Quella che potremmo definire, e che probabilmente rimarrà alla storia, come “La Battaglia di Garvaghy Road” è una delle vittorie più significative del potere popolare organizzato dal movimento repubblicano irlandese dopo la firma dei cosiddetti “Accordi del Venerdì Santo” (1998) che hanno posto fine al lungo conflitto armato tra l’imperialismo britannico e l’Esercito Repubblicano Irlandese, l’IRA.
Tredici giorni di blocco, una strada presidiata giorno e notte, una parata orangista che non è mai riuscita a passare grazie al muro umano che ha fronteggiato un ingente schieramento poliziesco con le parole d’ordine: “No going back. Not now. Not Ever” cioè “non un passo indietro, né ora, né mai”.
Un muro contro muro dove la pretesa legalità che si voleva imporre cozzava con la legittimità che è stata giustamente messa in discussione da una marea umana, che l’ha fatta diventare un caso politico per il governo di Londra, e imposto con i rapporti di forza conquistati sul campo al segretario di Stato britannico per l’Irlanda del Nord, Chris Bryant.
La marcia dell’Orange Order – i lealisti britannici e protestanti – lungo Garvaghy Road a Portadown, non potrà svolgersi secondo le modalità precedentemente stabilite, rompendo tra l’altro un quasi trentennale divieto.
Se l’apparato di sicurezza che la polizia aveva dovuto mettere in campo sulla strada è costato ben 3 milioni di sterline, un intervento su larga scala della polizia per rimuovere il blocco avrebbe avuto conseguenze difficilmente immaginabili per la situazione che si sarebbe prodotta sul campo ed ancora più imprevedibili sul piano politico. Specie in un contesto di accresciute tensioni, in cui la galassia settaria di parte dei protestanti nord-irlandesi funge da vettore per rinfocolare l’odio razzista e di classe nei confronti degli altri cittadini nord-irlandesi, di qualsiasi provenienza.
Le formazioni orangiste, e chi gli ha dato finora una sponda a Londra, ne escono con le ossa rotte, costretti a spostare – dopo la cocente sconfitta – l’asse del ragionamento sulla legittimità in termini legali della protesta, provando a ridurre a problema giudiziario la reazione organizzata del movimento repubblicano attorno ad una comunità che ha vissuto la loro marcia come uno sfregio alle ferite ancora aperte – vista la scia di morte che la violenza settaria degli orangisti, e delle loro formazioni paramilitari, ha portato in quel quartiere.
Occorre fare un po’ di storia per comprendere meglio il significato politico di questa mobilitazione.
La divisione dell’Irlanda tra le due parti risale al 1921, quando, dopo la guerra d’indipendenza, sei contee settentrionali rimasero al Regno Unito.
Portadown è una città con una forte presenza lealista, ma Garvaghy Road è un’area prevalentemente repubblicana e cattolica.
L’Orange Order rivendica il diritto di percorrere il tragitto verso la chiesa di Drumcree, che comprende il tratto di Garvaghy Road, sin dal 1807, quando la zona era ancora prevalentemente costituita da campi e terreni agricoli.
L’Ordine di Orange è una “fratellanza protestante”, nata come società segreta nel 1795 dei presbiteriani dell’Ulster, allo scopo di organizzare la lotta contro i possidenti cattolici e contro gli United Irishmen, per mantenere l’ascendenza protestante in Irlanda.
Dopo l’Union Act del 1800, l’Ordine di Orange si dedicò soprattutto alla difesa degli interessi protestanti, trovando larga diffusione anche in Gran Bretagna e, attorno alla prima metà del secolo, negli Stati Uniti.
La questione di Garvaghy Road esplose negli anni Novanta, quando lo sviluppo urbano e i cambiamenti demografici trasformarono l’area in un quartiere a larghissima maggioranza cattolica.
La Drumcree Parade, la marcia protestante da e verso la chiesa di Drumcree, divenne così uno dei principali punti di confronto dell’intero conflitto.
Nel 1995 i residenti della strada, a maggioranza cattolica, organizzarono il primo grande sit-in di protesta; nel biennio 1996-1997 si susseguirono le tensioni tra polizia, residenti e sostenitori dell’Orange Order. In particolare, in quegli anni, nel corso delle tensioni legate alla Marcia, i protestanti si macchiarono di gravi crimini, compresi gli omicidi di Michael John McGoldrick (1996), dei fratelli Quinn (1998), tre bambini bruciati vivi da una bottiglia molotov lanciata contro la loro abitazione.
Dopo quell’anno, la Parades Commission impose il divieto di passaggio su quel tratto di strada.
