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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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22/05/2026

I signori Biden e i laboratori segreti USA in Ucraina

È prevedibile che da qui a estate inoltrata toccherà ad assistere a una serie corposa di “rivelazioni” su porcate, raggiri, azioni criminali e assassini, perpetrati da passate amministrazioni americane in giro per il mondo e, in particolare, in Europa orientale e Repubbliche centroasiatiche.

Il Partito Repubblicano ha un disperato bisogno di recuperare non pochi punti nella corsa in vista delle elezioni di medio termine previste per il prossimo autunno e non sarà risparmiato ogni minimo colpo che possa indebolire il Partito Democratico.

Potrebbe andare in questa direzione anche l’ammissione fatta a inizio settimana dalla direttrice dell’intelligence nazionale USA, Tulsi Gabbard, sui laboratori biologici del Pentagono in Ucraina in cui si conducevano ricerche a duplice uso, civile e militare e su cui sarebbe stata ora avviata un’indagine.

Su questa linea, quindi, non si può escludere che anche la vicenda dell’attentato che nel dicembre 2024 costò la vita al generale Igor Kirillov, comandante delle forze di difesa chimico-biologica russe, fatto saltare in aria a Moskva per mano di killer ucraini, possa ricondursi a precisi ordini impartiti da Washington.

In estrema sintesi, ricordiamo che il 16 dicembre 2024, il terroristico Servizio di sicurezza di Kiev (SBU) aveva avviato un procedimento penale in contumacia contro Kirillov, con l’accusa di «uso massiccio di armi chimiche» nel conflitto in Ucraina. Il giorno seguente, 17 dicembre, Kirillov veniva assassinato con una operazione dello stesso SBU.

D’altronde, le notizie sui cosiddetti biolaboratori (si parla ora di circa 120 laboratori yankee in giro per il mondo, di cui una quarantina in Ucraina) circolano non certo da ora (in calce alla notizia, i link a precedenti notizie *) e le dichiarazioni della Gabbard, nota PolitNavigator, non fanno che confermare tutte le passate accuse e pubblicazioni sui preparativi USA per una guerra biologica contro la Russia.

Ma, nello specifico della campagna elettorale per il Congresso, le ultime “novità” hanno lo scopo di smascherare, in particolare, il ruolo dell’amministrazione Biden e di figure chiave del Partito Democratico.

Non è una novità, per esempio, che Hunter Biden fosse da tempo balzato alle cronache non solo per la vicenda ucraina con la società Burisma, ma anche per aver aiutato la grande azienda farmaceutica MetaBiota ad assicurarsi lucrosi contratti tramite la società del Pentagono Black & Veatch, per progetti di ricerca e modernizzazione volti a sfruttare il potenziale letale dei patogeni più pericolosi nei laboratori biologici in Ucraina.

Ciò che è importante in questa storia, ammette PolitNavigator, è l’ammissione che tali attività siano state condotte in Ucraina e siano state sospese solo all’inizio della guerra, per poi trasferire attrezzature e specialisti in altri paesi dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, come pure in Armenia e Kazakhstan.

Ora, dunque, la semplice ammissione sullo sviluppo di armi biologiche in Ucraina è insufficiente, dato che il fatto era già stato a suo tempo dimostrato dal Servizio di Difesa radio-chimico-biologica dell’esercito russo. Essenziale, ora, a giudizio di Moskva, è che si metta fine a tutti i progetti di ricerca militare di USA, Germania, Gran Bretagna in Georgia, Armenia, Azerbajdžan, Kazakhstan, Uzbekistan, Mongolia.

Questo, soprattutto considerando che nel Kazakhstan meridionale, al confine con il Kirghizstan, scrive PolitNavigator, appaltatori americani hanno già completato la costruzione di una struttura ad altissimo rischio: un impianto “BSL-4” (Biosafety Level-4) con un laboratorio e un deposito sotterraneo per i patogeni più pericolosi provenienti da tutto il mondo, contro i quali non esistono contromisure o difese e in grado di contaminare e destabilizzare tutta l’Asia centrale.

In una fase in cui la guerra contro l’Iran ha raggiunto una fase di stallo e gli USA stanno perdendo la corsa globale contro la Cina, in qualunque momento potrebbe essere innescata una “fuga”, provocando una catastrofe umanitaria nell’intera regione ai confini di Russia, Cina e Iran.

In tale contesto, giocano un ruolo chiave niente affatto positivo l’adesione del Kazakhstan sia agli “Accordi di Abramo”, sia l’accordo con Ankara, che concede alla Turchia il diritto di utilizzare territorio e spazio aereo kazakho per il trasporto di truppe, equipaggiamenti e materiali, con ciò consentendo la fornitura di qualsiasi tipo di arma e agente patogeno.

Che l’amministrazione Biden avesse mentito, negando la presenza di laboratori biologici in Ucraina, lo afferma anche il tenente colonnello USA a riposo Earl Rasmussen, il quale ricorda come, nel marzo 2022, l’allora vicesegretario di Stato Victoria Nuland (quella dei biscotti a majdan e del “fuck the EU”) avesse ammesso l’esistenza di tali laboratori contenenti pericolosi agenti patogeni.

Ora dunque, Washington ammette che quelle che Joe Biden definiva «fantasie cospirative» russe erano pura realtà e Tulsi Gabbard annuncia quindi l’avvio di indagini; quanto approfondite resta da vedere.

La struttura di cui Gabbard è a capo riunisce 17 agenzie di intelligence, tra cui CIA, intelligence militare, DIA, secondo i dati delle quali ciò che viene sperimentato in quei 120 laboratori minaccia “interessi e benessere” dei cittadini statunitensi, trattandosi di agenti patogeni ad altissima letalità: con pericolosità di quarto grado. In questo senso, le armi biologiche sono più terrificanti delle armi nucleari.

Ciò che ha detto Gabbard, osserva Elena Karaeva su RIA Novosti, non è una semplice notizia, irrilevante: le sue parole sono un riassunto di varie relazioni svolte a suo tempo dal generale Igor Kirillov. Era stato proprio Kirillov a redigere numerose relazioni, solo parzialmente pubblicate; e quelle relazioni contenevano già tutto quanto riportato ora da Gabbard.

Per intendersi: la totale mancanza di controllo sui patogeni nei laboratori biologici; l’assenza di ispezioni esterne; l’opacità pressoché totale di ogni aspetto della questione. E questa opacità, afferma Karaeva «viola quasi automaticamente tutte le disposizioni di tutti i documenti e le convenzioni internazionali che vietano qualsiasi ricerca relativa a patogeni batteriologici…

Il generale fu ucciso da terroristi ucraini. Perché la verità pronunciata da Igor Anatolevic Kirillov terrorizzava quegli stessi criminali con gli occhi gelidi dei boia, criminali che non solo lavoravano con agenti patogeni, ma a quanto pare rubavano anche fondi agli Stati Uniti».

Ed è difficile escludere che proprio la questione economica sia stata quella che, più di ogni altra, ha dettato ora la decisione di Washington di aprire, appena un po’, quello che potrebbe essere un tremendo vaso di Pandora.

