Una cosa buona, in tutta questa pantomima del ddl sulle unioni civili, c'è. Dovrebbe aver chiarito a tutti che a questo governo e a questa classe politica non interessa un beneamato nulla del “merito dei problemi”, ma soltanto dei propri equilibri interni. Si stava discutendo infatti di una legge "a costo zero", che non coinvolge nessun problema di "coperture". Anzi, di un provvedimento ben visto anche a livello continentale.
Seconda cosa positiva, Renzi esce parecchio ammaccato dalla prova di forza che aveva tentato – usare come “secondo forno” i grillini in Parlamento, per aggirare i bigottismi vescovili dei suoi alleati di malgoverno – ancora una volta al grido “andremo avanti per la nostra strada!”
In fondo al viottolo c'era il baratro e quindi ha fatto dietrofront come un democristiano della prima repubblica, disposto a far approvare un testo finale che non dice più nulla, non garantisce più alcun diritto significativo (di quelli insignificanti, ovviamente, la “sinistra Pd” ne troverà a bizzeffe), pur di poter dire che ce l'ha fatta. Il suo tweet finale, ieri sera, era patetico e plumbeo, ripetitivo fino all'ottusità: "L'accordo sulle unioni civili è un fatto storico per l'Italia. E' davvero #lavoltabuona".
La vittoria di Alfano e della triste coorte del Family day non poteva essere più piena. Non per intelligenza propria, quanto per calcolo combinatorio: una volta affermata come “normalità” che la maggioranza si forma volta per volta, sui singoli provvedimenti, senza alcuna programmaticità (al di fuori dei diktat della Troika, naturalmente; su quello non si scherza), basta avere il numero di parlamentari giusto per far raggiungere o no la maggioranza, e il gioco è fatto.
Sul carro dell'ammaccato “vincitore” è da tempo salito anche il pidue (o tre o quattro) Denis Verdini, antico amico di famiglia del premier (il padre di Matteo curava la distribuzione del giornale di proprietà di Verdini), che ora scalpita per formalizzare l'ingresso in maggioranza. Anche qui: una volta che si viene chiamati con continuità al “soccorso nero”, con i voti di fiducia, è chiaro che prima o poi bisognerà essere pagati per il servizio: qualche poltrona (ministri, sottosegretari, presidenti di commissione o di aziende ancora pubbliche), insomma, è d'obbligo. E vedrete che la "sinistra Pd" manderà giù anche questa, "antropologicamente" così ostica.
La legge Cirinnà non esiste più, ma verrà votata stasera. Con voto di fiducia, dopo tante affermazioni sulla “libertà di coscienza”. Il punto che per la destra sedicente cattolica era diventato una trincea – la stepchild adoption – è sparito; naturalmente con la “promessa” di infilarlo in un provvedimento ad hoc, che probabilmente non vedrà mai la luce (avrà gli stessi problemi di oggi, con questa composizione parlamentare).
Renzi si è così giocato un'altra fetta di consenso sociale, per quanto piccolo possa essere. Ma soprattutto ha lasciato sul terreno della ex Cirinnà una quota rilevante della sua già non immensa credibilità.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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25/02/2016
22/02/2016
"Diritti civili". Renzi molla la stepchild e fa l'accordo con Alfano
Il vero segno caratteristico del centrismo andreottiano era la “politica dei due forni”. Quando c'era da approvare qualche disegno di legge moderatissimamente “progressista”, perché il paese comunque andava avanti, la vecchia Dc si appoggiava al Psi o anche al Pci. Quando invece c'era bisogno di legge-ordine-manganello, accettava volentieri anche i voti di liberali e fascisti. Lo schema si ruppe solo negli anni '70, quando anche il Pci sostenne la “politica dei sacrifici” (per i lavoratori, ovvio) e la repressione contro i movimenti. Che allora erano antagonisti sul serio, bisogna ricordare.
Renzi fa l'Andreotti fuori tempo massimo. Sui “diritti civili”, dopo aver provato con scarsi risultati a portare a casa la “legge Cirinnà” con l'appoggio dei grillini, ha deciso di mediare con Alfano. Che i “diritti civili” non li vuole.
Non è un caso che simili acrobazie avvengano su un terreno “gratuito”, che non comporta spese aggiuntive o tagli. Qui, infatti, si può esercitare la retorica più fantasiosa, con ben poche basi reali, con la quasi certezza di non pagare dazio elettoralmente.
