buchi provocati dal divario sempre più aperto tra i contributi versati (le entrate) e le prestazioni erogate (le uscite) verranno coperte dall'aumento dei trasferimenti da parte dello Stato. L'Inps, per capirci, non può fallire. E lo sbilancio nei suoi conti verrà pagato dalla fiscalità generale, cioè dai contribuenti italiani. In realtà è già accaduto. Nel 2013 infatti i trasferimenti dello Stato all'Inps hanno toccato i 112,5 miliardi. Sette miliardi secchi in più (+6,6%) rispetto ai 105,6 miliardi che è costata la bolletta pubblica per coprire lo squilibrio tra entrate contributive e prestazioni erogate dall'ente pensionistico italiano.
39 miliardi in più dal 2008
Un'escalation inarrestabile, da tempo. Basti pensare che nel 2008, prima della "Grande crisi", erano sufficienti 73 miliardi di trasferimenti dal bilancio dello Stato per coprire i disavanzi. Negli ultimi 5 anni, dal 2008 al 2013, l'esborso è aumentato di ben 39 miliardi cioè il 53% in più. Un aumento monstre, pari all'8% cumulato annuo. E questo in tempi di inflazione ai minimi storici e di profonda flessione del Pil.
Il dramma è che, secondo le stime del ministero dell'Economia (Mef) , la spesa non conoscerà soste neanche nei prossimi anni.
Altri 10 miliardi al 2016
La nota tecnica del Mef prevede una mole di trasferimenti pubblici (dallo Stato) alla previdenza che non smetterà di salire. Per il 2014 le stime parlano di 119 miliardi che saliranno a 122 miliardi a fine 2016. Rallenta il passo di marcia, rispetto agli ultimi 5 anni, ma non c'è capitolo di spesa pubblica che aumenti a questi ritmi.
Il tema di fondo è che non si attenua il forte disavanzo tra le entrate (cioè i contributi versati da imprese e lavoratori) e le uscite per pensioni e assistenza dalle casse dell'Inps, ora che ha incorporato anche l'Inpdap (il dissestato ente dei dipendenti pubblici). E dato che le pensioni vanno pagate e che l'Inps non può fallire, il buco tra entrate e uscite lo deve sanare per forza lo Stato. Basti pensare che nel 2012 le entrate da contributi si sono fermate a 208 miliardi, mentre le uscite per le prestazioni sono state di 295 miliardi.
Ecco qui il profondo divario che non consente oggi al sistema della previdenza di autofinanziarsi. Certo, gran parte di questo buco deriva dall'assistenza. Sono le pensioni sociali, le indennità varie, le reversibilità ai superstiti. Ma anche le invalidità civili, che da sole costano allo Stato oltre 17 miliardi. Tutte prestazioni che non hanno alle spalle contribuzioni versate e quindi del tutto a carico del bilancio pubblico.
I contributi non bastano a fronteggiare le spese
L'assistenza costa da sola 72 miliardi. Ma la verità è che anche le gestioni previdenziali soffrono disavanzi strutturali. L'ex Inpdap da sola perde ogni anno, da tempi lontani, quasi 9 miliardi. È lo sbilancio tra contributi, erosi oggi dal blocco del turn over, e pensioni che tendono a salire. Rispetto alle pensioni dei lavoratori privati, poi, la media dei trattamenti pubblici è più alta di un 30%. Ovvio che in queste condizioni lo squilibrio si aggraverà. L'ex Inpdap non è un caso isolato. Quasi tutte le gestioni previdenziali sono infatti in pesante squilibrio sull'autofinanziamento.
I contributi versati non bastano a fronteggiare le spese (crescenti) per le pensioni. Sono gli effetti che dureranno a lungo, non solo della crisi, ma anche dell'onerosissimo sistema di calcolo retributivo. Che avvantaggia chiè andato in pensione negli anni scorsi e che incassa prestazioni previdenziali ben più alte rispetto ai contributi versati durante la vita lavorativa.
