Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
03/05/2022
Guerra in Ucraina - Continua evacuazione civili da Mariupol. Missili su Odessa. Mosca irride Draghi. L’Ucraina minaccia l’Ungheria
Le forze armate russe affermano di aver distrutto con missili da crociera supersonici Onyks degli hangar a Odessa in cui erano stoccate armi straniere. A riferirlo è Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo. “I missili Onyks ad alta precisione nella regione di Odessa hanno colpito un centro logistico in un aeroporto militare attraverso il quale sono state consegnate armi straniere. Hangar con veicoli, aerei senza pilota Bayraktar TB2, nonché armi missilistiche e munizioni ricevute dagli Stati Uniti e dai Paesi europei, sono stati distrutti”, ha detto Konashekov.
Intanto il Pentagono rivela che sono stati 14 i voli con aiuti militari destinati all’Ucraina già arrivati nella regione dagli Usa nelle ultime 24 ore e altri 23 quelli giunti, nello stesso arco di tempo, “da altre cinque nazioni”. Lo ha riferito un alto funzionario del Pentagono, in un briefing, in cui ha comunicato che “quasi tutti i radar previsti sono stati consegnati” a Kiev. Dagli Stati Uniti, inoltre, “sono previsti altri 11 voli nelle prossime 24 ore nella regione e non in una sola località”. Anche i voli partiti dagli altri Paesi sono atterrati in località fuori dall’Ucraina. Gli Stati Uniti “hanno consegnato all’esercito ucraino l’80% degli obici M777″ conferma l’alto funzionario del Pentagono. “Questo significa che oltre 70, su un totale di 90 obici, sono già stati trasferiti all’Ucraina”.
“Gli ucraini hanno mantenuto il loro dominio su Kharkiv e hanno svolto un ottimo lavoro nelle ultime 24-48 ore riuscendo a spingere indietro i russi a circa 40 chilometri a Est di Kharkiv” ha aggiunto nel briefing l’alto funzionario del Pentagono, affermando che nel Donbass le forze russe stanno facendo “progressi minimi, hanno il morale basso e continuano ad avere problemi logistici”. Il funzionario ha ricordato che “Kharkiv è importante per i russi perché si trova all’estremità nord-occidentale della regione del Donbass, che vogliono conquistare, e speravano ovviamente di prendere e controllare Kharkiv per la capacità di continuare a spingere verso il basso da Nord, ma gli ucraini gli stanno rendendo difficile il compito”.
Prosegue l’evacuazione dei civili da Mariupol
È attesa per stamani la ripresa delle operazioni di evacuazione dei civili da Mariupol. I primi ad essere evacuati dall’acciaieria Azovstal sono iniziati ad arrivare a Zaporizhzhia nella tarda serata di ieri. Ci sarebbero ancora 200 civili nei sotterranei dell’impianto metallurgico Azovstal, mentre in totale sono rimaste in città più di 100 mila persone. Lo ha dichiarato il sindaco di Mariupol, Vadym Boychenko, che ha sottolineato come finora soltanto 3 dei 14 autobus con a bordo i civili evacuati abbiano raggiunto l’area sotto il controllo del governo ucraino e che degli altri 11 si siano perse le tracce. Il sindaco ha affermato che l’esercito russo ha istituito quattro centri di filtraggio dentro e intorno a Mariupol, per identificare e controllare gli ucraini che partono per il territorio controllato dal governo ucraino.
Individuati mercenari stranieri che combattono con le forze ucraine
Una speciale commissione investigativa russa ha aperto procedimenti penali contro 75 mercenari che partecipano alle ostilità dalla parte dell’Ucraina, a renderlo noto è il presidente della commissione Alexander Bastrykin in un’intervista a Russia Today.
Secondo le indagini, i mercenari provengono da Regno Unito, Stati Uniti, Norvegia, Canada, Georgia e altri paesi. Le indagini si avvalgono delle testimonianze di centinaia di militari ucraini che hanno deposto volontariamente le armi, compresi cinque comandanti della brigata delle Forze Armate dell’Ucraina che hanno combattuto contro la popolazione del Donbass. “Gli investigatori stanno lavorando con loro, imparando molti dettagli sulle circostanze dei crimini del regime ucraino. Queste testimonianze riguardano, in particolare, il lavoro con istruttori stranieri, così come la partecipazione di cittadini di altri paesi come mercenari”, ha detto il presidente della commissione.
Mosca irride il governo italiano sull’intervista di Lavrov a Rete 4
Dopo le critiche del presidente del Consiglio Mario Draghi in merito all'intervista televisiva al ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, la portavoce Maria Zakharova ha detto che “i politici italiani stanno prendendo in giro il loro pubblico”. “Voglio che i cittadini italiani sappiano la verità – ha detto – L’iniziativa di condurre l’intervista non è venuta dal ministero degli Esteri russo, ma da giornalisti italiani”. Draghi aveva dichiarato che l’intervento a Zona Bianca su Rete 4 del capo della diplomazia russa “è stato presentato come un’intervista, ma in realtà è stato un comizio”. Zakharova ha argomentato che “Un comizio viene trasmesso su iniziativa di chi parla. Come la pubblicità”. “L’iniziativa di condurre l’intervista non è venuta dal ministero degli Esteri russo, ma da giornalisti italiani”. “I giornalisti italiani hanno insisto sul fatto che fosse importante mostrare tutti i punti di vista”, ha proseguito Zakharova, “in cosa avrebbero torto?”. “Le domande poste dal presentatore”, ha concluso, “le ha formulate lui stesso, noi non abbiamo apportato modifiche alle domande, né alla versione finale dell’intervista”.
Dopo la Transnistria l’Ucraina ora minaccia anche l’Ungheria
Cinque giorni fa nel mirino di Kiev era finita la Transnistria, adesso tocca all’Ungheria, la quale è accusata dai vertici ucraini di essere stata avvertita in anticipo dalla Russia dell’attacco all’Ucraina. Ad affermarlo è il segretario del Consiglio nazionale per la sicurezza e la difesa dell’Ucraina, Oleksiy Danilov. “L’Ungheria dichiara apertamente la sua cooperazione con la Russia. Inoltre, è stata preventivamente avvertita da Putin che ci sarebbe stato un attacco al nostro Paese”, ha affermato Danilov, rispondendo ad una domanda sull’adesione dell’Ucraina alla Nato e sulla possibile influenza dell’Ungheria in questo processo. Secondo Danilov, l’Ungheria, per qualche ragione, pensava di potersi impadronire di parte del territorio dell’Ucraina. “Vediamo quali saranno le conseguenze per questo Paese dopo questa guerra”, ha aggiunto minacciosamente Danilov.
Il Papa: “Non vado a Kiev, prima devo tentare con Mosca”
“A Kiev per ora non vado – spiega Papa Francesco al Corriere della Sera – Ho inviato il cardinale Michael Czerny, (prefetto del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo umano integrale) e il cardinale Konrad Krajewski, (elemosiniere del Papa) che si è recato lì per la quarta volta”. “Ma io – aggiunge – sento che non devo andare. Io prima devo andare a Mosca, prima devo incontrare Putin. Ma anche io sono un prete, che cosa posso fare? Faccio quello che posso. Se Putin aprisse la porta”. Potrebbe essere il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa, l’uomo in grado di convincere il leader del Cremlino ad aprire uno spiraglio. Il Pontefice scuote la testa e racconta: “Ho parlato con Kirill 40 minuti via Zoom. I primi venti con una carta in mano mi ha letto tutte le giustificazioni alla guerra. Ho ascoltato e gli ho detto: di questo non capisco nulla. Fratello, noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica, ma quello di Gesù. Siamo pastori dello stesso santo popolo di Dio. Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi”.
Fonte
20/04/2022
Guerra in Ucraina - La Russia invita alla resa i miliziani a Mariupol. Aperto corridoio umanitario. Nuove forniture militari Nato all’Ucraina. Chernobyl sotto controllo
Mariupol. La Russia invita alla resa i miliziani nell’acciaieria
Mentre le forze armate russe e le milizie repubblicane continuano a stringere l’assedio sul grande impianto siderurgico Azovstal di Mariupol, il ministero della Difesa russo ha nuovamente sollecitato la resa dei militari ucraini ancora asserragliati nello stabilimento siderurgico, dopo che questi ultimi hanno ignorato la proposta di aprire un corridoio umanitario avanzata ieri da Mosca. Secondo quanto affermato ieri sera dal capo del Centro nazionale per il controllo della difesa russo, Mikhail Mizintsev, è stato chiesto “ancora una volta alle autorità ufficiali di Kiev di mostrare prudenza, di dare adeguate istruzioni ai miliziani di fermare l’insensata resistenza”. Mizintsev ha esortato i comandanti delle unità ucraine a prendere questa decisione in autonomia, se non dovessero ricevere tali ordini da Kiev. In particolare, all’esercito ucraino è stato chiesto di fermare le ostilità e deporre le armi oggi dalle 14 ora locale, le 13 in Italia. A tutti i militari che si arrenderanno spontaneamente è stata assicurata l’incolumità personale. Inoltre, il ministero della Difesa russo ha comunicato che nei pressi dell’impianto siderurgico saranno dispiegati convogli umanitari con autobus e ambulanze verso tre direzioni. La Russia insiste sulla resa dei miliziani dentro l’acciaieria Azovstal, dove sarebbero presenti diversi civili rifugiati, che vengono usati come scudi umani dai miliziani ucraini.
Il corrispondente dell’agenzia russa Izvestiya ha detto che l’impianto di Azovstal è stato soggetto a un intenso lancio di volantini che offrono la resa.
Il comandante della 36a brigata dei marines ucraini, Serhiy Volyna, asserragliato nell’acciaieria Azovstal di Mariupol, ha scritto: “Ci appelliamo e imploriamo tutti i leader mondiali di aiutarci. Chiediamo loro di utilizzare la procedura di estrazione e portarci nel territorio di uno stato terzo”.
Il fronte militare
Secondo quanto riferito questa mattina dallo Stato maggiore delle forze armate ucraine, le truppe russe stanno combattendo vicino ad alcuni centri abitati in direzione di Donetsk, effettuando operazioni d’assalto vicino all’insediamento di Marinka. Nella regione di Kharkiv le truppe russe continuano l’assedio del capoluogo. In direzione di Izyum, l’esercito russo ha cercato di avanzare in direzione di Sulyhivka e Dibrivne, ma senza successo. Inoltre le truppe russe stanno cercando di lanciare un’offensiva per spostarsi più in profondità nel villaggio di Popasna, nella regione di Luhansk e si combatte a Rubizhne e Severodonetsk.