I media di regime collaborano con grande entusiasmo, arruolando come al solito anche Fabio Fazio e la Littizzetto (vergognosa la sua “ricostruzione” della vicenda parlamentare, ridotta a questione di lana caprina). Prima il “super-canguro” era la soluzione migliore per saltare le trappole e trappolette del dibattito parlamentare, ora lo stralcio della stepchild adoption (o “adozione del configlio”, come suggerisce chi vuol farsi capire) diventa il prezzo “accettabile” pur di far approvare un testo purchessia. Che insomma consenta al piccolo premier di Rignano di poter fare un'altra tacca sul bastone delle “cose fatte”.
Quel che ci sarà dentro il testo finale non interessa a nessuno, se non a quella minoranza di popolazione direttamente coinvolta dall'applicazione delle regole che saranno infine votate. E infatti gli “alfaniani” hanno immediatamente alzato il prezzo pretendendo, oltre alla sepoltura delle adozioni fra “civilmente uniti” anche la cancellazione di qualsiasi riferimento al matrimonio. Insomma, lo svuotamento anche formale della legge.
Del resto, se qualcuno aveva per un attimo creduto davvero che Renzi avrebbe messo a rischio la sua poltrona pur di far passare “la Cirinnà” nella sua versione originale, è bene che ritrovi al più presto il principio di realtà
Lo schema dei prossimi giorni, fissato ieri nell'assemblea del Pd, non lascia troppi margini al dubbio: elaborare un emendamento di comune accordo con gli alleati di governo dell'Ncd e piazzare anche qui un bel voto di fiducia. A quel punto, è ovvio, chi mai metterebbe a rischio la tenuta del governo e della legislatura per una cosa di cui – in fondo, in fondo – non frega niente a nessuno?
Si fosse trattato di un attacco alle pensioni o al lavoro lo schema sarebbe stato questo fin dall'inizio. Ma sulle libertà civili il guitto toscano pensava di potersi prendere qualche libertà in più, Andreottianamente. Non è più quel tempo, pare.
Fonte
Renzi fa l'Andreotti fuori tempo massimo. Sui “diritti civili”, dopo aver provato con scarsi risultati a portare a casa la “legge Cirinnà” con l'appoggio dei grillini, ha deciso di mediare con Alfano. Che i “diritti civili” non li vuole.
Non è un caso che simili acrobazie avvengano su un terreno “gratuito”, che non comporta spese aggiuntive o tagli. Qui, infatti, si può esercitare la retorica più fantasiosa, con ben poche basi reali, con la quasi certezza di non pagare dazio elettoralmente.
I media di regime collaborano con grande entusiasmo, arruolando come al solito anche Fabio Fazio e la Littizzetto (vergognosa la sua “ricostruzione” della vicenda parlamentare, ridotta a questione di lana caprina). Prima il “super-canguro” era la soluzione migliore per saltare le trappole e trappolette del dibattito parlamentare, ora lo stralcio della stepchild adoption (o “adozione del configlio”, come suggerisce chi vuol farsi capire) diventa il prezzo “accettabile” pur di far approvare un testo purchessia. Che insomma consenta al piccolo premier di Rignano di poter fare un'altra tacca sul bastone delle “cose fatte”.
Quel che ci sarà dentro il testo finale non interessa a nessuno, se non a quella minoranza di popolazione direttamente coinvolta dall'applicazione delle regole che saranno infine votate. E infatti gli “alfaniani” hanno immediatamente alzato il prezzo pretendendo, oltre alla sepoltura delle adozioni fra “civilmente uniti” anche la cancellazione di qualsiasi riferimento al matrimonio. Insomma, lo svuotamento anche formale della legge.
Del resto, se qualcuno aveva per un attimo creduto davvero che Renzi avrebbe messo a rischio la sua poltrona pur di far passare “la Cirinnà” nella sua versione originale, è bene che ritrovi al più presto il principio di realtà
Lo schema dei prossimi giorni, fissato ieri nell'assemblea del Pd, non lascia troppi margini al dubbio: elaborare un emendamento di comune accordo con gli alleati di governo dell'Ncd e piazzare anche qui un bel voto di fiducia. A quel punto, è ovvio, chi mai metterebbe a rischio la tenuta del governo e della legislatura per una cosa di cui – in fondo, in fondo – non frega niente a nessuno?
Si fosse trattato di un attacco alle pensioni o al lavoro lo schema sarebbe stato questo fin dall'inizio. Ma sulle libertà civili il guitto toscano pensava di potersi prendere qualche libertà in più, Andreottianamente. Non è più quel tempo, pare.