Fonte

07/08/2022

I laboratori biologici militari yankee in Ucraina /2

Il 4 agosto, la Komsomol’skaja Pravda riportava per l’essenziale le affermazioni del Comandante delle Forze russe di difesa radiologica, chimica e biologica, Igor’ Kirillov, a proposito della possibilità di una creazione artificiale di agenti di Covid-19 e vaiolo delle scimmie, oltre che di fattori legati all’insorgere di tumori: tutti elementi riconducibili al programma “Predict”, avviato nel 2009 dall’americana USAID.

Nel 2019, prima ancora della comparsa del Covid-19, presso l’Istituto John Hopkins erano state condotte le prove “Ivent-201”, per mettere a punto i passi da seguire in caso di epidemia da un coronavirus sconosciuto, che verrebbe trasmesso all’uomo dai pipistrelli attraverso un “ospite” intermedio quale il maiale.

«Esattamente un tale scenario di sviluppo del COVID-19», ha affermato Kirillov, «e la piega eccezionale assunta nel 2019 dal programma “Predict”, consentono di supporre il carattere deliberato della pandemia e il coinvolgimento USA nel suo insorgere». Senza dimenticare le attività svolte in Ucraina da “Metabiota”, appaltatrice chiave del Pentagono per le attività biologiche militari.

In passato, Mosca aveva già ventilato ipotesi sulle possibili responsabilità dei laboratori militari yankee sparsi in alcune delle ex Repubbliche sovietiche. Lo aveva fatto anche ben prima dello scoppio ufficiale del Covid-19.

Ma l’effetto esplosivo, a detta di Tsargrad.tv, questa volta, viene dal fatto che sia stato il Ministero della difesa, nella persona di Igor’ Kirillov, a gettare apertamente in faccia agli USA il guanto di sfida: ciò sta a indicare che «Mosca dispone di prove concrete e non le terrà più nascoste».

Kirillov ha parlato anche del vaiolo delle scimmie, dichiarando che sarebbero stati sequestrati documenti secondo cui «dal 2019 USAID e il suo appaltatore principale, la “Labyrinth Ukraine” (divisione dell’americana “Labyrinth Global Health”, legata alla “Metabiota”) prendono parte al programma biologico militare USA... in particolare per gli studi su coronavirus e vaiolo delle scimmie».

Kirillov ha inoltre menzionato preparati USA che, «se introdotti nell’organismo per un breve periodo, causano malattie croniche e provocano lo sviluppo di varie forme di cancro. Secondo gli esami medico-forensi venezuelani e i medici che avevano cercato di curare Ugo Chavez, un simile preparato sarebbe stato usato da Claudia Diaz per avvelenarlo».

Teoricamente, dichiara il ricercatore del Dipartimento di Bioingegneria dell’Università “Lomonosov” di Mosca, Aleksandr Kudrjavtsev, è possibile mettere a punto un farmaco in grado di sviluppare il cancro; nel 2010, «la Defense Threat Reduction Agency (DTRA) aveva pubblicato un rapporto in cui menzionava tecnologie a duplice utilizzo, sia per usi pacifici (es. cura di malattie), che militari. In pratica, si tratta di manipolazioni con l’ausilio della cosiddetta interferenza-RNA», un metodo che consente di alterare la produzione di una o un’altra proteina necessaria all’organismo.

Il 5 agosto, ancora la Komsomol’skaja Pravda ha scritto che, nel bel mezzo della pandemia, Bill Gates ha mostrato una «straordinaria capacità di preveggenza. Dopo il coronavirus ci sarà il vaiolo, aveva detto, con ciò ammettendo, di fatto, che il virus della “scimmia” è stato creato artificialmente».

Un altro evento significativo si sarebbe verificato lo scorso autunno. Sembra che in una discarica nei pressi del centro di ricerca di Filadelfia, siano state trovate misteriose fiale con la scritta “vaiolo” e “vaiolo bovino”. Dopo l’intervento del FBI, non se ne è più saputo nulla.

Ora, solamente a due centri di ricerca nel mondo è consentito conservare questo virus, allo scopo di creare vaccini e farmaci efficaci: uno è in USA, ad Atlanta e l’altro è il centro “Vektor” di Novosibirsk.

La vice Direttrice di “Vektor”, Tat’jana Nepomnjaščikh, ha dichiarato a Komsomol’skaja Pravda che l’agente infettivo del vaiolo delle scimmie, i cui focolai erano stati rilevati in Africa, è molto simile al virus naturale del vaiolo.

Oggi, il virus delle “scimmie” non provoca epidemie su larga scala, dato che l’agente ha una bassa trasmissibilità dall’animale all’uomo; ma «non appena il virus acquisisce alcune mutazioni e inizia a trasmettersi in misura efficace tra le persone, ecco che otteniamo un analogo del vaiolo naturale, in grado di portare a grandi epidemie».

Anni fa, ha detto Nepomnjaščikh, ricercatori canadesi avevano dimostrato che, sulla base di un virus altamente correlato di vaiolo equino, in linea di principio è possibile ricreare il virus in provetta.

A pandemia già in corso, il dottor Jeffrey Sachs, direttore di una commissione di studio della rivista The Lancet, nel corso di una conferenza medica in Spagna ammise che un certo numero di pubblicazioni della rivista sul Corona erano state deliberatamente rallentate: alle commissioni di studio avevano chiuso la bocca.

Sachs aveva pubblicamente dichiarato che mano umana ha chiaramente contribuito a creare l’agente della pandemia di COVID-19. Tutto fa pensare che sia stata utilizzata tecnologia americana, di cui nessun altro paese dispone: «la calligrafia è degli Stati Uniti», aveva detto Sachs.

Ci sono poi alcune dichiarazioni di deputati USA, ha detto Kirillov, che fanno riflettere sul ruolo dei biologi americani nella comparsa e diffusione del COVID-19, e ha ricordato come, lo scorso luglio, Jason Crow, membro del Intelligence Committee della Camera, nel corso della Conferenza sulla sicurezza, abbia ammonito gli americani sul pericolo rappresentato dal cedere il proprio DNA a società private per test, dato che «c’è la possibilità che i risultati dei test vengano venduti a terzi» e tali informazioni possano essere utilizzate «per sviluppare armi biologiche mirate contro gruppi o singoli individui».

Ricordiamo che, nel 2018, l’ex consigliere russo del Segretario generale dell’ONU, Igor Nikulin, aveva parlato degli oltre 400 laboratori USA sparsi per il mondo, in cui si mettono a punto armi biologiche, indirizzate in particolare contro il codice genetico dei russi; mentre, un anno prima, il Pentagono stesso aveva ammesso la raccolta di materiali biologici di cittadini russi.

Ora, intervistato da Tsargrad.tv, il professore Vladislav Šafalinov ha dichiarato che «nessuno ha dubbi sull’origine artificiale del virus. Inoltre, con vari colleghi abbiamo analizzato articoli scientifici sul tema, redatti da scienziati cinesi e americani, rilevando che in pratica, da fine anni ’90, venivano condotti esperimenti scientifici sulla creazione di virus dalle proprietà “desiderate”».

Ad esempio quelle necessarie a portare a termine varie “imprese” rese poi pubbliche da WikiLeaks, anche legate alla comparsa di tumori in tanti leader latino-americani.

