Il processo di integrazione del complesso militare-industriale europeo, spinto come non mai dai venti di guerra, ha fatto un altro passo in avanti dopo gli intoppi dei mesi scorsi.
Germania e Francia hanno infatti raggiunto una intesa decisiva nel programma di sviluppo del nuovo carro armato di prossima generazione noto come Main Ground Combat System (Mgcs) o meglio noto come “carro armato europeo” di nuova generazione.
Dopo mesi di ritardi, dovuti ad accese discussioni tra i due principali produttori che avevano determinato la posticipazione della data prevista dell’ingresso in servizio del nuovo carro armato al 2040 rispetto al 2035 come originariamente previsto, venerdì scorso a Berlino, c’è stato un vertice tra i ministri della Difesa di Germania e Francia che ha portato a un accordo finale sulla ripartizione del lavoro tra la società francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegmann, consorziatesi per l’occasione nella holding Knds, per una divisione al 50% dei volumi industriali del programma del carro armato Mgcs. Il nuovo carro armato, andrà a sostituire i Leopard 2 tedeschi e i Leclerc francesi.
In realtà l’accordo sul carro armato europeo si interseca con un secondo progetto delle industrie degli armamenti franco-tedesche, perché viaggerà in parallelo con lo Scaf (Système de Combat Aérien du Futur), il progetto per un cacciabombardiere di sesta generazione, a cui partecipa anche la Spagna, che si pone in concorrenza con il cacciabombardiere Tempest che è un progetto britannico, italiano e giapponese.
I due programmi militari appaiono strettamente correlati tra loro ed emblematici dei livelli di integrazione tra le industrie belliche europee.
Alla Germania spetterà una sorta di primato progettuale del carro armato Mgcs con le aziende tedesche Rheinmetall e Krauss-Maffei Wegmann, alla Francia toccherà quello per lo Scaf, con le industrie francesi Dassault e Thales a guidare la progettazione del caccia bombardiere europeo di sesta generazione.
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06/09/2023
Fibrillazioni nell’industria degli armamenti europea
A luglio scorso, i ministri della Difesa di Germania e Francia, Boris Pistorius e Sebastien Lecornu, si sono incontrati a Berlino per discutere della questione della produzione del “carro armato europeo” noto come MGCS e fare un passo avanti nel progetto di realizzazione di un nuovo carro da combattimento che andrebbe a sostituire i Leopard tedeschi e i Leclerc francesi.
Ma, secondo quanto rivela il quotidiano tedesco Handelsblatt, i passi avanti sull’avvio della produzione del MGCS non ci sono stati, anzi. È evidente come lo “strattone” imposto dalla guerra in Ucraina e la pressione statunitense, abbiano messo in fibrillazione molti dei progetti di armamenti comuni europei.
Tuttavia anche l’Italia vorrebbe entrare nel progetto e forse candidarsi a sponda per Parigi, anche se tutto sembra convergere – incluse le rivelazioni di Amato sulla strage di Ustica – per complicare le relazioni tra Roma e Parigi. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate ad agosto dal quotidiano francese La Tribune, e riprese in Italia da Starmag, Francia e Italia si sono recentemente accordate per proporre alla Germania di includere il gruppo italiano della difesa Leonardo – attraverso Oto Melara – nel programma del carro armato del futuro MGCS.
Per il quotidiano francese, l’adesione ufficiale dell’Italia al programma Mgcs consentirebbe la sostituzione molto graduale entro il 2040 dei carri armati Ariete prodotti dal Consorzio Iveco-Oto Melara, 125 dei quali (su 200) dovranno essere rinnovati. Ma soprattutto sostituirebbe i futuri carri armati tedeschi Leopard 2A8 (prodotti da Kmw con partecipazione del 20-30% di Rheinmetall) a seconda dell’andamento del programma MGCS.
Secondo quanto riporta l’agenzia Nova per la Francia, il progetto procede “troppo lentamente”. Il carro armato francese Leclerc è sempre più obsoleto, mentre la Germania sta modernizzando nella versione A8 il Leopard 2, che Kmw produce con il conglomerato per la difesa tedesco Rheinmetall.