Forniture di armamenti Nato all’Ucraina
Zelenski è tornato a chiedere nuovi armamenti ai paesi Nato, mentre il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha reso noto come l’Ucraina abbia ricevuto aerei da combattimento e relativi pezzi di ricambio da alcuni alleati degli Usa. “Ciò consentirà agli ucraini di far decollare più aerei”, ha detto Kirby, che non ha specificato quali e quanti velivoli Kiev abbia ricevuto. Il portavoce ha però sottolineato che gli Usa non hanno fornito direttamente aerei. Il Canada invierà all’Ucraina “artiglieria pesante” ha annunciato il primo ministro Justin Trudeau in conferenza stampa. il premier britannico Boris Johnson ha annunciato l’invio da parte del Regno Unito di altri armamenti a Kiev, tra cui i missili britannici Brimstone.
Completamente diversa la posizione della Cina che ha bocciato il blocco di beni di altri Stati che non applicano le sanzioni alla Russia perché “minano la stabilità internazionale” e “l’economia mondiale”. Inoltre le forniture di armi “non porteranno pace”. La posizione di netta contrarierà di Pechino alle iniziative dell’Occidente è stata espressa dall’ambasciatore cinese all’Onu Zhang Jun.
La centrale nucleare di Chernobyl sotto controllo
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha reso noto che da ieri sera sono state ristabilite le comunicazioni dirette con la centrale di Chernobyl occupata e poi abbandonata dai militari russi a febbraio.
Fonte
04/04/2022
Guerra in Ucraina - Dopo Bucha l’Ucraina chiede più armi alla Nato. Missili sulle città. Si aprono nuovi corridoi umanitari
Mosca ha convocato per oggi una riunione speciale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per affrontare le affermazioni secondo cui le forze russe hanno commesso atrocità contro civili ucraini a Bucha, una città fuori Kiev.
L’Ucraina sta usando Bucha per chiedere più armi
Il massacro di Bucha “dimostra che l’odio dei russi contro gli ucraini va oltre qualsiasi cosa l’Europa abbia visto dalla seconda guerra mondiale” ha affermato il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba su Twitter. “La sola maniera di fermarlo è questa: aiutare l’Ucraina a liberarsi della Russia il prima possibile. I partner conoscono i nostri bisogni, carri armati, aerei da combattimento, sistemi di difesa antiaerea”, ha aggiunto Kuleba.
Il ministero della Difesa russo ha pienamente respinto queste “false accuse”, commentando i rapporti sulle truppe russe che avrebbero ucciso dei civili a Bucha. L’ambasciatore russo negli Usa Anatoly Antontov ha affermato: “Vorrei sottolineare che le truppe russe hanno lasciato Bucha il 30 marzo. Le autorità ucraine sono rimaste in silenzio per tutti questi giorni, e ora hanno improvvisamente pubblicato filmati sensazionali per offuscare l’immagine della Russia e far sì che la Russia si difenda”, ha detto ancora Antonov. “Vorrei sottolineare con piena responsabilità che nessun civile ha subito violenza quando la città era controllata dalle forze armate russe”.
La dichiarazione del ministro degli esteri ucraino, che chiede nuovi e più potenti armamenti alla Nato, alimenta il sospetto che il massacro di Bucha si presti ad una operazione Psyop sulla quale dedichiamo un approfondimento in un altro servizio del nostro giornale.
Secondo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky “È difficile dire, dopo tutto quello che è stato fatto, come si possa intavolare qualsiasi tipo di trattativa con la Russia. Ma questo è a livello personale. Come presidente, devo farlo: ogni guerra deve finire”, ha detto il presidente, secondo The Kyiv Independent.
Il fronte militare
All’alba, le forze armate russe hanno lanciato diversi attacchi missilistici su Mykolaiv. Nella notte, è stato lanciato un missile contro una delle strutture di Odessa, strategico porto nel sud dell’Ucraina. L’attacco ha seguito di poche ore quello lanciato all’alba di domenica, quando era stata colpita una raffineria di petrolio in cui era scoppiato un incendio. Un attacco missilistico viene segnalato anche a Ternopil, città dell’Ucraina occidentale, capoluogo della regione omonima. Le forze russe hanno invece lasciato l’Oblast di Sumy, riferisce il governatore ucraino Dmytro Zhyvytsky.
La parte centrale di Mariupol è praticamente passata sotto il controllo delle forze della Repubblica popolare di Donetsk. Lo ha affermato questa mattina il portavoce delle milizie filorusse, Eduard Basurin, in un’intervista all’emittente televisiva Rossija 24. Secondo Basurin le forze armate ucraine ormai controllano solamente una parte della zona industriale e del porto della città costiera. I combattimenti sono in corso nella zona di Staromaryinka, con circa il 40% degli insediamenti attualmente sotto il controllo delle forze della Repubblica di Donetsk.
Corridoi umanitari e vittime civili
Secondo l’Onu, sono 1.417 i civili uccisi dall’inizio dell’invasione, tra i quali 40 ragazzi e 59 bambini; ma i numeri – fa sapere l’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani – sono probabilmente molto più alti perché ancora non ci sono informazioni relativi ad aree dove ci sono stati violenti scontri.
Anche oggi sono previsti corridoi umanitari da Mariupol a Zaporizhia in auto, cioè privatamente, così come da alcune città della regione di Lugansk. Intanto “15 autobus per l’evacuazione dei civili sono già partiti da Zaporizhia per Mariupol. La delegazione della Croce rossa prevede di proseguire per Mariupol da Mangush con 7 autobus”. Le autorità continuano a evacuare le persone dalle città di Severodonetsk, Popasna, Lysychansk, Rubizhne e dal Regione della Bassa Luhansk.
Fonte
03/04/2022
Guerra in Ucraina - Truppe russe arretrano da Kiev, si combatte duramente nel Sud. Missile su comando ucraino a Kharkhiv
Secondo il consigliere del presidente ucraino, Mykhaylo Podolyak “Con la rapida ritirata dei russi da Kiev e dalla regione di Chernihiv, è assolutamente chiaro che la Russia sta dando la priorità a una tattica diversa: ripiegare verso est e sud, mantenere il controllo di vasti territori occupati e entrarvi in maniera potente”.
Le forze armate ucraine rivendicano di aver ripreso il controllo dell’intera regione di Kiev. Il ritiro russo dalle aree intorno alla capitale ha consentito all’esercito ucraino di riconquistare numerosi sobborghi teatro nelle scorse settimane di furiosi combattimenti.
A Nord Ovest, dopo Irpin, gli ucraini hanno ripreso il controllo di Gostomel, sede di un aeroporto strategico, e di Bucha, dove sono stati reperiti venti cadaveri in abiti civili sparsi per una strada residenziale. “Non ci facciamo illusioni, ci aspettano ancora pesanti battaglie nel sud, per Mariupol, e nell’est”, ha stimato il consigliere della presidenza ucraina Arestovych.
Il ministero della difesa russo ha mostrato ai giornalisti il filmato di un attacco di precisione di un missile Iskander contro il quartier generale della difesa a Kharkiv. Il filmato ha mostrato il momento in cui il missile ha colpito il bersaglio. Secondo le fonti russe ci sarebbero un centinaio di morti tra soldati e ufficiali ucraini.
Secondo le fonti di Kiev le forze armate russe stanno cercando di stringere la morsa sul Donbass mandando rinforzi proprio dal nord-est. A testimonianza di questo, secondo le fonti ucraine, si segnalano combattimenti sempre più aspri tra Kharkiv e Izyum (in uno dei villaggi della regione è stata colpita una diga facendo esondare il fiume Seversky Donets). E lungo la stessa direzione, nelle regioni centrali del Paese, pesanti bombardamenti russi hanno colpito Dnipro e Poltava, dove sono state distrutte le piste d’atterraggio delle forze armate ucraine.
Le autorità ucraine riferiscono anche di bombardamenti russi contro la città che si trova vicino alla centrale nucleare di Zhaporizhzhia.
Un miliziano del battaglione Azov, Yevgeny Pozdnyakov, è stato arrestato nella regione di Leningrado. È arrivato a Ivangorod sotto le spoglie di un rifugiato, dopo di che aveva pianificato la fuga nella vicina Estonia. Pozdnyakov aveva lasciato Mariupol lungo il corridoio umanitario organizzato dall’esercito russo. Le autorità russe stanno indagando su come il miliziano sia entrato in Russia, visto che il corpo è coperto di tatuaggi nazisti e ai posti di controllo i militari russi controllavano attentamente la loro presenza.
Corridoi umanitari
L’agenzia russa Tass riferisce che, stando ad un comunicato del Ministero della Difesa, la Russia aprirà il corridoio umanitario da Mariupol a Berdyansk e garantirà il cessate il fuoco per l’evacuazione degli stranieri.
Una manifestazione nella città ucraina di Energodar, occupata dalle forze armate russe è stata dispersa da lacrimogeni e granate assordanti da parte dei militari russi, quattro cittadini ucraini sarebbero rimasti feriti. A riferirlo è l’emittente britannica BBC che mostra un video dove si vede l’uso di lacrimogeni e bombe assordanti ma non colpi di arma da fuoco come era circolato nel pomeriggio di ieri.
Fonte
02/04/2022
Guerra in Ucraina - I negoziati tornano in salita. Su sanzioni alla Russia e armamenti a Kiev gli Usa puntano all’escalation
Il fronte militare
Gli aeroporti di alcune città dell’Ucraina centro-orientale, come Poltava e Dnipro, sono stati colpiti da missili durante la notte e questa mattina. Lo ha fatto sapere il governatore della regione, Dmitry Lunin. A Odessa le forze russe hanno colpito con tre missili balistici Iskander partiti dalla Crimea un distretto della regione. Il governatore regionale, il colonnello Maxim Marchenko, ha confermato che ci sono vittime.
Secondo l’intelligence del ministero della Difesa britannico, a Kiev i soldati russi si sarebbero ritirati dall’aeroporto di Hostomel, uno dei primi obiettivi militari conquistati all’inizio dell’invasione, lo scorso febbraio. Sul fronte sud, invece, secondo fonti russe le unità armate della Repubbica popolare di Donetsk hanno conquistato la maggior parte di Novobakhmutovka, centro della regione, e stanno combattendo le forze della 25/ma brigata aerea ucraina in ritirata.