Fonte
21/02/2016
Ddl Cirinnà: lo specchio della paralisi della politica italiana. Istituzionale e non
La vicenda del Ddl Cirinnà, la proposta di legge sulle unioni civili, rappresenta molto di più di una questione che riguarda le coppie dello stesso sesso. Fino a configurarsi come specchio delle tante paralisi che avvolgono la politica italiana, istituzionale e non. Anche perché, se si guarda al resto dell'Europa, questa legge dovrebbe essere considerata il "minimo sindacale" anche con la previsione della cosiddetta "stepchild adoption", visto che riguarda figli già presenti all'interno della coppia.
Ma andiamo per gradi. Anzi, per schemi.
Unioni civili.
Da tempo in Europa sono
garantiti i diritti per le coppie dello stesso sesso. Sia nella forma
del matrimonio che in quella delle unioni civili. Nella cattolicissima Spagna, come nella cattolica Irlanda (dove si è addirittura fatto un referendum in materia). Per non parlare della Gran Bretagna dove sono i conservatori ad aver approvato i matrimoni di persone dello stesso sesso. In Germania la legge sulle unioni civili esiste da circa 15 anni. In Italia, dopo i rinvii della proposta Prodi-Bertinotti sui Dico, cessati con la fine del governo di centrosinistra, si è arrivati al ddl Cirinnà. Matrimoni e unioni civili, come tutte le leggi sulla famiglia, hanno un doppio scopo: politico ed economico.
Quello politico deve pagare sul piano elettorale, attirando una parte
di elettorato. Quello economico è forse meno chiaro ma non meno
importante. Si tratta di leggi che concorrono ad aggregare ricchezza,
creando valore aggiunto, favorendo nuclei familiari. La politica della
famiglia è una politica economica, questo i cattolici lo sanno
benissimo, non solo una questione di valori e di diritti.
Ddl Cirinnà.
Il governo Renzi, da poche settimane
dall'insediamento in poi, ha sempre affermato di voler varare una legge
sulle unioni civili. Assieme all'affermazione ci sono stati sempre dei rinvii. Sia perchè il parlamento era impegnato in un serie di capolavori (jobs act, legge elettorale, legge Madia etc.) sia per il forte ostruzionismo della componente integralista cattolica interna alla maggioranza e allo stesso Pd.
Diciamo integralista cattolica perché, a nostro avviso, neanche
rappresenta la complessità del mondo cattolico. Ma piuttosto di quel
mondo che punta ad usare (speculando) il peso della rappresentanza
cattolica nei governi. Dopo diversi rinvii, Renzi aveva "promesso" una legge già nel 2014, emerge il ddl Cirinnà. Come equilibrio tra diverse componenti Pd, cattoliche e non. Il
ddl, in estrema sintesi, prevede unioni civili e norme su assistenza
tra partner, comunione dei beni, reversibilità pensione,
adozioni. Lo stesso Scalfarotto, gay ed esponente Pd, ha
definito il ddl "il minimo sindacale" (anche con la previsione della
Stepchild adoption che ricordiamo riguarda figli già presenti
all'interno della coppia). Un ddl attento a non concedere nulla sul
piano simbolico, che poi è sostanza di potere, ad un politica ufficiale
regredita e ferma al lessico della Dc pre referendum divorzio e aborto.
Ma anche a favorire, come in Europa, consenso politico, aggregazione
economica e sociale. Poi, ovviamente si può discutere se la Cirinnà sia
equilbrata o meno rispetto agli scopi che ufficialmente si è data. Il
punto è che il fuoco di fila, della componente cattolica integralista del governo assieme a qualche senatore scontento delle nomine di Renzi, contro il Ddl Cirinnà è stato su tre piani: adozioni, assistenza e reversibilità pensioni.
Sulle adozioni, senza entrare nel dettaglio, si gioca l'aspetto
simbolico, cioè di potere, a cui i cattolici integralisti tengono molto:
le unioni civili con persone dello stesso sesso non devono somigliare
alla famiglia "naturale". Per cui l'adozione dei figli deve essere, nel
migliore dei casi, resa molto problematica. Sulla reversibilità qualche
problema in più c'è. Perché da una parte il governo Renzi dovrebbe fare
una legge avanzata, allargando la platea dei diritti anche alle coppie
dello stesso sesso di fatto non sposate, mentre dall'altra si deve
preparare a tagliare la reversibilità alle coppie, sposate, tradizionali
(vedi dibattito su dichiarazioni Poletti, ministro del lavoro).
Insomma, su tutti i temi il governo deve tenere in equilibrio
temi avanzati con quelli regressivi (sia sul piano materiale che
simbolico). E così, non a caso, il ddl Cirinnà si è bloccato.
