Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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31/12/2021

Terremotati, senza casa, ma dovete pagare il mutuo…

La segreteria del Mef ha stralciato l’emendamento che prorogava lo stop al pagamento dei mutui sulle case terremotate.

In pratica, chi cinque anni fa si è ritrovato la propria abitazione distrutta dovrà tornare, ogni mese, a pagare alla propria banca una rata di debito contratto per quelle che ormai sono soltanto macerie. È l’ennesimo capitolo di una legge di bilancio che pare la storia di Robin Hood al contrario: togliere ai poveri per dare ai ricchi.

Passa così il principio che se la ricostruzione non è ancora cominciata, la colpa è solo tua che non ti sei dato una mossa. Ovviamente in questo modo si assolvono i governi nazionali e regionali che hanno fatto di tutto per complicare la vita a chi avrebbe pure voluto cominciare a rimettere in piedi casa sua ma è sempre stato rimpallato da un ufficio all’altro, da una pratica all’altra, da un geometra all’altro.

Ha ragione l’amichetto mio che paragona il Covid al post-sisma: stessa irresponsabilità istituzionale, stesso continuo scaricare ogni colpa sul comportamento dei singoli.

È una figura retorica solo fino a un certo punto: l’azienda sanitaria regionale è come l’ufficio per la ricostruzione, trovare un’impresa edile è difficile come trovare un tampone, la caccia al furbetto dell’aperitivo è come quella a chi si è costruito una baracca di legno nel giardino della casa distrutta. E così via.

I migliori auguri di un buon 2022 dal cratere, dove la zona rossa dura da cinque anni.

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01/11/2019

“Dicono”, perché sono solo dei truffatori...


Dicono che bisogna dare i soldi di Radio Radicale ai terremotati. Oppure che bisogna dare ai terremotati i soldi per i migranti.

«Dicono» nel senso che a sostenere questa tesi è gente che avrebbe responsabilità di governo o che fa politica e che dunque sa (o dovrebbe sapere) che è una stronzata.

Già, perché i soldi per i terremotati ci sono: sono previsti (o rendicontati) in ogni finanziaria, ci sono dei decreti, c’è persino un accordo tra Associazione Bancaria Italiana e Cassa depositi e prestiti per lo stanziamento dei fondi per la ricostruzione privata.

Il problema è che questi soldi non vengono spesi. Perché? Fondamentalmente per i motivi che in quattro gatti cerchiamo di raccontare ormai da tre anni, tra l’indifferenza più o meno generale e le menzogne spudorate di certe forze politiche: mancano i piani per la ricostruzione; l’eccessivo numero di leggi, leggine e ordinanze rende impossibile la vita ai cittadini e il lavoro dei funzionari pubblici; fondamentalmente manca la volontà politica di ricostruire.

E i terremotati non vengono mai presi in considerazione, subiscono delle scelte prese altrove, ben al di sopra delle loro teste, spesso per motivi puramente propagandistici, dunque alieni rispetto alla realtà dei fatti, buoni giusto per alimentare la macchina della propaganda e prendere qualche voto in più.

Dunque, chi cerca di mettere i terremotati contro i migranti, o chi vuole silenziare Radio Radicale – o certa stampa tipo il manifesto e Avvenire – con la scusa dei soldi per il sisma che non ci sarebbero (e invece ci sono ma non vengono toccati), è un bugiardo e una persona che moralmente fa schifo, perché utilizza una tragedia per la propria sete di potere.

Arquata del Tronto, 31 ottobre 2019. Resistere agli anni e ai governi che passano.

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05/08/2019

Come si specula sui terremotati


Siamo in quel periodo dell’anno in cui giornali e tivvù ricominciano a parlare (un po’) del terremoto del 2016. D’altra parte, si avvicinano i fasti del triennale della notte che cancellò l’Italia Centrale e la fissazione dei media per le date cerchiate sul calendario è una prassi dura a morire.

Poco male, si dirà, purché se ne parli. È vero. Parliamone un po’.

È complicato farlo, in realtà. Potrei prendere una cosa qualsiasi scritta l’anno scorso (o due anni fa) e dovrei cambiare pochissimo per rendere il tutto attuale. La notizia, si continua a dire, è che non c’è notizia. Persino le istituzioni hanno smesso di produrre aggiornamenti.

Ad esempio, non si sa il numero preciso degli sfollati. C’è chi dice 30.000 e chi dice 50.000, ma sono stime. Né il governo, né la protezione civile, né il commissariato alla ricostruzione appaiono in grado di dare una cifra ufficiale.

