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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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17/10/2025

Grecia - Arriva la giornata lavorativa di 13 ore, e aumenta anche l’età pensionabile

Il Parlamento greco ha approvato una legge con la quale vengono ulteriormente allungate le ore di lavoro che possono essere svolte durante una giornata: ora saranno 13. Ma questo non è l’unico punto critico. Infatti, viene anche previsto di estendere l’età pensionabile fino ai 74 anni. Questo è il risultato della cura della Troika europea, e dell’implementazione di tutte le riforme richieste dalla UE.

La Grecia aveva già visto un incremento dello sfruttamento intensivo con una riforma dello scorso anno, che aveva introdotto la settimana lavorativa di 6 giorni. Già oggi, dunque, nel paese ellenico si lavora o 9 ore al giorno per 5 giorni, o 8 ore al giorno per 6 giorni. Cifre che sembravano scomparse da decenni nelle cosiddette ‘democrazie’, ma che tornano per gentile concessione della ristrutturazione imposta da Bruxelles.

Ricordiamo che, stando ai dati Eurostat, in Grecia già si lavora molto di più rispetto alla media europea: 39,8 ore la settimana, contro le circa 35,8 della media UE. La norma appena approvata aumenta ulteriormente il numero di ore di straordinario che già si possono svolgere giornalmente nel settore privato, da tre a quattro, arrivando quindi alla possibilità di lavorare 13 ore in un giorno.

È previsto che ciò non avvenga più di 37 volte l’anno e per un totale che non sfori le 150 ore totali. La riforma è promossa, così come quella del 2024, dal centrodestra di Nea Dimokratia e dal suo primo ministro Kyriakos Mitsotakis. A suo avviso, ciò aiuterà la competitività e la flessibilità dei lavoratori. Di certo, secondo molti critici ciò andrà ad azzerare la perdita di produttività dei giorni di ferie presi di diritto dai lavoratori.

È interessante, poi, quello che ha detto al riguardo la ministra del Lavoro e della Sicurezza sociale, Niki Kerameus: “ci sono lavoratori che chiedono di lavorare più ore” e ora avranno “l’opportunità di svolgere lavoro aggiuntivo per lo stesso datore di lavoro, senza doversi spostare, con uno stipendio più alto del 40%”.

Infatti, un tale livello di sfruttamento in Grecia è già stato raggiunto, ma è legale solo finché si è impiegati da due o più datori di lavoro. Ora ciò sarà possibile anche per un unico datore. In un paese dove il lavoro nero è già molto diffuso, in cui le ispezioni sul lavoro non sono condotte con regolarità e in cui dunque sarà impossibile verificare il rispetto degli straordinari, ciò significherà dare semplicemente più potere ai padroni.

Tra l’altro “l’aumento” del 40% per le 5 ore supplementari significa una riduzione netta della paga oraria per le ore in più, l’esatto opposto di quel che avviene per gli “straordinari” (pagati ovunque un po’ di più). Ipotizzando, per comodità di calcolo, una paga oraria di 10 euro l’ora – un sogno, sia in Grecia che in Italia – una giornata di 13 ore verrebbe pagata 112 euro anziché 130 (o ancora di più se considerate “straordinarie”).

La promessa di salari più alti mostra in realtà il profondo ricatto della misura. Il peso dell’inflazione non è stato ancora riassorbito, e le retribuzioni lorde medie sono più basse di quelle del 2010, quando poi è cominciata la ‘cura’ europea. È chiaro che la ricerca di un reddito leggermente più alto viene usata come capro espiatorio per creare le condizioni di abusi sempre più frequenti.

Proprio questo viene condannato dai partiti di opposizione e dai sindacati, che hanno organizzato ben due scioperi generali questo mese. Il PAME ha scritto che la riforma “legalizza la schiavitù moderna”. La critica riguarda anche il disinteresse per la salute e la sicurezza dei lavoratori, dato che si impedirebbe il riposo minimo giornaliero di 11 ore previsto anche dalle direttive europee. Le 13 ore, infatti, non includono né pause né il tempo di spostamento tra casa e lavoro.

Infine, la nuova legge introduce anche una maggiore flessibilità nelle assunzioni a breve termine, mentre la disoccupazione rimane all’8%. Secondo il governo queste modifiche servono per rispondere alla crisi demografica, che ha svuotato il mercato del lavoro di importanti profili lavorativi. Bisogna ricordare, però, che solo tra il 2012 e il 2017 mezzo milione di persone se ne sono andate dalla Grecia, per lo più giovani, e tra di essi intorno ai 180-200 mila erano laureati.

È la fuga da un paese devastato dalla Troika e con salari da fame, semmai, che ha svuotato il paese di giovani ben formati. La soluzione non è evidentemente quella di intensificare lo sfruttamento e aumentare l’età pensionabile, ma semmai è nel fare tutto esattamente al contrario, e cioè mettere in campo una seria politica industriale e dare giusti e dignitosi salari.

