Ci sono cinque container carichi di materiale bellico che starebbero per partire verso Israele dal porto di Gioia Tauro (Reggio Calabria).
A riferirlo è un articolo della giornalista Linda Maggiori pubblicato su Pressenza.com in cui la Maggiori cita “fonti della campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG) che hanno rivelato che nel porto di Gioia Tauro sono attualmente presenti cinque container con molta probabilità contenenti materiale bellico, in partenza per Israele domenica 15 marzo. Il fondato sospetto è che si tratti di acciaio balistico o cartucce per proiettili (pezzi di ottone modellati in involucri per munizioni).
Il materiale secondo le bolle di carico e i tracciamenti dei container proviene dall’India, nello specifico dall’azienda di acciaio balistico R L Steels & Energy Ltd di Aurangabad. Azienda che fornisce anche il settore della difesa israeliano e che già nel dicembre 2025 aveva consegnato 125 tonnellate di proiettili da 155 mm alla fabbrica di armi IMI Systems”.
Sempre la Maggiori aggiunge che “dalla Spagna e dal Portogallo i container dovrebbero essere diretti a Gioia Tauro per essere spediti (dopo transhipment) a Israele. A Gioia Tauro intanto si sta preparando una mobilitazione popolare, per provare a fermare non solo questi cinque container in partenza, ma anche tutti gli altri che arriveranno”.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista alla giornalista Linda Maggiori.
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Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.
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16/03/2026
12/03/2026
Bloccare il transito di armamenti. Mobilitazioni in corso a Piombino, Livorno e stazione di Pisa
Nella giornata di ieri, nel porto di Piombino una nave del Ministero della Difesa ha scaricato una enorme quantità di materiale bellico, decine di mezzi militari e container contenenti, probabilmente, esplosivo.
Oltre il danno del rigassificatore, Piombino è stata trasformata in un vero e proprio HUB del traffico di armi. Questa volta sono stati coinvolti dei lavoratori della acciaieria JSW e della Piombino Logistics, dato che una parte del materiale bellico è stata trasportata all’interno dello stabilimento siderurgico e caricata su rotaia su un treno merci che sembra destinato ad arrivare alla stazione di Palmanova in Friuli Venezia Giulia per poi essere imbarcata dal porto di Monfalcone.
USB, non appena ricevuta notizia e in tempi strettissimi, ha proceduto a proclamare lo sciopero specifico per il carico, scarico e trasporto di armamenti per tutti i lavoratori coinvolti della JSW e per i macchinisti di Mercitalia (società cargo del Gruppo FSI) per permettere ai lavoratori di potersi rifiutare di movimentare il carico di morte. Perché per noi è inaccettabile che si decida di militarizzare porti, fabbriche e la stessa rete ferroviaria italiana per alimentare le politiche di riarmo e di guerra del nostro paese.
Con le federazioni di Livorno e di Pisa e altri militanti dei movimenti siamo in presidio di protesta presso la stazione di Livorno Calambrone per esprimere la nostra contrarietà all’ennesimo carico di morte che transita nel nostro territorio.
Al momento il treno sta accumulando un fortissimo ritardo e sembra venga deviato in un altro percorso per evitare i presidi.
Invitiamo tutti e tutte i compagni a fare lo stesso durante il tragitto che questo treno percorrerà fino probabilmente al porto di Monfalcone per essere imbarcato verso qualche teatro di guerra.
Bisogna opporsi al riarmo e alla guerra; non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo!
Il piano di riarmo da 800 mld € e il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche da 100 mld €, entrambi lanciati dalla Commissione UE, ci conducono alla guerra, all’impoverimento dei nostri salari e alla perdita di servizi pubblici.
In 8 giorni di aggressione da parte di Israele e degli USA l’unica cosa che vediamo è il rincaro immediato dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità, cosa che sta riportando al centro una questione riguardante direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del Paese.