Il Partito Democratico
In queste difficoltà il Pd si è spaccato, al momento, come una mela.
Poi vedremo la proposta di mediazione di Renzi che dovrebbe arrivare a
breve. Mentre il ddl Cirinnà è stato tolto dall'aula per tornarci tra
qualche giorno. Ma è evidente che, più che in altre leggi dettate sotto
la spada di Damocle della Ue o della Bce, emerge un PD che da una
parte si pretende avanzato (o meglio crede di esserlo) mentre,
dall'altra, c'è un PD fortemente regressivo. Che vuol oltretutto contare
nella prossima legge sul terzo settore. Dall'altra parte ancora ci
sono dei renziani battitori liberi, specie al senato, che – sentendosi
penalizzati dalle tornate di nomine – voterebbero anche contro la
costituzione repubblicana, e a favore del ritorno della monarchia,
fino al momento in cui non ottengono almeno la promessa di un posto di
sottosegretario. Il livello politico del renzismo, del resto, è quello
che è. Ma più che altro emerge il profilo culturale di un Pd renziano
talmente eterogeneo da non trovare sintesi. Perché fino a quando c'è stato da difendere la Boschi, e le banche, ci pensano gli istituti di credito a tacitare i senatori.
Quando un problema si fa avanti senza un vero padrone, emerge la
maionese impazzita detta PD. Vedremo che sintesi, o "quadra" come la
chiamava Bossi, troverà il PD.
Il Movimento 5 Stelle
Nell'ultimo tratto della vicenda del Ddl Cirinnà è emersa la questione del movimento 5 stelle. Favorevole al Ddl, "senza stravolgimenti" come è stato detto più volte dagli esponenti pentastellati. Visto
che il PD, piano piano, si è spaccato i voti del Movimento 5 Stelle
sono risultati sempre più decisivi per l'approvazione della legge. E nel momento in cui è diventato decisivo il M5S ha cambiato rotta. Passando, sopratutto al senato, dalla disciplina di partito al "voto secondo coscienza". Segnale gradito al Vaticano
che, da tempo, chiedeva un voto in parlamento proprio secondo questa
formula. Poi, al momento in cui è stato presentato al M5S è stato proposto
di votare il "canguro" (emendamento che cancella la discussione in aula), per far passare la Cirinnà, il M5S ha detto no. Qui vanno considerati alcuni aspetti. E‘
evidente che in questo atteggiamento ha contato la diplomazia vaticana,
anche perché una eventuale vittoria pentastellata a Roma varrà per
forza una messa, ma hanno contato anche i sondaggi. Specie
quelli che suggeriscono che il M5S può pescare ancora nell’elettorato di
centrodestra. Tra lo scegliere di accreditarsi come vero artefice di
una legge, attesa da anni, e il rimanere al di qua del guado – guardando a
sondaggi e relazioni diplomatiche – il M5S ha scelto l’ultima soluzione.
Però, allo stesso tempo, la proposta PD di votare il canguro
(l’eliminazione della discussione in aula e degli emendamenti) non è
accettabile per il movimento 5 stelle. Che ha fatto battaglia
contro il canguro al momento della negazione del dibattito in aula su
voti importanti (dalla riforma della costituzione alla legge che ha
regalato fondi consistenti alle banche). Insomma, tra Realpolitik,
sondaggi, un occhio all’elettorato di centrodestra e il rischio di
stabilire un precedente contro se stessi come opposizione parlamentare,
votando il canguro, il M5S si è fermato.
Ostruzionismo e canguro
Temi non secondari per capire cosa accade in parlamento. La procedura parlamentare è essenziale per capire lo stato di una democrazia e le modalità di approvazione delle leggi.
Nel periodo Renzi si sono accentuati due modi, opposti e complementari,
di procedere in parlamento. Da una parte la maggioranza semplicemente
precede con decreti, contingentamenti delle discussioni, approvazioni di
leggi praticamente criptate (commi che rimandano a commi, numeri che
rimandano a numeri, dove saper decifrare è un’arte), voti parlamentari
congelati dal voto di fiducia. Il voto è sempre più un atto notarile,
autoritario, che la maggioranza fa a sé stessa. Dall’altra le
opposizioni procedono con l’allargamento delle pratiche
ostruzionistiche. Fino ad arrivare a milioni di emendamenti, fatti col
programmino per word, di Calderoli sulla legge Boschi. E‘ evidente che
questo non è neanche ostruzionismo, è spettacolo. Ecco così che spunta il canguro, un tipo di emendamento che cancella tutti gli altri. E‘ stata la pratica, avvallata dai presidenti delle due camere, per far procedere la maggioranza. Ma, in questo modo, si cancella la discussione in aula
che, tra l’altro, dovrebbe essere garantita non solo dalla procedura
parlamentare ma anche dalla costituzione. E così tra autoritarismo della
maggioranza ed ipertrofia ostruzionistica dell’opposizione, alla fine,
anche il ddl Cirinnà si è bloccato.
