Lo scenario delle alleanze militari nel Vicino Oriente si muove velocemente, intorno al nodo fondamentale delle mire egemoniche di Israele sulla regione. Il recente riconoscimento del Somaliland, accanto al tentativo delle forze secessioniste yemenite del STC, proxy degli Emirati Arabi Uniti, di creare un proprio stato, ha accelerato questo processo.
L’Arabia Saudita, che è il principale competitor sia di Tel Aviv sia di Abu Dhabi, unite negli Accordi di Abramo, pochi mesi fa ha stretto uno storico accordo col Pakistan, ponendosi sotto il suo ombrello atomico. Ora, c’è un nuovo asse che si sta formando, da Mogadiscio a Islamabad, che dovrebbe coinvolgere anche Il Cairo e Ankara. Riad vuole esserne il perno.
Bloomberg ha diffuso la notizia che un accordo militare sarebbe in via di finalizzazione tra i sauditi, la Somalia e l’Egitto. Parallelamente, il Jerusalem Post ha scritto che, secondo sue fonti, Il Cairo ha deciso di riassegnare circa 10 mila uomini allo scopo di affrontare i possibili rischi legati all’espansione dell’influenza israeliana sulla costa africana del Mar Rosso.
Il pericolo principale è visto proprio nel Somaliland, che ha sostenuto di essere pronto a ospitare una base militare israeliana e che potrebbe essere un vettore di una maggiore collaborazione con l’Etiopia, in scontro con l’Egitto per il controllo delle acque del Nilo (così come il Sudan). Il Somaliland ha anche stretto un accordo con Addis Abeba, nel 2024, per offrire uno sbocco sul mare al paese del Corno d’Africa.
Soldati e consiglieri militari egiziani sono in Somalia già da quello stesso anno, in virtù di un accordo bilaterale di difesa. Se l’intesa con l’Arabia Saudita andasse a buon fine, significherebbe la creazione di un asse militare improntato evidentemente in opposizione all’alleanza tra Emirati e Israele. E questo asse sembra pronto ad estendersi fino alla Turchia e alle atomiche del Pakistan.
Quasi contemporaneamente, infatti, Reuters ha pubblicato la notizia di un accordo tra questi ultimi due paesi e i sauditi. Pur essendo ancora in contrattazione, gli interessi di questi paesi sembrano allinearsi perfettamente: anche la Turchia ha investito pesantemente in vari progetti in Somalia, e il riconoscimento israeliano del Somaliland mette in pericolo i suoi lauti investimenti.
La proiezione di quella che qualcuno già chiama “NATO islamica” va oltre le zone citate. Il Pakistan starebbe inviando armi alle forze regolari sudanesi per fronteggiare le RSF, armate da Abu Dhabi, ma recentemente ha anche siglato un altro faraonico accordo da circa 4 miliardi di dollari con l’Esercito Nazionale Libico, guidato da Khalifa Haftar.
In questo contratto di vendita sarebbero previsti anche sedici caccia multiruolo JF-17, prodotti dal Pakistan insieme alla Cina. Il filo rosso di questa possibile nuova alleanza arriva fino all’Estremo Oriente. Il che significa non solo un importante rivolgimento degli equilibri mediorientali, ma anche un messaggio chiaro a Washington e Nuova Delhi (con i quali, bisogna dirlo, è immaginabile che ora Tel Aviv parlerà presto, in opposizione a queste rivelazioni).
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