Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

12/01/2026

Il “vittimismo aggressivo” dei giornalisti di destra

Che la destra abbia imparato a perfezione dai padroni il modello chiagne e fotte ce ne eravamo accorti da tempo. Che lo stesso modello sia stato assunto come regola di comportamento dai giornalisti della trash press della destra lo stiamo verificando.

Questo è sicuramente il recentissimo caso di Giulia Sorrentino, giornalista de Il Giornale e fustigatrice dei movimenti di solidarietà con la Palestina, dei comunisti intravisti anche sotto le mattonelle della casa del dirimpettaio o di improbabili link tra comunisti e islamici.

Spiace criticare il lavoro di una giornalista, ma con le iperboli contenute nei suoi articoli ci si potrebbe costruire un universo parallelo e separato da quello reale.

Cosa è accaduto alla “collega” Sorrentino? È accaduto che viene allontanata – solo a parole e senza che voli un dito – dal corteo di Milano di sabato per Palestina e Venezuela.

Quasi simultaneamente al corteo di Milano riesce però a scrivere sul corteo di Roma dove, anche qui, denuncia una “aggressione” – come si desume dal video in circolazione solo verbale – ma in questo caso contro una donna (cubana o venezuelana) che inveiva contro il corteo per il Venezuela. Nel caso di Roma l’articolo è diventato poi il pretesto per un vero e proprio proclama politico contro le organizzazioni della sinistra di classe.

Insomma o è stata una giornata campale per la collega impegnata addirittura su due fronti o una ennesima manifestazione – fin troppo esplicita – di quel vittimismo aggressivo che ormai sembra diventato una vera e propria regola di ingaggio insegnata in alcune redazioni dei giornali e che esagera i fatti per ricavarne un grande effetto politico e mediatico.

Tra l’altro a spiegare la dinamica dei fatti di Milano – e quindi a ridimensionarli involontariamente nella loro “fattualità” – è la stessa Giulia Sorrentino, la quale afferma che quelli del corteo la guardavano negli occhi mentre le gridavano vergogna e prima di farlo addirittura mugugnavano. C’è chi con meno garbo l’ha definita “faccia di m...”. Qualcuno la guardava male e qualcun altro aveva anche chiesto alla polizia di allontanarla per evitare tensioni.

Insomma per parlare di aggressione e meritare una levata di scudi di tutta la destra e di Italia Viva o del Presidente del Senato La Russa appare decisamente un po’ poco. A telefonare personalmente alla giornalista è arrivato addirittura anche il ministro dell’interno Matteo Piantedosi, che ha tenuto a esprimere la propria vicinanza e solidarietà a lei e a tutta la redazione.

Di fronte al vittimismo aggressivo che esagera i fatti e li manipola nella gestione “politica”, alcune domande sorgono spontanee.

Ma in vita vostra avete mai subìto una vera aggressione, magari rimasta impunita? Per esempio chiedetelo a Chef Rubio. Poi magari ne riparliamo.

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