Divari tra contributi e prestazioni strutturali in quasi tutte le gestioni
L'Inpdap, l'ex gestione dei dipendenti pubblici, da sola porta nel 2013 nei conti dell'Inps una perdita per 8,85 miliardi e un deficit patrimoniale monstre di 26 miliardi. L'ex Inpdap è solo la punta dell'iceberg. Tutte le gestioni previdenziali sono in profondo rosso da tempo con l'unica esclusione dei parasubordinati. Partite Iva, professionisti e co.co.co versano solo contributi senza uscite previdenziali. L'utile di 8,5 miliardi della gestione dei giovani viene del tutto eroso dal profondo rosso delle altre gestioni.
Ecco le gestioni in rosso
Gli agricoltori vantano, per così dire, una perdita per 5,4 miliardi; gli artigiani per 5,9 miliardi; i dirigenti d'azienda (ex Inpdai) sono in rosso per 3,8 miliardi. Così come in perdita cronica per più di un miliardo ciascuno sono il fondo trasporti e il fondo telefonici, mentre il fondo elettrici chiuderà il 2013 con perdite per 1,9 miliardi. Il dato drammatico è che le perdite non sono episodiche. Il trend negativo è in atto da anni.
Pesa la crisi che erode i contributi, ma pesa soprattutto nello sbilancio entrate/uscite l'aumento costante delle nuove pensioni e il calcolo retributivo che tiene alta la forbice, e lo farà ancora per anni, tra contributi effettivamente versati e pensioni pari al 70-80% degli ultimi stipendi. Per gli effetti calmieranti della riforma Fornero c'è da aspettare ancora molto tempo.
Ed ecco chi paga
E alla fine tocca a due soggetti coprire i disavanzi. Lo Stato che dovrà aumentare ogni anno di circa 10 miliardi i suoi trasferimenti e i giovani delle gestioni parasubordinate. Loro stanno solo versando senza o con poche uscite previdenziali e la loro gestione è in attivo per oltre 8 miliardi. E' quell'attivo che copre i deficit delle altre gestioni.
Il problema riguarda il futuro. Se oggi i giovani pagano per gli anziani che succederà agli ex giovani quando toccherà a loro andare in pensione.
Fonte
Anche l'obiettivo è semplice: bisogna perciò ridurre le prestazioni, ovvero numero ed entità degli assegni pensionistici emessi.
Per semplificare, però, bisogna dimenticare molte cose (il "taglio" alla memoria è quello che costa meno; il singolo giornalista ci può persino guadagnare qualcosa). Specie se, dall'altro lato, Confindustria e la politica al suo servizio continuano a lavorare su una "riduzione del cuneo fiscale" dal lato delle imprese. Ovvero: a ridurre ulteriormente le entrate contributive dell'Inps. Ovvero ancora: ad aprire altre voragini nei conti previdenziali. Qui la logica viene velocemente messa in soffitta. Se si vogliono ridurre le entrate mentre si chiede già di ridurre le uscite, il risultato è chiaro: si prefigura un sistema futuro in cui le pensioni - quelle "pubbliche", per cui sia noi lavoratori che le imprese versiamo mensilmente dei contributi - dovranno essere poco più di una mancia.
Sul piano della propaganda l'occasione è ghiotta: le dimissioni del "mutlipoltrone" Mastrapasqua consente di mettere insieme "il rosso" dei conti e le "furbizie" del presidente uscito, come se le prime fossero spiegabili con le seconde. Naturalmente, bisogna dimenticare che Mastrapasqua è stato per alcuni anni "l'eroe" per antonomasia di quanti pretendevano la demolizione della previdenza pubblica. I tagli avvenuti sotto la sua gestione, aggravata dal blocco del turnover e da un uso smodato della precarietà contrattuale, sono di dimensioni bibliche.
