Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
10/07/2024
Francia - La Sinistra tra la sfida del governo e le promesse elettorali da rispettare
Sullo sfondo c’è l’opinione pubblica francese frammentata come il mondo politico. La destra di Le Pen e Bardella è stata sconfitta ma non resterà a guardare, forte del suo progresso senza precedenti nell’Assemblea oltre che nelle strade del Paese. Ne abbiamo parlato con Caterina Bandini, sociologa e ricercatrice del CNR e dell’università di Nantes che vive e lavora a Parigi.
Fonte e podcast
08/07/2024
Francia - Vince la sinistra. Mélenchon rivendica la formazione del nuovo governo
Doveva essere un “barrage”, uno sbarramento contro l’estrema destra del Rassemblement National, e invece il secondo turno delle legislative francesi si è trasformato nella vittoria del Nuovo Fronte Popolare.
L’alleanza formata da vari partiti di sinistra e centrosinistra in fretta e furia subito dopo la decisione del presidente Macron di sciogliere le camere dopo la sonora sconfitta inflitta al suo schieramento dall’estrema destra alle europee è arrivata in testa nel voto ai ballottaggi.
Secondo le stime di Ipsos per France Télévision, il Nuovo Fronte Popolare otterrebbe 195 deputati mentre il partito di Le Pen e Bardella, insieme agli alleati repubblicani (destra neogollista) si fermerebbe a “soli” 141 seggi. Subito dopo la pubblicazione delle prime proiezioni, una gran folla si è radunata per festeggiare in Place de la République a Parigi.
Al primo turno il Rassemblement National e i transfughi della destra conservatrice guidati dall’ex segretario dei Républicains Eric Ciotti avevano ottenuto il 33,2% contro il 28% della coalizione formata da socialisti, ecologisti, radicali di sinistra, ribelli della France Insoumise, comunisti e anticapitalisti.
I patti di desistenza, nonostante la defezione di parecchi macroniani e della quasi totalità dei repubblicani indipendenti, hanno evidentemente funzionato ribaltando i risultati del primo turno, e in molti collegi l’elettorato di diversi schieramenti si è coalizzato convergendo sul candidato alternativo al Rn per impedire la vittoria della destra radicale.
Per quanto ripulito e ammodernato rispetto al passato e soprattutto rispetto al Front National, il Rassemblement National conserva tratti ferocemente nazionalisti e razzisti, anche se il suo programma economico è stato rettificato in senso liberista, suscitando così la mobilitazione dell’elettorato antifascista e genericamente “repubblicano”.
La partecipazione ai ballottaggi, infatti, è stata molto alta, forse leggermente superiore al 66,7% di domenica scorsa.
Così, su 306 triangolari potenziali usciti in altrettanti collegi al primo turno, dopo i ritiri della maggior parte dei candidati arrivati terzi se ne sono tenuti soltanto 89.
Per effetto delle desistenze, quindi, non solo l’estrema destra non è arrivata in testa, seppur senza maggioranza assoluta com’era prevedibile già nei giorni scorsi, ma è stata addirittura relegata alla terza posizione.
Anche “Ensemble por la Republique”, lo schieramento centrista e liberista di Macron e del premier uscente Attal, ha beneficiato delle desistenze e del barrage contro l’estrema destra, ottenendo 168 deputati. Per Renaissance, MoDem e Horizon si conferma comunque la sonora sconfitta, considerando che la coalizione macroniana aveva ottenuto 350 deputati nel 2017 e una maggioranza relativa di 250 nel 2022, però la conquista di una insperata seconda posizione ridà fiato all’inquilino dell’Eliseo.
I Repubblicani indipendenti avrebbero ottenuto 63 rappresentanti, confermando una certa influenza sullo scenario politico nonostante la perdita dell’egemonia dopo l’avvento di Emmanuel Macron al potere.
Il problema è che il Nuovo Fronte Popolare non ha da solo i numeri per governare essendo giunto lontanissimo dalla maggioranza assoluta – 289 seggi su 577 totali – e non potendo contare su altri alleati naturali al di fuori del proprio schieramento. Per governare – con il suo programma, come rivendica soprattutto Melenchon, il leader della France Insoumise – il già variegato schieramento dovrebbe ottenere i voti dei centristi, il che al momento sembra molto difficile.