Nel 2008, per esempio, la CIA chiese all’ambasciata USA in Paraguay di raccogliere dati biometrici, incluso il DNA, sui quattro i candidati alla presidenza. Ma questo, scrive Tsargrad.tv, sicuramente non avveniva solo in Paraguay, perché non possono esserci così tante coincidenze casuali: Dilma Rousseff, 2009, cancro, operata; Nestor Kirchner, 2010, cancro, morto; Luis Lula da Silva, 2011, cancro, operato; Juan Manuel Santos, 2011, cancro, operato; Evo Morales, 2011, cancro, operato; Fernando Lugo, 2012, cancro, operato; Cristina Kirchner, 2013, cancro, operata; Hugo Chavez, 2013, cancro, morto; Fidel Castro, 2016, cancro, morto.

A questo punto, ci è consentito qualche dubbio sulla sincerità delle democratiche “preoccupazioni” sulla salute sociale?

Vedi la prima parte: La guerra in Ucraina e i laboratori biologici Usa a Lvov, Poltava e Kjarkhov

Fonte

Di seguito la traduzione della relazione di Kirillov pubblicata dall'Ambasiata russa in Italia

23/05/2022

Cina preoccupata per la ricerca biologica militare degli Stati Uniti in Ucraina

Il 13 maggio 2022, la Federazione russa ha presentato al Consiglio di sicurezza nuove prove sui programmi di ricerca militare degli Stati Uniti in Ucraina.

Tra questi, gli esperimenti biologici condotti a loro insaputa su pazienti mentali ucraini nell’ospedale psichiatrico n. 1 (villaggio di Streletchye, regione di Kharkov) e l’uso deliberato di un agente della tubercolosi per infettare la popolazione del distretto di Slavianoserbsk (Repubblica Popolare di Lugansk).

I documenti sequestrati dalla Russia mostrano che quattro giganti farmaceutici, Pfizer, Moderna, Merck e Gilead, erano coinvolti negli esperimenti.

Parlando in un video duplex, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite per il disarmo, Thomas Markram, ha affermato che la sua organizzazione non era a conoscenza di questi programmi e non poteva occuparsene direttamente. Ha invitato i partecipanti a risolvere la questione in modo pacifico, utilizzando le procedure previste dagli articoli V e VI della Carta.

Gli ambasciatori dei Paesi membri della Nato hanno tutti negato le accuse russe e denunciato la disinformazione.

Al contrario, l’ambasciatore cinese Dai Bing ha affermato che questi elementi spaventosi dovrebbero suscitare la preoccupazione dell’intera comunità internazionale.

Secondo la stampa statunitense, il programma di ricerca biologica militare del Pentagono è stato organizzato in Ucraina dalla società Rosemont Seneca Technology Partners (RSTP) creata da Hunter Biden (figlio del presidente Joe Biden) e Christopher Heinz (genero di John Kerry).

Fonte

21/04/2022

Le impronte digitali americane sull’Ucraina

Per la serie “i generali dicono quel che i media nascondono sotto il tappeto”... Con immense implicazioni politiche, a volerci ragionare sopra.

*****

di Fabio Mini - Il Fatto Quotidiano

Un paio di settimane fa, in un’apparizione su una televisione statunitense, la celebre giornalista Lara Logan ha lanciato tante e tali “bombe di verità” su uno spaesato pubblico da costringere i conduttori della trasmissione a implorare (sui telefoni interni) l’interruzione pubblicitaria. Le bombe in realtà erano cose che i cosiddetti “complottisti” dicono da tempo a tutto il mondo, salvo agli americani evidentemente.

A prescindere dalla retorica putiniana, speculare a quella antiputiniana, ciò che meraviglia è la reazione del pubblico: un tripudio di complimenti per le verità taciute, un paio di obiezioni, molti attestati di ammirazione per il coraggio e altrettante preghiere di chi teme per la sua vita.

Anche nella terra della libertà di espressione, se dici qualcosa che infastidisce il potere sei morto.

La filippica della Logan è qualcosa di più: è una chiara chiamata in correità della leadership Usa in ciò che sta accadendo in Ucraina. Lì la retorica dei buoni e dei cattivi è saltata, com’era saltata sul Vietnam, l’Iraq, l’Afghanistan, ma per gli americani ormai assuefatti all’idea di essere i buoni, è sempre una “scoperta” salutare ma traumatica.

Cercare le tracce del coinvolgimento diretto degli Stati Uniti in questa guerra che viene presentata come una questioncina tra Russia e Ucraina, e al massimo tra Ue o Nato e Russia, è meno difficile di quanto possa sembrare.

Gli Usa sono in Ucraina dal 1991 e non se ne sono mai andati. All’atto della disintegrazione dell’URSS, l’Ucraina si trovò con il terzo più potente arsenale nucleare al mondo, dopo Stati Uniti e Russia. Ben 176 missili intercontinentali con 1240 testate nucleari. Diverse dozzine di bombardieri nucleari strategici con 600 missili e bombe a gravità e 3000 ordigni nucleari tattici.

Stati Uniti e Russia concordarono una riduzione degli armamenti nucleari e nell’idea che l’Ucraina sarebbe stata comunque nella sfera d’influenza della Russia, decisero di eliminare tutti gli armamenti nucleari esistenti in Ucraina.

Dal 1992 l’Ucraina sfruttò la sensibilità occidentale alla questione nucleare e fino al 1994 l’Ucraina continuò a temporeggiare e mercanteggiare sulla propria adesione al trattato di non-proliferazione e sulla ratifica degli Start.

Lo smantellamento di ogni silo missilistico costava 1 milione di dollari (di allora) e gli Stati Uniti stanziarono 399,2 milioni per pagare la Bechtel Corp. che prese l’appalto dei lavori.

La denuclearizzazione si completò, almeno sulla carta, nel ’96, ma solo nel 2000 i bombardieri strategici furono ceduti alla Russia in cambio dell’abbuono dei debiti accumulati con le forniture di gas. L’Ucraina ha ereditato circa il 30% dell’industria militare sovietica, che comprendeva il 50-60% di tutte le imprese ucraine, impiegando il 40% della sua popolazione attiva.

L’esercito ucraino commerciava armi convenzionali e firmava contratti con imprese commerciali. I primi contratti sulle consegne di armi all’Iran, firmati a metà ’92, causarono una reazione negativa in Occidente (specie negli Usa). Da allora l’Ucraina non ha cessato di produrre armamenti e di cederli anche sul mercato nero a vari Paesi, sempre sotto l’occhio vigile di Usa, Russia e relativi trafficanti e oligarchi.

A partire dalla “Rivoluzione arancione” del 2004, gli Stati Uniti intervengono in Ucraina per destabilizzarne i rapporti con la Russia. I vari tentativi si concretizzano dieci anni dopo con gli incidenti di Maidan. L’ingerenza è plateale ed è la telefonata di Victoria Nuland – che “l’Ue si fotta!” – a rivelare che non si tratta di semplice monitoraggio degli eventi, ma di regia politica e operativa.

Dal 2014 al 2022, con sanzioni e interventi di assistenza militare Usa e Nato, viene ristrutturato l’esercito, vengono armate e addestrate le milizie paramilitari e installati laboratori di ricerca biologica a cura di compagnie statunitensi.

