Fino a ieri Jorit veniva osannato, chiamato ovunque dal centro sociale al comitato di quartiere. Prime pagine dei giornali progressisti di mezzo mondo sulla sua Human Tribe, ora sembra essere diventato il nemico numero uno.
Può piacere o meno, ognuno ha i suoi gusti e può avere le sue opinioni su ciò che vede.
Però non vi sembra un po’ curioso che fino a tre mesi fa il main stream lo osannava come il nuovo Caravaggio e ora è diventato il nemico pubblico numero 1?
Mi sembra evidente che dopo il suo viaggio in Donbass e le sue parole sulle guerra in Ucraina, ci sia una chiara volontà denigratoria nei suoi confronti, in particolare sul suo pensiero, che condivisibile o meno dovrebbe essere tutelato in ogni modo da chi si dice di sinistra e invece accade il contrario.
La cosa assurda è che ci sono centinaia di persone che lo hanno esaltato per i suoi murales su Cucchi, Angela Davis ecc. Mentre oggi sarebbero disposte a vederlo bruciare sul rogo solo perché ha messo la sua firma su una nuova opera.
Ognuno quando utilizza i social network dovrebbe riflettere seriamente sul potere che hanno i grandi media di determinare il dibattito e di scegliere le priorità su cui tutti devono discutere a seconda delle convenienza del momento.
Ad esempio: da due giorni mezza Italia discute sul libro di un generale mezzo “abbonato” (espressione del dialetto napoletano per indicare un soggetto con problemi di comprensione della realtà materiale) che se non avesse avuto tutto questa eco di indignazione non l’avrebbe letto neanche la moglie.
Secondo voi davvero oggi il fango su Jorit è il prodotto delle vostre opinioni sull’arte? Credete veramente che importi a qualcuno? Credete che davvero esprimere opinioni sulla linea artistiche delle mura cittadine su Facebook sia fare dibattito sull’arte e voi attori di questa cosa?
Non avete mai il dubbio di essere gli ennesimi nessuno utili come massa per screditare qualcuno o qualcosa in un gioco un po’ più grande di voi?
Quando il main stream decide l’agenda setting, i vostri post e le vostre osservazioni servono solo a sostenere lo scopo dominante della comunicazione in quel momento.
Per me Jorit resta un grande artista, un ragazzo di Napoli che è riuscito con la sua arte a diventare uno dei pittori contemporanei più famosi del mondo che porta in giro una visione del mondo molto vicina alla mia. Posso avere anche opinioni diverse dalle sue su tante cose ma preferirò sempre i suoi murales ad un cartellone pubblicitario o ad una ristrutturazione con sotto il nome dell’impresa che l’ha realizzata.
E non parlo di arte, perché non ne capisco nulla e non ci voglio nemmeno entrare, ma di messaggi semplici che si possono diffondere anche con un murale commissionato dalla peggiore delle istituzioni.
Jorit è un patrimonio di una visione politica altermondialista, antimperialista (che sicuramente ha sfondato il main stream) che ormai in Italia sta scomparendo sotto i colpi dell’omologazione neoliberista.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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20/08/2023
09/03/2023
Guerra in Ucraina - La reiterazione del falso sull'ospedale di Mariupol
Qualcuno forse si ricorda di Marianna Vyšemirskaja, la “Madonna di Mariupol”, il cui volto un anno fa aveva fatto il giro del mondo, a testimonianza della malvagità di truppe che non avevano esitato, a Mariupol, a esporre a un pericolo terroristico la locale clinica ostetrica, mettendo a repentaglio la vita di partorienti e neonati.
Per la verità, il volto divenuto l’emblema del dramma, non era quello riprodotto sopra, che è molto più attuale, ma questo, coperto di schizzi di sangue, di una ragazza in attesa di partorire, ripresa fuori del nosocomio; un volto accompagnato da didascalie differenti, a seconda del grado di raccapriccio che le varie testate volevano trasmettere ai lettori, guidati per mano a maledire gli spietati colpevoli, senza dubbio alcuno.
Si era trattato effettivamente di un episodio terroristico; solo che gli autori non erano coloro contro cui tutti i media “rigorosamente veritieri” avevano lanciato sferzanti e disgustate j’accuse: la fake news era tutta dentro quella “rigorosa verità”.
Oggi, con Marianna si è incontrata la redazione di Komsomol’skaja pravda, cui la “Madonna di Mariupol” ha raccontato ancora una volta la propria verità su quanto accaduto nel marzo 2022 a Mariupol.
Lo ha fatto, udite!, in un appartamento di Mosca, dove ora risiede e dove certamente, ci diranno con accenti stentorei i portatori del verbo, era stata condotta contro la propria volontà, così come accade, ci raccontano in continuazione, con centinaia e centinaia di bambini, sottratti alla Patria del führer Andrej Biletskij, trafugati alle colonie estive di “Azov” e portati in Russia per essere lobotomizzati e trasformati in piccoli agenti del Cremlino.
E chi si azzarda a esprimere un dubbio, lo fa certamente perché obnubilato dalla propaganda di Mosca, e non merita che compassione per la propria inconsapevole assuefazione alle quotidiane fake news putiniane.
Ma torniamo a Marianna e alla “verità” della clinica ostetrica N° 3 di Mariupol, il cui bombardamento “da parte dei russi” non meritava altra risposta che l’inasprimento delle sanzioni, come richiesto allora dalla vice di Biden, Kamala Harris, in attesa delle inevitabili e meritate fiamme dell’inferno.
Allorché la vicenda aveva preso il via, quel 9 marzo di un anno fa, il prode Zelenskij si era precipitato a twittare «Mariupol. Colpo diretto delle truppe russe sulla clinica ostetrica. Persone sotto le macerie, bambini sotto le macerie. È un’atrocità. Per quanto ancora il mondo sarà complice e ignorerà il terrore? Chiudete immediatamente i cieli sopra l’Ucraina! Fermate subito gli assassinii!». L’orrore via cavo era assicurato.
In realtà, poco più tardi, Marianna aveva raccontato come fossero andate davvero le cose – lo aveva fatto anche di fronte a Giorgio Bianchi – e si era guadagnata il proprio posto tra i “nemici della patria”, messi all’indice dal solito “Mirotvorets”.
Marianna ricorda come, all’inizio, si volesse ricoverare alla clinica N° 1, ma i bravi del reggimento “Azov” avevano fatto sgombrare l’edificio, per servirsene quale base. Alla clinica N° 3, reparti di “Azov” occupavano uno stabile adiacente a quello di Marianna; successivamente, anche nell’edificio in cui era ricoverata si erano appostati uomini di “Azov”.
«Le finestre dove si erano sistemati, erano coperte da sacchi di sabbia», dice Marianna a Komsomol’skaja pravda, «mentre nelle nostre corsie, c’erano vetri normali: in sostanza, essi ci usavano come copertura».
Poi continua il racconto, ricordando come al mattino del 9 marzo tutto apparisse tranquillo, fino a quando non erano cominciate le esplosioni; non ci fu nessuna incursione aerea, ma a un certo punto un’onda d’urto divelse la finestra del reparto e i vetri volarono dappertutto.
Marianna non poteva nemmeno affermare con sicurezza se si fosse trattato di un proiettile d’artiglieria, o invece di un’esplosione; di sicuro, però, quasi immediatamente erano comparsi gli operatori che avevano cominciato a girare.
Alla domanda se avesse notato che la stavano fotografando, Marianna risponde che se ne era accorta non subito, perché il fotografo non indossava il giubbetto con la scritta “Pressa” ed era vestito di nero; lei gli aveva chiesto di non riprenderla, ma quello aveva continuato a scattare.
La ragazza ricorda che, prima dell’arrivo dei reparti russi, non era possibile abbandonare Mariupol: «non c’era alcuno corridoio umanitario. I soldati ucraini non lasciavano uscire nessuno dalla città». Aveva anche cominciato subito a raccontare la verità, prima ancora dell’arrivo dei russi, ma i giornalisti della Associated press avevano ovviamente riportato solo la “propria storia”.
Una volta tornata a Donetsk (Marianna è nativa della città, ma si era trasferita a Mariupol un paio d’anni prima, quando si era sposata), aveva di nuovo raccontato la storia, col risultato di finire subito sulla lista nera di “Mirotvorets”, da cui avevano augurato la morte a lei e alla figlia neonata.
Ma queste, ovviamente – ci assicurano da là “dove si puote ciò che si vuole” – non sono altro che fake news, messe in giro da quanti, rincorrendo la propaganda del Cremlino, gettano fango sulla «resistenza ucraina», che ha invece bisogno di quante più armi possibile.
Non bastano gli interi arsenali inviati sinora: The Economist afferma apertamente che il flusso di armi occidentali a Kiev si sta trasformando da torrente in un fiume, in vista della prossima controffensiva ucraina.
Finora, la coalizione occidentale ha inviato solo due battaglioni dei più moderni Leopard, scrive il settimanale londinese; ma anche Danimarca, Germania e Paesi Bassi stanno acquistando almeno 100 vecchi Leopard 1A5 ricondizionati da mandare in Ucraina, così da formare tre divisioni.
La Gran Bretagna invia una compagnia di 14 Challenger 2 e la Polonia, che ha già inviato circa 250 carri di concezione sovietica, invierà altri 60 T-72 rimodernati. Oltre a tutto ciò, Kiev sta ricevendo una varietà di veicoli da combattimento per fanteria: dai vecchi BMP-1 dell’era sovietica, ai veicoli americani Stryker e Bradley, mentre gli USA hanno promesso 31 M1A2 Abrams.
E tocca purtroppo riconoscere che, a giurare sulla “resistenza” ucraina, e come questa debba essere armata dall’Occidente, non siano solo certi affiliati, a intermittenza, a consorterie politico-affaristiche liberali, ma anche alcuni onesti adepti di benemerite compagnie (dominate però dagli affiliati di cui sopra) che, udita rimbalzare la parola “resistenza”, ne sono rimasti abbagliati, l’hanno eretta a monumento ubiquo e definitivo, ignorando da quale settore la parola fosse rimbalzata, di quali panni fosse rivestita e dove fosse diretta.
C’è un innocente gioco infantile in Russia, si chiama (tradotto grezzamente) “telefono sordo”: il primo bimbo dice una parola in un orecchio al compagno, in modo che gli altri non sentano, il secondo la ripete al terzo, il terzo al quarto e così via. Alla fine l’ultimo bambino dice ad alta voce la parola, che risulta del tutto diversa da quella detta dal primo bambino.
Ecco: con la “resistenza”, come la si intende in certe conventicole nostrane, sembra proprio di giocare a “telefono sordo”, quando purtroppo non si tratta di un gioco, ma di un dramma e quelli che lo recitano non sono affatto bambini.
E allora, «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Perché non sono altro che fake news: le loro.
Fonte
Per la verità, il volto divenuto l’emblema del dramma, non era quello riprodotto sopra, che è molto più attuale, ma questo, coperto di schizzi di sangue, di una ragazza in attesa di partorire, ripresa fuori del nosocomio; un volto accompagnato da didascalie differenti, a seconda del grado di raccapriccio che le varie testate volevano trasmettere ai lettori, guidati per mano a maledire gli spietati colpevoli, senza dubbio alcuno.
Si era trattato effettivamente di un episodio terroristico; solo che gli autori non erano coloro contro cui tutti i media “rigorosamente veritieri” avevano lanciato sferzanti e disgustate j’accuse: la fake news era tutta dentro quella “rigorosa verità”.
Oggi, con Marianna si è incontrata la redazione di Komsomol’skaja pravda, cui la “Madonna di Mariupol” ha raccontato ancora una volta la propria verità su quanto accaduto nel marzo 2022 a Mariupol.
Lo ha fatto, udite!, in un appartamento di Mosca, dove ora risiede e dove certamente, ci diranno con accenti stentorei i portatori del verbo, era stata condotta contro la propria volontà, così come accade, ci raccontano in continuazione, con centinaia e centinaia di bambini, sottratti alla Patria del führer Andrej Biletskij, trafugati alle colonie estive di “Azov” e portati in Russia per essere lobotomizzati e trasformati in piccoli agenti del Cremlino.
E chi si azzarda a esprimere un dubbio, lo fa certamente perché obnubilato dalla propaganda di Mosca, e non merita che compassione per la propria inconsapevole assuefazione alle quotidiane fake news putiniane.
Ma torniamo a Marianna e alla “verità” della clinica ostetrica N° 3 di Mariupol, il cui bombardamento “da parte dei russi” non meritava altra risposta che l’inasprimento delle sanzioni, come richiesto allora dalla vice di Biden, Kamala Harris, in attesa delle inevitabili e meritate fiamme dell’inferno.
Allorché la vicenda aveva preso il via, quel 9 marzo di un anno fa, il prode Zelenskij si era precipitato a twittare «Mariupol. Colpo diretto delle truppe russe sulla clinica ostetrica. Persone sotto le macerie, bambini sotto le macerie. È un’atrocità. Per quanto ancora il mondo sarà complice e ignorerà il terrore? Chiudete immediatamente i cieli sopra l’Ucraina! Fermate subito gli assassinii!». L’orrore via cavo era assicurato.
In realtà, poco più tardi, Marianna aveva raccontato come fossero andate davvero le cose – lo aveva fatto anche di fronte a Giorgio Bianchi – e si era guadagnata il proprio posto tra i “nemici della patria”, messi all’indice dal solito “Mirotvorets”.
Marianna ricorda come, all’inizio, si volesse ricoverare alla clinica N° 1, ma i bravi del reggimento “Azov” avevano fatto sgombrare l’edificio, per servirsene quale base. Alla clinica N° 3, reparti di “Azov” occupavano uno stabile adiacente a quello di Marianna; successivamente, anche nell’edificio in cui era ricoverata si erano appostati uomini di “Azov”.
«Le finestre dove si erano sistemati, erano coperte da sacchi di sabbia», dice Marianna a Komsomol’skaja pravda, «mentre nelle nostre corsie, c’erano vetri normali: in sostanza, essi ci usavano come copertura».
Poi continua il racconto, ricordando come al mattino del 9 marzo tutto apparisse tranquillo, fino a quando non erano cominciate le esplosioni; non ci fu nessuna incursione aerea, ma a un certo punto un’onda d’urto divelse la finestra del reparto e i vetri volarono dappertutto.
Marianna non poteva nemmeno affermare con sicurezza se si fosse trattato di un proiettile d’artiglieria, o invece di un’esplosione; di sicuro, però, quasi immediatamente erano comparsi gli operatori che avevano cominciato a girare.
Alla domanda se avesse notato che la stavano fotografando, Marianna risponde che se ne era accorta non subito, perché il fotografo non indossava il giubbetto con la scritta “Pressa” ed era vestito di nero; lei gli aveva chiesto di non riprenderla, ma quello aveva continuato a scattare.
La ragazza ricorda che, prima dell’arrivo dei reparti russi, non era possibile abbandonare Mariupol: «non c’era alcuno corridoio umanitario. I soldati ucraini non lasciavano uscire nessuno dalla città». Aveva anche cominciato subito a raccontare la verità, prima ancora dell’arrivo dei russi, ma i giornalisti della Associated press avevano ovviamente riportato solo la “propria storia”.
Una volta tornata a Donetsk (Marianna è nativa della città, ma si era trasferita a Mariupol un paio d’anni prima, quando si era sposata), aveva di nuovo raccontato la storia, col risultato di finire subito sulla lista nera di “Mirotvorets”, da cui avevano augurato la morte a lei e alla figlia neonata.
Ma queste, ovviamente – ci assicurano da là “dove si puote ciò che si vuole” – non sono altro che fake news, messe in giro da quanti, rincorrendo la propaganda del Cremlino, gettano fango sulla «resistenza ucraina», che ha invece bisogno di quante più armi possibile.
Non bastano gli interi arsenali inviati sinora: The Economist afferma apertamente che il flusso di armi occidentali a Kiev si sta trasformando da torrente in un fiume, in vista della prossima controffensiva ucraina.
Finora, la coalizione occidentale ha inviato solo due battaglioni dei più moderni Leopard, scrive il settimanale londinese; ma anche Danimarca, Germania e Paesi Bassi stanno acquistando almeno 100 vecchi Leopard 1A5 ricondizionati da mandare in Ucraina, così da formare tre divisioni.
La Gran Bretagna invia una compagnia di 14 Challenger 2 e la Polonia, che ha già inviato circa 250 carri di concezione sovietica, invierà altri 60 T-72 rimodernati. Oltre a tutto ciò, Kiev sta ricevendo una varietà di veicoli da combattimento per fanteria: dai vecchi BMP-1 dell’era sovietica, ai veicoli americani Stryker e Bradley, mentre gli USA hanno promesso 31 M1A2 Abrams.
E tocca purtroppo riconoscere che, a giurare sulla “resistenza” ucraina, e come questa debba essere armata dall’Occidente, non siano solo certi affiliati, a intermittenza, a consorterie politico-affaristiche liberali, ma anche alcuni onesti adepti di benemerite compagnie (dominate però dagli affiliati di cui sopra) che, udita rimbalzare la parola “resistenza”, ne sono rimasti abbagliati, l’hanno eretta a monumento ubiquo e definitivo, ignorando da quale settore la parola fosse rimbalzata, di quali panni fosse rivestita e dove fosse diretta.
C’è un innocente gioco infantile in Russia, si chiama (tradotto grezzamente) “telefono sordo”: il primo bimbo dice una parola in un orecchio al compagno, in modo che gli altri non sentano, il secondo la ripete al terzo, il terzo al quarto e così via. Alla fine l’ultimo bambino dice ad alta voce la parola, che risulta del tutto diversa da quella detta dal primo bambino.
Ecco: con la “resistenza”, come la si intende in certe conventicole nostrane, sembra proprio di giocare a “telefono sordo”, quando purtroppo non si tratta di un gioco, ma di un dramma e quelli che lo recitano non sono affatto bambini.
E allora, «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Perché non sono altro che fake news: le loro.
Fonte
29/05/2022
18/05/2022
Guerra in Ucraina. La Nato ingoia la caduta della Azovstal
Ultim’ora. La Russia ha espulso 24 diplomatici italiani come ritorsione per l’espulsione dei diplomatici russi dall’Italia avvenuta alcune settimane fa.
*****
Il regime di Kiev si arrampica decisamente sugli specchi per spiegare la resa dei miliziani ucraini all’acciaieria Azovstal di Mariupol. Zelenski evita la parola “resa” e parla di una evacuazione come “operazione umanitaria”. I media occidentali e della Nato gli vanno dietro sullo stesso ritmo omettendo una realtà ormai ben visibile. La Russia intanto afferma che i soldati ucraini catturati all’acciaieria saranno trattati in linea con le leggi internazionali. Kiev prospetta uno scambio di prigionieri ma il presidente della Duma russa si oppone: "Vanno processati”.
Il procuratore generale russo ha chiesto alla Corte suprema di riconoscere il reggimento ucraino Azov come “organizzazione terroristica”. Lo ha riferito l’agenzia di stampa Interfax citando il sito web del ministero della giustizia russo. La Corte Suprema russa dovrebbe esaminare il caso il 26 maggio.
“Complessivamente, 256 militanti ucraini si sono arresi dal territorio dell’acciaieria Azovstal a Mariupol. Tra i militanti catturati ci sono 51 feriti”, ha dichiarato il quartier generale della Repubblica di Donetsk sul suo canale Telegram. Ma un lancio dell’agenzia russa Ria Novosti successivo rende noto che il numero dei miliziani e dei soldati ucraini presi prigionieri all’Azovstal è salito a 694 nelle ultime ore. Ancora nessuna conferma sulla notizia della cattura di un generale statunitense in pensione che era circolata ieri l’altro.
Dalla caduta dell’Azovstal anche i rapporti quotidiani dell’intelligence britannica abbondantemente ripresi dai mass media italiani ed occidentali sono diventati striminziti e ripetitivi.
Stamani intanto due attacchi missilistici russi hanno colpito la città di Dnipro, nell’Ucraina orientale, distruggendo parte di una infrastruttura dei trasporti riferisce l’agenzia Ukrinform. “Una notte allarmante e una mattinata inquieta. Secondo il comando sud delle forze armate ucraine armi di precisione provenienti dal Mar Nero si sono abbattuti sulla regione di Odessa".
Secondo il rapporto dello Stato maggiore di Kiev, le truppe russe stanno effettuando bombardamenti lungo l’intera linea di contatto e nelle profondità della difesa delle forze ucraine nell’area operativa di Donetsk.
I morti civili registrati nella guerra in Ucraina sono 3.752, i feriti dall’inizio dell’invasione russa il 24 febbraio scorso sono almeno 4.062. A riferirlo è oggi l’agenzia delle Nazioni Unite per i diritti umani, secondo quanto riporta il Kyiv Independent.