A meno che non si vada ad un governo di coalizione che però, visti i veti reciproci della sinistra radicale e della maggior parte di Ensemble, escluderebbe gli eletti della sinistra radicale, a meno che essi siano sufficienti a far fallire l’operazione.
Secondo le stime, la France Insoumise avrebbe ottenuto da 85 a 94 deputati, il Partito Comunista da 8 a 10, i socialisti da 55 a 65 e gli ecologisti da 32 a 36.
Insomma si apre dopo il voto, convocato da Macron che puntava a costringere i francesi a scegliere il male minore – cioè tra lui e l’estrema destra – o in caso di vittoria del Rn a bruciare il partito di Le Pen e Bardella per poi uscire vincitore dalle presidenziali fissate nel 2027, una stagione prevedibilmente molto instabile, inedita in Francia.
ORE 6
Questi sono i risultati definitivi delle legislative: Nuovo Fronte Popolare (sinistra) 180 seggi; Ensemble (maggioranza di governo uscente) 158; Rassemblement National e alleati (estrema destra) 143; Républicains e altri di destra 67; altri di sinistra 12; altri di centro 6; Regionalisti 4; altri 1.
ORE 7.30
Il Ministero dell’Interno di Parigi conferma l’alta partecipazione al voto di ieri, quasi pari al primo turno: al ballottaggio si sono recati alle urne il 66,63% degli aventi diritto, anche se si registra un alto livello di schede bianche (2.75%). Nel 2022 il tasso di partecipazione al secondo turno era stato del 46,2%.
Alla nuova Assemblea Nazionale sono state elette 208 donne pari al 36% del totale, una cifra leggermente inferiore al mandato precedente, quando al Palais-Bourbon c’erano 215 deputate.
ORE 8.00
Questa è la ripartizione dei seggi definitiva tra i partiti:
La France Insoumise (sinistra): 77
Partito Comunista (sinistra): 9
Ecologisti (centrosinistra): 28
Partito Socialista (centrosinistra): 56
Generations (centrosinistra): 5
Altri di sinistra e regionalisti progressisti: 19
Renaissance (centro): 98
MoDem (centro): 34
Horizons (centro): 26
Altri di centro, centrodestra e regionalisti: 17
Repubblicani (destra): 67
Repubblicani di Eric Ciotti (destra): 17
Rassemblement National (estrema destra): 126
Francia - Elezioni: ribaltato il primo turno, sinistra in testa, solo terza l’estrema destra
Non solo l’onda nera di Marine Le Pen si è fermata, ma la sinistra in Francia ha ribaltato completamente il risultato. Il blocco repubblicano, nato stanco tra diserzioni e lotte interne, è riuscito nell’impresa che nessuno (o quasi) aveva previsto. E così, a neanche un mese dallo choc per il trionfo alle Europee, il Paese ha assistito incredulo alla lettura dei risultati del secondo turno delle elezioni legislative: stando alle ultime proiezioni infatti, il Rassemblement National è solo terzo, mentre secondo arriva il gruppo del presidente della Repubblica. Un esito imprevedibile che arriva dopo il salto nel vuoto di Emmanuel Macron e che ora apre scenari ancora diversi da quelli pensati nelle ultime settimane. I primi a prendere la parola a caldo sono stati i leader della sinistra unita: è partito Jean-Luc Mélenchon dicendo che a loro “spetta il governo” e che il primo ministro Gabriel Attal “deve andarsene”. Lui ha preso la parola poco dopo e ha attaccato proprio la France Insoumise di Mélenchon: “L’estrema sinistra come il Rassemblement National non hanno i voti per governare”, ha detto. Il capo dell’Eliseo, che ha deciso di non parlare, ha chiesto “cautela“. E, stando alle ultime indiscrezioni, potrebbe ora chiedere una lunga pausa di riflessione. Già martedì sarà in viaggio negli Stati Uniti, si ipotizza che possa prendere tempo fino a dopo le Olimpiadi di Parigi di fine luglio. Intanto, la vera delusione è nel campo di Jordan Bardella, arrivato vicinissimo al potere, e ora costretto a fare i conti con numeri importanti, ma fortemente ridimensionati.