A Mariupol,secondo fonti delle Repubbliche del Donbass, le truppe della DNR e russe continuano a spingere le forze ucraine dal centro della città verso la riva del Mar d’Azov. I combattimenti avvengono blocco dopo blocco, anche con l’uso di artiglieria lungo alcune strade, mentre in altre si svolgono feroci scontri a fuoco con armi leggere. La Casa della Cultura, semidistrutta nel centro della città, è stata occupata dalle milizie della Repubblica di Donetsk
Intanto la Russia, dopo il raid ucraino sui depositi di carburante a Rogorod, ha fatto sapere che rafforzerà il suo fianco occidentale in modo da scoraggiare eventuali attacchi. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, ha spiegato che il presidente russo Putin ha ordinato ai militari di rafforzare i confini occidentali in modo che nessuno mai pensi di lanciare un’incursione oltre i confini della Russia, riferisce l’agenzia Reuters.
Peskov, ha riferito di non ben specificate nazioni che stanno rafforzando il loro potenziale militare proprio vicino al confine occidentale russo. Il riferimento è probabilmente alla Repubbliche Baltiche che fanno parte della Nato. Del resto il segretario del Consiglio di sicurezza nazionale dell’Ucraina aveva negato le accuse di Mosca secondo cui due elicotteri d’assalto ucraini avrebbero colpito il deposito a Belgorod. Tra le ipotesi prese in esame c’è anche quella di una operazione ideata e realizzata da forze Nato situate e ridosso dei confini russi, in particolare le Repubbliche Baltiche.
Zelenski, intanto, registra qualche problema tra i suoi comandanti militari. Dopo la misteriosa morte di uno dei negoziatori ucraini qualche settimana fa, due giorni fa il presidente aveva rimosso due generali in quanto “traditori”. È di oggi la notizia che un generale riservista del Servizio di sicurezza ucraino (SBU) è stato arrestato mentre cercava di fuggire in Ungheria: lo si legge sulla testata Ukrinform. Secondo l’Ufficio investigativo statale citato da Ukrinform, l’alto ufficiale ha utilizzato documenti falsi per attraversare il confine a Tisza in Transcarpazia; in particolare, ha mostrato una certificazione di inidoneità al servizio militare e si e’ retrocesso di grado. Dall’inizio dell’invasione russa lo scorso 24 febbraio in Ucraina è in vigore la legge marziale.
Corridoi umanitari
Una colonna di autobus che trasportavano sfollati, tra cui alcuni degli abitanti della città portuale assediata di Mariupol, nel sud-est dell’Ucraina, è arrivata a Zaporizhzhia, città controllata dall’esercito di Kiev. A bordo c’erano anche i residenti di Mariupol che erano riusciti a raggiungere la città di Berdiansk, occupata dalle forze russe. Per oggi è previsto un nuovo tentativo da parte della Croce rossa internazionale di avviare una missione per evacuare i civili rimasti a Mariupol con un convoglio di 54 tra bus e veicoli ucraini. Secondo le autorità locali, ci sarebbero ancora 160 mila persone dentro l’area urbana.
Negoziati in salita
Appaiono in salita i negoziati per arrivare ad una tregua nella guerra in Ucraina. “Oltre alla vittoria, il popolo ucraino non accetterà nessun risultato” ha affermato il presidente ucraino Zelensky in un’intervista a Fox News. Appare evidente che la strada dei negoziati torni in salita, con l’Ucraina apertamente sobillata da Usa e Polonia a non trattare con la Russia.
“Mentre Mariupol affronta un assalto russo, la speranza per i negoziati diventa confusa”, scrive il Washington Post. Perché, “la Russia sta cercando di rivendicare la sua prima vittoria strategica nella guerra nella città portuale ucraina” e intanto “ci sono ragioni per credere che i russi e gli ucraini siano ancora distanti su una serie di questioni importanti”.
“Qualcuno sembra interessato a sabotare la vigilia delle già difficili trattative tra russi e ucraini, alla ricerca di un modo per mettere fine alla guerra” scrive anche il Sole 24 Ore.
Insistere sulla promozione dei colloqui di pace, prevenire una crisi umanitaria più ampia, costruire una pace duratura in Europa ed Eurasia, e prevenire il diffondersi dei conflitti regionali: sono le quattro proposte del presidente cinese Xi Jinping per risolvere la guerra tra Ucraina e Russia presentate nel summit con l’UE. "La Cina non elude deliberatamente le sanzioni contro la Russia ma ha scambi commerciali regolari con Mosca che contribuiscono all’economia globale”. Lo ha dichiarato il direttore del dipartimento per gli Affari europei del ministero degli Esteri cinese, Wang Lutong, in un punto stampa all’indomani del vertice tra UE e Cina. “È opinione diffusa che quando si affrontano le questioni delle crisi regionali e internazionali, la guerra e le sanzioni non siano le uniche opzioni e il dialogo e la negoziazione siano la via d’uscita fondamentale” ha ribadito il ministro degli esteri cinese.
Gli Usa aumentano le forniture militari all’Ucraina
Con una decisione unilaterale, il Pentagono ha notificato al Congresso lo stanziamento di altri 300 milioni di dollari in aiuti militari destinati all’Ucraina, per potenziare la difesa contro la Russia. Lo ha annunciato il portavoce della Difesa, John Kirby. Nel pacchetto sono inclusi, tra gli altri, sistemi missilistici a guida laser, sistemi di contraerea, blindati, visori notturni e a sistema termico. Con questo nuovo stanziamento, gli Stati Uniti hanno destinato all’Ucraina più di 2,3 miliardi di dollari in assistenza militare. “Gli Usa – ha spiegato Kirby – continueranno a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per aiutare le forze armate ucraine a contrastare l’aggressione russa”.
L’amministrazione Biden, inoltre, lavorerà con gli alleati per trasferire agli ucraini tank di fabbricazione sovietica da impiegare nel Donbass: lo scrive il New York Times, citando un ufficiale americano e sottolineando che è la prima volta che gli Usa inviano carri armati in Ucraina dall’inizio della guerra. La decisione statunitense di agire come intermediario per sostenere il trasferimento dei carri armati di fabbricazione sovietica, che le truppe ucraine sanno come usare, arriva in risposta a una richiesta del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. È la prima volta, da quando è scoppiata la guerra, che gli Stati Uniti intraprendono un’iniziativa per sostenere la fornitura di carri armati.
L’ambasciatore russo in Italia ha paragonato le forniture di armi a Kiev allo spegnere “il fuoco con il cherosene. La decisione di Roma introduce negatività”.
La UE fa saltare l’accordo sul pagamento del gas russo. Si va al testa a testa
L’UE ha deciso di andare al muro contro muro sulla richiesta avanzata da Mosca di pagare il gas in rubli, e dopo una riunione del G7 (quindi con gli Usa) ha invitato le aziende importatrici a non piegarsi alle richieste del Cremlino. “Il 97% dei contratti in questione prevede esplicitamente il pagamento in euro o dollari” ha detto un portavoce della Commissione europea. E dunque “Le aziende con tali contratti non dovrebbero aderire alle richieste russe”.
A spingere la UE su una linea oltranzista è stata la riunione con i partner del G7 (tra questi Usa e Gran Bretagna), secondo cui il meccanismo elaborato dal Cremlino sembrava un compromesso che avrebbe potuto salvare la faccia sia a Putin che ai Paesi importatori di gas, lasciando alle banche l’onere di cambiare gli euro del gas in rubli.
Il meccanismo proposto dalla Russia, avrebbe intaccato la compattezza tra gli stati europei e Washington e sconfessato il G7, che appena quattro giorni fa aveva definito “inaccettabile” la “chiara violazione unilaterale dei contratti esistenti” imposta dal Cremlino. Gazprom ha iniziato a notificare alle società importatrici il nuovo meccanismo e rassicurato che i flussi proseguiranno, visto che le consegne attuali vanno pagate non prima di fine mese. “Abbiamo ricevuto la comunicazione da parte di Gazprom e la stiamo analizzando” si è limitata a comunicare l’Eni.
Finora le consegne di gas di Gazprom per Italia, Turchia e Polonia sono state superiori a un anno fa. Prima della bellicosa dichiarazione della UE, il clima distensivo aveva contribuito a una netta diminuzione delle quotazioni del gas ad Amsterdam, -10,9% a 112 euro al megawattora, nonostante un andamento a singhiozzo dei flussi di gas attraverso il gasdotto Yamal. Più del prezzo del gas, tuttavia, è stato l’andamento del rublo a confermare la valenza politica della mossa di Putin: scambiato a 86 rubli per un dollaro, aveva azzerato il crollo delle prime settimane della guerra, allontanando una pericolosa spirale inflazionistica.
Fonte
Guerra in Ucraina - Il fronte si riposiziona nel sud. Ucciso un volontario italiano nel Donbass. Raid ucraino in Russia. A Mariupol è caccia ai miliziani di Azov
Un volontario italiano, Edy Ongaro, nome di battaglia “Bozambo”, che dal 2015 combatteva nella Brigata Prizrack con le milizie popolari delle Repubbliche del Donbass è stato ucciso in combattimento.
“La Russia non si sta ritirando, si sta riposizionando, raggruppando e rafforzando” ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, presentando il suo rapporto annuale per il 2021. Le truppe russe stanno lasciando l’area di Chernobyl riferisce l’agenzia nucleare statale ucraina, secondo cui mentre alcuni militari rimangono ancora nel sito nucleare, la maggior parte si sta dirigendo verso il confine bielorusso.
L’Agenzia atomica delle Nazioni Unite (Aiea) sta indagando sulle indiscrezioni riportate da fonti ucraine, secondo cui i soldati russi che sono andati via da Chernobyl sarebbero stati ricoverati per l’esposizione alle radiazioni. L’ Aiea ha riferito di non poter confermare le affermazioni della compagnia elettrica statale ucraina Energoatom e che intende effettuare una valutazione indipendente.
Lo Stato maggiore delle forze armate ucraine segnala – come riferisce l’agenzia ucraina Unian – un continuo ritiro, seppure parziale, dell’esercito russo dal nord della regione di Kiev verso il confine con la Bielorussia.
La Russia aveva annunciato che questa settimana avrebbe ridotto l’attività militari su Kiev e Tcherniguiv per concentrare la sua potenza di fuoco nelle regioni di Donetsk e Lugansk, nell’est dell’Ucraina.
Questo scenario – secondo l’analisi del Pentagono – lascia presagire un conflitto prolungato, che potrebbe durare mesi.
Fonti russe hanno confermato che le forze di Kiev hanno lanciato un attacco contro la città russa di Belgorod, che si trova a meno di 50 km dal confine settentrionale ucraino, provocando l’incendio di un deposito di petrolio. Secondo la Ria Novosti, sono stati colpiti otto serbatoi di benzina e gasolio, mandando in fiamme duemila metri cubi di combustibile. Si tratta del secondo raid ucraino sul suolo russo dall’inizio della guerra a fine febbraio.