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Il Washington Post in un articolo pubblicato oggi rivela come l’Ucraina sia diventata ormai il più grande beneficiario al mondo di aiuti militari da parte degli Stati Uniti. Il Paese ha superato Israele ed Egitto riporta sempre il Washington Post.
Secondo la pubblicazione, gli Stati Uniti hanno fornito a Kiev circa 2,7 miliardi di dollari in aiuti militari dal 2014 al 2021. L’articolo afferma che dall’inizio della invasione russa il 24 febbraio, l’ammontare di questi aiuti ha raggiunto i 3,8 miliardi di dollari.
“Il nuovo pacchetto di aiuti da 40,1 miliardi di dollari in esame negli Stati Uniti contiene circa 20 miliardi di dollari per il settore della difesa”, si sottolinea.
Il Washington Post ha anche aggiunto che Israele è stato riconosciuto come il maggior beneficiario mondiale di aiuti militari dagli Stati Uniti nel 2020. Gli USA hanno inviato a Tel Aviv più di 3 miliardi di dollari. Al secondo posto in termini di finanziamenti per la difesa c’è l’Egitto, che ha ricevuto 1,3 miliardi di dollari, e al terzo la Giordania, che ha ricevuto 0,51 miliardi di dollari.
Fonte
17/05/2022
Resa di Azov e prospettive della guerra
La decisione del battaglione Azov di arrendersi è senza dubbio una buona notizia per vari motivi. Quelli più rilevanti per un osservatore imparziale sono essenzialmente due. Il primo è il risparmio di vite umane che la decisione in questione comporta, mentre parrebbe aprirsi anche la strada dello scambio di prigionieri tra le parti. Il secondo è che la resa di Azov, che segue di poco quello delle unità ucraine ancora presenti a Mariupol segna una tappa rilevante nel perseguimento di due obiettivi fondamentali della guerra dal punto di vista russo e cioè il controllo del Donbass e la denazificazione.
A meno di tre mesi dall’inizio della guerra, quindi, quello attuale potrebbe essere il momento opportuno per un rilancio dei negoziati di pace. Ma, come sempre accade, a risultare decisivi in tale possibile direzione sono non solo gli atteggiamenti delle parti direttamente in causa ma anche quelli della cosiddetta comunità internazionale, ovvero degli altri Stati e soggetti di diritto internazionale in genere.
E qui casca l’asino. Perché dalle parti della NATO non c’è la benché minima volontà di negoziare per la pace. Inebriati dalla resistenza, per certi versi imprevista, degli Ucraini, Stati Uniti e aggregati paiono più che mai decisi a scommettere sulla vittoria. Cosa significhi quest’ultima l’ha spiegato ieri a chiare lettere la Vicepremier ucraina Irina Vereshchuk, secondo la quale le armi sono l’unica scelta possibile e, dato che Putin, secondo lei, vuole distruggere l’Ucraina, non resta altro da fare che distruggere lui e il suo sistema di potere.
Messa in questa termini, la strada verso la Terza Guerra Mondiale è spalancata. Conoscendo lo stretto rapporto esistente tra amministrazione di Washington e leadership ucraina, si può facilmente comprendere come la presa di posizione della Vereshchuk non sia interamente farina del suo sacco. In realtà, l’irrigidimento degli Ucraini, che non hanno mai seriamente inteso avviare o condurre un negoziato con la Russia da ben prima che iniziasse la guerra, è funzionale alla linea scelta, anch’essa da tempo, da parte degli Stati Uniti e della NATO. Ovvero usare l’Ucraina e il suo popolo come testa d’ariete per assestare colpi gravi e tendenzialmente definitivi alla Russia nel contesto di una lotta per mantenere a tutti i costi il primato mondiale e impedire ogni mutamento degli assetti di potere esistenti.
Si tratta di una linea che è venuta maturando a partire dal crollo del muro di Berlino (1989) e della fine dell’URSS (1991) e si è via via venuta precisando a fronte del rapido emergere della Cina popolare come competitor degli Stati Uniti su tutta una serie di terreni, dei rovesci subiti dall’Occidente nei conflitti avviati in Iraq, Libia ed Afghanistan, del recupero di una linea autonoma da Washington da parte dei Paesi latinoamericani col fallimento dei tentativi di destabilizzazione di Cuba, Nicaragua e Venezuela, la neutralizzazione dei colpi di Stato attuati in Bolivia e Honduras, e la prospettiva di vittorie elettorali della sinistra in Brasile e, forse, Colombia, dopo quella conseguita da Boric in Cile.
Questi, per citare i più rilevanti, sono altrettanti punti di crisi del dominio statunitense, ora nettamente in declino dopo quarantacinque anni di bipolarismo (Guerra fredda e distensione) e altri trenta di monopolarismo (Il Nuovo Ordine internazionale dei due Bush, intercalati da Clinton e Obama). La guerra in Ucraina può costituirne una compensazione almeno parziale restituendo al dominio statunitense il controllo dell’Europa compresi i Paesi nordici finora neutrali. Ecco perché per Biden & C. questa guerra costituisce un’occasione da non perdere e anzi da continuare ad oltranza per anni e anni, realizzando l’auspicio di Hilary Clinton che vorrebbe trasformare l’Ucraina in un Afghanistan; il che indubbiamente andrebbe a vantaggio degli Ucraini, viste le eccellenti condizioni di quest’ultimo Paese dopo oltre quarant’anni di guerra fermamente voluta, a varie riprese, dagli Stati Uniti.
Sbalorditiva, in questo quadro, la vocazione autodistruttiva dimostrata dalle classi cosiddetti dirigenti europee, più che mai intenzionate a svolgere il loro poco gratificante ruolo di pecore suicide a imperitura gloria di Washington e della Casa Bianca. E fra di esse, i peggiori sono, come spesso accade, i governanti italiani. Commentando l’incredibile appiattimento di Draghi e soci sui desiderata di Washington il generale Bertolini ha affermato significativamente che ci manca solo che Biden ci ordini di non respirare. Il generale ha ragione, ma gira voce che Letta, Di Maio & C. si stiano esercitando a vivere in apnea e, se così fosse, non potremmo davvero stupirci più di tanto.
Fonte
A meno di tre mesi dall’inizio della guerra, quindi, quello attuale potrebbe essere il momento opportuno per un rilancio dei negoziati di pace. Ma, come sempre accade, a risultare decisivi in tale possibile direzione sono non solo gli atteggiamenti delle parti direttamente in causa ma anche quelli della cosiddetta comunità internazionale, ovvero degli altri Stati e soggetti di diritto internazionale in genere.
E qui casca l’asino. Perché dalle parti della NATO non c’è la benché minima volontà di negoziare per la pace. Inebriati dalla resistenza, per certi versi imprevista, degli Ucraini, Stati Uniti e aggregati paiono più che mai decisi a scommettere sulla vittoria. Cosa significhi quest’ultima l’ha spiegato ieri a chiare lettere la Vicepremier ucraina Irina Vereshchuk, secondo la quale le armi sono l’unica scelta possibile e, dato che Putin, secondo lei, vuole distruggere l’Ucraina, non resta altro da fare che distruggere lui e il suo sistema di potere.
Messa in questa termini, la strada verso la Terza Guerra Mondiale è spalancata. Conoscendo lo stretto rapporto esistente tra amministrazione di Washington e leadership ucraina, si può facilmente comprendere come la presa di posizione della Vereshchuk non sia interamente farina del suo sacco. In realtà, l’irrigidimento degli Ucraini, che non hanno mai seriamente inteso avviare o condurre un negoziato con la Russia da ben prima che iniziasse la guerra, è funzionale alla linea scelta, anch’essa da tempo, da parte degli Stati Uniti e della NATO. Ovvero usare l’Ucraina e il suo popolo come testa d’ariete per assestare colpi gravi e tendenzialmente definitivi alla Russia nel contesto di una lotta per mantenere a tutti i costi il primato mondiale e impedire ogni mutamento degli assetti di potere esistenti.
Si tratta di una linea che è venuta maturando a partire dal crollo del muro di Berlino (1989) e della fine dell’URSS (1991) e si è via via venuta precisando a fronte del rapido emergere della Cina popolare come competitor degli Stati Uniti su tutta una serie di terreni, dei rovesci subiti dall’Occidente nei conflitti avviati in Iraq, Libia ed Afghanistan, del recupero di una linea autonoma da Washington da parte dei Paesi latinoamericani col fallimento dei tentativi di destabilizzazione di Cuba, Nicaragua e Venezuela, la neutralizzazione dei colpi di Stato attuati in Bolivia e Honduras, e la prospettiva di vittorie elettorali della sinistra in Brasile e, forse, Colombia, dopo quella conseguita da Boric in Cile.
Questi, per citare i più rilevanti, sono altrettanti punti di crisi del dominio statunitense, ora nettamente in declino dopo quarantacinque anni di bipolarismo (Guerra fredda e distensione) e altri trenta di monopolarismo (Il Nuovo Ordine internazionale dei due Bush, intercalati da Clinton e Obama). La guerra in Ucraina può costituirne una compensazione almeno parziale restituendo al dominio statunitense il controllo dell’Europa compresi i Paesi nordici finora neutrali. Ecco perché per Biden & C. questa guerra costituisce un’occasione da non perdere e anzi da continuare ad oltranza per anni e anni, realizzando l’auspicio di Hilary Clinton che vorrebbe trasformare l’Ucraina in un Afghanistan; il che indubbiamente andrebbe a vantaggio degli Ucraini, viste le eccellenti condizioni di quest’ultimo Paese dopo oltre quarant’anni di guerra fermamente voluta, a varie riprese, dagli Stati Uniti.
Sbalorditiva, in questo quadro, la vocazione autodistruttiva dimostrata dalle classi cosiddetti dirigenti europee, più che mai intenzionate a svolgere il loro poco gratificante ruolo di pecore suicide a imperitura gloria di Washington e della Casa Bianca. E fra di esse, i peggiori sono, come spesso accade, i governanti italiani. Commentando l’incredibile appiattimento di Draghi e soci sui desiderata di Washington il generale Bertolini ha affermato significativamente che ci manca solo che Biden ci ordini di non respirare. Il generale ha ragione, ma gira voce che Letta, Di Maio & C. si stiano esercitando a vivere in apnea e, se così fosse, non potremmo davvero stupirci più di tanto.
Fonte
Le “sorprese” dai tunnel dell’Azovstal. Catturato generale Usa
I miliziani ucraini rinchiusi nei tunnel dell’acciaieria Azovastal di Mariupol hanno iniziato ad arrendersi. Dopo aver compreso che il governo ucraino non aveva alcuna intenzione – e neanche realistiche possibilità – di rompere l’assedio, hanno scelto la strada della resa.
Ma, come ampiamente prevedibile e previsto, i tunnel dell’Azovastal riservano sorprese. Tra i prigionieri risulterebbe infatti un generale statunitense “in pensione”.
Si tratta del Generale americano Eric Olson, un ex ufficiale del Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti e ammiraglio a quattro stelle Navy SEAL (Naval Special Warfare Command).
Attualmente è Presidente del Gruppo ETO che si occupa di pianificazione strategico-militare, consulente in materia di sicurezza nazionale; professore a contratto presso la School of International and Public Affairs della Columbia University; Direttore di Iridium Communications e direttore della Special Operations Warrior Foundation (Fondazione Operazioni Speciali Guerra Non Convenzionale)
Insieme al generale Usa ci sarebbero anche un tenente colonnello britannico – John Bailey – e quattro istruttori militari NATO.
Una cinquantina dei miliziani feriti arresisi alla Azovstal sono stati portati all’ospedale di Novoazovsk per essere curati. Quelli non feriti sono stati trasferiti con dei bus in direzione di Yelenovka. Entrambe le località sono sotto il controllo delle forze della Repubblica Indipendente del Donetsk.
Il livello di complicità tra personale militare dei paesi Nato, miliziani nazisti e forze armate ucraine adesso è un “re nudo” evidente a tutto il mondo. Sarà bene che tutti ne traggano le dovute conclusioni …. e le dovute conseguenze.
P.S. Come per tutte le notizie di guerra, dove la propaganda domina assoluta da entrambe le parti, è scattata immediatamente la contestazione della veridicità. Noi stessi l’abbiamo data “con il condizionale”, perché mancavano sia le conferme che le smentite.
I confutatori professionali hanno segnalato che la foto è sicuramente precedente alla data di oggi (aprile 2022). E puntano molto sull’età non verdissima (70 anni) del generale Olson come prova negativa.
Di fatto, però, non abbiamo ancora avuto smentite da parte di organi ufficiali, sia russi che statunitensi. Come sempre, secondo il nostro costume, ammetteremo l’errore se di errore si tratta.
Fonte
Ma, come ampiamente prevedibile e previsto, i tunnel dell’Azovastal riservano sorprese. Tra i prigionieri risulterebbe infatti un generale statunitense “in pensione”.
Si tratta del Generale americano Eric Olson, un ex ufficiale del Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti e ammiraglio a quattro stelle Navy SEAL (Naval Special Warfare Command).
Attualmente è Presidente del Gruppo ETO che si occupa di pianificazione strategico-militare, consulente in materia di sicurezza nazionale; professore a contratto presso la School of International and Public Affairs della Columbia University; Direttore di Iridium Communications e direttore della Special Operations Warrior Foundation (Fondazione Operazioni Speciali Guerra Non Convenzionale)
Insieme al generale Usa ci sarebbero anche un tenente colonnello britannico – John Bailey – e quattro istruttori militari NATO.
Una cinquantina dei miliziani feriti arresisi alla Azovstal sono stati portati all’ospedale di Novoazovsk per essere curati. Quelli non feriti sono stati trasferiti con dei bus in direzione di Yelenovka. Entrambe le località sono sotto il controllo delle forze della Repubblica Indipendente del Donetsk.
Il livello di complicità tra personale militare dei paesi Nato, miliziani nazisti e forze armate ucraine adesso è un “re nudo” evidente a tutto il mondo. Sarà bene che tutti ne traggano le dovute conclusioni …. e le dovute conseguenze.
P.S. Come per tutte le notizie di guerra, dove la propaganda domina assoluta da entrambe le parti, è scattata immediatamente la contestazione della veridicità. Noi stessi l’abbiamo data “con il condizionale”, perché mancavano sia le conferme che le smentite.
I confutatori professionali hanno segnalato che la foto è sicuramente precedente alla data di oggi (aprile 2022). E puntano molto sull’età non verdissima (70 anni) del generale Olson come prova negativa.
Di fatto, però, non abbiamo ancora avuto smentite da parte di organi ufficiali, sia russi che statunitensi. Come sempre, secondo il nostro costume, ammetteremo l’errore se di errore si tratta.
Fonte
12/05/2022
Mariupol, cartoline dall’inferno
di Maurizio Vezzosi - Panorama
A due mesi e mezzo dall’inizio dall’attacco russo in Ucraina, Mariupol è la città che ha subito le maggiori devastazioni. Il nome della città evoca il suo retaggio greco e la devozione mariana dei suoi fondatori: qui, prima del 24 febbraio scorso, viveva circa mezzo milione di persone.
Benché all’interno del complesso siderurgico Azovstal si trovi ancora asserragliato un certo numero di militari dell’esercito ucraino e del reggimento neonazista Azov, la battaglia di Mariupol può considerarsi conclusa.
Già alla fine di marzo, nel centro portuale e siderurgico affacciato sul Mare d’Azov le forze ucraine si trovavano completamente circondate senza la possibilità di ricevere sostegno o rifornimenti. Nonostante l’oltranzismo da parte ucraina, l’intera area urbana e suburbana di Mariupol si trova sotto controllo delle forze di Donetsk e delle forze russe: l’unica area in cui stanno proseguendo gli attacchi – d'artiglieria e aerei – è appunto quella dell’Azovstal.
Mosca avrebbe avuto la possibilità di distruggere in toto l’impianto siderurgico, costruito in epoca staliniana ed oggi proprietà dell’oligarca ucraino Rinat Akhmetov, radendo al suolo l’Azovstal ed i suoi sotterranei con i bombardamenti dal cielo, magari sin dall’inizio dell’assedio di Mariupol.
Da una parte, il tentativo di minimizzare i danni arrecati all’impianto si può spiegare con la volontà di rendere possibile una sua almeno parziale riattivazione post-bellica.
Tuttavia, la ragione fondamentale per cui Mosca ha verosimilmente preferito temporeggiare riguarda la probabile presenza di militari provenienti da Paesi Nato rimasti bloccati all’interno dell’impianto.
Nelle scorse settimane due militari britannici sono stati catturati dalle forze russe e si trovano attualmente detenuti a Donetsk: come prevedibile, i media russi non hanno mancato di dare al caso la massima rilevanza, diffondendo gli appelli dei due prigionieri al primo ministro britannico Boris Johnson. Evidente l’intento di sollevare un caso politico e di mettere in difficoltà lo schieramento atlantico.
Nelle ultime settimane gli attacchi russi all’Azovstal sono stati di tanto in tanto interrotti per permettere di evacuare i civili presenti nei sotterranei dell’acciaieria insieme ai militari ucraini.
Dopo l’incontro tra Vladimir Putin ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, all’evacuazione dei civili presenti all’interno dell’Azovstal hanno partecipato anche la Croce Rossa e degli incaricati dell’Onu.
Secondo il vice primo ministro ucraino Iryna Vereshchuk ed il presidente Volodymyr Zelensky i civili presenti all’interno dell’Azovstal sarebbero stati tutti evacuati, anche se ad oggi manca la possibilità di averne la certezza.
Il naufragio di ciò che rimaneva degli accordi di Minsk ha prodotto immani sofferenze per la popolazione civile di Mariupol. I numeri delle persone rimaste bloccate in città all’inizio dell’attacco russo sono incerti, ma comunque nell’ordine delle decine di migliaia. Anziane molte di loro, spesso con acciacchi e problemi di salute pregressi.
«Ho 85 anni – dice un’anziana signora coperta di stracci – e vivo in uno scantinato da due mesi». Come lei, migliaia di persone hanno vissuto sottoterra sin dell’inizio dell’attacco russo, epilogo di una guerra fratricida cominciata nel 2014, nella regione del Donbass. Mentre i tecnici sono già al lavoro per ripristinare le linee elettriche e telefoniche, l’acqua corrente, l’energia elettrica ed il gas, mancano in tutta l’area urbana dallo scorso 24 febbraio.
Le persone si sono ormai abituate a cucinare per strada, spesso insieme a parenti, amici e vicini di casa. I più fortunati hanno disposizione un generatore che di tanto in tanto viene avviato per permettere di ricaricare i telefoni: questi stanno gradualmente riprendendo a funzionare almeno in alcune aree della città: intanto i primi autobus urbani hanno ripreso a circolare.
Insieme agli anziani, sono rimasti a Mariupol bambini e adolescenti: alcuni di loro, ormai senza genitori, sono stati adottati da altre famiglie che hanno aperto loro i propri scantinati: ambito in cui dalla fine di febbraio si è svolta la vita delle persone dal tramonto all’alba, così come durante il giorno nei momenti più intensi della battaglia.
Un detto russo vuole che l’inverno sia particolarmente duro ogni volta che si combatte una guerra: nelle lunghe settimane di marzo ed aprile la temperatura ha raggiunto picchi minimi anche di 15 gradi sotto lo zero.
Oggi il sole di maggio dona tutt’altro aspetto a Mariupol, anche in quei quartieri in larga misura distrutti. Il gelido inverno è ormai un ricordo soppiantato dai colori della primavera e dal profumo dei fiori: un profumo che lenisce le narici rassegnate da settimane all’odore acre degli incendi e quello lugubre dei cadaveri rimasti a lungo sotto le macerie o ai margini delle strade.
Fare un bilancio serio delle vittime militari e civili della battaglia è difficile: di certo non potrà che essere tragico, e nell’ordine delle migliaia di vittime.
Alcune di queste sono state sepolte nei parchi, nei giardini condominiali, altre già nei cimiteri di Mangush e Stary Krim, insieme ai militari ucraini caduti in battaglia: in questi due luoghi, non lontani dalla città, secondo l’ormai de facto ex sindaco di Mariupol, Vadim Boycenko, si troverebbero delle presunte fosse comuni dove l’esercito russo avrebbe occultato migliaia di corpi.
Recandosi in loco, come chi scrive ha fatto, è stato possibile constatare che i luoghi in questione sono anzitutto due aree cimiteriali, che le sepolture in questione sono sepolture individuali, che tra le persone sepolte ci sono anche militari ucraini caduti in battaglia; che non c’è stata alcuna esecuzione di massa deliberata connessa con queste sepolture, che non c’è alcun indizio che indichi l’intento di occultare le vittime sepolte, che i numeri delle sepolture sono ben diversi da quelli – 9.000 morti – di cui ha parlato l’ormai ex sindaco di Mariupol Vadim Boychenko: numeri ben inferiori – all’inizio del mese di maggio – alle 1.000 sepolture complessive, tra il cimitero di Mangush e quello di Stary Krim.
