Il bello delle “politiche muscolari”, se chi le pratica è militarmente forte, è poter usare la forza come meglio si crede, sveltire le procedure, evitare i lunghi confronti, le mediazioni, l’inevitabile gradualismo dei cambiamenti che riguardano un sistema di vita. E apparire uno che “sa cosa fare”...
C’è anche il brutto però. E sta nel fatto che una volta iniziato a praticare la sola forza bruta non puoi permetterti di fermarti, mostrarti indeciso, tornare indietro. Anche perché non hai un “piano B” altrettanto “attraente” e “persuasivo”, rischi di apparire incerto come quelli che hai sbeffeggiato fino a ieri...
La stoica resistenza della popolazione di Minneapolis davanti ai killer prezzolati dell’ICE sta producendola prima vera voragine davanti all’incedere della “ruspa” trumpiana, costringendo il guidatore e la sua corte a farsi le domande che avevano fin qui evitato come la peste.
Contraddicendo dopo due giorni l’insultante e falsaria sicumera dei suoi sottoposti (la “ministra dell’interno” Kristi Noem, il capo-killer Greg Bovino, la “ministra della giustizia” Pam Bondi), che hanno continuato a sostenere l’insostenibile tesi di un “si è avvicinato agli ufficiali della Border Patrol con una pistola semiautomatica calibro 9mm”, Donald Trump ha detto al Wall Street Journal che la Casa Bianca «ha riesaminato tutto» sulla sparatoria di Minneapolis e che l’amministrazione «prenderà una decisione» sull’operato dell’agente federale che ha ucciso Alex Pretti.
Non è una marcia indietro, tanto meno un’ammissione di colpevolezza per tutto l’apparato che da lui dipende. Ma è un momento critico. Che come tutti i momenti di questo tipo può evolvere in due direzioni diametralmente opposte: cambiare strada o accelerare nella stessa direzione.
In questi primi dodici mesi del suo secondo mandato, Trump ha inanellato una lunghissima serie di atti di forza sia sul piano interno che internazionale, contando sulla temporanea “luna di miele” sempre concessa ai nuovi presidenti (“lasciamolo lavorare, poi giudichiamo”), sull’arrendevolezza schifosa della sedicente “opposizione democratica” (complice diretta del genocidio palestinese per oltre un anno) e l’effetto sorpresa.
Dazi, definanziamento delle agenzie federali, revisione della strategia di sicurezza, bombardamenti spot qua e là nel mondo fino al rapimento di Maduro (la prima volta al mondo, per un presidente in carica), l’incursione anti-europea sulla Groenlandia, la preparazione dell’attacco all’Iran insieme a Israele... È un metodo, uno stile, non “colpi da matto” privi di coerenza. Parzialmente imprevedibili per chi ne verrà investito, ma sul cui verificarsi a breve termine si può scommettere. Anche se sulle conseguenze “siamo nelle mani del signore”...
Internazionalmente, “fin qui, tutto bene” (per chi ricorda il fulminante incipit di La heine di Kassovitz). I paesi non europei attaccati erano troppo deboli per replicare, il supporto fetido dell’Unione Europea non è mai mancato fino a quando le “attenzioni imperiali” non l’hanno colpita direttamente, le altre superpotenze (Russia, Cina) erano prese in altri problemi o presentano strategie parecchio differenti che non prevedono la contrapposizione frontale.
Come ci era capitato di ipotizzare, i problemi veri sarebbero stati quelli interni, e non certo perché confidavamo nell’“opposizione democratica”. La campagna di “remigrazione” militare ha acceso le micce. Sia dell’indignazione umanitaria – le scene di bambini deportati o usati come “scudi umani” per costringere i genitori a consegnarsi, gli innumerevoli “arresti” violenti in strada, i morti e i feriti, ecc. – sia della necessaria resistenza.
Le centinaia di migliaia di cittadini che si sono attivati contro l’ICE non sono però solo “attivisti politicizzati”, ma spesso semplici “vicini di casa” che avevano stabilito rapporti di amicizia con immigrati magari irregolari ma “con la testa a posto”. Lavoratori, insomma, che pagano le tasse e l’affitto, portano i bambini a scuola, rispettano le leggi e non rompono le scatole. Persone in carne e ossa, non “categorie” della politica o dell’ideologia.
Non si può spiegare altrimenti l’immenso rischio che queste centinaia di migliaia di civili disarmati stanno correndo da mesi per rallentare, ostacolare, disorientare i killer dell’ICE quando arrivano in una città o un quartiere.
Un rischio terribilmente concreto, come dimostrano le morti di Renèe Goode e Alex Pretti, le centinaia di arresti, feriti, pestaggi.
Eventi ripetuti, quotidiani, che pesano inevitabilmente anche sull’orientamento del voto che – per Costituzione – si dovrebbe tenere a novembre, perché anche molti “indifferenti” sono stati coinvolti direttamente o colpiti da quanto accade.
Oltretutto, questa volta i morti in strada sono due “bianchi per bene” – una madre e poetessa, un infermiere per militari rimasti invalidi – non dei “negri dei bassifondi” cui può essere imputato arbitrariamente di tutto. Ogni cittadino “wasp”, insomma, ci si può identificare immediatamente: “poteva accadere a me”. La frettolosa definizione di “terroristi” gettata loro addosso è un altro boomerang che sta tornando indietro.
Peggio di tutto, per i trumpiani, queste morti sono diventate il banco di prova di una “battaglia per la verità”. Decine di video e testimonianze altrettanto “per bene” hanno smontato in un attimo le menzogne dell’amministrazione e del capo-killer con simpatie naziste. In un paese dove il criterio per presentare un candidato resta ancora la domanda “compreresti da costui un’automobile usata?” essere inquadrati come falsari può diventare fatale.
Questo e non altro gira per la testa della banda trumpiana, al punto che il tycoon è stato costretto a dire che «A un certo punto ce ne andremo» dal Minnesota, senza però indicare tempi, aggiungendo pure che resterà «un gruppo diverso» per occuparsi di frodi finanziarie e presunti scandali sui fondi pubblici.
La sua altra “kriminal Barbie”, Pam Bondi, era stata un po’ più volgare scrivendo una lettera al governatore di quello stato – Tim Walz – in cui garantiva minacciosamente che “ce ne andremo quando il Minnesota non voterà più per i democratici”. Un curioso caso di “esportazione della democrazia”...
Riassumendo. Ancora una volta è la resistenza popolare – persino nel cuore dell’imperialismo dominante! – ad avere l’opportunità di rompere i giochi di un potere assolutamente irresponsabile.
Se – ed è un “se” grosso come il pianeta – avrà la forza di arrestare la marcia autoritaria sul piano interno innescherà a cascata conseguenze molto interessanti su tutti i piani. Dalla strutturazione o meno di un’“interazionale nera” di cui sono già chiari tempi e protagonisti, alla riduzione drastica della “capacità di pressione” degli Usa nei confronti di chiunque nel mondo.
È il brutto delle “politiche muscolari”. Quando sei costretto a fermarti cominci anche a prenderle. Se invece vai avanti, pure... Una strategia “lose lose”, pericolosa perché cieca. E anche quando scivola sulla buccia di banana rischia di far danni grossi...
Fonte
Nessun commento:
Posta un commento