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14/12/2022

Guerra in Ucraina - I corpi speciali britannici partecipano a operazioni segrete

Il generale Robert Magowan – ex comandante dei Royal Marines – ha ammesso che le forze speciali britanniche stanno partecipando attivamente a operazioni militari segrete in Ucraina.

In un articolo comparso su Globe and Laurel, la pubblicazione ufficiale dei Royal Marines, il generale Magowan ha spiegato come 350 marines del 45mo Commando furono inviati inizialmente per scortare diplomatici dall’ambasciata britannica all’inizio dell’anno, quando era oramai diventato chiaro che le forze russe si stavano ammassando per un’invasione. I commandos in questione sono poi tornati a Kiev ad aprile per garantire la sicurezza dell’ambasciata mentre la Gran Bretagna stava ripristinando la sua rappresentanza diplomatica dopo il ritiro delle truppe russe dai dintorni della capitale ucraina.

Il ministero della Difesa di Londra aveva precedentemente riconosciuto l’invio di un commando a protezione del personale dell’ambasciata, ammettendo tuttavia solo la presenza di 30 militari ma, a quanto pare, il numero risulta essere assai più consistente.

Secondo lo stesso generale Magowan, i commandos della Marina britannica hanno condotto delle “operazioni segrete” in un “contesto estremamente sensibile” che comportavano “un elevato livello di rischio politico e militare”.

Magowan, secondo quanto riferisce l’Agenzia Nova, è il primo alto ufficiale ad ammettere che le forze britanniche hanno preso parte a operazioni speciali in Ucraina. “A gennaio, militari del 45mo Commando sono stati schierati con breve preavviso – dal nord della Norvegia – per le procedure di evacuazione da Kiev in Polonia dell’ambasciata britannica”, ha scritto Magowan. “Successivamente, ad aprile, sono tornati nel Paese per ristabilire la missione diplomatica, fornendo protezione al personale. Durante entrambe le fasi, i commando hanno sostenuto altre operazioni segrete in un ambiente estremamente sensibile e con un alto livello di rischio politico e militare”.

I marines del 45mo Commando sono di stanza in una base militare situata ad Arbroath, in Scozia, sulla costa del Mare del Nord, e vengono ritenuti degli specialisti di conflitti in condizioni di freddo estremo. L’unità è stata coinvolta nel conflitto delle Falkland quando i commandos hanno preso parte alla battaglia per Port Stanley ed ha fornito supporto alle operazioni militari in Iraq e Afghanistan.

Prima del generale Magowan avevano scalpore le dichiarazioni guerrafondaie di un altro generale, Patrick Sanders, il quale aveva rimproverato il governo britannico di eccessiva timidezza nell’affrontare la guerra contro la Russia in Ucraina, invocando maggiori spese militari e ad “agire più rapidamente”.

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10/07/2019

Atto di pirateria a Gibilterra. Marines britannici abbordano petroliera iraniana

Nella notte tra il 4 e il 5 luglio, una trentina di militari britannici del 42° commando dei Royal Marines hanno assaltato una petroliera iraniana nelle acque internazionali al largo di Gibilterra. Un atto di vera e propria pirateria con l’obiettivo di fermare la petroliera “Grace 1” che, secondo il capo della colonia britannica in territorio spagnolo, stava trasportando greggio alla raffineria di Nanyas in Siria, “violando le sanzioni dell’Unione europea”.

Ma, secondo Gianadrea Gaiani, esperto militare e direttore di AnalisiDifesa.it “c’è da chiedersi se il blitz di Gibilterra volesse impedire le forniture petrolifere a Damasco o invece l’export petrolifero iraniano, colpito però dalle sanzioni degli USA, non della Ue”.

Secondo le ricostruzioni, alcuni unità della fanteria di marina del Naval Service hanno prima affiancato la nave a bordo di motoscafi, supportati da una motovedetta della marina britannica. Altri militari si sono poi calati sul ponte della nave da un elicottero.

I marines britannici hanno così preso possesso della nave in pochi minuti bloccando i 27 membri dell’equipaggio a bordo.

L’incursione dei Royal Marines secondo il già citato Gianandrea Gaiani, direttore del sito AnalisiDifesa.it, sembra un “un atto di pirateria, una provocazione tesa a conseguire risultati politici e strategici, non militari. Un atto pericoloso poiché un conto era fermare la Grace 1 in sosta in un porto europeo e un conto abbordarla in navigazione”.

Il grave atto di pirateria internazionale da parte della Gran Bretagna è subordinato alla escalation scatenata dagli Stati Uniti, che hanno affondato l’intesa raggiunta sul programma nucleare di Teheran senza però riuscire a dimostrarne una sola violazione da parte dell’Iran.

Non sembra affatto casuale che, proprio nel momento in cui l’Unione Europea cerca di salvare l’accordo raggiunto sul nucleare iraniano per evitare che Teheran riprenda l’arricchimento su vasta scala, il blitz dei Royal Marines rischi di decretare la crisi profonda anche nei rapporti Ue-Iran accentuando l’escalation della crisi stessa.

“All’Iran viene imputato di portare petrolio alla Siria. Eppure siriani, iraniani e inglesi hanno combattuto insieme contro l’Isis. Ma soprattutto la nave era in acque internazionali. Fermarla lì, per aver violato le sanzioni europee, e senza che trasportasse armamenti ma solo petrolio è piuttosto singolare. Non si possono imporre in acque internazionali le proprie sanzioni” sottolinea Gaiani. Proprio alcuni giorni fa avevamo documentato dalla pagine del nostro giornale l’inaccettabilità della pretesa statunitense – tramite l’Ofac – di estendere a terzi e internazionalizzare le loro sanzioni unilaterali contro Teheran.

Colpisce l’assordante e complice silenzio di Bruxelles alla la decisione britannica di abbordare la Grace 1. Nei vertici istituzionali dell’Unione negano di aver avuto notizie o di aver dato il via libera alla decisione di fermare e sequestrare la petroliera iraniana o di sapere nulla del blitz britannico. Una versione piuttosto ipocrita, visto che il ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell (prossimo Alto rappresentante della Ue per la politica estera al posto di Federica Mogherini) si è lasciato scappare dopo il blitz, che “stiamo studiando le circostanze dell’accaduto”, ma poi ha precisato che “naturalmente eravamo a conoscenza dell’operazione ma stiamo valutando come questa influisca sulla nostra sovranità”.

L’Iran tramite Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida suprema, Ali Khamenei, ha fatto sapere di essere pronto a riprendere l’arricchimento dell’uranio. Quello che è successo a largo di Gibilterra rischia così di gettare ulteriore benzina sul fuoco delle tensioni nell’area.

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