In alcune aree della città, come quella dell’ex centro commerciale Metro si svolge quotidianamente la distribuzione di pasti caldi e di beni di prima necessità sotto l’insegna del partito «Russia Unita», evidentemente preoccupato del proprio consenso. Poco lontano, autocisterne di Donetsk distribuiscono gratuitamente acqua potabile e, a pagamento, benzina.
Lo scorso marzo ogni negozio è stato preso d’assalto, con una sorta di permesso accordato dalle forze russe per i prodotti alimentari. La distribuzione di beni di prima necessità da parte russa è cominciata con l’ingresso a Mariupol delle prime truppe di terra: nonostante questo, la gente ha sofferto a lungo fame e sete. Oggi lungo viale Shevchenko c’è ogni mattina un mercato autorganizzato dai residenti: molti arrivano qui anche da fuori città per vendere uova, verdura, carne e frutta.
Si vende, si compra e si scambia ogni genere di merce, utilizzando in prevalenza ancora la grivna (la moneta ucraina): nessuno a Mariupol percepisce per il momento lo stipendio o la pensione. Nessuna banca è attiva. Non pochi hanno terminato o perso tutto il denaro in contanti che avevano: a questi non resta che il baratto per procurarsi il necessario. Qualche chiosco, risparmiato dalla furia della battaglia, ha già ripreso a funzionare.
La data del 9 maggio, anniversario della vittoria sovietica sul nazifascismo, ha assunto una valenza simbolica enorme nel presente contesto di scontro, anche e soprattutto a Mariupol: qui, nel 2014 ha avuto luogo una delle numerose stragi consumatesi all’alba del conflitto del Donbass.
La polizia di Mariupol si era rifiutata di intervenire per sciogliere, come ordinato dal governo salito al potere dopo il Maidan, la commemorazione del 9 maggio, evento legato al retaggio sovietico e volano delle mobilitazioni che avrebbero portato la regione del Donbass allo scontro con il governo di Kiev.
All’esercito ucraino era stato dato l’ordine di assaltare il comando cittadino di polizia: l’edificio che lo ospitava fu completamente distrutto – con un bilancio di circa 40 vittime – rimanendo tale fino ad oggi.
La celebrazione del 9 maggio è avvenuta a Mariupol, così come negli altri territori conquistati dalle forze russe, per la prima volta dopo otto anni: in questo periodo in Ucraina le celebrazioni del 9 maggio erano state disincentivate o proibite anche con la violenza. Quest’anno in alcune città del Paese è stato addirittura imposto un coprifuoco diurno per impedire di celebrare la giornata: una settimana prima, il 2 maggio, lo stesso provvedimento è stato preso a Odessa, per impedire la commemorazione della strage avvenuta nella Casa dei Sindacati nel 2014.
Tra la gente di Mariupol la voglia di parlare e di raccontare è spesso incontenibile, per avere notizie, informazioni di qualunque genere, sostegno. O più semplicemente, per dare sfogo al nervosismo, alla frustrazione, al dolore.
Qualcuno abbraccia i militari russi e li ringrazia: qualcuno li maledice. Altri, con gli occhi asciutti, fissano il vuoto. Alcuni hanno lasciato la città e non contano di farvi ritorno: altri sono invece già rientrati o contano di farlo a breve. In città la situazione degli ospedali continua a essere pesante, seppur in lento miglioramento, con una condizione igienica precaria, carenza di certi farmaci e di personale, esausto: anche di fronte all’ospedale «2», pesantemente danneggiato dai combattimenti, vengono distribuiti acqua e beni di prima necessità.
Nel corso della battaglia, la presenza di migliaia di civili in città ha aumentato esponenzialmente sia le vittime civili sia le vittime militari tra le forze russe, trovatesi talvolta a dover rinunciare ai bombardamenti a tappeto in favore dei combattimenti strada per strada. Mezzi pesanti e autobus, anziché essere utilizzati per evacuare i civili prima dell’attacco, sono stati usati dalle forze ucraine per costruire barricate e bloccare le strade.
L’utilizzo di scuole, complessi residenziali e centri commerciali come posizioni di tiro per contrastare l’avanzata russa ha di fatto trasformato ogni struttura civile in un obiettivo militare, determinando una situazione tragica per la popolazione.
Come decine di testimonianze di civili confermano, l’evacuazione preventiva della città è stata impedita da parte del reggimento Azov, formazione che aveva a Mariupol il proprio quartier generale: le testimonianze attribuiscono alla formazione anche la responsabilità di aver deliberatamente aperto il fuoco contro alcuni civili che provavano ad allontanarsi dalla città prima che le forze russe assumessero il controllo del settore nordoccidentale ed organizzassero qui un corridoio di evacuazione per la popolazione civile.
Su viale Mir – in russo: pace – nelle scorse settimane chi scrive ha documentato la presenza di decine di cadaveri di civili uccisi da colpi d’arma da fuoco. A poche centinaia di metri, verso il lungomare ed il porto, si trovavano ancora le forze ucraine.
Secondo alcuni residenti del quartiere, le persone in questione sarebbero state uccise dai cecchini ucraini nell’intento di far desistere dalla fuga i civili rimasti nella zona e complicare di conseguenza l’avanzata russa.
Migliaia di profughi sono stati smistati quotidianamente dalle forze russe verso altri centri del Donbass, dove hanno trovato un riparo temporaneo in scuole, palestre, strutture amministrative: da qui sulla base delle proprie preferenze hanno potuto raggiungere con bus o mezzi propri Rostov sul Don o Taganrog, città della Russia meridionale a poca distanza. Nelle ultime settimane molti residenti hanno fatto rientro in città, cercando di cominciare, pur lentamente, a ricostruirsi una vita.
Nessuna traccia delle presunte deportazioni che, secondo l’ormai ex sindaco di Mariupol, Mosca avrebbe perpetrato contro i civili della città: al contrario, una parte dei residenti di Mariupol ha scelto di recarsi nella vicina Russia, considerandola un luogo più sicuro della turbolenta Ucraina.
Nella direzione opposta i convogli di profughi hanno potuto attraversare il fronte e raggiungere Zaporozhe e altre città sotto controllo ucraino solo quando Mosca e Kiev sono riuscite a concordare dei cessate il fuoco ad hoc.
Le centinaia di cani sopravvissuti e rimasti randagi hanno oggi un aspetto meno scheletrico: la fame feroce delle scorse settimane ha portato molti di loro a nutrirsi della carne dei cadaveri rimasti ai margini delle strade. Tanta è voglia di voltare pagina, nelle piacevoli giornate di maggio c’è addirittura chi ignora i rischi di aggirarsi in luoghi almeno in parte minati pur di concedersi una passeggiata sul bagnasciuga e un bagno.
Mentre Mariupol si chiede quanto tempo sarà necessario per riattivare in città i servizi essenziali, sul tutto il fronte del Donbass, e non solo, si continua a combattere: mentre la controffensiva ucraina tarda a palesarsi, le forze russe lentamente avanzano con elevati costi umani. Un reale accordo di pace per l’Ucraina sembra oggi ben più lontano di quanto non lo sia stato negli ultimi otto anni: Joe Biden e Jens Stoltenberg non hanno mancato di ricordarlo.
Fonte
A due mesi e mezzo dall’inizio dall’attacco russo in Ucraina, Mariupol è la città che ha subito le maggiori devastazioni. Il nome della città evoca il suo retaggio greco e la devozione mariana dei suoi fondatori: qui, prima del 24 febbraio scorso, viveva circa mezzo milione di persone.
Benché all’interno del complesso siderurgico Azovstal si trovi ancora asserragliato un certo numero di militari dell’esercito ucraino e del reggimento neonazista Azov, la battaglia di Mariupol può considerarsi conclusa.
Già alla fine di marzo, nel centro portuale e siderurgico affacciato sul Mare d’Azov le forze ucraine si trovavano completamente circondate senza la possibilità di ricevere sostegno o rifornimenti. Nonostante l’oltranzismo da parte ucraina, l’intera area urbana e suburbana di Mariupol si trova sotto controllo delle forze di Donetsk e delle forze russe: l’unica area in cui stanno proseguendo gli attacchi – d'artiglieria e aerei – è appunto quella dell’Azovstal.
Mosca avrebbe avuto la possibilità di distruggere in toto l’impianto siderurgico, costruito in epoca staliniana ed oggi proprietà dell’oligarca ucraino Rinat Akhmetov, radendo al suolo l’Azovstal ed i suoi sotterranei con i bombardamenti dal cielo, magari sin dall’inizio dell’assedio di Mariupol.
Da una parte, il tentativo di minimizzare i danni arrecati all’impianto si può spiegare con la volontà di rendere possibile una sua almeno parziale riattivazione post-bellica.
Tuttavia, la ragione fondamentale per cui Mosca ha verosimilmente preferito temporeggiare riguarda la probabile presenza di militari provenienti da Paesi Nato rimasti bloccati all’interno dell’impianto.
Nelle scorse settimane due militari britannici sono stati catturati dalle forze russe e si trovano attualmente detenuti a Donetsk: come prevedibile, i media russi non hanno mancato di dare al caso la massima rilevanza, diffondendo gli appelli dei due prigionieri al primo ministro britannico Boris Johnson. Evidente l’intento di sollevare un caso politico e di mettere in difficoltà lo schieramento atlantico.
Nelle ultime settimane gli attacchi russi all’Azovstal sono stati di tanto in tanto interrotti per permettere di evacuare i civili presenti nei sotterranei dell’acciaieria insieme ai militari ucraini.
Dopo l’incontro tra Vladimir Putin ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, all’evacuazione dei civili presenti all’interno dell’Azovstal hanno partecipato anche la Croce Rossa e degli incaricati dell’Onu.
Secondo il vice primo ministro ucraino Iryna Vereshchuk ed il presidente Volodymyr Zelensky i civili presenti all’interno dell’Azovstal sarebbero stati tutti evacuati, anche se ad oggi manca la possibilità di averne la certezza.
Il naufragio di ciò che rimaneva degli accordi di Minsk ha prodotto immani sofferenze per la popolazione civile di Mariupol. I numeri delle persone rimaste bloccate in città all’inizio dell’attacco russo sono incerti, ma comunque nell’ordine delle decine di migliaia. Anziane molte di loro, spesso con acciacchi e problemi di salute pregressi.
«Ho 85 anni – dice un’anziana signora coperta di stracci – e vivo in uno scantinato da due mesi». Come lei, migliaia di persone hanno vissuto sottoterra sin dell’inizio dell’attacco russo, epilogo di una guerra fratricida cominciata nel 2014, nella regione del Donbass. Mentre i tecnici sono già al lavoro per ripristinare le linee elettriche e telefoniche, l’acqua corrente, l’energia elettrica ed il gas, mancano in tutta l’area urbana dallo scorso 24 febbraio.
Le persone si sono ormai abituate a cucinare per strada, spesso insieme a parenti, amici e vicini di casa. I più fortunati hanno disposizione un generatore che di tanto in tanto viene avviato per permettere di ricaricare i telefoni: questi stanno gradualmente riprendendo a funzionare almeno in alcune aree della città: intanto i primi autobus urbani hanno ripreso a circolare.
Insieme agli anziani, sono rimasti a Mariupol bambini e adolescenti: alcuni di loro, ormai senza genitori, sono stati adottati da altre famiglie che hanno aperto loro i propri scantinati: ambito in cui dalla fine di febbraio si è svolta la vita delle persone dal tramonto all’alba, così come durante il giorno nei momenti più intensi della battaglia.
Un detto russo vuole che l’inverno sia particolarmente duro ogni volta che si combatte una guerra: nelle lunghe settimane di marzo ed aprile la temperatura ha raggiunto picchi minimi anche di 15 gradi sotto lo zero.
Oggi il sole di maggio dona tutt’altro aspetto a Mariupol, anche in quei quartieri in larga misura distrutti. Il gelido inverno è ormai un ricordo soppiantato dai colori della primavera e dal profumo dei fiori: un profumo che lenisce le narici rassegnate da settimane all’odore acre degli incendi e quello lugubre dei cadaveri rimasti a lungo sotto le macerie o ai margini delle strade.
Fare un bilancio serio delle vittime militari e civili della battaglia è difficile: di certo non potrà che essere tragico, e nell’ordine delle migliaia di vittime.
Alcune di queste sono state sepolte nei parchi, nei giardini condominiali, altre già nei cimiteri di Mangush e Stary Krim, insieme ai militari ucraini caduti in battaglia: in questi due luoghi, non lontani dalla città, secondo l’ormai de facto ex sindaco di Mariupol, Vadim Boycenko, si troverebbero delle presunte fosse comuni dove l’esercito russo avrebbe occultato migliaia di corpi.
Recandosi in loco, come chi scrive ha fatto, è stato possibile constatare che i luoghi in questione sono anzitutto due aree cimiteriali, che le sepolture in questione sono sepolture individuali, che tra le persone sepolte ci sono anche militari ucraini caduti in battaglia; che non c’è stata alcuna esecuzione di massa deliberata connessa con queste sepolture, che non c’è alcun indizio che indichi l’intento di occultare le vittime sepolte, che i numeri delle sepolture sono ben diversi da quelli – 9.000 morti – di cui ha parlato l’ormai ex sindaco di Mariupol Vadim Boychenko: numeri ben inferiori – all’inizio del mese di maggio – alle 1.000 sepolture complessive, tra il cimitero di Mangush e quello di Stary Krim.
In alcune aree della città, come quella dell’ex centro commerciale Metro si svolge quotidianamente la distribuzione di pasti caldi e di beni di prima necessità sotto l’insegna del partito «Russia Unita», evidentemente preoccupato del proprio consenso. Poco lontano, autocisterne di Donetsk distribuiscono gratuitamente acqua potabile e, a pagamento, benzina.
Lo scorso marzo ogni negozio è stato preso d’assalto, con una sorta di permesso accordato dalle forze russe per i prodotti alimentari. La distribuzione di beni di prima necessità da parte russa è cominciata con l’ingresso a Mariupol delle prime truppe di terra: nonostante questo, la gente ha sofferto a lungo fame e sete. Oggi lungo viale Shevchenko c’è ogni mattina un mercato autorganizzato dai residenti: molti arrivano qui anche da fuori città per vendere uova, verdura, carne e frutta.
Si vende, si compra e si scambia ogni genere di merce, utilizzando in prevalenza ancora la grivna (la moneta ucraina): nessuno a Mariupol percepisce per il momento lo stipendio o la pensione. Nessuna banca è attiva. Non pochi hanno terminato o perso tutto il denaro in contanti che avevano: a questi non resta che il baratto per procurarsi il necessario. Qualche chiosco, risparmiato dalla furia della battaglia, ha già ripreso a funzionare.
La data del 9 maggio, anniversario della vittoria sovietica sul nazifascismo, ha assunto una valenza simbolica enorme nel presente contesto di scontro, anche e soprattutto a Mariupol: qui, nel 2014 ha avuto luogo una delle numerose stragi consumatesi all’alba del conflitto del Donbass.
La polizia di Mariupol si era rifiutata di intervenire per sciogliere, come ordinato dal governo salito al potere dopo il Maidan, la commemorazione del 9 maggio, evento legato al retaggio sovietico e volano delle mobilitazioni che avrebbero portato la regione del Donbass allo scontro con il governo di Kiev.
All’esercito ucraino era stato dato l’ordine di assaltare il comando cittadino di polizia: l’edificio che lo ospitava fu completamente distrutto – con un bilancio di circa 40 vittime – rimanendo tale fino ad oggi.
La celebrazione del 9 maggio è avvenuta a Mariupol, così come negli altri territori conquistati dalle forze russe, per la prima volta dopo otto anni: in questo periodo in Ucraina le celebrazioni del 9 maggio erano state disincentivate o proibite anche con la violenza. Quest’anno in alcune città del Paese è stato addirittura imposto un coprifuoco diurno per impedire di celebrare la giornata: una settimana prima, il 2 maggio, lo stesso provvedimento è stato preso a Odessa, per impedire la commemorazione della strage avvenuta nella Casa dei Sindacati nel 2014.
Tra la gente di Mariupol la voglia di parlare e di raccontare è spesso incontenibile, per avere notizie, informazioni di qualunque genere, sostegno. O più semplicemente, per dare sfogo al nervosismo, alla frustrazione, al dolore.
Qualcuno abbraccia i militari russi e li ringrazia: qualcuno li maledice. Altri, con gli occhi asciutti, fissano il vuoto. Alcuni hanno lasciato la città e non contano di farvi ritorno: altri sono invece già rientrati o contano di farlo a breve. In città la situazione degli ospedali continua a essere pesante, seppur in lento miglioramento, con una condizione igienica precaria, carenza di certi farmaci e di personale, esausto: anche di fronte all’ospedale «2», pesantemente danneggiato dai combattimenti, vengono distribuiti acqua e beni di prima necessità.
Nel corso della battaglia, la presenza di migliaia di civili in città ha aumentato esponenzialmente sia le vittime civili sia le vittime militari tra le forze russe, trovatesi talvolta a dover rinunciare ai bombardamenti a tappeto in favore dei combattimenti strada per strada. Mezzi pesanti e autobus, anziché essere utilizzati per evacuare i civili prima dell’attacco, sono stati usati dalle forze ucraine per costruire barricate e bloccare le strade.
L’utilizzo di scuole, complessi residenziali e centri commerciali come posizioni di tiro per contrastare l’avanzata russa ha di fatto trasformato ogni struttura civile in un obiettivo militare, determinando una situazione tragica per la popolazione.
Come decine di testimonianze di civili confermano, l’evacuazione preventiva della città è stata impedita da parte del reggimento Azov, formazione che aveva a Mariupol il proprio quartier generale: le testimonianze attribuiscono alla formazione anche la responsabilità di aver deliberatamente aperto il fuoco contro alcuni civili che provavano ad allontanarsi dalla città prima che le forze russe assumessero il controllo del settore nordoccidentale ed organizzassero qui un corridoio di evacuazione per la popolazione civile.
Su viale Mir – in russo: pace – nelle scorse settimane chi scrive ha documentato la presenza di decine di cadaveri di civili uccisi da colpi d’arma da fuoco. A poche centinaia di metri, verso il lungomare ed il porto, si trovavano ancora le forze ucraine.
Secondo alcuni residenti del quartiere, le persone in questione sarebbero state uccise dai cecchini ucraini nell’intento di far desistere dalla fuga i civili rimasti nella zona e complicare di conseguenza l’avanzata russa.
Migliaia di profughi sono stati smistati quotidianamente dalle forze russe verso altri centri del Donbass, dove hanno trovato un riparo temporaneo in scuole, palestre, strutture amministrative: da qui sulla base delle proprie preferenze hanno potuto raggiungere con bus o mezzi propri Rostov sul Don o Taganrog, città della Russia meridionale a poca distanza. Nelle ultime settimane molti residenti hanno fatto rientro in città, cercando di cominciare, pur lentamente, a ricostruirsi una vita.
Nessuna traccia delle presunte deportazioni che, secondo l’ormai ex sindaco di Mariupol, Mosca avrebbe perpetrato contro i civili della città: al contrario, una parte dei residenti di Mariupol ha scelto di recarsi nella vicina Russia, considerandola un luogo più sicuro della turbolenta Ucraina.
Nella direzione opposta i convogli di profughi hanno potuto attraversare il fronte e raggiungere Zaporozhe e altre città sotto controllo ucraino solo quando Mosca e Kiev sono riuscite a concordare dei cessate il fuoco ad hoc.
Le centinaia di cani sopravvissuti e rimasti randagi hanno oggi un aspetto meno scheletrico: la fame feroce delle scorse settimane ha portato molti di loro a nutrirsi della carne dei cadaveri rimasti ai margini delle strade. Tanta è voglia di voltare pagina, nelle piacevoli giornate di maggio c’è addirittura chi ignora i rischi di aggirarsi in luoghi almeno in parte minati pur di concedersi una passeggiata sul bagnasciuga e un bagno.
Mentre Mariupol si chiede quanto tempo sarà necessario per riattivare in città i servizi essenziali, sul tutto il fronte del Donbass, e non solo, si continua a combattere: mentre la controffensiva ucraina tarda a palesarsi, le forze russe lentamente avanzano con elevati costi umani. Un reale accordo di pace per l’Ucraina sembra oggi ben più lontano di quanto non lo sia stato negli ultimi otto anni: Joe Biden e Jens Stoltenberg non hanno mancato di ricordarlo.
Fonte
10/05/2022
I media occidentali cancellano il video con una donna evacuata dall’Azovstal
Citando “discrepanze nel contenuto“, la rivista tedesca Der Spiegel ha rimosso un video che mostrava la testimonianza di una donna evacuata dalla fabbrica Azovstal di Mariupol, la roccaforte dei miliziani neonazisti del battaglione Azov e di altri combattenti ucraini o stranieri.