I risultati – La mobilitazione chiesta ai francesi per fare “barrage” all’estrema destra c’è stata. L’affluenza, come al primo turno, è stata senza precedenti e ha toccato un nuovo record: è arrivata al 67% e bisogna tornare al 1981 per trovare cifre simili. Proprio la capacità di convincere altre persone ad andare alle urne, ha permesso al Nuovo fronte popolare della sinistra di fare il “ribaltone”. Ora però, gli occhi sono puntati sul numero di seggi che avranno all’Assemblea nazionale: secondo le ultime proiezioni, gliene mancano circa 90 per avere la maggioranza assoluta. In Francia è possibile far nascere governi con la maggioranza relativa, ma per un minimo di stabilità servono comunque numeri forti. Al momento il Nuovo fronte popolare è dato primo con 180-215 seggi, secondo una proiezione Ifop per Tf1. Segue la coalizione di Emmanuel Macron, Ensemble, con 150-180 seggi, mentre Rn di Marine Le Pen e Jourdan Bardella sarebbe solo terzo con 120-150. I Repubblicani hanno conquistato tra 60 e 65 seggi.
Fondamentale poi, sarà capire gli equilibri dentro i singoli partiti. Secondo le stime dell’istituto Ipsos, riportate da Le Monde, all’interno del blocco delle sinistre è La France insoumise di Mélenchon che ottiene il maggior numero dei seggi, fra 68 e 74. Seguono il Partito socialista con una forchetta tra 63 e 69 seggi e gli ecologisti, con una forbice tra 32 e 36 seggi. Nel campo presidenziale, Renaissance otterrebbe fra i 95 e i 105 seggi, i MoDem 31-37 e Horizons fra 24 e 28 seggi. Per quanto riguarda il blocco di Rassemblement National e suoi alleati, invece RN otterrebbe fra 120 e136 seggi e la frazione del partito Les Républicains alleatasi con i lepenisti ottiene fra 12 e 16 seggi. I Repubblicani invece, otterrebbero fra 57 e 67 seggi.
La sinistra – Il primo a parlare è stato il leader de la France Insoumise Jean-Luc Mélenchon: “Abbiamo ottenuto il risultato che ci dicevano impossibile”, ha detto. “Macron è stato sconfitto, il primo ministro Gabriel Attal deve andarsene. Ora tocca a noi governare”. Stessa linea tenuta dalla leader dei Verdi Marine Tondelier: “Siamo pronti”, ha detto davanti ai suoi sostenitori. E subito dopo il leader dei Socialisti Olivier Faure: “La Francia meritava di più dell’alternativa tra neo-liberismo e fascismo”, ha detto. “Non ci presteremo ad alcuna coalizione che tradisca il voto dei francesi e che prolunghi le politiche macroniste. Noi vogliamo solo che il nostro Paese si ritrovi”. Ancora più prudente l’eurodeputato leader della sinistra moderata Raphaël Glucksmann: di fronte ad una “Assemblea divisa”, “dovremo comportarci da adulti”.
Il Rassemblement National – La vera delusione è però per Jordan Bardella che mai era stato così vicino al governo: “Il Rn raggiunge il risultato più importante di tutta la sua storia. Purtroppo gli accordi elettorali pericolosi privano i francesi di una politica di risanamento. Questa sera i loro accordi elettorali gettano la Francia nelle braccia dell’estrema sinistra dui Melenchon”. E ancora: “Noi siamo l’unica alternativa”.
Fonte01/07/2024
Francia - Vince l’estrema destra
In Francia la prevista, storica vittoria dell’estrema destra c’è stata, anche se in misura leggermente inferiore rispetto ai sondaggi della vigilia e agli exit poll resi noti ieri alle 20, subito dopo la chiusura delle urne nelle grandi città (nella maggior parte delle località francesi, invece, lo spoglio delle schede era iniziato già alle 18:00).
Per timori di scontri dopo la diffusione dei risultati, il Ministero degli Interni aveva mobilitato decine di migliaia di agenti e fatto ricorso anche all’esercito, ma alla fine le manifestazioni convocate dai vari partiti si sono svolte in completa tranquillità.