Abbiamo già pagato di tasca nostra l’impennata inflattiva della guerra in Ucraina, con un potere d’acquisto dei nostri salari diminuito dell’8/10%; non possiamo permetterci un’altra fase di aumento dei prezzi che rischia di diminuire ulteriormente il potere d’acquisto dei lavoratori e di colpire duramente il sistema produttivo. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.
Fermare i transiti di morte e scioperare contro le armi significa lottare per la pace e per le proprie condizioni di lavoro!
Ultim’ora. Bloccato il treno con gli armamenti alla stazione di Pisa.
Fonte
Oltre il danno del rigassificatore, Piombino è stata trasformata in un vero e proprio HUB del traffico di armi. Questa volta sono stati coinvolti dei lavoratori della acciaieria JSW e della Piombino Logistics, dato che una parte del materiale bellico è stata trasportata all’interno dello stabilimento siderurgico e caricata su rotaia su un treno merci che sembra destinato ad arrivare alla stazione di Palmanova in Friuli Venezia Giulia per poi essere imbarcata dal porto di Monfalcone.
USB, non appena ricevuta notizia e in tempi strettissimi, ha proceduto a proclamare lo sciopero specifico per il carico, scarico e trasporto di armamenti per tutti i lavoratori coinvolti della JSW e per i macchinisti di Mercitalia (società cargo del Gruppo FSI) per permettere ai lavoratori di potersi rifiutare di movimentare il carico di morte. Perché per noi è inaccettabile che si decida di militarizzare porti, fabbriche e la stessa rete ferroviaria italiana per alimentare le politiche di riarmo e di guerra del nostro paese.
Con le federazioni di Livorno e di Pisa e altri militanti dei movimenti siamo in presidio di protesta presso la stazione di Livorno Calambrone per esprimere la nostra contrarietà all’ennesimo carico di morte che transita nel nostro territorio.
Al momento il treno sta accumulando un fortissimo ritardo e sembra venga deviato in un altro percorso per evitare i presidi.
Invitiamo tutti e tutte i compagni a fare lo stesso durante il tragitto che questo treno percorrerà fino probabilmente al porto di Monfalcone per essere imbarcato verso qualche teatro di guerra.
Bisogna opporsi al riarmo e alla guerra; non saranno i lavoratori e le lavoratrici a pagare il prezzo!
Il piano di riarmo da 800 mld € e il piano di militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche da 100 mld €, entrambi lanciati dalla Commissione UE, ci conducono alla guerra, all’impoverimento dei nostri salari e alla perdita di servizi pubblici.
In 8 giorni di aggressione da parte di Israele e degli USA l’unica cosa che vediamo è il rincaro immediato dei prezzi di carburanti, energia e beni di prima necessità, cosa che sta riportando al centro una questione riguardante direttamente l’economia reale e la tenuta sociale del Paese.
Abbiamo già pagato di tasca nostra l’impennata inflattiva della guerra in Ucraina, con un potere d’acquisto dei nostri salari diminuito dell’8/10%; non possiamo permetterci un’altra fase di aumento dei prezzi che rischia di diminuire ulteriormente il potere d’acquisto dei lavoratori e di colpire duramente il sistema produttivo. Tutto questo mentre l’apparato produttivo è già attraversato da crisi industriali, ristrutturazioni e processi di dismissione che stanno colpendo interi settori strategici.
Fermare i transiti di morte e scioperare contro le armi significa lottare per la pace e per le proprie condizioni di lavoro!
Ultim’ora. Bloccato il treno con gli armamenti alla stazione di Pisa.
Fonte
28/08/2025
La «rotta balcanica» delle armi a Israele
Dai migranti in fuga dalle guerre alle armi ad Israele per farne altre
Traffici di armi da Capodistria (Slovenia) a Israele, con scalo a Venezia e Ravenna: è la nuova ‘rotta balcanica’ delle armi per alimentare il massacro a Gaza denuncia il manifesto. La scoperta, l’inchiesta, dal giornale irlandese The Ditch e dalla britannica Shadow World Investigations. Il 7 agosto la nave ‘Zim New Zealand’, della nota compagnia di navigazione israeliana, ha lasciato il porto sloveno di Capodistria (Koper) con due carichi di armi diretti a Israele.
