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21/10/2026

Mandato d’arresto statunitense per Raúl Castro. Díaz-Canel: “un circo elettorale”

Meno di una settimana fa, dopo l’incriminazione federale formalizzata lo scorso maggio dal Dipartimento di Giustizia statunitense, è stato infine spiccato un mandato d’arresto per cospirazione finalizzata all’omicidio di primo grado contro il novantacinquenne generale Raúl Castro Ruz, storico comandante della rivoluzione ed ex presidente di Cuba.

La decisione, annunciata dal procuratore generale della Florida James Uthmeier e firmata dalla giudice Ariana Fajardo Orshan di un tribunale di Miami, è evidentemente lo strumento che la Casa Bianca ha pensato di gettare nel dibattito pubblico per giustificare il mantenimento del blocco genocida contro il popolo cubano, in vista della prossima votazione all’ONU.

La misura giudiziaria riguarda fatti risalenti a quasi trent’anni fa: l’abbattimento, avvenuto il 24 febbraio 1996, di due velivoli Cessna appartenenti all’organizzazione di esuli anticastristi Brothers to the Rescue (Hermanos al Rescate). Per anni questo tipo di gruppi sono stati il braccio armato della tentata destabilizzazione del governo rivoluzionario, e anche all’epoca varcarono senza autorizzazione lo spazio aereo cubano.

Nella reazione dei caccia delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) persero la vita quattro cubani con cittadinanza statunitense. Secondo l’impianto accusatorio sostenuto dalla procura statale della Florida, Raúl Castro sarebbe stato la mente e l’autorità decisionale ultima dell’operazione, in quanto ministro delle forze armate. In sostanza, viene accusato di aver fatto rispettare la sovranità del paese.

La risposta del governo cubano non si è fatta attendere, con la solita dignità che caratterizza la resistenza antimperialista dell’isola. Il presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha liquidato l’ordinanza come una manovra allestita all’interno di un “patetico circo miamense con un chiaro sfondo elettorale”, facendo riferimento ai tentativi di Trump di recuperare consensi per le prossime elezioni di midterm.

Díaz-Canel ha ribadito che tale mossa è un pretesto “per giustificare il blocco economico e la punizione collettiva inflitta al nostro popolo”, e alle parole del presidente cubano ha fatto eco il ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, che ha bollato l’iniziativa come una delle tante manovre anticubane che da decenni vengono allestite per oliare la macchina della propaganda per fini interni e raccolte di fondi.

Nel merito dei fatti del 1996, le autorità de L’Avana rivendicano la piena legittimità dell’azione, invocando il principio di autodifesa e di sovranità sancito dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Convenzione di Chicago del 1944.

Cuba ricorda che, tra il 1994 e il 1996, l’organizzazione Brothers to the Rescue, guidata da José Basulto, dissidente cubano addestrato dalla CIA, aveva violato ripetutamente lo spazio aereo dell’isola (con almeno 16 incursioni documentate) e che la diplomazia cubana aveva inviato ben 25 notifiche formali di allerta a Washington e all’Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO), rimaste prive di riscontro da parte dell’amministrazione Clinton.

L’iniziativa giudiziaria, che ricorda quella mossa contro il presidente venezuelano Maduro prima del suo rapimento, si inserisce in una fase di escalation statunintense contro il popolo cubano. L’isola affronta una delle più severe crisi economiche ed energetiche degli ultimi decenni a causa del bloqueo di Washington.

Il rappresentante permanente di Cuba presso l’ONU, Ernesto Soberón Guzmán, ha denunciato quella che ha definito una riunione clandestina organizzata dalla missione statunitense nei locali dell’organismo internazionale, volta a sollevare accuse contro il governo dell’isola.

L’obiettivo è evidentemente l’Assemblea Generale del prossimo 27 e 28 ottobre, quando le Nazioni Unite saranno chiamate a esprimersi, per la trentaquattresima volta, sulla risoluzione di condanna del blocco contro Cuba. Ricordiamo che, per la prima volta, l’Italia si è astenuta su questo tipo di votazione lo scorso luglio, dopo che il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che accusa il governo cubano di tutti i crimini commessi dal bloqueo.

Il Partito Comunista Cubano ha da poco rilasciato anche maggiori informazioni sull’evidente tentativo destabilizzante e terroristico dello scorso febbraio, quando un altro gruppo di “gusanos” ha tentato lo sbarco sull’isola, armato fino ai denti. Le autorità cubane hanno accusato Maritza Lugo Fernandez, cittadina cubana residente in Florida, di essere tra le teste dietro il complotto, mirato a far esplodere disordini sull’isola per poi legittimare un intervento “stabilizzatore” degli USA.

Ma all’Avana servirà anche tutto il sostegno e la solidarietà internazionalista possibile in vista della votazione del 27 e 28 ottobre.

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