Le premesse “logiche” c’erano tutte, da almeno 50 anni. Il termine “terrorista” è da allora così elastico da risultare indefinibile ad ogni tentativo universale. Ci aveva provato l’Onu, gettando ben presto la spugna. Ora che anche l’unica organizzazione sopravvissuta allo sforzo di creare una “comunità internazionale” aperta a tutti gli Stati della Terra, indipendentemente dal loro sistema economico e politico, sta per essere smantellata quel termine diventa definitivamente e soltanto il sinonimo di “nemico”.
Solo per stare ai fatti più recenti. Nel 1998, a maggio, l’UCK albanese kosovara era ancora una “formazione terrorista”, per sentenza Usa. Il mese dopo erano promossi a “Patrioti anti serbi”.
L’attuale premiar siriano Al Jolani aveva sulla testa una taglia Usa di 10 milioni di dollari come capo dell’Isis, ma ora è stato ricevuto alla Casa Bianca. Si è dunque definiti freedom fighters (i Talebani e lo stesso Bin Laden, fin quando hanno combattuto i sovietici) o “terroristi” a seconda delle circostanze, o delle alleanze.
I 27 paesi membri dell’Unione Europea hanno compattamente scelto di assecondare l’attacco degli Stati Uniti alla repubblica iraniana – dopo aver sposato la campagna di disinformazione sulle “stragi di civili” nei giorni delle proteste popolari per gli effetti della drastica svalutazione della moneta nazionale – deliberando ieri di inserire ufficialmente i Pasdaran, ovvero il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc), nella lista delle entità considerate “terroriste” dalla stessa UE.
Stiamo parlando di un corpo istituzionalmente compreso tra le forze militari dell’Iran, non di un gruppo informale o clandestino, né di un braccio segreto. È come se qualche altro paese classificasse i Carabinieri come “terroristi”.
Sono il livello più alto delle forze di sicurezza, con circa 125mila membri attivi formano un vero e proprio esercito con divisioni terrestri, marine e aeree, che controlla anche l’arsenale missilistico del paese e la difesa dei siti di sviluppo del programma nucleare. Sono anche una forza politica ed economica.
Contemporaneamente sono state varate nuove sanzioni contro 15 persone e 6 entità, tra cui il ministro dell’Interno Eskandar Momeni, 3 comandanti delle Guardie rivoluzionarie, un procuratore generale e un capo della polizia di pubblica sicurezza.
La risposa del governo di Tehran è stata simmetrica, per quanto ancora soltanto come annuncio. Persino un filo ironica.
“L’Unione Europea sa certamente che, secondo la risoluzione dell’assemblea consultiva islamica, gli eserciti dei Paesi coinvolti nella recente risoluzione dell’Ue contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) sono considerati terroristi”, ha affermato infatti in un post su X il segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Larijani.
È praticamente inutile fare un’analisi razionale delle follie dichiarate dai vari “leader” europei che hanno aperto la bocca sul tema ieri, ma vale la pena di citarne alcune proprio per segnalarne il carattere esclusivamente propagandistico, senza alcuna pretesa di nasconderlo.
La svalvolata Kaja Kallas, chissà come nominata “alto rappresentante per la politica estera” della UE, ha dato il via dicendo che “La repressione non può restare senza risposta. I ministri degli Esteri dell’Ue hanno appena preso la decisione cruciale di designare la Guardia Rivoluzionaria iraniana come organizzazione terroristica. Qualsiasi regime che uccida migliaia di persone al suo interno sta lavorando per la propria rovina”.
Peggio di tutti, nonostante fosse difficile, il “nostro” ministro degli esteri, Antonio Tajani, che si è improvvisato anche comparatore aritmetico. A convincere alcuni paesi, fin qui dubbiosi, “hanno contribuito le migliaia e migliaia di morti che ci sono state, 30.000 forse. Non sappiamo esattamente quanti, ma stiamo parlando di una carneficina. Se a Gaza sono stati 60.000 morti – ma solo perché persino l’Idf ormai ha “accettato” che siano stati almeno 70.000 – e se sono stati 30.000 in Iran, vuol dire che è una situazione paragonabile a quella di Gaza”.
Naturalmente per Gaza, ossia contro Israele, non solo non è stata presa alcuna decisione sanzionatoria, ma neanche un rimprovero affettuoso. E fare questo accostamento immondo serve solo a “minimizzare” il genocidio ancora in corso nella Striscia.
Ma sono proprio quei “numeri spaventosi” ad essere la prova del falso. Se a Gaza un esercito iper-moderno che ha bombardato “dal cielo e dal mare” per due anni di seguito – sganciando, secondo le stime del prudentissimo Financial Times britannico, tra 25.000 e 35.000 tonnellate di esplosivi – ha prodotto “appena” il doppio dei morti che il regime iraniano avrebbe provocato con mezzi ordinari (polizia, pasdaran) in soli due giorni di proteste, è evidente a chiunque che i numeri relativi all’Iran sono del tutto inventati (fermo restando che anche un solo morto è di troppo).
Per la precisione: inventati da un’agenzia chiamata Human Rights Activists News Agency (HRANA), con base negli Stati Uniti, a Fairfax, in Virginia, a non molta distanza dalla più nota Cia, e ripresi prima di tutti da Iran International, una “testata online” con sede a Londra. Di lì sono percolati come verità rivelata negli articoli di tutto il sistema mediatico occidentale e quindi persino nel portafoglio informativo dei ministri in carica.
Questa melma propagandistica è diventata in pochi giorni l’argomento chiave per decidere un’escalation militare contro un paese petrolifero, membro dell’Opec, strategicamente chiave in Medio Oriente ma per nulla allineato con l’Occidente neocoloniale.
Una melma, peraltro, che gli stessi Stati Uniti – dopo averla prodotta insieme ad Israele, rivendicando inoltre di aver avuto un ruolo esplicito nel sollevare le proteste – hanno messo velocemente da parte per adottare la più “sincera” postura di ogni politica delle cannoniere: “vogliamo attaccare l’Iran perché abbiamo i nostri interessi”. Senza scuse.
Non serve un genio per fare due più due. Il Ministero degli Esteri iraniano, in una dichiarazione rilasciata ieri sera, ha definito la decisione dell’Ue “illegale, provocatoria e ipocrita”, affermando che “Gli europei dovrebbero essere ritenuti responsabili di questa misura offensiva, che mira a compiacere Israele e i suoi sostenitori guerrafondai negli Stati Uniti”.
Pur essendo giustificata come “forma di pressione” adottata per “convincere” Tehran a trattare con gli Usa sul suo programma nucleare, è chiaro che questa decisione cancella ogni residuo dialogo diplomatico tra l’Unione Europea e l’Iran.
Gli Stati Uniti considerano i Guardiani della rivoluzione come un’organizzazione terroristica fin dal 2019 (il primo mandato di Trump, che aveva annullato anche l’accordo sul nucleare stretto nel 2015), e più di recente hanno preso la stessa decisione Canada, Australia, Ecuador e Argentina, tra gli altri. I complici stretti, insomma (anche se ora il Canada è finito lo stesso tra i “cattivi”, per Washington).
La parola, ora, sta ai calcoli militari...
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