La donna, nel video, aveva rivelato che la sua famiglia era stata fondamentalmente ingannata, tenuta in ostaggio e usata come scudo umano dai miliziani ucraini.
Un’altra testata tedesca, Junge Welt, ha notato la cancellazione giovedì sera. Secondo JW, Der Spiegel ha pubblicato il video di tre minuti lunedì. Il video mostra Natalia Usmanova, che aveva lavorato a Azovstal prima del conflitto e vi si era rifugiata con il marito e i figli.
Nella registrazione, Usmanova dice ai giornalisti che i militanti di Azov “ci hanno tenuti nel bunker” per due mesi e non hanno permesso alla sua famiglia di uscire usando i corridoi umanitari stabiliti dalle truppe russe.
“Si sono nascosti dietro il fatto che presumibilmente erano preoccupati per la nostra sicurezza“, ha detto Usmanova, secondo una traduzione tedesca, aggiungendo che alla sua famiglia è stato ripetutamente gridato “Torna nel bunker!“
“Come stato l’Ucraina per me è morta“, ha detto Usmanova alla fine della sua testimonianza.
Der Spiegel ha detto di aver ottenuto il video da Reuters, e che è stato temporaneamente tolto “a causa di discrepanze nel contenuto che sono state scoperte successivamente“. Alla richiesta di specificare le presunte discrepanze da parte di RIA Novosti, Der Spiegel ha detto che erano “ancora in fase di chiarimento della questione“.
Il video pubblicato da Reuters è lungo solo un minuto, tuttavia, mostra Usmanova che parla dell’intensità del fuoco di artiglieria e della difficile vita all’interno del bunker. Altri video provengono dalla stessa intervista con più organi di stampa – tra cui RIA Novosti, che ha confermato l’autenticità delle osservazioni di Usmanova dalla clip dello Spiegel ora cancellata.
Invece del video, la rivista tedesca ora presenta una foto di Usmanova in un autobus con altri civili, scattata da un fotografo di RIA Novosti il 1 maggio.
La testimonianza di Usmanova contraddice direttamente le affermazioni dei militanti di Azov e del governo di Kiev circa il fatto che la Russia starebbe impedendo l’evacuazione dei civili dal complesso di Azovstal.
Mosca ha ripetutamente aperto corridoi umanitari dalla zona. L’ONU ha annunciato che altri 500 civili sono stati evacuati dall’impianto nella notte tra giovedì e venerdì.
La Russia ha attaccato l'Ucraina alla fine di febbraio, dopo la mancata attuazione da parte dell’Ucraina dei termini degli accordi di Minsk, firmati per la prima volta nel 2014, e l’eventuale riconoscimento da parte di Mosca delle repubbliche del Donbass di Donetsk e Lugansk.
I protocolli mediati da Germania e Francia sono stati progettati per dare alle regioni secessioniste uno status speciale all’interno dello stato ucraino.
Il Cremlino da allora ha chiesto che l’Ucraina si dichiari ufficialmente un paese neutrale che non si unirà mai al blocco militare della NATO guidato dagli Stati Uniti. Kiev insiste che l’offensiva russa è stata completamente non provocata e ha negato le affermazioni che stava progettando di riprendere le due repubbliche con la forza.
Fonte: Daily Telegraph
Fonte
La donna, nel video, aveva rivelato che la sua famiglia era stata fondamentalmente ingannata, tenuta in ostaggio e usata come scudo umano dai miliziani ucraini.
Un’altra testata tedesca, Junge Welt, ha notato la cancellazione giovedì sera. Secondo JW, Der Spiegel ha pubblicato il video di tre minuti lunedì. Il video mostra Natalia Usmanova, che aveva lavorato a Azovstal prima del conflitto e vi si era rifugiata con il marito e i figli.
Nella registrazione, Usmanova dice ai giornalisti che i militanti di Azov “ci hanno tenuti nel bunker” per due mesi e non hanno permesso alla sua famiglia di uscire usando i corridoi umanitari stabiliti dalle truppe russe.
“Si sono nascosti dietro il fatto che presumibilmente erano preoccupati per la nostra sicurezza“, ha detto Usmanova, secondo una traduzione tedesca, aggiungendo che alla sua famiglia è stato ripetutamente gridato “Torna nel bunker!“
“Come stato l’Ucraina per me è morta“, ha detto Usmanova alla fine della sua testimonianza.
Der Spiegel ha detto di aver ottenuto il video da Reuters, e che è stato temporaneamente tolto “a causa di discrepanze nel contenuto che sono state scoperte successivamente“. Alla richiesta di specificare le presunte discrepanze da parte di RIA Novosti, Der Spiegel ha detto che erano “ancora in fase di chiarimento della questione“.
Il video pubblicato da Reuters è lungo solo un minuto, tuttavia, mostra Usmanova che parla dell’intensità del fuoco di artiglieria e della difficile vita all’interno del bunker. Altri video provengono dalla stessa intervista con più organi di stampa – tra cui RIA Novosti, che ha confermato l’autenticità delle osservazioni di Usmanova dalla clip dello Spiegel ora cancellata.
Invece del video, la rivista tedesca ora presenta una foto di Usmanova in un autobus con altri civili, scattata da un fotografo di RIA Novosti il 1 maggio.
La testimonianza di Usmanova contraddice direttamente le affermazioni dei militanti di Azov e del governo di Kiev circa il fatto che la Russia starebbe impedendo l’evacuazione dei civili dal complesso di Azovstal.
Mosca ha ripetutamente aperto corridoi umanitari dalla zona. L’ONU ha annunciato che altri 500 civili sono stati evacuati dall’impianto nella notte tra giovedì e venerdì.
La Russia ha attaccato l'Ucraina alla fine di febbraio, dopo la mancata attuazione da parte dell’Ucraina dei termini degli accordi di Minsk, firmati per la prima volta nel 2014, e l’eventuale riconoscimento da parte di Mosca delle repubbliche del Donbass di Donetsk e Lugansk.
I protocolli mediati da Germania e Francia sono stati progettati per dare alle regioni secessioniste uno status speciale all’interno dello stato ucraino.
Il Cremlino da allora ha chiesto che l’Ucraina si dichiari ufficialmente un paese neutrale che non si unirà mai al blocco militare della NATO guidato dagli Stati Uniti. Kiev insiste che l’offensiva russa è stata completamente non provocata e ha negato le affermazioni che stava progettando di riprendere le due repubbliche con la forza.
Fonte: Daily Telegraph
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08/05/2022
Guerra in Ucraina - Conclusa evacuazione civili da Azovstal. La Nato blocca proposta negoziato. Missili su Odessa. Bombardamenti in Transnistria
Evacuati tutti i civili dall’acciaieria Azovstal. Restano assediati i miliziani e...
Il ministero della Difesa russo ha confermato ieri sera che si è conclusa l’evacuazione dei civili dalla Azovstal di Mariupol. “L’operazione umanitaria che consisteva nell’evacuare civili pacifici dall’accieria Azovstal si è conclusa oggi”, ha spiegato Mikhail Mizintsev, direttore del Centro di controllo della Difesa russa. “Nell’evacuazione, iniziata il 5 maggio, sono state soccorse 51 persone (18 uomini, 22 donne e 11 bambini)”, ha aggiunto Mizintsev precisando che “solo una persona è stata soccorsa oggi”. Anche la vice premier ucraina, Iryna Vereshchuk ha confermato su Telegram che tutte le donne, i bambini e gli anziani che si trovavano all’interno dell’acciaieria Azovstal di Mariupol sono stati evacuati. Poco prima le forze della Repubblica di Donetsk avevano riferito che altre 50 persone erano state evacuate dal complesso siderurgico. I civili evacuati che volevano partire per le zone controllate da Kiev sono stati consegnati ai rappresentanti dell’ONU e del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Parlando della situazione a Mariupol, Zelensky ha detto che sono ancora in corso gli sforzi per evacuare “tutti gli eroi che difendono” la città. Poi in modo piuttosto sibillino ha sottolineato che “Quest’obiettivo è estremamente difficile. Ma è importante. Sono sicuro che tutti comprendano la causa principale di queste complicazioni, così come quale sia la causa”, confermando così che “il problema” è chi è rimasto intrappolato dentro l’Azovstal circondata dalle truppe russe. Certamente i miliziani nazisti del battaglione Azov, con i quali è prevista una “resa dei conti” attesa da anni, ma anche consiglieri militari e “mercenari” dei paesi Nato la cui cattura sarebbe motivo di serio imbarazzo per molti governi occidentali.
La Nato stoppa bruscamente ogni ipotesi di negoziato
La Nato ha sbarrato unilateralmente la strada all’apertura negoziale avanzata dal presidente ucraino Zelenski. In una intervista al quotidiano tedesco Die Welt il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg ha affermato che “l’Ucraina deve vincere questa guerra perché difende il suo territorio. I membri della Nato non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea. Ci siamo inoltre sempre opposti al controllo russo su parti del Donbass nell’Ucraina orientale”. Stoltemberg ritiene che la guerra della Russia contro l’Ucraina non finirà presto, ma che l’Ucraina la vincerà con l’aiuto dell’Alleanza Atlantica “anche se ci vorranno mesi o anni” per battere Putin. E rimarca la volontà di “fare tutto il possibile” perché il conflitto non si espanda.
Il fronte militare
L’aeroporto di Odessa e una fabbrica sono stati oggetto di un nuovo bombardamento con missili russi e le autorità locali hanno annunciato il coprifuoco per lunedì 9 maggio, giorno della celebrazione della vittoria nella seconda guerra mondiale.
Nella regione di Luhansk si starebbero intensificando gli scontri a Popasna che sarebbe per la maggior parte sotto il controllo dei militari russi. Il governatore regionale ucraino, Serhiy Gaidai, ha ammesso questa mattina che le forze armate dell’Ucraina si sono ritirate dall’area di Popasna.
Bombardamenti da droni sulla Transnistria
Si segnalano bombardamenti in Transnistria. Quattro esplosioni sono avvenute venerdì sera in Transnistria, regione separatista filorussa nell’area orientale della Moldova, nei pressi del confine con l’Ucraina. A provocare le esplosioni sarebbero stati degli ordigni sganciati da un drone probabilmente arrivato dall’Ucraina. “Quattro esplosioni si sono verificate vicino al villaggio di Voronkovo, distretto di Rybnitsa, nell’area dell’ex aeroporto. La sera del 6 maggio, intorno alle 21:40 (le 20:40 in Italia), i primi due ordigni esplosivi sarebbero stati sganciati da un drone. Un’ora dopo è avvenuto un attacco analogo”, si legge in una nota pubblicata sul canale Telegram del ministero dell’Interno. Il rischio di un allargamento del conflitto si va palesando.
I fondi Usa per le armi all’Ucraina si “esauriscono” velocemente
Dagli Usa arriveranno aiuti militari all’Ucraina per altri 150 milioni di dollari. Si tratta soprattutto di munizioni per l’artiglieria e di radar, ma i fondi destinati alle armi per Kiev sono già praticamente finiti, ha detto Biden. È evidente che la distruzione di molti rifornimenti militari stranieri da parte dei russi sta creando problemi. “Il Congresso deve rapidamente sbloccare il pacchetto richiesto per rafforzare l’Ucraina sul campo di battaglia e sul tavolo del negoziato”, ha chiesto il presidente americano riferendosi al pacchetto da 33 miliardi di dollari proposto al Parlamento Usa.
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Il ministero della Difesa russo ha confermato ieri sera che si è conclusa l’evacuazione dei civili dalla Azovstal di Mariupol. “L’operazione umanitaria che consisteva nell’evacuare civili pacifici dall’accieria Azovstal si è conclusa oggi”, ha spiegato Mikhail Mizintsev, direttore del Centro di controllo della Difesa russa. “Nell’evacuazione, iniziata il 5 maggio, sono state soccorse 51 persone (18 uomini, 22 donne e 11 bambini)”, ha aggiunto Mizintsev precisando che “solo una persona è stata soccorsa oggi”. Anche la vice premier ucraina, Iryna Vereshchuk ha confermato su Telegram che tutte le donne, i bambini e gli anziani che si trovavano all’interno dell’acciaieria Azovstal di Mariupol sono stati evacuati. Poco prima le forze della Repubblica di Donetsk avevano riferito che altre 50 persone erano state evacuate dal complesso siderurgico. I civili evacuati che volevano partire per le zone controllate da Kiev sono stati consegnati ai rappresentanti dell’ONU e del Comitato Internazionale della Croce Rossa.
Parlando della situazione a Mariupol, Zelensky ha detto che sono ancora in corso gli sforzi per evacuare “tutti gli eroi che difendono” la città. Poi in modo piuttosto sibillino ha sottolineato che “Quest’obiettivo è estremamente difficile. Ma è importante. Sono sicuro che tutti comprendano la causa principale di queste complicazioni, così come quale sia la causa”, confermando così che “il problema” è chi è rimasto intrappolato dentro l’Azovstal circondata dalle truppe russe. Certamente i miliziani nazisti del battaglione Azov, con i quali è prevista una “resa dei conti” attesa da anni, ma anche consiglieri militari e “mercenari” dei paesi Nato la cui cattura sarebbe motivo di serio imbarazzo per molti governi occidentali.
La Nato stoppa bruscamente ogni ipotesi di negoziato
La Nato ha sbarrato unilateralmente la strada all’apertura negoziale avanzata dal presidente ucraino Zelenski. In una intervista al quotidiano tedesco Die Welt il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg ha affermato che “l’Ucraina deve vincere questa guerra perché difende il suo territorio. I membri della Nato non accetteranno mai l’annessione illegale della Crimea. Ci siamo inoltre sempre opposti al controllo russo su parti del Donbass nell’Ucraina orientale”. Stoltemberg ritiene che la guerra della Russia contro l’Ucraina non finirà presto, ma che l’Ucraina la vincerà con l’aiuto dell’Alleanza Atlantica “anche se ci vorranno mesi o anni” per battere Putin. E rimarca la volontà di “fare tutto il possibile” perché il conflitto non si espanda.
Il fronte militare
L’aeroporto di Odessa e una fabbrica sono stati oggetto di un nuovo bombardamento con missili russi e le autorità locali hanno annunciato il coprifuoco per lunedì 9 maggio, giorno della celebrazione della vittoria nella seconda guerra mondiale.
Nella regione di Luhansk si starebbero intensificando gli scontri a Popasna che sarebbe per la maggior parte sotto il controllo dei militari russi. Il governatore regionale ucraino, Serhiy Gaidai, ha ammesso questa mattina che le forze armate dell’Ucraina si sono ritirate dall’area di Popasna.
Bombardamenti da droni sulla Transnistria
Si segnalano bombardamenti in Transnistria. Quattro esplosioni sono avvenute venerdì sera in Transnistria, regione separatista filorussa nell’area orientale della Moldova, nei pressi del confine con l’Ucraina. A provocare le esplosioni sarebbero stati degli ordigni sganciati da un drone probabilmente arrivato dall’Ucraina. “Quattro esplosioni si sono verificate vicino al villaggio di Voronkovo, distretto di Rybnitsa, nell’area dell’ex aeroporto. La sera del 6 maggio, intorno alle 21:40 (le 20:40 in Italia), i primi due ordigni esplosivi sarebbero stati sganciati da un drone. Un’ora dopo è avvenuto un attacco analogo”, si legge in una nota pubblicata sul canale Telegram del ministero dell’Interno. Il rischio di un allargamento del conflitto si va palesando.
I fondi Usa per le armi all’Ucraina si “esauriscono” velocemente
Dagli Usa arriveranno aiuti militari all’Ucraina per altri 150 milioni di dollari. Si tratta soprattutto di munizioni per l’artiglieria e di radar, ma i fondi destinati alle armi per Kiev sono già praticamente finiti, ha detto Biden. È evidente che la distruzione di molti rifornimenti militari stranieri da parte dei russi sta creando problemi. “Il Congresso deve rapidamente sbloccare il pacchetto richiesto per rafforzare l’Ucraina sul campo di battaglia e sul tavolo del negoziato”, ha chiesto il presidente americano riferendosi al pacchetto da 33 miliardi di dollari proposto al Parlamento Usa.
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04/05/2022
La guerra civile in Ucraina, svelata a Mariupol
Stranamente non si è ancora sentito un qualsiasi strisciante parlamentare del PD alzare la voce contro la puntata di Report di lunedì 2 maggio, che ha mandato in onda un fulminante servizio di Manuele Bonaccorsi (ex Left e altre testate vicine) dal fronte più caldo in Ucraina: I sommersi e i salvati di Mariupol.
Senza nulla concedere alla propaganda russa (ha persino svergognato un contemporaneo servizio che i media di Mosca stavano registrando sul famoso teatro cittadino colpito da un bombardamento), il semplice girare per la città fantasma ha alzato il velo sulla realtà sociale dell’Ucraina.
Che è composita, essendo quel paese stato “assemblato” ai tempi dell’Unione Sovietica mettendo insieme l’Ucraina storica, con territori (e popolazione) russi, come la Crimea (guardate i nostri libri di storia delle scuole medie, per accorgervene) o il Donbass, o addirittura ex polacchi (come la regione di Leopoli) e ruteni (la regione al confine con Ungheria e Slovacchia).
Una composizione che permetteva, ancora nel 2014, ai russofoni (quelli che parlano il russo come lingua madre) di vincere le elezioni. A dimostrazione che le percentuali “etniche” erano quasi paritarie, componendosi e scomponendosi ulteriormente a seconda delle “ideologie” o dei “valori condivisi” (liberali, comunisti, socialisti, nazisti, ecc).
Com’è noto, le percentuali elettorali preminenti permettono a volte di accedere al governo, ma non assicurano il potere. E infatti il golpe di Euromaidan, organizzato e finanziato dagli Stati Uniti, realizzato materialmente da nazisti e mercenari, mise le armi al posto di comando, rovesciando il risultato delle urne. Il potere militare mal si concilia con la “democrazia”, ne converrete.
Quel nuovo potere ultranazionalista ucraino – Pravij Sektor e altre formazioni naziste fecero parte di quel governo guidato da Arsenij Jatseniuk – tra i primi provvedimenti proibì l’uso della lingua russa. Si può immaginare come venne presa la cosa in quelle parti di territorio dove i russi erano stragrande maggioranza.
La Crimea indisse un referendum vinto con percentuali vicine all’unanimità. E i nazisti non osarono neppure attaccarla, visto che il capoluogo, Sebastopoli, è anche la base della flotta russa del Mar Nero. Più complicata la situazione in Donbass, dove la guerra di aggressione alle repubbliche di Donetsk e Lugansk si trascina appunto da allora (14.000 morti).
Dal servizio di Report emerge che Mariupol è (era) una città con una forte presenza russa. Gli abitanti intervistati, quelli che non se ne sono andati verso i territori controllati dall’Ucraina, lo dicono con molta forza.
E spiegano con altrettanta semplicità il comportamento delle truppe naziste: piazzavano le loro batterie contraeree o i carri armati tra le case civili o addirittura sui tetti.
Vi sembra poco credibile? Beh, basta che ascoltiate i vaneggiamenti nazisti dei comandanti del battaglione Azov – riprese da una tv francese, non certo italiana, durante l’evento Pace Proibita, di Santoro e Vauro – quando descrivono i cittadini ucraini di lingua russa come untermenschen, spazzatura, e altri epiteti poco amichevoli. Potete verificare da soli, intorno all’ora e 10 minuti (le riprese durante la strage di Odessa, 2 maggio 2014) e intorno all’ora e 52.
Vi sembra così strano che abbiano ritenuto di poterli tranquillamente usare come scudi umani? Bombardassero pure, i russi. Avrebbero colpito i loro fratelli. Sia detto poi sommessamente: nascondersi tra i civili è un crimine di guerra, a rigor di diritto internazionale.
Quel che insomma viene fuori da questa testimonianza è che la guerra è in questo caso anche una guerra civile, innescata dai nazisti ucraini (che qualche “professionista dell’informazione” ha provato a presentare come dei “semplici” nazionalisti quasi democratici) e fomentata dagli Stati Uniti, per allargare la Nato a est. Lo dice anche il Papa, che ha sicuramente informazioni migliori delle nostre, magari provenienti “dall’Alto”.
Fonte
Senza nulla concedere alla propaganda russa (ha persino svergognato un contemporaneo servizio che i media di Mosca stavano registrando sul famoso teatro cittadino colpito da un bombardamento), il semplice girare per la città fantasma ha alzato il velo sulla realtà sociale dell’Ucraina.
Che è composita, essendo quel paese stato “assemblato” ai tempi dell’Unione Sovietica mettendo insieme l’Ucraina storica, con territori (e popolazione) russi, come la Crimea (guardate i nostri libri di storia delle scuole medie, per accorgervene) o il Donbass, o addirittura ex polacchi (come la regione di Leopoli) e ruteni (la regione al confine con Ungheria e Slovacchia).
