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21/01/2026

La “zampata” della Ue con l’accordo sul Mercosur

Il 16 gennaio scorso è stato firmato ad Asuncion, in Paraguay, l‘Accordo di partenariato tra Unione europea e Mercosur. Una vera e inaspettata “zampata” di una Ue piuttosto in difficoltà su molti dossier che merita di essere attenzionata, anche se oggi al Parlamento europeo di Strasburgo si voterà su due mozioni che chiedono entrambe un rinvio dell’accordo dinanzi alla Corte europea di Giustizia per valutarne la validità giuridica. La prima mozione è stata firmata da verdi, sinistra e liberali; la seconda dai partiti di destra.

Un eventuale rinvio davanti alla Corte di Giustizia da parte del Parlamento europeo provocherebbe un posticipo della ratifica parlamentare ma, come già accaduto nel caso dell’accordo Ceta con il Canada, non ne ostacolerebbe l’applicazione provvisoria.

L’accordo Ue-Mercosur, punta ad aprire ai prodotti europei un mercato di circa 295 milioni di consumatori nell’America Latina e a rafforzare gli scambi tra due blocchi regionali che già oggi muovono volumi rilevanti.

Nel 2024 l’interscambio commerciale tra Unione Europea e Mercosur è stato di circa 112 miliardi di euro. Le imprese Ue hanno esportato verso i quattro Paesi del Mercosur – Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – beni per 55 miliardi di euro (ci sono poi 29 miliardi di euro di servizi), le importazioni dal Mercosur in Europa sono state di quasi 30 miliardi, cioè poco più di un quarto delle importazioni complessive dai paesi latinoamericani.

Ma le asimmetrie non finiscono qui. C’è anche la qualità degli scambi a delineare una differenza notevole tra i benefici per i due blocchi regionali. La Ue infatti esporta prodotti industriali mentre il Mercosur esporta praticamente solo prodotti agricoli e carne.

L‘intesa prevede la progressiva eliminazione dei dazi. Il Mercosur abolirà le tariffe su oltre il 91% delle merci Ue esportate, con benefici soprattutto per settori oggi colpiti da dazi elevati come automobili, macchinari, prodotti chimici, farmaceutica, abbigliamento e calzature.

Sul fronte più contrastato, ovvero quello agricolo, l’intesa abbassa i dazi sull’export per prodotti europei come vino, cioccolato, bevande. Ma la battaglia attuale si gioca proprio su questo. Le importazioni dall’America Latina di prodotti come carne bovina, pollame, zucchero ed etanolo resteranno limitate, mentre saranno protette 344 indicazioni geografiche europee, vietando le imitazioni.

L’Ue ha poi introdotto ulteriori salvaguardie per i propri agricoltori che dovranno però essere confermate dal Mercosur.

A tale proposito, di fronte al voltafaccia del governo Meloni sull’accordo, gli agricoltori dell’ARI (Associazione Rurali Italiani, che fa parte di Via Campesina) ricordano al governo italiano che il contenuto del trattato non è cambiato dal dicembre 2024 e che non vi era alcun motivo serio per cambiare posizione. “Le clausole di salvaguardia, senza nessuna garanzia della loro effettiva utilizzabilità e tempestività, non sono che una scusa per sostenere il trattato, in quanto sono inadeguate ad affrontare gli impatti locali e strutturali che peseranno sugli agricoltori”.

La valutazione dell’ARI sull’Accordo Ue-Mercosur è severa: “Le multinazionali del settore lattiero-caseario beneficeranno dell’eliminazione di dazi che attualmente arrivano fino al 28%.
I prodotti dell’agricoltura contadina, che trovano nel mercato interno il loro normale spazio di mercato, dovranno affrontare una concorrenza accresciuta con prodotti importati a prezzi ribassati, molti dei quali si avvantaggeranno anche del “contro stagione” poiché alcuni grandi Paesi agricoli del Mercosur sono collocati nell’altro emisfero. I prodotti degli allevamenti, ma non solo, anche quelli dell’ortofrutta saranno sottoposti ad una pressione che farà ridurre ulteriormente il proprio compenso al lavoro contadino”
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Organizzazioni collaterali al governo come Coldiretti e Filiera Italia hanno ribadito la loro opposizione alla firma dell’accordo Mercosur senza reciprocità chiedendo che valgano per i produttori che esportano in Europa le stesse regole imposte agli agricoltori europei. Di fronte agli ulteriori finanziamenti compensativi per gli agricoltori europei hanno dichiarato il loro no allo scambio tra fondi della Pac e Mercosur, ma alla fine sembra che lo accetteranno.