Secondo il governatore regionale Vyacheslav Gladkov, il raid è stato sferrato da due elicotteri ucraini che sono penetrati in territorio russo volando a bassa quota. “Non ci sono feriti”, ha aggiunto, precisando che i pompieri sono in azione e “non c’è minaccia per la popolazione”. La zona è stata evacuata e i residenti sono stati trasferiti in un centro sportivo.
La Russia ha annunciato l’apertura per oggi di un nuovo corridoio umanitario per evacuare i civili da Mariupol, purché le autorità ucraine diano conferma scritta. Lo ha riferito in conferenza stampa il capo del Centro di controllo della difesa nazionale russo, Mikhail Mizintsev.
Il presidente ucraino Zelensky, in un nuovo messaggio video ha dichiarato di aver licenziato due alti funzionari della sicurezza ucraina, che ha definito “traditori”. ”Non ho tempo di occuparmi di tutti i traditori, ma un po’ alla volta saranno tutti puniti”, ha detto Zelensky, che ha fatto due nomi, aggiungendo che “coloro che infrangono il giuramento di fedeltà al popolo ucraino... verranno inevitabilmente privati dei loro gradi militari”, ha aggiunto il leader ucraino, senza specificare altro.
A Mariupol è caccia agli ufficiali del battaglione Azov e ai combattenti stranieri
È confermato dai documenti ritrovati e mostrati in un video, ma anche dallo Stato Maggiore ucraino, che tra i membri del battaglione Azov uccisi mentre cercavano di fuggire da Mariupol c’è il vice comandante del reggimento, il tenente Palamar “Kalina”. Alcuni esponenti di alto rango delle milizie di Azov e dell’Ucraina hanno cercato di fuggire da Mariupol con due elicotteri, ma sono stati abbattuti da un Stinger americano catturato dai combattenti delle Repubbliche del Donbass. Il comandante delle forze della Repubblica di Donetsk, Eduard Basurin ha detto che i mercenari stranieri che si trovano ancora a Mariupol non avranno lo status di prigioniero di guerra e, di conseguenza, saranno semplicemente eliminati.
I miliziani dell’Azov sono asserragliati nell’acciaieria Azovstal. L’impianto è vastissimo ed è strutturata in un insieme di edifici, ciascuno dei quali nasconde camminamenti sotterranei, bunker, cunicoli di varia profondità che non consentono l’eliminazione dei miliziani attraverso i bombardamenti aerei.
Il complesso industriale, ultimo bastione dell’Azov, verrà rastrellato per sezioni attraverso tecniche di assalto miste a lancio di esplosivi. È possibile che anche quando la città sarà conquistata, in questa zona i combattimenti si protrarranno a lungo.
Il capo della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) Denis Pushilin ha ordinato la formazione di un’amministrazione cittadina a Mariupol, con un decreto pubblicato ieri sul sito web della DPR. Pushilin ha anche dato istruzioni al capo dell’amministrazione della città di Mariupol di assicurare lo sviluppo e l’approvazione di un regolamento relativo all’amministrazione della città, alla sua struttura e al personale. Il decreto ordina anche la creazione di amministrazioni distrettuali a Mariupol, compresa la nomina dei loro capi. Il decreto è entrato in vigore ieri.
Negoziati
È atteso oggi un nuovo round in videoconferenza dei negoziati di pace fra le delegazioni di Mosca e Kiev per trovare una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina. I colloqui odierni si svolgeranno mentre proseguono gli sforzi per evacuare i civili da Mariupol. Il governatore regionale di Luhansk, Serhiy Gaidai, intanto ha annunciato che tre treni dedicati all’evacuazione della popolazione civile partiranno oggi dalle regioni di Luhansk e Donetsk, diretti verso Leopoli e Lozova, nella regione di Kharkiv. Il membro della squadra negoziale ucraina e capo del gruppo parlamentare del partito di governo Servo del popolo, David Arakhamia, ha affermato che i colloqui si concentreranno sulla bozza di accordo di pace che Kiev ha presentato nell’ultima tornata negoziale che si è svolta in settimana a Istanbul.
Putin firma il decreto per pagamento del gas in rubli, ma da metà aprile o da inizio maggio
Il decreto firmato dal presidente russo Putin sul pagamento del gas in rubli, non significa che già da domani qualcuno dei clienti di Gazprom possa rimanere senza gas. L’azienda dovrebbe ricevere i primi pagamenti del gas in rubli in base ad alcuni contratti nella seconda metà di aprile e in base ad altri a maggio, ha precisato una fonte all’agenzia russa Ria Novosti. “In alcuni contratti, i pagamenti per il gas di aprile iniziano nella seconda metà del mese, in altri a maggio”, ha spiegato la fonte. Il decreto firmato Putin, sul pagamento del gas in rubli, prevede che alcuni pagamenti possano essere effettuati anche con valute diverse. La Tass ha pubblicato il testo integrale del decreto, in cui, al comma 9, si legge che la “Commissione governativa per il controllo degli investimenti esteri potrà rilasciare autorizzazioni” a “pagare le forniture di gas naturale senza rispettare la procedura prevista dal presente decreto”.
“È inaccettabile, i contratti sono definiti in euro e in dollaro e non è fattibile una riconversione dei pagamenti in rubli” ha replicato il premier italiano Draghi sul tema dei pagamento del gas russo in rubli, come proposto dal presidente Putin.
Fonte
31/03/2022
Guerra in Ucraina - Negoziati in corso ma bombardamenti intensi nel Donbass. Il “ritiro” da Kyev angustia le intelligence occidentali. Mosca chiede di pagare in rubli le materie prime
Kiev sarebbe pronta ad accettare lo status di Paese neutrale e chiede che ci siano “Stati garanti”, in primis la Turchia. Sul futuro della Crimea, invece, si deciderà entro 15 anni. Questi sono i primi spiragli che emergono dopo gli ultimi tavoli di confronto tra le parti. Mosca per ora si mostra cauta parlando di “Strada ancora lunga”. L’esito dei colloqui di pace fra Ucraina e Russia avvenuti ieri a Istanbul non segna però la fine del conflitto. Quanto accaduto sembrerebbe mostrare, tuttavia, che le parti hanno continuato a parlarsi, anche non ufficialmente o sotto i riflettori, con l’intento di presentarsi all’appuntamento in Turchia con dei risultati, seppure parziali.
La delegazione ucraina ha proposto una lista di otto potenze garanti – fra cui anche l’Italia – che dovranno monitorare le attività militari della Russia, oltre a un processo “separato” per la penisola di Crimea: si tratterebbe di negoziati a parte, di una durata di massimo 15 anni, e che dovrebbero prevedere una “tabella di marcia” in cui includere anche un nuovo referendum che, rispetto a quello del 2014, sarebbe ufficialmente riconosciuto dalle autorità di Kiev. Le aperture di Mosca sull’adesione dell’Ucraina all’Ue – non nuove, visto che lo stesso Putin ha spesso affermato che la Russia non avrebbe nulla in contrario – e la posizione ribadita da Kiev sulla neutralità militare hanno sbloccato un meccanismo che si era inceppato nella prima fase a causa, ovviamente, della scarsa fiducia fra le parti.
A remare contro, oltre Zelenski, è il governo Usa, il quale si mostra scettico sugli impegni assunti dopo i colloqui in Turchia. “Dovremmo avere una visione lucida di ciò che sta accadendo sul terreno e nessuno dovrebbe lasciarsi ingannare dagli annunci della Russia”, ha detto il direttore delle comunicazioni della Casa Bianca, Kate Bedingfield.
La Repubblica Popolare di Donetsk prenderà in considerazione la questione dell’adesione alla Federazione Russa dopo la completa liberazione del suo territorio, ha detto il leader della repubblica Denis Pushilin ieri in una conferenza stampa. ”Per quanto riguarda l’adesione alla Federazione Russa, questo desiderio e questa spinta, sono stati evidenti sin dal 2014" ha detto Pushilin. “Tuttavia, il compito principale oggi è quello di riconquistare i confini costituzionali della Repubblica. Poi decideremo”.
La Russia ha riconosciuto l’indipendenza delle repubbliche del Donbass il 21 febbraio. L’attacco all’Ucraina è iniziato tre giorni dopo. Le forze armate delle Repubbliche hanno lanciato l’offensiva dai loro territori fino ai confini costituzionali della regione, cioè gli ex confini amministrativi delle regioni di Donetsk e Lugansk dal 2014.
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov intanto è in Cina. Si tratta della prima missione da parte del capo della diplomazia russa in Cina da quando è cominciata l’invasione dell’Ucraina.
Corridoi umanitari
Tre corridoi umanitari saranno aperti in Ucraina oggi ha annunciato la vice premier ucraina Iryna Vereshchuk. “Tre corridoi umanitari sono stati approvati: quelli per l’evacuazione dei residenti di Mariupol e la consegna di aiuti umanitari a Berdyansk; la consegna di aiuti umanitari e l’evacuazione da Melitopol, e un convoglio di veicoli personali per lasciare Enerhodar per Zaporizhzhya”. Gli autobus per l’evacuazione e i camion che trasportano aiuti umanitari sono partiti da Zaporizhzhya, ha aggiunto, mentre i veicoli personali possono unirsi ai convogli umanitari sulla via del ritorno da Berdyansk e Melitopol.
Fronte militare
Nella notte si segnalano scontri nella periferia nord occidentale di Kiev, mentre i servizi di intelligence occidentali si alambiccano sul parziale ritiro delle forze armate russe dalla capitale ucraina. Secondo alcuni osservatori il ritiro da Kiev sembra propedeutico ad un altro obiettivo prioritario delle forze armate di Mosca: rientrare in Russia e Bielorussia per riorganizzarsi e rifornire le truppe e, successivamente, concentrare gli sforzi sulle regioni orientali di Donetsk e Luhansk. Proprio in quest’ultima regione si segnala questa mattina un bombardamento sulle le città di Lysychansk, Kreminna, oltre che Popasna, Severodonetsk e Rubizhne.
I raid russi hanno distrutto due grandi depositi di armi missilistiche e di artiglieria delle forze armate ucraine nel villaggio di Kamianka, nella regione di Donetsk. Risultano distrutti due grandi depositi di carburante nelle zone di Starokonstantinov e Khmelnytskyy, da cui veniva fornito il carburante per i veicoli corazzati delle forze ucraine nel Donbass.