Altre dimenticanze? Beh, c'è il caso scandaloso della "Cassa di previdenza dei dirigenti di azienda", un ente privato fallito a causa degli assegni pensionistici principeschi che i dirigenti di azienda si erano assegnati - diventati poi "diritto acquisito" - e anche dei "contributi minimi" che avevano versato mentre erano al lavoro. Questo ente privato, dopo il fallimento, è stato accorpato all'Inps, naturalmente con tutti i suoi debiti e senza diminuire di un centesimo gli assegni per i manager finiti a riposo (sappiamo però che i manager amano il "lavoro multiplo", e anche quando sono in pensione continuano ad occupare poltrone nei consigli di amministrazione, sia privati che pubblici). In pratica, alla fine della fiera: siamo noi che paghiamo la pensione d'oro a manager incapaci di gestirsi da soli la propria previdenza, ma ancora pienamente occupati a far danni.
Altra dimenticanza-chiave. Il dissesto dell'Inpdap, ex ente che curava la previdenza dei dipendenti pubblici, è un classico caso di "contabilità di giro". Mentre le società private (e i relativi dipendenti) versano mensilmente i contributi previdenziali e il Tfr all'Inps, lo Stato non faceva altrettanto né per i contributi né per il "trattamento di fine servizio" (la "liquidazione"). Il motivo era anche logico: era lo stato a battere moneta, quindi sarebbe stato lo Stato stesso a regolarizzare la posizione al momento dell'uscita dal lavoro. Inutile star lì tutti i mesi a metter denaro in una cassa "virtuale", tanto valeva fare i conti alla fine.
Con "l'accorpamento" dell'Inpdap all'Inps, però, c'è stato un trasferimento delle sole competenze (e del personale), ma non una copertura delle risorse mancanti. Ergo: l'Inps - che aveva i conti a posto - si è ritrovata a dover calcolare "perdite" per trasferimenti non effettuati da quello stesso Stato che poi, ogni anno, deve ripianarle. Potremmo anche dire che è "un buco" inesistente, se non fosse che nel frattempo - con l'adozione dell'euro e dei suoi molti vincoli - lo Stato non batte più moneta e deve invece chiedere prestiti "sui mercati". Pagandoci anche gli interessi. Miracoli del neoliberismo imperante...
Ma la propaganda ha bisogno di nascondere la realtà inventandosene una di comodo. E qui arriva il titolista de IlSole24Ore, che indica i due soggetti che pagheranno il conto per tutti: "i ggiovani" (e ci mancherebbe) e "lo Stato". Evidente pure l'obiettivo: giocare l'ennesima contrapposizione "generazionale" per fregare contemporanemente i giovani veri, i loro padri al lavoro e i nonni in pensione.
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L'Inps perde 10 miliardi all'anno. I giovani e lo Stato copriranno il buco per pagare le pensioni. Ecco come
di Fabio Pavesi
Le dimissioni di Antonio Mastrapasqua e le perdite che per il secondo anno consecutivo toccheranno i 10 miliardi nei conti dell'Inps mettono in allarme gli italiani. Sia i lavoratori in attività che gli attuali pensionati. Se l'Inps, come stimano le previsioni del Civ, il Comitato di indirizzo e vigilanza dell'ente pubblico, produrrà perdite miliardiarie anche quest'anno e nel 2015, che fine faranno i pagamenti delle pensioni? Domanda legittima, che impone qualche risposta.
Le pensioni non sono a rischio per il semplice fatto che le perdite di bilancio e i buchi provocati dal divario sempre più aperto tra i contributi versati (le entrate) e le prestazioni erogate (le uscite) verranno coperte dall'aumento dei trasferimenti da parte dello Stato. L'Inps, per capirci, non può fallire. E lo sbilancio nei suoi conti verrà pagato dalla fiscalità generale, cioè dai contribuenti italiani. In realtà è già accaduto. Nel 2013 infatti i trasferimenti dello Stato all'Inps hanno toccato i 112,5 miliardi. Sette miliardi secchi in più (+6,6%) rispetto ai 105,6 miliardi che è costata la bolletta pubblica per coprire lo squilibrio tra entrate contributive e prestazioni erogate dall'ente pensionistico italiano.
