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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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04/10/2023

USA - Biden chiama gli alleati. Il sostegno all’Ucraina vacilla

Un Biden sempre più traballante ha provato a rassicurare gli alleati circa il perdurante sostegno americano all’Ucraina, anche a seguito delle recenti decisioni del Congresso statunitense. Ma mentre discuteva con i leader occidentali, il Congresso ha silurato il portavoce Mc Carthy, colui che avevo reso possibile il compromesso bipartisan sul bilancio.

“Il presidente Usa ha avuto un colloquio con i leader dei Paesi alleati sugli aiuti all’Ucraina” afferma la Casa Bianca in una nota in cui ha spiegato che Biden ha chiamato i principali alleati per “coordinare” il sostegno al regime di Kiev.

L’iniziativa arriva sullo sfondo delle preoccupazioni nelle capitali occidentali dopo lo stop del Congresso agli aiuti militari a Kiev. “Il presidente Biden ha chiamato questa mattina gli alleati e partner per coordinare il nostro continuo sostegno all’Ucraina“.

La rinione d’emergenza telefonica, organizzata da Biden, si è svolta con i Capi di Stato e di Governo di Stati Uniti, Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada, Giappone, Polonia e Romania, il Segretario Generale della Nato Stoltenberg, il Presidente del Consiglio Europeo Michel e la Presidente della Commissione Europea von der Leyen.

L’appello arriva in mezzo alle preoccupazioni del Pentagono per la diminuzione delle risorse disponibili da inviare all’Ucraina, mentre Kiev incontra enormi difficoltà contro le forze russe. Ma tra le righe è leggibile anche un messaggio da parte di Biden agli alleati: “se i soldi non li possiamo mettere noi, dovrete metterli voi”.

Il Dipartimento della Difesa ha ancora a disposizione 5,4 miliardi di dollari di armi da inviare all’Ucraina, ma sta rapidamente esaurendo i fondi per rifornire anche le proprie scorte.

Ma il problema non riguarda solo il Pentagono. “Le potenze militari occidentali stanno esaurendo le munizioni per consentire all’Ucraina di difendersi dall’invasione su vasta scala della Russia, il fondo del barile ora è visibile”, ha avvertito l’ammiraglio Rob Bauer, il più alto funzionario militare della Nato, nel corso di un Forum per la sicurezza a Varsavia

La decisione del Congresso di escludere i fondi per l’Ucraina dal pacchetto di finanziamenti del bilancio statale è stato un duro colpo per il Presidente ucraino Zelenskyy, che il mese scorso si è recato a Washington per supplicare i leader del Congresso di continuare a fornire aiuti.

“Nel frattempo, il dibattito sull’approvazione dei fondi per la prosecuzione del sostegno economico e militare all’Ucraina si è fatto più complicato negli ultimi giorni” scrive il giornale statunitense Politico.

Domenica Biden aveva accennato ad un accordo con il presidente della Camera, il repubblicano Kevin McCarthy sugli aiuti all’Ucraina. Ma proprio McCarthy, è stato destituito, con un voto storico del Congresso.

McCarthy è vittima di dispute all’interno del suo partito. I congressisti vicini a Donald Trump, aggiungendo i loro voti alla minoranza democratica della Camera, hanno estromesso lo speaker dal suo incarico, accusandolo proprio di aver negoziato con i Democratici un bilancio provvisorio per finanziare l’amministrazione federale, a cui molti conservatori erano contrari.

Il capo della Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, John Kirby, martedì ha respinto l’idea che le divisioni tra i repubblicani della Camera possano soffocare gli sforzi per approvare ulteriori aiuti all’Ucraina. Ma i fatti sembrano smentirlo.

La crisi politica interna agli Stati Uniti sembra destinata ad acutizzarsi, sia come conseguenza delle molte contraddizioni accumulatesi fuori e dentro il paese, sia per l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali.

Sulla politica estera gli USA hanno sempre potuto contare su una piena convergenza bipartisan che gli ha consentito di bombardare e intervenire impunemente in mezzo mondo. Ma adesso il gioco sembra non funzionare più, con le spinte incontrollabili sul piano interno che si avviluppano in una spirale difficile da sciogliere.

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13/09/2023

USA - Impeachment per Biden, la corsa per le presidenziali a colpi di giustizia

Ieri Kevin McCarthy, speaker della Camera statunitense, ha annunciato l’avvio delle procedure per aprire un’indagine per impeachment contro Biden. Le accuse riguardano ostruzione, corruzione e abuso di potere, e si concentrano in particolare sui benefici che il presidente avrebbe ottenuto dagli affari del figlio Hunter.

McCarthy, repubblicano strettamente legato a Trump, aveva seguito il tycoon nel difficile passaggio delle scorse presidenziali (pur condannando poi l’attacco al Campidoglio) e da lui era venuto infine il via libera per l’elezione alla terza carica del paese. Ora «restituisce il favore» in una lotta sempre più serrata per la Casa Bianca.