Una composizione che permetteva, ancora nel 2014, ai russofoni (quelli che parlano il russo come lingua madre) di vincere le elezioni. A dimostrazione che le percentuali “etniche” erano quasi paritarie, componendosi e scomponendosi ulteriormente a seconda delle “ideologie” o dei “valori condivisi” (liberali, comunisti, socialisti, nazisti, ecc).
Com’è noto, le percentuali elettorali preminenti permettono a volte di accedere al governo, ma non assicurano il potere. E infatti il golpe di Euromaidan, organizzato e finanziato dagli Stati Uniti, realizzato materialmente da nazisti e mercenari, mise le armi al posto di comando, rovesciando il risultato delle urne. Il potere militare mal si concilia con la “democrazia”, ne converrete.
Quel nuovo potere ultranazionalista ucraino – Pravij Sektor e altre formazioni naziste fecero parte di quel governo guidato da Arsenij Jatseniuk – tra i primi provvedimenti proibì l’uso della lingua russa. Si può immaginare come venne presa la cosa in quelle parti di territorio dove i russi erano stragrande maggioranza.
La Crimea indisse un referendum vinto con percentuali vicine all’unanimità. E i nazisti non osarono neppure attaccarla, visto che il capoluogo, Sebastopoli, è anche la base della flotta russa del Mar Nero. Più complicata la situazione in Donbass, dove la guerra di aggressione alle repubbliche di Donetsk e Lugansk si trascina appunto da allora (14.000 morti).
Dal servizio di Report emerge che Mariupol è (era) una città con una forte presenza russa. Gli abitanti intervistati, quelli che non se ne sono andati verso i territori controllati dall’Ucraina, lo dicono con molta forza.
E spiegano con altrettanta semplicità il comportamento delle truppe naziste: piazzavano le loro batterie contraeree o i carri armati tra le case civili o addirittura sui tetti.
Vi sembra poco credibile? Beh, basta che ascoltiate i vaneggiamenti nazisti dei comandanti del battaglione Azov – riprese da una tv francese, non certo italiana, durante l’evento Pace Proibita, di Santoro e Vauro – quando descrivono i cittadini ucraini di lingua russa come untermenschen, spazzatura, e altri epiteti poco amichevoli. Potete verificare da soli, intorno all’ora e 10 minuti (le riprese durante la strage di Odessa, 2 maggio 2014) e intorno all’ora e 52.
Vi sembra così strano che abbiano ritenuto di poterli tranquillamente usare come scudi umani? Bombardassero pure, i russi. Avrebbero colpito i loro fratelli. Sia detto poi sommessamente: nascondersi tra i civili è un crimine di guerra, a rigor di diritto internazionale.
Quel che insomma viene fuori da questa testimonianza è che la guerra è in questo caso anche una guerra civile, innescata dai nazisti ucraini (che qualche “professionista dell’informazione” ha provato a presentare come dei “semplici” nazionalisti quasi democratici) e fomentata dagli Stati Uniti, per allargare la Nato a est. Lo dice anche il Papa, che ha sicuramente informazioni migliori delle nostre, magari provenienti “dall’Alto”.
Fonte
03/05/2022
Guerra in Ucraina - Continua evacuazione civili da Mariupol. Missili su Odessa. Mosca irride Draghi. L’Ucraina minaccia l’Ungheria
Il fronte militare
Le forze armate russe affermano di aver distrutto con missili da crociera supersonici Onyks degli hangar a Odessa in cui erano stoccate armi straniere. A riferirlo è Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo. “I missili Onyks ad alta precisione nella regione di Odessa hanno colpito un centro logistico in un aeroporto militare attraverso il quale sono state consegnate armi straniere. Hangar con veicoli, aerei senza pilota Bayraktar TB2, nonché armi missilistiche e munizioni ricevute dagli Stati Uniti e dai Paesi europei, sono stati distrutti”, ha detto Konashekov.
Intanto il Pentagono rivela che sono stati 14 i voli con aiuti militari destinati all’Ucraina già arrivati nella regione dagli Usa nelle ultime 24 ore e altri 23 quelli giunti, nello stesso arco di tempo, “da altre cinque nazioni”. Lo ha riferito un alto funzionario del Pentagono, in un briefing, in cui ha comunicato che “quasi tutti i radar previsti sono stati consegnati” a Kiev. Dagli Stati Uniti, inoltre, “sono previsti altri 11 voli nelle prossime 24 ore nella regione e non in una sola località”. Anche i voli partiti dagli altri Paesi sono atterrati in località fuori dall’Ucraina. Gli Stati Uniti “hanno consegnato all’esercito ucraino l’80% degli obici M777″ conferma l’alto funzionario del Pentagono. “Questo significa che oltre 70, su un totale di 90 obici, sono già stati trasferiti all’Ucraina”.
“Gli ucraini hanno mantenuto il loro dominio su Kharkiv e hanno svolto un ottimo lavoro nelle ultime 24-48 ore riuscendo a spingere indietro i russi a circa 40 chilometri a Est di Kharkiv” ha aggiunto nel briefing l’alto funzionario del Pentagono, affermando che nel Donbass le forze russe stanno facendo “progressi minimi, hanno il morale basso e continuano ad avere problemi logistici”. Il funzionario ha ricordato che “Kharkiv è importante per i russi perché si trova all’estremità nord-occidentale della regione del Donbass, che vogliono conquistare, e speravano ovviamente di prendere e controllare Kharkiv per la capacità di continuare a spingere verso il basso da Nord, ma gli ucraini gli stanno rendendo difficile il compito”.
Prosegue l’evacuazione dei civili da Mariupol
È attesa per stamani la ripresa delle operazioni di evacuazione dei civili da Mariupol. I primi ad essere evacuati dall’acciaieria Azovstal sono iniziati ad arrivare a Zaporizhzhia nella tarda serata di ieri. Ci sarebbero ancora 200 civili nei sotterranei dell’impianto metallurgico Azovstal, mentre in totale sono rimaste in città più di 100 mila persone. Lo ha dichiarato il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko, che ha sottolineato come finora soltanto 3 dei 14 autobus con a bordo i civili evacuati abbiano raggiunto l’area sotto il controllo del governo ucraino e che degli altri 11 si siano perse le tracce. Il sindaco ha affermato che l’esercito russo ha istituito quattro centri di filtraggio dentro e intorno a Mariupol, per identificare e controllare gli ucraini che partono per il territorio controllato dal governo ucraino.
Individuati mercenari stranieri che combattono con le forze ucraine
Una speciale commissione investigativa russa ha aperto procedimenti penali contro 75 mercenari che partecipano alle ostilità dalla parte dell’Ucraina, a renderlo noto è il presidente della commissione Alexander Bastrykin in un’intervista a Russia Today.
Secondo le indagini, i mercenari provengono da Regno Unito, Stati Uniti, Norvegia, Canada, Georgia e altri paesi. Le indagini si avvalgono delle testimonianze di centinaia di militari ucraini che hanno deposto volontariamente le armi, compresi cinque comandanti della brigata delle Forze Armate dell’Ucraina che hanno combattuto contro la popolazione del Donbass. “Gli investigatori stanno lavorando con loro, imparando molti dettagli sulle circostanze dei crimini del regime ucraino. Queste testimonianze riguardano, in particolare, il lavoro con istruttori stranieri, così come la partecipazione di cittadini di altri paesi come mercenari”, ha detto il presidente della commissione.
Mosca irride il governo italiano sull’intervista di Lavrov a Rete 4
Dopo le critiche del presidente del Consiglio Mario Draghi in merito all'intervista televisiva al ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, la portavoce Maria Zakharova ha detto che “i politici italiani stanno prendendo in giro il loro pubblico”. “Voglio che i cittadini italiani sappiano la verità – ha detto – L’iniziativa di condurre l’intervista non è venuta dal ministero degli Esteri russo, ma da giornalisti italiani”. Draghi aveva dichiarato che l’intervento a Zona Bianca su Rete 4 del capo della diplomazia russa “è stato presentato come un’intervista, ma in realtà è stato un comizio”. Zakharova ha argomentato che “Un comizio viene trasmesso su iniziativa di chi parla. Come la pubblicità”. “L’iniziativa di condurre l’intervista non è venuta dal ministero degli Esteri russo, ma da giornalisti italiani”. “I giornalisti italiani hanno insisto sul fatto che fosse importante mostrare tutti i punti di vista”, ha proseguito Zakharova, “in cosa avrebbero torto?”. “Le domande poste dal presentatore”, ha concluso, “le ha formulate lui stesso, noi non abbiamo apportato modifiche alle domande, né alla versione finale dell’intervista”.
Dopo la Transnistria l’Ucraina ora minaccia anche l’Ungheria
Cinque giorni fa nel mirino di Kiev era finita la Transnistria, adesso tocca all’Ungheria, la quale è accusata dai vertici ucraini di essere stata avvertita in anticipo dalla Russia dell’attacco all’Ucraina. Ad affermarlo è il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina, Oleksiy Danilov. “L’Ungheria dichiara apertamente la sua cooperazione con la Russia. Inoltre, è stata preventivamente avvertita da Putin che ci sarebbe stato un attacco al nostro Paese”, ha affermato Danilov, rispondendo ad una domanda sull’adesione dell’Ucraina alla Nato e sulla possibile influenza dell’Ungheria in questo processo. Secondo Danilov, l’Ungheria, per qualche ragione, pensava di potersi impadronire di parte del territorio dell’Ucraina. “Vediamo quali saranno le conseguenze per questo Paese dopo questa guerra”, ha aggiunto minacciosamente Danilov.
Il Papa: “Non vado a Kiev, prima devo tentare con Mosca”
“A Kiev per ora non vado – spiega Papa Francesco al Corriere della Sera – Ho inviato il cardinale Michael Czerny, (prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo umano integrale) e il cardinale Konrad Krajewski, (elemosiniere del Papa) che si è recato lì per la quarta volta”. “Ma io – aggiunge – sento che non devo andare. Io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin. Ma anche io sono un prete, che cosa posso fare? Faccio quello che posso. Se Putin aprisse la porta”. Potrebbe essere il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, l’uomo in grado di convincere il leader del Cremlino ad aprire uno spiraglio. Il Pontefice scuote la testa e racconta: “Ho parlato con Kirill 40 minuti via Zoom. I primi venti con una carta in mano mi ha letto tutte le giustificazioni alla guerra. Ho ascoltato e gli ho detto: di questo non capisco nulla. Fratello, noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica, ma quello di Gesù. Siamo pastori dello stesso santo popolo di Dio. Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi”.
Fonte
Le forze armate russe affermano di aver distrutto con missili da crociera supersonici Onyks degli hangar a Odessa in cui erano stoccate armi straniere. A riferirlo è Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo. “I missili Onyks ad alta precisione nella regione di Odessa hanno colpito un centro logistico in un aeroporto militare attraverso il quale sono state consegnate armi straniere. Hangar con veicoli, aerei senza pilota Bayraktar TB2, nonché armi missilistiche e munizioni ricevute dagli Stati Uniti e dai Paesi europei, sono stati distrutti”, ha detto Konashekov.
Intanto il Pentagono rivela che sono stati 14 i voli con aiuti militari destinati all’Ucraina già arrivati nella regione dagli Usa nelle ultime 24 ore e altri 23 quelli giunti, nello stesso arco di tempo, “da altre cinque nazioni”. Lo ha riferito un alto funzionario del Pentagono, in un briefing, in cui ha comunicato che “quasi tutti i radar previsti sono stati consegnati” a Kiev. Dagli Stati Uniti, inoltre, “sono previsti altri 11 voli nelle prossime 24 ore nella regione e non in una sola località”. Anche i voli partiti dagli altri Paesi sono atterrati in località fuori dall’Ucraina. Gli Stati Uniti “hanno consegnato all’esercito ucraino l’80% degli obici M777″ conferma l’alto funzionario del Pentagono. “Questo significa che oltre 70, su un totale di 90 obici, sono già stati trasferiti all’Ucraina”.
“Gli ucraini hanno mantenuto il loro dominio su Kharkiv e hanno svolto un ottimo lavoro nelle ultime 24-48 ore riuscendo a spingere indietro i russi a circa 40 chilometri a Est di Kharkiv” ha aggiunto nel briefing l’alto funzionario del Pentagono, affermando che nel Donbass le forze russe stanno facendo “progressi minimi, hanno il morale basso e continuano ad avere problemi logistici”. Il funzionario ha ricordato che “Kharkiv è importante per i russi perché si trova all’estremità nord-occidentale della regione del Donbass, che vogliono conquistare, e speravano ovviamente di prendere e controllare Kharkiv per la capacità di continuare a spingere verso il basso da Nord, ma gli ucraini gli stanno rendendo difficile il compito”.
Prosegue l’evacuazione dei civili da Mariupol
È attesa per stamani la ripresa delle operazioni di evacuazione dei civili da Mariupol. I primi ad essere evacuati dall’acciaieria Azovstal sono iniziati ad arrivare a Zaporizhzhia nella tarda serata di ieri. Ci sarebbero ancora 200 civili nei sotterranei dell’impianto metallurgico Azovstal, mentre in totale sono rimaste in città più di 100 mila persone. Lo ha dichiarato il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko, che ha sottolineato come finora soltanto 3 dei 14 autobus con a bordo i civili evacuati abbiano raggiunto l’area sotto il controllo del governo ucraino e che degli altri 11 si siano perse le tracce. Il sindaco ha affermato che l’esercito russo ha istituito quattro centri di filtraggio dentro e intorno a Mariupol, per identificare e controllare gli ucraini che partono per il territorio controllato dal governo ucraino.
Individuati mercenari stranieri che combattono con le forze ucraine
Una speciale commissione investigativa russa ha aperto procedimenti penali contro 75 mercenari che partecipano alle ostilità dalla parte dell’Ucraina, a renderlo noto è il presidente della commissione Alexander Bastrykin in un’intervista a Russia Today.
Secondo le indagini, i mercenari provengono da Regno Unito, Stati Uniti, Norvegia, Canada, Georgia e altri paesi. Le indagini si avvalgono delle testimonianze di centinaia di militari ucraini che hanno deposto volontariamente le armi, compresi cinque comandanti della brigata delle Forze Armate dell’Ucraina che hanno combattuto contro la popolazione del Donbass. “Gli investigatori stanno lavorando con loro, imparando molti dettagli sulle circostanze dei crimini del regime ucraino. Queste testimonianze riguardano, in particolare, il lavoro con istruttori stranieri, così come la partecipazione di cittadini di altri paesi come mercenari”, ha detto il presidente della commissione.
Mosca irride il governo italiano sull’intervista di Lavrov a Rete 4
Dopo le critiche del presidente del Consiglio Mario Draghi in merito all'intervista televisiva al ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, la portavoce Maria Zakharova ha detto che “i politici italiani stanno prendendo in giro il loro pubblico”. “Voglio che i cittadini italiani sappiano la verità – ha detto – L’iniziativa di condurre l’intervista non è venuta dal ministero degli Esteri russo, ma da giornalisti italiani”. Draghi aveva dichiarato che l’intervento a Zona Bianca su Rete 4 del capo della diplomazia russa “è stato presentato come un’intervista, ma in realtà è stato un comizio”. Zakharova ha argomentato che “Un comizio viene trasmesso su iniziativa di chi parla. Come la pubblicità”. “L’iniziativa di condurre l’intervista non è venuta dal ministero degli Esteri russo, ma da giornalisti italiani”. “I giornalisti italiani hanno insisto sul fatto che fosse importante mostrare tutti i punti di vista”, ha proseguito Zakharova, “in cosa avrebbero torto?”. “Le domande poste dal presentatore”, ha concluso, “le ha formulate lui stesso, noi non abbiamo apportato modifiche alle domande, né alla versione finale dell’intervista”.
Dopo la Transnistria l’Ucraina ora minaccia anche l’Ungheria
Cinque giorni fa nel mirino di Kiev era finita la Transnistria, adesso tocca all’Ungheria, la quale è accusata dai vertici ucraini di essere stata avvertita in anticipo dalla Russia dell’attacco all’Ucraina. Ad affermarlo è il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina, Oleksiy Danilov. “L’Ungheria dichiara apertamente la sua cooperazione con la Russia. Inoltre, è stata preventivamente avvertita da Putin che ci sarebbe stato un attacco al nostro Paese”, ha affermato Danilov, rispondendo ad una domanda sull’adesione dell’Ucraina alla Nato e sulla possibile influenza dell’Ungheria in questo processo. Secondo Danilov, l’Ungheria, per qualche ragione, pensava di potersi impadronire di parte del territorio dell’Ucraina. “Vediamo quali saranno le conseguenze per questo Paese dopo questa guerra”, ha aggiunto minacciosamente Danilov.
Il Papa: “Non vado a Kiev, prima devo tentare con Mosca”
“A Kiev per ora non vado – spiega Papa Francesco al Corriere della Sera – Ho inviato il cardinale Michael Czerny, (prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo umano integrale) e il cardinale Konrad Krajewski, (elemosiniere del Papa) che si è recato lì per la quarta volta”. “Ma io – aggiunge – sento che non devo andare. Io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin. Ma anche io sono un prete, che cosa posso fare? Faccio quello che posso. Se Putin aprisse la porta”. Potrebbe essere il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, l’uomo in grado di convincere il leader del Cremlino ad aprire uno spiraglio. Il Pontefice scuote la testa e racconta: “Ho parlato con Kirill 40 minuti via Zoom. I primi venti con una carta in mano mi ha letto tutte le giustificazioni alla guerra. Ho ascoltato e gli ho detto: di questo non capisco nulla. Fratello, noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica, ma quello di Gesù. Siamo pastori dello stesso santo popolo di Dio. Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi”.
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02/05/2022
Guerra in Ucraina - Evacuazione dei civili daAzovstal. Mosca accusa governo italiano. Attacchi ucraini in Russia
Iniziate le evacuazioni dei civili rinchiusi nell’acciaieria Azovastal
Nel giorno dell’ottavo anniversario della strage di Odessa nel 2014, sembra sbloccata l’evacuazione dei civili rinchiusi nell’acciaieria Azovstal di Mariupol.
Il consiglio comunale di Mariupol ha reso noto su Telegram che questa mattina proseguiranno i tentativi di evacuare i civili da diverse aree della città situata sulle coste del Mar d’Azov, da settimane assediata dai russi. Secondo quanto riferito ieri dal presidente Volodymyr Zelensky, oltre 100 civili sono stati evacuati dall’acciaieria Azovstal grazie al cessate il fuoco reso possibile dall’intervento dell’Onu e della Croce Rossa internazionale. L’acciaieria Azovstal, tuttavia, è stata bombardata nella notte, stando a quanto dichiarato da fonti della sicurezza ucraina.
Altri 40 civili, tra cui otto bambini, sono stati evacuati domenica dal territorio dell’impianto Azovstal di Mariupol, riferisce il corrispondente della TASS. Le persone sono state portate fuori su tre autobus. Il gruppo comprendeva anche 14 donne. In precedenza, il Ministero della Difesa russo ha detto ai giornalisti che due gruppi di civili hanno lasciato gli edifici residenziali adiacenti al territorio dell’impianto metallurgico Azovstal lungo il corridoio umanitario il 30 aprile.
Le evacuazioni di civili da Mariupol continueranno anche oggi. “Ci sono buone notizie. Con il sostegno delle Nazioni Unite e della Croce Rossa, oggi sono state concordate due ulteriori località per l’imbarco delle persone in una colonna di evacuazione che lascerà Mariupol”, si legge nel messaggio che indica anche i punti di raccolta.
Attacchi ucraini e offensiva russa
Due esplosioni sono avvenute poco fa a Belgorod, sul territorio russo al confine con l’Ucraina. Lo riferisce attraverso i social Vyacheslav Gladkov, governatore della regione. “Non ci sono state vittime o danni”, ha sottolineato. L’esercito ucraino ha distrutto due imbarcazioni russe vicino all’Isola dei serpenti, nel Mar Nero. Lo ha reso noto su Telegram il comandante in capo delle forze armate ucraine Valery Zaluzhny, In particolare è stato un drone ucraino Bayraktar di fabbricazione turca a distruggere le due imbarcazioni russe della classe Raptor.
L’esercito russo continua a bombardare le postazioni ucraine nelle città di Kharkiv e negli insediamenti di Uda e Prudyanka. Le operazioni offensive delle truppe russe continuano nelle direzioni Izyum-Barvinkove e Izyum-Slovyansk, mentre verso Donetsk i militari russi stanno conducendo operazioni offensive lungo quasi l’intera linea del fronte. L’esercito russo sta conducendo preparativi per un attacco a Severodonetsk e Slavyansk, nell’Ucraina orientale. A riferirlo questa mattina lo Stato maggiore delle Forze armate ucraine sulla propria pagina Facebook, aggiungendo che in direzione di Severodonetsk, le truppe russe stanno concentrando i propri sforzi principali sulla presa del controllo di Rubizhne.