Una rimozione sfrontata: è impossibile determinare la dimensione esatta del problema. I terremotati sono tanti (decine di migliaia, insomma), i terremotati sono pochi (cosa vuol dire decine di migliaia su sessanta milioni di italiani?).

Si sa, in compenso, che alcune delle più fosche previsioni degli anni passati si sono trasformate in cupe realtà. Tipo la storia del centro commerciale di Castelluccio, che è in piena attività ed è davvero un centro commerciale (all’inizio negavano pure questo), mentre il paese è vuoto. Le casette provvisorie sono state consegnate solo la scorsa primavera e non sono ancora abitabili.

Lo dicevamo e ci dicevano iettatori: viviamo nella prima epoca storica in cui i negozi vengono costruiti prima delle abitazioni.

Questa cosa delle casette consegnate ma non abitabili, poi, è una situazione piuttosto diffusa nel cratere. La settimana scorsa sono stato ad Amatrice: in una delle frazioni, mi ha spiegato un terremotato, sono state consegnate quattordici casette. Quelle abitate sono appena due.

Come si ammazza un territorio? Così, svuotandolo. Si chiama strategia dell’abbandono, ma già lo sapete. Forse.

Sono dunque passati tre anni. E tre governi. Tre commissari alla ricostruzione. E cosa è cambiato? Niente. Ancora lo scorso giugno il premier Giuseppe Conte si aggirava per Norcia a dire che «non vi lasceremo soli», in una magnifica citazione di Matteo Renzi, che quella stessa frase la disse la mattina del 24 agosto del 2016. Basta dirlo, e tutto andrà bene.

In tre anni abbiamo visto anche due campagne elettorali. Una con ampio traffico di politici e un’altra praticamente senza comizi. Per le politiche del 2018 si sono fatti vedere in tanti, per lo più leghisti e grillini, con quelli del Pd che, forse saggiamente, preferirono nascondersi. Per le europee del 2019 non è venuto praticamente nessuno, anche perché qui è più facile perdere voti che guadagnarne.

Trentamila sfollati? Cinquantamila? In termini assoluti sono pochi elettori, ma che figura farsi contestare in campagna elettorale. Meglio far finta di niente.

Ci sono anche episodi buffi. Qualche settimana fa ad Amatrice c’è andato addirittura Mattarella, per l’inaugurazione del tanto celebrato liceo sportivo. Un dettaglio: ancora non era pronta la palestra, cosa che, ad occhio e croce, dovrebbe servire ad un liceo sportivo. Poco male: tutto secondo copione. In fondo nelle tragedie non manca mai il grottesco. E non lo dico io, ma Aristotele.

Salvini, comunque, cresce nei consensi anche qui. Perché? Semplice, perché se ne strafrega. Ha lasciato la pratica a quei polli del Movimento Cinque Stelle (che hanno avuto la libertà di nominare un commissario e addirittura un sottosegretario, il mostruoso Vito Crimi) e prima o poi passerà nuovamente all’incasso dicendo che il casino è tutta colpa del Pd e dei grillini, cosa peraltro in parte vera. Il gioco non durerà a lungo, ma un po’ sì, e i consensi si lucrano giorno dopo giorno, mica sul lungo periodo.

Giusto? Non fa niente che gli unici, sin qui, ad avere problemi seri con la giustizia per fatti collegati a questo terremoto siano un ex sindaco e attuale senatore leghista e un’imprenditrice che proprio con Salvini si è fatta un bel selfie, ad Ascoli, pochi mesi fa.

Fra tre settimane, dunque, arriva l’anniversario. Vi chiederanno di restare in rispettoso silenzio per le trecento vittime. Rilanceranno pure il mitico hashtag #insilenzio. Verranno con le facce tese e gli sguardi bui, accenderanno lumini, parteciperanno a messe in suffragio, diranno che «non vi lasceremo soli». E tutti bisognerà restare #insilenzio.

O forse, per una volta, anche no.

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12/01/2019

Terremotati, Appennini e bufalari


In questi giorni si fa un gran parlare di foto di campi profughi libanesi spacciati per le casette dei terremotati di Amatrice sotto la neve.

È evidentemente – per usare un termine molto di moda – una bufala utile ad alimentare propaganda razzistissima e scrivere amenità tipo «gli immigrati negli hotel e i terremotati nelle tende». Le questioni sono evidentemente slegate tra loro, a meno che questo governo non stia pensando di affidare i terremotati ai valdesi.