39 miliardi in più dal 2008
Un'escalation inarrestabile, da tempo. Basti pensare che nel 2008, prima della "Grande crisi", erano sufficienti 73 miliardi di trasferimenti dal bilancio dello Stato per coprire i disavanzi. Negli ultimi 5 anni, dal 2008 al 2013, l'esborso è aumentato di ben 39 miliardi cioè il 53% in più. Un aumento monstre, pari all'8% cumulato annuo. E questo in tempi di inflazione ai minimi storici e di profonda flessione del Pil.
Il dramma è che, secondo le stime del ministero dell'Economia (Mef) , la spesa non conoscerà soste neanche nei prossimi anni.
Altri 10 miliardi al 2016
La nota tecnica del Mef prevede una mole di trasferimenti pubblici (dallo Stato) alla previdenza che non smetterà di salire. Per il 2014 le stime parlano di 119 miliardi che saliranno a 122 miliardi a fine 2016. Rallenta il passo di marcia, rispetto agli ultimi 5 anni, ma non c'è capitolo di spesa pubblica che aumenti a questi ritmi.
Il tema di fondo è che non si attenua il forte disavanzo tra le entrate (cioè i contributi versati da imprese e lavoratori) e le uscite per pensioni e assistenza dalle casse dell'Inps, ora che ha incorporato anche l'Inpdap (il dissestato ente dei dipendenti pubblici). E dato che le pensioni vanno pagate e che l'Inps non può fallire, il buco tra entrate e uscite lo deve sanare per forza lo Stato. Basti pensare che nel 2012 le entrate da contributi si sono fermate a 208 miliardi, mentre le uscite per le prestazioni sono state di 295 miliardi.
Ecco qui il profondo divario che non consente oggi al sistema della previdenza di autofinanziarsi. Certo, gran parte di questo buco deriva dall'assistenza. Sono le pensioni sociali, le indennità varie, le reversibilità ai superstiti. Ma anche le invalidità civili, che da sole costano allo Stato oltre 17 miliardi. Tutte prestazioni che non hanno alle spalle contribuzioni versate e quindi del tutto a carico del bilancio pubblico.
I contributi non bastano a fronteggiare le spese
L'assistenza costa da sola 72 miliardi. Ma la verità è che anche le gestioni previdenziali soffrono disavanzi strutturali. L'ex Inpdap da sola perde ogni anno, da tempi lontani, quasi 9 miliardi. È lo sbilancio tra contributi, erosi oggi dal blocco del turn over, e pensioni che tendono a salire. Rispetto alle pensioni dei lavoratori privati, poi, la media dei trattamenti pubblici è più alta di un 30%. Ovvio che in queste condizioni lo squilibrio si aggraverà. L'ex Inpdap non è un caso isolato. Quasi tutte le gestioni previdenziali sono infatti in pesante squilibrio sull'autofinanziamento.
I contributi versati non bastano a fronteggiare le spese (crescenti) per le pensioni. Sono gli effetti che dureranno a lungo, non solo della crisi, ma anche dell'onerosissimo sistema di calcolo retributivo. Che avvantaggia chiè andato in pensione negli anni scorsi e che incassa prestazioni previdenziali ben più alte rispetto ai contributi versati durante la vita lavorativa.
Divari tra contributi e prestazioni strutturali in quasi tutte le gestioni
L'Inpdap, l'ex gestione dei dipendenti pubblici, da sola porta nel 2013 nei conti dell'Inps una perdita per 8,85 miliardi e un deficit patrimoniale monstre di 26 miliardi. L'ex Inpdap è solo la punta dell'iceberg. Tutte le gestioni previdenziali sono in profondo rosso da tempo con l'unica esclusione dei parasubordinati. Partite Iva, professionisti e co.co.co versano solo contributi senza uscite previdenziali. L'utile di 8,5 miliardi della gestione dei giovani viene del tutto eroso dal profondo rosso delle altre gestioni.
