Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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11/04/2022

La versione di Mariana. Uno scoop contro la propaganda di guerra

Questo video – con mezzi modesti e un giornalismo che ritorna all’ABC del mestiere – è uno straordinario ‘scoop’:


Ogni episodio della nuova fase della guerra ucraina è soggetto a un trauma mediatico iniziale, quello che ci dà l’«imprinting», cioè l’apprendimento base del nuovo mondo su cui ci affacciamo e delle nuove credenze sulle quali dobbiamo far fede. Una volta educate le menti con uno choc, le riletture successive dell’episodio andranno controcorrente e perciò partiranno sfavorite.

Prendete il caso dell’ospedale della città ucraina di Mariupol. La stampa occidentale unanime il 9 marzo 2022 descrive un bombardamento aereo e spara in prima pagina la foto di una donna incinta che fugge discendendo una scala piena di detriti, con una faccia insanguinata e impaurita. Si scopre poi che si tratta della blogger e modella Mariana Vishegirskaya.

Centinaia di milioni di persone assistono all’orrore, portate a vedere gli orchi di Mosca che – come i soldati immaginari di Saddam Hussein – attaccano il luogo della massima vulnerabilità della vita umana: dove essa viene alla luce, al reparto ostetricia.

Tutti credono di sapere cosa è accaduto perché tutti i giornali e tutte le TV raccontano la stessa storia.

Pochi giorni dopo sappiamo che Mariana ha partorito. Poi ancora, riappare in un’intervista rilasciata in Donbass a dei media in lingua russa. E lì, la sorpresa. Nega recisamente che ci sia stato un bombardamento dal cielo: «sono stati i soldati ucraini a occupare l’ospedale pediatrico. Non ci hanno dato nessun aiuto. Anzi, ci hanno portato via il cibo. E non c’è stato nessun attacco aereo. Inoltre, sul posto c’era un cameraman».

Ne parla anche il quotidiano italiano degli Elkann, la Repubblica.

Nell’articolo, tutto – fin dal titolo – porta a dipingere la sua fresca testimonianza, così tanto drammaticamente diversa dall’«imprinting» iniziale della narrazione, come il frutto di una prigionia, di una nuova costrizione.

Come viene descritta? «Rapita dai russi». «Trasformata in attrice della propaganda, obbligata a fornire una versione che ai russi fa comodo». «Mariana non appare affatto tranquilla mentre racconta».

Tutto l’articolo, come tanti articoli fotocopia di centinaia di testate dei paesi NATO, non ha ritenuto di doversi fare altre domande. L’enorme apparato di pubbliche relazioni occidentale ci vuole vendere a tutti i costi la necessità della guerra, perciò non può accettare intoppi e sconfessioni.

Tuttavia, per somma sfiga di questo apparato di venditori di armamenti, la giovane donna è originaria del Donbass, un luogo che le ha fatto conoscere la guerra ormai da anni, lasciandole totale scetticismo verso i paroloni e le manipolazioni della propaganda.

Il Donbass è un territorio che il giornalista e fotografo italiano Giorgio Bianchi conosce come le sue tasche. Bianchi documenta coraggiosamente la crisi ucraina da molto tempo cercando notizie, testimonianze, immagini autentiche.

Ha fatto una cosa semplice, stavolta per Visione TV: Bianchi ha cercato Mariana e l’ha intervistata. La donna conferma pienamente la radicale smentita delle versioni della prima ora, quelle difese con le unghie e con i denti dai giornaloni del Draghistan e dintorni.

Una persona lucida, dalla mente limpida, autenticamente libera, altro che rapita! Se avete un minimo discernimento, sappiate riconoscere la semplicità di certe verità dagli occhi, dalle posture e dalle parole ferme di questa donna. I propagandisti si vergognino.

Noi tutti dobbiamo ringraziare Giorgio Bianchi per aver cercato fra le macerie un prezioso barlume di autenticità. È una piccola grande lezione che dobbiamo saper collegare al quadro generale, sempre più cupo e incarognito contro chi smonta l’industria dei buonissimi contro i cattivissimi.

Non un solo pezzo della guerra raccontata dai grandi media dev’essere preso per oro colato, niente.

Sappiamo che forze potenti vogliono bruciare ogni via per la pace e ci stanno conducendo direttamente a una guerra di più vaste proporzioni, preceduta da un inesauribile maremoto di propaganda e da un ridisegno della società e dell’economia in funzione di una lunga stagione di penuria. Un’ondata di impoverimento drammatico che però ingrasserà i fabbricanti d’armi, le loro grancasse nelle redazioni asservite, nonché legioni di politici che useranno molte parole patriottiche mentre svenderanno la patria.

Non arrendiamoci all’idea dell’inevitabilità della guerra mondiale e fermiamo questa follia.