L’accordo Ue-Mercosur visto dall’America Latina

Mentre in Europa a protestare sono stati soprattutto gli agricoltori, in America Latina i critici dell’accordo sono assai più numerosi e articolati.

Il Sole 24 Ore sottolinea come il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva – favorevole all’intesa – ha dichiarato che: “In uno scenario internazionale di crescente protezionismo e unilateralismo, l’accordo segnala il sostegno al commercio internazionale come motore di crescita economica, a vantaggio di entrambi i blocchi. Si tratta di una vittoria per il dialogo, la negoziazione e l’impegno per la cooperazione e l’integrazione tra paesi e blocchi”.

Secondo l’Ispi “Per la UE, rafforzare i rapporti con l’America Latina significa ridurre la vulnerabilità alle catene di approvvigionamento asiatiche e consolidare alleanze in un’area ricca di risorse. Per il Brasile di Lula, al contrario, si tratta di confermare la sua ambizione di attore globale, capace di dialogare tanto con Washington e Bruxelles quanto con Pechino e Mosca”.

Diversamente, per diversi soggetti latinoamericani l’accordo è tutt’altro che la Mecca disegnata dai mass media affascinati dalle meraviglie dei mercati aperti. Le maggiori e fondate preoccupazioni, riguardano l’impatto sul tessuto industriale latinoamericano.

Il presidente dell’Associazione delle Piccole e Medie Industrie Argentina (IPA), Daniel Rosato, ha avvertito ad esempio che il trattato di libero scambio tra il Mercosur e l’Unione Europea potrebbe avere un forte impatto negativo sull’industria locale se non verranno attuate misure preventive di rafforzamento per le piccole e medie imprese. Il dirigente imprenditoriale ha previsto la possibile chiusura di circa il 20% del tessuto delle PMI attuali, già colpito dagli effetti della crisi economica.

Stando a quanto pubblicato da Resumen Latinoamericano, in base alla sua analisi, se non verranno corrette le asimmetrie esistenti, “il trattato si trasformerà in una vera e propria “bomba” per la produzione nazionale e trasformerà l’Argentina in un terreno di contesa commerciale tra le grandi potenze”. La posizione dell’associazione è stata diffusa attraverso un rapporto elaborato dall’Osservatorio dell’IPA, nel quale viene dettagliato l’impatto potenziale dell’accordo sul tessuto produttivo.

Allo stesso modo, Rosato ha avvertito che una maggiore primarizzazione delle esportazioni potrebbe generare un deficit commerciale difficile da sostenere a causa della scarsità di valuta estera. “In queste condizioni, non saremo partner dell’Unione Europea, ma semplici acquirenti”, ha sottolineato.

Secondo l’economista brasiliano Paulo Nogueira Batista Jr., ex vicepresidente della banca BRICS ed ex direttore esecutivo del FMI in rappresentanza del Brasile e di altri dieci paesi, l’accordo colloca il Brasile in una posizione di svantaggio rispetto agli europei.

“L’accordo è di tipo neoliberale, o addirittura neocoloniale. Contribuisce a cristallizzare la situazione in cui il Brasile esporta prodotti primari verso l’Unione Europea e importa prodotti manifatturieri. L’accordo è anti-industriale per il Brasile. Apre il mercato brasiliano gradualmente, fino alla completa liberalizzazione dei dazi per le imprese europee, principalmente tedesche, che sono strutturalmente molto più competitive delle nostre industrie”, ha dichiarato in un’intervista su Rádio Brasil de Fato.

“È un accordo che non avrebbe dovuto essere concluso, poiché è partito da una prospettiva molto negativa, negoziata dal governo Bolsonaro. Il governo Lula è riuscito a fare alcuni aggiustamenti specifici, ma non ha cambiato l’essenza neoliberale e neocoloniale”, ha riassunto Nogueira Batista jr. che pure ha ribadito di rimanere un convinto sostenitore di Lula.

