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18/10/2026

Macron va alla guerra civile

Parigi. La grande giornata di mobilitazione stava giungendo al termine, segnando una nuova tappa nella convergenza delle lotte sociali in Francia. Dopo settimane di mobilitazione studentesca, le piazze francesi sono tornate a riempirsi, questa volta con una partecipazione che oltre il mondo della scuola ha coinvolto lavoratori, sindacati e Gilet gialli, contro il carovita e le politiche di austerità del governo Lecornu.

L’appuntamento del 17 ottobre, nato soprattutto fuori dai canali tradizionali della mobilitazione sindacale, e lanciato inizialmente sui social network, in continuità con l’esperienza dei Gilet gialli e con il movimento Bloquons tout dello scorso anno, ha raccolto la rabbia sociale contro l’impennata dei prezzi del carburante, i salari stagnanti e il progressivo smantellamento dei servizi pubblici.

Una mobilitazione che arriva proprio mentre l’Assemblea nazionale discute il bilancio 2027 del governo Lecornu, con un piano di tagli alla spesa pubblica da 54 miliardi di euro.

Anche diverse organizzazioni sindacali hanno deciso di sostenere la giornata. «La rabbia è immensa, è profonda, e se il governo pensa di cavarsela con annunci cosmetici o prendendo tempo, si sbaglia di grosso», ha dichiarato Sophie Binet, segretaria generale della CGT. La stessa organizzazione ha già convocato, insieme all’intersindacale, una nuova giornata di sciopero e manifestazioni per il 5 novembre.

Nonostante l’allargamento, i liceali rimangono i protagonisti indiscussi della giornata, animando le piazze dal nord al sud del Paese, e continuando a fare scuola per una generazione ormai mobilitata a livello europeo, dal Belgio all’Italia. In piazza dal 18 settembre, gli studenti non hanno ancora ottenuto risposte concrete alle proprie rivendicazioni, nemmeno dopo l’ultimo incontro di giovedì con il ministro dell’Istruzione.

Al centro delle proteste ci sono il sistema di selezione universitaria Parcoursup, le classi sovraffollate, la mancanza di insegnanti e le condizioni fatiscenti degli edifici scolastici.

Di fronte alla generalizzazione della mobilitazione, il governo ha scelto ancora una volta la strada della repressione. Dopo aver cercato di screditare il movimento liceale, descrivendolo come ormai in esaurimento, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha nuovamente autorizzato il pieno utilizzo delle granate assordanti, il cui impiego era stato limitato soltanto due settimane prima, dopo che uno studente aveva perso una mano durante una manifestazione.

Parigi blindata, il corteo autorizzato bloccato dalla polizia

La tensione era evidente già alla vigilia della giornata. Venerdì 16 ottobre, dopo lunghe trattative con le organizzazioni studentesche, la prefettura di Parigi ha vietato il percorso inizialmente proposto verso Place de la Concorde, respingendo successivamente anche l’alternativa che prevedeva l’arrivo a Place de la Bourse.

Sono stati inoltre emanati divieti di manifestazione nei pressi dell’Eliseo, degli altri luoghi del potere e di Place de la Bastille. Soltanto dopo ulteriori negoziati è stato raggiunto un accordo con la CGT per un percorso autorizzato da Place de la République a Place de Clichy, al quale sabato mattina hanno aderito anche le organizzazioni studentesche, compreso il coordinamento Interfac Île-de-France.

Fin dalle prime ore della mattina, però, Parigi è stata blindata. Numerose stazioni della metropolitana sono state chiuse, mentre le forze dell’ordine hanno moltiplicato controlli e perquisizioni.

Nel frattempo, da Gare du Nord, Opéra e altri punti della capitale sono partiti cortei spontanei che hanno tentato di aggirare i blocchi della polizia, incontrando la violenza delle forze dell’ordine intervenute per disperdere i gruppi o accerchiarli nelle strade del centro.

Intorno a mezzogiorno, Place de la République ha cominciato a riempirsi di manifestanti. Ma ben prima delle 14, orario previsto per la partenza del corteo ufficiale, sono iniziate le prime cariche e i lanci di lacrimogeni e granate assordanti, con diversi feriti tra i giovani manifestanti. Migliaia di persone sono rimaste bloccate nella piazza, circondata dalle forze dell’ordine, e cordoni di gendarmi hanno chiuso gli accessi.