In un tentativo grottesco di spacciare per fake news la questione dei laboratori, il Vox Check Team scrive: “Biolaboratori segreti americani in Ucraina? Un mito della propaganda russa. Non ci sono prove che ci siano... Tuttavia c’è una cooperazione tra istituzioni ucraine e americane. Dal 2005 gli Stati Uniti hanno aiutato a modernizzare i laboratori ucraini, a condurre ricerche e a migliorare la cultura della sicurezza per prevenire focolai di pericolose malattie infettive attraverso il programma di riduzione della minaccia biologica.

Durante l’intero periodo di cooperazione, gli Stati Uniti hanno investito circa 200 milioni di dollari per lo sviluppo di 46 laboratori e istituzioni mediche in Ucraina. Queste istituzioni non sono coinvolte nello sviluppo di armi chimiche o biologiche”
.

E infatti, siccome la mutua ucraina non tratta vaccini ma elementi patogeni ad alto rischio, l’11 marzo (fonte Reuters) l’Organizzazione mondiale della sanità ha consigliato all’Ucraina di distruggere tali agenti ospitati nei laboratori di sanità pubblica del paese per prevenire “qualsiasi potenziale fuoriuscita” che diffonderebbe malattie tra la popolazione.

Ma la questione è che “al contrario, gli Stati Uniti hanno avviato un programma per prevenire lo sviluppo di tali armi. L’Unione Sovietica aveva il suo programma di armi biologiche. Dopo il crollo, i materiali biologici pericolosi sono rimasti sul territorio dell’Ucraina. Il programma degli Stati Uniti mira a garantire che questi materiali non vengano rubati o utilizzati per scopi non di ricerca. Fino al 2014, il programma si estendeva anche ai laboratori russi”.

Questi materiali lasciati dall’URSS sollevano però l’interrogativo degli altri materiali sovietici in Ucraina. L’URSS aveva uno stock di quasi 40mila tonnellate di agenti chimici nervini, vescicanti e soffocanti. Secondo alcuni rapporti, la scorta totale superava le 50mila tonnellate, con un’ulteriore scorta di 32.300 tonnellate di agenti al fosforo.

Quante di queste scorte sono rimaste in Ucraina? Ufficialmente nessuna, ma se sono rimaste le armi biologiche perché non lasciare anche quelle chimiche di cui dispongono ancora Russia e Usa?

Le tracce degli Stati Uniti in Ucraina sono anche qui, se non altro perché sanno esattamente dove sono finite. Se poi si dovesse misurare il coinvolgimento statunitense dal numero di soldati Usa presenti sul territorio, ci si può limitare a contare i cosiddetti volontari tra i foreign fighter e i contractor.

Il presidente Zelensky ha parlato di circa 20mila volontari da ogni parte del mondo (Usa compresi). La “legione internazionale” è stata incorporata nelle forze di difesa dell’Ucraina, così da non cadere nel vuoto giuridico sullo status di mercenari. In effetti molti di essi sono pagati con i fondi elargiti da Usa ed Europa oltre che da “privati”.

Il comandante della Legione Georgiana Mamulashvili conduce reclutamento e addestramento di battaglioni formati da professionisti, in maggioranza statunitensi e britannici, fin dall’aprile 2014. Ed ha anche personalmente condotto i suoi battaglioni contro i russi all’aeroporto di Hostomel, nella regione di Kiev.

Se poi si vuole esaminare il ruolo statunitense nella questione ucraina a pochi passi dal confine si può dedurre che la “difesa” Nato è poco difensiva e molto provocatoria. Il Pentagono ha riposizionato le sue truppe prima dell’invasione russa.

I 160 uomini della Guardia nazionale della Florida (istruttori) sono stati ritirati dall’Ucraina. Dei circa 40mila soldati Usa presenti in Germania, alcune migliaia sono stati schierati nei Paesi Nato confinanti. La Nato ha schierato 5mila uomini fin dal 2014 nei Paesi baltici e gli Usa ne hanno inviati altri 5mila in Germania.

Anche la presenza Usa nella cyberguerra è di lunga data. L’ultimo attacco russo alla rete ucraina di controllo dell’energia elettrica (8 aprile) è stato miracolosamente evitato grazie a Microsoft e alla slovacca Eset.

Il collettivo Anonymous ha più volte attaccato la Russia e si è schierata totalmente con l’Ucraina. La provenienza dei membri transitori del collettivo è la più varia e offre varie possibilità ad agenti di cyberwar di mascherarsi dietro quel brand.

La stessa opportunità è offerta a siti anti-russi come RURansom Wiper e decine di altre piattaforme formali e informali. Le grandi aziende Usa sono tutte presenti in Ucraina e boicottano e censurano qualsiasi comunicazione “non gradita”. Sono attività collaterali, ma importanti.

Tuttavia il coinvolgimento più significativo è quello che sta con e dietro l’invio di fondi e armi. Il presidente Biden ha portato a 1 miliardo di dollari il contributo Usa in una settimana e a 2 miliardi dall’inizio del suo mandato.

Le nuove armi inviate includono i missili Stinger (800), Javelin (2mila), sistemi anticarro (6mila). La cessione all’Ucraina di veicoli corazzati, tecnologia e droni da parte di altri Paesi è stata autorizzata. Molti di tali sistemi hanno bisogno anche dei relativi operatori e questi sono normalmente forniti tramite le compagnie militari private che continuano a reclutare personale specializzato.

Con tutto questo, soltanto un Paese volutamente lasciato nell’ignoranza può ancora pensare di non essere coinvolto e di poter trascorrere una serena Pasqua.

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08/04/2022

La Cina “non molla la presa” sui laboratori di armi biologiche USA

La Cina è tornata a sottolineare mercoledì in sede di Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (ONU) la preoccupazione sollevata dalle rivelazioni della Federazione Russa sui laboratori biologici degli Stati Uniti in Ucraina e in altri paesi, ed ha sottolineato che qualsiasi presenza di azioni biologiche militari dovrebbe generare una maggiore attenzione da parte della comunità internazionale.

“La pandemia Covid-19 ci ricorda l’importanza critica della pace e della sicurezza internazionale, la biosicurezza che non conosce confini“, ha detto il vice-rappresentante permanente della Cina alle Nazioni Unite, Dai Bing, in una riunione informale convocata dalla Russia.

“La Cina accoglie con favore la comunità internazionale per valutare i documenti scoperti all’interno dei quadri appropriati, compresa la Convenzione sulle armi biologiche e l’ONU, e ascoltare i chiarimenti del paese interessato in modo equo e imparziale“, ha detto il funzionario cinese.

Allo stesso tempo, Dai Bing ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero assumersi le proprie responsabilità e fornire un chiarimento completo delle loro attività biologiche per porre fine ai dubbi globali.

Data l’assenza alla riunione dei rappresentanti degli Stati Uniti e del Regno Unito, il rappresentante permanente della Russia all’ONU, Dimitri Polianski, ha detto che questa è la prova del problema, poiché hanno qualcosa da nascondere e non vogliono rispondere alle domande poste loro.