Molto più duro è il giudizio di Via Campesina, che ha criticato l’idea che i diversi Stati membri impongano controlli nazionali più severi sui prodotti provenienti dall’America Latina, comprendendo che le uniche misure nazionali “non hanno senso nella realtà del mercato unico dell’UE, poiché le importazioni alimentari possono essere facilmente deviate verso altri porti dove i livelli di controllo sono ancora più bassi”.

Ad esempio circa il 30% delle sostanze chimiche impiegate in agricoltura in Brasile sono vietate nell’Unione europea. Restano aperti anche i dubbi sull’uso di antibiotici come promotori della crescita, proibiti nell’Ue da quasi vent’anni, oltre alle criticità legate alla deforestazione e ai diritti dei lavoratori. L’eliminazione dei dazi, in assenza di una reale convergenza normativa, rischia quindi di importare nel mercato europeo prodotti realizzati con regole che l’Europa non consente ai propri produttori.

L’accordo Ue-Mercosur come mossa geopolitica

Mentre l’Unione Europea appare in serissime difficoltà nell’azione comune sull’Ucraina come nelle relazioni con l’amministrazione Usa di Trump, nel caso dell’Accordo Ue-Mercosur ha dato invece dimostrazione di capacità decisionale ed ha realizzato una incursione significativa e strategica in quello che Trump considera “il proprio emisfero”.

Occorre rammentare che, a discapito delle esportazioni statunitensi, la Ue è già oggi il secondo partner commerciale del Mercosur dopo la Cina, con una quota pari al 16,9% degli scambi totali.

Secondo Foreign Policy “L’accordo è diventato molto più che commercio: è un segno che l’Europa e gran parte del Sud America stanno perseguendo strategie per aumentare la loro autonomia economica e strategica di fronte al protezionismo e alle minacce militari degli Stati Uniti”.

L’UE avrà ora accordi di libero scambio con quasi ottanta paesi rispetto ai venti americani, rappresentando un riequilibrio fondamentale dell’influenza economica globale.

Frances Burwell, dell’Atlantic Council osserva che questo “rappresenta non solo una perdita economica per gli Stati Uniti, ma anche una perdita geopolitica. I crescenti legami economici tra le imprese UE e Mercosur porteranno inevitabilmente a un maggiore allineamento politico, soprattutto mentre le nazioni dell’emisfero sud bilanciano i loro interessi tra Cina e Stati Uniti”.

Insomma l’Unione Europea, in debito di ossigeno su diversi teatri di crisi come Ucraina e Groenlandia, nel caso dell’America Latina sembra aver menato una notevole “zampata” alle ambizioni egemoniche dell’amministrazione USA, ovviamente a discapito delle esigenze popolari nel Cono Sud del continente americano. Forse gli osservatori e gli analisti, nel valutare l’Accordo Ue-Mercosur, hanno prestato troppa attenzione ai fattori commerciali e troppo poco a quelli geopolitici ma, come ormai dimostra la realtà, entrambi agiscono simultaneamente sulla situazione e disegnano scenari.

Ultim’ora: il Parlamento europeo, ha approvato con 334 voti a favore 324 contrari e 11 astenuti la richiesta di inviare il testo dell’accordo commerciale Ue-Mercosur alla Corte di giustizia dell’Unione europea per un parere legale. La mozione è stata presentata dai partiti della sinistra (non il Pd che ha votato contro) mentre quelli di destra si sono astenuti. La Ue per l’attuazione definitiva dell’intesa, dovrà attendere l’esame della Corte, che potrebbe prendere mesi. Solo dopo il parere il Parlamento europeo potrà votare la ratifica finale dell’accordo. La Commissione europea, come avvenuto per l’accordo di libero scambio con il Canada, potrebbe procedere con l’applicazione provvisoria ma al momento questo scenario sembra escluso. In questo mondo alla rovescia, logica avrebbe voluto che la Commissione firmasse l’accordo Mercosur solo dopo l’approvazione del Parlamento e non prima. Ma questa è la “democrazia” nelle istituzioni europee.

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