La “minaccia nazionale” di cui ha parlato Mitsotakis, insomma, è nella gabbia dei vincoli europei e NATO, dato che ora Atene dovrà togliere ancora di più le spese sociali per raggiungere i target atlantici.

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02/10/2025

Grecia - Sciopero generale contro la giornata lavorativa di 13 ore

Sciopero generale oggi in Grecia contro la decisione del governo, guidato dal leader della destra Kyriakos Mitsotakis, di introdurre la possibilità di lavorare fino a 13 ore al giorno per rispondere alla richiesta di maggiore flessibilità da parte delle aziende e all’esigenza dei giovani lavoratori di guadagnare di più.

Con la stessa logica, il governo di Nea Dimokratia nel 2023 aveva approvato una legge che permette ai dipendenti di lavorare fino a 74 anni, cioè sette anni oltre l’età pensionabile attualmente prevista.

Decine di migliaia di lavoratori e studenti hanno marciato oggi nel centro della capitale ellenica ed in altre città del paese rispondendo all’appello dei sindacati Adedy, Gsee e Pame e dei partiti di sinistra, tra i quali Syriza e il KKE.

Ad Atene i manifestanti hanno raggiunto piazza Syntagma, davanti al Parlamento, al grido di “Giù le mani dai nostri diritti”. Secondo i sindacati la cosiddetta riforma “mette a rischio la salute e la sicurezza dei lavoratori e distrugge qualsiasi equilibrio tra vita e lavoro”. Per il sindacato comunista Pame, la riforma punta a “legalizzare la schiavitù moderna”.

Il disegno di legge promosso dalla ministra del lavoro e della previdenza sociale Nikī Kerameōs, che verrà discusso nelle prossime settimane, prevede la possibilità di estendere la giornata lavorativa fino a 13 ore, per un massimo di 37 giorni l’anno, con un incremento retributivo massimo del 40%.

Secondo i sindacati, molti dipendenti non avranno la possibilità di rifiutarsi di lavorare 13 ore “a causa dello squilibrio di potere con il datore di lavoro, aggravato dalla precarietà del mercato del lavoro”. Inoltre le organizzazioni dei lavoratori sostengono che la nuova legge negherebbe il diritto a un riposo obbligatorio di almeno undici ore al giorno, considerando il tempo che i dipendenti impiegano mediamente a raggiungere i luoghi di lavoro.

Nonostante la crescita economica (+2,3% nel 2024) e il calo del tasso ufficiale di disoccupazione, la Grecia resta uno dei Paesi dell’Unione con i salari più bassi e un costo della vita in crescita. Secondo Eurostat, i lavoratori greci lavorano però in media già 39,8 ore a settimana, ben oltre le 35,8 della media europea.

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28/02/2025

Grecia - Sciopero generale e manifestazioni oceaniche contro il governo

Varie centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza oggi in tutta la Grecia per chiedere giustizia per le 57 vittime – per la maggior parte studenti – del disastro ferroviario di Tempes, avvenuto esattamente due anni fa vicino alla città di Larissa, nella regione della Tessaglia.

Le manifestazioni più partecipate si sono svolte in piazza Syntagma ad Atene e nel centro di Salonicco, ma cortei e presidi sono stati organizzati in circa 200 località del paese. Davanti al parlamento di Atene, al termine dell’enorme corteo, si sono registrati degli scontri tra alcuni gruppi di manifestanti e le forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa.

La parola d’ordine della giornata di protesta contro il governo, accusato di negligenza e di aver insabbiata o comunque mai perseguito seriamente i responsabili della tragedia, è stata “Non ho ossigeno”, richiamando una frase pronunciata da una delle vittime dell’incendio che divampò subito dopo lo scontro frontale tra un treno passeggeri e un convoglio merci. Un altro slogan molto utilizzato dai manifestanti è stato “Il loro profitto, le nostre vite”.

A due anni dal disastro non è stato ancora avviato alcun procedimento penale e si ignora se effettivamente il treno merci coinvolto trasportasse un liquido infiammabile il cui trasporto però non fu dichiarato.

Il governo di centrodestra di Kyriakos Mitsotakis è stato più volte accusato di boicottare le indagini, dopo che a gennaio dello scorso anno i suoi parlamentari, che detengono la maggioranza assoluta, respinsero la richiesta della procura europea di istituire una commissione ufficiale d’inchiesta sulle responsabilità di due ex ministri dei Trasporti. Indubbiamente lo stato di abbandono in cui versa il sistema ferroviario ellenico ha avuto un ruolo importante nell’incidente; inoltre l’altissimo numero delle vittime è stata la conseguenza di forti ritardi nei soccorsi e della disorganizzazione delle autorità preposte.