Il capo delle truppe russe di protezione radiologica, chimica e biologica, Igor Kirillov, ha riferito mercoledì sull’esistenza di 60 laboratori biologici ai confini della Russia e della Cina che sono sostenuti dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (USA) per la loro modernizzazione.

Kirillov è apparso davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (UNSC), dando specifiche sulla natura dell’attività biologico-militare degli Stati Uniti in territorio straniero, che mette in pericolo la sicurezza globale.

Sostenuto dai dati del ministero degli Esteri cinese, il capo delle truppe russe di protezione radiologica, chimica e biologica ha dichiarato che Washington controlla almeno 336 laboratori al di fuori del proprio territorio nazionale per sviluppare agenti patogeni trasmissibili.

Settimane fa, le autorità russe hanno rivelato le indagini condotte dalla Casa Bianca sulla trasmissione di infezioni pericolose da parte degli uccelli migratori, che sono state condotte nelle città ucraine di Kiev (capitale), Kharkov e Odessa.

Kirillov ha descritto l’esercizio militare biologico degli Stati Uniti in questi territori come “sconsiderato e irresponsabile”, poiché non permette di controllare le conseguenze.

L’alto ufficiale russo ha spiegato inoltre che gli Stati Uniti stanno approfittando delle scappatoie dal diritto internazionale per aumentare la loro capacità biologico-militare e la loro presenza al di fuori dei propri confini.

Secondo i rapporti dei media, Kirillov ha recentemente dichiarato che l’avvocato e figlio del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, Hunter Biden, “ha giocato un ruolo chiave nel creare l’opportunità finanziaria di lavorare con gli agenti patogeni in Ucraina“.

Fonte

19/03/2022

Guerra in Ucraina - Missili russi martellano le installazioni. A Mariupol si combatte nel centro. La Polonia gioca con il fuoco. Scontro all’Onu sui laboratori biologici

Il fronte militare

Nuovo allarme anti-aereo questa mattina a Leopoli. Le sirene hanno cominciato a suonare alcuni minuti, alle 11:30 (ora locale) mentre le strade del centro storico erano abbastanza piene di residenti. Dagli altoparlanti installati in tutta la città le autorità militari ucraine hanno invitato i cittadini a recarsi nei rifugi.

È salito a 45 il numero dei soldati ucraini uccisi a Mikolayiv, vicino Odessa, dove alcune caserme dell’esercito di Kyev sono state colpite da un attacco missilistico russo. Secondo l’inviato de “La 7” e il corrispondente della Bbc le caserme sarebbero state colpite da almeno due missili. Mykolaiv ha subito intensi bombardamenti per settimane.

Mosca ha reso nota la distruzione nella notte di tre sistemi missilistici di difesa aerea S-300 in dotazione alle truppe di Kiev; distrutti anche i centri di sorveglianza radio dell’intelligence ucraina a Velykyi Dalnyk e Velykodolynske, nella regione di Odessa. Secondo il ministero della Difesa di Kiev, un quinto generale russo ha perso la vita. Si tratta del tenente generale Andrei Mordvichev, ucciso nella città di Chernobayevka sotto i colpi dell’artiglieria.

Proseguono i combattimenti a Mariupol che sono ormai arrivati nel centro città. L’esercito russo ha annunciato ieri di essere riuscito ad entrare nel centro della città insieme alle milizie della Repubblica di Donetsk. Il ministero della Difesa di Kiev ha riferito di aver “temporaneamente” perso l’accesso al mar d’Azov, collegato al Mar Nero da uno stretto.

L’amministrazione comunale ha confermato che l’attacco al teatro di Mariupol ha causato fortunatamente solo un ferito grave ma nessun morto.

Dnipro. L’ospedale sarà “sicuramente” bombardato?

Continuano intanto scambi di accuse tra Russia e Ucraina su episodi particolarmente clamorosi della guerra in corso. Il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, ha accusato i servizi segreti ucraini di aver minato il principale ospedale di Dnipro allo scopo di farlo saltare in aria al passaggio di un aereo militare russo per poi attribuire a Mosca la distruzione dell’edificio. “Informazioni affidabili a nostra disposizione indicano che personale dei servizi di sicurezza ucraini, dopo aver evacuato personale e pazienti, hanno installato mine in uno degli edifici dell’ospedale cittadino numero 2, su via Nigoyan”, ha detto Konashenkov, “intendono far esplodere l’edificio minato non appena un qualsiasi, sottolineo qualsiasi, aereo russo voli sopra Dnipro”.

Adesso si tratta solo di verificare se l’ospedale di Dnipro verrà effettivamente bombardato o sarà destinato a diventare l’ennesima “scena” della propaganda di guerra.

Corridoi umanitari

Zelensky ha comunicato che 180mila persone sono state salvate attraverso i corridoi umanitari con sette proseguiti anche ieri, (sei nella regione di Sumy e uno nella regione di Donetsk). Nella regione di Luhansk, Ucraina sud-orientale, è stata concordata l’apertura di un corridoio umanitario per l’evacuazione di civili e l’arrivo di aiuti. Nelle ultime 24 ore quasi 14.400 persone sono state evacuate in Russia da varie aree dell’Ucraina senza l’assistenza di Kiev. Lo riferisce l’agenzia russa Tass. Tra i profughi risultano 2.781 bambini. Il numero complessivo degli sfollati verso la Russia dall’inizio del conflitto è di circa 300 mila persone, di cui oltre 63 mila bambini.

Escalation sulla fornitura di armi all'Ucraina

Una fonte interna alla Ue ha fatto sapere che “L’Ucraina finora ha già chiesto armi all’Unione europea per un ammontare che supera i 500 milioni di euro stanziati e questo giustifica la proposta dell’Alto rappresentante, Josep Borrell, di stanziare una nuova tranche da 500 milioni di euro”. I ministri degli Esteri e della Difesa dei Ventisette paesi della Ue ne parleranno in una riunione di lunedì. Tuttavia non potrà essere presa una decisione perché la Germania ha bisogno di un’autorizzazione dal Bundestag, in agenda per mercoledì.

La Polonia insiste nel creare situazioni pericolose per l’Europa

Pare infatti che il governo polacco intenda presentare l’idea di una missione di mantenimento della pace in Ucraina al vertice della Nato e al Consiglio europeo, ha affermato il portavoce del governo polacco Piotr Mueller, citato dall’agenzia Pap e ripreso dall’agenzia ucraina Unian. Mueller ha osservato che questa non sarebbe una missione che dovrebbe entrare in conflitto diretto con Mosca. “Deve essere installato in luoghi che non sono attualmente occupati dalla Russia per inviare un chiaro segnale che non siamo d’accordo con i crimini di guerra”, ha detto Mueller, ben sapendo che si tratta di territori in Ucraina e dunque zona di guerra.

All’Onu ormai è scontro sui laboratori biologici Usa in Ucraina

Solo i sei Paesi occidentali membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu hanno denunciato l’utilizzo dell’Organizzazione da parte di Mosca per diffondere la “disinformazione” e la “propaganda”. Gli altri nove paesi non hanno seguito le indicazioni degli Usa e dei paesi Nato

In una dichiarazione letta dall’ambasciatrice Usa all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, si legge che “la riunione del Consiglio di Sicurezza chiesta dalla Russia sulle armi biologiche Usa presenti in Ucraina e le sue menzogne sono concepite con un unico scopo: sviare la responsabilità della Russia in questa guerra e nella catastrofe umanitaria che ha provocato”.