Il trionfo dell’estrema destra
Le elezioni anticipate convocate la sera stessa del voto europeo dal presidente Emmanuel Macron dopo la sconfitta del suo movimento centrista “Ensemble” le ha vinte il Rassemblement National, in una giornata caratterizzata da un tasso record di partecipazione – il più alto dal 1997 – che ha creato lunghe file in molti seggi. Alle urne si è recato il 66,7% degli aventi diritto, con un balzo del 19% rispetto a due anni fa. La stragrande maggioranza degli elettori si è divisa tra i tre principali blocchi politici che insieme rappresentano più dell’80% dei consensi.
Il partito di Marine Le Pen e del giovane Jordan Bardella (28 anni) ha ottenuto il 29,2%, al quale occorre aggiungere il 4% conquistato dai Repubblicani che hanno deciso di allearsi con l’ultradestra, che in totale ha portato a casa 10 milioni di voti. Un trionfo rispetto alle legislative del 2022, quando il Rassemblement National, già in forte crescita, si era fermato al 18,7%. Il RN ha eletto ieri 39 deputati, tra cui Marine Le Pen e Sébastien Chenu, ed è cresciuto soprattutto nelle aree rurali e nei piccoli centri.
Le sinistre resistono e conquistano Parigi
In seconda posizione si è piazzato il Nuovo Fronte Popolare, formato in tutta fretta dai partiti di sinistra e centrosinistra due settimane fa, superando le rivalità che avevano paralizzato la NUPES (Nouvelle Union populaire écologique et sociale), un’alleanza simile che aveva corso alle scorse legislative.
Insieme socialisti, France Insoumise, Ecologisti, Comunisti e Anticapitalisti hanno ottenuto il 28% dei consensi e quasi 9 milioni di voti, eleggendo al primo turno 32 deputati. Nel 2022 la Nupes aveva raccolto 6 milioni di voti e il 26%, a cui occorre sommare i risultati di altre liste minori che stavolta sono entrate nell’alleanza.
In sintesi, il NFP conferma il suo spazio politico e mobilita nuovi elettori, ad esempio a Parigi dove arriva in testa in 13 collegi su 18 ed elegge ben 9 candidati al primo turno. Le sinistre aumentano i consensi anche tra gli elettori più giovani (il 41 per cento degli elettori tra 18 e 24 anni hanno votato per le Nouveau Front Populaire, il 23% ha scelto il RN e i suoi alleati e solo il 13% ha votato al centro) ma percentualmente non sfondano rispetto alle scorse elezioni, regredendo anzi in molte circoscrizioni lontane dalle grandi città. Inoltre, nell’alleanza ha notevolmente aumentato il suo peso l’ala moderata rappresentata dai socialisti, cresciuti fino a ottenere circa il 14%.
Sconfitta storica per Macron
La sconfitta della maggioranza parlamentare uscente e dell’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron, è innegabile, anche se con il 20% e i quasi 7 milioni di voti “Ensemble pour la Republique” recupera un po’ di ossigeno rispetto al 14% delle europee. Ma al primo turno i macroniani di “Renaissance”, con i loro alleati di “Horizons” e “MoDem”, eleggono solo 2 deputati. Nel 2022 “Ensemble” si era piazzata in testa con il 25,75% e 8 milioni di voti. Ha funzionato solo in parte l’appello del presidente a votare i centristi per fare “argine” agli opposti estremismi rappresentati secondo lui da Le Pen e Melenchon, così come la scelta di sciogliere improvvisamente il parlamento pensando che il timore di una vittoria dell’ultradestra avrebbe convinto molti francesi a scegliere, obtorto collo, il suo partito.
Dal voto di ieri escono fortemente ridimensionati anche i i neogollisti (centro-destra) divisi tra coloro, tra cui l’ex presidente Eric Ciotti, che hanno varato un patto di desistenza con Marine Le Pen (e che hanno ottenuto circa il 4%) e la maggioranza dei Républicains rimasta indipendente, che da sola ha preso il 6,6%.
Reconquête, il partito di estrema destra oltranzista guidato da Eric Zemmour che alla fine non è riuscito ad allearsi con Le Pen e che anzi ha perso pezzi a vantaggio del Rassemblement National – a partire da Marion Maréchal, nipote di Marine Le Pen tornata all’ovile per queste elezioni – ha preso solo lo 0,8%.
