L’avvio dell’esame in Commissione Affari costituzionali del Senato del Disegno di legge cosiddetto “contro l’antisemitismo”, segna un momento politicamente inquietante in un contesto mediatico e istituzionale di crescente demonizzazione e criminalizzazione dei movimenti di solidarietà con il popolo palestinese.
Il provvedimento, che vede come prima firma il senatore del Pd Graziano Delrio, è entrato nel vivo dell’iter parlamentare con l’obiettivo, indicato da una parte dei gruppi, di arrivare a un primo via libera entro il 27 gennaio ossia il Giorno della Memoria.
Il ddl è stato illustrato in Commissione dalla relatrice Daisy Pirovano (Lega) e viene esaminato congiuntamente ad altri tre disegni di legge del tutto analoghi presentati nelle settimane precedenti da Massimiliano Romeo (Lega), Ivan Scalfarotto (Italia Viva) e Maurizio Gasparri (Forza Italia). Un quadro che evidenzia una convergenza trasversale tra destra e Pd sul tema del contrasto all’antisemitismo come pretesto per silenziare – e sanzionare – l’antisionismo che, come è noto, è cosa ben diversa.
Forza Italia e Italia Viva spingono per adottare uno dei disegni di legge come testo base e avviare rapidamente la fase emendativa. Il Pd propone la creazione di un comitato ristretto incaricato di redigere un testo unificato che sintetizzi le diverse proposte, sul quale poi far confluire gli emendamenti.
La data del 27 gennaio diventa così non solo un riferimento simbolico, ma anche un banco di prova politico per misurare le convergenze destra-Pd in Parlamento sulla criminalizzazione della solidarietà con il popolo palestinese mistificando sull’antisemitismo.
Le piattaforme social e le università sono il bersaglio principale di questa torsione autoritaria e liberticida.
Nella presentazione del Disegno di legge è esplicitato che: “I contesti nell’ambito dei quali sono sempre più evidenti i fenomeni di antisemitismo sono le piattaforme on line e gli ambienti scolastici e universitari, nei quali la diffusione del linguaggio di odio e dell’intolleranza risulta in netta prevalenza rispetto al confronto tra punti di vista differenti”.
Il problema – e l’allarme democratico – emerge però dal fatto che l’articolo 1 del Ddl fa riferimento “alla definizione operativa di antisemitismo approvata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA), in coerenza con la Risoluzione sulla lotta contro l’antisemitismo 2017/2692 (RSP) del Parlamento europeo del 1° giugno 2017 e alla delibera del Consiglio dei Ministri del 17 gennaio 2020”.
In questi documenti, le posizioni politiche antisioniste – cioè contro l’ideologia sionista come progetto coloniale e suprematista – vengono equiparate all’antisemitismo cioè all’odio razziale verso tutti gli ebrei. Sono una forzatura a sostegno della visione ideologica del progetto coloniale israeliano e un evidente tentativo di azzittire ogni tentativo di contrastarla. Una sorta di legge ad paesem come denunciato recentemente da Alessandro Robecchi.
Dunque, nulla di più falso e nulla di più pericoloso per la vita democratica e il dibattito pubblico.
Ma è evidente che il Ddl Delrio ha l’obiettivo, in piena convergenza di vedute con la destra al governo, di normalizzare e zittire il dibattito politico su Palestina, Israele, sionismo etc dentro le università e le scuole che hanno visto migliaia di studenti e studentesse protagonisti delle mobilitazioni al fianco dei palestinesi.
Una particolare attenzione è volta a impedire la rottura delle relazioni tra università italiane e apparati israeliani (atenei, aziende, centri di ricerca etc.).
L’articolo 3 del Disegno di legge integra infatti l’articolo 1 della Legge 30 dicembre 2010, n. 240 con un ulteriore comma, “volto a rafforzare la tutela e la promozione dell’esercizio della libertà della ricerca e di insegnamento in ambito universitario e nello svolgimento delle attività di collaborazione con studiosi e dipartimenti di altre università italiane e straniere”.
Prepariamo e coordiniamo la mobilitazione contro questo ennesimo disegno di legge liberticida.
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