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04/10/2025

Perché la Colombia si smarca dagli Usa per avvicinarsi alla Cina

Prosegue l’avvicinamento diplomatico tra Colombia e Cina. Se a maggio Bogotà firmava le carte per aderire ufficialmente alla Nuova Via della Seta (ne abbiamo parlato qui) di Xi Jinping, adesso il Paese dell’America Latina intende completare lo smarcamento dagli Stati Uniti e cementare la partnership con il Dragone.

Per farlo Gustavo Petro è disposto a tutto. Negli ultimi giorni, per esempio, il presidente colombiano ha ordinato la rimozione dei diplomatici dall’ambasciata della Colombia a Pechino, accusandoli di voler sabotare le relazioni con il gigante asiatico. “C’è un ministero degli Esteri [qui] che si vergogna di interagire con la Cina e sabota le relazioni. Tutte queste persone devono andarsene”, ha tuonato Petro.

Il leader progressista ha rivelato che i funzionari dell’ambasciata colombiana in Cina avevano modificato il suo programma e annullato incontri rilevanti, senza alcuna autorizzazione, durante la sua ultima visita di Stato oltre la Muraglia, avvenuta la scorsa primavera. “Questo non ha nulla a che fare con l’umanità. Questo è colonialismo”, ha aggiunto.

Amici sulla Via della Seta

La purga di Petro, se così possiamo definirla, segue l’adesione formale della Colombia alla citata Belt and Road, una decisione che ha segnato una netta rottura con Washington. L’accordo è invece stato descritto dal Ministero degli Esteri colombiano come “un passo storico” che potrebbe sbloccare investimenti, trasferimenti di tecnologia e importanti progetti infrastrutturali.

Lato cinese, l’ingresso di Bogotà nel maxi progetto infrastrutturale di Xi è un fatto alquanto rilevante. Il motivo è semplice: sancisce l’influenza cinese sull’intera America Latina, visto che solo il Paraguay, che non ha relazioni formali con la Cina continentale, e il Brasile rimangono esclusi dalla Via della Seta.

Certo, in Colombia non sono tutti felici per la svolta di Petro. Le associazioni dei datori di lavoro hanno avvertito che la nuova amicizia del loro Paese potrebbe mettere a repentaglio miliardi di scambi commerciali con Washington.

Jaime Alberto Cabal, presidente della Federazione Nazionale dei Commercianti della Colombia, ha definito la firma di adesione alla Bri “una provocazione inutile” in un momento in cui gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra tariffaria con la Cina. Altri leader aziendali hanno fatto notare che le esportazioni verso gli Usa sono raddoppiate da quando, 13 anni fa, è entrato in vigore l’accordo di libero scambio tra i due Paesi.

Perché la Colombia abbraccia il Dragone

Petro ha tuttavia deciso quale strada prendere e non intende fare inversione di marcia. Al contrario, considera il rapporto con la Cina sacro e dunque da salvaguardare ad ogni costo. Perché? I legami più stretti con Pechino consentono a Bogotà di rompere quella che lo stesso Petro definisce dipendenza coloniale della Colombia da Washington.

A gennaio il leader colombiano ha avuto un primo importante screzio con l’amministrazione Trump rifiutandosi di accettare i voli di migranti colombiani dagli Usa, subendo per ripicca dazi del 25% e minacce di una guerra commerciale.

In occasione della recente Assemblea generale dell’Onu a New York, invece, durante una manifestazione pro-palestinese davanti al Palazzo di vetro, Petro ha accusato Donald Trump di complicità nel genocidio di Israele nella Striscia di Gaza e ha esortato i soldati statunitensi a sfidare i suoi ordini. Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che avrebbe revocare il suo visto. Petro ha risposto con una mezza alzata di spalle.

Nel frattempo Petro ha più volte collegato la sua politica verso la Cina alla sua posizione su Gaza. Il presidente colombiano ha infatti rivelato di aver chiesto ai funzionari cinesi e ad altre delegazioni di sostenere l’intervento di un “esercito di pace” delle Nazioni Unite.

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