La vera partita si gioca al secondo turno
Visto il bassissimo numero di deputati eletti ieri, il duello fondamentale si giocherà il 7 luglio prossimo, quando in ognuna delle circoscrizioni dove ieri nessun candidato ha ottenuto almeno il 50%, si scontreranno tutti coloro che hanno superato il 12,5% degli aventi diritto. In ben 306 casi a concorrere saranno 3 candidati ed in altri 4 ben 4, ed in 297 circoscrizioni in testa è arrivato un candidato lepenista o un neogollista di Ciotti.
Di qui l’importanza dei patti di desistenza e del “fronte
repubblicano”, invocato soprattutto a sinistra e nel centrosinistra per
impedire che il 33% dell’estrema destra si traduca in una valanga di
seggi.
Le Pen e Bardella aspirano infatti a ottenere la maggioranza assoluta
(almeno 290 seggi) per provare a resistere ai condizionamenti di un
presidente della Repubblica che rimarrà all’Eliseo fino al 2027,
sperando che un eventuale governo del Rassemblement consumi nel
frattempo l’estrema destra.
Mentre i leader dei partiti di centrosinistra e sinistra hanno da subito chiarito che ritireranno i candidati del NFP laddove sono giunti terzi per far convergere il voto “repubblicano” (cioè antifascista) sui candidati contrapposti al RN meglio piazzati, non è affatto detto che anche i macroniani facciano lo stesso.
Per Macron e i gollisti Le Pen e Melenchon pari sono
Ieri il presidente, che con le sue politiche autoritarie e liberiste – a partire dalla contestatissima riforma delle pensioni e dai tagli allo stato sociale, passando per la posizione oltranzista di sostegno all’Ucraina – va considerato il primo responsabile del boom del voto di estrema destra, ha fatto appello a creare un blocco “chiaramente democratico e repubblicano” per sbarrare la strada al RN al secondo turno. Al momento, però, non sembra che “Ensemble” intenda rinunciare in tutti i collegi dove i candidati de La France Insoumise sono meglio piazzati di quelli centristi, favorendo di fatto il partito di Le Pen e Bardella.
Il primo ministro uscente Gabriel Attal ha dichiarato che i candidati di Ensemble arrivati in terza posizione si ritireranno dalla competizione ma in un’intervista dopo il voto, il Ministro dell’Economia uscente ed esponente di punta macroniano, Bruno Le Maire, ha equiparato sinistra radicale ed estrema destra, affermando che se «il Rassemblement National è un pericolo per la Repubblica la France Insoumise è un pericolo per la nazione» suscitando le proteste delle sinistre e alcune critiche nel suo stesso schieramento. Alcuni candidati di Ensemble hanno già fatto sapere che non si ritireranno anche se la loro presenza al secondo turno potrebbe portare all’elezione di deputati lepenisti.
Anche i repubblicani, sostenuti da pezzi consistenti dell’establishment economico e intellettuale, hanno deciso che daranno indicazioni ai propri elettori “caso per caso”, per impedire la vittoria dei candidati più a sinistra.
Sul fronte opposto, anche per molti elettori della sinistra radicale sarà difficile votare per gli esponenti dell’ex maggioranza macroniana responsabili delle misure più contestate e antipopolari.
In attesa di sapere quanti seggi conquisterà l’ex Front National abilmente ripulito negli ultimi anni dalla figlia del fondatore Jean-Marie Le Pen, è probabile che dal ballottaggio del 7 luglio esca un parlamento senza una netta maggioranza e si apra un periodo di instabilità politica ed economica per una Francia che appare – in primis ai suoi abitanti – in forte declino rispetto al passato, sia sul piano egemonico che sul piano economico.
30/06/2024
Francia al voto, spaventata dai fascisti e dal declino
Il grande favorito della competizione è il Rassemblement National di Marine Le Pen, che dopo aver vinto le votazioni per l’assemblea di Strasburgo potrebbe espugnare anche l’Assemblea Nazionale di Parigi.