Le Monde ha diffuso un video esplicativo sulla “technique de la nasse” utilizzata dalle forze dell’ordine francesi per accerchiare e disperdere la manifestazione impiegando un utilizzo di forza spropositata.

Anche il corteo autorizzato, al quale hanno partecipato sindacati, studenti e militanti delle organizzazioni politiche di sinistra, è rimasto a lungo immobilizzato sul boulevard Magenta, dove la deputata della France insoumise Clémence Guetté, presente sul posto, ha denunciato la gestione poliziesca della piazza e le condizioni in cui vengono trattenuti i manifestanti, costretti a rimanere in mezzo ai lacrimogeni, mentre si sono verificati malori e momenti di panico.

Alle 15, a un’ora dalla partenza prevista, il corteo ufficiale si trovava ancora a poche centinaia di metri da République, mentre nel resto della capitale, proseguivano i movimenti dei cortei spontanei e gli scontri con la polizia. Soltanto intorno alle 16 la testa del corteo raggiunge finalmente Place de Clichy, dopo ore di tensioni, blocchi e interventi della polizia che hanno segnato l’intera giornata.

Da Tolosa a Marsiglia, un salto di scala fuori dall’Ile de France

La mobilitazione del 17 ottobre non si è limitata alla capitale. In decine di città francesi, migliaia di persone sono scese in piazza, con una partecipazione particolarmente importante della gioventù, affiancata da lavoratori, organizzazioni sindacali e Gilet gialli.

A Tolosa, una delle piazze più imponenti, hanno manifestato 35mila persone secondo la prefettura e oltre 60mila secondo gli organizzatori. La giornata è stata segnata da pesanti interventi della polizia.

Particolarmente grave la denuncia della CGT locale: sul percorso autorizzato, all’altezza del Pont des Catalans, le forze dell’ordine avrebbero attaccato con granate di disaccerchiamento la testa del corteo sindacale, ferendo quattro dirigenti CGT e FSU, tutte evacuate. Il segretario della CGT locale ha chiamato direttamente in causa il prefetto e il primo ministro Lecornu.

A Marsiglia, dopo blocchi e scontri nel centro, sono stati danneggiati il commissariato della polizia municipale e il municipio, dove hanno fatto irruzione alcune decine di manifestanti. A Lione, durante una manifestazione non autorizzata, è stato incendiato l’ufficio del turismo di Place Bellecour. A Lille, ripetute cariche e lanci di lacrimogeni hanno impedito per ore la partenza del corteo autorizzato, mentre a Rennes la polizia ha utilizzato lacrimogeni e idranti.

Importanti anche i numeri della partecipazione: 20mila manifestanti a Lione e Nantes, 10mila a Rennes secondo il ministero dell’Interno, e tra 5mila e 6mila a Orléans secondo le stime raccolte da Mediapart.

A Parigi, un agente di polizia travestito da lavoratore delle costruzioni spara un proiettile contro un camion antincendio, viene catturato e arrestato dalla folla di manifestanti. 

L’individuo è stato identificato come un agente di polizia, dopo che i manifestanti lo hanno fermato.

In tutta la Francia, dimostrazioni di massa e pacifiche sono avvenute uno dopo l’altro questo sabato 17 ottobre, contro il costo elevato della vita e in continuità alla rivolta dei giovani che si è intensificata per tre settimane per l’abolizione dei Parcoursup e delle condizioni educative decenti.

Invece di ascoltare le loro richieste, il governo Macronista ha organizzato il caos e moltiplicato la violenza contro i manifestanti.

A Saint-Etienne, un giovane ha avuto la mano strappata a causa di una granata lanciata dalla polizia. Accuse, pestaggi, gas lacrimogeno, colpi sparati da LBD, le truppe di repressione continuano a applicare l’istruzione di Laurent Nunez “di non avere alcuna moderazione” di fronte ai manifestanti, agli studenti delle scuole superiori, agli studenti, ai dipendenti, agli disoccupati, ai funzionari e a molti settori della società nel movimento per i loro diritti.

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