Ragione per cui la spinta sulla Germania per sostituire questo carro armato è inferiore rispetto a quella della Francia nel caso del proprio mezzo corazzato. Diversi rappresentanti dell’industria degli armamenti hanno affermato che lo sviluppo congiunto del carro armato franco-tedesco ha poche possibilità di successo. “Non crediamo più nell’MGCS”, ha dichiarato una fonte del settore, che ha voluto rimanere anonima.
Intanto la tedesca Rheinmetall sta sviluppando il carro armato Panther, che potrebbe sostituire il Leopard 2. Secondo Handelsblatt, l’imminente fallimento del progetto per l’MGCS evidenzia “il pessimo stato generale della cooperazione in materia di armamenti tra Berlino e Parigi”.
Le differenze tra Germania e Francia in merito all’iniziativa sarebbero “tanto grandi” da minacciare “sempre più” la realizzazione del corazzato, secondo quanto riferisce il quotidiano Handelsblatt. Il giornale tedesco afferma di aver appreso informazioni in tal senso da “ambienti governativi e industriali”.
In fase di sviluppo da sei anni, il carro armato europeo MGCS dovrebbe sostituire dal 2035 i carri armati Leopard 2 e Leclerc, in servizio rispettivamente nell’esercito tedesco e in quello francese.
Ad aprile scorso, è stato completato un primo studio per definire l’architettura del sistema. Dal fondo speciale per la Forze armate tedesche (Bundeswehr) da 100 miliardi di euro sono previsti circa 83,5 milioni di euro per il finanziamento del progetto nel 2023. I costi di sviluppo sono condivisi da Germania e Francia, ma è il primo Paese a essere responsabile dell’iniziativa. In cambio, alla Francia è stato affidato il ruolo principale nello sviluppo del Sistema di combattimento aereo del futuro (Scaf).
Tuttavia, fin dall’inizio, vi sono stati “problemi con entrambi i progetti, poiché le aziende coinvolte sono in competizione tra loro e i governi perseguono strategie diverse”. Mentre la Francia promuove con forza la propria industria della difesa, la Germania ha un approccio meno determinato nel settore. A sviluppare l’Mgcs è il consorzio Knds, formato da Krauss-Maffei Wegmann (Kmw, Germania) e Nexter Defense Systems (Francia). A Berlino, questa alleanza ha suscitato la preoccupazione che il contratto per l’Mgcs potesse finire sotto controllo francese. Soltanto dopo lunghe trattative, Germania e Francia sono riuscite a concordare una divisione del lavoro.
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Ma, secondo quanto rivela il quotidiano tedesco Handelsblatt, i passi avanti sull’avvio della produzione del MGCS non ci sono stati, anzi. È evidente come lo “strattone” imposto dalla guerra in Ucraina e la pressione statunitense, abbiano messo in fibrillazione molti dei progetti di armamenti comuni europei.
Tuttavia anche l’Italia vorrebbe entrare nel progetto e forse candidarsi a sponda per Parigi, anche se tutto sembra convergere – incluse le rivelazioni di Amato sulla strage di Ustica – per complicare le relazioni tra Roma e Parigi. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate ad agosto dal quotidiano francese La Tribune, e riprese in Italia da Starmag, Francia e Italia si sono recentemente accordate per proporre alla Germania di includere il gruppo italiano della difesa Leonardo – attraverso Oto Melara – nel programma del carro armato del futuro MGCS.
Per il quotidiano francese, l’adesione ufficiale dell’Italia al programma Mgcs consentirebbe la sostituzione molto graduale entro il 2040 dei carri armati Ariete prodotti dal Consorzio Iveco-Oto Melara, 125 dei quali (su 200) dovranno essere rinnovati. Ma soprattutto sostituirebbe i futuri carri armati tedeschi Leopard 2A8 (prodotti da Kmw con partecipazione del 20-30% di Rheinmetall) a seconda dell’andamento del programma MGCS.
