Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
Visualizzazione post con etichetta Antonello Lovato. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antonello Lovato. Mostra tutti i post

11/10/2025

«Questo è morto, dove lo butto?»

Quarta udienza alla Corte d’Assise di Latina per il processo ad Antonello Lovato, accusato di omicidio colposo con dolo eventuale e omissione di soccorso per la morte il 19 giugno 2024 del bracciante indiano Satnam Singh, abbandonato davanti casa con un braccio amputato.

Ecco due testimonianze ascoltate in tribunale: un bracciante chiamato quel 17 giugno a fare da interprete e il medico legale Cristina Setacci.

Il bracciante: «Aiutami questo è morto, è finito, dove lo butto? Questa frase mi è stata detta al telefono da Antonello Lovato poco dopo l’incidente. Me lo ha passato al telefono un mio connazionale che non parlava italiano ed era con lui. Io dicevo di chiamare una ambulanza. “Siamo con te non ti preoccupare siamo con te se chiami l’ambulanza si salva, non ti preoccupare”, gli dicevo.

Lui era impaurito». Ho sempre fatto presente che dovevano chiamare l’ambulanza, ho pensato che l’avessero portato in ospedale e io dicevo al telefono “Non ti preoccupare, non muore, chiamate l’ambulanza”, ricordo questo».

Il medico legale: «La morte è stata causata da uno choc emorragico e con cure tempestive si sarebbe salvato. Un intervento di soccorso immediato poteva produrre un successo terapeutico e salvare la vita a Satnam. Si è perso tempo, se in trenta minuti si arrivava al Pronto Soccorso di Latina si poteva bloccare l’emorragia e sarebbe stato l’ideale.

La condizione di Satnam all’arrivo dell’eliambulanza era peggiorata perché era trascorso del tempo. Anche il trasporto su un mezzo come il furgone non è stato utile, non è stata una modalità adeguata. La genesi dello choc emorragico è stata provocata dall’amputazione del braccio destro».

Il processo riprenderà il 2 novembre.

Fonte

04/07/2024

Arrestato datore di lavoro di Satman Singh per omicidio doloso. Serve il reato di omicidio sul lavoro

È stato arrestato il datore di lavoro di Satman Singh, Antonello Lovato, su cui la Procura indagava inizialmente per omicidio colposo; dopo la consulenza del medico legale, infatti, l’ipotesi di reato è diventata di omicidio doloso con dolo eventuale.

USB e Rete Iside, da tempo, portano avanti la campagna per introdurre il reato di omicidio e lesioni gravi sul lavoro, come forma di deterrenza. Anche in questo caso, purtroppo, ci sembra che l’introduzione di questa fattispecie di reato nel codice penale avrebbe potuto fungere da deterrenza contro comportamenti come quello di cui è rimasto vittima il bracciante agricolo nella campagna di Latina.

Il datore di lavoro, infatti, non solo ha messo ha rischio la vita di Satman e degli altri lavoratori mettendoli in una situazione di rischio oggettiva, per le quali ricordiamo esistere misure strutturali per impedire l’accesso e delimitare spazi a rischio, ma invece di chiamare i soccorsi ha deciso di scaricare il bracciante gravemente ferito di fronte a casa. Secondo le indagini, se Satman fosse stato soccorso in modo tempestivo avrebbe potuto salvarsi: così non è stato e ha perso la vita, a soli 31 anni, dopo un giorno di agonia in ospedale.

Ci chiediamo se, con il reato di omicidio sul lavoro che introduce pene specifiche, queste morti terribili non potrebbero finalmente trovare un freno.

Fonte

25/06/2024

Italia, una Repubblica fondata sul lavoro irregolare

Della morte di Satnam Singh tutti ormai sanno tutto. Tutti hanno sentito le parole vergognose di Renzo Lovato, il quale ha trasformato l’omicidio del lavoratore 31enne in una sua “leggerezza”, nonostante l’avvertimento che aveva ricevuto: insomma, è colpa sua se è stato lasciato a morire dissanguato per strada.

Per queste parole il padre di Antonello, intestatario dell’azienda, potrebbe ora essere coinvolto nell’indagine, per aver svolto un ruolo attivo nelle vicende. “È costata cara a tutti” la morte di Satnam, come ha detto il signor Lovato, dato che ora arriva quest’onta penale sulla sua famiglia?

No, ad aver pagato è stato solo Satnam, e ha pagato non la “leggerezza” ma un modello di sistematico sfruttamento e riduzione al minimo di ogni tutela sul lavoro. E infatti, l’azienda dei Lovato era già al centro di altre indagini.

Mentre riceveva fondi europei (131 mila euro negli ultimi otto anni), sulla sua azienda gravava e grava tuttora un’indagine per caporalato. In realtà, è a una quarantina di imprenditori agricoli della zona che è contestato il reato.

L’autodefinitasi vittima ha truffato pure l’INPS. Faceva lavorare i braccianti fino alla maturazione dei requisiti per la disoccupazione, poi li licenziava e li riassumeva in nero: così poteva evitare di pagare i contributi, e magari toglieva dalle paghe già da fame una parte di retribuzione, mettendola in conto alla collettività.

I lavoratori venivano assunti tramite un caporale, senza fornire formazione, vigilanza o garanzia di sicurezza di alcun tipo. Venivano poi fatti lavorare a cottimo, senza pause, riposi e senza ovviamente riconoscergli straordinari.

Inoltre, i braccianti venivano fatti alloggiare in baracche, per le quali erano pure costretti a pagare. A Lovato è stata contestata anche la sottoposizione dei lavoratori a condizioni degradanti.

E chi si rifiutava di stare a queste condizioni da criminale, subiva il più tipico dei ricatti: dopo il finto licenziamento, non veniva richiamato a lavorare in nero nell’azienda, e vedeva perciò sparire la sua fonte di reddito.

Perché, da che mondo è mondo, la mancanza di un contratto è un facile via per evitare di pagare contributi, ma il nodo che spesso ci si dimentica è che nel lavoro dipendente il nero garantisce al datore di lavoro quello che più gli serve: di avere un rapporto di potere sul lavoratore.

Il contratto è uno spauracchio non solo per i costi che impone, ma perché mette in fila tutta una serie di diritti e di tutele che il padrone è poi costretto a rispettare. E inoltre, gli riserva tutta una serie di strumenti con cui, nel caso peggiore, può persino difendersi in un’aula di tribunale.

Il non poter disporre della manodopera come pare e piace è la cosa che va sempre meno giù a padroni e padroncini. E le difese collettive (sindacati con visioni conflittuali e organizzazioni politiche popolari) sono state smantellate in modo così sistematico e profondo da trasformare il senso stesso del lavoro  rispetto a come era previsto inizialmente nella Costituzione.

Basti pensare che, nell’ultimo rapporto della Guardia di Finanza, il risultato dei controlli degli ultimi 17 mesi ha segnalato quasi 60 mila lavoratori a nero o in condizioni irregolari. Il 32% in più rispetto alle rilevazioni del periodo analogo precedente.

In sostanza, in nome del dio profitto, la classe imprenditoriale sta facendo quello che gli riesce meglio: sfruttare in maniera sempre più intensiva i lavoratori. Tutto è poi facilmente giustificato con l’aumento del PIL, senza il quale come si farebbe a rientrare nei parametri europei?

Fonte