In testa c’è l’estrema destra
I sondaggi, che pure vanno presi con le molle visto l’alto numero di indecisi e il macchinoso sistema elettorale maggioritario a due turni (il ballottaggio avrà luogo il 7 luglio tra i candidati che avranno ottenuto almeno il 12,5% dei voti), danno nettamente in testa la formazione di estrema destra guidata dal giovane Jordan Bardella.
Secondo l’ultima inchiesta realizzata dall’Istituto Francese dell’Opinione Pubblica (Ifop) la destra radicale dovrebbe ottenere complessivamente il 36% e tra i 220 e i 260 seggi. L’ex Front National che fu fondato e guidato del neofascista Jean-Marie Le Pen prenderebbe il 32%, al quale andrebbe sommato un 4% raggranellato dalla lista messa in piedi dall’ex leader dei Républicains, Éric Ciotti, dopo esser stato espulso dal partito di centro-destra in seguito al suo annuncio di voler sostenere Marine Le Pen.
In seconda posizione dovrebbero piazzarsi i diversi partiti della sinistra e del centrosinistra (socialisti compresi) riuniti nel Nuovo Fronte Popolare, dato al 28,5% e a 180/210 seggi.
L’attuale maggioranza di centro, che compete con la coalizione “Insieme per la Repubblica” (Ensemble), arriverebbe solo terza con il 21% e tra i 75 e i 110 eletti, divisi tra il partito di Macron “Renaissance” (19,5%) e altre forze minori come il Mouvement Democrate (MoDem) e Horizons, formazione guidata dall’ex primo ministro Edouard Philippe. Ai Républicains che non hanno accettato di convergere con l’estrema destra andrebbe un altro 8% e una manciata di seggi.
“Prima gli interessi francesi”
Il partito di Marine Le Pen vuole assolutamente evitare la coabitazione con Macron che obbligherebbe il Rassemblement National a rinunciare a molti dei suoi obiettivi, visto il potere di cui gode la presidenza della repubblica nel sistema francese. Bardella mira quindi a ottenere la maggioranza assoluta, cioè più di 289 seggi sui 577 totali, per tener testa agli eventuali condizionamenti dell’Eliseo. Emmanuel Macron infatti ha voluto ribadire, con un messaggio affidato al primo ministro uscente Gabriel Attal, che «qualunque sia il risultato, il presidente sarà sempre il presidente» fino al voto fissato nel 2027.
Da parte sua Bardella ha concentrato la campagna elettorale sui temi cari al suo partito, all’insegna del nazionalismo e della difesa degli «interessi della Francia». Sul piano economico, le proposte si concentrano sulla difesa del potere d’acquisto di salari e pensioni: il RN propone il taglio dell’Iva sulle bollette di gas ed elettricità, ma anche sul carburante, che passerebbero dal 20 al 5,5%.
La destra radicale batte anche sul contrasto all’immigrazione, puntando a sopprimere lo ius soli, ad abbassare a 10 mila il numero di ingressi legali nel paese, e a impedire ai cittadini con doppia nazionalità di occupare incarichi pubblici di natura “strategica”. «Non vogliamo rimettere in discussione la doppia nazionalità», ha garantito Bardella durante una conferenza stampa, spiegando però che i «posti strategici legati ai settori della sicurezza e della difesa» sono da «riservare esclusivamente ai francesi».
Rispetto al passato, il Rassemblement National sembra aver adottato una strategia di relativa moderazione, abbandonando la richiesta di un’uscita della Francia dall’Unione Europea – anche se Bardella ha citato il diritto di Parigi, in certe circostanze, di “disobbedire” a Bruxelles – e di un allontanamento dall’Alleanza Atlantica. Sul sostegno militare all’Ucraina, che il RN in questi due anni ha avversato, il partito è ambiguo.
Bardella si dice invece pronto, come del resto il Nuovo Fronte Popolare di sinistra, a cancellare la “riforma delle pensioni” che aumenta l’età pensionabile, duramente contestata da una lunga serie di scioperi, manifestazioni e occupazioni che hanno contribuito a minare la residua popolarità di Macron.