Ecco le gestioni in rosso
Gli agricoltori vantano, per così dire, una perdita per 5,4 miliardi; gli artigiani per 5,9 miliardi; i dirigenti d'azienda (ex Inpdai) sono in rosso per 3,8 miliardi. Così come in perdita cronica per più di un miliardo ciascuno sono il fondo trasporti e il fondo telefonici, mentre il fondo elettrici chiuderà il 2013 con perdite per 1,9 miliardi. Il dato drammatico è che le perdite non sono episodiche. Il trend negativo è in atto da anni.
Pesa la crisi che erode i contributi, ma pesa soprattutto nello sbilancio entrate/uscite l'aumento costante delle nuove pensioni e il calcolo retributivo che tiene alta la forbice, e lo farà ancora per anni, tra contributi effettivamente versati e pensioni pari al 70-80% degli ultimi stipendi. Per gli effetti calmieranti della riforma Fornero c'è da aspettare ancora molto tempo.
Ed ecco chi paga
E alla fine tocca a due soggetti coprire i disavanzi. Lo Stato che dovrà aumentare ogni anno di circa 10 miliardi i suoi trasferimenti e i giovani delle gestioni parasubordinate. Loro stanno solo versando senza o con poche uscite previdenziali e la loro gestione è in attivo per oltre 8 miliardi. E' quell'attivo che copre i deficit delle altre gestioni.
Il problema riguarda il futuro. Se oggi i giovani pagano per gli anziani che succederà agli ex giovani quando toccherà a loro andare in pensione.
Fonte
02/02/2014
Mastrapasqua si dimette, ma si parla di Treu
Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha ricevuto le dimissioni di Antonio Mastrapasqua dall'incarico di Presidente dell'INPS. Giovannini, comunica il ministero, ha ricevuto questa mattina Antonio Mastrapasqua, "il quale, anche alla luce delle decisioni assunte ieri dal Consiglio dei Ministri, ha manifestato la sua volontà di rassegnare le dimissioni dall'incarico di Presidente dell'Inps".
Bene, direbbe un ottimista. Che c'è di meglio che vedere un recordman nell'occupazione di poltrone, beccato in flagrante conflitto di interessi, sotto indagine della magistratura e della Guardia di Finanza, rassegnare le dimissioni? Di meglio ci sarebbe molto, per esempio un sostituto capace di rappresentare una linea diversa dallo smantellamento della previdenza sociale. Ma naturalmente il governo della Troika non pensa mica a una cosa del genere!
Per Letta, "questa scelta credo sia saggia e giusta, e ha colto l'iniziativa" presa ieri dal governo e "la norma decisa ieri" perché "non si possono assumere incarichi così rilevanti senza esclusività". E quindi, nel mometo della difficoltà, accarezza il reprobo invece di dannarlo: "Voglio dare atto del suo lavoro in questi anni, fatto in modo corretto", ricordando passaggi importanti quali l'unificazione tra Inpdap e Inps. "Corretto"? Ma come, ormai lo inseguono i magistrati... Letta, cambia pusher. O addetto stampa...
Il Governo, ricorda la nota, ha deciso di accelerare il processo di ridisegno della governance dell'Inps e dell'Inail e ha approvato un disegno di legge per disciplinare l'incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività volta a prevenire situazioni di conflitto d'interesse.
"Il Ministro, nell'esprimere, anche a nome del Governo, apprezzamento per la sensibilità dimostrata dal Dott. Mastrapasqua, - conclude la nota - lo ringrazia per il lavoro svolto in questi anni per il rinnovamento dell'Inps e il complesso processo di riorganizzazione dell'Ente derivante dall'incorporazione dell'Inpdap e dell'Enpals".