Alla lettura della dichiarazione degli Usa tuttavia erano presenti solo i rappresentanti di Francia, Norvegia, Albania, Irlanda e Regno Unito. Mancavano gli altri nove membri di turno del Consiglio di Sicurezza ossia Brasile, Gabon, Ghana, Emirati Arabi Uniti, India, Kenya, Messico, Cina e ovviamente Russia.

Gli Usa sottovalutano però che la questione dei laboratori biologici statunitensi in Ucraina ha destato un grande interesse anche da parte della Cina. Pechino ha subìto a lungo le accuse statunitensi, soprattutto sul famoso laboratorio di Wuhan, ritenuto la causa della pandemia di coronavirus.

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, e i media non solo cinesi, stanno chiedendo – anche all’ONU e in altre sedi – che gli Stati Uniti aprano tutti i loro laboratori di questo tipo in tutto il mondo all’ispezione. E, comprensibilmente, il mondo è interessato.

Alla base di queste richieste c’è la Convenzione del 1972 sulla proibizione dello sviluppo, produzione e stoccaggio di armi batteriologiche (biologiche) e tossiche e sulla loro distruzione. Ma non ha alcun meccanismo di verifica, e l’unico paese che si oppone alla creazione di tale meccanismo sono gli Stati Uniti

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I laboratori biologici militari USA in Ucraina, qualche stranezza...

Già due settimane fa, il comandante delle forze russe di difesa radioattiva, chimica e biologica, Igor’ Kirillov aveva parlato dei laboratori biologici di Khar’kov, Poltava e L’vov, che costituiscono solo una parte dei circa trenta siti sponsorizzati dal Pentagono in Ucraina.

Successivamente, considerata l’importanza e il pericolo rappresentato dagli stessi, in particolare con l’inizio delle operazioni militari, la questione era stata portata all’attenzione delle Nazioni Unite.

Su questo giornale, la faccenda era stata toccata anche alcuni anni fa, ricordando come tali strutture di ricerca americane sulle armi batteriologiche operino non solo in Ucraina, ma anche in Georgia, Kazakhstan, Armenia e in diverse altre regioni, tanto che lo scorso 11 marzo il portavoce del Ministero degli esteri cinese Zhao Lijian ha parlato di 336 laboratori, in almeno 30 paesi diversi.

Nello stesso giorno in cui Victoria Nuland, nell’audizione davanti al Senato USA, ammetteva che «in Ucraina ci sono siti di ricerca biologica», Zhao invitava gli Stati Uniti, «quale parte che conosce meglio quei laboratori, a fornire quanto prima informazioni dettagliate, specificando quali virus vi siano conservati e quali ricerche vi siano state condotte».

Giovedì scorso, la Komsomol’skaja Pravda è tornata su quanto diffuso dal Ministero della difesa russo a partire dai documenti USA, venuti ora in possesso di Mosca e risalenti al marzo 2015. In base a quanto scoperto dagli analisti russi, circa l’accordo tra USA e Ministero della sanità di Kiev, i fondi americani (32 milioni di dollari) andavano direttamente ai laboratori militari ucraini, dislocati a Kiev, Odessa, L’vov e Khar’kov, in cui operavano specialisti americani.

A parlare di fronte ai giornalisti, è stato ancora una volta il comandante delle forze russe di difesa radioattiva, chimica e biologica, tenente-generale Igor’ Kirillov, il quale ha detto che i laboratori in questione sono stati a suo tempo selezionati dall’Agenzia del Pentagono per la riduzione delle minacce (DTRA) e dalla società appaltatrice “Black & Veatch”, quale esecutrice del progetto UP-8, per lo studio degli agenti di febbre emorragica del Congo-Crimea, leptospirosi e hantavirus.

L’interesse USA si deve al fatto che questi agenti patogeni hanno focolai naturali, sia in Ucraina che in Russia, e la loro diffusione artificiale, può essere mascherata da focolai naturali.

I militari russi, ha detto Kirillov, hanno esaminato in particolare i documenti relativi al progetto P-781, sulla trasmissione di malattie all’uomo attraverso i pipistrelli, infettati in un laboratorio di Khar’kov, in collaborazione con specialisti del Centro yankee “Richard Lugar” di Tbilisi.

Le ricerche coi pipistrelli sarebbero andate avanti almeno dal 2009, nel quadro dei progetti P-382, P-444 e P-568 e uno dei curatori sarebbe stato il capo del DTRA presso l’Ambasciata USA a Kiev, Joanna Wintrall.

Sarebbero state isolate sei famiglie di virus (compresi i coronavirus) e tre tipi di batteri patogeni (agenti di peste, brucellosi e leptospirosi) resistenti ai farmaci e di rapida trasmissione animali-uomo. Gli studi sarebbero stati condotti su cittadini ucraini, a loro insaputa e, quindi, 5.000 campioni di siero e 773 biologici prelevati da quei cittadini sarebbero stati trasferiti in laboratori in Germania, Gran Bretagna e Georgia.

Al momento della liquidazione del laboratorio di veterinaria a Khlebodarskoe, che interagisce con l’istituto “Mečnikov” di Odessa (ricerche su peste, antrace, colera, tularemia e arbovirus) nel tentativo di coprire le tracce dei rifiuti biologici, questi sono stati portati a 120 km di distanza verso il confine occidentale, nell’area di Tarutino e Berezino.

Anche la fretta di distruggere i documenti nel laboratorio di Kherson, ha detto Kirillov, «sarebbe stata dovuta all’urgenza di eliminare le tracce sull’epidemia di dirofilariosi, una malattia tropicale trasmessa dalle zanzare, verificatasi a Kherson nel 2019».

Prima ancora, nel 2018, gli specialisti del Controllo federale su tutela dei consumatori e benessere (Rospotrebnadzor) avevano registrato una crescita repentina di nuovi ceppi di tubercolosi multiresistenti tra gli abitanti delle Repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk, non curabili con farmaci convenzionali; durante l’epidemia nell’area di Peski, (una quindicina di km a nordovest di Donetsk) erano stati rilevati più di 70 casi di malattia, con rapidi esiti letali.

Il generale ha collegato le ricerche del Pentagono anche a una serie di focolai di malattie in Russia, risultate particolarmente onerose dal punto di vista economico: «Solo nel 2021, a causa dell’influenza aviaria ad alta patogenicità, sono stati distrutti 6 milioni di capi di pollame e il danno economico ha superato 1,7 miliardi di rubli; nello stesso periodo, in vari paesi europei, le perdite per l’industria agricola sono ammontate a circa 2 miliardi di euro».

Kirillov ha collegato quei focolai con il progetto americano FLU-FLY-WAY, nell’Istituto di medicina veterinaria di Kharkov: «Le attività di tale istituto» ha detto, «dovrebbero essere oggetto di indagine internazionale».