Le associazioni LGBT
In tutta questa vicenda escono, magari
fosse definitivamente, battute due convinzioni che di solito si vedono
emergere da quest’area sociale. La prima è la debolezza dei movimenti, come si chiamano in inglese, "single issue".
Dall’ecologismo ieri ai movimenti per i diritti delle coppie dello
stesso sesso oggi, la capacità di far presa sulla società, da parte di
movimenti che si specializzano su un tema, è molto limitata. Saper
parlare ad una società impolitica e impaurita non è uno scherzo ma è
anche la sola strada per contare e far valere i propri diritti. La seconda è l’idea che i diritti possano esser fatti valere, indifferentemente, con i voti della destra o della sinistra.
La realtà è che il palazzo, con il blocco della Cirinnà, non ha dato
sufficienti voti da sinistra, solo quelli di Verdini da destra e non ha
neanche assicurato i voti di chi si dice né di destra né di sinistra.
Sia chiaro, e vale per tutti, il single issue, il né di destra né di
sinistra, il pragmatismo, il diplomaticismo usati come se fossero una
strategia sono tutti schemi che saltano di fronte ad una società
polimorfa, e scossa da una grave crisi, come quella italiana di oggi. A
noi poi piace parlar chiaro: in quel settore dell’associazionismo
emergono spesso, nei dibattiti pubblici, le persone legate al
centrosinistra. Anche in modo strumentale s’intende. E lo si vede nelle
proteste: al blocco della Cirinnà corsa a protestare contro Grillo. Comprensibilissimo e giusto dal momento in cui si sono viste troppe
piroette da parte del M5S. Ma nessuno che abbia osato andare anche alla
sede del Pd, che si è incartato sulla legge da lui proposta, o da una
Cgil che sui diritti civili è in coma e non osa spingere. E poi deve
essere chiaro che quando si chiedono diritti civili, sacrosanti, non li
si può opporre al funzionamento della democrazia parlamentare. Infine è una
cosa: l’area LGBT otterrà diritti reali, sostanziali, permanenti
quando contribuirà a cambiare, in senso progressista, il profilo
culturale di questo paese non rimanendo area "di nicchia“.
Dovrà assumere il peso che ha avuto in Italia il femminismo negli anni '
70. Altrimenti sarà sempre a rischio di dover cedere diritti per qualche
convenienza di curia o di palazzo.
Insomma, una legge semplice da approvare, magari con qualche contraddizione, utile a far progredire un paese si è bloccata.
Come abbiamo visto questo blocco è però lo specchio delle paralisi
culturali e politiche di uno spaccato di paese istituzionale e non.
Certo, se su questo genere di paese, contraddittorio e confuso, si
rovescerà tutto il peso della crisi economica e finanziaria globale in
corso, l’Italia rischia parecchio. Vedremo, tornando a noi, come si
andrà avanti sulle unioni civili, quale sarà lo sbocco. Non mancheremo
di commentarlo sempre nel solco della nostra tradizione. Ovvero fornire
analisi per dibattiti pubblici e per la crescita del discorso politico.
Redazione, 20 febbraio 2016
Sulla questione del cosiddetto "utero in affitto", spesso citata a
sproposito nel dibattito televisivo e non prevista, giustamente, dal Ddl
Cirinnà, invitiamo alla lettura di questo articolo.
07/02/2016
Grillo ci ripensa, adozioni a rischio
Forse molti non si ricordano che già nell'ottobre 2014, durante il voto online organizzato sul blog di Beppe Grillo, ci furono grandissime polemiche. Infatti il quesito venne cambiato durante le ore del voto togliendo una parte tra parentesi che faceva esplicito riferimento all'adozione dei figli già presenti all'interno della coppia. Poi fu sostituito con un link ad un post di un senatore che spiegava il significato di quella parte sulle adozioni. Oggi Beppe Grillo prova a smarcarsi per avere mani più libere e rincorrendo l'elettorato. Non è una questione di coscienza, perché la stepchild adoption è chiarissima e già presente in decine di ordinamenti. È che in Italia l'elettorato è cattolico e conservatore e allora Beppe ha fatto i conti con la calcolatrice. Oltre al fatto che all'interno della compagine parlamentare dei 5 Stelle ci fosse qualche mal di pancia. D'altra parte il Vaticano è a poche centinaia di metri... Alfano esulta.
