di Alessandro Volpi
Il successo di Lula nelle elezioni brasiliane avrà ripercussioni sulla forte tensione che nell’economia del Paese sudamericano si manifesta già da tempo tra la finanza statunitense e la presenza cinese. Il Brasile si conferma lo snodo strategico ed economico primario dell’America Latina, rappresentando un polo d’attrazione irrinunciabile per i flussi di capitale internazionale.
In un momento di forte ridefinizione degli equilibri geopolitici e commerciali mondiali, la prima economia sudamericana manifesta una duplice anima finanziaria: da un lato, la pervasiva penetrazione del grande risparmio gestito angloamericano nei mercati azionari e bancari; dall’altro, l’espansione strutturale e industriale della finanza statale cinese. Il peso dei colossi del risparmio gestito globale, come BlackRock,Vanguard, State Street e Fidelity, sul mercato finanziario brasiliano è profondo e sistemico, riflettendosi direttamente sulla liquidità della B3, la Borsa di San Paolo, e sul debito sovrano e corporate. Gli investitori esteri detengono storicamente quote rilevanti del capitale flottante delle società quotate brasiliane, arrivando a pesare per quasi la metà del volume complessivo degli scambi azionari. Questo legame si consolida attraverso l’integrazione negli indici globali dei mercati emergenti, veicolando decine di miliardi di dollari tramite fondi ed Etf come le linee Msci Brazil.
Si affianca a questo la compartecipazione nel sistema bancario e finanziario, in quanto i fondi esteri figurano tra i principali azionisti dei colossi creditizi locali come Itaú Unibanco, Banco Bradesco e Banco Btg Pactual. Al contempo, tali fondi rappresentano i maggiori acquirenti di titoli di Stato brasiliani e di obbligazioni emesse da colossi dell’energia, delle miniere e dell’agribusiness.
Al vertice del risparmio gestito spicca proprio BlackRock, la cui presenza nel tessuto societario brasiliano si declina sia in partecipazioni dirette sia in posizioni aggregate tramite la galassia di fondi iShares. La strategia di BlackRock e dei suoi principali concorrenti come Vanguard e Capital Group si concentra sui settori chiave: nelle risorse naturali ed energia figura tra i primi azionisti istituzionali di Vale SA, colosso del minerale di ferro, e di Petrobras, la compagnia petrolifera statale, con quote che oscillano tra il 2% e oltre il 5%, influenzando decisioni su dividendi e transizione energetica. Nel settore bancario i grandi asset manager detengono partecipazioni superiori al 5% nelle quote di Itaúsa (holding di controllo di Itaú Unibanco) e posizioni significative in Bradesco e nella stessa B3 SA. L’esposizione si estende all’industria aeronautica con Embraer, all’alimentare con Brf, fino alla sanità privata con Rede D’Or e Hapvida,conferendo ai fondi angloamericani un peso determinante nella corporate governance e nelle politiche Esg.
Se la finanza anglosassone agisce prevalentemente attraverso i mercati liquidi e il risparmio gestito, la finanza cinese adotta un approccio differente. Il Brasile rappresenta il principale destinatario degli investimenti diretti esteri della Cina in America Latina, realizzati non tramite l’acquisto passivo di azioni ma mediante acquisizioni dirette di asset strategici da parte delle imprese statali cinesi. I settori prioritari sono la generazione e trasmissione elettrica, dove colossi come State grid e China three gorges controllano una fetta rilevante della rete brasiliana, le energie rinnovabili e le infrastrutture logistiche. Questi progetti sono sostenuti dai crediti erogati da istituzioni finanziarie pubbliche quali la China Development Bank e l’Export-Import Bank of China, spesso legati a grandi opere portuali e ferroviarie per l’export di materie prime. La penetrazione nel settore creditizio avviene tramite le filiali di Icbc e Bank of China a San Paolo, operative per facilitare gli scambi bilaterali e il regolamento delle transazioni in valuta locale (real-yuan), riducendo la dipendenza dal dollaro. Nuovi flussi di capitale cinese si indirizzano infine verso la manifattura avanzata e l’automotive, con gruppi come Byd e Gwm che finanziano la riconversione di poli industriali per veicoli elettrici.
L’architettura finanziaria del Brasile riflette così una forte tensione interna: il risparmio gestito di Wall Street garantisce la liquidità dei mercati azionari ed estrae valore da utility, banche e commodity, mentre la finanza di Stato cinese finanzia e realizza le infrastrutture materiali e le reti logistiche necessarie a garantire l’approvvigionamento di risorse verso Pechino.
In sintesi, finanza internazionale versus economia reale. La vittoria di Lula dovrebbe servire a evitare un’ulteriore colonizzazione.
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Presentazione
Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
26/10/2026
La vittoria di Lula letta attraverso l’architettura finanziaria del Brasile. Tra Stati Uniti e Cina
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