Mosca, ha concluso Kirillov, richiama l’attenzione dell’intera comunità mondiale sul fatto che, in «conformità con la Convenzione sulla proibizione delle armi biologiche e tossiche, gli Stati membri devono presentare all’ONU informazioni dettagliate sugli oggetti e sulle attività biologiche in corso. Ma USA e Ucraina non l’hanno mai fatto! I progetti UP-4, UP-8 e P-781 vanno avanti dal 2016, senza che siano stati presentati rapporti. Questo conferma che sono stati effettuati nell’interesse del Pentagono, con un obiettivo segreto: la creazione di un arsenale di armi biologiche».

Sulla questione, è intervenuto ieri anche il Quotidiano del popolo cinese, titolando che I “doppi standard” minano solo la credibilità degli Stati Uniti. Dopo che la Russia aveva pubblicato una serie di documenti originali con cui si accusano gli Stati Uniti di aver violato la “Convenzione sulla proibizione delle armi biologiche”, all’inizio, gli americani avevano definito le accuse «informazioni false», per poi sostenere che «la Federazione Russa intende utilizzare armi biologiche e chimiche contro l’Ucraina».

Resasi della fragilità dell’imbroglio, Washington ha tentato di «salvare la situazione», affermando che la posizione degli Stati Uniti «è sempre stata aperta e trasparente», che Washington «segue pienamente le disposizioni della Convenzione sulla proibizione delle armi biologiche e quella sulle armi chimiche».

Gli Stati Uniti, scrive il Renmin ribao hanno anche pubblicato una cosiddetta “carta informativa” per “giustificare” le loro attività biologiche militari in Ucraina e nel mondo; hanno però omesso molti dettagli, e anche le «informazioni di base sui laboratori in Ucraina sono estremamente contraddittorie».

“Indagini e ispezioni” sono parole che compaiono spesso nella diplomazia americana, scrive l’organo del PCC: «Per decenni, gli Stati Uniti sono costantemente intervenuti in vari paesi, con il pretesto della “preoccupazione” per il rispetto dei trattati e pretendendo il consenso di altri stati ad accettare indagini».

Quando però si tratta di accuse contro gli Stati Uniti, Washington non ha il coraggio di «guardare in faccia la realtà, e usa solo la frase “abbiamo seguito le regole”. Questo è un tipico esempio di doppio standard».

Così, ricorda il Quotidiano del popolo, nel 1993, molto prima dell’entrata in vigore della Convenzione sulle armi chimiche, gli USA sostennero che la nave portacontainer cinese Yinhe stava trasportando sostanze chimiche. Senza «alcuna base giuridica, intercettarono con la forza una nave mercantile di un paese sovrano, impegnata in normali attività di navigazione in alto mare, col risultato, infine, di non avere altra scelta che ammettere che non c’erano sostanze proibite sulla Yinhe».

Lo stesso si verificò nel febbraio 2003, con la famosa fialetta di polvere bianca dell’ex segretario di Stato Colin Powell; anche in quel caso, «Washington seguì una logica ipocrita. I tempi cambiano, ma la logica ipocrita degli Usa resta la stessa. Gli USA richiedono solo agli altri Paesi di attenersi a quanto previsto dalle convenzioni, mentre loro non accettano indagini e verifiche».

In quanto paese depositario della Convenzione sulle armi biologiche, conclude il quotidiano cinese, «gli USA sono chiaramente consapevoli dei propri obblighi ai sensi di quel documento. Per 20 anni, per l’opposizione USA alla “Convenzione sulle armi biologiche”, il relativo meccanismo di verifica non è stato creato e la comunità internazionale non ha modo di verificare se gli Stati Uniti stiano violando le disposizioni. Tuttavia, il quinto e il sesto comma della “Convenzione sulla proibizione delle armi biologiche” sulla risoluzione dei conflitti sono ancora in vigore. Di conseguenza, gli Stati Uniti sono tenuti a dare spiegazioni alla comunità internazionale».

A questo punto, pare legittimo tornare a sollevare seri dubbi anche sulla reale origine della pandemia che imperversa da oltre due anni.

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08/03/2022

La guerra in Ucraina e i laboratori biologici USA a L’vov, Poltava e Khar’kov

C’è ancora incertezza sull’andamento generale dei colloqui tra le delegazioni russa e ucraina in Bielorussia: «per ora non hanno dato risultati che possano portare a un miglioramento della situazione», hanno dichiarato ieri dalla presidenza ucraina al termine del terzo round; e il capo-delegazione russo, Vladimir Medinskij ha detto che «le nostre aspettative sui negoziati non si sono avverate, ma speriamo che la prossima volta saremo in grado di fare passi avanti più significativi. I negoziati continuano».

Così, da vari centri ucraini continuano a giungere notizie inquietanti, che riguardano la sorte di tutte quelle persone che cercano di mettersi in salvo attraverso i corridoi umanitari lasciati aperti dalle forze russe attorno alle città ucraine assediate.

Dopo la vicenda del membro della delegazione ucraina al primo round di colloqui, Denis Kireev, assassinato a Kiev dai Servizi di sicurezza ucraini e rivelatosi essere non una “spia”, come asserito dai Servizi, bensì un agente dell’Intelligence militare, che ne fa il necrologio qualificandolo “eroe”, altra “impresa patriottica” dei nazionalisti ucraini, che hanno sequestrato e torturato il noto lottatore di MMA (Arti marziali miste) Maksim Ryndovskij, “colpevole” di allenarsi nel club ceceno “Akhmat” e di essersi recato nelle Repubbliche popolari del Donbass.

Le principali agenzie russe scrivono che a Mariupol, nazisti e nazionalisti aprono il fuoco contro i civili che tentano di uscire dalle abitazioni; il fatto è che gli abitanti della città sono rifugiati negli scantinati e sono poi costretti, data l’assenza di elettricità e gas, a uscire per cuocere il cibo accendendo bracieri in strada.

Sono gli stessi nazionalisti, come scrive RIA Novosti riportando le dichiarazioni del portavoce del Ministero della difesa russo Igor Konašenkov, che dispiegano le proprie posizioni di fuoco proprio nei quartieri civili e, cinicamente, proprio in prossimità delle abitazioni che recano la scritta “Non sparate – qui ci sono bambini”.

E sul ruolo di “battaglioni punitivi” dei reparti neo-nazisti, un’ulteriore conferma arriva da Khar’kov, dove la notte scorsa alcuni soldati ucraini avevano cercato di evacuare una colonna di autobus con civili attraverso il corridoio sudoccidentale; in prossimità di un posto di blocco, elementi dei battaglioni nazisti hanno aperto il fuoco contro la colonna, col risultato di uccidere 30 persone, tra cui 7 bambini.

Le Izvestija scrivono che a Sumy, un gruppo di studenti di origine africana hanno chiesto aiuto alle rispettive ambasciate, dato che i nazisti impediscono loro di lasciare la città e tentano anzi di utilizzarli come scudi umani.

Al corrispondente delle Izvestija, Semen Eremin, alcuni civili che sono riusciti a lasciare Mariupol, hanno raccontato di come siano rimasti un’ora nascosti lungo la strada, per evitare il fuoco dei nazisti che sparavano contro di loro.

Sempre le Izvestija, su informazioni provenienti dalla Repubblica popolare di Donetsk, scrivono che le milizie della DNR hanno raggiunto il confine con la regione di Zaporože, liberando numerosi centri occupati dalle forze ucraine.