Insomma: si benedice colui che esce nell'ignominia e si cerca un "valido sostituto". Viene fatto il nome di Tiziano Treu, l'uomo che ha legato per sempre il suo nome alla legalizzazione della precarietà (nel '97, governo Prodi, era ministro "contro il lavoro").
Della serie: chissenefrega che su una poltrona ci sta Tizio o Caio... Guardate a quale politica deve applicare! E preparatevi a lottare meglio.
Fonte
Bene, direbbe un ottimista. Che c'è di meglio che vedere un recordman nell'occupazione di poltrone, beccato in flagrante conflitto di interessi, sotto indagine della magistratura e della Guardia di Finanza, rassegnare le dimissioni? Di meglio ci sarebbe molto, per esempio un sostituto capace di rappresentare una linea diversa dallo smantellamento della previdenza sociale. Ma naturalmente il governo della Troika non pensa mica a una cosa del genere!
Per Letta, "questa scelta credo sia saggia e giusta, e ha colto l'iniziativa" presa ieri dal governo e "la norma decisa ieri" perché "non si possono assumere incarichi così rilevanti senza esclusività". E quindi, nel mometo della difficoltà, accarezza il reprobo invece di dannarlo: "Voglio dare atto del suo lavoro in questi anni, fatto in modo corretto", ricordando passaggi importanti quali l'unificazione tra Inpdap e Inps. "Corretto"? Ma come, ormai lo inseguono i magistrati... Letta, cambia pusher. O addetto stampa...
Il Governo, ricorda la nota, ha deciso di accelerare il processo di ridisegno della governance dell'Inps e dell'Inail e ha approvato un disegno di legge per disciplinare l'incompatibilità per tutte le posizioni di vertice degli enti pubblici nazionali, prevedendo, per quelli di particolare rilevanza, un regime di esclusività volta a prevenire situazioni di conflitto d'interesse.
"Il Ministro, nell'esprimere, anche a nome del Governo, apprezzamento per la sensibilità dimostrata dal Dott. Mastrapasqua, - conclude la nota - lo ringrazia per il lavoro svolto in questi anni per il rinnovamento dell'Inps e il complesso processo di riorganizzazione dell'Ente derivante dall'incorporazione dell'Inpdap e dell'Enpals".
Insomma: si benedice colui che esce nell'ignominia e si cerca un "valido sostituto". Viene fatto il nome di Tiziano Treu, l'uomo che ha legato per sempre il suo nome alla legalizzazione della precarietà (nel '97, governo Prodi, era ministro "contro il lavoro").
Della serie: chissenefrega che su una poltrona ci sta Tizio o Caio... Guardate a quale politica deve applicare! E preparatevi a lottare meglio.
Fonte
29/01/2014
Doppia indagine su Mastrapasqua, una patata bollente per Letta
Nei giorni scorsi il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, è finito nel registro degli indagati in quanto direttore generale dell’Ospedale Israelitico di Roma, azienda sotto inchiesta per le migliaia di cartelle cliniche falsificate allo scopo di gonfiare i rimborsi del Sistema sanitario nazionale. Un giro d’affari, si calcola, da ben 85 milioni di euro.
Sarebbero oltre 100 le cartelle cliniche su cui gli investigatori del Nas si stanno concentrando nell'ambito dell’inchiesta su un presunto giro di rimborsi gonfiati che chiama in causa ‘mister 25 poltrone’, che tra tra gli innumerevoli incarichi dirigenziali occupa anche quello – dal 2001 – di procuratore generale del nosocomio romano.
I pubblici ministeri hanno già chiesto ed ottenuto il giudizio su un filone riguardante otto medici dell'Israelitico rispetto ad una serie di falsi interventi e ricoveri non giustificati, che sarebbero poi stati pagati dal Sistema sanitario nazionale, cioè dai contribuenti. Il processo comincerà per questa vicenda il 13 maggio prossimo, davanti al giudice monocratico della IV sezione penale.