Nella notte, ci sono stati raid aerei praticamente in tutta l’Ucraina e ci sono stati bombardamenti a Chernikiv e nella regione di Khmelnytsky: lo ha reso noto un consigliere del ministero dell’Interno ucraino, Vadim Denisenko. Denisenko ha detto che quasi tutta la notte nella regione di Kiev sul territorio vicino a Irpen ci sono state operazioni militari. “Pertanto, per il momento, non è possibile dire che i russi stanno riducendo l’intensità delle ostilità nelle direzioni di Kiev e Chernikiv”.
Anche la città di Chernihiv, nel Nord dell’Ucraina, è stata sottoposta “tutta la notte” a bombardamenti russi ha denunciato su Telegram il governatore della regione, Viatcheslav Tchaous.
Russia risponde alle sanzioni chiedendo il pagamento in rubli
In Russia, il presidente della Duma di Stato, Vyacheslav Volodin, ha proposto di ampliare l’elenco delle merci esportate in rubli, ovvero grano, petrolio e legname, tutto da pagare con la valuta russa.
“Sarebbe giusto, laddove vantaggioso per il nostro Paese, ampliare l’elenco delle merci esportate in rubli: fertilizzanti, grano, petrolio, petrolio, carbone, metalli, legname”.
E poi più in generale ha aggiunto: “I Paesi europei hanno tutte le possibilità di mercato per pagare in rubli. Non è una tragedia. La situazione è molto peggiore quando ci sono i soldi, ma non le merci. Gli europei dovrebbero smettere di parlare e cercare scuse per non pagare in rubli. Se vuoi il gas, cerca i rubli” ha scritto nel suo canale Telegram.
Fonte
26/03/2022
Guerra in Ucraina - Stallo militare e negoziale. Evacuazione dei civili da Mariupol. Biden evoca l’arma nucleare
Secondo il governatore della regione, Maxime Kozytsky almeno 5 persone sono rimaste ferite nell’attacco missilistico. I missili russi hanno colpito un quartiere a est, ma non si sa con precisione quali siano i danni causati.
Il fronte militare
Questa mattina le sirene anti-aereo hanno risuonato in diverse città: dalla capitale Kiev a Zaporizhia e Dnipro nel sud-est, fino a Kharkiv e a Sumy nel nord-est.
Il capo dello Stato maggiore della Difesa russo, Serghei Rudskoy, ha annunciato che i principali obiettivi della prima fase dell’operazione russa in Ucraina “sono stati completati” e che questo “consente di concentrare gli sforzi principali sul raggiungimento dell’obiettivo principale: la liberazione del Donbass”. Secondo Rudskoj, in Ucraina sono entrati al momento 6.595 mercenari e terroristi stranieri provenienti da 62 Stati, sottolineando che, in quanto non soggetti alle norme di guerra, “saranno eliminati senza pietà”.
La Russia ha reso noto il numero delle perdite tra i propri militari finora: 1.351 i morti e 3.825 quelli rimasti feriti. Secondo le fonti militari russe tra i soldati e i miliziani ucraini sarebbero oltre 14 mila i morti e circa 16 mila i feriti.
Dal canto loro le forze di difesa ucraine affermano di continuare a respingere gli attacchi delle forze armate russe sulla capitale Kiev. Secondo la nota della difesa ucraina, gli equipaggiamenti russi sono in “scarse condizioni tecniche” per via dell’utilizzo “negligente” e “il prolungato stoccaggio”, tutti fattori che stanno influenzando la capacita’ della Russia di “mantenere il ritmo di combattimento necessario e raggiungere l’obiettivo finale della guerra”.
Secondo il consueto rapporto dell’intelligence britannica, le truppe russe si stanno dimostrando riluttanti a impegnarsi in operazioni di fanteria su larga scala nelle città e preferiscono invece puntare sull’uso di bombardamenti aerei e di artiglieria per demoralizzare la difesa” ucraina.
Missili russi hanno colpito un centro di comando militare nella città di Vinnytsia, nell’Ucraina centrale, hanno riferito su Telegram funzionari di Kyev, aggiungendo che non era noto se ci fossero vittime.
La situazione a Mariupol
Nella città di Mariupol le forze armate russe e le milizie delle Repubbliche del Donbass sono da giorni dentro la città dove però si segnalano sacche di resistenza ucraine in alcuni quartieri abitati. Secondo Sergij Orlov, vicesindaco di Mariupol, in un’intervista su Sky Tg24 negli ultimi dieci giorni sono stati evacuati circa 60mila civili verso Zaporizhzhia ed altre città”. Un totale di 7.331 persone sono state evacuate oggi dalle città ucraine attraverso i corridoi umanitari: si tratta di più del doppio dei 3.343 che sono riusciti a fuggire ieri. Lo riferisce la Bbc online.
La vice prima ministra ucraina, Iryna Vereshchuk, ha affermato in un post online che 2.800 persone hanno lasciato la città assedia di Mariupol utilizzando mezzi di trasporto privati.
“La Russia non sta attaccando i civili nella città ucraina di Mariupol o in altre località ma seguendo le indicazioni del presidente Vladimir Putin di colpire solo siti militari” ha affermato dall’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov. “È necessario valutare con molta attenzione quanto sta accadendo a Mariupol – ha aggiunto Razov –. Per quel che riguarda la popolazione che è presente a Mariupol e nelle altre città, i militari russi stanno proponendo di aprire dei corridoi umanitari per consentire a queste persone delle aree. Dovreste sentire ambedue le parti e non seguire solo i messaggi propagandistici della parte ucraina”.
“Inizieremo un’operazione umanitaria con Grecia e Turchia per evacuare tutti coloro che vogliono lasciare Mariupol” ha annunciato il presidente francese Macron. “Lo faremo nelle migliori condizioni possibili, questa città di 400mila abitanti ne ha ormai 150mila che vivono in condizioni catastrofiche – ha aggiunto – Ci sono state discussioni concrete con il sindaco di Mariupol, lo facciamo in trasparenza con le autorità ucraine e il presidente Zelensky. E poi negozieremo con la parte russa. Avrò un colloquio con Vladimir Putin entro 48 ore per ultimare i dettagli”.
Lo stato dei negoziati
L’Ucraina ha affermato che i colloqui con Mosca sono “molto difficili” e ha promesso di non arretrare sulle sue richieste, a più di un mese dall’invasione della Russia.”Il processo di negoziazione è molto difficile”, ha detto il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba. “La delegazione ucraina ha preso una posizione forte e non rinuncia alle sue richieste. Insistiamo, prima di tutto, su un cessate il fuoco, garanzie di sicurezza e integrità territoriale dell’Ucraina”, ha aggiunto.
La Russia ha dichiarato che non ci sono stati progressi sulle principali questioni politiche nei colloqui con l’Ucraina, a 30 giorni dalla campagna militare di Mosca. “Sulle questioni minori, le posizioni si stanno avvicinando ora, ma sulle questioni politiche principali stiamo effettivamente segnando il tempo”, ha detto l’aiutante del Cremlino Vladimir Medinsky ai giornalisti, hanno riferito le agenzie di stampa russe.
Biden evoca l’uso di armi nucleari
Anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha deciso di minacciare l’uso dell’arma atomica in risposta ad una potenziale escalation militare convenzionale in Ucraina. Lo scrive il “Wall Street Journal” citando fonti interne all’amministrazione.
Nel corso della campagna per le presidenziali del 2020, Biden aveva dichiarato che il solo proposito dell’arsenale nucleare Usa doveva essere quello di scoraggiare o di rispondere a un attacco atomico nemico. La nuova posizione, assunta questa settimana su pressione degli alleati della Nato, prevede che “il ruolo fondamentale” dell’arsenale nucleare statunitense sia quello di dissuadere attacchi atomici. Si tratta, scrive il “Wall Street Journal”, di una formulazione attentamente studiata per lasciare aperta la possibilità che le armi nucleari vengano usate in “circostanze estreme” per scoraggiare anche attacchi nemici convenzionali, biologici, chimici, forse anche informatici.
Nei giorni scorsi ad evocare il possibile uso delle armi nucleari in caso di minaccia alla sicurezza della Russia, era stato il portavoce del Cremlino, Peskov.
Il ministro della Difesa russo, Serghei Shoigu, nel corso di un incontro a Mosca, rende noto in un comunicato rilanciato dall’agenzia russa Interfax che: “Alla luce dell’operazione militare speciale, e’ necessario mantenere l’attuale tasso di forniture di armi avanzate, compresi i sistemi robotici e i mezzi di acquisizione delle informazioni e la guerra elettronica, nonche’, naturalmente, come sempre, i mezzi di sostegno materiale e tecnico, alle forze armate. Le priorita’ sono armi a lungo raggio guidate di precisione, hardware per l’aviazione e mantenere la prontezza al combattimento delle forze nucleari strategiche”.
Fonte
25/03/2022
Guerra in Ucraina - Più missili che scontri diretti. Scambio di prigionieri. La Nato fornirà altre armi all’Ucraina. Sulle sanzioni Ue divisa
Secondo il consueto bollettino dei servizi di intelligence britannici l’esercito ucraino sarebbe riuscito a riprendere il controllo di città e posizioni di difesa a est della capitale Kiev. Si legge sul bollettino pubblicato su Twitter dal Ministero della Difesa inglese che “Le Forze ucraine probabilmente tenteranno ancora di spingere indietro le forze russe lungo l’asse nord-occidentale da Kiev fino all’aeroporto di Hostomel”. Nel sud, invece, i soldati russi “stanno ancora cercando di aggirare Mykolaiv con l’obiettivo di puntare ad ovest verso Odessa, ma i loro progressi vengono rallentati da motivi logistici e dalla resistenza ucraina”.
Un aereo militare ucraino con 14 persone a bordo si è schiantato ieri a sud di Kiev, ha fatto sapere il servizio di emergenza ucraino. Il servizio ha detto che stava ancora “determinando quante persone sono morte”. L’incidente è avvenuto a circa 20 chilometri a sud di Kiev, tra le notizie di diverse località intorno alla città che sarebbero state attaccate dalle forze armate russe.
Due missili hanno colpito la notte scorsa una struttura militare ucraina a Dnepropetrovsk nella periferia di Dnipro, la terza città dell’Ucraina, nella parte centro-orientale del Paese. Lo riporta l’agenzia ucraina Ukrinform, secondo cui l’attacco ha provocato “gravi danni” e i soccorritori sono al lavoro per capire se ci sono persone tra le macerie. “Una notte allarmante. Due attacchi missilistici contro un’unità militare alla periferia del Dnepr. Danni gravi”, si legge nel messaggio.