Lavrov attacca le scelte del governo italiano
“Alcune dichiarazioni di politici e media italiani sono andate oltre le buone norme diplomatiche e giornalistiche” ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, intervistato da Rete 4. “L’Italia – ha aggiunto Lavrov – è in prima fila tra coloro che adottano e promuovono le sanzioni anti-russe. Per noi è stata una sorpresa. Eravamo abituati all’idea che l’Italia, grazie alla sua storia, sapesse distinguere il bianco dal nero”.
“I Paesi europei importatori del gas russo, come l’Italia, devono pagarlo in rubli perché “hanno rubato” a Mosca le sue riserve valutarie in dollari e euro depositate presso le banche europee imponendo un congelamento nell’ambito delle sanzioni” ha sottolineato il ministro degli Esteri russo.
Duro attacco del presidente della Duma ai paesi occidentali
Il presidente della Duma, Viacheslav Volodin, ha affermato che i Paesi che inviano armi in Ucraina sono parte del conflitto, si stanno avvicinando a una “catastrofe” e che i loro leader devono risponderne davanti alla giustizia. “Inviando armi in Ucraina, diventano parte del conflitto”.
Secondo il presidente della Camera bassa del parlamento russo, “i leader di un certo numero di Paesi europei, guidati dalla Germania, possono causare grandi problemi ai loro popoli”.
Volodin ha anche accusato l’Occidente di “non aver fatto nulla” per proteggere gli abitanti del Donbass durante gli otto anni in cui è durato il conflitto nell’Ucraina orientale “e ora fa di tutto perché gli slavi muoiano in Ucraina”. Volodin ha proposto di confiscare i beni aziendali dei Paesi “ostili” in risposta a misure simili adottate dall’Occidente.
Ungheria ribadisce il no alle sanzioni su gas e petrolio russo
L’Ungheria continua a restare contraria a qualsiasi embargo dell’Unione europea sulle importazioni russe di petrolio e gas. Lo ha annunciato il portavoce del governo Zoltan Kovacs. “La posizione ungherese riguardo a qualsiasi embargo su petrolio e gas non è cambiata: non li sosteniamo”, ha scritto Kovacs su Twitter. L’Ue sta lavorando a un nuovo pacchetto di sanzioni che prevedrebbe tra l’altro una graduale stretta delle importazioni di petrolio, per il quale resta necessaria l’unanimità degli stati membri.
Fonte
Nel giorno dell’ottavo anniversario della strage di Odessa nel 2014, sembra sbloccata l’evacuazione dei civili rinchiusi nell’acciaieria Azovstal di Mariupol.
Il consiglio comunale di Mariupol ha reso noto su Telegram che questa mattina proseguiranno i tentativi di evacuare i civili da diverse aree della città situata sulle coste del Mar d’Azov, da settimane assediata dai russi. Secondo quanto riferito ieri dal presidente Volodymyr Zelensky, oltre 100 civili sono stati evacuati dall’acciaieria Azovstal grazie al cessate il fuoco reso possibile dall’intervento dell’Onu e della Croce Rossa internazionale. L’acciaieria Azovstal, tuttavia, è stata bombardata nella notte, stando a quanto dichiarato da fonti della sicurezza ucraina.
Altri 40 civili, tra cui otto bambini, sono stati evacuati domenica dal territorio dell’impianto Azovstal di Mariupol, riferisce il corrispondente della TASS. Le persone sono state portate fuori su tre autobus. Il gruppo comprendeva anche 14 donne. In precedenza, il Ministero della Difesa russo ha detto ai giornalisti che due gruppi di civili hanno lasciato gli edifici residenziali adiacenti al territorio dell’impianto metallurgico Azovstal lungo il corridoio umanitario il 30 aprile.
Le evacuazioni di civili da Mariupol continueranno anche oggi. “Ci sono buone notizie. Con il sostegno delle Nazioni Unite e della Croce Rossa, oggi sono state concordate due ulteriori località per l’imbarco delle persone in una colonna di evacuazione che lascerà Mariupol”, si legge nel messaggio che indica anche i punti di raccolta.
Attacchi ucraini e offensiva russa
Due esplosioni sono avvenute poco fa a Belgorod, sul territorio russo al confine con l’Ucraina. Lo riferisce attraverso i social Vyacheslav Gladkov, governatore della regione. “Non ci sono state vittime o danni”, ha sottolineato. L’esercito ucraino ha distrutto due imbarcazioni russe vicino all’Isola dei serpenti, nel Mar Nero. Lo ha reso noto su Telegram il comandante in capo delle forze armate ucraine Valery Zaluzhny, In particolare è stato un drone ucraino Bayraktar di fabbricazione turca a distruggere le due imbarcazioni russe della classe Raptor.
L’esercito russo continua a bombardare le postazioni ucraine nelle città di Kharkiv e negli insediamenti di Uda e Prudyanka. Le operazioni offensive delle truppe russe continuano nelle direzioni Izyum-Barvinkove e Izyum-Slovyansk, mentre verso Donetsk i militari russi stanno conducendo operazioni offensive lungo quasi l’intera linea del fronte. L’esercito russo sta conducendo preparativi per un attacco a Severodonetsk e Slavyansk, nell’Ucraina orientale. A riferirlo questa mattina lo Stato maggiore delle Forze armate ucraine sulla propria pagina Facebook, aggiungendo che in direzione di Severodonetsk, le truppe russe stanno concentrando i propri sforzi principali sulla presa del controllo di Rubizhne.
Lavrov attacca le scelte del governo italiano
“Alcune dichiarazioni di politici e media italiani sono andate oltre le buone norme diplomatiche e giornalistiche” ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, intervistato da Rete 4. “L’Italia – ha aggiunto Lavrov – è in prima fila tra coloro che adottano e promuovono le sanzioni anti-russe. Per noi è stata una sorpresa. Eravamo abituati all’idea che l’Italia, grazie alla sua storia, sapesse distinguere il bianco dal nero”.
“I Paesi europei importatori del gas russo, come l’Italia, devono pagarlo in rubli perché “hanno rubato” a Mosca le sue riserve valutarie in dollari e euro depositate presso le banche europee imponendo un congelamento nell’ambito delle sanzioni” ha sottolineato il ministro degli Esteri russo.
Duro attacco del presidente della Duma ai paesi occidentali
Il presidente della Duma, Viacheslav Volodin, ha affermato che i Paesi che inviano armi in Ucraina sono parte del conflitto, si stanno avvicinando a una “catastrofe” e che i loro leader devono risponderne davanti alla giustizia. “Inviando armi in Ucraina, diventano parte del conflitto”.
Secondo il presidente della Camera bassa del parlamento russo, “i leader di un certo numero di Paesi europei, guidati dalla Germania, possono causare grandi problemi ai loro popoli”.
Volodin ha anche accusato l’Occidente di “non aver fatto nulla” per proteggere gli abitanti del Donbass durante gli otto anni in cui è durato il conflitto nell’Ucraina orientale “e ora fa di tutto perché gli slavi muoiano in Ucraina”. Volodin ha proposto di confiscare i beni aziendali dei Paesi “ostili” in risposta a misure simili adottate dall’Occidente.
Ungheria ribadisce il no alle sanzioni su gas e petrolio russo
L’Ungheria continua a restare contraria a qualsiasi embargo dell’Unione europea sulle importazioni russe di petrolio e gas. Lo ha annunciato il portavoce del governo Zoltan Kovacs. “La posizione ungherese riguardo a qualsiasi embargo su petrolio e gas non è cambiata: non li sosteniamo”, ha scritto Kovacs su Twitter. L’Ue sta lavorando a un nuovo pacchetto di sanzioni che prevedrebbe tra l’altro una graduale stretta delle importazioni di petrolio, per il quale resta necessaria l’unanimità degli stati membri.
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01/05/2022
Un reportage da Mariupol... riscritto a Roma
Mariupol, 28 aprile 2022 – Come ho già scritto, negli ultimi giorni ho visitato entrambi i luoghi – Stary Krim e Mangush – dove secondo l’ormai (de facto) ex sindaco di Mariupol si troverebbero fino a novemila vittime civili sepolti in presunte fosse comuni: per quello che mi è dato sapere nessun altro giornalista italiano ha visitato, almeno fino a l’altro ieri, i luoghi in questione.
Nell’ultima puntata di Controcorrente è andato in onda un servizio sul tema delle presunte fosse comuni con la mia firma e alcune delle mie immagini. L’altro nome con cui è stato firmato il servizio è quello di Gianni Sileo, giornalista che non conosco e con cui mai ho collaborato.
Non so dire se la voce del servizio sia sua o di un’altra persona: quel che è certo è che per ragioni a me non note, nessuno della redazione di Controcorrente ha tenuto conto di quanto da me rilevato sul campo e da me riferito prima di mandare le immagini per il servizio.
Non appena rientrato da Mangush ho avvertito la redazione del fatto che utilizzare l’espressione “fossa comune” risultasse del tutto improprio e che le sepolture in questione riguardassero un cimitero.
Ma, paradossalmente, il servizio firmato con il mio nome spiega che a Mangush “è stata trovata un’enorme fosse comune con centinaia di corpi, di uomini donne e bambini che sarebbero stati uccisi o morti di stenti senza cibo né acqua per oltre un mese” senza chiarire su quali fatti si basino queste affermazioni, o meglio lasciando intendere di averle ricevute dal proprio inviato, ossia da me.
Il montaggio del servizio – curato dalla redazione – non ha lasciato spazio ad alcun mio racconto dei fatti, omettendo che si tratta di due aree cimiteriali, che si tratta di sepolture individuali, che tra le persone sepolte ci sono anche militari ucraini caduti in battaglia, che non c’è stata alcuna esecuzione di massa deliberata o episodio analogo, che non c’è alcun indizio che indichi l’intento di occultare le vittime sepolte, che i numeri delle sepolture sono ben diversi da quelli di cui ha parlato l’ormai ex sindaco di Mariupol Vadim Boychenko: numeri nei fatti inferiori alle mille sepolture complessive, tra il cimitero di Mangush e quello di Stary Krim.
Un numero che certamente non corrisponde al numero totale delle vittime della battaglia di Mariupol, sepolte anche in aiuole, giardini condominiali e spartitraffico, e in parte ancora in attesa di trovare sepoltura.
Vale la pena ricordare che Vadim Boychenko è fuggito da Mariupol prima che cominciasse l’attacco russo – a febbraio – quindi non si trova a Mariupol da oltre due mesi e non ha mai chiarito quali fonti avvalorino le sue dichiarazioni e quelle del “Consiglio municipale di Mariupol” che fa a lui riferimento.
Le immagini che ho fatto avere alla redazione includono le interviste con due donne che si stavano prendendo cura delle tombe dei propri cari nel cimitero di Mangush: evidentemente la redazione di Controcorrente non le ha ritenute significative.
A Stary Krim, dove si trova il principale cimitero di Mariupol, ho potuto assistere ad alcune delle sepolture in questione ed intervistare un operaio che se ne stava occupando.
Mancando di dare i minimi ragguagli sulle presunte “altre duecento fosse comuni rinvenute”, il servizio si giova della mia presenza in loco per avvalorare le dichiarazioni di una delle parti coinvolte in questo conflitto e dare conferma della loro validità assoluta ed evidentemente indiscutibile.
Professionalmente è del tutto inaccettabile che il mio lavoro da inviato sul campo venga utilizzato tacendo su un’evidenza palese e venga al contempo distorto per dare conferma di una versione dei fatti priva di fonti e di qualunque ragionevole fondamento. Sono convinto che l’accaduto sia del tutto slegato dalla volontà dei vertici di Rete 4 e ancor più da quelli dell’azienda a cui fa riferimento il canale.
Particolarmente spiacevole per me è che questa vicenda si consumi ad una settimana dalla decontestualizzazione di una parte del mio precedente servizio per la medesima trasmissione, servizio che si proponeva di raccontare, insieme al presente, la strage di Mariupol del 2014.
L’accaduto costituisce l’ennesima forzatura narrativa sulle vicende ucraine: una forzatura che contribuisce ad alimentare un clima volto a compromettere la possibilità di una qualunque soluzione diplomatica, e con questa, l’auspicabile fine della guerra.
Insieme a queste considerazioni intendo ribadire che non esistono guerre gentili o raffinate.
La tragedia di Mariupol, come quella dell’intero Donbass e dell’intera Ucraina, poteva e doveva essere evitata. Professionalmente, e umanamente, ho il dovere di fare tutto quello che è nelle mie possibilità per scongiurare nuove tragedie: molto più semplicemente, ho il dovere di dire la verità.
Nella foto: l’anziana che ho intervistato al cimitero di Mangush. Sullo sfondo le sepolture che l’ormai ex sindaco di Mariupol ha definito fosse comuni.
Fonte
30/04/2022
Guerra in Ucraina - Ucciso “ex militare” britannico. Evacuazione da Mariupol. Missili su Kiev durante visita del Segretario dell’Onu. Biden decuplica i fondi per la guerra in Ucraina
Evacuazione dei civili da Mariupol
L’ufficio di presidenza ucraino ha fatto sapere che è stata pianificata “un’operazione” per oggi per evacuare i civili dall’acciaieria Azovstal a Mariupol. Il maggiore Serhiy Volyna, comandante della 36a brigata dell’esercito ucraino asserragliata nell’acciaieria, ha riferito che all’interno “La situazione è difficile”, sostenendo che ci sono nell’area circa 600 persone ferite più o meno gravemente, e tra questi anche civili. Ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva dichiarato, dopo l’incontro con Zelensky a Kiev, che erano in corso intense trattative sulla possibilità di evacuare militari e civili dai tunnel sotterranei dell’industria siderurgica Azovstal.
Putin, parlando con il segretario dell’Onu Guterres, aveva affermato che i civili possono uscire liberamente dall’impianto, mentre i militanti devono deporre le armi, così ha risposto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov alle dichiarazioni del presidente ucraino Vladimir Zelensky, secondo cui Kiev è pronta per negoziati immediati sull’evacuazione delle persone da Azovstal. “Il presidente è stato molto chiaro: i civili possono uscire e andare dove vogliono. Anche i militanti devono deporre le armi e uscire. Le loro vite saranno preservate. Tutti i feriti e i malati riceveranno assistenza medica”, ha detto Peskov. “Cosa c’è da negoziare in questo caso?”
Ucciso un “ex militare britannico”. Un altro risulta scomparso
Un “ex militare britannico”, Scott Sibley, è rimasto ucciso a Mariupol e un altro, sempre britannico, è scomparso: lo ha reso noto il Foreign Office. I due combattevano con reparti dell’esercito ucraino. Sibley è un ex militare delle forze armate britanniche. Il ministero degli Esteri di Londra non ha fornito dettagli su cosa i due facessero in Ucraina. Fonti diplomatiche citate dalla BBC hanno affermato che molto probabilmente i due erano volontari stranieri in servizio con le forze armate ucraine a Mariupol o altrove nel Donbass.
Altri due “ex militari” britannici sono stati catturati sempre a Mariupol nelle scorse settimane. Si tratta di Aiden Aslin e Shaun Pinner che si sono arresi dopo che la loro unità ha esaurito le munizioni.
Secondo quanto riferito dalla BBC, tre ex membri delle forze speciali britanniche sono stati uccisi a marzo durante un attacco missilistico russo contro un centro di addestramento militare vicino al confine con la Polonia, ma ciò non è mai stato confermato ufficialmente dalle autorità britanniche.
Biden chiederà altri 33 miliardi di dollari al Congresso per l’Ucraina
Il presidente Usa, Joe Biden chiederà al Congresso l’autorizzazione per altri 33 miliardi di dollari in aiuti all’Ucraina, 20 dei quali per assistenza militare. Lo ha riferito una fonte dell’amministrazione.
La proposta ammonta a dieci volte quanto stanziati fino ad oggi e a più del doppio del pacchetto iniziale da 13,6 miliardi di dollari che il Congresso ha varato il mese scorso.
Il fronte militare
Le forze militari russe stanno facendo registrare “alcuni progressi nel nuovo attacco alla parte orientale dell’Ucraina”. È quanto riportano funzionari dell’amministrazione Biden e della Nato. Secondo gli Stati Uniti ci sarebbero “alcune prove” del miglioramento della capacità russa di combinare attacchi aerei e via terra, così come quella di rifornire le truppe impegnate al fronte. “Il miglioramento – dice una fonte del Pentagono, secondo la CNN – è lento e irregolare” ma avrebbe permesso ai russi di avanzare “per molti chilometri” ogni giorno. Una parte delle forze russe sta iniziando a lasciare Mariupol, spostandosi verso Nord e Nord-Ovest, ha riferito un funzionario della difesa Usa. “Non abbiamo un numero esatto di quante forze russe stiano lasciando Mariupol, ma non crediamo che il numero sia insignificante”.
Missili russi su Kiev durante visita del segretario dell’Onu
Due missili hanno provocato forti esplosioni a Kiev durante la conferenza stampa del presidente ucraino Zelensky insieme al segretario generale dell’Onu Guterres. Il Consiglio di sicurezza “ha fallito” nei suoi sforzi per “prevenire e porre fine” alla guerra in Ucraina ha ammesso il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, durante la sua visita a Kiev. “Vorrei essere molto chiaro: il Consiglio di sicurezza non è riuscito a fare tutto ciò che era in suo potere per prevenire e porre fine a questa guerra. E questo è fonte di grande delusione, frustrazione e rabbia”, ha detto Guterres nella conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.
I presidenti turco e russo, Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno discusso telefonicamente della situazione in Ucraina. Lo ha reso noto l’ufficio del leader turco come riferisce l’agenzia Anadolu.
Per la Nato “la guerra potrà durare anni”
La Nato è pronta a sostenere l’Ucraina per anni nella guerra contro la Russia, anche aiutando Kiev a passare dalle vecchie armi dell’era sovietica alle moderne attrezzature militari occidentali. Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, “C’è assolutamente la possibilità che questa guerra si trascini e duri per mesi e anni”, ha sottolineato il segretario generale.
Sanzioni alla Russia su gas e petrolio. Nella Ue non c’è unanimità
L’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell ha dichiarato che “Nessuno stato membro dell’Unione farà nulla che implicherà l’elusione delle sanzioni. I contratti indicano i termini previsti. Se dicono che i pagamenti sono in euro o in dollari, così avverranno. Naturalmente la Russia cercherà di fare di tutto per metterci in difficoltà. La nostra risposta sarà unità e solidale”. Ma Borrell ha anche dovuto ammettere che quanto alla decisione di interrompere drasticamente l’acquisto del petrolio e del gas russi “non c’è ancora la necessaria unanimità degli Stati membri”. Intanto i funzionari della Ue fanno sapere che “Le linee guida inviate dalla Commissione europea agli Stati membri sono molto chiare: aprire un secondo conto bancario in rubli” presso Gazprombank per assecondare il decreto russo sul pagamento in rubli delle forniture di gas “sarebbe una violazione o un’elusione delle sanzioni” imposte dall’Ue a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina.
Dal canto suo la compagnia energetica russa Gazprom sta fornendo regolarmente il gas in transito attraverso l’Ucraina, in conformità con le richieste dei consumatori, per un importo di 65,4 milioni di metri cubi. Lo riferisce questa mattina la stessa Gazprom in un comunicato. Il dato odierno si mantiene sopra la media rispetto agli obblighi massimi contrattuali di Gazprom con la parte ucraina, che ammonta a circa 109,6 milioni di metri cubi di gas al giorno.
Fonte
L’ufficio di presidenza ucraino ha fatto sapere che è stata pianificata “un’operazione” per oggi per evacuare i civili dall’acciaieria Azovstal a Mariupol. Il maggiore Serhiy Volyna, comandante della 36a brigata dell’esercito ucraino asserragliata nell’acciaieria, ha riferito che all’interno “La situazione è difficile”, sostenendo che ci sono nell’area circa 600 persone ferite più o meno gravemente, e tra questi anche civili. Ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva dichiarato, dopo l’incontro con Zelensky a Kiev, che erano in corso intense trattative sulla possibilità di evacuare militari e civili dai tunnel sotterranei dell’industria siderurgica Azovstal.
Putin, parlando con il segretario dell’Onu Guterres, aveva affermato che i civili possono uscire liberamente dall’impianto, mentre i militanti devono deporre le armi, così ha risposto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov alle dichiarazioni del presidente ucraino Vladimir Zelensky, secondo cui Kiev è pronta per negoziati immediati sull’evacuazione delle persone da Azovstal. “Il presidente è stato molto chiaro: i civili possono uscire e andare dove vogliono. Anche i militanti devono deporre le armi e uscire. Le loro vite saranno preservate. Tutti i feriti e i malati riceveranno assistenza medica”, ha detto Peskov. “Cosa c’è da negoziare in questo caso?”