Qui sotto un link che ripercorre le polemiche sul voto online sulle unioni civili del 28 ottobre 2014. Già un anno e mezzo fa la contraddizione scoppiata in queste ore era latente.
Redazione, 7 febbraio 2016
http://www.bufale.net/home/bufala-nella-votazione-online-svolta-nel-2014-non-era-presente-alcun-accenno-alle-adozioni-bufale-net/
http://www.corriere.it/politica/14_ottobre_28/consultazione-online-attivisti-m5s-dicono-si-unioni-gay-8a9839a2-5ee9-11e4-9933-2a5a253459da.shtml
Senato. Dal blog concede «libertà di coscienza». Rivolta in rete. Alfano esulta: la legge può saltare. Il Pd minimizza: «Benvenuti nell’età adulta». Deputati del movimento contro: «Scelta penosa» Ma ora i voti per le adozioni potrebbero non esserci. Lo stralcio diventa un’ipotesi concreta. Che Renzi potrebbe ’subire’ volentieri. E così evitare i capricci dell’alleato Alfano
Daniela Preziosi - tratto da http://ilmanifesto.info/grillo-ci-ripensa-adozioni-a-rischio
Contrordine grillini: sulle unioni civili Grillo concede libertà di voto. Per i militanti a cinque stelle e per la ’rete’, il fulmine a ciel sereno arriva dal blog del comico. Da ieri mattina un post pensoso ragiona sulla stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner. Un punto «in cui le sensibilità degli elettori, degli iscritti e dei portavoce MoVimento 5 Stelle sono varie», scrive il leader. Che ora ha cambiato idea «in seguito alle tante richieste da parte di elettori, iscritti e portavoce M5S». L’indicazione ai senatori che da martedì affronteranno il voto del ddl Cirinnà a Palazzo Madama è «libertà». Grillo l’ha decisa e ora la concede ai suoi, stracciando senza indugio la consultazione online che si era svolta nell’autunno del 2014 sulle unioni civili, conclusa con la vittoria del sì: ma «non era presente alcun accenno alle adozioni». E siccome, appunto, Grillo ha deciso, una nuova votazione non serve: «Perché su un tema etico di questa portata i portavoce M5S al Senato possono comunque, in base ai dettami della loro coscienza, votare in maniera difforme dal gruppo qualunque sia il risultato delle votazioni». Dario Fo a stretto giro di posta si schiera con lui.
La parola coscienza fa ingresso nel vocabolario grillino ed è subito terremoto. In pochi giorni il movimento è passato dalla minaccia di non votare il ddl Cirinnà in caso di mediazioni al ribasso da parte del Pd, all’ammissione di qualche dissenso sul tema delle adozioni (la settimana scorsa in una riunione i senatori Ornella Bertorotta e Sergio Puglia avevano ammesso la loro difficoltà a votare sì) alla libertà di voto. Che però manda all’aria il fragile pallottoliere con cui la legge doveva passare. Grillo forse annusa l’aria del paese, favorevole alle unioni civili ma meno alle adozioni: «Gli italiani si spaventano», aveva detto Casaleggio. O forse tenta una mossa per tenere uniti i senatori: il dissenso sul tema è più ampio di quanto non era fin qui filtrato. Il rischio era l’affossamento della stepchild al voto segreto con figuraccia massima dei grillini. Tant’è che ieri l’appello dei senatori per il sì lanciato su twitter da Paola Taverna (#iovotosì), fino a sera aveva raccolto solo dodici adesioni. Poche, molto poche rispetto ai 35 senatori del gruppo. Ma nei gruppi il gesto d’imperio non va giù: «Un patetico tentativo a non spingersi oltre», twitta la deputata Chiara Di Benedetto. Sulla rete intanto è rivolta. L’accusa è sanguinosa ed è quella di tradimento, perfetto frutto di anni di beffe contro l’idea stessa (costituzionale, ma i grillini non l’hanno mai digerita) di libertà di coscienza: «I portavoce non possono avere libertà di coscienza perché votano in rappresentanza della coscienza collettiva», scrive un ’cittadino’; «Avete buttato nel cesso il principio cardine», un altro; «Loro voteranno secondo la loro coscienza ma non secondo la volontà dei cittadini che li hanno eletti», un terzo. Obiezioni da allievi modello dell’educazione civica a 5 stelle. Il rischio è che il contraccolpo si senta nelle città dove a giugno si va al voto. Ne sarebbero preoccupati in particolare il candidato bolognese Massimo Bugani e la torinese Chiara Appendino.
