Presentazione


Analisi, opinioni, fatti e (più di rado) arte da una prospettiva di classe.

21/01/2026

Corte dei Conti: spesa sanitaria mangiata dall’inflazione e profondi divari Nord-Sud

Un sistema sanitario che cresce sulla carta, e che invece nella realtà fatica a garantire i servizi essenziali e a colmare le storiche fratture tra Nord e Sud del paese. È questa la fotografia scattata dalla Corte dei Conti nella sua Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali, riguardante il triennio 2022-2024.

Nonostante l’aumento nominale delle risorse, la magistratura contabile riferisce che ci troviamo di fronte a “una dinamica di spesa più difensiva che espansiva”, che tradotto in termini più spiccioli significa diretta a salvare il salvabile, senza adeguarsi davvero alle esigenze sanitarie della popolazione.

Nei tre anni presi in considerazione la spesa sanitaria pubblica è passata da 131,3 a 138,3 miliardi di euro, con un’incidenza sul PIL che rimane stabilmente intorno al 6,3-6,4%. Un dato che, comunque, è già molto più basso della media europea, pari al 6,9%. Anche la spesa pro capite è minore che nel resto del Vecchio Continente.

Inoltre, l’aumento dei fondi è in realtà un’illusione ottica. Infatti, l’inflazione ha già eroso quasi tutto l’incremento, mentre sulle prospettive di finanziamento pesano i vincoli di bilancio europei. Un elemento su cui si è trovata facilmente una soluzione quando si è deciso, invece, di lanciare il riarmo, ad esempio con l’ultima finanziaria di guerra.

Ma la Corte non si è fermata qui. Un altro dei dati forniti e tra i più critici riguarda la spesa privata. Nel 2024, su una spesa sanitaria complessiva di 185 miliardi, ben il 22% è stato a carico diretto delle famiglie. Si tratta di una quota tra le più elevate in Europa, che mina un concreto diritto alla salute.

L’accesso a questo diritto registra poi situazioni diverse a seconda della regione in cui si vive. Il divario tra Nord e Sud rimane una ferita sistemica, con la Corte che segnala un marcato disallineamento nell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Il risultato è una mobilità sanitaria interregionale molto elevata: i cittadini del Mezzogiorno sono spesso costretti a migrare verso il Nord per ricevere cure adeguate. Un assaggio di quello che sarà la piena attuazione dell’Autonomia Differenziata.

In questo settore, inoltre, l’attuazione del PNRR è stata un fallimento. Nella missione 6 del piano c’erano 15,6 miliardi di euro, da usare per digitalizzazione e cure di prossimità. Tuttavia, a fine 2024, solo il 41% degli obiettivi è stato raggiunto. Il restante 59% va completato entro quest’anno, e le previsioni non sono positive.

“Il monitoraggio svolto – si legge sul sito della Corte – ha evidenziato ritardi nell’avvio dei lavori e difficoltà nella copertura delle vacanze di personale, con carenze di profili sanitari e tecnici capaci di limitare la piena operatività delle nuove strutture. E pensare che ancora oggi continuiamo ad assistere ai dibattiti più sclerotici sul numero chiuso, ad esempio, quando il problema rimane la mancanza di strutture e personale, sia sul lato prettamente sanitario sia su quello della formazione.

Poco più di una settimana fa il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge delega per riorganizzare l’assistenza territoriale e ospedaliera. Al di là dei contenuti in senso stretto, il terzo articolo ricorda che i decreti attuativi dovranno essere stesi tenendo conto della neutralità finanziaria.

La finta opposizione, che ha criticato l’agire del governo, per essere credibile dovrebbe mettere sotto accusa anche questo indirizzo, che discende direttamente dall’austerità di Bruxelles. Prima si rompe con la gabbia europeista (ormai apertamente dedicata unicamente alla guerra), e a quel punto si può immaginare una sanità a misura di cittadino.

Fonte

Nessun commento:

Posta un commento