Egli ha infatti affermato che Biden “ha mentito al popolo americano sugli affari esteri della propria famiglia”, in riferimento ad alcuni accordi stipulati dal figlio Hunter con governi stranieri, tra cui Cina e Ucraina. Vi sono inoltre accuse per cui il Dipartimento di Giustizia avrebbe ostacolato le indagini in questa direzione.

Non ci sono prove dirette del coinvolgimento del presidente statunitense in attività illecite, ma l’obiettivo di McCarthy è proprio quello di usare l’impeachment per imporre a Biden di rispondere a domande finora eluse. E ovviamente quello di mettere sotto pressione il presidente uscente.

Uno dei portavoce della Casa Bianca, Ian Sams, ha commentato dicendo che i precedenti 9 mesi di indagini hanno dimostrato l’estraneità di Biden ai fatti contestati e al processo del figlio. In un post su X (il fu Twitter) ha scritto che si tratta di “estremismo politico nella sua forma peggiore”, richiamando in questo modo anche i fatti di Capitol Hill.

Ma anche i democratici sanno che si tratta di un gioco delle parti, anche se certamente più turbolento di quello che siamo abituati a vedere quando si parla di Washington, a dimostrazione della grave crisi politica del paese.

Un imputato per lato, Trump e Biden, anche se è da vedere se si arriverà a una qualche sentenza concreta.

La decisione di McCarthy serve inoltre, e forse ancor più che per la corsa presidenziale, a ricucire gli strappi interni ai repubblicani. Lo speaker era sotto scacco da mesi da parte della corrente più reazionaria del partito, guidata dal rappresentante trumpiano della Florida Matt Gaetz, che però ci ha tenuto a sottolineare come l’impeachment sia solo “un piccolo passo”.

Difatti, a McCarthy rimane il nodo della scadenza del 30 settembre per il finanziamento del governo rispettando le promesse fatte all’House Freedom Caucus (l’ala più conservatrice dei repubblicani) per la sua elezione. Se dovesse affidarsi ad alcuni democratici, Gaetz ha già fatto intendere che non avrebbero problemi a rimuoverlo dalla sua posizione.

Probabilmente ad ora non ci sono nemmeno i numeri per porre davvero sotto stato d’accusa Biden. Intanto però il “piccolo passo” ha permesso di allungare ombre su sue relazioni con il grande nemico cinese e con un’Ucraina verso cui il sostegno comincia a vacillare, soprattutto nell’elettorato a cui «l’elefantino» si rivolge.

La corsa alle presidenziali sta entrando nel vivo, con un establishment a stelle e strisce sempre più lacerato. E soprattutto lontano da un sentimento popolare acceso innanzitutto dalla retorica trumpiana, che ormai va ben oltre le capacità di controllo del tycoon.

Sarà una fase da seguire con attenzione per le ripercussioni mondiali della morente egemonia USA.

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07/01/2023

USA - Crisi istituzionale al Congresso

Dopo molti decenni, ci sono volute quindici votazioni al Congresso USA per eleggerne il portavoce (l’equivalente del nostro presidente della Camera, ndr). A due anni esatti dall’assalto a Capitol Hill da parte dei sostenitori di Trump e solo dopo quattordici tentativi andati a vuoto, con le telefonate di Trump per convincere gli irriducibili e un visibile imbarazzo di fronte al mondo, il congressista repubblicano Kevin McCarthy ce l’ha fatta ad essere eletto.

Mc Carthy, 57 anni, rappresentante della California, è diventato il nuovo Speaker del Congresso americano con 216 voti sui 428 espressi. Ne bastavano 215. I sei congressisti repubblicani “ribelli” si sono limitati a votare presente, abbassando il quorum e consentendo a McCarthy la vittoria.

Alla vigilia della ennesima seduta conclusasi questa notte, Mc Carthy aveva raggiunto l’accordo con gli ultimi ribelli, guidati da Matt Gaetz che ha tenuto in scacco sia McCarthy che il partito repubblicano per quattro giorni.

Nella seduta conclusasi questa notte, i repubblicani ribelli si sono limitati a essere presenti. E hanno concluso la loro opera di interdizione senza votare per McCarthy, ma anche senza votargli contro. “Intorno a Mc Carthy costruiamo una camicia di forza che non è disposto a eludere” ha dichiarato Gaetz. Uno dei lacci alla camicia di forza sono le modifiche al regolamento della Camera che danno maggiore potere al House Freedom Caucus, un gruppo di repubblicani ultra conservatori.

In qualità di Speaker, McCarthy ricoprirebbe un incarico che normalmente definisce l’agenda del Congresso ed è il secondo nella linea di successione alla presidenza dietro alla vicepresidente Kamala Harris. Avrebbe così il potere di frustrare l’agenda legislativa di Biden e avviare indagini sulla famiglia e sull’amministrazione del presidente in vista delle elezioni presidenziali del 2024.

E così mentre nella società statunitense cresce la percezione sul rischio di una guerra civile interna, anche nelle principali istituzioni statunitensi emergono un logoramento e contraddizioni che sembravano impensabili, sia nella contrapposizione tra democratici e repubblicani, sia all’interno di entrambi partiti.

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