Manifestazioni di sostegno organizzate dai greci della diaspora si stanno tenendo in centinaia di località in tutto il mondo, compresa l’Italia. La protesta, organizzata dai familiari delle vittime, è sostenuta dai maggiori sindacati del paese – Adedy e Gsee – che per la giornata di oggi hanno proclamato uno sciopero generale di 24 ore che coinvolge i settori pubblico e privato, compresi i trasporti. Anche molte associazioni di commercianti hanno deciso di partecipare alla giornata di mobilitazione chiudendo negozi, bar, supermercati e ristoranti.

In molte città un livello di partecipazione simile non si vedeva dai tempi del movimento di contestazione nei confronti dei Memorandum a base di tagli e austerità imposti dal paese dalla cosiddetta troika (FMI, UE, BCE)

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08/04/2022

Grecia - Sciopero contro l’aumento dei prezzi, e non solo

Decine di migliaia di greci sono scesi in piazza mercoledi scorso ad Atene, Salonicco, Patrasso e Heraklion per protestare contro l’aumento dei prezzi e le politiche finanziarie del governo di destra di Atene.

Il sindacato dei lavoratori GSEE, il sindacato dei dipendenti pubblici ADEDY e il sindacato di classe PAME avevano indetto uno sciopero generale di 24 ore. Uffici, banche e scuole sono rimaste sostanzialmente chiuse.

Le famiglie greche stanno soffrendo enormemente da settimane sotto il peso di enormi aumenti dei prezzi, soprattutto nel settore energetico, ma il governo di destra del primo ministro Kyriakos Mitsotakis si è vantato di aver pagato 1,85 miliardi di debito del paese al Fondo monetario internazionale con due anni di anticipo su quanto previsto.

Mercoledì la maggioranza dei greci ha protestato contro la politica finanziaria rigidamente neoliberista del premier con lo slogan “I salari non bastano, il conto non torna“. Da 14 anni ormai, i salariati si sono fatti carico del peso di una profonda crisi del sistema che ha colpito i redditi e la vita di tutti. Secondo i sindacati questa è una rivolta contro la povertà: “Sono passati anni, la crisi si è progressivamente aggravata, l’onere è rimasto, i nostri diritti sono stati soppressi”.

Attraverso il cosiddetto programma di aiuti di circa 260 miliardi di euro, la famigerata Torika (Commissione Ue, BCE e FMI) afferma di aver impedito un presunto “default” della Grecia che incombeva a partire dal 2010. Tuttavia, sono state principalmente le banche greche e il capitale dei principali azionisti, soprattutto stranieri, a essere “salvati”.

Il duro programma di austerità richiesto ai greci ha distrutto gran parte del sistema sociale nel corso di dieci anni. Sia il governo socialdemocratico di Alexis Tsipras che il governo conservatore di destra di Mitsotakis hanno tagliato pensioni e stipendi nel settore pubblico fino al 50 per cento, la paga oraria di otto euro, e meno, oggi è diventata “normale” nel settore privato.

Di conseguenza, decine di migliaia di lavoratori non solo hanno perso gran parte del loro salario o sono stati licenziati, ma non sono più stati in grado di pagare i mutui e i prestiti personali, e gli istituti finanziari hanno messo all’asta su Internet le abitazioni delle famiglie inadempienti a prezzi stracciati. Ancora oggi, i tribunali sono sovraccarichi di azioni legali delle banche contro i proprietari impoveriti dei loro appartamenti e delle loro case.

L’aumento del costo della vita, i prezzi elevati dell’energia e del cibo hanno fatto sì che ogni inverno, negli ultimi dieci anni, la parte della popolazione impoverita dai “programmi di aiuto” europei abbia dovuto decidere tra il riscaldamento o il cibo.

Nonostante l’uscita dal “programma di salvataggio” tre anni fa e il debito del FMI ora ripagato, il Paese rimane per il momento sotto la supervisione degli istituti di credito europei. Mentre hanno spinto a tagli duri contro gli undici milioni di persone, hanno allo stesso tempo accolto con favore l’armamento della Grecia, membro della NATO sotto il governo di destra Mitsotakis, che ha comportato armi per miliardi di euro.

A febbraio la maggioranza parlamentare ha approvato un nuovo pacchetto di armamenti del valore di 3,36 miliardi di euro. Nel 2020 Mitsotakis aveva già stanziato un budget per gli armamenti di 2,5 miliardi di euro, cinque volte superiore all’anno precedente.

Contro l’aumento dei prezzi e l’economia di guerra, per il salario minimo e salari dignitosi in Italia operai e studenti sciopereranno e scenderanno in piazza il prossimo 22 aprile.

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