E’ poi notizia di ieri che anche la magistratura contabile ha aperto un fascicolo. Il procuratore regionale della Corte dei conti, Angelo Raffaele De Dominicis, ha infatti deciso di procedere per un danno erariale che potrebbe rivelarsi molto consistente.
Ieri però è stato lo stesso presidente dell’istituto previdenziale a smentire le voci sulle sue presunte dimissioni in arrivo che erano circolate sulla stampa.
Per Mastrapasqua “nessun rilievo o interesse assumono nell’indagine il ruolo di presidente dell’Inps né tantomeno quello di Direttore Generale dell’Ospedale Israelitico, in quanto i fatti ipotizzati attengono a condotte che sarebbero state poste in essere da alcuni dirigenti sanitari e non afferiscono né all’Inps né all’Ospedale Israelitico”. Ma secondo quanto rivelato da alcuni quotidiani Mastrapasqua, in veste di direttore dell’Ospedale, avrebbe girato all’Inps, di cui è presidente, contributi previdenziali sotto forma di fatture della Regione Lazio non liquidate.
“Ipotesi di reato molto gravi, che dovrebbero suggerire all’interessato di dimettersi, vista la delicatezza dei diritti che gestisce e l’importanza dell’assoluta assenza di ombre per chi ricopre diverse cariche pubbliche, tra cui in primis quella di presidente dell’Istituto di Previdenza” ha affermato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Siamo coscienti che l’avviso di garanzia non equivalga a una sentenza di colpevolezza – ha continuato Gaudioso – ma consideriamo fondamentale, soprattutto per chi ricopre più cariche pubbliche contemporaneamente, che non ci siano ombre sull’operato. Dalla vicenda, fino alla conferma dei reati, emerge quanto meno una scarsa capacità di controllo sull’operato dei propri collaboratori e sulla gestione economica, nonché un chiaro conflitto di interessi legato alla cessione di crediti non esigibili dell’ospedale di cui era direttore all’Istituto di previdenza. Aspetti davvero inquietanti, vista la quantità di risorse gestita in qualità di presidente dell’Inps e del ruolo fondamentale dell’Istituto nel nostro sistema di welfare, soprattutto in un periodo di crisi economica qual’è questo. Ci auguriamo che la magistratura faccia chiarezza al più presto nel caso in cui le imputazioni venissero confermate, la nostra associazione si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario”.
Ma l’interessato ha affermato che di dimettersi non ne ha proprio nessuna intenzione, generando non poco imbarazzo all’interno di un governo Letta che ha già dovuto incassare la tegola delle dimissioni della ormai ex ministra Nunzia De Girolamo. Mastrapasqua ha anche, per l’occasione, smentito Adusbef e Cittadinanzattiva spiegando di occupare ‘solo’ 9 poltrone, e non 25 (Equitalia, IdeaFimit, Ospedale Israelitico, Telenergia, Med Nautilus, Adr Engineering, Autostrade per l’Italia, Coni Servizi e Loquendo) e che non è certo l’unico manager pubblico multitasking del paese, e che nel ricoprire più incarichi non c’è nulla di contrario alla legge.
Ma per il governo di centro-destra-sinistra il caso Mastrapasqua rimane una patata bollente, anche perché Mastrapasqua è stato nominato al vertice dell’Inps in base al decreto Salva-Italia del precedente esecutivo Monti. E per toglierlo di mezzo Letta e il ministro Giovannini, ammesso che lo vogliano, dovrebbero agire con un Decreto Legge.
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Sarebbero oltre 100 le cartelle cliniche su cui gli investigatori del Nas si stanno concentrando nell'ambito dell’inchiesta su un presunto giro di rimborsi gonfiati che chiama in causa ‘mister 25 poltrone’, che tra tra gli innumerevoli incarichi dirigenziali occupa anche quello – dal 2001 – di procuratore generale del nosocomio romano.
