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24/10/2026

La protesta studentesca esplode anche in Austria

Giovedì 22 ottobre, circa 50 mila persone, tra studenti, docenti, ricercatori e personale accademico, hanno sfilato per le vie centrali di Vienna per manifestare contro i previsti tagli ai fondi destinati all’istruzione superiore e alla ricerca scientifica. La mobilitazione, sotto lo slogan “Allarme Rosso – #SaveTheUniversities!”, è partita nel pomeriggio di giovedì dall’Università della Tecnologia di Vienna (TU Wien).

La manifestazione, che rappresenta certamente una delle più imponenti proteste del mondo dell’istruzione della storia recente del paese, è stata organizzata dall’Unione degli Studenti Austriaci (ÖH), un organismo piuttosto particolare e atipico rispetto al panorama a cui siamo abituati in Italia. Si tratta di un’organizzazione a cui ogni studente dell’alta formazione del paese è iscritto di diritto, e che è poi governato tramite organi eletti ogni due anni tra diverse liste.

Al centro delle rivendicazioni c’è il piano di finanziamento universitario per il triennio 2028-2030. Il governo federale ha annunciato lo stanziamento di 16 miliardi di euro. Tuttavia, la Conferenza delle Università Austriache ha lanciato l’allarme, precisando che per compensare l’aumento dei costi legato all’inflazione e mantenere gli standard attuali servirebbero almeno 18 miliardi di euro.

Una differenza di due miliardi che, in percentuale, significa un definanziamento effettivo di oltre il 10% del bilancio stanziato per università e ricerca. Secondo i manifestanti, questo rischia di paralizzare il sistema accademico nazionale e le sue prospettive future. Persino molti rettori si sono opposti al taglio delle risorse.

Nonostante le richieste, l’esecutivo ha ribadito di voler considerare come definitiva la cifra di 16 miliardi. I primi effetti di questa scelta sono già visibili. Ad esempio, proprio alla TU Wien, da dove è partito il corteo, gli orari di apertura delle biblioteche sono stati drasticamente ridotti, mentre il rettore Jens Schneider ha imposto un blocco precauzionale delle nuove assunzioni già dalla metà di giugno.

Ci sono almeno due elementi che sicuramente suscitano attenzione per questa mobilitazione. La prima è che l’ÖH è in questo momento governato da un’alleanza di due liste vicine – o che guardano – una ai verdi e l’altra al Partito Socialdemocratico Austriaco, attualmente al governo insieme al centro-destra. Insomma, sono i primi riferimenti politici di una parte importante degli studenti che sono scesi in piazza ad essere sul banco degli imputati.

Il secondo elemento da tenere presente è che, anche in questo caso così come in Francia e in Italia, la lotta ha strabordato oltre i confini categoriali. Infatti, il sindacato del servizio pubblico ha organizzato trasporti speciali per permettere a medici universitari e dipendenti degli atenei di altre città di unirsi al corteo viennese. Non certo una generalizzazione del conflitto, ma di certo un segnale importante della solidarietà con le proteste.

La mobilitazione austriaca non va dunque pensata come un fenomeno isolato, ma si inserisce in un quadro di forte malcontento giovanile che sta attraversando tutto il Vecchio Continente. La difesa del finanziamento a università e ricerca sta già facendo penetrare nel dibattito pubblico il tema del futuro del sistema formativo, dell’equità sociale e dell’accesso reale al diritto allo studio. E non sono mancate le bandiere palestinesi al corteo viennese...

Bisognerà ora vedere quale sarà la reazione del governo, ben consapevole che la sollevazione degli studenti, per quanto riferita allo specifico del bilancio dell’istruzione pubblica, è sintomo di una crisi più generale dell’intero modello di governance “lacrime-e-sangue” europeo.

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