Secondo quanto riporta l’agenzia Nova per la Francia, il progetto procede “troppo lentamente”. Il carro armato francese Leclerc è sempre più obsoleto, mentre la Germania sta modernizzando nella versione A8 il Leopard 2, che Kmw produce con il conglomerato per la difesa tedesco Rheinmetall.
Ragione per cui la spinta sulla Germania per sostituire questo carro armato è inferiore rispetto a quella della Francia nel caso del proprio mezzo corazzato. Diversi rappresentanti dell’industria degli armamenti hanno affermato che lo sviluppo congiunto del carro armato franco-tedesco ha poche possibilità di successo. “Non crediamo più nell’MGCS”, ha dichiarato una fonte del settore, che ha voluto rimanere anonima.
Intanto la tedesca Rheinmetall sta sviluppando il carro armato Panther, che potrebbe sostituire il Leopard 2. Secondo Handelsblatt, l’imminente fallimento del progetto per l’MGCS evidenzia “il pessimo stato generale della cooperazione in materia di armamenti tra Berlino e Parigi”.
Le differenze tra Germania e Francia in merito all’iniziativa sarebbero “tanto grandi” da minacciare “sempre più” la realizzazione del corazzato, secondo quanto riferisce il quotidiano Handelsblatt. Il giornale tedesco afferma di aver appreso informazioni in tal senso da “ambienti governativi e industriali”.
In fase di sviluppo da sei anni, il carro armato europeo MGCS dovrebbe sostituire dal 2035 i carri armati Leopard 2 e Leclerc, in servizio rispettivamente nell’esercito tedesco e in quello francese.
Ad aprile scorso, è stato completato un primo studio per definire l’architettura del sistema. Dal fondo speciale per la Forze armate tedesche (Bundeswehr) da 100 miliardi di euro sono previsti circa 83,5 milioni di euro per il finanziamento del progetto nel 2023. I costi di sviluppo sono condivisi da Germania e Francia, ma è il primo Paese a essere responsabile dell’iniziativa. In cambio, alla Francia è stato affidato il ruolo principale nello sviluppo del Sistema di combattimento aereo del futuro (Scaf).
Tuttavia, fin dall’inizio, vi sono stati “problemi con entrambi i progetti, poiché le aziende coinvolte sono in competizione tra loro e i governi perseguono strategie diverse”. Mentre la Francia promuove con forza la propria industria della difesa, la Germania ha un approccio meno determinato nel settore. A sviluppare l’Mgcs è il consorzio Knds, formato da Krauss-Maffei Wegmann (Kmw, Germania) e Nexter Defense Systems (Francia). A Berlino, questa alleanza ha suscitato la preoccupazione che il contratto per l’Mgcs potesse finire sotto controllo francese. Soltanto dopo lunghe trattative, Germania e Francia sono riuscite a concordare una divisione del lavoro.
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28/05/2020
In Europa “cresce la domanda”… di carri armati
A fine 2019, le forze armate di ventidue Stati membri dell’Unione Europea inclusa la Gran Bretagna, possedevano circa 5170 carri armati ma con 14 modelli differenti, rivelando così una pesante frammentazione sia sul piano militare che industriale. Il 47% dei modelli in servizio è rappresentato dal Leopard 2 di produzione tedesca, il 16%, per paradosso, sono di produzione russa (nei paesi dell’Europa dell’est) e il 9% statunitense.
Secondo un recente studio dell’Istituto Affari Internazionali, entro il 2025 più di metà dei carri armati in servizio andranno sostituiti perché obsoleti. Si viene così a generare una grande domanda per una nuova generazione di mezzi militari tecnologicamente all’avanguardia.
Il sito Affari Internazionali rivela che per cercare di cogliere questa “domanda” di ammodernamento delle forze armate europee Francia e Germania hanno progettato la produzione congiunta di un carro armato di nuova generazione, per soddisfare le esigenze operative di entrambi, nonché per essere esportato in altri paesi europei, il nome in codice è: Ma in Ground Combat System (Mgcs).