Il ministero russo della Difesa ha comunicato che alcuni missili Kalibr hanno colpito e distrutto il maggiore deposito di carburante rimasto a disposizione dei militari ucraini, vicino Kiev. Lo riferisce l’agenzia russa Interfax.
Diciotto persone sono morte in un attacco aereo su una base militare vicino alla città portuale di Odessa, in Ucraina, sul Mar Nero. “Diciotto sono morti – otto uomini e 10 donne. Al momento, stiamo ancora scavando tra le macerie”, ha affermato l’amministrazione regionale di Odessa in una nota.
A Mariupol le forze armate russe affermano di aver superato le difese ucraine per prendere il municipio di Mariupol e issare sul palazzo la bandiera della Russia, ma al momento la notizia non può essere confermata. In realtà sembra che sia stata la bandiera della brigata cecena ad essere stata issata sul palazzo della Procura generale di Mariupol. Vengono segnalate dalle fonti sul posto le difficoltà nel combattere le sacche di resistenza dei miliziani del battaglione Azov e delle forze armate ucraine situate in quartieri abitati.
Corridoi umanitari e scambio di prigionieri
Per oggi sono stati concordati due corridoi umanitari in Ucraina, entrambi nel sud del Paese: uno dalla città assediata di Mariupol. Lo annuncia la vice prima ministra Iryna Vereshchuk su Telegram. I due corridoi vanno da Mariupol a Zaporizhia e da Melitopol a Zaporizhia.
La Russia e l’Ucraina hanno effettuato il primo grande scambio di prigionieri di guerra dall’inizio dell’offensiva russa un mese fa, con 10 soldati rilasciati da ciascuna parte. “Oggi, per ordine del presidente Zelensky, ha avuto luogo il primo vero scambio di prigionieri di guerra. In cambio di 10 invasori catturati, abbiamo riavuto 10 dei nostri militari”, ha scritto su Telegram il vice primo ministro ucraino Irina Vereshchuk.
Secondo quanto riferito sempre da Vereshchuk, sempre nella giornata di oggi, Kiev ha consegnato 11 marinai russi, civili, in cambio di 19 marinai ucraini catturati dalle forze russe nella difesa dell’isola dei Serpenti.
Le forniture di armi Nato all’Ucraina oggetto dell’escalation
“È stata approvata una significativa fornitura di armi all’Ucraina tra cui anticarro, difesa aerea e droni che si sono dimostrati altamente efficaci. Gli alleati danno sostegno significativo all’Ucraina, armi, sistemi avanzati, sistemi che possano aiutare ad abbattere aerei. Non entrerò nei dettagli dei sistemi, quello che posso dire è che gli alleati fanno quel che possono per sostenere l’Ucraina con le armi cosi’ che gli ucraini possano difendersi. L’autodifesa è un diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.
Il premier britannico Johnson ha annunciato che il Regno Unito fornirà a Kiev altri 6.000 missili e investirà altri 30 milioni di euro per aiutare a pagare i soldati e i piloti ucraini. Aumentano dunque le forniture di armamenti, in particolare proprio di missili anticarro e antiaerei. Secondo l’ultima lista di richieste fatte agli Stati Uniti da Kiev – pubblicata dalla CNN – all’esercito ucraino servono urgentemente grandi quantitativi di Stinger e Javelin, 500 di entrambe le tipologie.
Le forniture di armi da parte dell’Occidente, principalmente degli Stati Uniti, all’Ucraina rappresentano una minaccia per la popolazione civile di questo Paese, ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova nel briefing con la stampa. “Gli Stati membri della Nato continuano a fornire armi all’Ucraina nel modo più attivo, questo non solo porta a un prolungamento delle ostilità, ma comporta anche conseguenze imprevedibili”, ha detto Zakharova. La portavoce ha notato che nelle ultime settimane, i soli Stati Uniti hanno inviato a Kiev armi per un valore di 1 miliardo di dollari. “Si tratta di una minaccia diretta alla sicurezza della popolazione civile, che viene usata da nazionalisti e combattenti ucraini come scudi umani”, ha aggiunto Zakharova.
Per Mosca, inoltre, i Paesi occidentali stanno violando i loro obblighi sulla non proliferazione e lo stoccaggio sicuro delle armi. “Non si sorprendano i nostri ‘partner’ occidentali quando le armi fornite al regime di Kiev emergeranno nei luoghi più inaspettati. Le loro azioni costituiscono una minaccia terroristica non solo per l’Europa, ma per il mondo intero”.
Sulle nuove sanzioni e l’adesione dell’Ucraina la Ue rimane divisa
Il Consiglio dei capi di stato dell’Unione Europea, non è riuscito a raggiungere un’intesa degna di nota su nuove potenziali sanzioni, confermando di fatto le intese raggiunte al vertice informale di Versailles di due settimane fa. I Paesi baltici e la Polonia premevano per un’intensificazione delle sanzioni. Nel vertice di ieri i primi ministri dei quattro Paesi hanno inviato una lettera agli altri leader Ue per concordare un divieto del trasporto di merci su strada da Russia e Bielorussia, oltre che impedire alle navi di entrare nei porti dei Paesi membri. La loro richiesta, tuttavia, è caduta nel vuoto. Altrettanto chiaro è stato il “no” dei 27 capi di stato della Ue alla semplificazione della procedura di adesione dell’Ucraina all’Unione europea.
La Slovacchia aveva chiesto di inserire un passaggio ulteriore rispetto alla dichiarazione finale di Versailles in cui chiedeva espressamente di “accogliere positivamente la richiesta di adesione all’Ue dell’Ucraina in vista di concedere all’Ucraina lo status di Paese candidato”. Il Consiglio Europeo tuttavia, ha bocciato l’emendamento della Slovacchia e nella dichiarazione finale si limita a chiedere alla Commissione di esprimere un parere sulla richiesta di adesione dell’Ucraina sulla base dei trattati, un passo decisamente piccolo rispetto a un processo che generalmente dura diversi anni e dall’esito incerto.
Armi nucleari. Una minaccia entrata nell’agenda politica internazionale
Il vice ambasciatore russo all’Onu, Dmitry Polyanskiy, intervistato da Sky News ha risposto così ad una domanda sul possibile uso delle armi nucleari evocata dal portavoce del Cremlino Peskov qualora la Russia si senta minacciata: “Se la Russia è provocata dalla Nato, se la Russia viene attaccata dalla Nato, perché no, siamo una potenza nucleare”, ha detto Polyansky quando gli è stato chiesto se ritenga corretto che questa minaccia pesi sul mondo. “Non credo sia la cosa giusta da dire. Ma non è la cosa giusta minacciare la Russia e cercare di interferire. Quindi quando hai a che fare con una potenza nucleare, ovviamente, devi calcolare tutti le possibili conseguenze del tuo comportamento”. L’agenzia Bloomberg, citando un funzionario Usa, riferisce che Washington è al lavoro sull’effetto deterrenza e su potenziali contromisure “mediche e di altro tipo” per aiutare l’Ucraina in caso di necessità e che gli Stati Uniti e la Nato si stanno preparando a fronteggiare un possibile impiego di armi biologiche o nucleari da parte della Russia.
Fonte
21/03/2022
Guerra in Ucraina - A Mariupol è resa dei conti. Aperti corridoi umanitari. Rientrato allarme su perdita di ammoniaca
Le autorità di Kiev rendono noto che è stato trovato un accordo con i russi per evacuare i civili dalle città con 8 corridoi umanitari. Mariupol non rientra però nell’intesa. Il generale russo Mikhail Mizintsev, in un briefing di ieri sera in cui ha intimato la resa della città portuale, ha annunciato l’apertura di nuovi corridoi umanitari dalle 10 russe di oggi (le 8 in Italia) da Mariupol verso la Federazione Russa, verso la repubblica popolare di Donestsk oltre che verso l’Ucraina.
Le autorità della Repubblica di Donetsk confermano però che da questa mattina 466 civili sono stati fatti evacuare da Mariupol.
L’Ucraina ha respinto la richiesta della Russia di consegnare Mariupol. La vicepremier Iryna Vereshchuk ha spiegato che “la resa non è un’opzione”. A riportare la notizia è il Kyiv Independent. La lettera del ministero della Difesa russo affermava che avrebbe stabilito un corridoio umanitario solo se Mariupol si fosse arresa.
Appare ormai evidente che la città portuale di Mariupol sarà il luogo di una resa dei conti attesa da anni tra le milizie della Repubbliche indipendenti del Donbass e i miliziani nazisti del battaglione Azov asserragliati nella città.
Rientrato allarme per l’ammoniaca dispersa da impianto chimico
Il governatore di Sumy Dmytro Zhyvytskyy ha confermato su Telegram che “Alle 7.50 la perdita è stata eliminata. Attualmente sono in corso lavori regolari. Non vi è alcuna minaccia per la popolazione. Si è saputo di una persona ferita, un dipendente dell’impresa”, aggiunge il governatore.
Era infatti stata segnalata una perdita di ammoniaca in un impianto chimico nella città ucraina nord-orientale di Sumy assediata dalle truppe russe. L’estensione e la causa dell’incidente non sono state immediatamente chiarite, ma ai residenti era stato detto di cercare rifugio nei seminterrati o nei livelli più bassi degli edifici per evitare l’esposizione.
Secondo il ministero della Difesa russo a Sumy c’è stata una “provocazione pianificata da parte delle forze ucraine” per quanto riguarda la perdita di ammoniaca dall’impianto chimico.
Il fronte militare
“Fuoco nemico” ha causato un incendio a più piani nel centro commerciale nel quartiere nord-occidentale Podilsky della città e ha dato fuoco a diversi veicoli, hanno spiegato i servizi di emergenza ucraina su Facebook. Sarebbero almeno 6 i morti causati dal nuovo bombardamento notturno a Kiev, mentre le forze russe continuano ad accerchiare la capitale ucraina. I corpi si trovano fuori dal centro commerciale Retroville, a nord-ovest di Kiev. Un rapporto dell’intelligence britannica scrive che il convoglio di mezzi corazzati russi che sta avanzando verso Kiev da nord-est si è bloccato e il grosso delle forze rimane a più di 25 chilometri dal centro della città.
Fonte
19/03/2022
Guerra in Ucraina - Missili russi martellano le installazioni. A Mariupol si combatte nel centro. La Polonia gioca con il fuoco. Scontro all’Onu sui laboratori biologici
Nuovo allarme anti-aereo questa mattina a Leopoli. Le sirene hanno cominciato a suonare alcuni minuti, alle 11:30 (ora locale) mentre le strade del centro storico erano abbastanza piene di residenti. Dagli altoparlanti installati in tutta la città le autorità militari ucraine hanno invitato i cittadini a recarsi nei rifugi.
