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lunedì 15 luglio 2019

Fascisti filo-ucraini, armati persino con un missile

All’ombra del Truce piccoli assassini crescono. Sarà una coincidenza, ma da quando Salvini è ministro dell’interno i fascisti più dichiarati – quelli “nostalgici”, apertamente intenti alla “ricostruzione del partito fascista” – stanno facendo piccoli salti di qualità nella loro attività squadrista.

Tanto che qualche procura è costretta a fermare quelli considerati più pericolosi a breve termine.

È il caso dell’operazione svoltasi stanotte con epicentro Torino, in cui sono stati arrestati alcuni fascisti noti per aver combattuto in Ucraina. Varese, Pavia, Novara e Forlì le altre città interessate dall’inchiesta.

Il punto rilevante è che stavolta, insieme alla solita paccottiglia nazistoide (pubblicazioni, gagliardetti, mazze, ecc.) sono state rinvenute armi da guerra: fucili mitragliatori di fabbricazione austriaca, tedesca e statunitense e addirittura un missile aria-aria (un Matra Super R530 francese) acquistato a suo tempo per le forze armate del Qatar (paese che finanzia e addestra diverse milizie jihadiste, alcune delle quali presenti anche in Ucraina al fianco del regime di Kiev).

I missili aria-aria sono usati dagli aerei da combattimento per distruggere altri aerei. Diversamente da quelli terra-terra, o aria-terra, montano una testata con relativamente poco esplosivo, quanto basta a provocare danni devastanti in un velivolo. Difficile, insomma, utilizzarli in un ambiente metropolitano, ma con un po’ di addestramento tecnico-militare – evidentemente – possono tornare utili ad assassini in pectore.

L’unico nome che al momento è stato fatto, dagli inquirenti, è quello di Fabio Del Bergiolo, 50 anni, ex ispettore antifrode delle dogane che nel 2001 si era candidato al Senato, per Forza Nuova, nel collegio di Gallarate (Varese). Personaggio che forse spiega – in virtù delle sue “competenze doganali” – come abbiano fatti armi di una certa dimensione ad entrare in questo paese, teoricamente blindatissimo.

Questo “campione dell’ordine” stava comunque cercando di vendere il missile per quasi mezzo milione di dollari, arrivando a mandarne le foto via WhatsApp (non proprio geniale, il tipo...). Per la stessa ragione sono stati fermati altri due fascisti: un cittadino svizzero di 42 anni, tale Alessandro Michele Aloise Monti, e un italiano di 51, Fabio Amalio Bernardi, fermati nei pressi dell’aeroporto di Forlì.

Del Bergiolo è un militante di lungo corso con Forza Nuova, formazione neofascista che dice di essere tutta “dio, patria e famiglia”. Nel 2003, era finito nei guai per una vicenda però molto meno eroica: era stato sospeso dal servizio perché coinvolto in una truffa sul rimborso dell’Iva. Era accusato di aver incassato rimborsi su 55 fatture per acquisti fatti da cittadini stranieri in transito dall’aeroporto di Milano Malpensa. Le fatture, che dovevano passare dalla sua vidimazione venivano respinte con motivazioni fittizie e quando i passeggeri le lasciavano sul tavolo o le buttavano credendo che fossero inutili, l’uomo le recuperava e le portava all’incasso agli sportelli della Global Refund, società che opera a Malpensa come intermediaria fra i passeggeri e lo stato. Qui entrava in gioco un’amica e complice, che in veste di dirigente ordinava il rimborso dell’Iva.

Già nei giorni scorsi a Del Bergiolo erano state sequestrate diverse armi, comprese alcune da guerra, con possibilità di sparare a raffica (caratteristica eliminata nei fucili-copia in vendita per uso caccia). Si tratta di dodici fucili e nove pistole. Tra queste una machine pistol Skorpion, un fucile d’assalto Steyer Aug a raffica, un altro fucile d'assalto Colt M16, un Heckler&Koch G3, un “Carcano”.

In seguito aveva formato il cosiddetto ”Movimento d’azione confederata”, che aveva come slogan «Chi non ha spada venda il mantello e ne compri una». Un precursore della salviniana “libertà di armarsi”, che spiegava così lo slogan: «Non siamo il partito delle armi di per sé. Però, tra altre cose, auspichiamo il diritto dei cittadini onesti e sani di mente di possedere e portare armi. Un diritto che in Italia è stato negato o reso censitario e clientelare”.

Non è però la prima inchiesta che in tempi recenti investe fascisti torinesi, in stretto legame con la curva juventina (soprattutto dei “Drughi”, il cui “capo” è morto qualche tempo fa in circostanze a dir poco misteriose, e “Giovinezza”).

Erano infatti state perquisite undici abitazioni di membri di Forza Nuova, Rebel Firm e Legio Subalpina, compagine di area skinhead, a Torino e Ivrea. In quel caso era stato stato arrestato il “leader” di Legio Subalpina, Fabio Carlo D’Allio, per detenzione e munizionamento di armi da guerra.

Inutile chiedere al Truce se ne sia mai accorto, lui ha altro a cui pensare...

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