Prosegue l’avvicinamento diplomatico tra Colombia e Cina. Se a maggio Bogotà firmava le carte per aderire ufficialmente alla Nuova Via della Seta (ne abbiamo parlato qui) di Xi Jinping, adesso il Paese dell’America Latina intende completare lo smarcamento dagli Stati Uniti e cementare la partnership con il Dragone.
Per farlo Gustavo Petro è disposto a tutto. Negli ultimi giorni, per esempio, il presidente colombiano ha ordinato la rimozione dei diplomatici dall’ambasciata della Colombia a Pechino, accusandoli di voler sabotare le relazioni con il gigante asiatico. “C’è un ministero degli Esteri [qui] che si vergogna di interagire con la Cina e sabota le relazioni. Tutte queste persone devono andarsene”, ha tuonato Petro.
Il leader progressista ha rivelato che i funzionari dell’ambasciata colombiana in Cina avevano modificato il suo programma e annullato incontri rilevanti, senza alcuna autorizzazione, durante la sua ultima visita di Stato oltre la Muraglia, avvenuta la scorsa primavera. “Questo non ha nulla a che fare con l’umanità. Questo è colonialismo”, ha aggiunto.
Amici sulla Via della Seta
La purga di Petro, se così possiamo definirla, segue l’adesione formale della Colombia alla citata Belt and Road, una decisione che ha segnato una netta rottura con Washington. L’accordo è invece stato descritto dal Ministero degli Esteri colombiano come “un passo storico” che potrebbe sbloccare investimenti, trasferimenti di tecnologia e importanti progetti infrastrutturali.
Lato cinese, l’ingresso di Bogotà nel maxi progetto infrastrutturale di Xi è un fatto alquanto rilevante. Il motivo è semplice: sancisce l’influenza cinese sull’intera America Latina, visto che solo il Paraguay, che non ha relazioni formali con la Cina continentale, e il Brasile rimangono esclusi dalla Via della Seta.
Certo, in Colombia non sono tutti felici per la svolta di Petro. Le associazioni dei datori di lavoro hanno avvertito che la nuova amicizia del loro Paese potrebbe mettere a repentaglio miliardi di scambi commerciali con Washington.
Jaime Alberto Cabal, presidente della Federazione Nazionale dei Commercianti della Colombia, ha definito la firma di adesione alla Bri “una provocazione inutile” in un momento in cui gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra tariffaria con la Cina. Altri leader aziendali hanno fatto notare che le esportazioni verso gli Usa sono raddoppiate da quando, 13 anni fa, è entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra i due Paesi.
Perché la Colombia abbraccia il Dragone
Petro ha tuttavia deciso quale strada prendere e non intende fare inversione di marcia. Al contrario, considera il rapporto con la Cina sacro e dunque da salvaguardare ad ogni costo. Perché? I legami più stretti con Pechino consentono a Bogotà di rompere quella che lo stesso Petro definisce dipendenza coloniale della Colombia da Washington.
A gennaio il leader colombiano ha avuto un primo importante screzio con l’amministrazione Trump rifiutandosi di accettare i voli di migranti colombiani dagli Usa, subendo per ripicca dazi del 25% e minacce di una guerra commerciale.
In occasione della recente Assemblea generale dell’Onu a New York, invece, durante una manifestazione pro-palestinese davanti al Palazzo di vetro, Petro ha accusato Donald Trump di complicità nel genocidio di Israele nella Striscia di Gaza e ha esortato i soldati statunitensi a sfidare i suoi ordini. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che avrebbe revocare il suo visto. Petro ha risposto con una mezza alzata di spalle.
Nel frattempo Petro ha più volte collegato la sua politica verso la Cina alla sua posizione su Gaza. Il presidente colombiano ha infatti rivelato di aver chiesto ai funzionari cinesi e ad altre delegazioni di sostenere l’intervento di un “esercito di pace” delle Nazioni Unite.
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04/10/2025
23/12/2022
Colombia - L’ELN annuncia un cessate il fuoco dal 24 dicembre
In Colombia i guerriglieri dell’Esercito di Liberazione Nazionale, ELN, hanno annunciato un cessate il fuoco unilaterale che inizierà ad essere applicato dal 24 dicembre alle 6:00 del mattino.
Secondo un video pubblicato sui loro social network, il cessate il fuoco “riguarda solo le forze militari e di polizia dello Stato” e hanno avvertito che “si riservano il diritto di difendersi in caso di attacco“.