Ucciso un “ex militare britannico”. Un altro risulta scomparso
Un “ex militare britannico”, Scott Sibley, è rimasto ucciso a Mariupol e un altro, sempre britannico, è scomparso: lo ha reso noto il Foreign Office. I due combattevano con reparti dell’esercito ucraino. Sibley è un ex militare delle forze armate britanniche. Il ministero degli Esteri di Londra non ha fornito dettagli su cosa i due facessero in Ucraina. Fonti diplomatiche citate dalla BBC hanno affermato che molto probabilmente i due erano volontari stranieri in servizio con le forze armate ucraine a Mariupol o altrove nel Donbass.
Altri due “ex militari” britannici sono stati catturati sempre a Mariupol nelle scorse settimane. Si tratta di Aiden Aslin e Shaun Pinner che si sono arresi dopo che la loro unità ha esaurito le munizioni.
Secondo quanto riferito dalla BBC, tre ex membri delle forze speciali britanniche sono stati uccisi a marzo durante un attacco missilistico russo contro un centro di addestramento militare vicino al confine con la Polonia, ma ciò non è mai stato confermato ufficialmente dalle autorità britanniche.
Biden chiederà altri 33 miliardi di dollari al Congresso per l’Ucraina
Il presidente Usa, Joe Biden chiederà al Congresso l’autorizzazione per altri 33 miliardi di dollari in aiuti all’Ucraina, 20 dei quali per assistenza militare. Lo ha riferito una fonte dell’amministrazione.
La proposta ammonta a dieci volte quanto stanziati fino ad oggi e a più del doppio del pacchetto iniziale da 13,6 miliardi di dollari che il Congresso ha varato il mese scorso.
Il fronte militare
Le forze militari russe stanno facendo registrare “alcuni progressi nel nuovo attacco alla parte orientale dell’Ucraina”. È quanto riportano funzionari dell’amministrazione Biden e della Nato. Secondo gli Stati Uniti ci sarebbero “alcune prove” del miglioramento della capacità russa di combinare attacchi aerei e via terra, così come quella di rifornire le truppe impegnate al fronte. “Il miglioramento – dice una fonte del Pentagono, secondo la CNN – è lento e irregolare” ma avrebbe permesso ai russi di avanzare “per molti chilometri” ogni giorno. Una parte delle forze russe sta iniziando a lasciare Mariupol, spostandosi verso Nord e Nord-Ovest, ha riferito un funzionario della difesa Usa. “Non abbiamo un numero esatto di quante forze russe stiano lasciando Mariupol, ma non crediamo che il numero sia insignificante”.
Missili russi su Kiev durante visita del segretario dell’Onu
Due missili hanno provocato forti esplosioni a Kiev durante la conferenza stampa del presidente ucraino Zelensky insieme al segretario generale dell’Onu Guterres. Il Consiglio di sicurezza “ha fallito” nei suoi sforzi per “prevenire e porre fine” alla guerra in Ucraina ha ammesso il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, durante la sua visita a Kiev. “Vorrei essere molto chiaro: il Consiglio di sicurezza non è riuscito a fare tutto ciò che era in suo potere per prevenire e porre fine a questa guerra. E questo è fonte di grande delusione, frustrazione e rabbia”, ha detto Guterres nella conferenza stampa congiunta con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky.
I presidenti turco e russo, Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, hanno discusso telefonicamente della situazione in Ucraina. Lo ha reso noto l’ufficio del leader turco come riferisce l’agenzia Anadolu.
Per la Nato “la guerra potrà durare anni”
La Nato è pronta a sostenere l’Ucraina per anni nella guerra contro la Russia, anche aiutando Kiev a passare dalle vecchie armi dell’era sovietica alle moderne attrezzature militari occidentali. Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, “C’è assolutamente la possibilità che questa guerra si trascini e duri per mesi e anni”, ha sottolineato il segretario generale.
Sanzioni alla Russia su gas e petrolio. Nella Ue non c’è unanimità
L’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell ha dichiarato che “Nessuno stato membro dell’Unione farà nulla che implicherà l’elusione delle sanzioni. I contratti indicano i termini previsti. Se dicono che i pagamenti sono in euro o in dollari, così avverranno. Naturalmente la Russia cercherà di fare di tutto per metterci in difficoltà. La nostra risposta sarà unità e solidale”. Ma Borrell ha anche dovuto ammettere che quanto alla decisione di interrompere drasticamente l’acquisto del petrolio e del gas russi “non c’è ancora la necessaria unanimità degli Stati membri”. Intanto i funzionari della Ue fanno sapere che “Le linee guida inviate dalla Commissione europea agli Stati membri sono molto chiare: aprire un secondo conto bancario in rubli” presso Gazprombank per assecondare il decreto russo sul pagamento in rubli delle forniture di gas “sarebbe una violazione o un’elusione delle sanzioni” imposte dall’Ue a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina.
Dal canto suo la compagnia energetica russa Gazprom sta fornendo regolarmente il gas in transito attraverso l’Ucraina, in conformità con le richieste dei consumatori, per un importo di 65,4 milioni di metri cubi. Lo riferisce questa mattina la stessa Gazprom in un comunicato. Il dato odierno si mantiene sopra la media rispetto agli obblighi massimi contrattuali di Gazprom con la parte ucraina, che ammonta a circa 109,6 milioni di metri cubi di gas al giorno.
Fonte
27/04/2022
Guerra in Ucraina - Giallo sull’interruzione del gas russo alla Polonia. Abbattuti droni ucraini su città russe. Negoziati in salita, nonostante l’Onu
È giallo sull’interruzione di gas russo alla Polonia
L’agenzia Agi, citando la Reuters, riferisce che le consegne di gas russo alla Polonia sono state ripristinate dopo essere state interrotte brevemente. Secondo l’agenzia russa Tass la Gazprom non conferma l’informazione che la fornitura di gas russo alla Polonia sia già stata interrotta, lo avrebbe comunicato ai giornalisti il portavoce della compagnia russa Sergey Kupriyanov.
La società statale polacca Pgnig aveva comunicato in precedenza che le forniture da Gazprom attraverso l’Ucraina e la Bielorussia sarebbero state ridotte alle 8 di questa mattina, ma a quanto pare la notizia non trova per ora conferme. Secondo l’European Network of Transmission System Operators for Gas (ENTSOG), il flusso fisico di gas russo attraverso la stazione Kondratki si è fermato la notte del 26 aprile. Allo stesso tempo, una situazione simile è stata osservata la notte del 24 aprile.
La società russa Gazprom aveva infatti annunciato da questa mattina l’interruzione completa delle forniture alla Bulgargaz della Bulgaria e alla PGNiG della Polonia a causa del loro rifiuto di pagare le forniture prime in rubli. La Bulgaria dipende per oltre il 90% dal gas di Mosca. Il 1° aprile scorso, la Russia ha iniziato ad accettare pagamenti di gas da paesi considerati “non amici” in rubli per allontanarsi dalle transazioni in dollari ed euro. Secondo un decreto presidenziale, Gazprombank deve aprire conti in valuta speciale e in rubli. L’acquirente trasferisce sul primo conto l’importo necessario nella valuta specificata nel contratto, la banca lo vende alla Borsa di Mosca e accredita il rublo sul secondo conto. Questo conto è utilizzato per pagare Gazprom per le materie prime consegnate.
Essendo Polonia e Bulgaria degli Stati di transito del gas verso Paesi terzi, Gazprom ha inoltre avvertito i due Paesi che in caso di prelievo non autorizzato di gas russo destinato a Paesi terzi, le forniture di transito verranno ridotte di un ammontare analogo.
Gazprom ha fatto sapere che continuano le sue forniture di gas naturale all’Europa attraverso l’Ucraina in linea con le richieste dei consumatori europei. Ma ha precisato di aver ricevuto oggi meno richieste rispetto al giorno precedente: sono state infatti pari a 48,7 milioni di metri cubi per la giornata del 27 aprile, in calo rispetto ai 56 milioni di metri cubi del 26 aprile.
In una intervista pubblicata oggi su La Stampa, il cancelliere tedesco Scholz ha riaffermato che relativamente ad un eventuale embargo sul gas russo “non vedo come potrebbe porre fine alla guerra. Se Putin fosse stato aperto ad argomenti economici, non avrebbe mai iniziato questa guerra folle. Secondo: vogliamo evitare una crisi economica drammatica, la perdita di milioni di posti di lavoro e di fabbriche che non riaprirebbero più. Questo avrebbe grandi conseguenze per il nostro Paese, e per tutta Europa, e avrebbe anche un grande impatto sul finanziamento della ricostruzione dell’Ucraina. Pertanto, è mia responsabilità dire che non possiamo permetterlo”.
Droni ucraini abbattuti su città russe. In fiamme deposito a Beogorod
Mercoledì, un drone da ricognizione è stato distrutto nel cielo sopra Voronezh, in Russia a 300 km dal confine con l’Ucraina. Il governatore della regione, Alexander Gusev, ha specificato che si trattava di un drone di piccole dimensioni che è stato rilevato dal sistema di difesa aerea.
Anche il governatore della regione di Kursk, Roman Starovoit, ha comunicato che un drone ucraino era stato intercettato nel cielo sopra la regione durante la notte.
Il governatore della regione di Belgorod, Vyacheslav Gladkov, ha riferito di esplosioni nella regione. Più tardi ha chiarito che un deposito di munizioni vicino al villaggio di Staraya Nelidovka nella regione di Belgorod aveva preso fuoco.
Dall’11 aprile, in diverse regioni russe che confinano con l’Ucraina è stato dichiarato un livello “giallo” di allarme in cinque distretti settentrionali e due orientali della Crimea, due distretti della regione di Krasnodar, territori delle regioni di Belgorod, Bryansk, Kursk e due distretti della regione di Voronezh.
Il fronte militare
Secondo il ministero della Difesa ucraino l’offensiva russa si va intensificando nell’Est del paese. I soldati dell’esercito ucraino si sono ritirati da tre villaggi nella regione di Kharkiv e da altri due nella regione di Donetsk, spiegando che le forze russe hanno preso i villaggi di Velyka, Komyshuvakha e Zavody nella regione di Kharkiv e quelli di Zarichne e Novotoshkivske, nella regione di Donetsk.
Missili Kalibr russi hanno colpito e distrutto un deposito di armi e munizioni fornite da Usa ed Unione Europea nell’impianto di produzione di alluminio a Zaporizhia, in Ucraina. Lo ha riferito il ministero della Difesa di Mosca.
C’è stato un raid ucraino sull’isola dei Serpenti, in Crimea, dove la Russia ha installato i suoi missili Stena-10.
Gli Stati Uniti hanno problemi con le scorte di armamenti
Le scorte di armi statunitensi potrebbero esaurirsi in pochi mesi se la Casa Bianca continua le consegne all’Ucraina. A riportarlo è l’agenzia Bloomberg il 26 aprile, citando i relatori del Comitato per i servizi armati della Camera degli Stati Uniti. “Questa è un’enorme minaccia per la nostra sicurezza”, ha detto all’udienza Ellen Lord, ex sottosegretario alla difesa per l’acquisizione e la logistica, secondo il quale Washington ha già inviato quasi un quarto della sua scorta di missili Stinger all’Ucraina.
Il fronte dei negoziati
Il Segretario generale dell’Onu, Guterres ieri si è incontrato a Mosca con il presidente russo Putin e domani volerà a Kiev per colloqui con il presidente ucraino Zelenski, il quale non aveva mancato di contestare anche la decisione del segretario dell’Onu di andare prima a Mosca e poi a a Kiev. Putin durante il colloquio con Guterres ha chiarito che “senza un accordo sulla Crimea e sul Donbass non è possibile firmare delle garanzie di sicurezza sull’Ucraina”, inoltre, ha respinto le accuse sulle atrocità avvenute a Bucha, il sobborgo a nord ovest di Kiev, affermando che con tutto ciò “l’esercito russo non ha nulla a che fare” derubricandola come una “messa in scena”. La conversazione si è concentrata anche sulla situazione in corso a Mariupol, dove i russi hanno quasi il completo controllo della città a eccezione dell’acciaieria Azovstal dove sono asserragliati militari ucraini e combattenti del battaglione Azov, oltre a un numero imprecisato di civili. Putin si è detto disposto a concedere alla Croce Rossa la gestione delle evacuazioni dei civili dall’acciaieria assediata.
Fonte
L’agenzia Agi, citando la Reuters, riferisce che le consegne di gas russo alla Polonia sono state ripristinate dopo essere state interrotte brevemente. Secondo l’agenzia russa Tass la Gazprom non conferma l’informazione che la fornitura di gas russo alla Polonia sia già stata interrotta, lo avrebbe comunicato ai giornalisti il portavoce della compagnia russa Sergey Kupriyanov.
La società statale polacca Pgnig aveva comunicato in precedenza che le forniture da Gazprom attraverso l’Ucraina e la Bielorussia sarebbero state ridotte alle 8 di questa mattina, ma a quanto pare la notizia non trova per ora conferme. Secondo l’European Network of Transmission System Operators for Gas (ENTSOG), il flusso fisico di gas russo attraverso la stazione Kondratki si è fermato la notte del 26 aprile. Allo stesso tempo, una situazione simile è stata osservata la notte del 24 aprile.
La società russa Gazprom aveva infatti annunciato da questa mattina l’interruzione completa delle forniture alla Bulgargaz della Bulgaria e alla PGNiG della Polonia a causa del loro rifiuto di pagare le forniture prime in rubli. La Bulgaria dipende per oltre il 90% dal gas di Mosca. Il 1° aprile scorso, la Russia ha iniziato ad accettare pagamenti di gas da paesi considerati “non amici” in rubli per allontanarsi dalle transazioni in dollari ed euro. Secondo un decreto presidenziale, Gazprombank deve aprire conti in valuta speciale e in rubli. L’acquirente trasferisce sul primo conto l’importo necessario nella valuta specificata nel contratto, la banca lo vende alla Borsa di Mosca e accredita il rublo sul secondo conto. Questo conto è utilizzato per pagare Gazprom per le materie prime consegnate.
Essendo Polonia e Bulgaria degli Stati di transito del gas verso Paesi terzi, Gazprom ha inoltre avvertito i due Paesi che in caso di prelievo non autorizzato di gas russo destinato a Paesi terzi, le forniture di transito verranno ridotte di un ammontare analogo.
Gazprom ha fatto sapere che continuano le sue forniture di gas naturale all’Europa attraverso l’Ucraina in linea con le richieste dei consumatori europei. Ma ha precisato di aver ricevuto oggi meno richieste rispetto al giorno precedente: sono state infatti pari a 48,7 milioni di metri cubi per la giornata del 27 aprile, in calo rispetto ai 56 milioni di metri cubi del 26 aprile.
In una intervista pubblicata oggi su La Stampa, il cancelliere tedesco Scholz ha riaffermato che relativamente ad un eventuale embargo sul gas russo “non vedo come potrebbe porre fine alla guerra. Se Putin fosse stato aperto ad argomenti economici, non avrebbe mai iniziato questa guerra folle. Secondo: vogliamo evitare una crisi economica drammatica, la perdita di milioni di posti di lavoro e di fabbriche che non riaprirebbero più. Questo avrebbe grandi conseguenze per il nostro Paese, e per tutta Europa, e avrebbe anche un grande impatto sul finanziamento della ricostruzione dell’Ucraina. Pertanto, è mia responsabilità dire che non possiamo permetterlo”.
Droni ucraini abbattuti su città russe. In fiamme deposito a Beogorod
Mercoledì, un drone da ricognizione è stato distrutto nel cielo sopra Voronezh, in Russia a 300 km dal confine con l’Ucraina. Il governatore della regione, Alexander Gusev, ha specificato che si trattava di un drone di piccole dimensioni che è stato rilevato dal sistema di difesa aerea.
Anche il governatore della regione di Kursk, Roman Starovoit, ha comunicato che un drone ucraino era stato intercettato nel cielo sopra la regione durante la notte.
Il governatore della regione di Belgorod, Vyacheslav Gladkov, ha riferito di esplosioni nella regione. Più tardi ha chiarito che un deposito di munizioni vicino al villaggio di Staraya Nelidovka nella regione di Belgorod aveva preso fuoco.
Dall’11 aprile, in diverse regioni russe che confinano con l’Ucraina è stato dichiarato un livello “giallo” di allarme in cinque distretti settentrionali e due orientali della Crimea, due distretti della regione di Krasnodar, territori delle regioni di Belgorod, Bryansk, Kursk e due distretti della regione di Voronezh.
Il fronte militare
Secondo il ministero della Difesa ucraino l’offensiva russa si va intensificando nell’Est del paese. I soldati dell’esercito ucraino si sono ritirati da tre villaggi nella regione di Kharkiv e da altri due nella regione di Donetsk, spiegando che le forze russe hanno preso i villaggi di Velyka, Komyshuvakha e Zavody nella regione di Kharkiv e quelli di Zarichne e Novotoshkivske, nella regione di Donetsk.
Missili Kalibr russi hanno colpito e distrutto un deposito di armi e munizioni fornite da Usa ed Unione Europea nell’impianto di produzione di alluminio a Zaporizhia, in Ucraina. Lo ha riferito il ministero della Difesa di Mosca.
C’è stato un raid ucraino sull’isola dei Serpenti, in Crimea, dove la Russia ha installato i suoi missili Stena-10.
Gli Stati Uniti hanno problemi con le scorte di armamenti
Le scorte di armi statunitensi potrebbero esaurirsi in pochi mesi se la Casa Bianca continua le consegne all’Ucraina. A riportarlo è l’agenzia Bloomberg il 26 aprile, citando i relatori del Comitato per i servizi armati della Camera degli Stati Uniti. “Questa è un’enorme minaccia per la nostra sicurezza”, ha detto all’udienza Ellen Lord, ex sottosegretario alla difesa per l’acquisizione e la logistica, secondo il quale Washington ha già inviato quasi un quarto della sua scorta di missili Stinger all’Ucraina.
Il fronte dei negoziati
Il Segretario generale dell’Onu, Guterres ieri si è incontrato a Mosca con il presidente russo Putin e domani volerà a Kiev per colloqui con il presidente ucraino Zelenski, il quale non aveva mancato di contestare anche la decisione del segretario dell’Onu di andare prima a Mosca e poi a a Kiev. Putin durante il colloquio con Guterres ha chiarito che “senza un accordo sulla Crimea e sul Donbass non è possibile firmare delle garanzie di sicurezza sull’Ucraina”, inoltre, ha respinto le accuse sulle atrocità avvenute a Bucha, il sobborgo a nord ovest di Kiev, affermando che con tutto ciò “l’esercito russo non ha nulla a che fare” derubricandola come una “messa in scena”. La conversazione si è concentrata anche sulla situazione in corso a Mariupol, dove i russi hanno quasi il completo controllo della città a eccezione dell’acciaieria Azovstal dove sono asserragliati militari ucraini e combattenti del battaglione Azov, oltre a un numero imprecisato di civili. Putin si è detto disposto a concedere alla Croce Rossa la gestione delle evacuazioni dei civili dall’acciaieria assediata.
Fonte
22/04/2022
Guerra in Ucraina - A Mariupol “incognite” sulla resa. Boris Johnson addestra i militari ucraini ma chiede umanità per i britannici catturati
Le autorità ucraine hanno deciso che oggi non ci sarà nessun corridoio umanitario di evacuazione per i civili per via della situazione “pericolosa” sulle strade. Lo ha dichiarato su Telegram il vice primo ministro ucraino, Iryna Vereshchuk.
A Mariupol il comandante del battaglione Azov asserragliato nell’acciaieria ammette alla BBC che tutti gli edifici nel territorio di Azovstal sono “praticamente distrutti”, ha spiegato Palamar, “lanciano bombe pesanti, bombe ‘bunker-buster’ che causano enorme distruzione. Abbiamo feriti e morti nei bunker. Alcuni civili rimangono intrappolati sotto gli edifici crollati”. I miliziani dell’Azov e i fanti di marina ucraini hanno rifiutato due volte le proposte di resa avanzate dalle forze armate russe e dalle milizie repubblicane del Donetsk.
Fonti russe su Telegram affermano che “L’edificio amministrativo strategicamente importante dello stabilimento Azovstal è sotto controllo e tutto il territorio adiacente è stato sgomberato”, specificando che quel poco che resta dei nazionalisti ucraini “è stato bloccato sotto uno spesso strato di cemento e acciaio all’interno dell’impianto”.
L’agenzia russa Ria Novosti rivela che il primo ministro britannico Boris Johnson ha chiesto alle autorità russe di trattare i 2 mercenari britannici catturati a Mariupol – Aidan Eislin, 28 anni, e Sean Pinner, 48 anni – con “umanità e simpatia”. Tuttavia, Johnson non ha ancora spiegato ciò che stavano facendo questi due militari britannici in Ucraina. E sembra proprio che la presenza di numerosi consiglieri e militari di paesi Nato tra le truppe ucraine e i nazisti del battaglione Azov sia uno degli ostacoli principali per la resa nell’acciaieria.
