I governi parafascisti hanno tutti molti tratti in comune. Sono violentissimi con i deboli, ossequiosi con i forti, falsi e bugiardi sempre, pronti a magnificarsi oltre il ridicolo – Trump è l’esempio più attuale, i fondali di cartone di Mussolini uno più antico – e a negare anche l’evidenza davanti ai problemi.
Negli ultimi giorni il governo Meloni ha inanellato una serie di spropositi che coprono quasi l’intero arco delle possibilità.
La sagra del celodurismo
La strage di Crans-Montana è una tragedia che nessuno dovrebbe provare a strumentalizzare, ma la tentazione è stata irresistibile. Il fatto che lì siano morti sei ragazzi italiani, ed altri siano ricoverati in ospedale con ustioni che ne condizioneranno la vita, è stato preso come l’occasione giusta per una campagna di celodurismo law and order a costo quasi zero (il teatro è un altro paese, in concreto non bisogna fare quasi nulla).
L’innesco “drammatizzante” è stato offerto dalla scarcerazione su cauzione di Jacques Moretti, il titolare del locale. Un imprenditore carogna indistinguibile dalle migliaia che in Italia e altrove “risparmiano” sulle misure di sicurezza producendo un migliaio di morti l’anno sul lavoro, oppure che sofisticano gli alimenti o sversano i loro residui industriali nelle acque avvelenandoci. Dipendesse da noi, nessuna pietà...
Il problema è che non dipende da noi e neanche dal governo italiano. La regola base delle relazioni internazionali è che ogni paese decide le proprie regole, sia sul piano delle procedure penali sia su quello del sistema sanzionatorio. Nessun paese, infatti, pretende di venire a decidere come in Italia si debbano fare le indagini o quantificare le pene (soltanto gli Usa godono di questo trattamento speciale, come si è visto per la strage del Cermis).
Per questa scarcerazione, invece, il governo Meloni ha ritirato l’ambasciatore in Svizzera fin quando non verrà avviata una «effettiva collaborazione» tra le autorità giudiziarie di Italia e Svizzera e creata una «squadra investigativa comune» per le indagini sull’incendio del locale Le Constellation di Crans-Montana.
Come se quella strage fosse “cosa nostra” e si temesse un “trattamento di favore” per gli imputati casalinghi+... Lì, bisogna ricordare, sono morti anche nove ragazzi francesi (che non hanno però chiesto altro che “indagini rapide e severe”) e soprattutto ventuno giovani elvetici, com’era peraltro logico visto il teatro della tragedia.
Aprire un incidente diplomatico serio su queste basi ha un senso solo se tutto interno al nostro paese: mostrare che abbiamo un governo “duro”, giustificare le continue strette “sull’ordine pubblico”, il parossistico aumento delle fattispecie di reato (avevano cominciato con i rave party, del resto) e l’aggravamento delle pene.
Neanche hanno avuto un attimo di riflessione sul fatto che la “lassista” o “furbetta” Svizzera presenta dati sulla criminalità interna infinitamente inferiori a quelli di qualsiasi regione italiana, anche se il massimo della pena – cioè l’equivalente del nostrano ergastolo – è fissato in... dieci anni.
Neanche un sospetto di star realizzando un autogol quando si costringe il presidente della Repubblica del primo paese in Europa a darsi regole democratico-liberali e confederali a ricordarci che lì c’è “la divisione dei poteri e il governo non può interferire con il lavoro della magistratura”.
Chiaro insomma che la levata di scudi contro Berna è stata pensata come momento della campagna referendaria sulla “riforma della giustizia” e come accompagnamento delle strette securitarie in atto.
La sagra della complicità
A Ramallah, capoluogo formale dello Stato palestinese in Cisgiordania ma occupato da Israele, un colono – ossia un civile, un “privato cittadino” senza nessuna autorità – ha costretto due carabinieri italiani in missione diplomatica per conto della UE nella zona di competenza dell’autorità palestinese (sopralluogo di preparazione per una visita di parlamentari) a inginocchiarsi davanti a lui e rispondere a domande ad libitum. L’argomento usato era un fucile mitragliatore puntato in faccia, non gentile ma convincente...