La misura è stata decretata in precedenti occasioni dall’ELN per Natale e Capodanno. Questa volta, i guerriglieri sono stati anche chiari sul fatto che si applicherà solo fino al 2 gennaio alle 6:00 del mattino.
L’ELN ha persino approfittato del comunicato per lanciare due frecciate al governo con cui sta negoziando la pace.
In primo luogo, ha affermato che i gruppi paramilitari continuano a rafforzarsi con “il sostegno e la complicità delle forze di sicurezza” e ha minacciato di interrompere i negoziati se ciò dovesse continuare.
In seguito, la guerriglia ha anche affermato che il passato cessate il fuoco unilaterale – decretato tra il 25 maggio e il 3 giugno di quest’anno – “è stato utilizzato dal governo e dalle forze di sicurezza per portare avanti operazioni offensive“.
La guerriglia ha insistito su un punto che il capo negoziatore dell’ELN, Pablo Beltrán, ha sostenuto. Come ha ripetuto più volte, i negoziati di pace con il governo dovrebbero prevedere un cessate il fuoco bilaterale per essere accettati da quest’ultimo, poiché qualsiasi altra misura potrebbe indebolirlo.
Contemporaneamente a questo comunicato che annunciava il cessate il fuoco per una settimana, è stato mostrato al Paese un video in cui si vedono uomini armati dell’ELN impegnati in un pattugliamento illegale in un comune del Cauca.
L’azione è avvenuta domenica sera, mentre gli abitanti della regione stavano facendo festa. Oltre a muoversi lungo le strade come se fossero le autorità, l’ELN ha anche perquisito diversi uomini chiedendo loro di identificarsi.
Per il momento, la Colombia attende l’annuncio di un cessate il fuoco prolungato come risultato dei negoziati di pace tra il governo del presidente Gustavo Petro e l’ELN.
Sebbene i colloqui iniziali siano andati avanti con successo da Caracas, in Venezuela, la questione della cessazione delle ostilità non è stata affrontata dalle due delegazioni. Di fatto, si prevede che sarà uno dei punti chiave del prossimo ciclo di negoziati in Messico.
Fonte
Secondo un video pubblicato sui loro social network, il cessate il fuoco “riguarda solo le forze militari e di polizia dello Stato” e hanno avvertito che “si riservano il diritto di difendersi in caso di attacco“.
La misura è stata decretata in precedenti occasioni dall’ELN per Natale e Capodanno. Questa volta, i guerriglieri sono stati anche chiari sul fatto che si applicherà solo fino al 2 gennaio alle 6:00 del mattino.
L’ELN ha persino approfittato del comunicato per lanciare due frecciate al governo con cui sta negoziando la pace.
In primo luogo, ha affermato che i gruppi paramilitari continuano a rafforzarsi con “il sostegno e la complicità delle forze di sicurezza” e ha minacciato di interrompere i negoziati se ciò dovesse continuare.
In seguito, la guerriglia ha anche affermato che il passato cessate il fuoco unilaterale – decretato tra il 25 maggio e il 3 giugno di quest’anno – “è stato utilizzato dal governo e dalle forze di sicurezza per portare avanti operazioni offensive“.
La guerriglia ha insistito su un punto che il capo negoziatore dell’ELN, Pablo Beltrán, ha sostenuto. Come ha ripetuto più volte, i negoziati di pace con il governo dovrebbero prevedere un cessate il fuoco bilaterale per essere accettati da quest’ultimo, poiché qualsiasi altra misura potrebbe indebolirlo.
Contemporaneamente a questo comunicato che annunciava il cessate il fuoco per una settimana, è stato mostrato al Paese un video in cui si vedono uomini armati dell’ELN impegnati in un pattugliamento illegale in un comune del Cauca.
L’azione è avvenuta domenica sera, mentre gli abitanti della regione stavano facendo festa. Oltre a muoversi lungo le strade come se fossero le autorità, l’ELN ha anche perquisito diversi uomini chiedendo loro di identificarsi.
Per il momento, la Colombia attende l’annuncio di un cessate il fuoco prolungato come risultato dei negoziati di pace tra il governo del presidente Gustavo Petro e l’ELN.
Sebbene i colloqui iniziali siano andati avanti con successo da Caracas, in Venezuela, la questione della cessazione delle ostilità non è stata affrontata dalle due delegazioni. Di fatto, si prevede che sarà uno dei punti chiave del prossimo ciclo di negoziati in Messico.
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29/09/2022
Colombia - La destra ribolle contro il presidente Petro
La riforma tributaria, l’aumento del prezzo della benzina e le occupazioni di terre hanno portato migliaia di persone legate ai partiti di opposizione nelle strade della Colombia lunedì, nella prima manifestazione contro l’amministrazione del presidente Gustavo Petro, insediatosi meno di due mesi fa.
La cosiddetta “Grande Marcia Nazionale” ha promosso marce, raduni e sit-in in più di 20 città colombiane e in diverse città degli Stati Uniti, del Messico, di Panama e della Svizzera, ha dichiarato all’agenzia Efe l’architetto Pierre Onzaga, uno degli organizzatori della mobilitazione, annunciando una seconda giornata il 24 ottobre.
Il malcontento che hanno manifestato riguarda, tra l’altro, la riforma fiscale presentata dal ministro delle Finanze José Antonio Ocampo lo scorso agosto, che mira a raccogliere 25 mila miliardi di pesos all’anno (circa 5,55 miliardi di dollari al cambio attuale) ma che colpisce i settori a più alto reddito. Colpiti nelle proprie tasche, i settori sociali e i loro partiti sconfitti nelle elezioni sono scesi in piazza.
“Basta Petro”, “siamo sulla strada sbagliata”, “vuole eliminare tutto”, sono state le frasi più ricorrenti a Bogotà, dove due cortei partiti da diverse zone della città hanno raggiunto Plaza de Bolivar, qui ci sono stati alcuni accenni di scontri tra i sostenitori del presidente Petro che hanno circondato i manifestanti e hanno lanciato oggetti contro di loro, ma la situazione non è degenerata.
Un altro punto focale delle manifestazioni è l’opposizione all’accordo “pace totale” tra il governo e le organizzazioni guerrigliere. Giovedì scorso a New York, dove ha partecipato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Petro ha annunciato che nel giro di pochi giorni verrà proposto un cessate il fuoco multilaterale con diversi gruppi armati che si sono avvicinati al governo nel suo progetto di “pace totale”.
I manifestanti hanno inoltre concentrato le loro critiche contro il ministro delle Miniere, Irene Vélez, e sul Ministro della Difesa, Iván Vélasquez.
“Siamo lavoratori, ma qui nel nord del Cauca non abbiamo alcuna protezione quando gli indigeni invadono le fattorie”, ha dichiarato ai giornalisti un uomo che ha detto di possedere una fattoria dove coltiva la canna da zucchero che poi vende agli zuccherifici.
In Colombia i casi di occupazione di terre sono aumentati in diverse regioni del Paese: sono stati rilevati 108 casi, il 36% dei quali nel dipartimento di Cauca (sud-ovest). La maggior parte di queste occupazioni sono effettuate da popolazioni indigene che affermano di voler “liberare la madre terra” dall’eccessivo sfruttamento. Nel nord del Paese ci sono anche occupazioni di terre da parte di contadini che reclamano terreni che sostengono siano stati loro sottratti durante il conflitto.
“Il governo Petro sta dimostrando che le sue riforme non sono popolari, non sono accettabili per la grande maggioranza dei colombiani”, ha dichiarato Enrique Gómez, un ex pre-candidato alle presidenziali e feroce oppositore del governo. Anche Paloma Valencia, senatrice del partito di opposizione Centro Democratico, ha affermato che un’altra ragione delle proteste ha a che fare con il divieto di esplorazione di gas e petrolio “per comprarlo – secondo lei – dal Venezuela, lasciando la Colombia senza sovranità energetica”.
E proprio sul fronte delle relazioni con il Venezuela – conflittuali e tese con i governi colombiani precedenti, – va segnalato che lo scorso lunedì, mentre l’opposizione uribista manifestava contro il governo, con una stretta di mano tra il Presidente colombiano Gustavo Petro e il Ministro dei Trasporti venezuelano, è iniziato il processo di riapertura della frontiera colombiano-venezuelana dal Ponte Internazionale Simón Bolívar; un evento storico che segna il recupero delle relazioni diplomatiche e della pace tra i due Paesi. All’evento hanno partecipato, da parte venezuelana, l’ambasciatore del Venezuela in Colombia, Félix Plasencia, il governatore dello Stato di Táchira, Freddy Bernal, il Ministro dell’Industria e della Produzione Nazionale, Hipólito Abreu, e José David Cabello, oltre ai sindaci dei comuni di confine di Bolívar, Ureña e García de Hevia.
Una disamina delle ragioni dell’opposizione e delle sue manifestazioni di protesta portano ad affermare che il governo Petro in Colombia si sta muovendo nella direzione giusta.
Fonte
La cosiddetta “Grande Marcia Nazionale” ha promosso marce, raduni e sit-in in più di 20 città colombiane e in diverse città degli Stati Uniti, del Messico, di Panama e della Svizzera, ha dichiarato all’agenzia Efe l’architetto Pierre Onzaga, uno degli organizzatori della mobilitazione, annunciando una seconda giornata il 24 ottobre.
Il malcontento che hanno manifestato riguarda, tra l’altro, la riforma fiscale presentata dal ministro delle Finanze José Antonio Ocampo lo scorso agosto, che mira a raccogliere 25 mila miliardi di pesos all’anno (circa 5,55 miliardi di dollari al cambio attuale) ma che colpisce i settori a più alto reddito. Colpiti nelle proprie tasche, i settori sociali e i loro partiti sconfitti nelle elezioni sono scesi in piazza.
“Basta Petro”, “siamo sulla strada sbagliata”, “vuole eliminare tutto”, sono state le frasi più ricorrenti a Bogotà, dove due cortei partiti da diverse zone della città hanno raggiunto Plaza de Bolivar, qui ci sono stati alcuni accenni di scontri tra i sostenitori del presidente Petro che hanno circondato i manifestanti e hanno lanciato oggetti contro di loro, ma la situazione non è degenerata.
Un altro punto focale delle manifestazioni è l’opposizione all’accordo “pace totale” tra il governo e le organizzazioni guerrigliere. Giovedì scorso a New York, dove ha partecipato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Petro ha annunciato che nel giro di pochi giorni verrà proposto un cessate il fuoco multilaterale con diversi gruppi armati che si sono avvicinati al governo nel suo progetto di “pace totale”.
I manifestanti hanno inoltre concentrato le loro critiche contro il ministro delle Miniere, Irene Vélez, e sul Ministro della Difesa, Iván Vélasquez.
“Siamo lavoratori, ma qui nel nord del Cauca non abbiamo alcuna protezione quando gli indigeni invadono le fattorie”, ha dichiarato ai giornalisti un uomo che ha detto di possedere una fattoria dove coltiva la canna da zucchero che poi vende agli zuccherifici.
In Colombia i casi di occupazione di terre sono aumentati in diverse regioni del Paese: sono stati rilevati 108 casi, il 36% dei quali nel dipartimento di Cauca (sud-ovest). La maggior parte di queste occupazioni sono effettuate da popolazioni indigene che affermano di voler “liberare la madre terra” dall’eccessivo sfruttamento. Nel nord del Paese ci sono anche occupazioni di terre da parte di contadini che reclamano terreni che sostengono siano stati loro sottratti durante il conflitto.
“Il governo Petro sta dimostrando che le sue riforme non sono popolari, non sono accettabili per la grande maggioranza dei colombiani”, ha dichiarato Enrique Gómez, un ex pre-candidato alle presidenziali e feroce oppositore del governo. Anche Paloma Valencia, senatrice del partito di opposizione Centro Democratico, ha affermato che un’altra ragione delle proteste ha a che fare con il divieto di esplorazione di gas e petrolio “per comprarlo – secondo lei – dal Venezuela, lasciando la Colombia senza sovranità energetica”.
E proprio sul fronte delle relazioni con il Venezuela – conflittuali e tese con i governi colombiani precedenti, – va segnalato che lo scorso lunedì, mentre l’opposizione uribista manifestava contro il governo, con una stretta di mano tra il Presidente colombiano Gustavo Petro e il Ministro dei Trasporti venezuelano, è iniziato il processo di riapertura della frontiera colombiano-venezuelana dal Ponte Internazionale Simón Bolívar; un evento storico che segna il recupero delle relazioni diplomatiche e della pace tra i due Paesi. All’evento hanno partecipato, da parte venezuelana, l’ambasciatore del Venezuela in Colombia, Félix Plasencia, il governatore dello Stato di Táchira, Freddy Bernal, il Ministro dell’Industria e della Produzione Nazionale, Hipólito Abreu, e José David Cabello, oltre ai sindaci dei comuni di confine di Bolívar, Ureña e García de Hevia.
Una disamina delle ragioni dell’opposizione e delle sue manifestazioni di protesta portano ad affermare che il governo Petro in Colombia si sta muovendo nella direzione giusta.
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