È salito a 45 il numero dei soldati ucraini uccisi a Mikolayiv, vicino Odessa, dove alcune caserme dell’esercito di Kyev sono state colpite da un attacco missilistico russo. Secondo l’inviato de “La 7” e il corrispondente della Bbc le caserme sarebbero state colpite da almeno due missili. Mykolaiv ha subito intensi bombardamenti per settimane.
Mosca ha reso nota la distruzione nella notte di tre sistemi missilistici di difesa aerea S-300 in dotazione alle truppe di Kiev; distrutti anche i centri di sorveglianza radio dell’intelligence ucraina a Velykyi Dalnyk e Velykodolynske, nella regione di Odessa. Secondo il ministero della Difesa di Kiev, un quinto generale russo ha perso la vita. Si tratta del tenente generale Andrei Mordvichev, ucciso nella città di Chernobayevka sotto i colpi dell’artiglieria.
Proseguono i combattimenti a Mariupol che sono ormai arrivati nel centro città. L’esercito russo ha annunciato ieri di essere riuscito ad entrare nel centro della città insieme alle milizie della Repubblica di Donetsk. Il ministero della Difesa di Kiev ha riferito di aver “temporaneamente” perso l’accesso al mar d’Azov, collegato al Mar Nero da uno stretto.
L’amministrazione comunale ha confermato che l’attacco al teatro di Mariupol ha causato fortunatamente solo un ferito grave ma nessun morto.
Dnipro. L’ospedale sarà “sicuramente” bombardato?
Continuano intanto scambi di accuse tra Russia e Ucraina su episodi particolarmente clamorosi della guerra in corso. Il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, ha accusato i servizi segreti ucraini di aver minato il principale ospedale di Dnipro allo scopo di farlo saltare in aria al passaggio di un aereo militare russo per poi attribuire a Mosca la distruzione dell’edificio. “Informazioni affidabili a nostra disposizione indicano che personale dei servizi di sicurezza ucraini, dopo aver evacuato personale e pazienti, hanno installato mine in uno degli edifici dell’ospedale cittadino numero 2, su via Nigoyan”, ha detto Konashenkov, “intendono far esplodere l’edificio minato non appena un qualsiasi, sottolineo qualsiasi, aereo russo voli sopra Dnipro”.
Adesso si tratta solo di verificare se l’ospedale di Dnipro verrà effettivamente bombardato o sarà destinato a diventare l’ennesima “scena” della propaganda di guerra.
Corridoi umanitari
Zelensky ha comunicato che 180mila persone sono state salvate attraverso i corridoi umanitari con sette proseguiti anche ieri, (sei nella regione di Sumy e uno nella regione di Donetsk). Nella regione di Luhansk, Ucraina sud-orientale, è stata concordata l’apertura di un corridoio umanitario per l’evacuazione di civili e l’arrivo di aiuti. Nelle ultime 24 ore quasi 14.400 persone sono state evacuate in Russia da varie aree dell’Ucraina senza l’assistenza di Kiev. Lo riferisce l’agenzia russa Tass. Tra i profughi risultano 2.781 bambini. Il numero complessivo degli sfollati verso la Russia dall’inizio del conflitto è di circa 300 mila persone, di cui oltre 63 mila bambini.
Escalation sulla fornitura di armi all'Ucraina
Una fonte interna alla Ue ha fatto sapere che “L’Ucraina finora ha già chiesto armi all’Unione europea per un ammontare che supera i 500 milioni di euro stanziati e questo giustifica la proposta dell’Alto rappresentante, Josep Borrell, di stanziare una nuova tranche da 500 milioni di euro”. I ministri degli Esteri e della Difesa dei Ventisette paesi della Ue ne parleranno in una riunione di lunedì. Tuttavia non potrà essere presa una decisione perché la Germania ha bisogno di un’autorizzazione dal Bundestag, in agenda per mercoledì.
La Polonia insiste nel creare situazioni pericolose per l’Europa
Pare infatti che il governo polacco intenda presentare l’idea di una missione di mantenimento della pace in Ucraina al vertice della Nato e al Consiglio europeo, ha affermato il portavoce del governo polacco Piotr Mueller, citato dall’agenzia Pap e ripreso dall’agenzia ucraina Unian. Mueller ha osservato che questa non sarebbe una missione che dovrebbe entrare in conflitto diretto con Mosca. “Deve essere installato in luoghi che non sono attualmente occupati dalla Russia per inviare un chiaro segnale che non siamo d’accordo con i crimini di guerra”, ha detto Mueller, ben sapendo che si tratta di territori in Ucraina e dunque zona di guerra.
All’Onu ormai è scontro sui laboratori biologici Usa in Ucraina
Solo i sei Paesi occidentali membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu hanno denunciato l’utilizzo dell’Organizzazione da parte di Mosca per diffondere la “disinformazione” e la “propaganda”. Gli altri nove paesi non hanno seguito le indicazioni degli Usa e dei paesi Nato
In una dichiarazione letta dall’ambasciatrice Usa all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, si legge che “la riunione del Consiglio di Sicurezza chiesta dalla Russia sulle armi biologiche Usa presenti in Ucraina e le sue menzogne sono concepite con un unico scopo: sviare la responsabilità della Russia in questa guerra e nella catastrofe umanitaria che ha provocato”.
Alla lettura della dichiarazione degli Usa tuttavia erano presenti solo i rappresentanti di Francia, Norvegia, Albania, Irlanda e Regno Unito. Mancavano gli altri nove membri di turno del Consiglio di Sicurezza ossia Brasile, Gabon, Ghana, Emirati Arabi Uniti, India, Kenya, Messico, Cina e ovviamente Russia.
Gli Usa sottovalutano però che la questione dei laboratori biologici statunitensi in Ucraina ha destato un grande interesse anche da parte della Cina. Pechino ha subìto a lungo le accuse statunitensi, soprattutto sul famoso laboratorio di Wuhan, ritenuto la causa della pandemia di coronavirus.
Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, e i media non solo cinesi, stanno chiedendo – anche all’ONU e in altre sedi – che gli Stati Uniti aprano tutti i loro laboratori di questo tipo in tutto il mondo all’ispezione. E, comprensibilmente, il mondo è interessato.
Alla base di queste richieste c’è la Convenzione del 1972 sulla proibizione dello sviluppo, produzione e stoccaggio di armi batteriologiche (biologiche) e tossiche e sulla loro distruzione. Ma non ha alcun meccanismo di verifica, e l’unico paese che si oppone alla creazione di tale meccanismo sono gli Stati Uniti
Fonte
14/03/2022
Guerra in Ucraina - Riprendono i negoziati, aperti 10 corridoi umanitari. Istruttori militari “stranieri” uccisi in base ucraina. A Roma colloqui Usa-Cina
I corridoi umanitari
Sono stati concordati dieci corridoi umanitari per la giornata odierna tra Russia e Ucraina per consentire l’evacuazione dei civili. Lo ha annunciato la vice prima ministra ucraina, Irina Vereshchuk, in un videomessaggio pubblicato questa mattina sul canale Telegram dell’ufficio presidenziale ucraino.
Nella regione di Kiev sono stati aperti corridoi umanitari dai villaggi di Bogdanovka, Novobogdanovka, Pobeda e Bobrik alla città di Brovary, dalla città di Gostomel al villaggio di Belogorodka, dagli insediamenti di Nemeshaevo e Vorzel sempre al villaggio di Belogorodka e dal villaggio di Dmitrovka a quello di Belogorodka. Nella regione di Luhansk sono stati aperti corridoi per l’evacuazione dei civili da Severodonetsk, Popasna e Gornoe a Slovyansk.
A Roma colloqui tra Usa e Cina sulla guerra in Ucraina
C’è grande aspettativa per l’incontro che si svolge a Roma tra Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, con Yang Jiechi, membro dell’ufficio politico del Partito Comunista Cinese. Si materializza un tentativo di dialogo tra Usa e Cina dopo che gli Usa hanno sostenuto che la Russia ha fatto richiesta di armi a Pechino e aiuto per eludere le sanzioni. Liu Pengyu, il portavoce dell’ambasciata cinese a Washington, ha affermato di non essere a conoscenza di alcuna notizia che la Cina possa essere disposta ad aiutare la Russia per forniture militari. Sullivan a Roma incontrerà in mattinata anche Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico del presidente del Consiglio Mario Draghi.
Il fronte militare
Gli attacchi militari russi si vanno estendendo anche alla zona occidentale dell’Ucraina, quella al confine con la Polonia e la Romania da dove arrivano i rifornimenti militari dei paesi della Nato.
L’intensificazione dell’offensiva russa lungo il fronte occidentale, era già emersa ieri con l’attacco alla base militare di Yaroviv, situata nei pressi del confine con la Polonia dove ci sono stati 35 morti e decine di feriti tra cui alcuni istruttori militari stranieri.
La base militare, il cui nome ufficiale è “Centro internazionale per la pace e la sicurezza”, si estende su una superficie di 360 chilometri quadrati e a settembre scorso aveva ospitato esercitazioni ucraine in coordinamento con la Nato.
Nelle settimane precedenti l’invasione russa del 24 febbraio, l’esercito ucraino si è addestrato nella base di Yaroviv, ma secondo i media ucraini tutti gli istruttori stranieri sono partiti a metà febbraio, lasciando dietro di sé l’equipaggiamento.
Tra i feriti risultano però militari olandesi e portoghesi. Altri paesi della Nato non hanno reso noto se ci sono morti o feriti tra gli istruttori militari colpiti nella base militare ucraina.
Nel villaggio di Stavische, nella regione di Zhytomyr – a ovest di Kiev – un attacco missilistico ha preso di mira alcuni edifici amministrativi, distruggendone almeno sette e causando diversi feriti. A Rivne, città situata circa 200 chilometri a est di Leopoli, gli attacchi russi hanno danneggiato una torre della televisione. Le sirene antiaeree, tuttavia, sono state udite nella notte in molte regioni del paese, da Leopoli alla regione della Transcarpazia – regione che confina con Romania, Slovacchia e Ungheria – sino a Kharkiv, la seconda città del Paese che è sotto assedio da almeno due settimane, e Odessa, importante porto dell’area sud occidentale dell’Ucraina.