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27/02/2021

I fuoriusciti del M5S dichiarano guerra a “Tina”. Ne derivano grandi responsabilità

Quaranta anni fa, Margaret Thatcher gelò il sangue nelle vene di intere generazioni, affermando che al mondo che andava conformandosi intorno ad un brutale neoliberismo, “There Is Not Alternative” (poi abbreviato in “Tina”), non ci sono alternative.

L’ipoteca minacciosa del Tina ha continuato a pesare sulle sorti delle società occidentali, dotandosi di una ideologia conseguente che ha frantumato le fragili difese immunitarie di una sinistra fin troppo disponibile ad abbracciare Tina senza fare troppe resistenze.

In Italia è stata una regressione a volte lenta e logorante, passata soprattutto attraverso i governi Prodi e le alleanze locali con i liberal del Pd nelle regioni e nei comuni. L’ineluttabilità di Tina è così diventata una permanente ritirata sul “meno peggio”, che in realtà è stato quasi sempre peggiore dei fantasmi che si volevano esorcizzare.

A questa capitolazione non si sono però sottratti i nuovi movimenti definiti “populisti”, nati sulla base di generici principi ordinatori, come “basso contro alto”, “popoli contro élite”, ecc.

Ultimo a capitolare, in ordine di tempo, è stato il M5S e lo ha fatto fragorosamente. In una recente intervista, il suo esponente principale e ministro da tre governi, Luigi Di Maio, ha affermato che il M5S è ormai un movimento moderato e liberale e che la fedeltà ad europeismo, euro e atlantismo non sono più in discussione. Un rovesciamento a 180 gradi rispetto alle premesse. Che evidentemente erano molto fragili...

A questa dichiarazione ha replicato il deputato Pino Cabras, uscito insieme ad altri dal M5S in opposizione al governo Draghi, il quale commentando l’intervista di Di Maio afferma che questa è ormai diventata una linea politica “imbevuta di un atlantismo docile, da vassalli addomesticati, pronti ai fantomatici ‘Stati Uniti d’Europa’, come l’ultraliberista Bonino o un qualsiasi PD. La chiama evoluzione. E liquida la posizione che pure lo ha portato lì come roba da ‘nostalgici dell’Italexit'”.

Secondo Cabras con quella intervista a La Repubblica, “Di Maio ha voluto dare il sigillo allo strappo già consumato in quattrocento giorni dal segnaposto Crimi, che ha preparato il terreno per l’assunzione del M5S nell’eterna palude del moderatismo. L’ennesimo partito fedele ai desideri del sistema di potere dominante, ai padroni del vapore e al vincolo esterno europeo in base alla versione italiota, che prevede subalternità. Non ci stancheremo di dirlo: l’Alternativa c’è!”.

Ribattendo a Di Maio, Cabras accenna non solo ad una visione radicalmente diversa, ma anche alla nascita di un gruppo parlamentare alla Camera e al Senato che si chiamerà appunto “L’Alternativa c’è”.

Ne fanno parte un pugno di deputati e senatori che ancora non possono conformarsi come gruppo parlamentare autonomo, a causa dei regolamenti delle due Camere, ma che a questo obiettivo stanno lavorando. Per ora sono una componente del Gruppo Misto.

Rispondendo alle domande di Agata Iacono su L’Antidiplomatico, alcuni dei senatori hanno cominciato a delineare la fisionomia del gruppo “L’Alternativa c’è”.

Il senatore Mattia Crucioli ha così riassunto i punti cardine programmatici del nuovo gruppo: “Un europeismo non fideistico e ben attento al reale interesse del popolo italiano. Lotta all’austerità, alle diseguaglianze e alle privatizzazioni, tutela dei beni pubblici”.

Ma a chi intende parlare e con chi vuole interloquire il nuovo gruppo “L’Alternativa c’è”? Secondo il senatore Fabrizio Ortis “A quella parte della società che pensa si possa interrompere il processo di trasformazione dei cittadini in consumatori, e a chiunque voglia portare al centro della scena politica quel nuovo umanesimo di cui parlava Conte prima di essere defenestrato da Palazzo Chigi”.

Ma Tina non è mai stata una prospettiva affascinante, soprattutto quando ha voluto dichiarare che con essa era “finita la storia”. Al contrario è la gabbia ideologica e politica da rompere.

La pandemia di Covid-19, e la crisi di civilizzazione nei paesi a capitalismo avanzato che l’ha preceduta, hanno rivelato tutte le vulnerabilità del sistema dominante e fatto riemergere con forza proprio la necessità di una alternativa. Ed è chiaro che gli antichi architravi dell’ideologia grillina non possono essere semplicemente “conservati” in opposizione diretta al padre fondatore.

La definizione che i parlamentari fuoriusciti dal M5S si sono dati – L’Alternativa c’è – appare pertanto estremamente impegnativa. Adesso hanno una grande responsabilità.

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