I pubblici ministeri hanno già chiesto ed ottenuto il giudizio su un filone riguardante otto medici dell'Israelitico rispetto ad una serie di falsi interventi e ricoveri non giustificati, che sarebbero poi stati pagati dal Sistema sanitario nazionale, cioè dai contribuenti. Il processo comincerà per questa vicenda il 13 maggio prossimo, davanti al giudice monocratico della IV sezione penale.
E’ poi notizia di ieri che anche la magistratura contabile ha aperto un fascicolo. Il procuratore regionale della Corte dei conti, Angelo Raffaele De Dominicis, ha infatti deciso di procedere per un danno erariale che potrebbe rivelarsi molto consistente.
Ieri però è stato lo stesso presidente dell’istituto previdenziale a smentire le voci sulle sue presunte dimissioni in arrivo che erano circolate sulla stampa.
Per Mastrapasqua “nessun rilievo o interesse assumono nell’indagine il ruolo di presidente dell’Inps né tantomeno quello di Direttore Generale dell’Ospedale Israelitico, in quanto i fatti ipotizzati attengono a condotte che sarebbero state poste in essere da alcuni dirigenti sanitari e non afferiscono né all’Inps né all’Ospedale Israelitico”. Ma secondo quanto rivelato da alcuni quotidiani Mastrapasqua, in veste di direttore dell’Ospedale, avrebbe girato all’Inps, di cui è presidente, contributi previdenziali sotto forma di fatture della Regione Lazio non liquidate.
“Ipotesi di reato molto gravi, che dovrebbero suggerire all’interessato di dimettersi, vista la delicatezza dei diritti che gestisce e l’importanza dell’assoluta assenza di ombre per chi ricopre diverse cariche pubbliche, tra cui in primis quella di presidente dell’Istituto di Previdenza” ha affermato Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva. “Siamo coscienti che l’avviso di garanzia non equivalga a una sentenza di colpevolezza – ha continuato Gaudioso – ma consideriamo fondamentale, soprattutto per chi ricopre più cariche pubbliche contemporaneamente, che non ci siano ombre sull’operato. Dalla vicenda, fino alla conferma dei reati, emerge quanto meno una scarsa capacità di controllo sull’operato dei propri collaboratori e sulla gestione economica, nonché un chiaro conflitto di interessi legato alla cessione di crediti non esigibili dell’ospedale di cui era direttore all’Istituto di previdenza. Aspetti davvero inquietanti, vista la quantità di risorse gestita in qualità di presidente dell’Inps e del ruolo fondamentale dell’Istituto nel nostro sistema di welfare, soprattutto in un periodo di crisi economica qual’è questo. Ci auguriamo che la magistratura faccia chiarezza al più presto nel caso in cui le imputazioni venissero confermate, la nostra associazione si costituirà parte civile nel procedimento giudiziario”.
Ma l’interessato ha affermato che di dimettersi non ne ha proprio nessuna intenzione, generando non poco imbarazzo all’interno di un governo Letta che ha già dovuto incassare la tegola delle dimissioni della ormai ex ministra Nunzia De Girolamo. Mastrapasqua ha anche, per l’occasione, smentito Adusbef e Cittadinanzattiva spiegando di occupare ‘solo’ 9 poltrone, e non 25 (Equitalia, IdeaFimit, Ospedale Israelitico, Telenergia, Med Nautilus, Adr Engineering, Autostrade per l’Italia, Coni Servizi e Loquendo) e che non è certo l’unico manager pubblico multitasking del paese, e che nel ricoprire più incarichi non c’è nulla di contrario alla legge.
Ma per il governo di centro-destra-sinistra il caso Mastrapasqua rimane una patata bollente, anche perché Mastrapasqua è stato nominato al vertice dell’Inps in base al decreto Salva-Italia del precedente esecutivo Monti. E per toglierlo di mezzo Letta e il ministro Giovannini, ammesso che lo vogliano, dovrebbero agire con un Decreto Legge.
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