Le forze armate russe hanno colpito l’aeroporto Antonov, a nord ovest di Kiev. Lo scalo, noto anche come Hostomel, è il più importante aeroporto cargo internazionale dell’Ucraina, nonché una base aerea militare di importanza strategica. Diversi video diffusi sui social mostrano dense colonne di fumo che salgono dall’aeroporto. Secondo fonti ucraine invece le forze armate russe hanno preso di mira l’impianto di produzione di aerei Antonov e non l’omologo aeroporto noto anche col nome di Hostomel. L’impianto industriale è situato nei pressi dell’aeroporto, a circa 10 chilometri dal centro di Kiev.
Fonti russe affermano che, la Crimea e il Donbass adesso sono “collegati da un corridoio terrestre attraverso il territorio dell’Ucraina”. “La strada dalla Crimea a Mariupol è stata presa sotto controllo”. Secondo i servizi di intelligence britannici le forze navali russe hanno bloccato a distanza la costa ucraina del Mar Nero, isolando di fatto l’Ucraina dal suo sbocco al mare.
Il gas russo continua ad essere pompato verso l’Europa occidentale
Il gas russo continua ad arrivare in Europa occidentale. La compagnia statale russa Gazprom infatti sta continuando a fornire gas attraverso l’Ucraina a un volume sostanzialmente invariato rispetto al contratto a lungo termine (109,5 milioni di metri cubi al giorno).
Fonte
07/03/2022
ABC della guerra in Ucraina, o “la cura del linguaggio”
Per questo cerchiamo di fornire ai nostri lettori un “servizio minimo” ma indispensabile: chiarire la realtà che una parola o una frase nasconde o stravolge.
È una funzione che cerchiamo di assolvere con ogni articolo pubblicato, ma che richiede ormai una sorta di “vocabolario essenziale” cui rimandare, perché mentre si scrive di un fatto diventa difficile fare anche la “cura del linguaggio” di guerra.
Ci perdonerete dunque la struttura da dizionario poco enciclopedico, ma ci sembra meglio andare con ordine, per tirar fuori i concetti solidi avvolti da un ammasso di polvere propagandistica. Ovvio che questo “dizionario” andrà aggiornato di frequente. Ma siamo qui anche per questo…
No fly zone
Chiesta dal governo ucraino, rifiutata dagli Usa, questa frase sgorga a getto continuo dai più ottusi operatori della stampa come da qualche sedicente “politico” investito di una carica parlamentare a sua insaputa (senza aver fatto nessuna gavetta, insomma).
Come frase è nota a chiunque sia arrivato a vita adulta negli ultimi 30 anni. Perché ogni volta che gli Usa e la Nato invadevano un paese – debole, naturalmente – tra le prime misure adottate dichiaravano delle no fly zone.
Concretamente significava e significa che qualsiasi oggetto volante su un determinato territorio – aereo, missile, drone, deltaplano, aquilone, ecc -, se non appartenente alla coalizione occupante, sarebbe stato abbattuto.
Per dichiarare una no fly zone serve naturalmente avere il dominio militare dei cieli su una determinata area, altrimenti è solo fare aria nel vento.
Al momento in cui scriviamo – 7 marzo 2022 – il dominio dei cieli sopra l’Ucraina è dell’aviazione russa. Una fatto che determina la possibilità di colpire qualsiasi obiettivo a terra, ovviamente tenendo conto della forza o meno di una contraerea.
Il dominio militare dei cieli segna da decenni la possibilità o meno di vincere una guerra. Può accadere di perderla anche quando lo si ha (e lo sanno bene sia il Pentagono – Vietnam, Afghanistan – che i militari russi, anche loro in Afghanistan al tempo dell’Urss), ma è empiricamente provato che se non hai un’aviazione dominante hai fortissime possibilità di perdere. O comunque di pagare un prezzo abnorme.
Dunque chiedere ora una no fly zone sopra l’Ucraina che sostituisca il temporaneo dominio russo equivale a chiedere l’entrata in guerra della Nato, ovvero dell’unica coalizione militare che abbia una potenza aerea “simmetrica” – parità tecnologica e quantitativa, e probabilmente anche una superiorità – a quella russa.
Una contro-invasione della Nato – spiegano sia Joe Biden che i suoi generali – sarebbe l’inizio della Terza guerra mondiale che arriverebbe molto rapidamente all’uso delle armi nucleari.
Ma la guerra nucleare, da 70 anni, è anche l‘unica che non si può vincere, perché è assicurata la mutua distruzione non solo tra i belligeranti, ma anche del resto dell’umanità.
Dunque chi invoca “almeno” una no fly zone sta dicendo – lo sappia o meno – che bisogna schiacciare il bottone fine-di-mondo. Non sembra strano che lo capiscano i vertici Usa, mentre quelli europei – abituati alle “guerre” contro i poverissimi del Sahel o simili – sembrano non rendersene conto. Absolute beginners, nel nuovo imperialismo competitivo…
Inviare armi
Come sappiamo, il governo italiano e gli altri governi della Nato hanno già preso questa decisione, che si colloca appena un gradino sotto l’ingresso diretto in guerra.
E la discussione – su cui è stato immediatamente apposto il segreto militare – verte su quali armi inviare. E’ abbastanza chiaro (ai militari occidentali, se non altro) che inviare armi individuali leggere (fucili mitragliatrici, razzi antiaerei “a spalla”, ecc) è relativamente facile. Basta caricarli su camion che ufficialmente trasportano “altro” (viveri, vestiti, rifornimenti civili essenziali, ecc).
Certo, se l’intelligence russa viene a sapere quali convogli portano armi, la loro distruzione tramite attacco aereo è altrettanto facile. Ma si può evitare l’incidente che porta alla guerra semplicemente sostituendo gli autisti e la scorta con personale ucraino già al passaggio del confine. Una volta passato, affari loro… Molto più complicato è l’invio di mezzi pesanti (blindati, carri armati, pezzi di artiglieria di grosso calibro, ecc), che non possono essere occultati con altrettanta facilità. Una colonna di carri armati (con equipaggio ucraino, naturalmente) sarebbe facilmente bombardabile una volta passato il confine con il paese Nato di provenienza. E di fabbricazione...
Il che produrrebbe un doppio effetto negativo. a) Le armi che effettivamente arriverebbero (o stanno arrivando) non compenserebbero che marginalmente quelle che intanto l’esercito ucraino (e i battaglioni neonazisti) vanno perdendo in battaglia. b) I paesi da cui entrano o sono state spedite quelle armi entrerebbero in un cono d’ombra ambiguo, tra il co-belligerante dichiarato e il “furbetto del quartierino generale”. Lo scivolamento verso il coinvolgimento diretto in guerra sarebbe ad un passo.
Ancor peggio se si parla di aerei da combattimento. Quelli si possono far entrare in solo modo: volando. Ma anche se i piloti alla guida fossero ucraini, il paese da cui sono decollati sarebbe ufficialmente un belligerante contro la Russia (non puoi certo dire che non ti eri accorto che aerei da guerra decollavano dai tuoi aeroporti militari…).
Non a caso la Polonia si è affrettata a chiarire che questa eventualità, per quanto la riguarda, non si dà.
Inviare armi, insomma, è quasi un entrare in guerra. Basta un “incidente” e la frittata è fatta (e in una guerra l’incidente è la cosa più probabile…).
I governi che lo fanno, in ogni caso, anche se “migliori”, non possono certo aspirare al ruolo di “mediatori”.
Corridoi umanitari
In qualsiasi guerra l’attacco diretto alle città viene evitato il più possibile. Non mancano eccezioni – nazisti e Usa ne hanno cancellate diverse dalla faccia della terra (Hiroshima, Nagasaki, Fallujah, Coventry, molte città russe, ecc) – ma in genere si cerca di impostare l’assedio in modo da limitare il confronto armato ai soli combattenti.
Non per bontà d’animo – i generali non sanno cosa sia – ma per minimizzare le proprie perdite. Come teatro di guerra, infatti, le città sono un incubo per i militari occupanti. Vi sarete fatti una cultura cinematografica (da American sniper in giù), ma la realtà è in genere assai peggiore dei film.
E infatti l’unico punto su cui, nei primi tentativi di trattativa tra i governi russo e ucraino, era stato raggiunto un accordo era per l’appunto la creazione di corridoi umanitari per far uscire i civili dal alcune delle città che i russi avevano deciso di prendere.
Ma, per esempio a Maiupol, ai confini del Donbass, ben due tentativi di far uscire i civili si sono dovuti interrompere perché qualcuno ha cominciato a sparare colpi di mortaio. Il “chi è stato?” rimbalza ovviamente tra le parti, con accuse reciproche inverificabili empiricamente (un colpo di mortaio, diversamente dai missili, non può essere tracciato perché fa un percorso molto breve).
Dunque bisogna capire chi è – sul campo di battaglia – ad avere interesse che i civili restino in città il più possibile.
Usiamo una fonte insospettabile, il generale italiano Fabio Mini: “I corridoi umanitari, sempre siano attivati, serviranno a sfollare la gente e permettere così combattimenti senza ‘impedimenti’”.
Chiaro?
Prendiamo anche una seconda fonte, contattata dall’agenzia giornalistica AdnKronos, Vittorio Rangeloni, che da sette anni vive nel Donbass. Il quale riferisce di aver ricevuto ‘‘messaggi dalla popolazione di Mariupol che dicono di stare attenti, che sono stati minati i ponti, le strade e che i militari ucraini hanno creato posizioni nel centro della città, nei parchi gioco e negli asili”.
Insomma: l’interesse ad avere popolazione civile da frapporre tra sé e gli attaccanti è tutto dalla parte degli assediati. I quali, a Mariupol, sono i componenti del battaglione nazista Azov. Quelli che da otto anni martellano le repubbliche popolari, causando 14.000 morti, e che risultano al primo posto nella presunta “denazificazione” dichiarata ufficialmente da Putin.
Gli stessi – risulta dalle confessioni di alcuni mercenari georgiani partecipanti al “Majdan” del 2014 come cecchini – che avevano sparato sia sui manifestanti che sulla polizia, su indicazione Usa, che ne incolparono subito l’inetto Yanukovic, obbligandolo a fuggire e lasciare il campo.
In Italia qualcosa di simile è avvenuto con Piazza Fontana, quando un agente doppio – Cia e Sid, contemporaneamente – confezionò una bomba piazzata in una banca da un neofascista, ma per incolpare gli anarchici e sollevare una “maggioranza silenziosa” filo-golpista.
Concludendo: i militari russi avrebbero molto da guadagnare dalla fuoriuscita dei civili, perché potrebbero condurre un’offensiva basata sui bombardamenti, anziché con una battaglia casa per casa, con trappole di ogni tipo.
I nazi dell’Azov, all’opposto...
Fonte