Da Romania e Serbia
Il primo carico, etichettato come «macchinari elettrici» ma classificato come materiale militare, proveniva dalla A-E Electronics, filiale rumena di Elbit Systems, principale produttore israeliano di sistemi d’arma. Il secondo carico proveniva da un’azienda di armamenti serba, la LSE Land System Engineering, anche questa fornitrice di Israele. Secondo il portale irlandese, entrambe le spedizioni erano destinate allo stabilimento Elbit Systems Land di Yokneam, in Israele.
Capodistria-Haifa e ritorno
La nave è arrivata ad Haifa il 14 agosto, dopo aver fatto tappa nei porti di Venezia (8 agosto) e Ravenna (9 agosto). Tornata a Capodistria, da ieri ha ripreso il viaggio verso Venezia. Non ci sono conferme che abbia caricato ulteriori container militari, ma circolano voci su nuove spedizioni militari che dalla Romania dovrebbero raggiungere Israele.
Trucco del ‘prima o dopo divieto’
Bds Slovenia e Amnesty International hanno accusato Lubiana di aver violato l’embargo militare annunciato solo qualche settimana prima (il 31 luglio) e che prevedeva il divieto di importazione, esportazione e transito di armi e attrezzature militari da e verso Israele. Il ministro della difesa sloveno si è difeso dicendo che il carico si trovava in Slovenia prima dell’embargo e che il provvedimento non è retroattivo. Da ora in poi, però, il ministero sloveno afferma che «non approverà l’uscita delle merci attraverso il porto di Capodistria».
E il governo italiano?
I chiarimenti vanno richiesti anche al governo italiano. La legge 185/90 vieta il transito e non solo le esportazioni dirette di armi e componenti verso paesi in guerra e che violano i diritti umani, tra cui Israele, verso il quale l’Uama ha bloccato tutte le autorizzazioni all’export.
Rotta adriatica delle armi
«La Zim New Zealand non è nuova al trasporto di armi ed era stata avvistata dai portuali ravennati il 30 giugno con un carico di esplosivi classe 1.4S diretti a Haifa», denuncia Linda Maggiori. Nella rotta adriatica si è aggiunta un’altra nave, la Contship Era (sempre della Zim) che generalmente batte la rotta tirrenica, (Marsiglia Fos, Genova, Salerno, Haifa). Il 13 agosto, di ritorno da Haifa è stata inviata a Capodistria. Dopo uno scalo a Venezia è arrivata ad Haifa nel tardo pomeriggio di ieri.
Porti del tirreno più attenti sulle armi
«La frequenza accelerata e anomala di navi Zim approdate e in partenza da Koper è sospetta. La Contship segue generalmente la rotta tirrenica – spiegano da Bds Salerno – tanto che a metà giugno i portuali di Marsiglia avevano impedito il carico di armi di 14 tonnellate di pezzi di ricambio per fucili mitragliatori diretti a Haifa, e così avevano fatto a Genova e Salerno».
Dall’Italia alla ‘Elbit Sistem’ israeliana
Si è aggiunta, pochi giorni fa, la denuncia del sindacato USB su una presunta nuova spedizione militare italiana a Elbit. «Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 agosto, dall’aeroporto di Milano Malpensa sarebbe dovuto decollare il volo X6610 della Challenge Air Cargo, con a bordo un carico militare prodotto dalla Leonardo SpA di Somma Lombardo e destinato a Karmiel, Israele, per conto della Elbit Systems», scrive il sindacato. Preannunciato uno sciopero, il volo misterioso è stato cancellato.