Il Mgcs costituirebbe il principale nuovo progetto della società Knds, costituita appositamente nel 2015 con una partnership al 50% tra la francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegman. L’obiettivo è la produzione di oltre 550 mezzi.
Nel 2019 nel programma Mgcs è entrata in campo anche un’altra azienda tedesca, la Rheinmetall (conosciuta qui in Italia per le bombe prodotte in Sardegna e spedite in Arabia Saudita, ndr), creando qualche preoccupazione sui ritorni industriali e la ripartizione degli investimenti tra Germania e Francia.
Essendo che il mercato degli armamenti è sempre una gallina dalle uova d’ora, la soluzione è stata quella di suddividere il lavoro in nove “pacchetti” distribuiti tra le tre aziende, in modo tale da garantire comunque una suddivisione fifty-fifty tra il complesso militare industriale di Francia e Germania.
Il 28 aprile scorso i ministri della Difesa di Francia e Germania, Florence Parly e Annegret Kramp-Karrenbauer, hanno firmato un accordo quadro sull’organizzazione del progetto e la ripartizione delle competenze industriali. Il 20 maggio, c’è stata la firma del contratto tra l’ufficio tedesco BaainBw, in quanto interfaccia governativa congiunta di Francia e Germania, e il consorzio Arge in rappresentanza delle industrie coinvolte.
Il contratto prevede l’avvio della fase di studio dell’architettura del Mgcs e dovrà essere concluso in 20 mesi (gennaio 2022). Al momento sembra rimanere preclusa la possibilità della partecipazione per altri Paesi europei al progetto. Ma la domanda di carri armati si è già fatta sentire. La Polonia ad esempio intende urgentemente acquistare circa 500 carri.
L’Italia si trova a fare i conti con la sostituzione del carro armato Ariete (prodotto da Oto Melara e Fiat/Iveco, ndr) entrato in servizio negli anni ’90 e da dismettere intorno al 2030. L’ipotesi riguarda circa 250 nuovi mezzi. In questo caso in molti si pongono l’interrogativo se la produzione di un nuovo carro armato debba far conto sulle industrie “nazionali” o passare all’integrazione compiuta nel complesso militare-industriale europeo.
La contraddizione di Leonardo (ex Finmeccanica) ancora proiettata negli USA ed estranea a progetti aerospaziali europei come Airbus, è ancora appesa e pesante. Se nella UE, tra il trattato franco-tedesco di Aquisgrana e le indicazioni del Piano Altmaier, si procede verso la costruzione di campioni industriali integrati, difficilmente il gioiello di famiglia italiano potrà continuare ad operare in maniera dissonante dal resto dell’industria militare europea.
In altri settori a tecnologia avanzata, come ad esempio il drone europeo nEUROn, l’italiana Aermacchi è presente con il 22% nel progetto.
Infine l’adesione dell’Italia nel 2018 all’Iniziativa Europea d’Intervento ha costruito il quadro per una maggiore spinta all’integrazione italiana nel complesso militare-industriale europeo. Ma a questo punto si tratta di scegliere il campo politico e tecnologico nel quale collocarsi. Barcamenarsi tra quello storico statunitense e quello crescente europeo probabilmente non sarà più possibile. Del resto anche il capitolo di incremento delle spese militari nell’Unione Europea sta indicando una virata verso l’alto.
In tempi di crisi in molti settori industriali, il mercato degli armamenti sembra andare decisamente in controtendenza e macina profitti. Qui si pone una domanda pesante come un macigno: ma il mercato di sbocco di una così intensa produzione di armamenti qual è? Inutile dire che la risposta sia inquietante sotto tutti gli aspetti.
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Secondo un recente studio dell’Istituto Affari Internazionali, entro il 2025 più di metà dei carri armati in servizio andranno sostituiti perché obsoleti. Si viene così a generare una grande domanda per una nuova generazione di mezzi militari tecnologicamente all’avanguardia.