Al senato il cambio di fronte dei grillini innesca una reazione a catena. Ora il rischio è quello di mandare all’aria il ddl Cirinnà che non può più contare sul bacino certo dei 35 voti grillini per far passare l’art. 5, proprio quello che regola le stepchild. Il ministro Alfano esulta e twitta: «Si riapre la partita. Potrebbe saltare l’intera legge». In realtà quello che va a rischio sono le adozioni. Almeno per la strada della legge: quella giudiziaria invece sarebbe spianata: ieri le famiglie Arcobaleno hanno annunciato che «il tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto un’altra adozione “in casi particolari” (la stepchild adoption) a favore di due minorenni con due mamme». Al senato invece il fronte stava perdendo pezzi. La settimana scorsa il senatore Tonini, cattolico ma favorevole al testo Cirinnà, aveva lanciato l’idea dello stralcio in un provvedimento da approvare in tempi certi. La proposta non aveva trovato grandi accoglienze nell’area centrista e cattolica. In compenso aveva fatto saltare i nervi ai laici del suo partito.
Ieri il capogruppo Luigi Zanda e la vice di Renzi Debora Serracchiani hanno cercato di minimizzare l’impatto del contrordine grillino: «La decisione di Grillo di lasciare libertà di voto sui punti delicati del ddl sulle unioni civili è giusta», ha detto il primo, «Diamo ai grillini il benvenuto nell’età adulta della politica», la seconda. Ma la preoccupazione che alla fine lo stralcio delle adozioni diventi l’unica strada per approvare la legge comincia ad essere molto concreta: la somma dei possibili nuovi dissensi grillini con quelli già conosciuti (35 del Pd, 7 del gruppo delle autonomie, più tutta la destra moderata e non) comincia ad essere un numero pericolosamente alto. Il Pd non sponsorizzerà lo stralcio delle adozioni. Ma potrebbe ’subirla’ per portare comunque a casa la legge. Risparmiandosi le turbolenze che, anche bluffando, il partito di Alfano minacciava, dopo il (presunto) successo del Family Day, sabato scorso. Per Renzi tutto sommato potrebbe persino essere una soluzione augurabile.
7 febbraio 2016
Fonte
Che teatrino penoso.
Qui sotto un link che ripercorre le polemiche sul voto online sulle unioni civili del 28 ottobre 2014. Già un anno e mezzo fa la contraddizione scoppiata in queste ore era latente.
Redazione, 7 febbraio 2016
http://www.bufale.net/home/bufala-nella-votazione-online-svolta-nel-2014-non-era-presente-alcun-accenno-alle-adozioni-bufale-net/
http://www.corriere.it/politica/14_ottobre_28/consultazione-online-attivisti-m5s-dicono-si-unioni-gay-8a9839a2-5ee9-11e4-9933-2a5a253459da.shtml
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Senato. Dal blog concede «libertà di coscienza». Rivolta in rete. Alfano esulta: la legge può saltare. Il Pd minimizza: «Benvenuti nell’età adulta». Deputati del movimento contro: «Scelta penosa» Ma ora i voti per le adozioni potrebbero non esserci. Lo stralcio diventa un’ipotesi concreta. Che Renzi potrebbe ’subire’ volentieri. E così evitare i capricci dell’alleato Alfano
Daniela Preziosi - tratto da http://ilmanifesto.info/grillo-ci-ripensa-adozioni-a-rischio
Contrordine grillini: sulle unioni civili Grillo concede libertà di voto. Per i militanti a cinque stelle e per la ’rete’, il fulmine a ciel sereno arriva dal blog del comico. Da ieri mattina un post pensoso ragiona sulla stepchild adoption, l’adozione del figlio del partner. Un punto «in cui le sensibilità degli elettori, degli iscritti e dei portavoce MoVimento 5 Stelle sono varie», scrive il leader. Che ora ha cambiato idea «in seguito alle tante richieste da parte di elettori, iscritti e portavoce M5S». L’indicazione ai senatori che da martedì affronteranno il voto del ddl Cirinnà a Palazzo Madama è «libertà». Grillo l’ha decisa e ora la concede ai suoi, stracciando senza indugio la consultazione online che si era svolta nell’autunno del 2014 sulle unioni civili, conclusa con la vittoria del sì: ma «non era presente alcun accenno alle adozioni». E siccome, appunto, Grillo ha deciso, una nuova votazione non serve: «Perché su un tema etico di questa portata i portavoce M5S al Senato possono comunque, in base ai dettami della loro coscienza, votare in maniera difforme dal gruppo qualunque sia il risultato delle votazioni». Dario Fo a stretto giro di posta si schiera con lui.