Dopo 28 anni, nel 2026, la Parades Commission ha nuovamente autorizzato il passaggio della marcia protestante per Garvaghy Road. In particolare, davanti alla richiesta dell’Orange Order di poter effettuare una marcia di sole 60 persone, senza bande musicali e descritta come una processione silenziosa e non trionfalistica, la Parades Commission ha autorizzato una versione ancora più limitata: 35 persone, senza bande, alle 8 del mattino, con l’obbligo di sciogliersi rapidamente e senza sostenitori lungo il percorso, da svolgersi in data 28 settembre 2026.
La decisione veniva immediatamente ricorsa in tribunale da parte dei residenti, ma dopo un’iniziale vittoria in primo grado che annullava la marcia, l’Alta Corte confermava la parata.
Una volta resa nota la decisione della Parades Commission, i residenti sono insorti, decisi ad impedire la marcia. Sin dalla sera del 27 settembre, migliaia di persone, provenienti non solo da tutto il Nord Irlanda, ma anche dalla Repubblica Irlandese, sono scese in strada al fine di bloccare il passaggio con i propri corpi sotto lo slogan “No Passaran!”.
Per impedire il contatto fra le fazioni ed evitare incidenti, la polizia nordirlandese (PSNI) è intervenuta per creare una zona cuscinetto fra le due comunità.
La mattina del 28 settembre la delegazione di 35 persone dell’Orange Order era pronta a marciare dal sagrato della chiesa di Drumcree lungo Garvaghy Road, ma la polizia ha impedito la marcia temendo la reazione delle migliaia di nazionalisti cattolici, determinati a bloccare il passaggio ai protestanti.
Da quel giorno, sino ad oggi, lo stallo non si era sbloccato, con i protestanti all’interno della chiesa e migliaia di cattolici in strada.
Nei giorni successivi si sono uniti alla protesta anche personaggi politici di rilievo, come Michelle O’Neill, primo ministro Nord Irlandese e segretaria dello Sinn Féin delle 6 contee, nonché Mary Lou McDonald, segretaria dello Sinn Féin Irlandese e parlamentare dell’Eire, oltre a personalità di rilievo del mondo dello spettacolo, come i membri del gruppo musicale Kneecap – che ha reso il gaelico una lingua universalmente conosciuta grazie ai loro brani – e Noel Gallagher degli Oasis.
La partecipazione delle due esponenti politiche cattoliche è stata duramente contestata dai rappresentanti dei partiti lealisti che, in particolare, hanno avanzato una mozione di sfiducia nei confronti del primo ministro O’Neill e altri ministri del Sinn Féin, accusandoli di voler impedire qualcosa che era stato autorizzato legalmente da un tribunale.
In proposito, Mary Lou McDonald ha dichiarato che lei e il suo partito naturalmente collaboreranno con la PSNI per qualsiasi eventuale indagine sulla protesta di Garvaghy Road, ma difendendo la partecipazione del suo partito alla protesta, che la polizia ha definito non notificata e quindi illegale.
Interpellata sulla legalità della protesta, ha risposto: «Saranno altri a stabilire se questo sia effettivamente il caso; qui si tratta di giusto e sbagliato, qui si tratta di una semplice valutazione che tutti noi dobbiamo fare su ciò che è giusto e ciò che è equo e nell’interesse delle nostre comunità. Ci sono momenti nella vita in cui bisogna prendere posizione e questo è uno di quei momenti».
Nel frattempo la polizia locale continuava a mantener presidiata la zona per impedire il contatto fra protestanti e cattolici, ma, contestualmente, avviava un’indagine penale nei confronti dei manifestanti cattolici, per vari reati fra cui il blocco stradale.
Il portavoce dei residenti di Garvaghy Road, Breandán Mac Cionnaith, ha tracciato un parallelo con gli eventi dell’East London del 4 ottobre 1936, quando i membri della British Union of Fascists furono attaccati mentre marciavano attraverso un’area con una numerosa popolazione ebraica: «Quelli di voi che conoscono la propria storia, e la lotta contro il fascismo, e la lotta contro i partiti di destra, sapranno che i fascisti che cercarono di marciare attraverso le comunità minoritarie di Cable Street furono battuti e messi in fuga», ha detto.
«Qui in Irlanda c’è un’altra organizzazione fascista di destra. Non c’è altro modo per descriverla. Perché altrimenti un’organizzazione dovrebbe escludere dalla propria appartenenza quasi tutti i cattolici di questo Paese? Settarismo, fascismo, razzismo: è la stessa mentalità. Trattano gli altri come persone inferiori a loro. Noi non siamo un popolo di seconda classe».
La vittoria in questa battaglia certifica il cambiamento dei rapporti di forza nel Nord dell’Irlanda e l’inutilità di avviare bracci di ferro con il movimento repubblicano e la comunità irlandese, ben conscia che solo un'Irlanda unita, neutra e solidale dove la giustizia sociale sia coniugata con le libertà politiche sia l’unico Stato in cui vuole vivere.
Tiocfaidh ár lá!
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14/10/2026
La vittoriosa battaglia di Garvaghy Road
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