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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

13/10/2026

Delirio guerrafondaio in via Solferino

Una persona accende il pc, dà un’occhiata alle versioni online dei principali giornali per avere un quadro di quel che accade e rimane basito di fronte all’apertura del Corriere della Sera, la testata che da oltre un secolo fa da pietra angolare del regime corrente (lo ha fatto durante il fascismo, il dominio DC, ”mani pulite”, il ventennio berlusconiano, ecc.).

“La Nato: pronti a combattere subito se attaccati dalla Russia. Il comandante Grinkewich: Ecco il piano della vittoria. E l’appoggio degli Usa è garantito”.

Cazzo, ci siamo... Siamo pronti alla guerra, anzi a vincere senza problemi, e Trump fa solo finta di voler scaricare l’Europa e la Nato, ci dà tutto quel che serve (satelliti e testate nucleari, in primis). Tutto a posto, si va... Giusto il tempo di salutare la famiglia, un bacio ai pupi, un abbraccio alle mogli e alle mamme e poi via, verso l’est da conquistare... Anzi, no “da difendere”, perché è Putin che ci vuole attaccare, noi saremmo pacificissimi, se non esistesse...

In una sola notte sono spariti tutti i problemi. Il riarmo ancora tutto da realizzare (molte decisioni finanziarie sono state prese, ma trasformarle in armamenti e soldati addestrati dovrebbe richiedere anni, di solito), gli eserciti che crescono ognuno per conto suo (la Germania vuole darsi “il più forte esercito d’Europa”, non confondere ad un impossibile esercito comune; la Francia, preoccupata dai tedeschi, idem), le popolazioni che sono pressoché totalmente contrarie e vanno riempiendo le piazze per farlo capire anche a quegli imbecilli che dimorano nelle cancellerie...

Il generalissimo ha parlato, la vittoria è vicina, andiamo!

Grinkevich è in effetti un generale americano, che comanda contemporaneamente sia le truppe Usa nel vecchio continente che le truppe dell’intera Nato. “Un fatto rassicurante”, secondo il vicedirettore Sarcina, che evidentemente ha un bisogno disperato di sapere chi comanda davvero sopra di lui. Dev’essere come avere la bussola guasta, altrimenti...

E il “piano” che il generale descrive a grandi linee fa di tutto per “rassicurare” chi ne sente il bisogno: «La nostra Alleanza ha un vantaggio essenziale: noi sorvegliamo il territorio circostante con un sofisticato sistema di intelligence che ci consente di gestire un’enorme massa di dati con gli algoritmi. Difficilmente possiamo essere colti di sorpresa. Saremo, quindi, in grado di bloccare l’attacco iniziale. Se sarà necessario, distruggeremo lo schieramento nemico, mettendo in campo le nostre forze convenzionali: l’esercito, l’aviazione, la marina, ma anche i reparti cibernetici. In questo modo non consentiremo al nemico di occupare neanche una piccola porzione del nostro suolo». 

Tutto perfetto, come in ogni piano di guerra. Peccato che ogni singolo soldato, o anche ogni “combattente irregolare”, sappia che mai, in nessun caso, un piano di battaglia è poi andato come previsto. Il problema infatti è che si lotta contro qualcun altro, che ha anche lui i suoi piani e, soprattutto, i suoi mezzi.

Quel che suona falso come una moneta da tre euro, nel discorsetto di Grinkewich preso per oro colato dal Corriere, è l’assoluta indifferenza per l’arsenale nucleare russo (oltre seimila testate, ma ne basterebbero un centinaio per fare dell’Europa un formicaio impazzito) e i missili ipersonici, attualmente ancora non intercettabili con robetta antiqauta come i Patriot o i Thaad (peraltro sempre più difficili da trovare per averli lì dove servirebbero).

Strano, per un generale che dovrebbe conoscere la dottrina nucleare di Mosca (identica, peraltro, a quella statunitense o cinese), secondo cui davanti a una “minaccia esistenziale” che metta in discussione l’esistenza della Federazione Russa quell’arsenale verrebbe sicuramente usato. Parlare in quel caso di “vittoria”, sulle macerie radioattive, non sembra un capolavoro di logica militare...

Sfortunatamente per il generale, ed anche per il Corriere, c’è pure “un’altra America” con tutt’altre priorità. Non “buone intenzioni”, non pacifismo imbelle... semplicemente altre priorità. E le ha spiegate, quasi contestualmente, Matthew Whitaker, l’ambasciatore Usa presso la Nato anche lui presente allo stesso Forum da cui ha pontificato Grinkewich.

Whitaker ha messo in fila «le quattro priorità» degli Usa: «Al primo posto c’è la nostra sicurezza nazionale; al secondo quella del nostro continente; al terzo l’Indopacifico; al quarto l’Europa».

Ora la domanda diventa: se sei all’ultimo posto nei pensieri dell’imperatore, appena prima dell’Africa subsahariana, come fa a venirti in testa di poter “accelerare” verso la guerra con la Russia?

Non che se fossi stato al primo posto le cose sarebbero più rosee, ma insomma, se stai in fondo tutto viene prima di te... Se vuoi te lo spiega Mourinho con un altro spot...

Poi uno alza gli occhi, guarda altri giornali internazionali e capisce... È la solita sortita della propaganda per giustificare il riarmo, il taglio della spesa sociale a favore di quella militare, l’appoggio critico al governo Meloni, la creazione di un clima guerresco per “deviare” le aspettative dei giovani (quelli che in una guerra ci dovrebbero andare anche se non ne hanno alcuna intenzione).

Residuo secco di materia organica, insomma. Non informazione.

Fonte

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