La parola coscienza fa ingresso nel vocabolario grillino ed è subito terremoto. In pochi giorni il movimento è passato dalla minaccia di non votare il ddl Cirinnà in caso di mediazioni al ribasso da parte del Pd, all’ammissione di qualche dissenso sul tema delle adozioni (la settimana scorsa in una riunione i senatori Ornella Bertorotta e Sergio Puglia avevano ammesso la loro difficoltà a votare sì) alla libertà di voto. Che però manda all’aria il fragile pallottoliere con cui la legge doveva passare. Grillo forse annusa l’aria del paese, favorevole alle unioni civili ma meno alle adozioni: «Gli italiani si spaventano», aveva detto Casaleggio. O forse tenta una mossa per tenere uniti i senatori: il dissenso sul tema è più ampio di quanto non era fin qui filtrato. Il rischio era l’affossamento della stepchild al voto segreto con figuraccia massima dei grillini. Tant’è che ieri l’appello dei senatori per il sì lanciato su twitter da Paola Taverna (#iovotosì), fino a sera aveva raccolto solo dodici adesioni. Poche, molto poche rispetto ai 35 senatori del gruppo. Ma nei gruppi il gesto d’imperio non va giù: «Un patetico tentativo a non spingersi oltre», twitta la deputata Chiara Di Benedetto. Sulla rete intanto è rivolta. L’accusa è sanguinosa ed è quella di tradimento, perfetto frutto di anni di beffe contro l’idea stessa (costituzionale, ma i grillini non l’hanno mai digerita) di libertà di coscienza: «I portavoce non possono avere libertà di coscienza perché votano in rappresentanza della coscienza collettiva», scrive un ’cittadino’; «Avete buttato nel cesso il principio cardine», un altro; «Loro voteranno secondo la loro coscienza ma non secondo la volontà dei cittadini che li hanno eletti», un terzo. Obiezioni da allievi modello dell’educazione civica a 5 stelle. Il rischio è che il contraccolpo si senta nelle città dove a giugno si va al voto. Ne sarebbero preoccupati in particolare il candidato bolognese Massimo Bugani e la torinese Chiara Appendino.
Al senato il cambio di fronte dei grillini innesca una reazione a catena. Ora il rischio è quello di mandare all’aria il ddl Cirinnà che non può più contare sul bacino certo dei 35 voti grillini per far passare l’art. 5, proprio quello che regola le stepchild. Il ministro Alfano esulta e twitta: «Si riapre la partita. Potrebbe saltare l’intera legge». In realtà quello che va a rischio sono le adozioni. Almeno per la strada della legge: quella giudiziaria invece sarebbe spianata: ieri le famiglie Arcobaleno hanno annunciato che «il tribunale per i minorenni di Roma ha riconosciuto un’altra adozione “in casi particolari” (la stepchild adoption) a favore di due minorenni con due mamme». Al senato invece il fronte stava perdendo pezzi. La settimana scorsa il senatore Tonini, cattolico ma favorevole al testo Cirinnà, aveva lanciato l’idea dello stralcio in un provvedimento da approvare in tempi certi. La proposta non aveva trovato grandi accoglienze nell’area centrista e cattolica. In compenso aveva fatto saltare i nervi ai laici del suo partito.
Ieri il capogruppo Luigi Zanda e la vice di Renzi Debora Serracchiani hanno cercato di minimizzare l’impatto del contrordine grillino: «La decisione di Grillo di lasciare libertà di voto sui punti delicati del ddl sulle unioni civili è giusta», ha detto il primo, «Diamo ai grillini il benvenuto nell’età adulta della politica», la seconda. Ma la preoccupazione che alla fine lo stralcio delle adozioni diventi l’unica strada per approvare la legge comincia ad essere molto concreta: la somma dei possibili nuovi dissensi grillini con quelli già conosciuti (35 del Pd, 7 del gruppo delle autonomie, più tutta la destra moderata e non) comincia ad essere un numero pericolosamente alto. Il Pd non sponsorizzerà lo stralcio delle adozioni. Ma potrebbe ’subirla’ per portare comunque a casa la legge. Risparmiandosi le turbolenze che, anche bluffando, il partito di Alfano minacciava, dopo il (presunto) successo del Family Day, sabato scorso. Per Renzi tutto sommato potrebbe persino essere una soluzione augurabile.
7 febbraio 2016
Fonte
Che teatrino penoso.
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