Ma davvero si può considerare la neve d’inverno sugli Appennini come una notizia? Il problema giornalistico, almeno per chi pensa che la cronaca sia una cosa seria, è che siamo al terzo inverno dopo il terremoto e potremmo tutti tranquillamente ripubblicare i pezzi dell’anno scorso o di due anni fa, cambiando giusto qualche dettaglio qua e là. E infatti in giro impazzano servizi sui disagi nei villaggi di Sae, sull’abbandono, sul commerciante che chiude perché nessuno entra nel suo negozio, sugli allevatori costretti a mungere a mano le mucche, sui cali di corrente, eccetera eccetera eccetera. Non è un giudizio negativo il mio, figuriamoci, anche io ho fatto recentemente un paio di servizi così, perché bisogna raccontare quello che succede, sempre e comunque.

Il problema è che quello dei terremotati non è un problema giornalistico. E lo dico da cronista, cioè da persona che grazie a ‘sta roba ci mette insieme il pranzo con la cena. Non si può ridurre il terremoto a guerra di propaganda tra opposte fazioni, tra un selfie e una giustificazione, perché se «quelli di prima» non hanno fatto niente, «quelli di adesso» in sette mesi sono riusciti nella straordinaria impresa di peggiorare le cose.

Il problema è politico, e non nasce oggi, né ieri, né è davvero nato la notte del 24 agosto del 2016. È dagli anni ‘80 che tutti si sono convinti del fatto che la società non esista, ma esistano soltanto gli individui e le loro famiglie. Quindi l’abbandono delle zone terremotate non è legato solo alle condizioni effettivamente difficili in cui decine di migliaia di persone devono vivere. L’abbandono è una strategia, come dice Leonardo Animali, nel senso che nessuno, proprio nessuno, punta davvero sulla rinascita di queste zone.

Una notizia: sull’Appennino ci nevicava anche prima del terremoto, ed era un disastro lo stesso. Un’altra notizia: queste zone erano in crisi già da prima del terremoto, e adesso il processo di svuotamento (demografico, culturale, sociale) sta soltanto andando più veloce. Un’ultima notizia: quando sono stati costruiti i villaggi per i terremotati, nessuno ha pensato a fare centri di aggregazione o simili; ci hanno dovuto pensare i privati a farlo, ed è meglio non chiedersi il perché di tanta generosità. E guardate che un paese non è soltanto un mucchio di case in cui la gente va a dormire, ma anche un vissuto che si è sviluppato nel tempo e che procede o dovrebbe procedere grazie a una comunità che si muove e si incontra tutti i giorni.

Viviamo in un paese in cui la società è negata, in cui la politica è un eterno tentativo di mettere gli ultimi contro i penultimi per raccattare quattro voti in vista delle elezioni, in cui la soluzione dei problemi è sempre contabile (ci sono i soldi o non ci sono i soldi) ma mai culturale: avete mai sentito qualcuno parlare di come sarà l’Appennino tra venti, trenta o cinquant’anni? No. Perché nessuno crede davvero che esisterà ancora qualcosa sull’Appennino tra venti, trenta o cinquant’anni.

[La foto è di Michele Massetani, è stata scattata a Muccia (Mc) poco prima di Natale. E sì, già nevicava]

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19/05/2018

Contratto. Il terremoto dimenticato


Nell’ultima versione del contratto di governo tra Lega e Movimento Cinque Stelle (quella che, almeno secondo l’Ansa, sarebbe definitiva), a pagina 12 appaiono 100 parole (702 battute, spazi inclusi) sul terremoto.

Non ci sono cifre, non si sa quanti soldi hanno intenzione di impegnare sul tema, né si va troppo nel dettaglio.

Per punti, questo è il pensiero di Di Maio e Salvini sul tema:

– «Chiudere la fase dell’emergenza», che finirà ad agosto, come deciso dal governo Gentiloni;

– «Creare le condizioni per un rilancio economico delle aree colpite». Come? Non si sa. In teoria lo stavano facendo anche quelli di prima, con l’apertura di centri commerciali. La speranza è che questi qua abbiano idee diverse, ma onestamente non oso immaginare.

– «Semplificazione delle procedure, sia per le opere pubbliche che per la ricostruzione privata». E ci sta. D’altra parte è la stessa idea che ebbe Berlusconi a L’Aquila, con tutti i processi su criminalità e appalti che ne conseguirono.