Il sito Affari Internazionali rivela che per cercare di cogliere questa “domanda” di ammodernamento delle forze armate europee Francia e Germania hanno progettato la produzione congiunta di un carro armato di nuova generazione, per soddisfare le esigenze operative di entrambi, nonché per essere esportato in altri paesi europei, il nome in codice è: Ma in Ground Combat System (Mgcs).
Il Mgcs costituirebbe il principale nuovo progetto della società Knds, costituita appositamente nel 2015 con una partnership al 50% tra la francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegman. L’obiettivo è la produzione di oltre 550 mezzi.
Nel 2019 nel programma Mgcs è entrata in campo anche un’altra azienda tedesca, la Rheinmetall (conosciuta qui in Italia per le bombe prodotte in Sardegna e spedite in Arabia Saudita, ndr), creando qualche preoccupazione sui ritorni industriali e la ripartizione degli investimenti tra Germania e Francia.
Essendo che il mercato degli armamenti è sempre una gallina dalle uova d’ora, la soluzione è stata quella di suddividere il lavoro in nove “pacchetti” distribuiti tra le tre aziende, in modo tale da garantire comunque una suddivisione fifty-fifty tra il complesso militare industriale di Francia e Germania.
Il 28 aprile scorso i ministri della Difesa di Francia e Germania, Florence Parly e Annegret Kramp-Karrenbauer, hanno firmato un accordo quadro sull’organizzazione del progetto e la ripartizione delle competenze industriali. Il 20 maggio, c’è stata la firma del contratto tra l’ufficio tedesco BaainBw, in quanto interfaccia governativa congiunta di Francia e Germania, e il consorzio Arge in rappresentanza delle industrie coinvolte.
Il contratto prevede l’avvio della fase di studio dell’architettura del Mgcs e dovrà essere concluso in 20 mesi (gennaio 2022). Al momento sembra rimanere preclusa la possibilità della partecipazione per altri Paesi europei al progetto. Ma la domanda di carri armati si è già fatta sentire. La Polonia ad esempio intende urgentemente acquistare circa 500 carri.
L’Italia si trova a fare i conti con la sostituzione del carro armato Ariete (prodotto da Oto Melara e Fiat/Iveco, ndr) entrato in servizio negli anni ’90 e da dismettere intorno al 2030. L’ipotesi riguarda circa 250 nuovi mezzi. In questo caso in molti si pongono l’interrogativo se la produzione di un nuovo carro armato debba far conto sulle industrie “nazionali” o passare all’integrazione compiuta nel complesso militare-industriale europeo.
La contraddizione di Leonardo (ex Finmeccanica) ancora proiettata negli USA ed estranea a progetti aerospaziali europei come Airbus, è ancora appesa e pesante. Se nella UE, tra il trattato franco-tedesco di Aquisgrana e le indicazioni del Piano Altmaier, si procede verso la costruzione di campioni industriali integrati, difficilmente il gioiello di famiglia italiano potrà continuare ad operare in maniera dissonante dal resto dell’industria militare europea.
In altri settori a tecnologia avanzata, come ad esempio il drone europeo nEUROn, l’italiana Aermacchi è presente con il 22% nel progetto.
Infine l’adesione dell’Italia nel 2018 all’Iniziativa Europea d’Intervento ha costruito il quadro per una maggiore spinta all’integrazione italiana nel complesso militare-industriale europeo. Ma a questo punto si tratta di scegliere il campo politico e tecnologico nel quale collocarsi. Barcamenarsi tra quello storico statunitense e quello crescente europeo probabilmente non sarà più possibile. Del resto anche il capitolo di incremento delle spese militari nell’Unione Europea sta indicando una virata verso l’alto.
In tempi di crisi in molti settori industriali, il mercato degli armamenti sembra andare decisamente in controtendenza e macina profitti. Qui si pone una domanda pesante come un macigno: ma il mercato di sbocco di una così intensa produzione di armamenti qual è? Inutile dire che la risposta sia inquietante sotto tutti gli aspetti.
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