Fonti ufficiali ucraine ammettono che le forze armate russe hanno occupato 42 insediamenti nell’oblast di Donetsk. Olena Symonenko, un’assistente del capo dello staff del presidente Volodymyr Zelensky, ha detto che la Russia ha conquistato ulteriori insediamenti ucraini nell’Oblast di Donetsk. Attualmente 3.500 insediamenti ucraini sono passati sotto il controllo russo.
Il primo ministro britannico Boris Johnson ha rivelato che decine di soldati ucraini si stanno addestrando nel Regno Unito, imparando ad usare 120 veicoli blindati britannici prima di tornare con quei mezzi a combattere nella guerra contro la Russia. Lo scrive The Guardian. Le forze britanniche stanno anche addestrando i militari ucraini in Polonia su come usare i missili antiaerei, “Posso dire che attualmente stiamo addestrando gli ucraini in Polonia nell’uso della difesa antiaerea, e in realtà nel Regno Unito nell’uso dei veicoli blindati”, ha detto Johnson.
Fonte
A Mariupol il comandante del battaglione Azov asserragliato nell’acciaieria ammette alla BBC che tutti gli edifici nel territorio di Azovstal sono “praticamente distrutti”, ha spiegato Palamar, “lanciano bombe pesanti, bombe ‘bunker-buster’ che causano enorme distruzione. Abbiamo feriti e morti nei bunker. Alcuni civili rimangono intrappolati sotto gli edifici crollati”. I miliziani dell’Azov e i fanti di marina ucraini hanno rifiutato due volte le proposte di resa avanzate dalle forze armate russe e dalle milizie repubblicane del Donetsk.
Fonti russe su Telegram affermano che “L’edificio amministrativo strategicamente importante dello stabilimento Azovstal è sotto controllo e tutto il territorio adiacente è stato sgomberato”, specificando che quel poco che resta dei nazionalisti ucraini “è stato bloccato sotto uno spesso strato di cemento e acciaio all’interno dell’impianto”.
L’agenzia russa Ria Novosti rivela che il primo ministro britannico Boris Johnson ha chiesto alle autorità russe di trattare i 2 mercenari britannici catturati a Mariupol – Aidan Eislin, 28 anni, e Sean Pinner, 48 anni – con “umanità e simpatia”. Tuttavia, Johnson non ha ancora spiegato ciò che stavano facendo questi due militari britannici in Ucraina. E sembra proprio che la presenza di numerosi consiglieri e militari di paesi Nato tra le truppe ucraine e i nazisti del battaglione Azov sia uno degli ostacoli principali per la resa nell’acciaieria.
Fonti ufficiali ucraine ammettono che le forze armate russe hanno occupato 42 insediamenti nell’oblast di Donetsk. Olena Symonenko, un’assistente del capo dello staff del presidente Volodymyr Zelensky, ha detto che la Russia ha conquistato ulteriori insediamenti ucraini nell’Oblast di Donetsk. Attualmente 3.500 insediamenti ucraini sono passati sotto il controllo russo.
Il primo ministro britannico Boris Johnson ha rivelato che decine di soldati ucraini si stanno addestrando nel Regno Unito, imparando ad usare 120 veicoli blindati britannici prima di tornare con quei mezzi a combattere nella guerra contro la Russia. Lo scrive The Guardian. Le forze britanniche stanno anche addestrando i militari ucraini in Polonia su come usare i missili antiaerei, “Posso dire che attualmente stiamo addestrando gli ucraini in Polonia nell’uso della difesa antiaerea, e in realtà nel Regno Unito nell’uso dei veicoli blindati”, ha detto Johnson.
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21/04/2022
Guerra in Ucraina - Mariupol, Putin contrario all’assalto frontale all’acciaieria. La Turchia denuncia: alcuni paesi Nato vogliono che la guerra prosegua
Le forze russe neutralizzeranno oggi l’ultima resistenza opposta dal Reggimento Azov e dai militari ucraini rifugiati nell’acciaieria di Mariupol ha affermato il leader ceceno Ramzan Kadyrov sul suo canale Telegram. Diversamente, il ministro della Difesa russo Sergey Shoygu ritiene invece che ci vorranno tre o quattro giorni per completare l’operazione. Lo stesso ministro, secondo l’agenzia russa Izvestia, conferma però che “A partire da oggi, tutta Mariupol è sotto il controllo dell’esercito russo e della milizia popolare della Repubblica Popolare di Donetsk. Il territorio dello stabilimento Azovstal con i resti dei nazionalisti e dei mercenari stranieri situati lì è bloccato in modo sicuro”.
Ma tutte le agenzie russe danno rilievo ad una dichiarazione di Putin secondo cui l’assalto diretto all’acciaieria va evitato e ha ordinato di annullare l’assalto alla zona industriale. “Dobbiamo pensare a preservare la vita e la salute dei nostri soldati e ufficiali. Non c’è bisogno di andare in queste catacombe e strisciare sottoterra in queste strutture industriali. Bloccate questa zona industriale in modo che neanche una mosca vi passi attraverso” ha affermato il presidente russo.
La conquista dell’acciaieria Azovstal segnerebbe la caduta definitiva di Mariupol sotto il controllo russo. Consapevole di questo l’Ucraina si è detta pronta ad avviare uno speciale ciclo di negoziati con la Russia, per trovare un accordo che consenta l’evacuazione dei militari e dei civili ucraini asserragliati nell’acciaieria Azovstal di Mariupol. Ad annunciarlo è stato il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Mykhaylo Podolyak.
Ma ieri nessuno, né militari né civili, ha utilizzato il corridoio umanitario aperto dalle forze armate russe e dalle milizie repubblicane per le evacuazioni dall’acciaieria di Mariupol, riferisce il presidente del Centro di Controllo Nazionale della Difesa russa, Mikhail Mizintsev. Da Mariupol sono stati evacuati meno civili del previsto ha dichiarato il governatore ucraino del Donetsk, Pavlo Kyrylenko. Le autorità cittadine hanno riferito che il corridoio umanitario concordato con Mosca prevedeva l’arrivo di 90 bus che avrebbero evacuato 6 mila persone ma molte meno sarebbero riuscite a lasciare la città assediata.
Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha scritto ai presidenti di Ucraina e Russia, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, chiedendo loro di essere ricevuto a Kiev e a Mosca.
Nuove armi affluiscono in Ucraina. La Turchia lancia l’allarme
Dagli Stati Uniti affluiranno armi e munizioni per aiutare gli ucraini a difendersi dall’aggressione russa: è questa l’assicurazione data dal presidente americano, Joe Biden, ricevendo alla Casa Bianca i vertici delle forze armate. Biden ha spiegato che “è iniziato l’addestramento di una cinquantina di militari ucraini per l’impiego degli obici Howitzer inviati da Washington”. Ma il portavoce del Pentagono, John Kirby si è visto costretto a precisare che all’Ucraina sono arrivati dagli alleati degli Usa solo pezzi di ricambio per gli aerei da combattimento e non interi velivoli da guerra, correggendo così la sua dichiarazione di ieri nella quale aveva fatto riferimento a Paesi alleati che avrebbero inviato caccia a Kiev.
L’invio di veicoli blindati tedeschi all’Ucraina non rappresenta un tabù ha affermato la ministra degli Esteri Annalena Baerbock durante la sua missione in Lettonia, aggiungendo però che “la Bundeswehr non è in grado di mettere a disposizione questi veicoli in tempi brevi”.
La ministra degli Esteri tedesca ha anche aggiunto che la Germania “provvederà all’addestramento e al mantenimento” dei sistemi di difesa e artiglieria che saranno fornite a Kiev “dai nostri partner”. Secondo Baerbock l’invio di armamenti “non ci rende parte della guerra”.
Ma su questa escalation di forniture di armamenti all’Ucraina è intervenuto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale ha accusato alcuni paesi della Nato di volere una guerra duratura in Ucraina per “indebolire” Mosca. “Ci sono paesi all’interno della NATO che vogliono che la guerra continui”, ha affermato il capo della diplomazia turca, “il loro obiettivo è indebolire la Russia”. Cavusoglu, in un’intervista alla CNN turca, ha affermato che la Turchia inizialmente credeva che “la guerra non sarebbe durata a lungo” ma ha cambiato opinione dopo il vertice della Nato con la partecipazione di Kiev.
Fonte
Ma tutte le agenzie russe danno rilievo ad una dichiarazione di Putin secondo cui l’assalto diretto all’acciaieria va evitato e ha ordinato di annullare l’assalto alla zona industriale. “Dobbiamo pensare a preservare la vita e la salute dei nostri soldati e ufficiali. Non c’è bisogno di andare in queste catacombe e strisciare sottoterra in queste strutture industriali. Bloccate questa zona industriale in modo che neanche una mosca vi passi attraverso” ha affermato il presidente russo.
La conquista dell’acciaieria Azovstal segnerebbe la caduta definitiva di Mariupol sotto il controllo russo. Consapevole di questo l’Ucraina si è detta pronta ad avviare uno speciale ciclo di negoziati con la Russia, per trovare un accordo che consenta l’evacuazione dei militari e dei civili ucraini asserragliati nell’acciaieria Azovstal di Mariupol. Ad annunciarlo è stato il consigliere del capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Mykhaylo Podolyak.
Ma ieri nessuno, né militari né civili, ha utilizzato il corridoio umanitario aperto dalle forze armate russe e dalle milizie repubblicane per le evacuazioni dall’acciaieria di Mariupol, riferisce il presidente del Centro di Controllo Nazionale della Difesa russa, Mikhail Mizintsev. Da Mariupol sono stati evacuati meno civili del previsto ha dichiarato il governatore ucraino del Donetsk, Pavlo Kyrylenko. Le autorità cittadine hanno riferito che il corridoio umanitario concordato con Mosca prevedeva l’arrivo di 90 bus che avrebbero evacuato 6 mila persone ma molte meno sarebbero riuscite a lasciare la città assediata.
Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha scritto ai presidenti di Ucraina e Russia, Volodymyr Zelensky e Vladimir Putin, chiedendo loro di essere ricevuto a Kiev e a Mosca.
Nuove armi affluiscono in Ucraina. La Turchia lancia l’allarme
Dagli Stati Uniti affluiranno armi e munizioni per aiutare gli ucraini a difendersi dall’aggressione russa: è questa l’assicurazione data dal presidente americano, Joe Biden, ricevendo alla Casa Bianca i vertici delle forze armate. Biden ha spiegato che “è iniziato l’addestramento di una cinquantina di militari ucraini per l’impiego degli obici Howitzer inviati da Washington”. Ma il portavoce del Pentagono, John Kirby si è visto costretto a precisare che all’Ucraina sono arrivati dagli alleati degli Usa solo pezzi di ricambio per gli aerei da combattimento e non interi velivoli da guerra, correggendo così la sua dichiarazione di ieri nella quale aveva fatto riferimento a Paesi alleati che avrebbero inviato caccia a Kiev.
L’invio di veicoli blindati tedeschi all’Ucraina non rappresenta un tabù ha affermato la ministra degli Esteri Annalena Baerbock durante la sua missione in Lettonia, aggiungendo però che “la Bundeswehr non è in grado di mettere a disposizione questi veicoli in tempi brevi”.
La ministra degli Esteri tedesca ha anche aggiunto che la Germania “provvederà all’addestramento e al mantenimento” dei sistemi di difesa e artiglieria che saranno fornite a Kiev “dai nostri partner”. Secondo Baerbock l’invio di armamenti “non ci rende parte della guerra”.
Ma su questa escalation di forniture di armamenti all’Ucraina è intervenuto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il quale ha accusato alcuni paesi della Nato di volere una guerra duratura in Ucraina per “indebolire” Mosca. “Ci sono paesi all’interno della NATO che vogliono che la guerra continui”, ha affermato il capo della diplomazia turca, “il loro obiettivo è indebolire la Russia”. Cavusoglu, in un’intervista alla CNN turca, ha affermato che la Turchia inizialmente credeva che “la guerra non sarebbe durata a lungo” ma ha cambiato opinione dopo il vertice della Nato con la partecipazione di Kiev.
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20/04/2022
Guerra in Ucraina - La Russia invita alla resa i miliziani a Mariupol. Aperto corridoio umanitario. Nuove forniture militari Nato all’Ucraina. Chernobyl sotto controllo
Per la giornata di oggi è stato concordato un corridoio umanitario da Mariupol per garantire l’evacuazione di donne, bambini e anziani. Secondo fonti ucraine il convoglio umanitario partirà dalla città sul Mar D’Azov alle 14 ore locali, le 13 in Italia, e la colonna si sposterà lungo il percorso Mariupol-Mangush-Berdyansk-Tokmak-Orikhiv-Zaporizhzhia.
Mariupol. La Russia invita alla resa i miliziani nell’acciaieria
Mentre le forze armate russe e le milizie repubblicane continuano a stringere l’assedio sul grande impianto siderurgico Azovstal di Mariupol, il ministero della Difesa russo ha nuovamente sollecitato la resa dei militari ucraini ancora asserragliati nello stabilimento siderurgico, dopo che questi ultimi hanno ignorato la proposta di aprire un corridoio umanitario avanzata ieri da Mosca. Secondo quanto affermato ieri sera dal capo del Centro nazionale per il controllo della difesa russo, Mikhail Mizintsev, è stato chiesto “ancora una volta alle autorità ufficiali di Kiev di mostrare prudenza, di dare adeguate istruzioni ai miliziani di fermare l’insensata resistenza”. Mizintsev ha esortato i comandanti delle unità ucraine a prendere questa decisione in autonomia, se non dovessero ricevere tali ordini da Kiev. In particolare, all’esercito ucraino è stato chiesto di fermare le ostilità e deporre le armi oggi dalle 14 ora locale, le 13 in Italia. A tutti i militari che si arrenderanno spontaneamente è stata assicurata l’incolumità personale. Inoltre, il ministero della Difesa russo ha comunicato che nei pressi dell’impianto siderurgico saranno dispiegati convogli umanitari con autobus e ambulanze verso tre direzioni. La Russia insiste sulla resa dei miliziani dentro l’acciaieria Azovstal, dove sarebbero presenti diversi civili rifugiati, che vengono usati come scudi umani dai miliziani ucraini.
Il corrispondente dell’agenzia russa Izvestiya ha detto che l’impianto di Azovstal è stato soggetto a un intenso lancio di volantini che offrono la resa.
Il comandante della 36a brigata dei marines ucraini, Serhiy Volyna, asserragliato nell’acciaieria Azovstal di Mariupol, ha scritto: “Ci appelliamo e imploriamo tutti i leader mondiali di aiutarci. Chiediamo loro di utilizzare la procedura di estrazione e portarci nel territorio di uno stato terzo”.
Il fronte militare
Secondo quanto riferito questa mattina dallo Stato maggiore delle forze armate ucraine, le truppe russe stanno combattendo vicino ad alcuni centri abitati in direzione di Donetsk, effettuando operazioni d’assalto vicino all’insediamento di Marinka. Nella regione di Kharkiv le truppe russe continuano l’assedio del capoluogo. In direzione di Izyum, l’esercito russo ha cercato di avanzare in direzione di Sulyhivka e Dibrivne, ma senza successo. Inoltre le truppe russe stanno cercando di lanciare un’offensiva per spostarsi più in profondità nel villaggio di Popasna, nella regione di Luhansk e si combatte a Rubizhne e Severodonetsk.
Forniture di armamenti Nato all’Ucraina
Zelenski è tornato a chiedere nuovi armamenti ai paesi Nato, mentre il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha reso noto come l’Ucraina abbia ricevuto aerei da combattimento e relativi pezzi di ricambio da alcuni alleati degli Usa. “Ciò consentirà agli ucraini di far decollare più aerei”, ha detto Kirby, che non ha specificato quali e quanti velivoli Kiev abbia ricevuto. Il portavoce ha però sottolineato che gli Usa non hanno fornito direttamente aerei. Il Canada invierà all’Ucraina “artiglieria pesante” ha annunciato il primo ministro Justin Trudeau in conferenza stampa. il premier britannico Boris Johnson ha annunciato l’invio da parte del Regno Unito di altri armamenti a Kiev, tra cui i missili britannici Brimstone.
Completamente diversa la posizione della Cina che ha bocciato il blocco di beni di altri Stati che non applicano le sanzioni alla Russia perché “minano la stabilità internazionale” e “l’economia mondiale”. Inoltre le forniture di armi “non porteranno pace”. La posizione di netta contrarierà di Pechino alle iniziative dell’Occidente è stata espressa dall’ambasciatore cinese all’Onu Zhang Jun.
La centrale nucleare di Chernobyl sotto controllo
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha reso noto che da ieri sera sono state ristabilite le comunicazioni dirette con la centrale di Chernobyl occupata e poi abbandonata dai militari russi a febbraio.
Fonte
Mariupol. La Russia invita alla resa i miliziani nell’acciaieria
Mentre le forze armate russe e le milizie repubblicane continuano a stringere l’assedio sul grande impianto siderurgico Azovstal di Mariupol, il ministero della Difesa russo ha nuovamente sollecitato la resa dei militari ucraini ancora asserragliati nello stabilimento siderurgico, dopo che questi ultimi hanno ignorato la proposta di aprire un corridoio umanitario avanzata ieri da Mosca. Secondo quanto affermato ieri sera dal capo del Centro nazionale per il controllo della difesa russo, Mikhail Mizintsev, è stato chiesto “ancora una volta alle autorità ufficiali di Kiev di mostrare prudenza, di dare adeguate istruzioni ai miliziani di fermare l’insensata resistenza”. Mizintsev ha esortato i comandanti delle unità ucraine a prendere questa decisione in autonomia, se non dovessero ricevere tali ordini da Kiev. In particolare, all’esercito ucraino è stato chiesto di fermare le ostilità e deporre le armi oggi dalle 14 ora locale, le 13 in Italia. A tutti i militari che si arrenderanno spontaneamente è stata assicurata l’incolumità personale. Inoltre, il ministero della Difesa russo ha comunicato che nei pressi dell’impianto siderurgico saranno dispiegati convogli umanitari con autobus e ambulanze verso tre direzioni. La Russia insiste sulla resa dei miliziani dentro l’acciaieria Azovstal, dove sarebbero presenti diversi civili rifugiati, che vengono usati come scudi umani dai miliziani ucraini.
Il corrispondente dell’agenzia russa Izvestiya ha detto che l’impianto di Azovstal è stato soggetto a un intenso lancio di volantini che offrono la resa.
Il comandante della 36a brigata dei marines ucraini, Serhiy Volyna, asserragliato nell’acciaieria Azovstal di Mariupol, ha scritto: “Ci appelliamo e imploriamo tutti i leader mondiali di aiutarci. Chiediamo loro di utilizzare la procedura di estrazione e portarci nel territorio di uno stato terzo”.
Il fronte militare
Secondo quanto riferito questa mattina dallo Stato maggiore delle forze armate ucraine, le truppe russe stanno combattendo vicino ad alcuni centri abitati in direzione di Donetsk, effettuando operazioni d’assalto vicino all’insediamento di Marinka. Nella regione di Kharkiv le truppe russe continuano l’assedio del capoluogo. In direzione di Izyum, l’esercito russo ha cercato di avanzare in direzione di Sulyhivka e Dibrivne, ma senza successo. Inoltre le truppe russe stanno cercando di lanciare un’offensiva per spostarsi più in profondità nel villaggio di Popasna, nella regione di Luhansk e si combatte a Rubizhne e Severodonetsk.
Forniture di armamenti Nato all’Ucraina
Zelenski è tornato a chiedere nuovi armamenti ai paesi Nato, mentre il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha reso noto come l’Ucraina abbia ricevuto aerei da combattimento e relativi pezzi di ricambio da alcuni alleati degli Usa. “Ciò consentirà agli ucraini di far decollare più aerei”, ha detto Kirby, che non ha specificato quali e quanti velivoli Kiev abbia ricevuto. Il portavoce ha però sottolineato che gli Usa non hanno fornito direttamente aerei. Il Canada invierà all’Ucraina “artiglieria pesante” ha annunciato il primo ministro Justin Trudeau in conferenza stampa. il premier britannico Boris Johnson ha annunciato l’invio da parte del Regno Unito di altri armamenti a Kiev, tra cui i missili britannici Brimstone.
Completamente diversa la posizione della Cina che ha bocciato il blocco di beni di altri Stati che non applicano le sanzioni alla Russia perché “minano la stabilità internazionale” e “l’economia mondiale”. Inoltre le forniture di armi “non porteranno pace”. La posizione di netta contrarierà di Pechino alle iniziative dell’Occidente è stata espressa dall’ambasciatore cinese all’Onu Zhang Jun.
La centrale nucleare di Chernobyl sotto controllo
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha reso noto che da ieri sera sono state ristabilite le comunicazioni dirette con la centrale di Chernobyl occupata e poi abbandonata dai militari russi a febbraio.
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