Stringendo molto. Quel colono è un occupante illegale, che Israele dovrebbe teoricamente tener lontano da quei luoghi e quindi anche dal personale diplomatico-militare in visita. Che abbia potuto tranquillamente aggredire due militari “nostri” senza essere neanche arrestato successivamente... questo sì che è un episodio di gravità tale da richiedere il richiamo dell’ambasciatore da Tel Aviv.
E invece il ministero degli esteri – il prode Tajani – si è limitato a convocare l’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, noto per le sue continue interferenza nella politica interna e nella legislazione italiana, per “esprimere il forte disappunto e la dura protesta dell’Italia per quanto accaduto”.
Peled, come ovvio, ha “espresso rincrescimento per l’incidente e ha indicato che il suo Governo provvederà a effettuare le opportune indagini su quanto accaduto”. Finirà come per tutte le altre “indagini” ufficialmente aperte dal governo Netanyahu su singoli episodi del genocidio ancora in corso a Gaza. Sepolte con le ruspe nella sabbia del deserto o nelle fosse comuni.
Qui nessuna fanfara, dunque. Solo la sommessa raccomandazione dei complici: “se proprio devi sfogarti, non farlo anche con noi, dài...”
P.s. Si è saputo solo dopo che non si trattava di un colono, ma direttamente dell’esercito israeliano. Il che è ovviamente molto peggio, per il governo di casa nostra...
La sagra del servilismo
La comica finale, per ora, arriva però da Milano che si appresta ad aprire le Olimpiadi invernali. Qui il quasi mai brillante presidente regionale, il leghista Attilio Fontana, ha confermato quella voce che circolava da giorni e che il ministro Piantedosi aveva “fermamente smentito”. Sì, i killer dell’ICE statunitense saranno presenti in città, “ma soltanto per controllare il vicepresidente americano Vance e il segretario di Stato Rubio, quindi sarà soltanto in misura difensiva”.
Il Viminale ha cercato di smentire nuovamente, ma con effetti suicidi: “non risulta, al momento, che agenti di Ice Usa vengano al seguito della delegazione americana al fine di scortarla” poiché “la composizione della scorta Usa, infatti, non è stata ancora comunicata dalle loro autorità”.
Non ne sappiamo nulla, in pratica, perché gli americani da noi fanno come gli pare e non hanno neanche bisogno di darci per tempo le liste degli uomini armati che seguiranno personalità ed atleti...
Diciamo la verità: la preoccupazione in fondo è minima, perché appare davvero lunare che le bestie dell’ICE, appena decapitate con “l’esonero” di Greg Bovino, possano apparire nelle strade di Milano applicando il loro “stile Minneapolis”. C’è però da ricordare che l’ICE da anni è già presente in Italia, con un ufficio accreditato, e collabora con l’europea Frontex nel “contrasto all’immigrazione clandestina”, ma nessuno se ne era accorto.
Però il fatto un consistente gruppo dell’“agenzia” venga direttamente qui a protezione del vice-presidente e del ministro degli esteri Usa dimostra che l’ICE è effettivamente una “milizia personale” dell’amministrazione, più fedele e “sicura” persino della Cia e dell’Fbi. Una milizia con metodi da Gestapo – dicono negli States – che il nostro governo accoglie preoccupandosi di sminuirne la presenza. Fino ad arrampicarsi sugli specchi più fragili...
Le tre diverse figure di Meloni & co. qui accennate sono organicamente complementari. Non avendo alcun ruolo “sovrano” nel mondo, devono inventarsene uno cambiando sceneggiatura e narrativa ogni giorno, piegandosi davanti a chi comanda, imbruttendo a chi viene ritenuto più debole (ma se la Svizzera minacciasse di rivelare quanti e quali conti sono stati aperte nelle sue banche da personalità del centrodestra probabilmente si abbasserebbero le penne anche in questo caso).
Scimmiottando la postura militaresca mussoliniana, ma in tempi assai meno favorevoli per i “nazionalisti minori”, è inevitabile finire per somigliare a un “guappo” – sì – ma della stessa materia dei fondali dipinti alzati per impressionare gli ospiti. Cartone, insomma...
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