– «Certezza nella disciplina generale contenuta nei decreti e nelle ordinanze». Che pure ci sta, come Monsieur Jacques de La Palice, che cinque minuti prima di morire era ancora vivo.

– «Modifiche da apportare al decreto». Saremmo tipo al quarto decreto terremoto, ogni volta annunciato come definitivo e ogni volta cambiato.

– «Maggiore coinvolgimento dei comuni, mediante il conferimento di maggiori poteri ai sindaci». Gli stessi sindaci che per urbanizzare le aree per le casette provvisorie ci hanno messo tra i nove e i dodici mesi, quelli.

La verità è che per ricostruire le aree distrutte dal sisma, prima di tutto bisogna volerlo, cosa che il governo Renzi prima e il governo Gentiloni dopo non sono mai stati in grado di garantire davvero; poi servono i soldi. Senza quelli non si va da nessuna parte. Ad esempio – seguitemi un attimo perché è complicato –, l’accordo fatto dalla Cassa depositi e prestiti con l’Associazione bancaria italiana il 7 novembre del 2016 prevede stanziamenti di 60 milioni di euro annui fino a un massimo di 1.5 miliardi. Una cifra che non basterà mai per coprire tutti i danni (stimati in 23.5 miliardi di euro, in totale). È uno degli effetti della Legge di stabilità del 2016.

Ecco, magari, se Movimento Cinque Stelle e Lega volessero davvero cambiare le politiche di gestione del post-sisma (e ce ne sarebbe un gran bisogno) farebbero bene a partire da qui, non da dieci righe scarse di proclami senza l’ombra di una cifra, di un conto economico, un’idea della spesa e dell’impegno che questo comporterebbe.

Nella discussione che ha portato al famigerato contratto di governo, con ogni probabilità, tutti quanti si erano scordati che sull’Appennino un paio d’anni fa c’è stato un brutto terremoto che ha distrutto tutto. Quando se ne sono accorti, Di Maio e Salvini in fretta e furia hanno buttato giù cento parole per mettere a tacere noi biechi radical chic, rosiconi e produttori seriali di fake news.

E va bene, anche se poi alla fine è sempre il solito discorso: non parlare del terremoto è una tragedia, parlarne così è una farsa.

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24/08/2017

Terremoto. Un anno dopo si è mossa solo la terra... e il business

Intervista con il giornalista Mario De Vito ad un anno dal terremoto che ha sconvolto l’Italia centrale.

Le macerie sono ancora lì, di ricostruzione non c’è traccia. Ma “in due settimane la macchina amministrativa ha completato i progetti per le opere di urbanizzazione dell’area (piana di Castelluccio) dove sorgerà un centro commerciale, mentre per le opere di urbanizzazione pubbliche, strade case ecc, ancora siamo in alto mare.

Ascolta QUI l’intervista con Mario De Vito a Radiocittaperta.it

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02/04/2017

Il popolo del terremoto sta perdendo la pazienza

Ieri la protesta delle popolazioni delle zone terremotate è tornata in piazza Montecitorio. Ma per farsi sentire e far capire che non hanno più tempo né voglia di aspettare l'inerzia istituzionale, hanno anche bloccato la via Salaria tra Amatrice ed Arquata del Tronto. “La ri-scossa dei terremotati” campeggia sugli striscioni che i manifestanti hanno esposto davanti alla Camera, in concomitanza con il blocco stradale della via Salaria. GUARDA IL VIDEO

“Chiediamo una risposta immediata, fatti, finalmente, dopo 7 mesi di parole", ha detto in piazza una donna, esponente di uno dei comitati. "Questo è un ultimatum: riuniamoci con il governo, i gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione, il commissario Errani, dobbiamo avere una risposta entro una settimana. Altrimenti non ci sposteremo più dalla Salaria, bloccheremo l’Italia”.

“C’è una manifesta incapacità sotto gli occhi di tutti – è l’atto d’accusa dei terremotati – Ci sono 54mila tonnellate di macerie solo nel Lazio... Gentiloni ha detto che saranno aperti di più i cordoni della borsa, ma i soldi a disposizione sono insufficienti. Stiamo rischiando lo spopolamento del centro Italia. Vogliamo l’apertura di un tavolo tra le istituzioni per portare le nostre proposte”.

Le foto di Patrizia Cortellessa alla manifestazione dei terremotati a Montecitorio.

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