Interfax scrive che la frazione di “Russia Unita” alla Duma ha proposto la nazionalizzazione delle imprese occidentali che hanno lasciato la Russia.

Intanto a Mosca, il comandante delle forze russe di difesa radioattiva, chimica e biologica, Igor’ Kirillov ha illustrato la situazione dei laboratori biologici di Khar’kov, Poltava e L’vov, in cui, col pretesto della lotta al Covid-19, si stava lavorando su peste e dissenteria.

La Tass scrive che Kirillov ha specificato che i laboratori di L’vov trattavano agenti patogeni di peste, antrace e brucellosi, mentre a Khar’kov e Poltava si lavorava su difterite, salmonellosi e dissenteria; ha aggiunto che i reparti russi hanno rinvenuto gli atti sulla distruzione di oltre 320 contenitori a L’vov: 232 con l’agente della leptospirosi, 30 con tularemia, 10 con brucellosi, 5 con peste.

Secondo Kirillov, i curatori del Pentagono sapevano che se quei contenitori fossero finiti in mano russa, allora sarebbe stata confermata con un alto grado di probabilità la violazione della Convenzione sulla proibizione delle armi biologiche e tossiche da parte di Ucraina e USA.

Nello specifico, in Ucraina «stavano lavorando al miglioramento delle proprietà patogene dei microrganismi utilizzando metodi di biologia sintetica. Solo così si può spiegare la fretta con cui hanno proceduto alla distruzione del materiale».

Kirillov ha anche parlato della rete di oltre 30 laboratori biologici in Ucraina, sponsorizzati dall’Agenzia del Pentagono per la riduzione delle minacce. Ha affermato che dal 2021 il Pentagono ha implementato il progetto “Diagnosi, Sorveglianza e Prevenzione delle zoonosi nelle forze armate ucraine”, con un finanziamento di 11,8 milioni di dollari.

Nel 2020-2021, ha detto, «il Ministero della difesa tedesco ha condotto uno studio in territorio ucraino, sugli agenti della febbre emorragica della Crimea-Congo, leptospirosi, meningite, hantavirus».

Secondo il militare russo, in Ucraina si registra un sensibile aumento dei casi di rosolia, difterite, tubercolosi e «il morbillo è aumentato di oltre 100 volte. L’OMS ha dichiarato l’Ucraina paese ad alto rischio di epidemia di poliomielite».

Dall’altra sponda dell’Atlantico, Washington fa sapere, scrive ancora la Tass, che i i leader di USA, Francia, Germania e Gran Bretagna hanno confermato l’intenzione di continuare a prestare aiuto militare all’Ucraina.

Da parte russa, il Ministro per l’energia Aleksandr Novak ha definito una menzogna le fake news a proposito di un attacco dei militari russi alla centrale atomica di Zaporože e ha sottolineato che la Russia non ha niente a che fare con la cosa.

I militari russi, ha detto Novak, lavorano a fianco degli specialisti ucraini nella centrale, mantenendosi in contatto permanente con l’Agenzia internazionale per l’energia nucleare (IAEA). Al contrario, Mosca dispone di informazioni secondo cui si starebbero organizzando provocazioni contro le condutture di gas ucraine.

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25/09/2013

Le armi chimiche segrete di Israele

Tel Aviv non ha firmato il Trattato di non-proliferazione nucleare, né la Convenzione che vieta le armi biologiche e non ha ratificato quella che vieta le armi chimiche.

Gli ispettori Onu, che controllano le armi chimiche della Siria, avrebbero molto più da fare se fossero inviati a controllare le armi nucleari, biologiche e chimiche (NBC) di Israele. Secondo le regole del «diritto internazionale», non possono però farlo.

Israele non ha firmato il Trattato di non-proliferazione nucleare, né la Convenzione che vieta le armi biologiche, e ha firmato ma non ratificato quella che vieta le armi chimiche. Secondo «Jane's Defense Weekly», Israele - l'unica potenza nucleare in Medio Oriente - possiede da 100 a 300 testate e relativi vettori (missili balistici e da crociera e cacciabombardieri).

Secondo stime Sipri, Israele ha prodotto 690-950 kg di plutonio, e continua a produrne tanto da fabbricare ogni anno 10-15 bombe tipo quella di Nagasaki. Produce anche trizio, gas radioattivo con cui si fabbricano testate neutroniche, che provocano minore contaminazione radioattiva ma più alta letalità.
Secondo diversi rapporti internazionali, citati anche dal giornale israeliano «Haaretz», armi biologiche e chimiche vengono sviluppate all'Istituto per la ricerca biologica, situato a Ness-Ziona presso Tel Aviv. Ufficialmente fanno parte dello staff 160 scienziati e 170 tecnici, che da cinque decenni compiono ricerche di biologia, chimica, biochimica, biotecnologia, farmacologia, fisica e altre discipline scientifiche.

L'Istituto, insieme al Centro nucleare di Dimona, è «una delle istituzioni più segrete di Israele» sotto la giurisdizione del primo ministro. La massima segretezza copre la ricerca sulle armi biologiche: batteri e virus che, disseminati nel paese nemico, possono scatenare epidemie. Tra questi il batterio della peste bubbonica (la «morte nera» del Medioevo) e il virus Ebola, contagioso e letale, per il quale non è disponibile alcuna terapia. Con la biotecnologia si possono produrre nuovi tipi di agenti patogeni verso i quali la popolazione bersaglio non è in grado di resistere, non disponendo del vaccino specifico. Vi sono anche seri indizi su ricerche per lo sviluppo di armi biologiche in grado di annientare nell'uomo il sistema immunitario.

Ufficialmente l'Istituto israeliano compie ricerche su vaccini contro batteri e virus, come quelle sull'antrace finanziate dal Pentagono, ma è evidente che esse permettono di sviluppare nuovi agenti patogeni per uso bellico. Lo stesso espediente viene usato negli Stati Uniti e in altri paesi per aggirare le Convenzioni che vietano le armi biologiche e chimiche. In Israele il manto di segretezza è stato in parte squarciato dall'inchiesta compiuta, con l'aiuto di scienziati, dal giornalista olandese Karel Knip. È emerso inoltre che sostanze tossiche sviluppate dall'Istituto sono state usate dal Mossad per assassinare dirigenti palestinesi. Testimonianze mediche indicano che, a Gaza e in Libano, le forze israeliane hanno usato armi di nuova concezione: lasciano intatto il corpo all'esterno ma, penetrandovi, devitalizzano i tessuti, carbonizzano il fegato e le ossa, coagulano il sangue.

Ciò è possibile con la nanotecnologia, la scienza che progetta strutture microscopiche costruendole atomo per atomo. Allo sviluppo di tali armi contribuisce anche l'Italia, legata a Israele da un accordo di cooperazione militare e suo primo partner europeo nella ricerca e sviluppo. Nella finanziaria è previsto uno stanziamento annuo di 3 milioni di euro per progetti di ricerca congiunti italo-israeliani. Come quello, contenuto nell'ultimo bando della Farnesina, su «nuovi approcci per combattere gli agenti patogeni trattamento-resistenti». Così l'Istituto israeliano per la ricerca biologica potrà rendere gli agenti patogeni ancora più resistenti.

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