Fonte
Traffici di armi da Capodistria (Slovenia) a Israele, con scalo a Venezia e Ravenna: è la nuova ‘rotta balcanica’ delle armi per alimentare il massacro a Gaza denuncia il manifesto. La scoperta, l’inchiesta, dal giornale irlandese The Ditch e dalla britannica Shadow World Investigations. Il 7 agosto la nave ‘Zim New Zealand’, della nota compagnia di navigazione israeliana, ha lasciato il porto sloveno di Capodistria (Koper) con due carichi di armi diretti a Israele.
Da Romania e Serbia
Il primo carico, etichettato come «macchinari elettrici» ma classificato come materiale militare, proveniva dalla A-E Electronics, filiale rumena di Elbit Systems, principale produttore israeliano di sistemi d’arma. Il secondo carico proveniva da un’azienda di armamenti serba, la LSE Land System Engineering, anche questa fornitrice di Israele. Secondo il portale irlandese, entrambe le spedizioni erano destinate allo stabilimento Elbit Systems Land di Yokneam, in Israele.
Capodistria-Haifa e ritorno
La nave è arrivata ad Haifa il 14 agosto, dopo aver fatto tappa nei porti di Venezia (8 agosto) e Ravenna (9 agosto). Tornata a Capodistria, da ieri ha ripreso il viaggio verso Venezia. Non ci sono conferme che abbia caricato ulteriori container militari, ma circolano voci su nuove spedizioni militari che dalla Romania dovrebbero raggiungere Israele.
Trucco del ‘prima o dopo divieto’
Bds Slovenia e Amnesty International hanno accusato Lubiana di aver violato l’embargo militare annunciato solo qualche settimana prima (il 31 luglio) e che prevedeva il divieto di importazione, esportazione e transito di armi e attrezzature militari da e verso Israele. Il ministro della difesa sloveno si è difeso dicendo che il carico si trovava in Slovenia prima dell’embargo e che il provvedimento non è retroattivo. Da ora in poi, però, il ministero sloveno afferma che «non approverà l’uscita delle merci attraverso il porto di Capodistria».
E il governo italiano?
I chiarimenti vanno richiesti anche al governo italiano. La legge 185/90 vieta il transito e non solo le esportazioni dirette di armi e componenti verso paesi in guerra e che violano i diritti umani, tra cui Israele, verso il quale l’Uama ha bloccato tutte le autorizzazioni all’export.
Rotta adriatica delle armi
«La Zim New Zealand non è nuova al trasporto di armi ed era stata avvistata dai portuali ravennati il 30 giugno con un carico di esplosivi classe 1.4S diretti a Haifa», denuncia Linda Maggiori. Nella rotta adriatica si è aggiunta un’altra nave, la Contship Era (sempre della Zim) che generalmente batte la rotta tirrenica, (Marsiglia Fos, Genova, Salerno, Haifa). Il 13 agosto, di ritorno da Haifa è stata inviata a Capodistria. Dopo uno scalo a Venezia è arrivata ad Haifa nel tardo pomeriggio di ieri.
Porti del tirreno più attenti sulle armi
«La frequenza accelerata e anomala di navi Zim approdate e in partenza da Koper è sospetta. La Contship segue generalmente la rotta tirrenica – spiegano da Bds Salerno – tanto che a metà giugno i portuali di Marsiglia avevano impedito il carico di armi di 14 tonnellate di pezzi di ricambio per fucili mitragliatori diretti a Haifa, e così avevano fatto a Genova e Salerno».
Dall’Italia alla ‘Elbit Sistem’ israeliana
Si è aggiunta, pochi giorni fa, la denuncia del sindacato USB su una presunta nuova spedizione militare italiana a Elbit. «Nella notte tra sabato 23 e domenica 24 agosto, dall’aeroporto di Milano Malpensa sarebbe dovuto decollare il volo X6610 della Challenge Air Cargo, con a bordo un carico militare prodotto dalla Leonardo SpA di Somma Lombardo e destinato a Karmiel, Israele, per conto della Elbit Systems», scrive il sindacato. Preannunciato uno sciopero, il volo misterioso è stato cancellato.
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