Il Nuovo Fronte Popolare
Sulla fine del macronismo insiste proprio il leader della France Insoumise, il principale partito della sinistra francese. In una recente intervista Jean-Luc Melenchon ha detto che Macron «è finito», spiegando ai francesi che per impedire la vittoria dei «fascisti» rimane solo il Nuovo Fronte Popolare. La coalizione di sinistra, dopo le prime difficoltà causate dalle rivalità tra i diversi partiti, sembra recuperare la consistenza elettorale che la Nupes (alleanza simile al NFP) aveva ottenuto alle scorse votazioni, anche se Melenchon ha dovuto farsi da parte per le critiche ricevute sia dai socialisti che da altre formazioni (oltre che da alcuni settori della stessa France Insoumise).
Dell’alleanza, oltre al partito di Melenchon, fanno parte decine di formazioni e gruppi, tra i quali spiccano il Partito Comunista, gli Ecologisti, il Partito Socialista, Place Publique (formazione socialdemocratica guidata dall’ex leader del PS Gluksmann) e il Nuovo Fronte Anticapitalista. Il programma della coalizione è ambizioso sul terreno economico – proponendo una riforma del sistema fiscale per aumentarne il carattere progressivo, l’aumento del salario minimo, l’abbassamento dell’età pensionabile, l’ampliamento del settore pubblico – ma ha rinunciato alla critica radicale al sostegno di Macron all’Ucraina e moderato i toni rispetto a Israele, modifiche imposte dalle componenti più moderate che annoverano anche alcuni pezzi dello schieramento macroniano entrati ad un certo punto in rotta di collisione con l’inquilino dell’Eliseo.
Macron “argine contro estremismi e guerra civile”
Nel tentativo di recuperare consensi – cosa che secondo i sondaggi gli starebbe riuscendo – il presidente della repubblica sta invece giocando la carta degli “estremismi”, descrivendo il suo Ensemble come l’unico argine all’affermazione del RN o del NFP e all’esplosione nel paese di una “guerra civile”. Macron spera di attirare così soprattutto i voti degli elettori di centro-destra delusi e spaventati dalla frattura interna ai Républicains e concentra i dardi contro le sinistre radicali piuttosto che contro Jordan Bardella e Marine Le Pen.
L’esito del voto è molto incerto. Tutto dipenderà dal funzionamento del cosiddetto “fronte repubblicano” al secondo turno. Se gli elettori avversi all’estrema destra, al di là dell’opzione scelta al primo turno, voteranno compattamente i candidati non lepenisti giunti in testa il 30 giugno, il successo del RN verrà ridimensionato com’è avvenuto già in passato. Se invece prevarranno le rivalità e i calcoli, allora le elezioni anticipate potrebbero segnare il trionfo, tante volte rimandato, dell’estrema destra francese.
Alcuni settori di centro e centro-destra stanno già avvisando che il 7 luglio non convergerebbero sui candidati del Nuovo Fronte Popolare. Gli ambienti finanziari, già entrati in fibrillazione dopo l’inatteso scioglimento dell’Assemblea Nazionale da parte di Macron, dichiarano che lo scenario peggiore sarebbe rappresentato da una vittoria delle sinistre che potrebbero aumentare la tassazione sulle medie e grandi imprese e sul segmento più ricco della popolazione.
Lo spettro dell’ingovernabilità e del déclassement
Lo scenario più probabile, secondo molti analisti, è che il voto non conceda la maggioranza assoluta a nessuno degli schieramenti in campo, aprendo così una pagina di estrema instabilità che molti francesi temono forse più della vittoria di Marine Le Pen.
Il timore per un’eventuale vittoria dell’estrema destra convive con la paura che l’instabilità possa infatti condurre ad un “déclassement”, cioè a un declino dell’influenza francese in Europa e nel resto del pianeta, del resto già ampiamente annunciato dalla recente fine della Françafrique, la storica area di influenza di Parigi in Africa.
Molti francesi potrebbero scegliere il Rassemblement National proprio per difendere la “grandeur” francese, il primato internazionale di Parigi, messo a rischio dall’incompetenza di Macron che nel frattempo ha peggiorato le condizioni di vita di milioni di lavoratori e lavoratrici e delle classi medie, alle prese con un déclassement economico e sociale causato dall’aumento del costo della vita e dal graduale degrado dei servizi pubblici e della macchina statale.
Fonte
