Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

27/01/2026

Nuovo accordo tra Emirati Arabi Uniti e India. Un messaggio alla “NATO islamica”

Il primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente degli Emirati Arabi Uniti (EAU), lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan, si sono incontrati a Nuova Delhi il 19 gennaio. Durante questa breve visita, durata solo poche ore, hanno firmato un accordo per raggiungere importanti obiettivi economici, ma che è anche un messaggio geopolitico molto chiaro ai competitors dell’Asia occidentale e meridionale, ovvero Arabia Saudita, Turchia e Pakistan.

Appena qualche giorno fa riportavamo le indiscrezioni su di un asse militare che starebbe espandendo l’intesa già raggiunta tra Islamabad e Ryiad anche ad Ankara, e che potrebbe estendersi fino all’Egitto e alla Somalia, con i sauditi a fare da perno. L’articolo si chiudeva immaginando che la reazione a quella che alcuni commentatori hanno definito una “NATO islamica” sarebbe stata un dialogo sul settore della difesa tra Israele e l’India.

Non ci siamo andati troppo lontani, con la differenza che al posto di Tel Aviv c’è Abu Dhabi, alleato di Israele nella cornice degli Accordi di Abramo. Nella capitale indiana, i due capi di governo si sono accordati per lavorare verso il raddoppio dell’interscambio commerciale, portandolo a 200 miliardi di dollari entro il 2032. Già nel 2025 si sono raggiunti i 100 miliardi, con 3,5 milioni di espatriati indiani che vivono negli Emirati.

Un obiettivo ambizioso, che parte dal pilastro energetico. La Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC) ha firmato un contratto decennale, a partire dal 2028, con la Hindustan Petroleum Corporation indiana per la fornitura di gas naturale liquefatto (GNL). Un affare da 3 miliardi di dollari che renderà l’India il principale cliente del gas emiratino, assorbendone il 20% delle vendite entro il 2029, come ha confermato ADNOC in un comunicato.

Ma l’incontro di Nuova Delhi ha segnato un passo storico soprattutto per altri settori. “I leader hanno inoltre accolto con favore l’emanazione della legge Sustainable Harnessing and Advancement of Nuclear Energy for Transforming India (SHANTI)”, ha detto il ministro degli Esteri degli Emirati.

Con questa legge, approvata alla fine del 2025, l’India ha aperto le porte del proprio nucleare agli investimenti privati e stranieri, per rafforzare la propria industria dell’atomo e la propria produzione energetica. Modi e Zayed Al Nahyan si sono accordati per per cooperare in un’ampia gamma di attività del settore: dallo sviluppo di grandi reattori alla manutenzione degli impianti alle più attuali ricerche sulle tecnologie nucleari più avanzate, fino ai piccoli reattori modulari (SMR).

Sul fronte della sicurezza, i due leader hanno consolidato un partenariato militare che include esercitazioni militari congiunte e una ferma condanna del “terrorismo transfrontaliero”: un evidente riferimento al ruolo attribuito da Nuova Delhi al Pakistan in alcuni attacchi avvenuti nel Kashmir. Vikram Misri, ministro degli Esteri indiano, ha detto che il fine ultime è quello di “lavorare per concludere un accordo quadro per il partenariato strategico di difesa”.

Un’intesa strategico-militare, annunciata insieme alla cooperazione nucleare, tra due paesi che si trovano in forte rotta di collisione con l’annunciata alleanza tra Pakistan, Turchia e Arabia Saudita. Non un segnale che faccia presagire percorsi di pace, e che anzi, in maniera esplicita, è stato indicato da media vicini al governo come un “colpo al Pakistan” e un “chiaro messaggio alla NATO islamica”.

Middle East Eye riporta che Network18, colosso indiano dell’informazione di proprietà del miliardario Mukesh Ambani, legato al partito di governo, ha descritto il patto come “la risposta dell’India, attraverso la profondità strategica, alla crescente espansione della difesa pakistana”. I venti della precipitazione bellica si fanno sempre più forti anche per la nascita e la crescita di nuove alleanze militari e di aspirazioni regionali di attori che, fino a pochi anni fa, rimanevano ancora all’ombra dei grandi giochi mossi innanzitutto dall’Occidente.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento