Nella notte tra il 4 e il 5 luglio, una trentina di militari britannici del 42° commando dei Royal Marines hanno assaltato una petroliera iraniana nelle acque internazionali al largo di Gibilterra. Un atto di vera e propria pirateria con l’obiettivo di fermare la petroliera “Grace 1” che, secondo il capo della colonia britannica in territorio spagnolo, stava trasportando greggio alla raffineria di Nanyas in Siria, “violando le sanzioni dell’Unione europea”.
Ma, secondo Gianadrea Gaiani, esperto militare e direttore di AnalisiDifesa.it “c’è da chiedersi se il blitz di Gibilterra volesse impedire le forniture petrolifere a Damasco o invece l’export petrolifero iraniano, colpito però dalle sanzioni degli USA, non della Ue”.
Secondo le ricostruzioni, alcuni unità della fanteria di marina del Naval Service hanno prima affiancato la nave a bordo di motoscafi, supportati da una motovedetta della marina britannica. Altri militari si sono poi calati sul ponte della nave da un elicottero.
I marines britannici hanno così preso possesso della nave in pochi minuti bloccando i 27 membri dell’equipaggio a bordo.
L’incursione dei Royal Marines secondo il già citato Gianandrea Gaiani, direttore del sito AnalisiDifesa.it, sembra un “un atto di pirateria, una provocazione tesa a conseguire risultati politici e strategici, non militari. Un atto pericoloso poiché un conto era fermare la Grace 1 in sosta in un porto europeo e un conto abbordarla in navigazione”.
Il grave atto di pirateria internazionale da parte della Gran Bretagna è subordinato alla escalation scatenata dagli Stati Uniti, che hanno affondato l’intesa raggiunta sul programma nucleare di Teheran senza però riuscire a dimostrarne una sola violazione da parte dell’Iran.
Non sembra affatto casuale che, proprio nel momento in cui l’Unione Europea cerca di salvare l’accordo raggiunto sul nucleare iraniano per evitare che Teheran riprenda l’arricchimento su vasta scala, il blitz dei Royal Marines rischi di decretare la crisi profonda anche nei rapporti Ue-Iran accentuando l’escalation della crisi stessa.
“All’Iran viene imputato di portare petrolio alla Siria. Eppure siriani, iraniani e inglesi hanno combattuto insieme contro l’Isis. Ma soprattutto la nave era in acque internazionali. Fermarla lì, per aver violato le sanzioni europee, e senza che trasportasse armamenti ma solo petrolio è piuttosto singolare. Non si possono imporre in acque internazionali le proprie sanzioni” sottolinea Gaiani. Proprio alcuni giorni fa avevamo documentato dalla pagine del nostro giornale l’inaccettabilità della pretesa statunitense – tramite l’Ofac – di estendere a terzi e internazionalizzare le loro sanzioni unilaterali contro Teheran.
Colpisce l’assordante e complice silenzio di Bruxelles alla la decisione britannica di abbordare la Grace 1. Nei vertici istituzionali dell’Unione negano di aver avuto notizie o di aver dato il via libera alla decisione di fermare e sequestrare la petroliera iraniana o di sapere nulla del blitz britannico. Una versione piuttosto ipocrita, visto che il ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell (prossimo Alto rappresentante della Ue per la politica estera al posto di Federica Mogherini) si è lasciato scappare dopo il blitz, che “stiamo studiando le circostanze dell’accaduto”, ma poi ha precisato che “naturalmente eravamo a conoscenza dell’operazione ma stiamo valutando come questa influisca sulla nostra sovranità”.
L’Iran tramite Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida suprema, Ali Khamenei, ha fatto sapere di essere pronto a riprendere l’arricchimento dell’uranio. Quello che è successo a largo di Gibilterra rischia così di gettare ulteriore benzina sul fuoco delle tensioni nell’area.
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